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Lunedì 09 Luglio 2012 20:00

Scritto da  Roberto Fantini

 

Conversazione con Antonio Marchesi

 

 

La recente sentenza della Cassazione in merito all’ignobile pestaggio della Diaz* rappresenta, senza alcun dubbio, motivo di sincera soddisfazione per tutti i cittadini amanti delle istituzioni democratiche. Difficile dire, però, se sia possibile o meno parlare di vera e propria “vittoria” della cultura dei diritti umani. A questo proposito, abbiamo provato a tracciare un primo rapido bilancio della vicenda, avvalendoci della competenza del prof. Antonio Marchesi, esperto di diritto internazionale e consigliere nazionale della sezione italiana di Amnesty International.

 

- Ti sembra che, dopo tanti anni di attesa, grazie a questa sentenza della Cassazione, ci si possa sentire pienamente soddisfatti?


La sentenza della Cassazione sul caso Diaz presenta luci e ombre. E' importante e positivo che i fatti siano stati accertati con una sentenza definitiva. Ed è altrettanto importante il fatto che le vittime siano state risarcite. Possono essere considerate un effetto collaterale della sentenza le scuse pubbliche del capo della polizia alle vittime e - non meno importante - a tutte quelle persone (cittadini e stranieri) che sono state in qualche modo "tradite" da chi aveva il dovere di proteggerle, di garantire loro tranquillità e sicurezza, anche nel momento in cui esse esercitavano pacificamente il loro diritto a manifestare. Gli aspetti negativi - oltre al carattere incompleto e tardivo della sentenza, attribuibile in buona parte ai numerosi ostacoli frapposti dagli stessi vertici della polizia all'accertamento della verità - riguardano soprattutto le punizioni. Le pene previste per i reati di cui si sono resi responsabili agenti e funzionari di polizia sono assai lievi e, di conseguenza, essendo i termini di prescrizione proporzionali alla pena prevista, questi sono scaduti ben prima della decisione della Cassazione. Il risultato è che nessuno è finito in carcere per avere compiuto atti consistenti in violazioni molto gravi dei diritti umani.                

- Come mai tante difficoltà per accertare cose che, a qualsiasi osservatore imparziale, sono apparse subito evidenti?

Le difficoltà sono derivate sia dai comportamenti concretamente tenuti dall'apparato statale che non ha collaborato all'accertamento della verità, ma ha fatto prevalere uno spirito di corpo (assai discutibile date le circostanze), sia dall'inadeguatezza del sistema giuridico italiano di fronte a questo tipo di vicende.

-  Cosa sarebbe cambiato, in questa vicenda, se, nel nostro codice, fosse stato presente il reato di "tortura"?

Se ci fosse stato il reato di tortura, adeguatamente definito e accompagnato dalla previsione di pene proporzionali alla gravità dei fatti, non ci sarebbe stata la prescrizione. E, inoltre, sarebbe stato molto più difficile minimizzare l'accaduto - come è stato fatto più e più volte. 

-   E perché, in Italia, non si riesce ancora ad ottenere la codificazione di tale reato?

La spiegazione della mancata introduzione di un reato specifico di tortura nel nostro ordinamento, a oltre 20 dal momento in cui è scattato l'obbligo internazionale di introdurlo, non è facile da spiegare. Ci sono, a mio avviso, varie ragioni fra loro convergenti. Da una parte, c'è una scarsa apertura, anche da parte della nostra cultura giuridica, ai valori internazionali. E una limitata comprensione delle implicazioni della nostra partecipazione a un sistema internazionale di protezione dei diritti umani.

Dall'altra, ci sono le obiezioni politiche (e assai demagogiche) di coloro che, auto-investendosi di una sorta di potere di rappresentanza delle forze di polizia, sostengono che l'introduzione di un reato di tortura (soprattutto se inteso come reato "proprio" del pubblico ufficiale) comporterebbe una "criminalizzazione" di queste ultime. E', ovviamente, una motivazione assai criticabile: io credo fortemente che le forze di poliziain uno Stato democratico non abbiano alcun interesse a che la tortura non sia adeguatamente accertata e punita.  

 

*Vedi, sullo stesso argomento:

 

 

http://www.flipnews.org/flipnews/index.php?option=com_k2&;view=item&id=4925:genova-2001-quale-giustizia?&Itemid=76

 

http://www.flipnews.org/flipnews/index.php?option=com_k2&;view=item&id=5096:l%E2%80%99eclisse-della-democrazia-di-vittorio-agnoletto-e-lorenzo-guadagnucci&Itemid=76

 

 

Ultima modifica Mercoledì 11 Luglio 2012 23:36

 

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