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Cultura

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Free Lance International Press

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Venerdì 26 Giugno 2015 10:13

Scritto da Elena Sidoni
La mostra il Barocco a Roma. La meraviglia delle arti si presenta come contenitore sintetico del fenomeno culturale complesso che si è sviluppato nel Seicento. A Palazzo Cipolla l’esposizione, attraverso le opere, ci introduce alla pittura, alla scultura, all’architettura barocche, ma anche alle altre espressioni della cultura e della società dell’epoca. Ogni tema è poi suscettibile di approfondimento attraverso eventi satellite, conferenze, concerti, visite guidate e offerte didattiche. Il pubblico di qualsiasi età, formazione e nazionalità può scegliere, seguendo i propri interessi e curiosità, di approfondire la conoscenza di opere, tecniche esecutive, luoghi a cui solitamente non gli è consentito l’accesso. Il tutto fino al 26 luglio. Il sito www.mostrabaroccoroma.it è il punto di riferimento per le date degli eventi e il resoconto di quelli passati, per la personalizzazione del percorso tramite la app da scaricare, i cui contenuti possono essere condivisi sui principali social networks. Uno degli aspetti più interessanti della cultura barocca è la festa. Di questo fenomeno sociale è stata tramandata memoria tramite le stampe, oltre che nei racconti delle cronache. Alcuni esemplari sono presenti alla mostra di Palazzo Cipolla, mentre interamente dedicata alle incisioni è l’esposizione al Museo di Roma, che annovera questa tipologia di opere…
Giovedì 25 Giugno 2015 14:57

Scritto da Nicoletta Chiorri
“Quando ho pensato di dedicare questa edizione de L’Isola del Cinema al tema della Luce, naturalmente avevo in mente l’invenzione dei Fratelli Lumière di 120 anni fa…quei fratelli che avevano nel loro nome un destino legato alla Luce”. Così Giorgio Ginori, direttore artistico dell’Isola del Cinema, ha introdotto la XXI edizione della manifestazione sul cinema intitolata: “L’Ile Lumière”. Dal cuore di Roma al mondo e ritorno, su un palcoscenico di inestimabili emozioni, l’Isola Tiberina, Patrimonio Artistico dell’Umanità, sarà una ribalta di cinema e creatività: un’Isola della Luce, rievocando appunto i due fratelli che diedero vita a questa straordinaria forma d’arte, e in virtù del fatto che il 2015 è stato proclamato dall’Unesco “Anno internazionale della Luce e delle tecnologie basate sulla Luce”. L’Isola Tiberina si trasformerà in un grande set cinematografico per accogliere, come ogni anno, film, registi, produttori, attrici, attori e autori, contenitore di tutti i mestieri della Settima Arte, tra eventi speciali, proiezioni, incontri e dibattiti. Appassionatamente italiana, ma pronta a confrontarsi con gli altri Paesi per favorire e sviluppare un rapporto di scambio culturale e cinematografico, il Festival aprirà una finestra sulle capitali e periferie del mondo, alla presenza di molti artisti e personalità illustri. La nuova…
Una grande festa del cinema che coinvolgerà l’intera città di Roma. Questo è il progetto CityFest, organizzato dalla Fondazione Cinema per Roma, presieduta da Piera Detassis, e curato da Mario Sesti, Gianluca Giannelli e Fabia Bettini, che vedrà diversi centri culturali della città, dall’Auditorium Parco della Musica alle sale cinematografiche, dalle Università al MAXXI, dalla Casa del Cinema al Teatro Biblioteca Quarticciolo, dal Teatro Villa Torlonia fino alla Casina di Raffaello, diventare un grande contenitore di eventi speciali, intrattenimento e formazione. Tra Giugno e Luglio si alterneranno spettacoli, masteclass, incontri, proiezioni e anteprime. Tra le novità della manifestazione, un nuovo format delle masterclass: illustri e autorevoli personalità terranno lezioni di cinema coadiuvati da clip selezionate e materiali inediti. Il primo incontro sarà con il regista cult danese Nicolas Winding Refn, che ha diretto grandi produzioni internazionali, da “Drive”, premiato a Cannes, a “Solo Dio Perdona”, presente con il documentario, realizzato con la moglie Liv Corfixen, My Life Directed By Nicolas Winding Refn. Il 23 Giugno al Maxxi si potrà assistere alla proiezione di “Help!” di Richard Lester: un viaggio indietro nel tempo fino al lontano giugno 1965 quando si tenne a Roma lo storico concerto dei Beatles. Presenti alla serata…
  Teatro Eliseo E’. Una “E” maiuscola per il Teatro Eliseo e una “e” minuscola per il Piccolo Eliseo, sono i brand scelti per inaugurare la riapertura della sede storica di via Nazionale. Un messaggio di grande impatto che vuole trasmettere il concetto di un’identità importante, portavoce di integrità, di vita, di positività, di fiducia nei confronti di un ambizioso progetto culturale che va oltre l’idea tradizionale di teatro. Con queste premesse riapre il sipario del Teatro Eliseo con una stagione ricca di interessanti novità. Deus ex machina di questa radicale trasformazione e rinascita, sull’onda di un’incisiva ottimizzazione, è Luca Barbereschi: “farò del Teatro Eliseo il nuovo Beaubourg italiano”. Con queste parole il neo Direttore Artistico lancia la sua nuova sfida. Prima scommessa è recuperare e riconsegnare alla città il suo teatro per renderlo polo d’eccellenza, nucleo pulsante del territorio, che da sempre rappresenta la memoria depositaria di un elevato valore culturale. Gettate così le fondamenta per instaurare un rapporto sinergico teso ad ampliare il più possibile le offerte culturali, scientifiche e d’intrattenimento, nell’ambito di un contesto che privilegia l’interazione sociale, grazie anche ai tredici progetti speciali che affiancheranno il programma della prima stagione. Il nuovo assetto del teatro vuole…
Giovedì 28 Maggio 2015 13:26

