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Michela Zanarella

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Martedì 26 Maggio 2015 17:34

Scritto da Michela Zanarella

Biagio Laponte ama la sperimentazione e la ricerca sonora. Sound engineer nel mondo della musica classica e della world music, vanta produzioni con Giovanni Sollima, Giuseppe Ettorre, Filarmonica della Scala, Orchestra Rai di Torino, e altri.

E' produttore e compositore di musica contemporanea elettronica.

Molti singoli e remix lo avvicinano ad un pubblico di ascoltatori interessati a questo genere. Nel 2014 entra a far parte del mondo teatrale, dove trova ispirazione per il suo ultimo progetto musicale Khaos, che sar pubblicato da Drummond DSP.

 

Sei un produttore di musica elettronica, ambient, come sei entrato nel mondo della musica e perch hai scelto questo genere?

 

Estato il percorso che mi ha portato al mio fare oggi. Ho iniziato a suonare un podi strumenti acustici, e pi scoprivo gli svariati timbri esistenti, pi volevo conoscerli e praticarli. Ma impossibile suonarli tutti, cos ho intrapreso il percorso per conoscere la fisica acustica da vicino. Ho messo piede nel primo studio di registrazione in qualit di tecnico del suono, registrando molti album di musica classica e world per poi passare alla produzione e alla composizione elettronica. Non ho proprio scelto questo genere avendo le idee chiare su cosa fare, ma potrei dire che ci sono arrivato. La musica ambient ha una variet timbrica e una possibilit di modulazione che riesce a penetrare dritta a stimolare limmaginazione di chi ascolta, evoca paesaggi e ricordi, per alcuni aspetti la definirei astratta, ma il beat elettronico le d quella pulsazione che ti fa sentire ancora sveglio e tiene vigile lattenzione sul presente.

 

KhaosHai concluso da poco il tuo primo progetto discografico "Khaos", come nasce questo album e qual la sua particolarit?

 

Lalbum nasce a stretto contatto con le mie esperienze con il teatro di ricerca. Praticando nuove forme per immaginare e creare, accostando il mondo dellarte a quello urbano, nasce uno scambio tra i due, una magia che mi ha molto ispirato a comporre questa musica.

La sua particolarit oltre che concettuale sta nelle sonorit, c uno zoom sullambiente urbano della metropoli registrato da me in alcune citt dItalia che fa da sfondo alla musica. Questo ambiente accoglie i ritmi a volte frenetici e a volte lenti ed echeggiati, in base al punto dascolto che si ha nei confronti della citt. Nel senso che se ci vivo dentro ho a che fare col suono dei motori, le sirene e segnali acustici di tutti i tipi che senza dubbio disturbano il mio udito, ma allontanandosi sempre di pi quei suoni diventano prima echi e poi rumore di fondo. Il percorso musicale si muove su questi livelli di presa di coscienza dellattimo in cui ci troviamo e su cosa stiamo ascoltando.

 

Ci dai qualche breve cenno delle dieci tracce contenute in Khaos?

 

Per questo vi invito ad avere un po di pazienza, sarebbe impossibile trovare le parole per eguagliare le sonorit create. Ma posso dire che la sincronicit, il tempo e lo spazio, la deriva urbana, la ricerca del silenzio e loltrepassare i confini del rumore cittadino sono temi che ho voluto trasformare in suoni e in musica. Spero di esserci in qualche modo riuscito, lo scopo dellalbum portare alla riflessione di queste tematiche tramite la piacevole sensazione di ascoltare musica. Mi piace vederlo come un dipinto esposto in galleria, dove tramite i suoi colori e le sue forme ci si immerge in un mondo interiore che potrebbe migliorare ci che ci circonda.

 

Qual il punto di forza della tua musica? Perch la gente ti dovrebbe ascoltare e scegliere tra le tante proposte del mercato discografico?

 

Bella domanda. Non ci ho mai pensato a dir la verit, ma sicuramente c dentro una grande fetta del mio essere, del mio pensiero e in parte anche quello di qualsiasi persona che vive il nostro tempo. La musica che compongo prova ad essere un riflesso della realt che viviamo, un doppio filtrato dalle mie percezioni che trasformo in suoni. Non so cosa dire riguardo al mercato discografico se non che oggi arrivato ad essere una macchina schiaccia sassi e spesso solo per poter vendere il prodotto mette a rischio la qualit della musica stessa. Per fortuna che ancora esistono case discografiche indipendenti che appoggiano e valorizzano le tue idee, tra queste Drummond Records, che mi ha accolto con molto interesse.

 

Esiste un collegamento con il termine greco antico "Chaos" con la scelta del titolo del tuo lavoro?

 

Si. Khaos il nome che pi rappresenta il percorso musicale dellalbum. Nelle antiche cosmologie greche, il complesso degli elementi materiali senza ordine che preesiste alluniverso ordinato. Queste sono le parole che mi hanno colpito, perch oggi, nel mondo, i movimenti in atto sono molto caotici e la speranza quella di trovare, dopo il caos, una forma adeguata al benessere comune per tutti.

 

Cosa porta un artista ad autoprodursi? Una tua riflessione.

 

Mi collego alla domanda precedente sul mercato discografico. Il motivo per cui oggi tanti artisti si autoproducono soprattuto per avere la piena libert di esprimersi, per comunicare tramite larte, perch si vuole dire qualcosa, perch il mondo viaggia verso direzioni opposte e in qualche modo un buon compromesso per salvaguardare la cultura contemporanea, anche se i guadagni non sono elevati e a volte minimi, anche se non sforniamo prodotti per la massa, ci teniamo alla sincera espressione artistica per lasciare un segno originale ed un segnale di risveglio a chi ci ascolta.

 

Cosa pensi della musica etnica? La musica elettronica sar la musica del futuro?

