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Mercoledì, 29 Maggio 2019 12:52

Le Vin Chinois - La scommessa di Pechino

Written by Urano Cupisti
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 vigneti nello Ningxia

Perché il titolo in francese? Semplicemente perché è la Francia la nazione di riferimento per i vignaioli cinesi. Sulle etichette primeggiano foto di Chateau alla francese, gli studi in agraria e enologia, ancor prima che nelle loro Università, portati avanti con mirabolante e incredibile successo a Bordeaux, Montpellier, Lyon, i “legni” principalmente importati dal Massif Central francese (anche se adesso utilizzano prodotti provenienti da aree montane vicino al confine con Mongolia e Corea del Nord), beton vetrificati, presse e vasche inox e via, via, via.

Se in un primo tempo (anni ’70, ’80) il Partito Comunista Cinese iniziò a spalancare le porte agli occidentali, oggi, divenuta potenza mondiale nella quantità di vino prodotto (seconda posizione dietro l’Italia), la trasformazione pare sempre di più importante e i vini cinesi, negli ultimi tempi, sono riusciti a collocarsi nella sfera dei pregiati.

 
 MasterClass

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel settembre 2002 quando, trovandomi a Losanna per problemi familiari, partecipai alla presentazione di alcuni vini cinesi da monovitigni. Rimasi allora incredulo e, da quel giorno, l’attenzione ai vini con gli occhi a mandorla fu sempre seguita dal sottoscritto con attente riflessioni se pur prudenti.

E la frequenza in continuità delle biennali di Vinexpo Bordeaux mi ha permesso di seguire l’evoluzione del “fenomeno cinese” toccando con mano questa realtà, conoscendo i modi di vinificare, le scelte fatte nel decidere in quali aree produrre e allevare le viti e assaggiare le linee di produzione partecipando ad incontri, degustazioni, masterclass.

Una cara amica un giorno, nel pour parler sul fenomeno cinese, uscì con questa riflessione: ”Il gap che loro non potranno mai colmare è di natura storica”.

Riformulai la domanda ad un funzionario cinese durante una conferenza stampa al Vinexpo del 2015. Con molta calma sorretta dall’immancabile ed educato sorriso, dopo alcuni attimi di “silenzio meditativo”, la risposta fu: “Ne siamo coscienti. Infatti siamo partiti dove gli europei sono arrivati”. Questi la sanno lunga.

 

 

 
 Marselan

I piani quinquennali.

Non solo riso. Il Partito Comunista Cinese è da molti anni convinto che la parte rurale del paese deve trovare un tipo di coltivazione diversa. “E senza tante storie e lungaggini burocratiche” ha effettuato massicci investimenti in certe aree ritenute vocate per rispondere al sempre più bisogno di vino, dare la possibilità di crescere a popolazioni ancora allo stato feudale, a creare un “movimento del vino” (simile alle nostre Strade del Vino), con tanto di accoglienza e eccellenti destinazioni turistiche.

Se pur il consumo di vino sia sempre un bene di nicchia destinato a circa il 12% della popolazione vi invito a fare due conti e vedere di quali numeri stiamo parlando. Nel 2017 la popolazione ufficiale ammontava a 1.386.000.000 di persone. Il 12% si attesterebbe intorno a 115.000.000 di consumatori .

Le regioni vinicole

Localizzate principalmente in Shandong, Hebei, Jilin, Tianjin, Xingiang, Ningxia, Pechino e Gansu. L’area di maggiore produzione è quella della penisola di Jiaodong nello Shandong che da sola rappresenta circa la metà di produzione vinicola nazionale. Vi sono attive più di 200 aziende con estensioni pro capite di 1.000/ 1.500 ettari vitati con produzioni di centinaia di milioni di bottiglie (numeri spaventosi ). L’estensione vitata nazionale raggiunge 3,8 milioni di ettari!

Il fenomeno Ningxia

Ormai è giustamente ricordata come la regione dell’eccellenza del vino cinese. Posta sotto la catena montuosa Helan, una

Chateau cinese

volta importante tappa lungo la Via della Seta. Nella capitale Yinchuan ha sede una delle più famose Università del Vino: Whine School Ningxia University. È anche la regione delle “contraddizioni” legate alle religioni praticate. Tradizionalmente il Ningxia, con la presenza dell’etnia Hui è a maggioranza musulmana. Ma come possiamo registrare il vino unisce i popoli (sic!).

Situata tra il 30esimo e il 50esimo parallelo risponde in pieno ai canoni “scolastici” che da tempo distinguono la localizzazione delle vigne. Scelta come area da investire dalle multinazionali Pernod Ricard e Moët Hennessy. Quest’ultima con la sua unità di produzione di spumanti Chandon China (vi ricordate gli spumanti Chandon, quelli della formula 1? Autenticamente cinesi).

