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Ambiente

 

Secondo una prassi ormai consolidata, quando in televisione si parla di alimentazione i nutrizionisti dicono ciò che la gente vuol sentirsi dire, celando volutamente gli aspetti negativi di certi prodotti che infastidirebbe un pubblico che vuole avere buone notizie sulla sua cattiva condotta e che probabilmente cambierebbe programma. Non v’è rubrica di cucina in cui non si raccomanda di consumare il pesce almeno due volte a settimana per garantire al nostro organismo il famigerato Omega 3. Ma i nutrizionisti dimenticano di dire che:

- solo alcuni tipi di pesce contengono modeste quantità di Omega 3 e solo se i pesci sono selvatici e si nutrono di pesci che a loro volta mangiano alghe da dove traggono l’Omega 3;

- se fosse necessario consumare pesce per assicurarsi l’Omega 3, coloro che non ne fanno uso, come i vegani, dovrebbero accusare carenze, invece godono ottima salute dal momento l’Omega 3 nel mondo vegetale è molto più abbondantemente del mondo animale (vedi tabella);

- il pesce è sostanza altamente putrescibile e un alimento è tanto meno ricco di nutrienti quanto più rapido è il suo processo di putrefazione: basta lasciarlo per qualche tempo fuori dal frigo per rendersi conto del fetore, che serve proprio a tenerci lontani da certi prodotti;

- i pesci contengono grassi saturi in quantità maggiore della stessa carne e fa ingrassare allo stesso modo della carne di maiale;

- il pesce spesso contiene mercurio, piombo, cadmio, inquinanti dei rifiuti industriali;

- le immense quantità di mercurio che le industrie scaricano nel mare (circa 10.000 tonnellate all’anno) passa facilmente dal pesce nell’organismo umano.

E’ utile ricordare la strage di Minamota (Giappone) del 1952 nella quale morirono 77 persone ed altre 360 rimasero invalide per aver mangiato pesce ricco di mercurio;

- il mercurio, secondo la Food and Drug Administration, contenuto nel grasso può causare malformazione nei neonati, danni renali, deficienza mentale, cancro;

- il pesce contiene molto colesterolo: gamberi e crostacei ne contengono quasi il doppio rispetto alla carne di manzo;

- il pesce per motivi di sicurezza e gusto deve essere cotto, e la cottura denatura gli Omega 3, oltre ad inattivare gli enzimi digestivi;

- il pesce da allevamento contiene residui chimici da farmaci somministrati agli animali per immunizzarli alla malattie e farli crescere più rapidamente possibile, e spesso contiene istamina, un aminoacido che provoca fenomeni allergici;

- il 70% del pesce consumato viene dall’estero e il 40% da allevamento: in Italia si contano circa mille allevamenti di acquicoltura;

- il pesce è carne grassa e i grassi sottoposti a cottura perdono il loro enzima lipase, indispensabile per una loro parziale digetione-assimilazione;

- i pesci sono ricchi di purine (sostanze azotate che fanno aumentare i livelli di acidi urici nel sangue) e di metalli pesanti;

- ma oltre al mercurio deve preoccupare la presenza, nelle cozze, nelle ostriche e nei crostacei, di cadmio e piombo, abbondantemente presenti negli scarichi industriali. Il pesce può anche trasmettere all’uomo la salmonella, larve di tenia e di ascaridi, né la cottura è sufficiente a scongiurare i pericoli in tal senso. Alcuni molluschi possono trasmettere l’epatite virale ed altre malattie infettive. Inoltre in diversi pesci sono state riscontrate anche rilevanti quantità di pesticidi;

- la morte del pesce è tra le più orribili, in qualunque modo avvenga: le convulsioni dell’animale che disperatamente cerca di riconquistare il suo ambiente vitale, sono la più palese manifestazione di dolore;

- tra pochi decenni non ci sarà più pesce nei mari e l’umanità sarà costretta ad attingere al benefico Omega 3 del mondo vegetale;

- mentre la dannosità della carne degli animali terricoli viene riconosciuta anche dagli stessi allevatori e macellai, la dannosità del pesce viene celata per motivi puramente commerciali, per ignoranza o malafede dagli stessi nutrizionisti;

- nel pesce, come in tutti gli animali uccisi violentemente dall’uomo e poi mangiati, vi è il terrore, l’angoscia, la paura dell’animale accumulata durante la sua cattura e la sua uccisione: più e lunga e dolorosa la morte di un animale più è pregna di vibrazioni dannose per chi se ne nutre;

- alcuni animali marini dotati di zampe quando vengono immersi ancora vivi nell’acqua bollente che entra in ogni cavità dell’animale, oppure arrostiti sulla piastra, schizzano via come saette. Sembra che le aragoste siano prive degli analgesici naturali dei mammiferi e quindi che siano ancora più di noi sensibili al dolore;

- per 10 kg di spigole di allevamento occorre sacrificare 100 kg di sardine catturate in mare. Ogni 10 pesci catturati 8 vengono ributtati in mare, morti o agonizzanti, ritenuti non commestibili;

- eticamente è molto più grave consumare pesce che carne di animali terricoli. Mentre con la carne di una mucca o di un maiale si possono nutrire centinaia di individui per il pesce è necessario sacrificare molti animali, e il valore di un animale non è in base alla sua dimensione corporea;

- la pesca sportiva è un vero e proprio passatempo per gente stupida, insensibile e crudele. L’amo che viene estratto dalla bocca del pesce che si contorce dallo spasimo, e che lacera anche parte della testa, è paragonabile ad un arpione conficcato nella bocca di un uomo che viene brutalmente

estratto fracassandogli le mandibole, la fronte ed il cervello per poi somministrargli con un pò d’acqua pochi grammi di ossigeno per prolungare il più possibile la sua vita e quindi la sua agonia.

Se noi umani potessimo udire il grido di dolore dei pesci agonizzanti nelle reti un uragano di terrore coprirebbe la faccia della terra e nessuno più oserebbe uccidere o mangiare le creature del mare.

Presenza di Omega 3 (mg/100) nei vegetali

Olio di semi di lino: 66

Semi di lino: 32

Olio di canapa: 18

Olio di noce: 14

Soia cotta: 11

Olio di soia: 7,60

Noce: 6,50

Germe di grano: 5,40

Semi di zucca: 5

Latte di soia: 4

Fagioli di soia secchi: 1,3

Olio ex. verg. d’oliva: 1

Mandorle: 0,3

Nocciole: 0,1

I Pesci più ricchi di Omega 3 e più consumati (mg/100)

Sardine fresche: 4

Anguilla: 3,56

Tonno fresco: 2,95

Aringa: 2,1

Salmone: 2

Spigola: 1,26

Storione: 1

Aragosta: 0,7

Orata: 0,67

Sgombro: 0,54

Sogliola: 0,54

Calamaro: 0,4

Lunedì 15 Giugno 2015 09:30

Scritto da Ana Maria Busuioc

Giovedì 11 giugno, nella sala Santa Maria in Aquiro, presso il Senato della Repubblica si è tenuto il Convegno Ambiente, Alimentazione, Salute e Benessere organizzato da Forza Italia e l'Unione degli Osteopati Italiani.