 

Penso che la musica etnica sia cultura, cultura dei popoli, un' impronta digitale sonora dei vari luoghi del mondo. Senza il ritmo dellAfrica non avrei mai formulato le strutture ritmiche che potrete ascoltare allinterno di Khaos. Come senza i mantra ipnotici indiani non avrei creato il senso di ripetizione minimale. Nella musica etnica e nelle sue culture secondo me c lanima del mondo, ognuno di noi dovrebbe conoscere, approfondire, ricercare e praticare questo tipo di passione nella poesia, nel teatro, nei dipinti, nei linguaggi e nei suoni. Per quanto riguarda la musica elettronica, ti d la possibilit di rendere il suono una materia malleabile e trasformabile in svariate forme. Tutto ci possibile grazie ai grandi progressi della tecnologia apportata alla musica ma non la definirei la musica del futuro. Esiste gi e coesiste insieme a tutte le altre forme musicali come la musica barocca, lopera lirica, il pop e il punk. Diventerebbe noioso andare tutti i giorni ad ascoltare i concerti di Tim Hecker o di Ryuichi Sakamoto se non fosse possibile anche ascoltare un concerto tra quelli dei Radiohead o di Bob Dylan, o perch no una bella sinfonia di L.V. Beethoven.

 

 

Giovedì 23 Aprile 2015 12:46

Scritto da Michela Zanarella

 

E' in uscita il 27 aprile il singolo "Nuova identit" della cantautrice romana Linda d, prodotto da Maurizio Verbeni Edizioni Warner Chappell, scritto da Enzo Rossi, arrangiato da A.Ghironi e M.Mangano (SBM Studio), mixato e masterizzato da L.Cherchi e M.Mangano al Black Diamond Studio. Le novit non finiscono qui, ad anticipare il singolo l'uscita del romanzo edito da David & Matthaus Edizioni Letterarie, dove Linda racconta la sua particolare esperienza di vita. Il libro sar disponibile su ordinazione in tutti i punti vendita Feltrinelli e Mondadori, oltre che nelle migliori librerie. Il percorso musicale di Linda segue di pari passo quello del suo cammino interiore; ogni giorno, ogni canzone rappresenta una lotta contro loscurit che ci circonda e che la fa sentire ogni volta pi libera dal passato...ogni passo serve a dimenticare le sofferenze, quelle stesse che lei imprime sul pentagramma. La gioia si amalgama con la tristezza, la passione con lamore, i ricordi affiorano ma lei ormai li sa domare e li trasforma in canzoni quasi un percorso catartico per forgiare una nuova vitauna nuova identit!!!

Questo titolo sembra casuale ma in realt, per chi la conosce rappresenta luscita da un tunnel, un tunnel che lei non vede in maniera negativa, ormai ha capito che la vita fatta di momenti di gioia ma che devono essere necessariamente alternati al dolorealtrimenti non puoi capire la gioia, lamore, la natura se prima non vedi loscurit. Sembra retorica, ma solo per quelli che queste emozioni non le hanno vissute, mentre per tutti coloro che ogni giorno lottano con il nero quotidiano sono pagine di un libro che ti conduce alla vera conoscenza interiore.

Linda fortunata perch nella musica riuscita a traslare tutto ci, con lei dialoga e si rapporta quotidianamente fino al parossismo e quando vede le ombre che la sovrastano con la musica trova la forza di scacciarlee poi nascono le canzoni, nascono i libri, nasce larte, non quella concettuale ma quella partorita dallesperienza diretta, dalla sofferenza ma anche per lamore della vita e per quanto c di bello nel mondo, nella natura enegli animali che lei ama forse pi delluomo.

I prossimi appuntamenti dellartista sono:

- 19 Aprile Discoteca Duepuntozero.Pomezia

- 23 maggio Napoli Cultural Classic

-30 maggio Massa Carrara

 

Tenetevi sempre aggiornati sul suo sito ufficiale e sul sito del suo ufficio stampa.

 

Official Web Site: www.lindad.it

Official fan page: https://www.facebook.com/LindadFanPage

Prima Musica Italiana htp://www.primamusicaitaliana.it

Booking concerti e serate: www.sonomusica.it

Ufficio stampa: Michela Zanarella Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

Domenica 19 Aprile 2015 23:08

Scritto da Michela Zanarella

Aria Su Marte, quattro ragazzi uniti dalla musica in un progetto che nasce a Padova nel 2012. Inizialmente la band composta da Francesco Gambarotto alla batteria e alla voce, Andrea Zuanon alla voce e alla chitarra, Alberto Zuanon al basso e ai cori. Dopo qualche mese si aggiunge alla formazione Guglielmo Camporese suonando tastiere e synths, conferendo alla band quelle sfumature elettroniche che stavano cercando. Le armonie ricche, dinamiche e interessanti, abbinate ai testi cantautorali creano un sound unico e moderno senza mai trascurare le sonorit pi rock. Oltre allattivit musicale ognuno dei quattro musicisti sta concludendo il proprio percorso di studi, Francesco e Guglielmo presso luniversit di Padova, Andrea e Alberto presso il conservatorio di Adria. NellAgosto 2014 hanno registrato il loro E.P. di debutto dal titolo Oltre il buio. Riprese e mixaggio sono stati realizzati a Milano presso lo Jacuzi Studio di Giuliano Dottori, mentre il mastering stato fatto da Giovanni Nebbia presso lIthil World Studio ad Imperia. LEP, comprendente cinque brani, ha visto la produzione artistica di Giuliano Dottori che lha ottimizzato soprattutto in fase di arrangiamento. Nellarco degli ultimi due anni gli Aria su Marte hanno curato anche le loro esibizioni dal vivo acquisendo visibilit in tutta la provincia e dintorni. Numerose sono le esibizioni di rilievo come al Gran Teatro Geox, Studio Due (apertura al album Aria su Marteconcerto di Appino), Circolo Mame, Rise Festival.  

Partiamo dalle origini del gruppo e perch Aria su Marte?

