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Tecno

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Gianni Viola

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Milano, 5 giugno 2015 – E’ disponibile da poche settimane su AppStore e GooglePlay YouPony, la nuova piattaforma freemium di annunci che aggrega domanda e offerta di spedizioni e consegne locali, nazionali e internazionali, per oggetti di qualunque dimensione, dal formato busta, al carica batterie del PC dimenticato a casa, agli sci per la gita in montagna, al trasloco dei mobili di un intero appartamento. YouPony appartiene al fenomeno del consumo collaborativo come parte del sistema sharing economy, ed è stata sviluppata da un gruppo di 8 soci italiani che hanno messo insieme le loro diverse anime e lo spirito di innovazione e cambiamento con l’obiettivo di riformare la vecchia metodologia logistica rompendo gli schemi tradizionali e introducendo un nuovo modo iperfunzionale di fare consegne: più veloce, più economico, più sicuro e più sostenibile.  YouPony è una App gratuita, semplicissima da usare, per effettuare consegne di fiducia collegando i Senders - coloro che spediscono - in cerca di spedizioni veloci, affidabili e a basso prezzo, con i Pony - coloro che consegnano - disponibili 24/7 grazie agli smartphone, pagati per portare qualcosa con sé mentre si spostano in città o nel mondo con qualsiasi mezzo di trasporto. Senders e Pony…
Venerdì 06 Giugno 2014 16:41

Scritto da Daniela Daveri
Sheref Mansy, ricercatore Armenise-Harvard al CIBIO di Trento, realizza un metodo di comunicazione chimica intercellulare a comando che sfrutta cellule artificiali create ad hoc. Nuove possibilità terapeutiche per le infezioni batteriche La notizia pubblicata su Nature   Boston-Trento, giugno 2014. Una nuova tecnica che impiega cellule artificiali potrebbe aprire presto nuove frontiere per la cura delle infezioni batteriche, per esempio le infezioni polmonari di pazienti affetti da fibrosi cistica. A lavorare in questa direzione è Sheref Mansy, giovane scienziato statunitense arrivato in Italia nel 2009 al Centro di Biologia Integrata (CIBIO) dell’Università di Trento grazie al sostegno della Fondazione Armenise-Harvard. Insieme al suo gruppo di ricerca, Mansy sta lavorando ad un progetto che permetterà di controllare il comportamento delle cellule naturali senza modificarle geneticamente, utilizzando le cellule artificiali per dire a quelle naturali cosa devono fare. Il problema è che spesso le cellule non sono in grado di rispondere naturalmente ai segnali scelti per impartire loro delle istruzioni. Per ovviare a questo limite ci si affida all’ingegneria genetica: modificandole geneticamente possono acquisire nuove capacità. Ma nel momento in cui il contenuto genetico di una cellula vivente viene modificato, anche il suo comportamento cambia. La nuova strada del team di Sheref…
Giovedì 08 Maggio 2014 11:33

Scritto da Daniela Daveri
Giovane ricercatrice Armenise-Harvard dello IEO scopre nuove proteine bersaglio per le terapie contro il cancro al seno e al polmone   Milano, maggio 2014. La “proteomica chimica” o “chemo-proteomica” sta emergendo come uno degli approcci più efficaci per comprendere in maniera più accurata il meccanismo moleculare di azione di farmaci in fase di studio. La proteomica chimica nasce dalla combinazione di varie metodologie sperimentali e offre la possibilità di testare contemporaneamente il legame di tutte le proteine cellulari con una molecola biologicamente attiva (il farmaco) utilizzando condizioni molto vicine a quelle fisiologiche. L’analisi inoltre è omnicomprensiva e quindi ha la potenzialità di scoprire qualsiasi nuova proteina bersaglio, non solo quelle ipotizzabili sulla base di conoscenza a priori, ma anche quelle totalmente impreviste/inaspettate. Utilizzando la chemoproteomica Tiziana Bonaldi, giovane ricercatrice rientrata nel 2008 in Italia allo IEO (Istituto Europeo di Oncologia) grazie al programma Career Development Award della Fondazione Armenise-Harvard, sta conducendo una ricerca di “target deconvolution”, ovvero di caratterizzazione del repertorio dei bersagli molecolari di farmaci anti-tumorali. La “target deconvolution”, condotta negli stadi iniziali del lungo processo di ricerca e sviluppo di nuovi farmaci, aiuta a comprendere l’esatto meccanismo di azione a livello molecolare, identificando sia i bersagli principali, sia…
Due giovani scienziati finanziati dalla Fondazione Armenise-Harvard scommettono sul futuro della ricerca italiana e approdano alle Università di Trento e di Padova.   Boston - Padova – Trento, 11 aprile 2014. Perché tornare? Perché tornare proprio adesso nel bel mezzo della crisi? I nostri ricercatori si sentono fare spesso questa domanda e forse all’inizio se la sono posta anche loro. Prendere la decisione di tornare in Italia per intraprendere una carriera scientifica richiede alcune caratteristiche ammirevoli: intenzione a stabilirsi nel miglior istituto di ricerca, attaccamento al paese di origine e, inoltre, un po’ di coraggio, come ce n’è voluto per partire anni prima. Fortunatamente per la comunità scientifica italiana, sono molti questi giovani coraggiosi e ogni anno il programma Armenise-Harvard Career Development Award attira alcuni dei migliori e promettenti ricercatori, italiani e internazionali. Adesso è il turno di Andrea Lunardi e Graziano Martello. La collaborazione tra la Fondazione Armenise-Harvard e prestigiose Università italiane, come quella di Trento e di Padova, continua quindi a dare i suoi frutti e sono già diciannove i giovani ricercatori, italiani e stranieri, che hanno deciso di scommettere sul loro futuro, lasciando brillanti posizioni all’estero per aprire i propri laboratori in Italia grazie al programma Armenise-Harvard…
Giovedì 30 Gennaio 2014 16:41