Scritto da Nicoletta Chiorri
Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo (Voltaire). Tutto pronto per l’ottava edizione del Film Festival Senza Frontiere, che si terrà alla Casa del Cinema dal 5 al 7 Giugno 2015. La nuova edizione sarà incentrata sul concetto di libertà, nel senso più ampio del termine, inteso come la necessità di condividere, conoscere e lottare per la libertà di espressione, lontana da vincoli e barriere costruite su paure e pregiudizi. La kermesse accende i riflettori sul Medio Oriente, la Russia, l’Iran attraverso una selezione di film provenienti da cinematografie internazionali legati da un fil rouge che passa dai conflitti ai grandi temi e dilemmi del nostro tempo. In apertura del festival l’anteprima italiana di Taxi, del regista iraniano Jafar Panahi, vittima nel suo Paese di persecuzioni, a cui è preclusa la possibilità di dirigere, scrivere e produrre film, viaggiare e rilasciare interviste. Nonostante ciò il 14 febbraio 2015 Jafar Panahi ottiene un ambito premio: l'Orso d'oro al 65° Festival internazionale del cinema di Berlino proprio con il film Taxi, girato in clandestinità a causa del divieto imposto dal governo iraniano. La pellicola raccoglie le testimonianze dei passeggeri del suo taxi, e dipinge uno spaccato eterogeneo, multicolore e…
Martedì 26 Maggio 2015 17:34

Scritto da Michela Zanarella

Biagio Laponte ama la sperimentazione e la ricerca sonora. Sound engineer nel mondo della musica classica e della world music, vanta produzioni con Giovanni Sollima, Giuseppe Ettorre, Filarmonica della Scala, Orchestra Rai di Torino, e altri.

E' produttore e compositore di musica contemporanea elettronica.

Molti singoli e remix lo avvicinano ad un pubblico di ascoltatori interessati a questo genere. Nel 2014 entra a far parte del mondo teatrale, dove trova ispirazione per il suo ultimo progetto musicale Khaos, che sarà pubblicato da Drummond DSP.