Ci siamo formati ormai tre anni fa, credo fosse gennaio 2012. Francesco cercava qualcuno con cui sviluppare i suoi primi esperimenti di scrittura in italiano. Il primo anno l'abbiamo fato tutto in trio, chitarra batteria basso, cercando di capire bene da che parte volessimo andare, poi nel 2013 subentrato Guglielmo, che comunque un nostro amico di infanzia, e ha portato tutto il suo repertorio di synth ed elettronica. Sul nome non c' un motivo preciso, avevamo bisogno di un nome per iscriverci ad un concorso, mancavano dieci minuti alla scadenza del bando, e l'immagine e il suono di Aria su Marte ci piacevano molto.

 

Il video del singolo "La scelta" appena uscito su RockOn, come avvenuta la realizzazione?

 

Per la realizzazione del video ci siamo rivolti ad un gruppo di video produzione gestito da amici che si chiama L'appeso. Sono tutti studenti fuori sede qui a Padova e ci hanno proposto loro l'idea generale del video, noi siamo intervenuti solo per un breve cameo e per qualche correzione finale. Siamo molto fieri del risultato finale.

 

Prossima tappa ravvicinata il 22 aprile, presentate in anteprima il vostro album "Oltre il buio", qualche anticipazione su questo progetto discografico?

 

Oltre che a essere la prossima tappa, anche la pi importante, perch appunto presentiamo la nostra prima uscita discografica, che la concretizzazione di mesi di lavoro, e quella sera potremo finalmente stringere fra le mani e condividere con il pubblico le copie fisiche del disco.

L'ep che presentiamo si chiama Oltre il Buio, lo abbiamo registrato la scorsa estate a Milano con la produzione di Giuliano Dottori, e sebbene contenga solo 5 tracce, il risultato di un lavoro di scrittura lungo tanti mesi.

Avremo l'occasione di suonarlo per intero in apertura ad una band che stimiamo molto, i Thegiornalisti, e sappiamo gi sar una serata molto speciale.

Cosa rappresenta per voi il buio e cosa esiste oltre?

Il Buio rappresenta gli ostacoli e i limiti con cui ogni giorno ognuno di noi deve confrontarsi: oltre il buio c' qualsiasi cosa noi vogliamo ci sia, ed solo attraversando il buio che possiamo ottenerla.

 Aspettative e progetti per il futuro.

 Nei prossimi giorni annunceremo le prime date con cui porteremo in giro Oltre il Buio. La speranza quella di riuscire ad intercettare un pubblico, un referente e oltrepassare i confini delle provincie limitrofe per portare il pi lontano possibile le nostre canzoni. E' un processo che richiede molto tempo e molta determinazione, ma per fortuna quelle non ci mancano.

Ovviamente sono passati molti mesi da quando abbiamo registrato il disco e nel frattempo abbiamo continuato a scrivere e a fare un lavoro di ricerca di un nostro suono; l'idea quella di ritornare in studio il prima possibile, con qualcosa di ancora pi bello e forte di Oltre il Buio.

 

 

 

 

 

 

Sono passati circa quattro mesi dall'uscita del nuovo album e Anonimo Italiano, all'anagrafe Roberto Scozzi, continua ad incontrare il suo pubblico e a fare progetti in ambito musicale.

"Diario di un amore" su etichetta Prima Musica Italiana con Edizioni Universal Music e Warner Chappell su licenza Sony Music, si avvale della collaborazione di musicisti importanti del panorama italiano. Un best album di successi con due brani inediti, dove l'amore di certo non manca. Anonimo Italiano ha esordito nel panorama musicale italiano nel 1995, pubblicando il suo primo album, Anonimo italiano, trainato dal primo singolo E cos addio. Il cantante ha suscitato da subito clamore per le sue esibizioni, si copriva il viso con una maschera argentea e la sua voce ricordava seppur con sfumature diverse quella di Claudio Baglioni. Il suo percorso artistico non stato certo facile, ma riuscito in tanti anni a farsi apprezzare da professionisti del settore e non solo.

E' un' abitudine che appartiene a molti quella di tenere un diario, cos anche per te che hai realizzato il tuo nuovo progetto discografico "Diario di un amore"? Cosa racchiuso in questo album e che significato ha per te il diario?

Ciao Michela, e grazie a te. Sai, io credo che tutti noi abbiamo un diario. Se non lo abbiamo scritto, lo coserviamo nella mente, nei ricordi come quando all'improvviso, si sente un profumo, e lo associ a una persona che hai amato, a quel preciso momento. Certo, un po' "elucubrare al passato", che comunque non torner pi come prima, e questo da una parte anche un bene. Le persone cambiano, la vita ti cambia, quella ragazza che tanto amavi, magari si sposata e non ti pensa pi. Ma il Diario una sorta di caleidoscopio, dove guardare e sognare che sia acora tutto cos come quel giorno, anni fa. L'idea mi venuta in mente un pomeriggio, sul divano di casa mia ed nato "Diario di un amore", insieme ad Andrea Amati abbiamo poi sviluppato il brano, prodotto da Maurizio Verbeni. Il Diario di bordo, di tutti questi anni, coi suoi ricordi velati da un po' di polvere, e perch no, anche di sana nostalgia...

 Una tua riflessione sulla musica di oggi, davvero l'unica alternativa per accedere al successo partecipare ai talent? 

Bella domanda! Direi iuuut Talent sono un modo di poter arrivare al pubblico in un battibaleno, e ok per un anno...
Ma poi? Cambiano i protagonisti, e senza un progetto vero alle spalle, si pu finire subito nel dimenticatoio. Occorrono i progetti solidi alle spalle, le vere canzoni (le cover non le acquister mai nessuno, gi la musica non vende pi, intendo discograficamente, sforzatevi di fare la Vostra musica), molta esperienza sulle piazze, teatri, concerti (ed anche qui, molti giovani si bruciano perch sono mal gestiti) comunque, pu essere un buon punto di inizio, ma non di arrivo. La credibilit la si costruisce negli anni di mestiere in live, e studio.

