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Scienze

Scienze

Venerdì 06 Giugno 2014 16:41

Scritto da Daniela Daveri
Sheref Mansy, ricercatore Armenise-Harvard al CIBIO di Trento, realizza un metodo di comunicazione chimica intercellulare a comando che sfrutta cellule artificiali create ad hoc. Nuove possibilità terapeutiche per le infezioni batteriche La notizia pubblicata su Nature   Boston-Trento, giugno 2014. Una nuova tecnica che impiega cellule artificiali potrebbe aprire presto nuove frontiere per la cura delle infezioni batteriche, per esempio le infezioni polmonari di pazienti affetti da fibrosi cistica. A lavorare in questa direzione è Sheref Mansy, giovane scienziato statunitense arrivato in Italia nel 2009 al Centro di Biologia Integrata (CIBIO) dell’Università di Trento grazie al sostegno della Fondazione Armenise-Harvard. Insieme al suo gruppo di ricerca, Mansy sta lavorando ad un progetto che permetterà di controllare il comportamento delle cellule naturali senza modificarle geneticamente, utilizzando le cellule artificiali per dire a quelle naturali cosa devono fare. Il problema è che spesso le cellule non sono in grado di rispondere naturalmente ai segnali scelti per impartire loro delle istruzioni. Per ovviare a questo limite ci si affida all’ingegneria genetica: modificandole geneticamente possono acquisire nuove capacità. Ma nel momento in cui il contenuto genetico di una cellula vivente viene modificato, anche il suo comportamento cambia. La nuova strada del team di Sheref…
Giovedì 08 Maggio 2014 11:33

Scritto da Daniela Daveri
Giovane ricercatrice Armenise-Harvard dello IEO scopre nuove proteine bersaglio per le terapie contro il cancro al seno e al polmone   Milano, maggio 2014. La “proteomica chimica” o “chemo-proteomica” sta emergendo come uno degli approcci più efficaci per comprendere in maniera più accurata il meccanismo moleculare di azione di farmaci in fase di studio. La proteomica chimica nasce dalla combinazione di varie metodologie sperimentali e offre la possibilità di testare contemporaneamente il legame di tutte le proteine cellulari con una molecola biologicamente attiva (il farmaco) utilizzando condizioni molto vicine a quelle fisiologiche. L’analisi inoltre è omnicomprensiva e quindi ha la potenzialità di scoprire qualsiasi nuova proteina bersaglio, non solo quelle ipotizzabili sulla base di conoscenza a priori, ma anche quelle totalmente impreviste/inaspettate. Utilizzando la chemoproteomica Tiziana Bonaldi, giovane ricercatrice rientrata nel 2008 in Italia allo IEO (Istituto Europeo di Oncologia) grazie al programma Career Development Award della Fondazione Armenise-Harvard, sta conducendo una ricerca di “target deconvolution”, ovvero di caratterizzazione del repertorio dei bersagli molecolari di farmaci anti-tumorali. La “target deconvolution”, condotta negli stadi iniziali del lungo processo di ricerca e sviluppo di nuovi farmaci, aiuta a comprendere l’esatto meccanismo di azione a livello molecolare, identificando sia i bersagli principali, sia…
Due giovani scienziati finanziati dalla Fondazione Armenise-Harvard scommettono sul futuro della ricerca italiana e approdano alle Università di Trento e di Padova.   Boston - Padova – Trento, 11 aprile 2014. Perché tornare? Perché tornare proprio adesso nel bel mezzo della crisi? I nostri ricercatori si sentono fare spesso questa domanda e forse all’inizio se la sono posta anche loro. Prendere la decisione di tornare in Italia per intraprendere una carriera scientifica richiede alcune caratteristiche ammirevoli: intenzione a stabilirsi nel miglior istituto di ricerca, attaccamento al paese di origine e, inoltre, un po’ di coraggio, come ce n’è voluto per partire anni prima. Fortunatamente per la comunità scientifica italiana, sono molti questi giovani coraggiosi e ogni anno il programma Armenise-Harvard Career Development Award attira alcuni dei migliori e promettenti ricercatori, italiani e internazionali. Adesso è il turno di Andrea Lunardi e Graziano Martello. La collaborazione tra la Fondazione Armenise-Harvard e prestigiose Università italiane, come quella di Trento e di Padova, continua quindi a dare i suoi frutti e sono già diciannove i giovani ricercatori, italiani e stranieri, che hanno deciso di scommettere sul loro futuro, lasciando brillanti posizioni all’estero per aprire i propri laboratori in Italia grazie al programma Armenise-Harvard…
Giovedì 30 Gennaio 2014 16:41

