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Giovedì 02 Maggio 2013 13:04

Tre leggi per la giustizia e i diritti: tortura, carceri, droghe

Scritto da  Roberto Fantini

A colloquio con Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone



L’ Associazione Antigone sta portando avanti una importante campagna di sensibilizzazione e di raccolta firme a sostegno delle tre proposte di legge di iniziativa popolare depositate lo scorso gennaio in Cassazione. Si tratta, è doveroso sottolinearlo, di proposte di grande significato e di grande urgenza, indispensabili per ripristinare condizioni di umanità e di legalità nel nostro sistema penale e penitenziario.

La prima, Introduzione del reato di tortura nel codice penale, vuole sopperire ad una lacuna normativa grave, considerato che in Italia non è ancora riconosciuto il crimine di tortura, nonostante il relativo obbligo internazionale.

 La seconda, Per la legalità e il rispetto della Costituzione nelle carceri, vuole intervenire in materia di diritti dei detenuti e di riduzione dell’affollamento penitenziario, rafforzando il concetto di misura cautelare intramuraria come extrema ratio, proponendo modifiche alla legge Cirielli sulla recidiva, imponendo l’introduzione di una sorta di “numero chiuso” sugli ingressi in carcere, affinché nessuno vi entri qualora non ci sia posto. Insieme alla richiesta di istituzione di un Garante nazionale per i diritti dei detenuti, inoltre, viene anche proposta l’abrogazione del reato di clandestinità.

 La terza, Modifiche alla legge sulle droghe: depenalizzazione del consumo e riduzione dell’impatto penale, vuole modificare la legge sulle droghe che tanta carcerazione inutile produce nel nostro Paese, depenalizzando i consumi, diversificando il destino dei consumatori di droghe leggere da quello di sostanze pesanti, diminuendo le pene, restituendo centralità ai servizi pubblici per le tossicodipendenze.

 

Per meglio mettere a fuoco il significato e gli obiettivi dell’iniziativa, ci siamo rivolti a Patrizio Gonnella, Presidente dell’Associazione.

-          Antigone si sta apprezzabilmente prodigando nel cercare di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica (e soprattutto del mondo della politica) sulla ancora irrisolta questione della mancata introduzione del reato di “tortura”nel nostro codice penale. Perché tanto ritardo e tante difficoltà a proposito di quello che potrebbe essere considerato un evidente “atto dovuto”?

È uno scandalo che l’Italia, da circa venticinque anni, sia inadempiente rispetto a un obbligo internazionale così cogente. L’Italia spesso si comporta in modo poco rispettoso degli organismi internazionali. La tortura è un crimine contro l’umanità che in Italia non è codificato, nonostante vi sia anche un obbligo costituzionale . Tutte le difficoltà sono dettate dalla presenza di lobby e corporazioni le quali lavorano per avere le mani libere, e quindi sporche. La politica è, invece, purtroppo terribilmente debole ed incapace di essere sorda alle pressioni di chi preferisce l’illegalità alla umanità.

-         Quali positivi cambiamenti dovrebbero verificarsi qualora finalmente si riuscisse a raggiungere questo obiettivo?

La previsione del delitto di tortura nel codice penale è la condizione necessaria perché si arrivi a punire coloro i quali usano violenza nei confronti delle persone che hanno in custodia. Non è ovviamente anche condizione sufficiente, in quanto, per essere tale, ci vuole una cultura affine degli operatori della giustizia. In Spagna, dove il delitto esiste, una sola volta è stato alla base di una condanna. È quindi necessario un grande lavoro culturale.

-         Sulla vostra richiesta di ripensamento critico della attuale legislazione relativa ai cosiddetti “reati di droga” temo che non sarà per nulla facile riuscire a superare le tante resistenze culturali e politiche presenti nel nostro Paese. Quali informazioni sarebbe indispensabile far pervenire all’opinione pubblica per sperare di poter scardinare pregiudizi tanto diffusi e tanto radicati?

Sul tema della droga in Italia è stato già vinto un referendum da chi proponeva posizioni non ispirate alla repressione e al proibizionismo. Bisogna spiegare alle famiglie che non si può cumulare alla tragedia della droga anche la tragedia del carcere. D’altronde, un buon manifesto di un diverso approccio, meno punitivo e più legalitario, è quello che ha scritto Roberto Saviano nel suo ultimo libro, “Zero, Zero, Zero”.

-         Quali iniziative occorrerebbe intraprendere per cercare di affrontare responsabilmente l’esplosiva situazione carceraria italiana, pesantemente stigmatizzata anche a livello internazionale?

L’Italia è stata condannata lo scorso gennaio dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo con una sentenza pilota. Ora l’Italia ha un anno per rimediare alla condizione cronica di sovraffollamento. Per rimediarvi bisognerà cambiare le norme sulla custodia cautelare, sulla recidiva, sulle droghe, sull’immigrazione. Così sarà possibile tornare ad avere tanti detenuti quanti sono i posti letto.

-         Quanto consenso sta incontrando la vostra raccolta di firme?

In poche settimane, abbiamo raccolto quindicimila firme, quasi tutte di ragazzi. Una mobilitazione straordinaria. Ora dobbiamo arrivare a 50 mila e farlo entro luglio. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti.

 

 

Al sito www.3leggi.it la mappa di tutti luoghi dove sarà possibile sottoscrivere le tre proposte, che sono promosse, oltre che da Antigone, da: A Buon diritto, Acat Italia, L’Altro Diritto, Associazione 21 luglio, Associazione difensori di Ufficio, A Roma, insieme – Leda Colombini, Arci, Associazione Federico Aldrovandi, Associazione nazionale giuristi democratici, Associazione Saman, Bin Italia, Consiglio italiano per i rifugiati – Cir, Cgil, Cgil – Fp, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Cnca, Coordinamento dei Garanti dei diritti dei detenuti, Fondazione Giovanni Michelucci, Forum Droghe, Forum per il diritto alla salute in carcere, Giustizia per i Diritti di Cittadinanzattiva Onlus, Gruppo Abele, Gruppo Calamandrana, Il detenuto ignoto, Itaca, Libertà e Giustizia, Medici contro la tortura, Naga, Progetto Diritti, Ristretti Orizzonti, Rete della Conoscenza, Società della Ragione, Società italiana di Psicologia penitenziaria, Unione Camere penali italiane, Vic – Volontari in carcere.

 

 

Ultima modifica Giovedì 02 Maggio 2013 13:27

 

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