Come cambiato Roberto Scozzi dal suo esordio in musica?

Sono sempre quel sognatore adolescente (ehm...oggi un po' meno magari ah ah!) che si entusiasma per ogni nuova cosa che pensa, che progetta. Ogni vero Artista non deve mai demoralizzarsi, ed questo il messaggio che vorrei trasmettere ai giovani di oggi, dei quali molto presto mi occuper. Oltre a lavorare alle mie nuove pagine musicali.

Ci anticipi qualcosa dei tuoi prossimi impegni?

Sono in studio, oltre che per me, come ti dicevo per produrre una nuova "giovane promessa", della quale sentirete mi auguro parlare molto presto! Ed in pi, sto lavorando a un brano davvero splendido, che ho intenzione di presentare, dopo anni che non lo faccio, alla prossima edizione di Sanremo...Vedremo se saranno "pagine future" da scrivere sul nostro Diario.

Ti ringrazio cara Michela Zanarella, e saluto tutti i "mascherini e le mascherine", che da sempre mi seguono con affetto.
A presto! Roberto Anonimo Italiano

 

 

 

Giovedì 09 Aprile 2015 12:26

Scritto da Jolanda Dolce

Al conservatorio S. Cecilia di Roma si tenuta il 25 marzo, per la rassegna Alziamo il volume- Incontri con lAutore- , la presentazione del libro Il videoclip Musicologia e dintorni dai Pink Floyd a Youtube - , di Andrea Del Castello.


Lincontro, come sempre organizzato da Carla Conti e Roberto Giuliani, ha ospitato anche personaggi che in vario modo fanno parte del panorama e della cultura musicale come la cantante Natalie (protagonista di un videoclip premiato), il giornalista Michele Bovi, esperto musicale e capostruttura di Rai 1, Johnny Charlton, chitarrista dei Rokes, (famoso complesso beat inglese che ebbe molto successo in Italia).

In Italia sono in pochi ad occuparsi di rock e di pop. In questi ultimi anni le librerie, che hanno orientato le loro vendite verso i gusti dei fruitori della nuova generazione, hanno sostituito i libri di carattere tecnico- scientifico non con libri dal carattere metodologico ma con libri aneddotici. Manca una bibliografia storica: di libri sui rapporti tra musica e mass media ce ne sono pochi. Il che significa che si pu leggere qualche notizia dei grandi artisti del mondo della musica rock solo attraverso frammentari aneddoti, ma non si trovano in questo campo trattazioni sistematiche che sappiano spiegare bene al lettore limpostazione musicologica- storico-sociale dei fenomeni musicali degli ultimi trentanni. Il rock unarte globale, unarte totale perch ha saputo assorbire di tutto. Quindi la storia del rock non pu essere fatta di soli aneddoti.



Andrea Del Castello, musicologo che si occupa anche di filmologia, docente di musicologia allAT Studio di Sulmona, ha scritto un libro che analizza la musica degli ultimi trentanni attraverso uno dei pi moderni mezzi di comunicazione: il videoclip. Avvicinando il fenomeno video-musicale dal punto di vista storico, metodologico tecnico e politico-sociale, Del Castello riesce a fornire ai lettori una prospettiva analitica innovativa che ribalta la teoria oggi pi diffusa: non limmagine la cosa principale, ma la musica, come elemento generante dellazione. Il suo libro, che tratta lintera storia del videoclip, rappresenta quindi in questo campo unopera prima dal carattere internazionale.

La musica sempre stata un prodotto commerciale. Troppe volte, specie negli anni 80, i registi di video musicali sono stati obbligati a soffocare la loro sensibilit musicale per omologarsi alla sensibilit musicale pi appetibile sul mercato : quella standard. I video- maker devono produrre immagini di massa e quindi non possono scegliere immagini che hanno validit artistica, o che lautore delle musiche aveva in mente, ma quelle che possono vendere bene il brano musicale.


Per Andrea Del Castello c invece la necessit di proporre nuovi angoli visuali, quindi il videoclip non solo uno strumento commerciale ma uno spunto per un analisi culturale. Il suo libro porta infatti il lettore ad una fruizione pi colta e pi critica del fenomeno. Affinando gli strumenti analitici si possono comunicare agli utenti le chiavi per interpretare un linguaggio, una trama.

I primi tempi in cui il fenomeno del video musicale si verificava e diventava di moda , a seguito del disco acquistato si era creato un mercato parallelo di videocassette. Cera anche una emittente televisiva   che trasmetteva solo musica : MTV. Oggi tv musicali non ce ne sono pi, ed MTV non trasmette pi solo musica. Le case discografiche hanno chiesto alle televisioni budget sempre maggiori perch fornivano prodotti audio e video che erano tecnologicamente molto evoluti. Il video di successo faceva vendere bene il disco.


Oggi non pi cos: dischi se ne vendono di meno. Ma in ogni caso il video resta un valore aggiunto, anche se sono cambiati la sua funzione e lo stile di presentazione. Alle immagini viene attribuito spesso un maggior potere della musica.

Michele Bovi , giornalista Rai esperto musicale, ideatore di programmi televisivi di cultura musicale come Techetechet, ha presentato una breve storia del videoclip, partendo da quelli che sono stati i suoi antesignani. Negli anni 50 , in Italia, il riproduttore dei video era il Cinebox. A seguito delle ricerche di Bovi nelle teche Rai si constato poi che i primi a produrre filmati a colori destinati a promuovere un brano musicale furono proprio gli italiani. E questo lo riconoscono e lo confermano unanimemente anche i maggiori esperti della storia del videoclip di tutto il mondo (B. Orlowsky, G. J. Almind , J. C. Scagnetti, H. Keazor, T. Wubbena).

Ma ai primi tempi i budget erano molto miseri quindi i videoclip ebbero poco seguito.

