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Mercoledì 17 Giugno 2015 22:51

KURDISTAN, TRA ASPIRAZIONI E DIVISIONI

Scritto da  Carlotta Caldonazzo

Iraq, Iran, Siria, Turchia: l'unione contro i cartelli del jihad non appiana le divergenze tra i vari gruppi

 

Nonostante il successo elettorale in Turchia del Partito Democratico del Popolo (HDP - Halklar?n Demokratik Partisi), nato su temi come la giustizia sociale e i diritti delle minoranze, in particolare quella curda, permane la situazione di stallo nel processo di pace tra Ankara e il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK - Partîya Karkerén Kurdîstan). Situazione complicata dal monito del Gruppo delle Comunità in Kurdistan (KCK - Koma Civakên Kurdistan), secondo cui l'HDP non può imporre il disarmo del PKK, né la guida di quest'ultimo Abdullah Öcalan, dal carcere di ?mral?, è in condizioni di impartire ordini. Insomma, tutto dipenderà dai risultati concreti della trattativa con il governo turco, finora condotta non da esponenti del partito maggioritario Giustizia e Sviluppo (AKP - Adalet ve Kalk?nma Partisi), ma da ufficiali dell'intelligence. Si complica dunque la posizione dell'HDP e del suo esponente di spicco Selahattin Demirta?, che, a due giorni dalla conquista di 30 seggi nel parlamento turco, aveva indicato proprio in Öcalan la figura in grado di garantire la fine del conflitto. Demirta? aveva perciò condannato l'isolamento cui l'AKP ha condannato la guida del PKK e si era detto disponibile a partire per ?mral? con una delegazione del suo partito per imprimere ai negoziati una svolta costruttiva. Peraltro la questione del Kurdistan turco è di fondamentale importanza regionale, poiché la sua mancata soluzione impedisce di trarre dai successi contro i cartelli del jihad dello Stato Islamico (ISIS) in Siria e Iraq il peso politico necessario per avanzare rivendicazioni territoriali unitarie. Infatti, malgrado abbiano avuto la prova di quanto l'unione sia determinante, le comunità curde disseminate tra Iraq, Iran, Siria e Turchia sono ben lungi dal trovare un terreno comune.

 

A fine maggio, si è riaccesa persino l'ostilità tra PKK e Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (PDKI - Partî Dêmokiratî Kurdistanî Êran), formazione vicina al Partito Democratico del Kurdistan (PDK - Partîya Demokrata Kurdistanê) di Massoud Barzani, presidente della Regione del Kurdistan Iracheno (KRG). Fondato nel 1945 e di posizioni laiche, federaliste e socialdemocratiche, già nel 2004 il PDKI aveva protestato contro la creazione del Partito della Libera Vita del Kurdistan (PJAK - Partiya Jiyana Azad a Kurdistanê), ritenuto estremista e legato al PKK. Quest'ultimo, dal canto suo, ha sempre accusato il PDKI di vendere i diritti dei curdi iraniani in cambio del sostegno finanziario delle autorità del Kurdistan iracheno. Il 24 maggio di quest'anno il conflitto è esploso nuovamente a seguito del dispiegamento di truppe da parte del PDKI al confine tra Iran e Turchia. Una mossa percepita dal PKK come un tentativo da parte di Ankara e del PDK di vanificare le vittorie militari curde in Siria e Iraq e il successo elettorale dell'HDP. Viceversa, il PDKI accusa da sempre il PKK di assecondare Tehran pur di colpire le fazioni che non si allineano con le sue posizioni. Uno schema simile a quello della guerra di metà anni '90 in Iraq tra il PDK e il Partito di Unione Patriottica del Kurdistan (PUK - Yekêtiy Ni?tîmaniy Kurdistan) dell'ex presidente iracheno Jalal Talabani. Rispetto ad allora, tuttavia, l'attuale guida del PDK Massoud Barzani ha assunto posizioni concilianti invitando tutte le formazioni curde a non risvegliare lo spettro della guerra civile.

