flag_rotate-03flag_rotate-02flag_rotate-13flag_rotate-12flag_rotate-09
Sabato 05 Aprile 2014 18:32

Scritto da  Roberto Fantini

 Conversazione con Patrizio Gonnella, presidente di Antigone

 
"Mi pare impossibile che l’usanza di tormentare privatamente nel carcere per avere la verità possa reggere però lungo tempo ancora, dopo che si dimostra che molti e molti innocenti si sono condannati al supplizio per la tortura, ch’ella è uno strazio crudelissimo e adoperato talora nella più atroce maniera, che dipende dal capriccio del giudice solo e senza testimonj l’inferocire come vuole; che questo non è un mezzo per avere la verità né per tale lo considerano le leggi né i Dottori medesimi, che è intrinsecamente ingiusta, che le nazioni conosciute dell’antichità non la praticarono, che i più venerabili scrittori sempre la detestarono, che s’è introdotta illegalmente ne’ secoli della passata barbarie e che finalmente oggigiorno varie nazioni l’hanno abolita e la vanno abolendo senza inconveniente alcuno.”

 

Queste le parole amare ma anche gravide di fiducia con cui Pietro Verri, nel lontano 1777, concludeva le sue pionieristiche Osservazioni sulla tortura. Molti anni dopo, la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 affermava, in maniera inequivocabile, che “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o punizione crudeli, inumani o degradanti”. Qualche decennio dopo (1984), la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite farà categorica richiesta agli Stati di incorporare il crimine di tortura all’interno della propria legislazione e di punire gli atti di tortura con pene adeguate, nonché di assicurare che i presunti responsabili di atti di tortura presenti sul territorio di propria giurisdizione venissero sottoposti a processi o estradati in un altro Stato per essere sottoposti a processo.

Ma di anni ne sono trascorsi ancora parecchi e l’Italia non ha ancora provveduto a rispettare i suoi impegni, cosa questa che ha spinto associazioni come Amnesty International ed Antigone a richiedere con insistenza ai nostri vari governi di assicurare l’attuazione della Convenzione in tutte le sue parti, inclusa quella fondamentale di introdurre il reato di tortura nel codice penale.

In questi ultimi mesi, sembra finalmente che si stiano aprendo degli spiragli. Su quanto sta accadendo nel nostro Parlamento, in merito a questa problematica, abbiamo richiesto l’opinione di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.*

 

Patrizio, dopo decenni di attesa e di speranze naufragate , stavolta sembrerebbe che ci troviamo davvero vicini ad una legge sulla tortura anche nel nostro Paese. Credi che si potrà riuscire a condurla in porto in tempi brevi?

 

E' già capitato un paio di volte che l'obiettivo legislativo sembrava raggiunto, ma poi così non è stato. Le corporazioni della sicurezza si sono opposte, mostrando miopia e scarsa cultura democratica. Il disegno di legge è attualmente pendente in commissione giustizia della Camera dei deputati. In questi giorni abbiamo rilanciato la nostra campagna 'Chiamiamola tortura' proprio per sollecitare i parlamentari a portare a termine il processo di approvazione. In pochi giorni abbiamo raggiunto quasi 10 mila firme sulla piattaforma change.org. E' il segno che si tratta di una battaglia sempre meno minoritaria.

 


Nonostante la sua soddisfazione, lo stesso Luigi Manconi ( presidente della commissione sui diritti umani al Senato) ha espresso non poche (e non piccole) perplessità. Tu che valutazione dai dell'attuale ddl di legge?

 

Non è il migliore dei testi possibili. Non è stato fedelmente riproposto il testo suggerito dalle Nazioni Unite all'articolo 1 della Convenzione Onu contro la tortura. Nella formulazione decisa dal Senato il crimine di tortura è un delitto generico che può essere commesso da chiunque in qualunque contesto (mafioso o familiare). Non si tiene conto, invece, che la proibizione della tortura nasce in epoca illuministica per porre limiti all'esercizio del potere punitivo delle istituzioni statali. Sarebbe stato meglio configurarlo quale delitto proprio che si consuma nel rapporto asimmetrico tra custodi e custoditi. In ogni caso, nel disegno di legge approvato vi è la circostanza aggravante data dalla qualifica di pubblico ufficiale del presunto torturatore.


Quali correzioni andrebbero assolutamente apportate?

 

Se avessimo noi la regia legislativa faremmo tre cose: trasformeremmo il delitto in delitto proprio, riformuleremmo la fattispecie seguendo le indicazioni Onu, non prevederemmo la pena dell'ergastolo nella ipotesi aggravata. Detto questo, dopo anni di andirivieni, di stop and go, di frustrazioni, di sconfitte,viene la tentazione di dire: meglio una legge imperfetta che nessuna legge. Infatti, il timore è che un nuovo passaggio al senato blocchi ancora una volta per sempre la legge.

 

*www.osservatorioantigone.it

 

violo1

antonio

mironov1

notizie nazionali def

logo .net 2

matteobarale logo212

da