Dagli anni 80, invece, il video si imposto sul mercato della musica e la musica ha perso molto nella sua essenza. Con il video non si possono trasmettere sensazioni o lanima del musicista. Eppure i nostri gusti stanno cambiando: non sappiamo pi vedere o ascoltare. Le nostre capacit psicoacustiche sono cambiate: siamo troppo contaminati da elementi estranei. La tecnologia viaggia ad una velocit paurosa influenzando tutti i fenomeni sociali e i nostri sistemi di ascolto, che si sono tecnologicamente evoluti, hanno banalizzato il contenuto ed il significato.

Esiste una differenza tra il video e laudio, tra il vedere e il sentire. Non facile abbinare il video alla musica. Il video, dopo che lo hai visto un po di volte, ti soddisfa. La musica puoi invece ascoltarla anche mille volte. Johnny Charlton, chitarrista dei Rokes, sostiene che il video la morte della musica.


Secondo Andrea Del Castello, nonostante limpatto sia plurisensoriale lelemento generante in un videoclip la musica, al contrario di ci che generalmente pensa chi fruisce della musica attraverso un video. Del Castello sostiene che il video il sottofondo o il contorno della musica: non bisogna lasciarsi obnubilare dallimmagine. E vero che il regista del video ci mette sicuramente del proprio, ma le immagini dipendono sempre dalla creazione musicale.

Il ruolo principale, nel rapporto tra testo e immagini, lo assume sicuramente il montaggio. Il ritmo spesso determinante, e qualsiasi strumento musicale pu rappresentare un qualsiasi aspetto del videoclip, non soltanto la batteria con le sue scansioni ritmiche.

Andrea Del Castello analizza i videoclip studiandoli nella loro struttura fino ai particolari minimali e rileva che c maggiore forza comunicativa facendo coincidere gli accenti della musica con le immagini pi particolari.

Non vero quindi che limmagine ha un impatto maggiore rispetto alla musica perch la musica un linguaggio superiore che permette di vivere con grande intensit le esperienze della vita e le emozioni e che pu evocare un sentire comune.

Mercoledì 14 Gennaio 2015 19:04

Scritto da Virgilio Violo

Danza, lirica e beneficenza per levento firmato da Nino Graziano Luca

 

ROMA - stato uno spettacolo daltri tempi. Definisce letteralmente cos Nino Graziano Luca il successo del Gran Ballo Russo dello scorso 10 gennaio al St. Regis di Roma, larte stata declinata in ogni sua sfumatura: la danza, la storia, la musica, la letteratura, con un unico comune denominatore: lomaggio alla Russia, patria dello scrittore Alexander Pushkin, emblema del romanticismo ottocentesco.

 

Protagonista il corpo di ballo della Compagnia nazionale di danza storica di cui Nino Graziano Luca presidente e direttore artistico che ha organizzato levento insieme a Eventi Rome, portando in scena nomi deccezione come Samuel Peron e lattrice Tania Bambaci (coppia in scena e nella vita, nei panni di Pushkin e della moglie Natalcja N.Goncarova), Alena Gromova e Vincenzo Bocciarelli interpreti nella breve piece teatrale diretta dal Maestro Luca tratta dal romanzo in versi Eugenio Onegin.

cantanteAlla presenza di un pubblico di tutto prestigio composto da ospiti nazionali e internazionali del mondo culturale, politico, diplomatico non sono mancati gli applausi a scena aperta per la soprano di grande fama Natalia Pavlova, discendente diretta di Pushkin e attrice della Compagnia darte drammatica di Mosca, fondata da Anatoli Vasiliev: in questa occasione ha cantato le romanze tratte dallEugenio Onegin di Tchaikovski insieme ad altre due straordinarie soprano russe, Yulia Zykova ed Ekaterina Zarechnaya accompagnate da un trio pianoforte, violoncello e chitarra.

Mazurka, valzer, contraddanza e quadriglia hanno avvicinato a passi di danza Italia e Russia, con la partecipazione dei 20 danzatori provenienti da Mosca del gruppo Russian Waltz diretto da Aleksandr ed Olga Pokrovskyi.

La cura filologica per i costumi e ambientazione dellepoca stata sugellata dal quadro emblema realizzato proprio durante il Gran Ballo, immortalato dai pennelli e dai colori della pittrice  ufficiale dei Papi Natalia Tsarkova: suo anche lo schizzo Angelo messo allasta silenziosa insieme alla scultura Venturo di Paola Grizi, a sostegno della Onlus Aiutateci a salvare i Bambini vittime della guerra a Donbass in Ucraina. Insieme alle opere darte anche rarit della letteratura e una limited edition esclusiva di bottiglie di vino firmate da Anna Fendi.

 

Domenica 11 Gennaio 2015 13:12

Elisabetta Ficola: una poetessa in musica

Scritto da Iolanda Dolce


Il 15 dicembre scorso  si tenuta presso il conservatorio di Roma S. Cecilia la presentazione del libro di poesie Il valzer delle streghe di Elisabetta Ficola.


Il libro, edito da Pagine, ha il sottotitolo. perle di inchiostro. E tratta di poesie della scrittrice Elisabetta Ficola, poesie che sono come musica, nel senso che sono state ispirate dalla musica e dedicate alla musica. Le parole e i versi delle stesse sono stati presi dal maestro Aleksander Gashi per realizzare una sua composizione musicale, da lui stesso eseguita al pianoforte, in occasione di unopera concerto realizzata in uno spazio teatrale dal video artista Antonio Trimani. E stato proprio il maestro Gashi a suggerire il titolo di questo libro.


Elisabetta Ficola si trovata a scrivere questopera quasi senza volerlo: racconta infatti di essere stata incitata a scrivere il libro dopo la selezione di una sua poesia da parte di un editore.