Il convegno, condotto dal Senatore Domenico Scilipoti Isgrò, ha riunito relatori e partecipanti di spicco, da sempre impegnati nella promozione delle buone prassi in materia di salute, benessere, alimentazione ed ambiente.

È stato un invito a riflettere ma anche un richiamo alle armi per combattere pratiche e leggi che non tutelano abbastanza i cittadini e l'ambiente. Tanto più, il convegno si è concluso con la formazione di un gruppo di lavoro che vuole richiamare l'attenzione pubblica e politica sulle tematiche discusse.

Il discorso di apertura è stato di Salvatore Oliverio, rappresentante dell'Unione Osteopati Italiani. Oliverio ha esposto alcuni principi generali sulle cure olistiche, sull'alimentazione e sul funzionamento del metabolismo umano. La sua presentazione è stata rafforzata da quella di sua figlia, Nausicaa Oliverio che ha presentato l'attività degli osteopati, come supporto alle cure tradizionali o come una medicina alternativa volta al ripristino dello stato di equilibrio psicofisico.

Ci sono stati anche alcuni interventi di Luca Sardella, il giornalista Rai con il pollice verde, che ci ha ricordato che non basta essere approssimativi nella scelta degli alimenti sani, ma ben informati, in quanto al giorno d’oggi è molto facile farsi confondere dalle informazioni contrastanti che girano in rete.

In seguito l’Avv. Angela Violi, di Reggio Calabria, ha parlato delle battaglie legali ambientaliste e in particolar modo della battaglia vinta contro la costruzione di una centrale a carbone a Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria.

Silvia Laudoni, del centro benessere Olisticamente, ha tenuto una presentazione sull’antica medicina ayurveda e sui benefici che essa porta.

La Dott.ssa Francesca Ferri, ricercatrice e fondatrice di EffeggiLab, ha illustrato i benefici per la salute della fitomelatonina, assunta come integratore alimentare e non solo. Nel suo discorso la dott.ssa ha voluto porre l’accento anche sull’industria della cosmetica e della cura per il corpo, un’industria in cui sono usati molti ingredienti tossici senza controllo. Inoltre un campo dove la legislatura attuale è carente di norme di tutela.

La Dott.ssa Rosangela M. A. de Bassi, dell’Università Federal do Paranà, del Brasile ha trattato l’argomento dell’inquinamento dell’acqua ed ha raccontato alcune particolarità sulla lotta brasiliana contro il disboscamento e l’inquinamento delle acque.

In seguito il Prof. Dott. Giuseppe Forte ci ha parlato di nutraceutica e di nutrigenomica. Un campo di ricerca che unisce e integra due dimensioni della terapia medica: la nutrizione e la farmacologia, definendo un nutriente da utilizzare, per prevenire e curare le malattie. Ricerca mirata ad offrire soluzioni terapeutiche innovative, soprattutto nella prevenzione e nelle fasi iniziali di malattia.

La Dott.ssa Iolanda Baldino ha presentato una relazione sul quadro legislativo e giurisprudenziale, italiano ed europeo, in materia di ambiente, salute ed alimentazione. Una relazione che fa riflettere su quanta strada c’è ancora da percorrere per salvaguardare la salute dei cittadini.

L’Arch. Matteo Sernesi ha tirato un campanello di allarme sui materiali utilizzati nella costruzione degli edifici e delle abitazioni. Un campo tutto da rivoluzionare nel camino verso un futuro ecosostenibile.

In chiusura, il maestro reiki Giuseppe Zanella,  persona portata a qualunque ricerca scientifica e paranormale, sensitivo, telepatico e tant’altro, ha ricordato a tutti i presenti in aula che la vita può essere molto di più di quel che la società contemporanea percepisce  essa sia.

Il convegno si è concluso evidenziando la consapevolezza che tra di noi ci sono esseri superiori, in diretto contatto con la divinità e che il nostro destino è molto di più del semplice vivere, ma è un continuo evolversi, ricercando stati di coscienza migliori per avvicinarsi all’energia divina e creatrice.

Mercoledì 27 Maggio 2015 20:42

EXPO: UN GRANDE LUNA PARK E UN GRANDE TURIBOLO

Scritto da Franco Libero Manco

Chi pensava che Expo fosse una piattaforma informativa, scambio di risorse culturali e tecnologiche con lo scopo di trovare soluzioni politico-economiche per assicurare a tutti cibo sano e sufficiente e sconfiggere la fame che attanaglia 800 milioni di esseri umani, dovrà attendere edizioni eticamente più avanzate.

Il tentativo non è “Nutrire il pianeta” ma vendere di più i propri prodotti, utilizzando il cibo come strumento strategico per assicurarsi maggiori guadagni e far credere, tra le altre cose, che le grandi industrie non sono responsabili del cambiamento climatico in corso: l’80% delle risorse disponibili è ad appannaggio delle lobby.

L’Expo, che nella sostanza è una fiera per la colonizzazione finanziaria delle multinazionali, non parla di sovranità alimentare, di difesa della biodiversità, di impatto sugli ecosistemi da parte dell’industria della carne, di sostenibilità ambientale, dai danni dei cibi industriali, di sperpero di risorse naturali ed energetiche, di spreco di acqua potabile; l’Expo non parla degli enormi sussidi elargiti all’industria zootecnico agroalimentare, non dice che ogni mucca europea percepisce 2,5 euro di sussidi al giorno (che è il doppio di quanto dispone il 75% degli africani); non parla dei suicidi dei contadini indiani strozzati dai debiti delle multinazionali; non dice che il mangime utilizzato dagli animali d’allevamento sfamerebbe 9 miliardi di persone; non dice che si possono nutrire 12 persone con i prodotti coltivati su un terreno necessario a nutrire una sola persona che mangia la carne.

Sia il Brasile (più della metà della terra coltivata è utilizzata per la produzione di prodotti Ogm) sia le Istituzioni Europee sfiorano appena questi problemi: più attente agli interessi delle grandi lobby, industrie e banche, che all’opinione dei cittadini nettamente contrari alla coltivazione e l’utilizzo di prodotti Ogm.

Ma parlare di cooperazione allo sviluppo, diritti umani, condivisione, disinquinamento, di riduzione del consumo di energia, di sistemi ecocompatibili, di biodiversità, di tutela dell’ambiente, mentre si pubblicizzano prodotti che sono la causa di questi problemi significa prendere per i fondelli l’intelligenza umana.

In tutto questo dov’è la voce della Chiesa, la cui ancestrale visione antropocentrica vanta assurdi diritti sulla natura in preda alla furia devastatrice dell’uomo? La Chiesa, a parte un timido invito al “non abuso”, mai si è pronunciata contro gli allevamenti intensivi, le monoculture, la distruzione delle foreste pluviali, i danni provocati dall’industria chimica, dall’industria del tabacco, o contro le centrali nucleari: essa, teoricamente, lotta contro gli effetti della sua stessa politica.

In che modo una manifestazione sponsorizzata da Coca Cola, Ferrero, Eni, Mc Donalds, Nestlè, (ricordate i danni di quest’ultima per le scorrettezze criminali intese a promuovere sostituti di latte materno e di alimenti industriali?) può garantire cibo sano e sufficiente per tutti? Sarebbe come se l’industria farmaceutica indicasse programmi per non far ammalare le persone. Se la fame, l’inquinamento, la distruzione dell’ambiente è determinato dal consumo di un certo prodotto possono coloro che lo producono andare contro i loro stessi interessi?

