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Giovedì 30 Gennaio 2014 16:41

DAL SANGUE CORDONALE NUOVE SPERANZE DI VITA

Scritto da  Elisa Starace Pietroni
Il prof. Franco Aversa Il prof. Franco Aversa

Un intervento del prof. Franco Aversa Direttore Ematologia e Centro Trapianti Università di Parma

 

Il prof. Franco Aversa, Direttore di Ematologia e Centro Trapianti dell'Università di Parma - uno dei maggiori esperti, a livello mondiale, nel trapianto di cellule staminali - fa il punto sui risultati finora ottenuti e sulle prospettive di cura possibili, oggi e in un futuro più o meno breve, dall' impiego di cellule staminali del cordone ombelicale. Nel suo autorevole intervento, Aversa sottolinea la grande importanza della donazione e della raccolta del sangue cordonale, oggetto e finalità del lavoro delle volontarie Adisco (Associazione donatrici italiane sangue cordone ombelicale) o.n.l.u.s. nata in campo nazionale nel 1995.

D - Professore, quali i vantaggi del trapianto di cellule staminali emopoietiche e particolarmente quelle del cordone ombelicale ?

"Sino ad alcuni decenni or sono la speranza di sopravvivenza di molti pazienti affetti da gravi malattie ematologiche e da particolari tumori dipendeva unicamente dalla possibilità di un trapianto di cellule staminali emopoietiche quelle cioè che generano gli elementi del sangue – globuli rossi, bianchi e piastrine – e ripristinano il controllo immunitario contro le infezioni e i tumori. Le cellule staminali sono presenti nel midollo osseo, nel sangue periferico e nel sangue del cordone ombelicale. Il trapianto di cellule staminali è stato per anni riservato a pazienti con un donatore identico reperito nell'ambito dei propri famigliari (in genere fratelli e sorelle) o presso i Registri internazionali di donatori di midollo osseo. Questa ricerca può richiedere tempi lunghi per completare le indagini di compatibilità e di idoneità a donare che a volte sono incompatibili con la gravità della malattia che, durante le lunghe ricerche, peggiora e può portare a morte il paziente.

Le cellule presenti nel cordone ombelicale rappresentano un'altra sorgente di cellule staminali che possono essere identificate e utilizzate in tempi brevi in quanto già disponibili, congelate in Banche dedicate. A motivo dell'immaturità delle cellule immunitarie del cordone è possibili utilizzare con successo anche sacche con un certo grado di incompatibilità con il ricevente."

D - A quando risale la prima testimonianza dell'impiego delle cellule staminali del cordone ombelicale ?

"Risale alla prima metà degli anni Ottanta del secolo scorso, la dimostrazione che il sangue del cordone ombelicale (SCO) – che allora veniva eliminato dopo il parto come "rifiuto ospedaliero" – è ricchissimo di cellule staminali emopoietiche, le stesse presenti nel midollo osseo. Ed è datato 1989 il primo utilizzo del sangue cordonale per il trapianto su di un bambino affetto da una grave malattia del sangue : oggi a oltre vent'anni di distanza, quel bambino è diventato un adulto normale. Da allora il trapianto di SCO è stato sempre più frequentemente utilizzato non solo nel campo pediatrico ma, negli ultimi anni, anche in adulti".

D - Quali sono i potenziali candidati ad un trapianto di sangue cordonale ?

"Attualmente ogni paziente per il quale si ravvisi la necessità di un trapianto allogenico è un potenziale candidato a ricevere un trapianto di sangue cordonale. La scelta tra un donatore volontario da registro, un sangue cordonale o un famigliare incompatibile, dipende dal tipo di paziente, dal tipo di malattia e dal tempo a disposizione per trovare il donatore. La scelta, quindi, può essere di tipo pratico (tempo minore per cordone e famigliare incompatibile), di tipo immunologico (maggiore disponibilità ad accettare sangue cordonale con un certo grado di incompatibilità rispetto al donatore volontario che deve essere perfettamente compatibile) o di tipo biologico (una madre incompatibile è la migliore donatrice con la più potente attività antileucemica); il cordone è inoltre indicato nelle malattie non tumorali del bambino, ecc.".

D - Quali le attuali possibilità e le prospettive nella cura di malattie in età adulta?

"I pazienti che possono trarre maggior giovamento dal trapianto di cellule staminali da sangue cordonale, sono principalmente quelli in età u57pediatrica per un vantaggioso rapporto tra il peso del ricevente e il limitato numero di cellule contenute in un cordone. Del tutto recentemente sono state attivate nuove procedure (infusione intraossea, espansione in vitro delle cellule cordonali, doppio cordone) con lo scopo di superare anche questo limite e poter disporre quindi di un vasto pannello di donatori e offrire in tempo reale a tutti gli utenti che ne avessero necessità, l'opzione trapiantologia".

D - Come si dona il cordone ombelicale e quanto è importante lo sviluppo della cultura della donazione ?

"La raccolta del sangue del cordone ombelicale è una procedura semplice e rapida che non comporta alcun rischio per la madre e il bambino in quanto avviene quando il cordone ombelicale è già stato reciso. Dopo aver valutato l'idoneità alla donazione sia della mamma che del neonato, viene chiesto alla madre il consenso a prelevare il sangue del cordone ombelicale e di sottoporsi ad un semplice prelievo che garantisca l'assenza delle principali malattie infettive al momento della donazione e dopo sei mesi. A cordone ombelicale reciso un operatore preleva in apposita sacca il sangue cordonale. La sacca viene affidata alla Banca del sangue dove, previa conferma dell'idoneità, viene congelata e conservata in azoto liquido a –196°. Su ogni unità di sangue cordonale vengono eseguiti alcuni test di laboratorio per definire la tipicizzazione HLA e garantire la sicurezza del prodotto fornito per trapianto.

Da quanto sopra, si evince la grande importanza della diffusione della cultura della donazione del cordone ombelicale, un compito nel quale - è doveroso sottolinearlo – le volontarie dell'Associazione donatrici italiane sangue cordone ombelicale (Adisco), si dedicano con particolare efficacia ed encomiabile dedizione. Le volontarie si rivolgono soprattutto, in una prospettiva futura, ai giovani che saranno i genitori di domani e, al presente, alle neo mamme affinché colgano la possibilità di donare due volte la vita : la prima al loro bambino, la seconda a quei piccoli pazienti che, non disponendo di donatori compatibili o non potendo attendere i lunghi tempi tecnici necessari alla ricerca nel registro internazionale dei donatori di midollo osseo, grazie al loro "dono" si apriranno ad una nuova e reale speranza di vita.

 

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