Si sempre circondata di musicisti contemporanei, scegliendo anche esperienze culturali allestero, dalAlbania alla Corea, vivendo interiormente ed esteriormente la contaminazione tra le diverse culture . Contrariamente alla consuetudine in cui la poesia d ispirazione alla musica, in questo caso la scrittrice che prende ispirazione dalla musica per le sue poesie.


Delicate, romantiche, sognanti parole avvolte in luci e colori quasi impressionistici, creano immagini sfumate, talvolta inebrianti, talvolta vivide, che scartano come caramelle oggetti segreti o nascosti o in penombra. E si alternano con voci sensuali, prepotenti, maestose, che volano impetuose in spazi che non soffrono di limitazioni terrene e terrestri e che vibrano ricche di suoni e sonorit. I giochi di parole assumono un significato pregnante, musicale e poetico allo stesso tempo : Un valzer di accordi e ricordi, Via andante

 

La poesia musica ma anche rigore stilistico, armonizzazione di forma e contenuto e ispirazione appassionata. Quindi non siamo in presenza di unopera personale e autoreferenziale ma di unopera in cui la maturit formale e concettuale si fondono con larte di scrivere, con lintenzione di creare un linguaggio universale, compendio di emozioni dirompenti che sgorgano da una penna come preziose perle di inchiostro. Lamore per leffetto sonoro del verso si congiunge ad una raffinata attenzione per gli aspetti dellanimo umano, da cui non si pu prescindere.

 

Nellincontro del 15 dicembre, organizzato e presentato da Roberto Giuliani e Carla Conti, nella Sala Accademica del conservatorio Santa Cecilia, la rassegna culturale Alziamo il volume Incontri con lAutore- , ha raggiunto il suo settimo ciclo. Vi hanno partecipato, oltre alla scrittrice Elisabetta Ficola, importanti ospiti come la sua amica , la nota attrice Franca Valeri, Caterina Linares (Ministro dei Beni e Attivit culturali e de Turismo), Michele Suozzo (Radio 3 Rai) Pina Foti (L.S. International Language School) Patrizia Zappa Mulas e lAmbasciatore dellAlbania.


Con questo suo scritto, Elisabetta Ficola ha voluto festeggiare con il pubblico un messaggio di amore, solidariet e speranza, un momento di condivisione con gli artisti e un incontro con larte contemporanea e la musica, in un ambiente, da lei definito di amici.

Il suo libro dedicato a Luciano Damiani, regista teatrale e scenografo morto nel 2007, dallo stile intimista, utopico e sperimentale. A lui dedicata lultima poesia del libro.

La Ficola vuole raccontare anche la sua esperienza in Albania, paese a cui sono presenti nel libro molti riferimenti.

Il programma della serata stato arricchito con un concerto: sono stati eseguiti tre brani su testo di Elisabetta Ficola. Il primo Silenzi- per ensemble vocale, da unidea di Carla Conti ; il secondo Via andante , con musica di Lee Byeong Wook (per voce, flauto violoncello e pianoforte); il terzo Sei la mia lacrima (dedicato a Luciano Damiani) con musica di Franco Antonio Mirenzi, per voce, violino e pianoforte. Sono stati inoltre presentati dei canti tradizionali albanesi per soprano e pianoforte.

In occasione del 90 della scomparsa del Maestro

 

Non solo "Peppino" Verdi fa tremare il cuore di Parma : per celebrare i 90 anni dalla scomparsa del grande Maestro toscano Giacomo Puccini - e in occasione dei festeggiamenti per il quarantennale della  fondazione dell'associazione "50&PIU" di Parma -  presso il prestigioso Auditorium del Carmine della citt emiliana, si tenuto un  concerto lirico al quale il competente e numeroso pubblico  presente ha decretato un grande e meritato  successo.

 Con la preziosa collaborazione di Paolo Zoppi, musicologo e, nell'occasione, perfetto conduttore della manifestazione, accompagnati dall' applauditissimo Maestro Raffaele Cortesi, che ha incantato il  pubblico con una trascrizione per pianoforte di Tosca, si sono esibiti il soprano di fama internazionale Monica delli Carri e il tenore Paolo Bartolucci che hanno eseguito, con notevole trasporto, un programma di grande effetto comprendente brani di Puccini, Verdi e Leoncavallo.

Esecuzioni di alto livello si sono alternate dando spazio e seduzione alla splendida voce di Monica delli Carri :  le note di Butterfly e di Tosca sono state da lei superbamente interpretate sia come solista che nei coinvolgenti duetti con il tenore Paolo Bartolucci. Notevole anche  il pentagramma del tenore che, dopo un primo impatto un po' incerto (forse intimidito dalla fama feroce del pubblico locale) si aperto nella potenza di brani impegnativi quali le arie da I Pagliacci, Andrea Chenier, Macbeth e Tosca.

Un discorso a parte merita il Maestro Raffaele Cortesi che ha accompagnato i cantanti in modo superlativo, nonostante il programma non fosse dei pi facili,  ma che ha soprattutto incantato il pubblico con il suo perfetto e travolgente "assolo" sui temi della Tosca.

 

 

 

31 Ottobre 2104 JailHouse Firenze, un Halloween Rock da paura, e di elevato livello. La voce di Giacomo Voli, finalista al talent The Voice 2014, ha sbalordito e la band non stata da meno. Cinque elementi che allunisono hanno fatto rimbombare cover passate ma sempre presenti, da Deep Purple con "Child in Time", Skunk Anansie con "Charlie big potato" o Because of you a i Goblin con "Profondo rosso.

Tanta sana emozione ripercorrendo i grandi classici immortali, risuonati e cantati con personalit e visione Voli, tale da permette di sognare. Tra maschere e effetti, facile lasciarsi andare al ritmo con AC/DC, Led Zeppelin, Deep Purple, Whitesnake, o "Too much love will kill you" dei Queen.

Bellissime le interpretazioni di Celebretion della PFM o Impressioni settembre, o in un teatrale e magistrale Nessun dorma.

