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Lunedì 23 Febbraio 2015 01:46

Medichesse: la vocazione femminile alla cura

Scritto da  Silvia Pietrovanni

 

Se gli uomini hanno dominato l'universo delle parole, le donne hanno avuto il potere sul mondo delle cose.

Caterina Sforza, Maria l'Ebrea, Trotula de Ruggiero, Merit ptah, Agnodice, Jacopa Felice, Metrodora, Morgana, Elena, Circe e Medea: nomi noti, nomi sconosciuti: cosa accomuna queste figure? L'arte della cura, praticata dalle donne sin dagli albori della civiltà, quando, prima delle invasioni degli indoeuropei, Dio era donna.

Dalla potenza primigenia femminile incarnata dalla Potnia, Signora dell'Universo, la cura femminile ha subito un processo di degradazione e si è successivamente incarnata nella maga manipolatrice degli elementi, e successivamente nella strega, perseguitata come capro espiatorio sociale. Le parole della Gimbutas, tratte dal libro Il linguaggio della Dea, esprimono con chiarezza questo concetto:

La detronizzazione di questa invero formidabile Dea, la cui eredità fu raccolta da levatrici, profetesse e guaritrici, le migliori e più coraggiose menti del tempo, è segnata dal sangue,ed è la maggiore vergogna della Chiesa cristiana.

Tanti sono i nomi attraverso i quali si è incarnata la sapienza medica femminile: dea, pizia, maga, sacerdotessa, vestale, alchimista, santa, strega, badessa, levatrice, cosmeta, herbaria, medichessa.

Le figlie di Asclepio, dio della medicina, sono donne: Igiea e Panecea, la prima incarna l'igiene come prima cura e la seconda il rimedio per ogni male. Sono Pharmakides, detentrici della cura erboristica, Iside, Artemide, Medea, Circe; capaci anche di kakà e di lugrà, di rimedi funesti e micidiali. D'altronde nell'etimologia del Pharmakon è presente l'ambivalenza tra medicamento, veleno e bevanda magica. Alcune scuole di medicina in Grecia pare che fossero accessibili e frequentate dalle donne, come testimonia la scuola di Cnido, nell'odierna Turchia. Merit Ptah è prima medichessa del 2700 ac il cui nome è giunto fino a noi.

In epoca bizantina la storia ci consegna Metrodora e il suo trattato Sulle malattie delle donne; all'interno della Scuola medica salernitana, invece, si distingue la figura di Trotula de Ruggiero. Nel libro sono contenuti alcuni estratti da Metrodora e da Trotula.

L'inizio dell'epoca oscura per la medicina femminile va di pari passo con l'affermarsi dell'Università e con il relegare del sapere medico all'interno dell'istituzione ufficiale.Ne fanno le spese medichesse eccellenti come Jacopa Felice de Almania processata perchè praticava senza una licenza, facendo opera di assitenza gratuita ai bisognosi.

Solo figlie, mogli, vedove di medici riescono a resistere e a continuare la professione. Le altre, soprattutto coloro senza istruzione e povere, iniziano a percorrere la strada dell'Inquisizione e del sabba con il demonio. Matteuccia da Todi, ostetrica e guaritrice venne bruciata al rogo nel 1428, sorti meno drammatiche spettarono a Gostanza da Libbiano, mentre chi poteva, fuggiva la tortura dandosi la morte, come Bellezza Orsini.

Per seguire la strada dell'autonomia della cura non resta che strada della santità e del convento, come testimonia Santa Ildegarda della quale sono riportati alcuni estratti dalle sue opere.

Chiude il libro un capitolo sulla medicina alchemica, nella quale spicca la figura di Maria l'ebrea, ricordata soprattutto per quel balneum Mariae, il bagnomaria, tecnica di estrazione che prevede un riscaldamento lento e dolce.

Le riproduzioni artistiche contenute nel libro, tratte dai Preraffaelliti e dagli antichi erbari, rendono quest'opera ancor più preziosa. Una pietra miliare all'interno della storia delle donne, un libro di cui c'era davvero bisogno.

 

 

Medichesse: la vocazione femminile alla cura

Erika Maderna, Aboca editore, 2014

 

 

 

 

 

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