DAL SANGUE CORDONALE NUOVE SPERANZE DI VITA

Scritto da Elisa Starace Pietroni
Un intervento del prof. Franco Aversa Direttore Ematologia e Centro Trapianti Università di Parma   Il prof. Franco Aversa, Direttore di Ematologia e Centro Trapianti dell'Università di Parma - uno dei maggiori esperti, a livello mondiale, nel trapianto di cellule staminali - fa il punto sui risultati finora ottenuti e sulle prospettive di cura possibili, oggi e in un futuro più o meno breve, dall' impiego di cellule staminali del cordone ombelicale. Nel suo autorevole intervento, Aversa sottolinea la grande importanza della donazione e della raccolta del sangue cordonale, oggetto e finalità del lavoro delle volontarie Adisco (Associazione donatrici italiane sangue cordone ombelicale) o.n.l.u.s. nata in campo nazionale nel 1995. D - Professore, quali i vantaggi del trapianto di cellule staminali emopoietiche e particolarmente quelle del cordone ombelicale ? "Sino ad alcuni decenni or sono la speranza di sopravvivenza di molti pazienti affetti da gravi malattie ematologiche e da particolari tumori dipendeva unicamente dalla possibilità di un trapianto di cellule staminali emopoietiche quelle cioè che generano gli elementi del sangue – globuli rossi, bianchi e piastrine – e ripristinano il controllo immunitario contro le infezioni e i tumori. Le cellule staminali sono presenti nel midollo osseo, nel sangue periferico e…
Per la prima volta nel mondo, un'equipe anglo-austriaca, ha realizzato un mini cervello umano, un organoide cerebrale, cioè in modello in vitro di un organo del corpo umano, che ha abbozzi di strutture cerebrali, come  la corteccia, le meningi, il plesso coroideo, ma ne mancano altre come ippocampo ed il prosencefalo ventrale. E’ una ricerca importante dal punto di vista teorico ed applicativo, si potranno comprendere meglio le cause di difetti neurologici congeniti, si potranno provare nuove molecole, candidate per una  terapia  neurofarmacologica. Avere a disposizione un modello neuronale complesso simile al cervello umano, può consentire, più di qualsiasi animale, di testare in modo più sicuro, efficace, in provetta, senza usare cavie, nuovi farmaci per le patologie neurologiche. E questo modello potrà fornire informazioni utili sulla terapia, con innesti cerebrali di cellule staminali, per “rigenerare” tessuti encefalici lesi da patologie o traumi. Sono state già impiegate, con pieno successo, cellule staminali indotte, le Ips, derivate dai fibroblasti della pelle di un uomo adulto. E’ la prima volta che si costruisce in laboratorio un cervello funzionante. Al di là di ogni considerazione, anche etica, il solo fatto che il modello di organo umano più complesso, si possa  costruire in laboratorio e si…
Venerdì 11 Ottobre 2013 20:37