Energie e adrenalina sono gli ingredienti che rendono tutto speciale e il connubio degli strumenti, percorre su tutto il palco fiorentino. Tributi che fanno venire brividi sulla pelle, e riportano alla luce pezzi di musica classica, lirica, gospel, rock n roll, rock-hard rock, metal, progressive, AOR, Dark, Elettronico, Disco.

Vivere il mio tempo, cantavano i Litfiba e abilmente unita a fusa con "Another brick in the wall" dei Pink Floyd, lo scacco matto per carpire quanto questi ragazzi hanno da molto da dire e fare.

Giacomo Voli (voce e chitarra), Riccardo Bacchi (chitarra e cori), Mattia Rubizzi (tastiere e cori), Demis Castellari (batteria), Federico Festa (basso e cori). Beh! Segnatevi questi nomi.

Sar stato effetto di qualche incantesimo o il Rimedio che pu donare a questo mondo musicale una nuova marcia in pi?

Sicuramente sono destinati a fare grandi cose e un anticipo che vede proprio la voce di Giacomo Voli protagonista (attorniato da ospiti calibro) nel brano "Wasting memories" primo anticipo di "Ravenblack Project" del fido amico e chitarrista Riccardo Bacchi e che tanti ospiti importanti.

Un presupposto che denota quanto la musica rock, ancora nel 2014 e in Italia produce e crede che i talenti veri, possono davvero osare di pi!


Free-Hands, un trio unito da una grande amicizia e passione per la musica, un progetto che trova ispirazione nella semplicit e nell'interazione sonora. I Free-Hands, Marco Silvi, Alessandro D'Anna, Stefano Battaglia, tre giovani talenti che si mettono costantemente in gioco confrontando stili diversi. Michela Zanarella incontra Marco Silvi per un'intervista.

 

D- Originalit ed interazione sonora alla base del vostro gruppo, ripercorriamo le tappe dalla vostra formazione ad oggi, perch Free-Hands?

 

R- Tutto nato durante la stesura della mia tesi per il corso triennale di pianoforte jazz. "Free Jazz: l'Originale Ritorno alle Origini", ecco il titolo. Volevo indagare a fondo sul fenomeno del Free Jazz negli anni '60 e di quanto esso fosse strettamente connesso con gli elementi musicali - soprattutto vocali e fabulatori - delle origini africane. Approfondendo questo modo di pensare la musica improvvisata, apparentemente cos complessa, caotica e a tratti incomprensibile, ho scoperto quanto in realt il fenomeno del Free Jazz attinga alle caratteristiche pi spontanee, interattive e corporali dell'essere umano: la voce, il ritmo, il flusso dei pensieri musicali come se si stesse raccontando una storia, e il fenomeno del dialogo sonoro interattivo e di call-and-response tra le varie parti. Ecco che, per eseguire la "free-suite" che avevo scritto per la discussione della tesi, avevo bisogno di musicisti creativi, aperti e interattivi. Avevo bisogno dell'energia ritmica di Alessandro e delle idee timbriche sperimentali di Stefano. Ci siamo incontrati, abbiamo suonato, ci siamo divertiti e, dopo la mia laurea, abbiamo deciso di proseguire il progetto insieme, lavorando anche su brani pi strutturati, originali o ripresi dalle tradizioni popolari pi varie e inaspettate. La nostra ricerca quella di provare a far scaturire da idee musicali semplici un suono nostro personale, che porti con s quell'intensit sonora che lascia il segno. E' un lavorone questo, sono sincero, siamo solo all'inizio. Ma credo che oggi il voler ambire a fare buona musica significhi cominciare ad esplorare il suono in profondit, calarcisi dentro sfruttando i mezzi e le idee che gi si hanno a disposizione. "Una montagna" oserei direi. Un po' come accaduto negli anni Sessanta con il Free-Jazz, una originale riproposizione di materiale delle "Origini"; viva il gioco di parole....! Credo che lasciarsi persuadere da mille strade e da mille complessit cerebrali ( frequente imbattersi nella convinzione che "pi una cosa bella, pi debba essere tassativamente complessa"...) e camminare in una dimensione musicale labirintica e dispersiva non possa creare le condizioni per lavorare collettivamente sulla sonorit e sull'improvvisazione, figuriamoci sulla ricerca dell'originalit e, se vogliamo, di noi stessi. "Free-Hands" rispecchia il nostro profondo anelito di libert e di amicizia, tutte caratteristiche che reputiamo alla base di una feconda ricerca musicale.

 

D-Fondamentale in un gruppo l'intesa e il costante confronto, cos' per voi l'amicizia?

 

R-Confronto, intesa, condivisione, conflitti, chiarimenti. Sono tutti aspetti che personalmente vedo poco nel mondo di noi giovani del jazz italiano. Si facilmente attratti dal provare pochissimo e dalle serate facili alla luce del "tanto sappiamo improvvisare". Questo "essere scollati" tra i musicisti, ognuno al sicuro nel proprio giardinetto privato, genera superficialit nella musica che si suona. Penso che per raggiungere quell'Intensit che citavo prima, per me punto cardine di ogni cosa, musicale e non, si debba entrare in profonda comunione con le persone con cui si suona, con lo strumento che si imbraccia, con il repertorio che si affronta e con il pubblico che viene a sentirti. Non ci si deve improvvisare, bisogna improvvisare. E l'improvvisazione, soprattutto se in collettivit, richiede una solidit umana forte. E quella del nostro trio in felice crescita...!

 

D-Marco Silvi, hai studiato e collaborato con grandi artisti del Jazz internazionale. Quanto ha influito la lezione di Charlie Parker nel Jazz mondiale secondo te?