Attualmente le uve più diffuse nella regione sono Cabernet Sauvignon (la più coltivata), Merlot, Pinot Noir, Syrah, Marselan, Chardonnay , Riesling italico, Gamay e Semillon. Ma non solo.

Udite, udite (mi rivolgo agli amici toscani). Nella regione del Ningxia si sperimentano nuovi vitigni tra cui il Sangiovese. Secondo il Prof. Demei Li, considerato un guru in materia vitivinicola, il sangiovese è un vitigno interessante che qui solitamente raggiunge la maturazione entro la prima settimana di ottobre come in gran parte della toscana. “È una varietà a maturazione tardiva che da vini dal colore rubino, con aroma fruttati e speziati”. Aspettiamoci Chateau Chianti Winery.

Recentemente al Vinexpo Bordeaux ’19 sono stato invitato, come stampa estera, ad una MasterClass “Le vignoble Chinois: Un avenir prometteur” organizzato da Clovitis, un gruppo di enologi consulenti internazionali . Partner per l’occasione Monsieur CHEN Deqi, uno dei più importanti e conosciuti viticoltori dello Ningxia. La sua proprietà, HO-LAN Soul , estesa su 7.000 ettari di vigneti destinati da alcuni anni ad una produzione Biologica. Altezze dei vigneti mediamente sui 2.000 mt. Gli Assaggi:

Helan Goddess 2018. Riesling Italico. Giovane, ancora inespresse le note minerali tipiche dell’italico. Fruttato, albicocche e mele . Al palato bocca dolce e buona sapidità. Ottimo, voto 87/100

 
 Mr Deq CHEN

Helan Goddes 2018. Rosé da Cabernet Franc. Cabernet Franc all’80% e Cabernet Sauvignon al 20%. Colore carico, Lamponi, ciliegie e fragole. Al palato per niente aggressivo come il colore lasciava intendere. Un bel rosé, morbido, leggero e fresco. Ottimo, voto 88/100

Cabernet Sauvignon 2014. Titolo sostenuto: 14,5%. Manto rubino cupo. Naso interessante con un finale bellissimo speziato. Il tannino ben estratto. Ottimo, voto 89/100

Shiraz 2014 Gran vino questo Syrah, dai profumi aristocratici. Al palato l’incedere gustativo si è mostrato elegante trainato da un tannino setoso. Eccellente, voto 90/100

Marselan 2014 Sicuramente il migliore del trittico dei Rossi. Dato quotato anche da Decanter. Profilo olfattivo che porta all’eccellenza. Elegante al palato con struttura avvolgente che richiama uno “stile francese della droite”. Lunga persistenza. Eccellente, voto 92/100

Una MasterClass che ha ricordato la ormai “prepotente ascesa nei tempi” della viticoltura cinese. Sottovalutarla e non seguirla significa essere “fuori“ dalla realtà vinicola mondiale. E se non vi fidate di quanto raccontato vi riporto i consigli di Decanter ai quali aggiungo Ho Lan Soul Winery

CHATEAU HEDONG Chardonnay, annata 2011

CHATEAU YUANGE Cabernet Sauvignon, annata 2012

CHATEAU YUNMO Greatwall Reserve Rose, annata 2013, Greatwall Reserve Merlot, annata 2012

CHÂTEAU NINGXIA SAINT LOUIS DING Farsight Cabernet Sauvignon, annata 2010

DYNASTY Muscat, annata 2011

GAOYUANYUAN Silver Heights The Summit, annata 2011

GREATWALL 5 Star Cabernet Sauvignon, annata 2005 Terroir Superior Selection Chardonnay, annata 2008

 
 La barriccaia Chateau Ho Lan Soul

Chateau Yunmo Reserve Chenin Blanc , annata 2012 Chateau Yunmo Reserve Italian Riesling, annata 2012

Chateau Yunmo Reserve Cabernet Franc, annata 2012

HELAN MOUNTAIN Special Reserve Chardonnay, annata 2011 Special Reserve Merlot, annata 2010

Special Reserve Cabernet Sauvignon, annata 2010

NINGXIA HELANSHAN MANOR WINE Chateau Hedong Cabernet Sauvignon, annata 2012

SKYLINE OF GOBI Cabernet Sauvignon Selection, annata 2012

YINCHUAN CHÂTEAU BACCHUS Château Bacchus, annata 2011

YUHUANG CHATEAU Cabernet Sauvignon, annata 2009

 

Read 740 times Last modified on Martedì, 28 Maggio 2019 23:06

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