Altro che nutrire il pianeta! Expo è un raduno mondiale di ingordigia capitalistica: invece di dibattere sui danni causati dal consumo di prodotti animali (sulla salute umana, sull’ambiente, sull’economia…) sarà una grande abbuffata di carne, di tutti i tipi, di tutte le specie, comprese quelle che i popoli europei considerano ripugnanti: serpenti, ragni, scorpioni, formiche… (di questo passo arriveremo ai pidocchi), meglio se di produzione propria: in fondo il cuoio capelluto di un contadino è sicuramente più pulito di una stalla.

                                                                            

 

Lunedì 13 Aprile 2015 11:22

ALIMENTAZIOME E COPORTAMENTO UMANO

Scritto da Franco Libero Manco

“Finché gli uomini si ciberanno come le tigri

essi manterranno la natura della tigre”. (A. Kingsford)

 

La scienza ufficiale è concorde nel ritenere l’alimentazione capace di determinare il pensiero ed il comportamento dell’uomo e auspica una dieta che escluda ciò che a livello biochimico inclina l’essere umano ad atteggiamenti violenti ed aggressivi. Messi sotto accusa sono principalmente gli alimenti acidificanti (carne, pesce, formaggi, uova e prodotti denaturati), stress psicofisico, emozioni negative, medicinali ecc.) che causano una condizione di acidità della matrice extracellulare che a sua volta genera una mente acida che viene percepita dal sistema limbico come una minaccia che prepara l’individuo alla lotta o alla fuga, ad affrontare minacce che provengono dall’ambiente esterno, e questo a sua volta genera agitazione, apprensione, irrequietezza, aggressività, insofferenza, rabbia, irritabilità, scontrosità, pessimismo. Per contro la mente alcalina predispone all’empatia, all’ascolto, all’aiuto degli altri, alla speranza di un mondo migliore, alla fiducia in se stessi, all’amore incondizionato, ai buoni sentimenti e attenzioni per gli altri.

Quindi un’alimentazione acidificante produce conseguenze negative sugli equilibri cerebrali, che a loro volta favoriscono l’insorgenza di disturbi comportamentali, come confermano gli studi della più recente ricerca biomedica effettuati dal dr. Giuseppe Jerace il quale dice che “Il nostro comportamento sarebbe significativamente influenzato dal tipo e dalla qualità della nutrizione e che una dieta vegetariana favorirebbe forme comportamentali più armonicamente socializzanti come risultato di un migliore equilibrio degli aminoacidi e delle vitamine apportate dal regime vegetariano”.

Uno studio pubblicato sulla rivista “La clinica dietologica” ha messo in evidenza la relazione esistente tra adrenalina e noradrenalina (sostanze predisponenti l’aggressività) e un’alimentazione ricca di proteine. La carne, i formaggi ed i legumi ricchi di fenilalanina e tirosina, (aminoacidi precursori di due principi ormonali) sono tra i maggiori imputati. Anche un eccesso di zuccheri e di colesterolo nel sangue sono stati ritenuti predisponenti la lite e la violenza.

Anche i cibi animali contengono triptofano ma invece di incrementare nel cervello la serotonina ne provocano la riduzione, perché con la carne aumentano i due aminoacidi leucina e tirosina in misura maggiore del triptofano. Anche i semi troppo ricchi di fosforo causano gli stesi effetti della carne perché scompensano le proporzioni ottimali tra calcio e fosforo: nel latte della specie umana il rapporto è di 2 a1, mentre nella carne è di 1 a 50.

Dunque, tra i più importanti neurotrasmettitori che agiscono sulla cellula nervosa vi è il triptofano, la dopamina, la serotonina e altri. Il triptofano, per mezzo di un enzima si converte in serotonina. Il triptofano si trova non solo nei semi in genere e nei legumi in particolare ma anche nella verdura e nella frutta. Assumendo questi alimenti il neurotrasmettitore serotonina favorisce il sonno, il superamento degli stati d’ansia e depressione ecc. Questo è stato confermato dal dr. Pier Luigi Rossi, medico specialista in scienza dell’alimentazione, primario di Unità Operativa di medicina e terapia di base che dice: “Il triptofano la cui presenza nel cervello è legata al tipo di dieta seguita, genera la serotonina, il neurotrasmettitore della gioia, della serenità del gioco. Gli alimenti vegetali, essendo ricchi di amido e fibra, influenzano la concentrazione di triptofano nel cervello aumentandone la disponibilità ad essere trasformato in serotonina. Mentre un pasto proteico di origine animale riduce la presenza di triptofano nel cervello perché con il triptofano, presente negli alimenti di origine animale, aumentano nel contempo altri due aminoacidi, la leucina e la tirosina, in misura maggiore rispetto al triptofano il quale giunge nel cervello in dose più basse provocando una diminuzione della serotonina”.

Inoltre, i vegetali inducono il ritmo di base “alfa” che caratterizza un cervello cosciente e vigile accompagnato da un senso di benessere generale analogo allo stato di meditazione che permette all’individuo di entrare in contatto con le realtà più profonde della sua vera natura favorendo immaginazione e creatività. Mentre, sotto l’aspetto bio-energetico l’alimentazione carnea abbassa le frequenze energetiche dei chakra, l’energia diventa più densa e scorre più lentamente, le persone tendono ad essere più aggressive e tese, perché vengono sollecitati i chakra istintuali. L’alimentazione vegetariana invece consente la depurazione dell’organismo che si ripercuote sui chakra che alimentano l’aspetto mentale e spirituale: l’energia della persona diventa più armonica ed equilibrata, aumenta la vibrazione complessiva e ci si avvicina al piano delle percezioni superiori.

Afferma la Dott.ssa Mara Rocca, ricercatrice dell’Unità di Neuroimaging Quantitativo (Istituto di Neurologia Sperimentale - INSPE), Istituto Scientifico Universitario San Raffaele: “Globalmente, questi risultati rinforzano quelle visioni che considerano l’empatia come un mezzo di condivisione delle emozioni e delle sensazioni tra individui diversi, condizione che sta alla base del comportamento sociale. Una delle caratteristiche principali della vita di comunità è infatti la capacità di identificarsi con i propri con-specifici e di attribuire loro particolari stati d’animo”. Conclude il Dott. Massimo Filippi responsabile dell’Unità di Neuroimaging Quantitativo (Istituto di Neurologia Sperimentale - INSPE), Istituto Scientifico Universitario San Raffaele:“Il presente studio dimostra inoltre che negli umani esistono circuiti neurali che si attivano nel momento in cui sentimenti empatici vengono estesi anche ad individui di altre specie che condividono con noi la capacità di soffrire”.

Seneca faceva notare che tra i mangiatori di carne si trovano i tiranni, gli organizzatori di eccidi, di faide e di guerre fratricide, i mandanti di assassinii, gli schiavisti, mentre coloro che si nutrono dei frutti della terra sono caratterizzati da comportamenti miti e socievoli. Già gli antichi Sufi sostenevano che l’uomo è ciò che mangia ed in base a questo è ciò che pensa, concetto ripreso da Giovenale “Mens sana in corpore sano”, cioè la mente non può essere sana se il corpo è inquinato, ribadito poi dal filosofo Feuerbach e nel 1728 dal dr. Bartolomeo Beccari.

