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HUMAN RIGHTS

HUMAN RIGHTS

Roberto Fantini
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Giovedì 30 Aprile 2015 00:48

Scritto da Roberto Fantini
Conversazione con Giovanni Sarubbi, direttore de ildialogo.org      A fine gennaio, un gruppo di giornalisti italiani, blogger, fotografi ed esperti di Medio Oriente ha lanciato una lettera aperta per dire “basta” al degrado che sempre più caratterizza il mondo dell’informazione.“Ci chiediamo - dicono i promotori dell’iniziativa - quale senso possa avere oggi un giornalismo che al servizio al cittadino ha sostituito un voyeurismo sensazionalista per il quale non ci si ferma neanche davanti al rispetto umano, in costante e grave violazione di tutte le norme di deontologia professionale.”Ben sottolineando che “La verifica delle fonti, un linguaggio appropriato, il rispetto della privacy delle persone, sono le basi della professione giornalistica, alle quali andrebbero sempre aggiunte conoscenza e competenze specifiche dei temi dei quali si vuole trattare, nonché il valore aggiunto delle esperienze personali sul campo, ma sempre e comunque privilegiando il rispetto del lettore e delle persone coinvolte.”Molte sono state, in questi mesi, le adesioni, soprattutto da parte di giornalisti, docenti e ricercatori, a conferma di una diffusa esigenza di buona parte della nostra società di provare ad arginare la deriva di cialtroneria-servilismo-manipolazione-strumentalizzazione che sempre più sembra tiranneggiare il mondo dei media.Recentemente, poi, proprio in questa prospettiva, la testata giornalistica online…
Lunedì 13 Aprile 2015 10:12

Scritto da Roberto Fantini
  Conversazione con Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone Una buona notizia per tutti coloro che continuano, nonostante tutto, a credere nella giustizia di questo mondo (indipendentemente da quanto accada e non accada nel nostro paese): la Corte di Stasburgo ha riconosciuto come “torture” le brutali quanto gratuite violenze compiute dalle forze dell’ordine all’interno dei locali della scuola Diaz, durante il G8 di Genova del 2001. In particolar modo, a salutare tale autorevole pronunciamento internazionale con soddisfazione carica di speranza, sono state quelle associazioni, come Amnesty International ed Antigone, che da anni lavorano per far diventare realtà anche in Italia l’istituzione del reato di tortura. Più volte, su questo stesso sito*, ci siamo soffermati a riflettere sulle vicende di Genova, sul fenomeno della tortura e sui gravi ritardi politico-legislativi italiani. E ancora una volta ci siamo rivolti a Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, per cercare di ragionare sulla irrisolta problematicità della situazione italiana. Patrizio, condividi la reazione amara di Daniele Vicari (regista del film Diaz) che ha sottolineato quanto sia triste che, a quasi 15 anni di distanza, a dirci che ci fu tortura sia stata "un'entità esterna" al nostro paese?    E' effettivamente triste che il nostro Paese non sia…
Mercoledì 25 Marzo 2015 17:57

Scritto da Roberto Fantini
Il 16 luglio 1945, il Progetto Manhattan, condotto nella massima segretezza a partire dal giugno 1942, raggiunge la sua mèta: viene fatta esplodere nel New Messico la prima bomba atomica. Qualche giorno dopo, la storia dell’intero pianeta cambierà come mai era accaduto prima: il 6 agosto un ordigno di circa 13 kiloton (con perfida ironia denominato Little boy) distrugge la città di Hiroshima, provocando immediatamente 45.000 morti e, nei mesi seguenti, circa altre 90.000 vittime, a cui andranno aggiunti, entro il 1950, altri 100.000 morti  a causa delle radiazioni. “Con questa bomba - dirà il presidente Truman il 7 agosto  - abbiamo aggiunto una nuova e rivoluzionaria capacità distruttiva per aumentare la crescente potenza delle nostre forze armate. Bombe di questo tipo sono ora in produzione e tipi ancora più potenti sono in fase di sviluppo”. E occorrerà attendere soltanto due giorni per comprendere fino in fondo la veridicità e la gravità delle sue parole. Su  Nagasaki, infatti, cadrà una bomba al plutonio ben più potente della precedente  (e per questo chiamata, sempre con identica rozza ironia, Fatman, grassone). I morti immediati saranno 22.000 e altri 42.000 nei mesi successivi, mentre altri 100.000 si aggiungeranno entro il 1950. Impossibile da…
Un retaggio del passato si aggira per il mondo e fa ancora i suoi schiavi e le sue vittinme: è la guerra. E’ questo lo strumento arcaico e infantile delle brame di potere e di ricchezza, ma il conflitto armato è anche la prosecuzione delle scelte politiche ed economiche con mezzi diversi dal diritto. La guerra, infatti, non è un processo giuridico che si svolge in altra forma. Essa non è mai giusta; può essere inevitabile, scusabile, ma non è mai giusta. La guerra è la notte del diritto. Il “Diritto umanitario” è tutto il diritto che può sopravvivere durante un conflitto armato ed è assimilabile ad una fiaccola tremolante che può rimanere accesa anche nel buoi pesto della notte. E’ ora di dipingere gli ordinamenti giuridici per quello che sono e per come li vede l’autore; e di scoprire l’anello di congiunzione tra sociologia, filosofia, politica, economia, religione e diritto.   Renato Federici è professore di diritto amministrativo. Insegna: diritto amministrativo, e diritto del turismo e del territorio nell’uniniversità degli studi di Roma “La Sapienza”. In altre sedi (Latina, Benevento, Roma Tre) ha tenuto corsi di Diritto amministrativo, Diritto processuale amministrativo, e Istituzioni di diritto pubblico. ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )   Tra…
Lunedì 09 Marzo 2015 21:05

