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Mercoledì 26 Giugno 2013 19:21

Scritto da  Roberto Fantini

Colloquio con Antonio Marchesi, presidente della sezione italiana di Amnesty International


Il 14 giugno, la Corte di Cassazione ha finalmente emesso il verdetto definitivo sui maltrattamenti verificatisi nel luglio 2001, durante il G8 di Genova, nel carcere provvisorio di Bolzaneto, nei confronti di oltre 200 persone.

La Corte ha ribadito in modo chiarissimo e definitivo che quelle di Bolzaneto furono gravi violazioni dei diritti umani, confermando quindi le responsabilità della maggior parte degli imputati. Ma in molti casi, però, scatterà la prescrizione, determinando così un'ennesima situazione di sostanziale impunità per coloro che, invece di difendere la Repubblica e i suoi valori costituzionali, hanno esercitato il proprio potere in modi gratuitamente violenti.

Ancora una volta, la mancanza del reato di tortura nel nostro codice penale ha di fatto impedito ai giudici di punire i responsabili in maniera proporzionata alla vergognosa gravità della loro condotta.

In merito a detta sentenza, ci siamo rivolti al presidente della sezione italiana di Amnesty International, Antonio Marchesi*.

- Sui quotidiani del 15 giugno la notizia relativa alle decisioni della Cassazione in merito alle violenze verificatesi nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 di Genova del 2001, ha ricevuto, generalmente, un'attenzione piuttosto circoscritta e le informazioni apparse sono risultate alquanto sommarie. Vogliamo provare a fare meglio il punto della situazione?

La sentenza della Cassazione è l'ultimo capitolo della vicenda giudiziaria relativa a uno degli episodi più gravi che compongono i cosiddetti "fatti di Genova" del 2001, quando le manifestazioni di protesta in occasione della riunione del G8 tenuta in quella città furono represse dalle forze di polizia in maniera brutale. Nello specifico, oltre 200 persone furono costrette a rimanere per ore in posizioni dolorose, pestate, minacciate di violenza e di stupro, e altro ancora, all'interno del carcere provvisorio allestito nella caserma del quartiere genovese di Bolzaneto. La cosa che più di ogni altra colpisce di questa sentenza è che i fatti denunciati vengono confermati, così come le responsabilità degli imputati ma che, nonostante ciò, la maggior parte di questi resterà impunita.

- La Sezione italiana di Amnesty International ha affermato che l'assenza del reato di tortura nel nostro codice penale avrebbe impedito ai giudici di punire adeguatamente i responsabili di quanto verificatosi in quelle terribili ore di vera e propria "sospensione della democrazia". Se non ci fosse stata una simile lacuna, cosa sarebbe potuto cambiare?

Esiste un problema generale, di cui la questione dell'assenza di una fattispecie specifica di tortura nel codice penale è parte integrante. Il problema è che, per più di un motivo (compresa, banalmente, la tendenza degli appartenenti di un corpo di polizia a proteggersi a vicenda, mediante atteggiamenti omertosi), quando ci sono di mezzo organi statali la giustizia fatica molto a fare il suo corso. L'assenza di un reato di tortura comporta che fatti corrispondenti alla definizione internazionale di tortura in Italia vengano qualificati come "abuso di ufficio" o "abuso nei confronti di persone detenute" - figure di reato generiche e punite con pene lievi. L'ulteriore conseguenza, vista la lievità della pena e la tendenziale lunghezza dei processi (soprattutto di quelli, come il processo per i fatti di Bolzaneto, che vedono molti imputati e molti testimoni) è che è facile che non si arrivi a pronunciare la sentenza definitiva in tempo utile per evitare la prescrizione - e quindi l'impunità. E la mancata punizione del crimine di tortura è uno dei fattori che più di ogni altro ne facilita la ripetizione.

- Cosa sta facendo Amnesty International per superare questa anomalia legislativa del nostro Paese? E quante speranze pensi che ci siano per poterci riuscire in tempi relativamente brevi (diciamo mesi e non anni)?

jhhDa vent'anni andiamo ripetendo alle forze politiche e alle istituzioni italiane che gli obblighi liberamente assunti nel momento in cui si ratifica un trattato internazionale – quale è la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura - vanno rispettati ... che gli impegni vanno presi sul serio e onorati; inoltre, che non ha senso tentare di "rimuovere" il fenomeno della tortura facendolo sparire dal codice penale; infine, che non è nell'interesse delle forze di polizia in uno stato di diritto non punire gli atti di tortura commessi da singoli, essendo semmai la punizione di costoro funzionale alla credibilità e autorevolezza delle stesse forze di polizia.



*Antonio Marchesi è stato consulente del Segretariato internazionale di Amnesty International (soprattutto sulla pena di morte e la giustizia penale internazionale), del Consiglio d'Europa (in qualità di esperto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura), del Parlamento europeo (come consulente della prima relatrice sul tema della pena di morte, Adelaide Aglietta), della Commissione europea (come valutatore di progetti sulla pena di morte) e di diverse Organizzazioni non governative. Per Amnesty International ha svolto missioni negli Stati Uniti, in Uganda, in Algeria e in Tunisia e, nel 1998, ha fatto parte della delegazione alla Conferenza istitutiva della Corte penale internazionale.

Laureato in Giurisprudenza, dottore di ricerca dell'Istituto universitario europeo, Antonio Marchesi insegna Diritto internazionale nella Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Teramo. Ha insegnato anche nella Facoltà di Filosofia dell'Università di Roma La Sapienza e nella John Cabot University. Svolge attività di formazione sui diritti umani nell'ambito di diversi master. Tiene corsi di Protezione internazionale dei diritti umani per la Società italiana per l'organizzazione internazionale (SIOI). Ha scritto oltre 50 tra saggi e articoli scientifici e diversi libri fra cui "La pena di morte. Una questione di principio" (2004) e "La protezione internazionale dei diritti umani. Nazioni Unite e organizzazioni regionali" (2011).

 

 

 

Ultima modifica Mercoledì 26 Giugno 2013 19:36

 

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