 

I danni morali derivanti dal mangiare carne non sono meno evidenti dei malanni fisici. La carne è dannosa alla salute e qualsiasi cosa minacci il corpo ha un corrispondente effetto sulla mente e sull’anima. (Ellen G. White)

“Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei” (Antelme Brillatt-Svarin)

“Coloro che uccidono gli animali e ne mangiano le carni saranno più inclini dei vegetariani a massacrare i propri simili”. (Pitagora)

Il cibo fa l’uomo dissoluto o responsabile, mediocre o illuminato

(Claudio Galeno, 129-201 d.C.)

 

Giovedì 29 Gennaio 2015 00:05

CARNE, CIBO INCOMPATIBILE CON LA NATURA UMANA

Scritto da Franco Libero Manco

A mio avviso, sotto l’aspetto nutrizionale l’attuale dieta dei paesi occidentali è da considerarsi da suicidio. Rispetto a 50 anni fa il consumo di sale è aumentato di 15 volte, quello di zucchero di 10 volte, le proteine 8 volte, i grassi 7 volte, mentre il consumo di fibra è diminuito di 5 volte. Dal 1920 ad oggi il consumo di carne è aumentato di quasi 10 volte e di conseguenza i grassi saturi dannosi per la salute. Temo che se la popolazione non prende coscienza dell’importanza di cui usa nutrirsi tenderà fatalmente all’estinzione. Infatti nessuna precedente generazione è stata più intossicata e ammalata dell’attuale, e la prospettiva è che le cose andranno peggiorando: La causa va ricercata nel bombardamento mediatico a favore del consumo dei cosiddetti cibi spazzatura e nel disinteresse di gran parte della popolazione alla tutela della propria salute.

Un alimento per essere considerato adatto alla nostra alimentazione deve contenere tutti i principi nutritivi di cui ha bisogno il nostro organismo a svolgere le sue funzioni, cioè: vitamine, sali minerali, grassi, proteine, zuccheri, oligoelementi, fibra ed acqua. Da questo risulta facile fare una comparazione tra ciò che si porta a tavola e ciò che invece costituisce un vero alimento. La massima imputata è sicuramente la carne, i prodotti di derivazione animale e i cibi industriali, privati di quasi tutti i principi nutritivi.

PRENDENDO IN CONSIDERAZIONE LA CARNE

PER ESSERE ADATTA ALL’ALIMENTAZIONE UMANA DOVREBBE:

1: essere esteticamente attraente, appetibile, desiderabile:

un pezzo di carne cruda, o il corpo di un animale morto, è tutt’altro che esteticamente attraente; attira solo gli animali predatori.

2: avere un buon profumo:

se non è camuffata dalla cottura e dalle spezie la carne dell’animale ucciso emana il tipico ripugnante fetore dei cadaveri.

3: essere commestibile da crudo, gradevole e gustoso:

la carne cruda è durissima per la dentatura umana e non è gradevole al gusto, infatti dopo l’uccisione dell’animale sono necessari dai 5 ai 20 giorni di frollatura. Gli animali carnivori la mangiano cruda; gli animali cosiddetti onnivori la mangiano occasionalmente; la cottura altera e distrugge gran parte dei principi nutritivi.

4: essere facilmente digeribile e assimilabile:

la carne impiega dalle 50 alle 70 ore dal momento ingrestione all’espulsione e soprattutto è di difficile assimilazione perché i legami delle cellule resistono agli enzimi digestivi.

5: avere il giusto ed equilibrato quantitativo di nutrienti:

la carne è priva di carboidrati, di fibre, di vitamine (specialmente quelle termolabili) e di enzimi in gran parte distrutti con la cottura; anche i minerali sono resi inorganici con la cottura e quindi di difficile utilizzo dell’organismo; inoltre la cottura altera anche le proteine che flocculano e i grassi si ossidano.

6: essere compatibile con la morfologia umana:

se l’essere umano fosse strutturato anatomicamente a mangiare anche la carne avrebbe denti adatti a lacerarla, saliva, stomaco, intestino ed enzimi adatti a neutralizzare l’acido urico. L’essere umano manca di artigli, di zanne, non ha velocità necessaria a rincorrere la preda e soprattutto ha repulsione alla vista del sangue.

7: non contenere residui chimici né adulterazioni:

la carne contiene residui chimici dei mangimi, di medicinali somministrati agli animali. Inoltre gran parte della carne deriva da animali ammalati.

8: non deve generare patologie:

può causare: uricemia, ipertensione, reumatismo, gotta, cancro, diabete, malattie cardiovascolari… è ricca di grassi saturi e colesterolo, genera radicali liberi, leucocitosi, acidifica il pH del sangue, sottrae calcio all’organismo.

9: non essere facilmente deperibile:

come tutti gli organismi animali morti la carne va in rapida putrefazione sviluppando putrescina, cadaverina istamina, ammoniaca, indolo, scatolo…

10: non causare danni all’ecosistema:

gli allevamenti di animali per la coltivazione dei mangimi ad essi destinati è causa della distruzione delle foreste (e di desertificazione) e assorbono il 70% delle terre coltivabili.

11:essere economicamente conveniente:

con il costo medio di un kg di carne (20 euro circa) si possono acquistare derrate alimentari per il nutrimento di 3 giorni per una persona. Il 75% della spesa sanitaria in Europa e in Italia viene assorbita dalle cure per neutralizzare gli effetti della cattiva alimentazione. La spesa farmaceutica annua è di 2,5 miliardi di euro solo per farmaci antitumorali. Senza le sovvenzioni statali il costo della carne sarebbe proibitivo per la maggioranza delle persone.

12: essere eticamente compatibile:

la carne è il risultato della sofferenza e dell’uccisione di miliardi animali senzienti allevati in modo brutale è uccisi nel più totale disprezzo della loro vita e della loro sofferenza; è un prodotto che avvalora la legge del più forte e che rende insensibili all’altrui sofferenza; degrada moralmente, preclude l’evoluzione dello spirito, rende più aggressivi, abbassa le frequenze energetiche dei chakra…

13. essere un alimento necessario e apportare benefici al nostro organismo:

la buona salute dei vegani dimostra che la carne non è necessaria alla nostra salute; non apporta benefici ma risulta essere la causa delle peggiori moderne patologie: diabete, ipertensione, uricemia, cancro, ictus, infarto…

 

L’informazione ambientale è uno dei passaggi chiave verso l’eco-Rinascimento fondato su un’economia sostenibile: Sustainability International Forum – sesta edizione

 

Non esiste futuro senza sviluppo. Non esiste sviluppo che non sia sostenibile. Su queste premesse si è svolta, il 25 novembre a Roma, presso la Lumsa, la sesta edizione del SIF - Sustainability International Forum, dal titolo “Informazione tra ambiente ed economia: un asset per il rilancio del Belpaese”, da anni momento privilegiato di dialogo e confronto fra istituzioni, aziende, associazioni, mondo accademico, media, studenti e cittadini, sui temi della sostenibilità.

