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Domenica 03 Febbraio 2013 23:15

GOETHE A ROMA, FRA ARTE, COSTUME E TANTA VOGLIA DI VIVERE

Scritto da  Roberto Fantini

                           Conversazione con Paola Giovetti sul suo ultimo libro

 

Paola Giovetti, redattrice della rivista trimestrale Luce e Ombra, la più antica rivista italiana di parapsicologia e problemi connessi, è notissima autrice di una trentina di saggi relativi a tematiche di carattere esoterico-spirituale. Con il suo ultimo lavoro, dedicato alla monumentale figura di Johann Wolfgang von Goethe, recuperando brillantemente la sua giovanile formazione di germanista, ha saputo costruire un’opera vivissima, densa di informazioni e sostenuta da una sorprendente verve narrativa.

Riportiamo qui una breve conversazione volta a mettere in luce gli elementi ispiratori del suo Goethe a Roma.*

 

Tu stessa, nella Premessa della tua opera, affermi che molto a lungo e con competenza si è parlato di Johann Wolfgang von Goethe (da te definito come “il prototipo di un nuovo modello umano al quale ancora aspiriamo”), della sua affascinante personalità e delle sue geniali attitudini e straordinarie capacità creative. Perché, allora, la tua scelta di un ulteriore saggio dedicato alla vita di un personaggio già così tanto indagato?

 

-           La mia impressione è che, nonostante le tante pubblicazioni su Goethe (per altro soprattutto in tedesco) ancora ci sia tanto da scoprire su questo straordinario personaggio. Soprattutto la sua personalità a 360 gradi. Lui si è occupato di    tutto, ad altissimi livelli: letteratura, poesia, arte, disegno, teatro, scienza (e qui si va dalla mineralogia alla botanica, dallo studio dei colori alla natura delle nuvole, dall’anatomia all’osteologia e altro ancora), politica, attività sportive. . . E ha voluto fino all’ultimo giorno della sua vita sfruttare al massimo le proprie potenzialità. Il suo simbolo è il Faust, che, nonostante errori di ogni genere, non ha smesso mai di cercare, indagare, operare a favore dell’umanità, e per questo alla fine viene salvato. Ecco, questi aspetti ho voluto mettere in luce nel mio libro. Fra l’altro, Goethe ha avuto una vita interessantissima, lui ne fece una vera e propria opera d’arte, e anche in questo la sua personalità è affascinante.

 

  Perché, poi, concedere, da parte tua, tanta attenzione al suo Grand Tour in Italia?

 

-           Il viaggio in Italia ha rappresentato una vera e propria cesura nella vita di Goethe. Goethe arrivò a Roma alla fine di ottobre del 1786. Aveva 37 anni ed era uno scrittore famosissimo soprattutto per avere scritto I dolori del giovane Werther, romanzo in parte autobiografico che  ebbe subito fama nazionale e internazionale; da undici anni  viveva a Weimar come consigliere segreto e ministro del duca di Sassonia-Weimar, con incarichi in molti campi dell’amministrazione dello Stato, attività che amava ma che gli impediva di scrivere. A Weimar, inoltre, aveva stretto una intensa relazione affettiva con la baronessa Charlotte von Stein, sposata e madre di molti figli, di sette anni maggiore di lui: relazione senza via di uscita alla quale era opportuno dare una svolta. Il viaggio in Italia fu una vera e propria fuga da questa situazione; al ritorno, infatti, dopo due anni, le cose cambiarono radicalmente. Goethe era da sempre affascinato dall’Italia. Già suo padre aveva compiuto in Italia il suo grand tour, il viaggio di istruzione dei giovani di buon rango, ne era rimasto entusiasta e ne aveva parlato moltissimo al figlio, al quale aveva fatto dare lezioni di italiano, così che, giunto in Italia, Goethe potè esprimersi subito nella nostra lingua.. L’Italia era per Goethe il paese del sole, della natura splendente, dell’arte, era il paese delle antichità classiche che desiderava ardentemente conoscere. Per tutti questi motivi, per la sua “fuga” scelse il nostro Paese. L’Italia era per Goethe il paese del sole, della natura splendente, dell’arte, era il paese delle antichità classiche che desiderava ardentemente conoscere. Per tutti questi motivi per la sua “fuga” scelse il nostro Paese. Dall’Italia Goethe tornò più consapevole di sé, arricchito culturalmente e umanamente, e per tutta la vita fece tesoro di ciò che nel Belpaese aveva appreso e vissuto. In Italia ritrovò in pieno la sua creatività, bloccata dai tanti impegni politici e amministrativi della corte di Weimar.

 

Cosa Goethe ha più amato del nostro Paese e cosa meno?

 

-           Per Goethe, l’Italia fu, oltre che il Paese  della meravigliosa natura, del sole e dell’arte, anche il luogo dove scoprì e visse la spontaneità degli italiani, uno stile di vita più libero e naturale. Nel libro che scrisse sul viaggio, Viaggio in Italia, racconta molte cose dei costumi e del modo di vivere degli italiani, facendoci anche conoscere usi e costumi scomparsi e che è bello ricordare. Soprattutto a Roma, dove scelse l’incognito per non essere costretto a frequentare l’alta società, visse tra il popolo, frequentando le osterie, le botteghe, gli ateliers dei pittori, i caffè degli artisti (il famoso caffè Greco era stato aperto da pochi anni, e Goethe abitava in via del Corso, quindi molto vicino), facendo gite ai Castelli Romani, vivendo cioè come un artista e un turista.

Certamente, l’Italia e gli italiani di allora, come del resto quelli di oggi, avevano dei difetti, che Goethe considerò sempre con benevola ironia. Sopportò con spirito i molti disagi delle locande italiane, a quel tempo molto carenti, sia per la pulizia che per il cibo; di ogni città notò la sporcizia (specie a Venezia e a Palermo. Napoli, all’epoca una metropoli di 500.000 abitanti mentre Roma ne aveva solo 180.000,  aveva invece ideato un metodo per tenere la città il più possibile pulita: chi entrava in città con un carico di frutta e verdura da vendere al mercato doveva uscirne con uguale carico di immondizia, che serviva poi a concimare i campi).

Fu molto critico verso l’amministrazione papale e verso certi riti  cattolici, che gli sembravano sovrastrutture, ma che per altri aspetti (soprattutto estetici) ammirava. Amò invece alcuni santi cattolici, in particolare san Filippo Neri e santa Rosalia a Palermo.

 

  Quanto ha inciso, a tuo avviso, il viaggio in Italia nella elaborazione della sua visione del mondo e, in particolar modo, nella sua concezione della Natura?

 

-           Il viaggio in Italia fece conoscere a Goethe un modo più spontaneo di vivere, ma soprattutto gli fece conoscere la vera arte classica e rinascimentale: conquiste culturali e intellettuali che non lo abbandonarono più. La natura gli si rivelò in tutto il suo splendore, specie al sud (visitò anche la Sicilia, che gli ricordò i paesaggi descritti da Omero), il clima dell’Italia lo entusiasmava al confronto con quello tedesco; l’Italia, insomma, gli rivelò un mondo nuovo che rimase per sempre nel suo cuore.

 

*

Paola Giovetti

Goethe a Roma. Un grande poeta nell'Italia del Settecento

Mediterranee, 2012

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