 

Eppure a rendere quasi probabile l'instaurazione, se non di uno stato curdo, almeno di un'alleanza sovranazionale, era stata nel settembre 2014 la creazione di Burkan al-Firat, il vulcano dell'Eufrate, piattaforma militare costituita dall'Esercito Siriano Libero (FSA) e le Unità di Protezione Popolare (YPG - Yekîneyên Parastina Gel) per cacciare l'ISIS dal governatorato siriano di Raqqa. Per la prima volta dunque una formazione sostenuta apertamente da potenze occidentali e regionali (fino a Settembre 2012 il FSA aveva il suo quartier generale nella provincia turca di Hatay) si univa ad una forza vicina al PKK, considerato organizzazione terroristica da molti paesi tra i quali Turchia, Siria, Iran, Unione Europea e Stati Uniti. Similmente, ad agosto 2014, aveva lasciato ben sperare l'alleanza nella guerra contro i cartelli del jihad tra i peshmerga, esercito regolare della regione autonoma del Kurdistan iracheno, e le YPG. Sembrava infatti che si potesse superare definitivamente l'antinomia tra PKK e Partito di Unione Democratica (PYD - Partiya Yekîtiya Demokrat, che nel 2012 aveva fondato le YPG) da un lato e PDK e PDKI dall'altro.

 

Vi sono inoltre formazioni curde di matrice islamica, come quella chiamata Hezbollah Curdo (HK - Hizbullahî Kurdî?). Fondata nel 1978 in Turchia da Hüseyin Velio?lu (ucciso nel 2000 in uno scontro a fuoco con la polizia turca), negli anni '80 divenne un partito di massa nei principali centri urbani della provincia di Diyarbak?r, arrivando nel decennio successivo allo scontro armato con il PKK, di ideologia marxista e fino ad allora forte soprattutto nelle zone rurali. Parallelamente, HK organizzò una serie di attentati contro le forze di polizia turche e contro i giornali che diffondevano informazioni sulla sua organizzazione, come Özgür Gündem e 2000'e Do?ru. Quest'ultimo, in particolare, nel 1992 riferì le testimonianze di simpatizzanti di HK, che accusavano vari esponenti del partito di essersi “formati” nel quartier generale dei reparti antisommossa della polizia turca di Diyarbak?r, ma l'autore dell'articolo venne ucciso due giorni dopo da ignoti. A seguito dell'annuncio della fine della lotta armata nel 2002, parte di HK confluì nell'associazione Solidarietà con gli Oppressi (Mustazaflar ile Dayan??ma Derne?i, abbreviato in Mustazaf Der), accusata nel 2010 da un tribunale di Diyarbak?r di attività terroristiche. Due anni dopo, il movimento fondò il Partito Pace e Democrazia, poi denominato Partito della Causa Libera (Hür Dava Partisi, abbreviato in Hüda-Par), il cui nome è tornato sulle testate turche all'inizio di giugno per l'uccisione di Aytac Baran, presidente di una fondazione islamica ad esso legata a Diyarbak?r. Il suo successore ha subito puntato il dito contro il PKK, riferendo che Baran ultimamente aveva ricevuto minacce dai suoi sostenitori. Le ragioni dell'omicidio, cui sono seguiti scontri armati costati la vita ad altre tre persone, restano tuttavia ignote, nonostante l'arresto di 18 sospetti da parte della polizia turca. Altra benzina sul fuoco delle tensioni che nei giorni precedenti alle elezioni parlamentari del 7 giugno hanno infiammato la provincia di Diyarbak?r, con oltre 100 aggressioni ai danni di sedi e manifestazioni l'HDP. Fino alle due esplosioni che, durante il comizio del 5 giugno nella città di Diyarbak?r, capoluogo dell'omonima provincia, hanno ucciso tre persone, seminando il panico tra la folla. Episodio del quale Demirta? ha accusato direttamente formazioni affiliate all'ISIS.

 

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