Protagonista indiscussa di questa edizione è stata l’informazione ambientale. Un tema importante e uno dei principi guida della governance europea e nazionale. I problemi legati alle questioni ambientali e le difficili e molteplici soluzioni che ne derivano, hanno come conseguenza la necessità di un’informazione ambientale che possa stimolare una maggiore sensibilizzazione, consapevolezza e responsabilità da parte di tutti. La rotta verso uno sviluppo economico e sociale sostenibile passa necessariamente verso una corretta e costante informazione ambientale. Secondo i dati riportati dall’Osservatorio Eco-Media, nato dalla collaborazione tra Pentapolis Onlus e Lumsa e presentato nell’ambito del convegno, nel 91% dei casi l’informazione ambientale passa attraverso le pagine interne dei quotidiani, ad eccezione degli eventi drammatici e catastrofici, legati prevalentemente al dissesto idrogeologico del Paese, dove viene promosso alla “prima pagina”. Inoltre, il principale stakeholder richiamato nelle notizie è rappresentato dalle imprese nel 32% dei casi, a conferma che l’ambiente viene percepito come un importante asset economico sul quale puntare e investire, soprattutto in un contesto segnato dalla crisi; seguono i cittadini (12%), gli enti locali e la società civile (9%).

L’impressione che deriva dai primi risultati è che gli organi di informazione costituiscono parte integrante di un processo di trasformazione sociale e culturale che ha interessato l’opinione pubblica.

Nonostante la presenza significativa, ma non costante, della tematica ambientale nei quotidiani con maggiore diffusione, la poca pressione da parte del settore sulle questioni ecologiche produce una disattenzione della politica, che tende a concentrarsi sulle sollecitazioni maggiormente avvertite dall’opinione pubblica, rischiando di dimenticare che la sostenibilità, dall’energia alla mobilità, dall’alimentazione ai rifiuti e all’urbanistica, è destinata a condizionare in maniera determinante l’economia del futuro. L’Osservatorio Eco-Media si pone così come obiettivo quello di incentivare i grandi editori a garantire uno spazio costante delle tematiche green, che possa alimentare un circolo emulativo virtuoso a tutti i livelli. L’Osservatorio vuole, inoltre, stimolare una filiera produttiva di settore a zero emissioni, cercando, in tal modo, di giungere ad un prodotto finale “amico della natura”. 

Come ha sottolineato Massimiliano Pontillo, Presidente di Pentapolis Onlus: “La sostenibilità può e deve essere la leva da cui far ripartire una diversa economia, circolare, che sappia conciliare l’interesse generale con quello particolare, rimettere in movimento l’occupazione, soprattutto giovanile, e dare il via ad un nuovo eco-Rinascimento. L’informazione ambientale è uno dei passaggi fondamentali e può essere un elemento determinante per incidere realmente sulla coscienza collettiva e sui decisori pubblici: ma i media mainstream ancora non brillano per particolare attivismo”.

Nel corso della mattinata è stato assegnato il Premio Pentapolis Giornalisti per la Sostenibilità, alla sua prima edizione, un riconoscimento simbolico a quei professionisti che si sono particolarmente distinti per l’impegno in favore della divulgazione, anche scientifica, di tematiche ambientali. La Giuria ha decretato i vincitori: per la carta stampata, Antonio Cianciullo (La Repubblica) e una menzione speciale a Marco Gisotti (Tekneco) e Andrea Di Stefano (Valori); per la Radio, Massimo Cirri e Sara Zambotti (Rai Radio2) e una menzione speciale a Stefano Carnazzi (Lifegate); per la Tv, Luca Mercalli (Rai 3) e una menzione speciale a Mario Tozzi (La7); per il Web, Simona Falasca (Greenme.it) e una menzione speciale a Mauro Spagnolo (Rinnovabili.it) e Letizia Palmisano (blogger).

Molti ospiti illustri, tra cui Fabio Refrigeri, Assessore alle Infrastrutture, politiche abitative e ambiente della Regione Lazio, Bernardo De Bernardinis, Presidente Ispra, Alfonso Cauteruccio, Presidente Greenaccord, Giovanni Rossi, presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Eleonora Rizzuto, membro del Csr Manager Network e Carlo Maria Medaglia, Consigliere del Ministro Gian Luca Galletti, erano presenti all’evento e hanno dato il loro importante contributo nel corso di questa moderna “agorà”, riflettendo sulle sfide e le tendenze in atto a livello mondiale in tema di sviluppo sostenibile e analizzando il modo in cui la globalizzazione e la green economy stiano influenzando e orientando l’evoluzione di una crescita economica a misura d’uomo.

 

 

 

 I Ser.T, un dramma nel dramma dei familiari dei minorenni. Lo sfogo di due genitori.

 

Nel 2013 il numero dei detenuti nelle carceri italiane ammontava a circa 67.000 contro i circa 45.000 posti regolamentari, la percentuale media di sovraffollamento quindi era pari a circa il 50%. I detenuti tossicodipendenti rappresentavano il 21 % di tutta la popolazione carceraria: di questi, solo 3.331 persone hanno ottenuto l’affidamento ai servizi sociali, ossia il 22% del numero totale dei detenuti tossicodipendenti. Si calcola che, di tali misure, almeno 10 mila detenuti ne possano usufruire.

Per i tossicodipendenti e/o alcoldipendenti condannati che intendano intraprendere o proseguire un programma terapeutico, la legge italiana prevede infatti l’affidamento in prova ai servizi sociali e, per quelli in misura cautelare, la possibilità degli arresti domiciliari in comunità. E’ comprovato che l’uso di queste misure alternative facilita il recupero dei detenuti dal punto di vista fisiopsicologico e sociale e contribuisce, sia a ridurre il problema del sovraffollamento nelle carceri, che la pericolosità sociale del fenomeno. Da rilevare che, più cresce la disoccupazione, più aumentano le persone che fanno uso di stupefacenti e che un detenuto in carcere costa allo Stato circa 110 euro al giorno, in comunità residenziale ne costa 40.

A Roma, a Villa Maraini, in due giornate si è fatto il punto della situazione sul progetto “Alternative measures for drug offenders in Europe”. Per l’Italia il dottor Vincenzo Palmieri, della Fondazione Villa Maraini, per Roma, e il dottor Ezio Farinetti, del gruppo Abele, per Torino, hanno illustrato i risultati del progetto per le rispettive città, mentre il dottor Laurent Michel, della Croce rossa francese, il dottor Miguel Lago, della Croce rossa portoghese e il dottor Jiri Richter della Sananim, per la repubblica Ceca, hanno illustrato i risultati nei rispettivi Paesi. Molto atteso e seguito l'intervento di Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e presidente di Libera, per il quale proprio le mafie hanno uno zoccolo, e non è l'unico, che è quello delle sostanze stupefacenti. Non dobbiamo dimenticare che nel mondo l'unico mercato che in 50 anni non ha avuto mai un meno, ma sempre un più, è il mercato delle droghe.