 

R- Parker ha mostrato una via che, al suo tempo, nessuno riusciva a vedere con la chiarezza che lui ha dimostrato di avere. Bisognava riportare il jazz, largamente contraffatto dalla classe "bianca", a qualcosa di profondamente "nero", afroamericano. Il jazz, che deriva dalla voce e dal corpo degli africani deportati, una di quelle pochissime cose distintive "nere" che i coloni europei non sono riusciti ad appropriarsi. Il bebop, il linguaggio codificato da Parker e non solo, si ripropone come il "Gergo della Comunit Nera", quel dialetto che crea l'effetto "ghetto", la distinzione tra oppressi e oppressori. In quel momento il jazz comincia ad uscire dalla dimensione del ballo e si avvia verso una strada propria, di sperimentazione continua, spesso distante dalle ottiche commerciali di cui, fino a quel momento, era spesso stato soggetto. Sicuramente "Bird" ha dato il "la" all'esplorazione di nuovi universi sonori.

 

D-Come nato il brano "Madama Butterfly" e qual il punto di forza del pezzo?

 

R- Madama una mia variazione melodico-armonica del celebre standard di Tadd Dameron, Lady Bird. Tornavo da una incredibile lezione concerto fatta con bambini dai tre ai sei anni in cui, insieme ad una mia amica cantante, siamo riusciti a a far improvvisare con la voce i pargoli su un giro di blues. Esperienza pazzesca, i bambini erano in delirio, tantissimo entusiasmo, noi due soddisfattissimi. Il pomeriggio stesso ero talmente emozionato che mi sono messo a giocare al pianoforte sul tema di Lady Bird, che trovo breve, semplice e potente, e il risultato Madama Butterfly. Il titolo non ha nulla a che vedere con l'opera di Puccini, ho semplicemente pensato all'idea di una donna volante, Lady Bird, proiettata in una metamorfosi che si avvicinasse a quella di una farfalla. E i bambini che c'entrano, dirai? Hanno un'Energia Vitale che dai tredici-quattordici anni si dimentica, ma che si continua a portare dentro, nonostante tutti i grigiori della vita. Se si riesce a riscoprire quel lato di noi, si riesce anche ad affrontare una Metamorfosi Esistenziale, secondo me. In Madama Butterfly ho tentato di raccontare in musica proprio questo.

 

D-Una tua considerazione sul Jazz moderno e la sua diffusione tra i giovani.

 

R- Il jazz moderno variegatissimo. Avere il tempo di ascoltarsi con calma tutto, sarebbe un miracolo. Purtroppo mi accontento di pillole. La diffusione tra i giovani della musica in generale incredibile; internet un canale inesauribile e facilmente accessibile a tutti. Certo, il jazz non di facile fruizione per il grande pubblico, soprattutto se sono progetti sperimentali e formalmente complessi allo stesso tempo. Ecco, se c' qualcosa che non reggo la musica "difficile" tanto per essere "difficile". Come ho detto prima, in giro abbastanza radicata l'idea che quanto pi complesso, tanto eccellente e bello. Per me, e fortunatamente non solo per me, non cos. La musica deve essere prima di tutto efficace, intensa, vissuta e celebrativa. La complessit tecnica e compositiva deve essere al servizio della comunicazione dell'idea musicale, altrimenti si scade nel Circo e nell'Agonismo, una circense agonia, quindi direi una perversione. Ad ogni modo, in questi anni c' un'originalit di idee molto vivace sulla scena italiana, ripenso al giovanissimo pianista Enrico Zanisi con il suo incredibile trio, o al M.A.T. con Marcello Allulli al sax Francesco Diodati alla chitarra e Ermanno Barn, gruppo che ultimamente collabora con il creativissimo ed elettrico Antonello Salis, e molte altre formazioni fatte di ottimi musicisti. Non credo proprio che siamo in un momento di bassa, insomma.


D-Quante opportunit d'ascolto e di esibizione offre il territorio nazionale? Quali sono le difficolt maggiori per gli artisti di oggi che cercano di farsi conoscere?

 

R- Passiamo alla domanda seguente...

No, scherzo. Anche se ad ogni modo, c' poco da scherzare sull'argomento.

Sappiamo tutti ormai quanti gradi di febbre abbia la Cultura, e soprattutto quella musicale, negli ultimi tempi. L'offerta musicale in Italia c', non tantissima, non qualitativamente sempre eccellente, quasi mai pagata, spesso abbastanza cara, ma c'. Il problema che sempre tutto un po' troppo difficile da fare e questo scoraggia tantissimo chi vorrebbe fruire della musica o addirittura, viverne. Alla base di tutto c' una debolissima istruzione musicale a scuola, una poca perizia degli insegnanti di musica in generale e i pregiudizi comuni del popolo, alto o basso che sia, riguardo al mestiere della Musica. La figura del Musicista qui in Italia fraintesa, incompresa, inconsciamente denigrata. Noi musicisti, di tutti i "credo musicali", dobbiamo applicarci per ristabilire la nostra dignit di lavoratori e produttori di arte e credo che l'unico modo sia organizzarci in collettivi, boicottare locali e festival che lucrano in malo modo, applicarsi per migliorare la qualit dei propri progetti artistici e soprattutto migliorare la qualit delle proprie capacit divulgative e di insegnamento della materia. Anche qui, non ci si deve improvvisare. Ci vuole onest, correttezza, lucidit, entusiasmo e molto spirito di intraprendenza.

 

D-Progetti, impegni, ambizioni.

 

R- Practice, practice, practice!!! Esercitarsi, suonare, stare insieme il pi possibile e condividere. Il Free-Hands trio suona periodicamente con Marcello Allulli, sassofonista a mio parere di una semplicit visionaria, il nostro mentore. Siamo affascinati dalla sua visione musicale e vogliamo ispirarci a lui per percorrere la nostra strada in quella direzione. Vogliamo prepararci per incidere l'anno prossimo un disco e, nel frattempo, portare a maggiore maturazione le idee che portiamo gi dentro. Siamo tutti e tre convinti di camminare sul sentiero giusto. Poi se sono rose...!

 

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