 

Sei un produttore di musica elettronica, ambient, come sei entrato nel mondo della musica e perchè hai scelto questo genere?

 

E’stato il percorso che mi ha portato al mio fare oggi. Ho iniziato a suonare un po’di strumenti acustici, e più scoprivo gli svariati timbri esistenti, più volevo conoscerli e praticarli. Ma è impossibile suonarli tutti, così ho intrapreso il percorso per conoscere la fisica acustica da vicino. Ho messo piede nel primo studio di registrazione in qualità di tecnico del suono, registrando molti album di musica classica e world per poi passare alla produzione e alla composizione elettronica. Non ho proprio scelto questo genere avendo le idee chiare su cosa fare, ma potrei dire che ci sono arrivato. La musica ambient ha una varietà timbrica e una possibilità di modulazione che riesce a penetrare dritta a stimolare l’immaginazione di chi ascolta, evoca paesaggi e ricordi, per alcuni aspetti la definirei astratta, ma il beat elettronico le dà quella pulsazione che ti fa sentire ancora sveglio e tiene vigile l’attenzione sul presente.

 

KhaosHai concluso da poco il tuo primo progetto discografico "Khaos", come nasce questo album e qual è la sua particolarità?

 

L’album nasce a stretto contatto con le mie esperienze con il teatro di ricerca. Praticando nuove forme per immaginare e creare, accostando il mondo dell’arte a quello urbano, nasce uno scambio tra i due, una magia che mi ha molto ispirato a comporre questa musica.

La sua particolarità oltre che concettuale sta nelle sonorità, c’è uno zoom sull’ambiente urbano della metropoli registrato da me in alcune città d’Italia che fa da sfondo alla musica. Questo ambiente accoglie i ritmi a volte frenetici e a volte lenti ed echeggiati, in base al punto d’ascolto che si ha nei confronti della città. Nel senso che se ci vivo dentro ho a che fare col suono dei motori, le sirene e segnali acustici di tutti i tipi che senza dubbio disturbano il mio udito, ma allontanandosi sempre di più quei suoni diventano prima echi e poi rumore di fondo. Il percorso musicale si muove su questi livelli di presa di coscienza dell’attimo in cui ci troviamo e su cosa stiamo ascoltando.

 

Ci dai qualche breve cenno delle dieci tracce contenute in Khaos?

 

Per questo vi invito ad avere un po’ di pazienza, sarebbe impossibile trovare le parole per eguagliare le sonorità create. Ma posso dire che la sincronicità, il tempo e lo spazio, la deriva urbana, la ricerca del silenzio e l’oltrepassare i confini del rumore cittadino sono temi che ho voluto trasformare in suoni e in musica. Spero di esserci in qualche modo riuscito, lo scopo dell’album è portare alla riflessione di queste tematiche tramite la piacevole sensazione di ascoltare musica. Mi piace vederlo come un dipinto esposto in galleria, dove tramite i suoi colori e le sue forme ci si immerge in un mondo interiore che potrebbe migliorare ciò che ci circonda.

 

Qual è il punto di forza della tua musica? Perchè la gente ti dovrebbe ascoltare e scegliere tra le tante proposte del mercato discografico?

 

Bella domanda. Non ci ho mai pensato a dir la verità, ma sicuramente c’è dentro una grande fetta del mio essere, del mio pensiero e in parte anche quello di qualsiasi persona che vive il nostro tempo. La musica che compongo prova ad essere un riflesso della realtà che viviamo, un doppio filtrato dalle mie percezioni che trasformo in suoni. Non so cosa dire riguardo al mercato discografico se non che è oggi è arrivato ad essere una macchina schiaccia sassi e spesso solo per poter vendere il prodotto mette a rischio la qualità della musica stessa. Per fortuna che ancora esistono case discografiche indipendenti che appoggiano e valorizzano le tue idee, tra queste Drummond Records, che mi ha accolto con molto interesse.

 

Esiste un collegamento con il termine greco antico "Chaos" con la scelta del titolo del tuo lavoro?