La Fondazione Villa Maraini è uno dei principali centri italiani per la cura e riabilitazione delle tossicodipendenze. E’ l’unico centro anti-droga in Italia aperto tutti i giorni h24 e opera attraverso un insieme di strutture e servizi estremamente articolati e differenziati, in modo da poter offrire una vasta gamma di programmi terapeutici sulla base delle esigenze e bisogni dei singoli pazienti/utenti. In particolare, per i detenuti tossicodipendenti, la Fondazione svolge consulenza, accoglienza e orientamento in sede e all’interno di alcuni istituti penitenziari del Lazio ed è centro terapeutico residenziale e semi-residenziale per tossicodipendenti in misure alternative alla detenzione.

“Purtroppo i detenuti tossicodipendenti che beneficiano di questa misura sono ancora molto pochi. In 10 anni, su circa 900 persone che avrebbero potuto beneficiare delle misure alternative, solo 380 hanno ottenuto l’ok all’affidamento a Villa Maraini” afferma il dottor Massimo Barra, fondatore della onlus Villa Maraini, tra le cause principali: tempi lunghi nelle procedure amministrative per le autorizzazioni, anche a causa della burocrazia lenta dei Ser.t, scarso coordinamento tra i vari soggetti interessati: carceri, Ser.t, magistratura di sorveglianza, comunità di recupero. Oltre a ciò v’è il ritardo nei pagamenti delle rette da parte della Asl alle comunità terapeutiche.

Nel 2013 Villa Maraini ha accolto 30 persone in misura alternativa alla detenzione, per un totale di 4300 presenze h24, la concessione di misure alternative ad appena 30 detenuti ha permesso allo Stato di risparmiare oltre 765 mila euro in un anno.

Purtroppo non si è parlato del dramma vissuto dalle famiglie dei tossicodipendenti, soprattutto minorenni. Al convegno ne erano presenti molte. Oggi in Italia, su 10 ragazzi, almeno 4 hanno fumato uno “spinello”. Problema sociale che non ha precedenti e che non fa ben sperare per il futuro. Abbiamo raccolto la testimonianza di alcuni genitori presenti: “ci siamo accorti all’improvviso che nostro figlio, minorenne, faceva uso di droghe pesanti. Disperati, non potendolo più tenere in casa, abbiamo fatto una ricerca su internet per vedere se c’erano dei centri specializzati per trattare la tossicodipendenza disposti a prendere nostro figlio. Su internet ne contattammo uno che prometteva completa disintossicazione dopo almeno sette mesi. Scoprimmo poi che sulla rete c’erano tanti siti pubblicitari in primo piano facenti capo ad un unico stesso centro, quello che avevamo contattato. Addolorati, ma pieni di speranza, affidammo nostro figlio a questo centro e, con enorme sacrificio economico, accettammo di pagarne la retta, circa 2mila e cinquecento euro al mese. Dopo sei mesi fummo costretti a riprenderlo, nostro figlio non voleva più saperne di stare lì, e non potevamo costringerlo. Tornato a casa, riprese a drogarsi come prima… nottate da incubo in cui non lo vedevamo tornare, era diventato violento, spacciava…. Disperati ci rivolgemmo al Ser.t, in quanto ci avevano spiegato che, per mandarlo in una comunità a spese dello Stato, bisognava passare attraverso quest’ultimo. A maggio del 2013 il Ser.T prese in carico nostro figlio. Spiegammo che eravamo disperati, non eravamo più in grado di gestirlo. Eravamo lì per essere aiutati anche noi. Iniziarono i colloqui e le valutazioni di rito. Ci spiegarono che avrebbero iniziato con nostro figlio un progetto che doveva durare 6 mesi. Nel mentre avrebbe dovuto fare le analisi due volte a settimana per accertare la positività agli stupefacenti. Un assistente sociale gli sarebbe stato affiancato. Per sei lunghi, interminabili mesi, abbiamo portato mostro figlio a fare le analisi (ci risulta, anche molto costose) per sentirci dire ogni volta che erano positive, cosa di cui sin dall’inizio non dubitavamo, altrimenti non saremmo ricorsi alla struttura. Quanto all’assistente, alla fine del programma, ci affermò candidamente che poche volte aveva avuto modo di incontrarlo: si era semplicemente limitato a dirgli che, qualora avesse voluto parlargli, sarebbe stato a sua disposizione. Immaginate voi se, una persona che si droga, abbia voglia di parlare con un assistente sociale! A settembre 2013, a seguito del peggioramento della situazione, ci dissero di prendere appuntamento con il servizio di Igiene mentale della Asl per una valutazione congiunta. Batosta finale: a novembre il Ser.T ci rispose che in comunità mandavano, per loro regola, solo chi non faceva più uso da almeno tre mesi di sostanze stupefacenti. In ogni caso mancava la volontà dell'interessato. A saperlo prima! Ci rivolgemmo ai carabinieri per avere un consiglio i quali ci dissero che, anche se arrestato, quasi sicuramente nostro figlio, dopo qualche mese nel carcere minorile, sarebbe tornato a casa agli arresti domiciliari e, in più, palmierisarebbe stato marchiato a vita, quindi il gioco non valeva la candela. Nello stesso mese (a seguito di ripetute, e ripetute richieste per un appuntamento) il servizio di Igiene mentale della Asl prescrisse per nostro figlio una terapia farmacologica e alle nostre preghiere per poterlo mandare in una comunità (nostro figlio era irriconoscibile e non andava più a scuola, quindi rimaneva a casa da solo perché noi eravamo al lavoro), ci risposero che aspettavano la relazione del Ser.T, in quanto era questo che decideva. Si rimbalzavano la palla senza farci capire chi doveva fare cosa, quali erano i ruoli e le competenze, e intanto nostro figlio stava praticamente morendo. Abbandonati al nostro dramma, pensammo di rivolgerci a Villa Maraini. Non ci chiesero nulla e accolsero nostro figlio. Ora nostro figlio ha abbandonato le droghe pesanti ed è tornato a scuola, la speranza è rifiorita nei nostri cuori. A fine dicembre dal Ser.t ci telefonarono per informarci che la relazione era pronta e che potevamo andare a ritirarla. Non ci siamo più andati….!”. Nel nostro Paese, di situazioni simili, ce ne sono migliaia e migliaia e lo Stato latita.

Tornando al tema oggetto del convegno, chiediamo al dottor Vincenzo Palmieri quali proposte ritesse valide per migliorare la fruibilità delle pene alternative al carcere per i tossicodipendenti, le elenchiamo: apertura delle misure altenative a programmi ambulatoriali e maggiori concessioni dei possibili benefici. Abbreviazione dell’iter procedurale per la concessione del beneficio e delle relative autorizzazioni del servizio pubblico. Aumento delle strutture in grado di accogliere soggetti beneficiari di misure alternative al carcere. Aumento delle risorse economiche scandalosamente inadeguate.



Il Presidente del Tribunale di sorveglianza di Roma, dott.Alberto Bellet (a sinistra) con il dottor Vincenzo Palmieri, coordinatore del progetto di Villa Maraini.