Scritto da Daniela Daveri
Ricercatore Armenise-Harvard del San Raffaele studiando i farmaci per l’osteoporosi scopre inaspettatamente un nuovo adiuvante per i vaccini   Milano, 10 ottobre 2013. Da uno studio sul ruolo dei macrofagi linfonodali nell’immunità antivirale, Matteo Iannacone e i suoi collaboratori dell’Istituto Scientifico San Raffaele e della Harvard Medical School, hanno scoperto una nuova imprevedibile proprietà dei bifosfonati, farmaci clinicamente approvati e già utilizzati da milioni di pazienti come inibitori del riassorbimento osseo nel trattamento dell’osteoporosi. I ricercatori hanno scoperto che questi farmaci possono essere impiegati come adiuvanti immunologici per migliorare le risposte protettive ai vaccini. Un altro importante caso di serendipity nella ricerca scientifica che al tempo stesso ha il vantaggio di accorciare i tempi di approvazione clinica, avendo già superato i test tossicologici, e di tagliare i costi di sviluppo. Si tratta infatti di una nuova strategia nella progettazione farmacologica, detta re- positioning. Si è notato che molti farmaci già approvati per alcune patologie tengono nascoste nuove e interessanti proprietà farmacologiche per malattie completamente diverse dall’uso a cui erano destinati.La ricerca, finanziata dallo European Research Council e dalla Fondazione Armenise-Harvard, è stata pubblicata oggi sulla rivista Cell Reports. La produzione di vaccini sicuri ed efficaci richiede, oltre a componenti derivati…
Domenica 01 Settembre 2013 12:01

Scritto da Giuseppe lorin
Il Progetto Archimede esportato in Spagna si è dimostrato scientificamente all’avanguardia; si sarebbe potuto sviluppare in Italia essendo vantaggioso, ma la politica italiana dei primi anni del 2000 ha sempre umiliato la ricerca. Un direttore d'orchestra, un architetto, una farmacologa studiosa delle staminali e un premio Nobel per la Fisica si sono meritati il riconoscimento di conferito dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano: “Sono convinto che dai quattro senatori a vita così prescelti verrà un contributo peculiare, in campi altamente significativi, alla vita delle nostre istituzioni democratiche, e - in assoluta indipendenza da ogni condizionamento politico di parte - all’attività del Senato e dell’intero Parlamento”. Attraversiamo le ingiustizie subite dal nostro Premio Nobel 1984 conferito per la Fisica a Carlo Rubbia condiviso democraticamente con il collega olandese Simon van der Meer. Nella menzione ufficiale della Reale Accademia di Svezia i due fisici vennero premiati "per il loro decisivo contributo al grande progetto che condusse alla scoperta delle particelle di campo W e Z, mediatrici dell'interazione debole". L'interazione debole che opera nel profondo della materia, laddove risiedono quark e leptoni, è uno dei quattro fondamentali campi di forza dell'universo: la gravità, l'elettromagnetismo, l'interazione nucleare forte e l'interazione nucleare debole, appunto!…
  Trovata la molecola antitumore?
Douglas Engelbart, ingegnere elettronico dell'Oregon e inventore del mouse, è scomparso all'età di 88 anni. Geniale e visionario, da sempre convinto dell'importanza di migliorare l'interazione fra uomo e macchina,  Engelbart fu responsabile dei sistemi radio della marina nelle Filippine durante la seconda guerra mondiale, e in seguito si dedicò con successo a numerosi campi dell'informatica. La visione di Engelbart fu influenzata da un articolo di Vannevar Bush, tecnico e scienziato che teorizzava sul possibile sviluppo futuro dei sistemi tecnici e informatici, e culminò nei primi progetti di posta elettronica, interfaccia grafica, ipertesto e videoconferenze. Ma la scoperta per la quale l'ingegnere è entrato nella storia riguarda una piccola scatola di legno con ruote di metallo, il cui prototipo realizzò nel 1964 mentre lavorava all'Augmentation research center. Inizialmente definito da Engelbart con il nome di "indicatore di posizione X-Y per display", in seguito divenne il "mouse" che tutti conosciamo, grazie alla sua somiglianza con il roditore. Nel giugno 1967 Engelbart ottenne il brevetto, e l'anno successivo il "topolino" venne presentato al Join computer conference di San Francisco. Nel giro di poco tempo la Xerox, oggi attiva in quasi 200 paesi e produttrice di stampanti e fax, realizzò lo Star, primo computer…
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