 

Si. Khaos è il nome che più rappresenta il percorso musicale dell’album. “Nelle antiche cosmologie greche, il complesso degli elementi materiali senza ordine che preesiste all’universo ordinato.” Queste sono le parole che mi hanno colpito, perché oggi, nel mondo, i movimenti in atto sono molto caotici e la speranza è quella di trovare, dopo il caos, una forma adeguata al benessere comune per tutti.

 

Cosa porta un artista ad autoprodursi? Una tua riflessione.

 

Mi collego alla domanda precedente sul mercato discografico. Il motivo per cui oggi tanti artisti si autoproducono è soprattuto per avere la piena libertà di esprimersi, per comunicare tramite l’arte, perché si vuole dire qualcosa, perché il mondo viaggia verso direzioni opposte e in qualche modo è un buon compromesso per salvaguardare la cultura contemporanea, anche se i guadagni non sono elevati e a volte minimi, anche se non sforniamo prodotti per la massa, ci teniamo alla sincera espressione artistica per lasciare un segno originale ed un segnale di risveglio a chi ci ascolta.

 

Cosa pensi della musica etnica? La musica elettronica sarà la musica del futuro?

 

Penso che la musica etnica sia cultura, cultura dei popoli, un' impronta digitale sonora dei vari luoghi del mondo. Senza il ritmo dell’Africa non avrei mai formulato le strutture ritmiche che potrete ascoltare all’interno di Khaos. Come senza i mantra ipnotici indiani non avrei creato il senso di ripetizione minimale. Nella musica etnica e nelle sue culture secondo me c’è l’anima del mondo, ognuno di noi dovrebbe conoscere, approfondire, ricercare e praticare questo tipo di passione nella poesia, nel teatro, nei dipinti, nei linguaggi e nei suoni. Per quanto riguarda la musica elettronica, ti dà la possibilità di rendere il suono una materia malleabile e trasformabile in svariate forme. Tutto ciò è possibile grazie ai grandi progressi della tecnologia apportata alla musica ma non la definirei la musica del futuro. Esiste già e coesiste insieme a tutte le altre forme musicali come la musica barocca, l’opera lirica, il pop e il punk. Diventerebbe noioso andare tutti i giorni ad ascoltare i concerti di Tim Hecker o di Ryuichi Sakamoto se non fosse possibile anche ascoltare un concerto tra quelli dei Radiohead o di Bob Dylan, o perché no una bella sinfonia di L.V. Beethoven.

 

 

Il Festival della Poesia Europea a Francoforte sul Meno nella sua ottava edizione si svolgerà dal 22 al 25 maggio 2015 e vedrà la presenza di poeti provenienti da diverse nazioni europee. Quest' anno si omaggia Goethe con un pamphlet di poesie tradotto in 15 lingue, ideato dalla direttrice del Festival, Marcella Continanza. Goethe come simbolo di una poesia che è forza illuminante, resistenza in un tempo complesso come quello che la società sta attraversando. Tra i poeti ospiti di questa edizione: Franco Buffoni, Carsten Renè Nielsen, Willem van Toorn, Igor Rems, Jean Portante, Miriam van Hee, Eric Giebel, Barbara Zeizinger, Ute Dietl e Iris Welker-Sturm, Ataol Behramoglu e Tuncer Cücenoclu. Si inizia venerdì 22 maggio alle 19 con un dibattito nella sede dell’Università Goethe di Francoforte che affronterà la tematica “Europa oggi. Come i poeti la raccontano”. Si prosegue con l'incontro con i poeti Miriam van Hee, Franco Buffoni, Barbara Zeinzinger e Willem van Toorn. A condurre l'evento Laurette Artois, docente della Goethe Università. Leggerà in tedesco le opere degli autori Gabi Rohowski. Si continua il 23 maggio con la tavola rotonda sulla traduzione dove Willem van Toorn, Jean Portante, Franco Buffoni e Carsten Renè Nielsen parleranno del loro…
Venerdì 15 Maggio 2015 01:05