 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì 04 Settembre 2014 14:45

IMPORTANZA DELLE COMBINAZIONI ALIMENTARI

Scritto da Franco Libero Manco

         In natura gli animali in genere fanno pasti monotrofici, cioè mangiano un solo tipo di alimento per pasto. E così dovrebbe essere anche per l’essere umano. Esistono però delle combinazioni tra alimenti tra loro favorevoli, altre invece sono da evitare poiché generano indigestione. Anche se è’ difficilde consumare un solo tipo di alimento per pasto, questo sarebbe auspicabile per una corretta assimilazione e digestione degli alimenti. Quindi la cosa migliore è cercare di associare tra loro cibi compatibili per tempi e modalità di digestione.

 

Un pasto mal combinato può sostare nello stomaco fino a 8 ore e oltre 70 nell’intestino. Pesantezza, sonnolenza e torpore dopo pranzo sono i tipici sintomi di fatica digestiva.            

 

Classificazione dei principali alimenti:

proteine: noci, cereali, arachidi, legumi secchi, formaggi, carni…

amidi: cereali, legumi secchi, patate, topinambur…

grassi: olio, burro, panna, margarine, noci…

verdura: ortaggi vari;

frutta dolce: fichi, uva, cachi, banane…

frutta semi acida: mele, pere, pesche, albicocche, prugne, ciliegie…

frutta acida: arance, pompelmi, limoni, fragole, pomodori…

 

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Si combinano bene con…

 

- le verdure si combinano bene con gli amidi, i grassi e le proteine.

- gli amidi si combinano bene solo con verdure e oli biologici, si combinano male con cibi acidi, zuccheri e proteine.

- le proteine si combinano bene solo con le verdure.

- la frutta va consumata preferibilmente da sola e lontana dai pasti: la grande quantità di acqua contenuta diluisce i succhi gastrici e produce fermentazione del bolo alimentare. Meloni e angurie sono da consumare lontani dai pasti. Il gelato o dessert in genere consumati a fine pasto causano disturbi alla digestione.

 

Sequenza degli alimenti nei pasti

 

E’ bene iniziare il pasto con gli alimenti più semplici e terminare con quelli più concentrati. Gli alimenti semplici sono quelli ad alto contenuto di acqua, come le verdure.

Mangiare solo se c’è la vera fame, mai per abitudine e variare il tipo di alimenti.

Bere meno possibile durante i pasti per evitare la diluizione dei succhi gastrici. Non bere un quarto d’ora prima e un quarto d’ora dopo i pasti.

Le spezie irritano l’organismo e alterano il gusto, aumentano la falsa fame, generano tossine.

Il sale da cucina è un sale inorganico quindi inassimilabile dal nostro organismo. E’ nocivo e quindi viene eliminato dal nostro organismo per via renale o attraverso i pori della pelle. Provoca edema, ritarda la digestione, intralcia l’escrezione, provoca idropisia. 

 

Cosa succede quando non si abbinano bene gli alimenti:

 

-         Prolungamento della digestione nello stomaco fino a 8 ore e fino a 70 nell’intestino.

-         Fermentazione e putrefazione del cibo ingerito.

-         Scomposizione incompleta del cibo.

-         Produzione esagerata di scorie tossiche; assimilazione solo parziale dei nutrienti; spreco di energia dell’organismo.

       -         Sviluppo di disturbi e malesseri.

 

Cosa succede se si abbinano bene gli alimenti:

 

-         Completa e veloce disgregazione, assimilazione ed utilizzo dei nutrienti.

-         Aumento del benessere psicofisico.

-         Maggiore efficienza ed energia.

      -         Maggiore rafforzamento delle difese immunitarie.

      -         Minore produzione di tossine.

      -         Raggiungimento e mantenimento del proprio peso forma.

 

Combinazione degli alimenti

 

La mancata combinazione degli alimenti è spesso la causa di molte allergie.

Gli acidi, di qualunque genere, inibiscono la secrezione del succo gastrico.

L’acido contenuto nei pomodori interferisce nella digestione sia delle proteine sia degli amidi.

Gli amidi hanno bisogno di un ambiente alcalino, le proteine di uno acido.

Gli amidi dovrebbero essere mangiati a pranzo, le proteine a cena.

Gli zuccheri insieme alle proteine ostacolano la digestione di queste ultime.

Gli zuccheri passano direttamente dallo stomaco nell’intestino.

Caramelle, marmellate, gelatine, zuccheri, sciroppi, pastarelle, pane, cereali, patate ecc. producono fermentazione.

L’aceto sospende la digestione salivare. 

 

COMBINAZIONI ALIMENTARI

PROTEINE:

raccomandato con verdure;

da evitare con amidacei e frutta.

 

AMIDACEI:

raccomandato con verdure;

da evitare con proteine e frutta. 

 

VERDURE:

raccomandato con proteine e amidacei;

da evitare con proteine, amidacei, frutta dolce, frutta semi acida, frutta acida.

 

FRUTTA dolce:

da evitare con proteine, verdure, amidacei, frutta acida, tollerabile con frutta semi acida.

 

FRUTTA semi acida:

da evitare con verdure, tollerabile con frutta acida.

 

FRUTTA acida:

da evitare con amidacei, verdure, frutta dolce, tollerabile con frutta semi acida.

 

(Frutta dolce:

datteri, cachì, banane, prugne, ciliege ecc.)

 

(Frutta semi acida:

fichi, uva, mele, pere, pesche, ciliegie, prugne ecc.)

 

(Frutta acida:

arance, ananas, fragole, ecc.)

 

 

Giovedì 07 Agosto 2014 20:11

Scritto da Franco Libero Manco


Abbattere un albero è come frantumare un’antica opera scultorea

 

L’albero più di ogni altra creatura contribuisce al mantenimento della vita sulla terra. Distrattamente guardiamo un albero e raramente apprezziamo la sua bellezza e la sua immensa importanza biologica. Bello, maestoso, benefico. Le sue radici abbracciano la terra in un connubio inseparabile; la sua forza sfida gli uragani; dai suoi rami, come mani protese verso il cielo, sgorgano foglie multiformi che catturano i raggi cosmici e solari; paziente accoglie nidi di uccelli e folle passeggere di volatili. Lo stormire delle fronde, dalle mille forme e differenti colori, giocano col vento in un delicato concerto sinfonico; all’ombra della sua chioma uomini e animali trovano riparo e sollievo. Quando a primavera si orna di fiori è come una sposa nel giorno delle nozze e i suoi frutti sono dono sublime per il banchetto degli invitati alla mensa della vita.

L’albero è molto più di un’opera monumentale di pietra, è una vera e propria cattedrale vivente, capace di trasportare a decine di metri di distanza, dalle radici all’ultima foglia, la sua linfa vitale. Senza l’albero e i suoi fratelli arbusti, indispensabili per il rinnovamento dell’ossigeno della nostra atmosfera, non ci sarebbe vita sul pianeta. Tutto vive solo in virtù delle piante, tutta la vita dipende dell’universo vegetale dal quale si nutrono gli animali erbivori e dei quali, purtroppo, si nutrono gli animali carnivori. L’albero vive anche senza l’uomo, ma l’uomo senza l’albero non potrebbe vivere. Il carbonio atmosferico è in gran parte assorbito dalle piante, principalmente dalle loro foglie, e dalle alghe degli oceani. In cambio sprigionano ossigeno, generosamente gratuitamente, per purificare la nostra atmosfera.