JE SUIS HANDALA

Scritto da Carlotta Caldonazzo
A proposito di libertà di espressione: un ricordo di Naji al-Ali, vignettista palestinese Nel pomeriggio del 22 luglio 1987, a Londra, mentre percorreva i pochi metri che separavano la sua auto parcheggiata e la sede di Al-Qabas, il giornale kuwaitiano per cui lavorava, Naji al-Ali viene ferito alla testa da un colpo di arma da fuoco. Morirà una settimana dopo, all'ospedale St Stephens di Londra, a 49 anni. L'assassino vestiva abiti civili e passeggiava tranquillo nei paraggi. Dopo aver eseguito l'ordine del suo mandante, è scomparso nel nulla. Un amico di Naji al-Ali ricorda che il vignettista era stato minacciato di morte da un esponente di spicco dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) due settimane prima del suo assassinio. La telefonata era arrivata dopo la pubblicazione di una sua vignetta su un'amica della guida dell'Olp Yasser Arafat. “Devi correggere il tuo atteggiamento”, gli aveva detto, “non dire nulla contro le persone oneste, altrimenti avremo il compito di tagliarti fuori”. Un monito rimasto inascoltato. Ma l'ipotesi che a uccidere il vignettista siano stati sicari mandati dall'Olp risulta alquanto improbabile (nonché la più banale). Dieci mesi dopo la morte di Naji al-Ali, Scotland Yard ha arrestato Ismail Suwan, studente palestinese di…
Mercoledì 04 Marzo 2015 21:44

IL RAPPORTO 2014-2015 DI AMNESTY INTERNATIONAL

Scritto da Roberto Fantini
  Conversazione con Riccardo Noury   Da lunghi decenni, oramai, la pubblicazione del Rapporto Annuale di Amnesty International rappresenta, per chiunque abbia a cuore le condizioni di salute dei diritti umani nel mondo, un appuntamento irrinunciabile. L'ultimo Rapporto*, pubblicato in Italia lo scorso 25 febbraio (decimo anniversario della scomparsa del principale "padre fondatore" dell'associazione, l'avvocato inglese Peter Benenson) documenta la situazione presente in ben 160 paesi e territori e costituisce, pertanto, una fonte di straordinaria importanza per una visione appropriata delle problematiche, delle violazioni e dei progressi relativi all'ultimo anno. Un anno che verrà certamente ricordato per i violenti conflitti e per la diffusa e ricorrente incapacità di troppi governi di tutelare i diritti e la sicurezza delle rispettive popolazioni. Un anno che è stato anche l'anniversario di due atroci quanto emblematiche tragedie del nostro tempo: la strage criminale di Bhopal (1984) e il genocidio in Ruanda (1994). Nel 2014, poi, ricorrevano anche i 30 anni dall'adozione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, occasione questa che ha spinto Amnesty International (fondamentale, allora, per la nascita del documento) a rinnovare gli sforzi per combattere un fenomeno tutt'altro che lontano nel tempo (Campagna globale "Stop alla tortura)**. A Riccardo Noury,…
Giovedì 05 Febbraio 2015 17:28