Scritto da Jolanda Dolce
  Due le coreografie presentate il 5 e il 6 maggio a Roma al teatro Olimpico dall’Aterballetto. La compagnia di Reggio Emilia, diretta da Amedeo Amodio fino al 2007, è passata dal 2008 sotto la direzione del coreografo principale Mauro Bigonzetti e sotto la direzione artistica di Cristina Bozzolini. La prima parte dello spettacolo – Don Quichotte De La Mancha - è una coreografia di Eugenio Scigliano, danzatore di fama internazionale che ha collaborato già dal 2001 con Bigonzetti. Il Don Q. di Scigliano è un sognatore disorientato che, pur costretto ad affrontare una realtà che non gli piace, non intende rinunciare ai suoi ideali. E Scigliano ci si riflette e ci si immedesima in pieno. Il mito del sognatore viene rappresentato con scene essenziali , interpretando una musica che è più che altro un insieme di effetti sonori. La rilettura del Don Q. sembra in parte romantica ein parte moderna: non bisogna aspettarsi punte, tutù e protagonisti scintillanti. Piuttosto il protagonista è un normale uomo in maglietta , rappresentato quasi sempre seduto scompostamente su una sedia che a volte diventa mobile e che altre volte si ferma per permettergli di fare da spettatore. I video proiettati sullo schermo, con…
Martedì 12 Maggio 2015 18:38

Scritto da Elisabetta Chiorri
“Il compito di un dottore è di guarire i pazienti. Il compito di un cantante è di cantare. Il dovere di un giornalista è scrivere quello che vede” (Anna Politkovskaja). Nomi e cognomi è un film indipendente che vuole raccontare, senza maschere e ipocrisie, la forza di chi ha il coraggio di lottare in nome della verità. Opera d’esordio dell’attore Sebastiano Rizzo, già interprete di fiction di successo, tra cui Le mani dentro la città e Distretto di Polizia, tratta il tema dell’ecomafia in un film dedicato a tutti quei giornalisti che non si accontentano di raccontare superficialmente i fatti, ma scavano nel profondo alla ricerca dell’autenticità celata dentro la notizia. Tanti i nomi e cognomi che questa pellicola vuole rievocare, come: Peppino Impastato, giornalista e attivista che si esponeva in prima persona denunciando le attività di Cosa Nostra; Anna Politkovskaja, giornalista russa che nella sua estenuante lotta in difesa dei diritti umani e contro la Presidenza di Putin, ha sacrificato la sua vita; Giancarlo Siani, giovane giornalista che da un piccolo quotidiano di Torre Annunziata arrivò al Mattino di Napoli rivelando, con le sue inchieste,  aree  di corruzione e connivenze tra politici e criminalità organizzata. Il film di Rizzo…
Il Festival del Cinema Spagnolo, giunto all’ottava edizione, non lascia ma raddoppia con un appuntamento a Roma, presso il Cinema Farnese Persol di Campo dè Fiori, dal 7 al 12 maggio, e per il secondo anno consecutivo a Milano, al Cinema Palestrina, dal 14 al 17 maggio. Apertura in grande stile con l’omaggio, in occasione dei suoi 50 anni di carriera, al grande Maestro del cinema spagnolo Carlos Saura, autore di capolavori come “Cría cuervos”, Gran Prix al Festival di Cannes 1976, e candidato al Premio Oscar come Miglior film straniero con “Mamá compie 100 anni” nel 1980, “Carmen Story” nel 1984, e “Tango” nel 1999. La kermesse, fondata e diretta da Iris Martìn-Peralta e Federico Sartori, sarà presente anche all’EXPO di Milano con “El somni del Celler de Can Roca”, film di Franc Aleu (ex Fura dels Baus), all’interno del ristorante dei Top Chefs più rinomati e sperimentali al mondo, dove si intraprenderà un viaggio interdisciplinare attraverso una fusione mistica di immagini, gastronomia e lirica, in compagnia di illustri ospiti internazionali del mondo dell’arte e della scienza. La Nueva Ola è la sezione principale del festival dove si alterneranno le migliori pellicole iberiche dell’ultima stagione, tra cui “10.000 km”…
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