Noi pensiamo, l’albero percepisce; noi abbiamo vista binoculare, l’albero ha visione sferica. L’albero si nutre, dorme, comunica, addirittura con specie diverse. Significativo in tal senso fu l’episodio riportato da Renzo Boschera nel suo libro “I poteri esoterici degli animali e delle piante”, Ed. Arcana. Racconta che sotto un vecchio salice si davano appuntamento tutti i giorni alle ore 15, sia d’inverno che d’estate, una ventina di gatti. In certi momenti sembrava che tra gli animali e la pianta ci fosse un dialogo, uno scambio di informazioni secondo codici paranormali. Però il proprietario decise di abbattere la pianta per utilizzare il terreno in modo differente. Sembra che la pianta, avendo percepito la volontà del contadino, chiese aiuto ai suoi amici gatti che si organizzarono per impedire il fitocidio. E quando l’uomo munito di accetta arrivò davanti al salice, trovò una scena del tutto inaspettata: i gatti si erano messi in cerchio intorno alla pianta manifestando i loro propositi bellicosi. Alcuni avevano il pelo teso, la schiena inarcata e sbuffavano minacciosamente; altri emettevano miagolii acuti, come se volessero lanciare un grido di guerra.

L’uomo cercò di scansare i gatti e di alzare l’accetta, ma dovette darsela a gambe. E altri due tentativi andarono ancora peggio. Quando l’uomo desistette dal suo proposito e pensò solo di potare l’albero i gatti scomparvero lasciando campo libero all’iniziativa incruenta dell’uomo. Ma a causa della richiesta di terreni da adibire a monocolture e a pascoli per animali, e alla richiesta sempre più pressante di legname, oltre all’insana, criminale tendenza degli incendi boschivi, la terra è sempre più spoglia di foreste, boschi e vegetazione, e questo causa devastanti fenomeni come uragani, cicloni, terremoti, smottamenti di terreni, valanghe, inondazioni, siccità, erosione, scomparsa dell’humus ecc. Una enorme quantità di perturbazioni atmosferiche sono dovute al flagello del disboscamento.

Con le tremende attrezzature moderne a lame rotanti i boscaioli in pochi minuti recidono un gigante secolare della foresta per la cui esistenza si sono associati gli elementi primari dell’universo (terra, acqua, aria e sole) per dar vita a quest’opera d’arte, che l’essere umano non ha ancora imparato ad apprezzare, a rispettare, a guardare con gratitudine. Verrà il tempo in cui abbattere un albero, senza giustificato motivo, sarà considerato un reato contro la vita.

 

Sabato 05 Luglio 2014 08:48

Scritto da Franco Libero Manco

Negli ultimi anni parlare di alimentazione è diventato un fatto talmente frequente da rasentare l’ossessione. Esperti in materia si alternano in televisione il cui chiodo fisso è trovare la soluzione per far continuare a mangiare ciò che piace alla gente senza rischiare malattie o obesità. Ognuno propone una sua teoria. Ma tutti stanno molto attenti a considerare prodotti animali alimenti da abolire dalla dieta.

Anche le persone più informate in fatto nutrizionale dimostrano di non avere le idee chiare su quale sia la giusta alimentazione per noi umani e tutta la loro scienza si limita alla riduzione dei quantitativi di quello che viene convenzionalmente consumato, convinti che occorre mangiare un po’ di tutto (ma con moderazione) perché l’essere umano è, considerato, onnivoro.

Le soluzioni proposte dalle infinite diete in circolazione creano confusione da indurre anche i più ben intenzionati al rifiuto di qualunque regola e a continuare a mangiare seguendo il proprio gusto. E così c’è la dieta Atkins che propone il consumo illimitato di proteine e grassi; la dieta Banting, che favorisce le proteine e bandisce i grassi e gli zuccheri; la dieta Fletcher, che dà importanza ad una lunghissima masticazione; la dieta Hay, che propone una dieta dissociata; la dieta Mayo, che fa grande uso di uova e frutta escludendo i carboidrati; la dieta Messeguè, ipocalorica e ricca di tisane depurative disintossicanti; la dieta Pritikin, con il consumo di carboidrati complessi; la dieta a Punti, con riduzione drastica di carboidrati; la dieta a Zona e poi le diete ipocolesterolemizzanti, la dieta rotazionale, la dieta ipocalorica, la dieta iposodica, la dieta disintossicante, la dieta dei gruppi sanguigni, la dieta South Beach Diet, ecc. ecc.

A tutto questo si aggiunge la considerazione di molti che tutto inquinato: aria, terra, mare, verdura, frutta ecc. e che tanto vale mangiare quello che si desidera. Secondo me proprio da questo deriva la necessità di indirizzare le proprie scelte per favorire la produzione di alimenti biologici. In ogni caso è bene ricordare che la peggiore frutta è mille volte migliore della migliore bistecca. C’è una differenza abissale tra il tipo ed il quantitativo di inquinanti tra prodotti vegetali e animali. Studi effettuati in tal senso riportano un livello di inquinamento della carne circa 14 volte più dei vegetali. Inoltre, i vegetali, per il loro alto contenuto di acqua e fibra facilitano la veloce espulsione delle sostanze nocive. Mentre i prodotti di derivazione animale (oltre ad essere privi di fibre) contengono non solo gli inquinanti degli alimenti somministrati agli animali, ma le malattie dell’animale stesso, lo stress, la disperazione, l’adrenalina della mattazione, oltre le sostanze tipiche degli organismi in putrefazione: indoli, fenoli, istamina, ammoniaca, putrescina, cadaverina ecc. sostanze riconosciute cancerogene ecc.

Tutto questo genera tra la gente comune una totale confusione perché si trascura l’aspetto più semplice quanto importante del problema: quello di capire per quale “carburante” è progettata la macchina umana. L’unico vero strumento, chiaro, inconfutabile che ci consente di capire quale è la dieta adatta a noi è quella stabilitsa dell’anatomia comparata: gli esseri umani sono frugivori, come le scimmie antropoidi la cui dieta ideale è di frutta, germogli, radici e semi, praticamente la dieta vegan tendenzialmente crudista. Il resto è fumo negli occhi, perdita di tempo e di salute. Di questo ho conferma ogni giorno. Qualunque altro alimento è estraneo al nostro organismo e quindi dannoso. Ridurre il quantitativo delle sostanze inadatte e non previste per noi dalla natura non è sufficiente a scongiurare le molte patologie dovute ad un’errata alimentazione.

In natura i mammiferi si dividono in carnivori, erbivori e frugivori. I carnivori hanno denti, stomaco, succhi gastrici e intestini adatti a consumare fondamentalmente carnami, gli esseri umani no. Gli erbivori hanno denti, stomaco e intestini adatti a consumare fondamentalmente erba, gli esseri umani no. I frugivori hanno, come noi, denti, stomaco e intestini adatti a consumare fondamentalmente frutta.

La struttura anatomica stabilisce chiaramente l’alimentazione cui è programmata ogni specie. L’essere umano, copia dei suoi cugini gorilla, scimpanzé, bonobo e orango, non può essere considerato onnivoro solo perché le circostanze lo hanno obbligato a mangiare di tutto: è come considerare onnivora la mucca costretta negli allevamenti a consumare cereali e farine di animali.

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