LETTERA APERTA AI MEDIA ITALIANI

Scritto da Administrator
Siamo un gruppo di ragazze e ragazzi, Rom e Sinti. Alcuni di noi sono italiani, altri provengono da vari paesi europei, altri ancora sono nati in Italia ma di fatto sono sempre stranieri grazie all’accoglienza burocratica del nostro paese. Tutti noi crediamo nell’onestà, nella giustizia, nei diritti e nei doveri di ogni essere umano; noi ci stiamo impegnando e formando come attivisti per dare voce al nostro popolo, fin ora rimasto legato e imbavagliato. Vogliamo esprimervi una sensazione che stiamo vivendo in questo periodo, la sensazione si chiama PAURA. Sì paura, perché sono giorni, forse oramai mesi, che tv e giornali ci bombardano con messaggi che sostanzialmente dicono: “i Rom e i Sinti rubano, sono TUTTI delinquenti, vogliono vivere ai margini della società in baracche fatiscenti, non vogliono lavorare e nessuno di loro vuole studiare, ecc.” Bene, mettendoci nei panni di chi non sa niente di questo antichissimo popolo, inizieremmo a crederci e inizieremmo a non volerli più nella nostra Italia. E se fossimo BAMBINI, che cosa impareremmo? Sicuramente, con un germoglio di odio nel cuore così potente e annaffiato bene tutti i giorni, da grande non solo odieremmo i Rom e i Sinti, ma saremo pronti a ucciderli, non…
Conversazione con Carlotta Caldonazzo*     Per alcuni giorni non s’è quasi parlato d’altro. Poi, piano piano, come sempre, tutto si è allontanato, perdendo i propri contorni. Ci sono rimasti nella testa i tanti discorsi (spesso alquanto sgangherati) sul pericolo terrorismo, sull’Islam che avanza, gli islamici e gli islamisti, sul “siamo stati troppo buoni” e sul “sono troppo diversi da noi”… Ma penetrare nelle vicende accadute, cercando di valutarle per quanto effettivamente rappresentano, cercando anche di individuarne le cause, vicine e meno vicine, richiederebbe tempi lunghi ed un impegno non soltanto occasionale. E’ proprio in tale prospettiva che ci siamo rivolti a Carlotta Caldonazzo, redattrice e traduttrice di Arabpress, per domandare, per ragionare insieme, per tentare di fare qualche passo sulla difficile via della comprensione. Nella consapevolezza convinta e determinata che solo da una conoscenza robusta e non faziosa potremo ricevere i giusti strumenti per operare scelte ponderate e costruttive. -       Molti, in questi giorni, a proposito della strage compiuta nella redazione di Charlie Hebdo, parlano di “atto di guerra della Jihad” e di vero “11 settembre della Francia”. Ti sembrano valutazioni capaci di rispecchiare fedelmente quanto si è verificato e quanto si sta verificando?? Secondo me, l'11 settembre è…
Sabato 24 Gennaio 2015 21:54

Scritto da Roberto Fantini
Conversazione con Riccardo Noury   Per continuare a riflettere sui tragici eventi parigini, sulle loro cause (vicine e lontane, palesi ed occulte), sui loro possibili sviluppi e su quanto andrebbe fatto per arginare il baratro di violenza che sembra inesorabilmente attenderci nel nostro futuro, ci siamo rivolti, questa volta, a Riccardo Noury, portavoce nazionale di AMNESTY INTERNATIONAL Italia*.   -       I terribili fatti parigini ci hanno di nuovo precipitati in un clima molto simile a quello venutosi a creare dopo l’11 settembre 2001. E molti (anche noti opinionisti e politici) hanno ripreso a parlare di “scontro di civiltà”. Le recenti vicende possono essere intese come una conferma di quanto previsto da Huntington?   Il mondo è una fabbrica di rancore, in cui ogni giorno qualcuno si sveglia e si chiede chi potrà uccidere. Tuttavia, va detto che alcune migliaia di fanatici indottrinati non rappresentano una “civiltà”, ovvero quel mondo islamico composto da quasi un quarto degli abitanti del pianeta che si vorrebbe in “scontro”. Certo, nelle aree controllate da gruppi armati islamisti vige l’intolleranza più assoluta. E lì, in quei luoghi, vige lo scontro, e ne pagano le conseguenze le popolazioni civili, le donne e le minoranze etniche e religiose.…
Martedì 20 Gennaio 2015 19:06

MATITE TEMPERATE E FUCILI SPEZZATI

Scritto da Roberto Fantini
Dopo la strage di Charlie Hebdo.Conversazione con Mao Valpiana, Presidente del Movimento Nonviolento e direttore della rivista Azione nonviolenta. Subito dopo l’ignobile strage compiuta nella redazione del giornale satirico francese Charlie Hebdo, il Movimento Nonviolento ha emesso un incisivo comunicato dal titolo “Matite temperate e fucili spezzati” in cui, oltre a condannare l’accaduto, si ribadiva la necessità di uscire fuori dal gorgo vizioso rappresentato dalla convinzione che la violenza possa rappresentare la soluzione dei problemi umani. Tra le altre cose, in detto comunicato, è possibile leggere: “E dunque oggi più che mai è tempo di opporsi all’oscurantismo con la satira, al fondamentalismo con la dissacrazione, ai proiettili con i libri, alle bombe con l’informazione, all’orrore con la bellezza, all’ignoranza con la cultura, alla bestialità con l’umanità, al clericalismo con l’ironia, e i protagonisti principali di questa opposizione nonviolenta sono i giornalisti, gli insegnanti, gli studenti, gli scrittori, i registi, i musicisti e gli artisti, donne e uomini. Ora è il momento del lutto, perché ancora una volta sono state uccise delle persone utilizzate come simboli. Da domani sarà il momento dell’intelligenza e dell’apertura per non cadere nella trappola della violenza e per costruire una civiltà della convivenza.” Proseguiamo, quindi, le…
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