DAL SANGUE CORDONALE NUOVE SPERANZE DI VITA

Scritto da Elisa Starace Pietroni
Un intervento del prof. Franco Aversa Direttore Ematologia e Centro Trapianti Università di Parma   Il prof. Franco Aversa, Direttore di Ematologia e Centro Trapianti dell'Università di Parma - uno dei maggiori esperti, a livello mondiale, nel trapianto di cellule staminali - fa il punto sui risultati finora ottenuti e sulle prospettive di cura possibili, oggi e in un futuro più o meno breve, dall' impiego di cellule staminali del cordone ombelicale. Nel suo autorevole intervento, Aversa sottolinea la grande importanza della donazione e della raccolta del sangue cordonale, oggetto e finalità del lavoro delle volontarie Adisco (Associazione donatrici italiane sangue cordone ombelicale) o.n.l.u.s. nata in campo nazionale nel 1995. D - Professore, quali i vantaggi del trapianto di cellule staminali emopoietiche e particolarmente quelle del cordone ombelicale ? "Sino ad alcuni decenni or sono la speranza di sopravvivenza di molti pazienti affetti da gravi malattie ematologiche e da particolari tumori dipendeva unicamente dalla possibilità di un trapianto di cellule staminali emopoietiche quelle cioè che generano gli elementi del sangue – globuli rossi, bianchi e piastrine – e ripristinano il controllo immunitario contro le infezioni e i tumori. Le cellule staminali sono presenti nel midollo osseo, nel sangue periferico e…
Per la prima volta nel mondo, un'equipe anglo-austriaca, ha realizzato un mini cervello umano, un organoide cerebrale, cioè in modello in vitro di un organo del corpo umano, che ha abbozzi di strutture cerebrali, come  la corteccia, le meningi, il plesso coroideo, ma ne mancano altre come ippocampo ed il prosencefalo ventrale. E’ una ricerca importante dal punto di vista teorico ed applicativo, si potranno comprendere meglio le cause di difetti neurologici congeniti, si potranno provare nuove molecole, candidate per una  terapia  neurofarmacologica. Avere a disposizione un modello neuronale complesso simile al cervello umano, può consentire, più di qualsiasi animale, di testare in modo più sicuro, efficace, in provetta, senza usare cavie, nuovi farmaci per le patologie neurologiche. E questo modello potrà fornire informazioni utili sulla terapia, con innesti cerebrali di cellule staminali, per “rigenerare” tessuti encefalici lesi da patologie o traumi. Sono state già impiegate, con pieno successo, cellule staminali indotte, le Ips, derivate dai fibroblasti della pelle di un uomo adulto. E’ la prima volta che si costruisce in laboratorio un cervello funzionante. Al di là di ogni considerazione, anche etica, il solo fatto che il modello di organo umano più complesso, si possa  costruire in laboratorio e si…
Venerdì 11 Ottobre 2013 20:37

Scritto da Daniela Daveri
Ricercatore Armenise-Harvard del San Raffaele studiando i farmaci per l’osteoporosi scopre inaspettatamente un nuovo adiuvante per i vaccini   Milano, 10 ottobre 2013. Da uno studio sul ruolo dei macrofagi linfonodali nell’immunità antivirale, Matteo Iannacone e i suoi collaboratori dell’Istituto Scientifico San Raffaele e della Harvard Medical School, hanno scoperto una nuova imprevedibile proprietà dei bifosfonati, farmaci clinicamente approvati e già utilizzati da milioni di pazienti come inibitori del riassorbimento osseo nel trattamento dell’osteoporosi. I ricercatori hanno scoperto che questi farmaci possono essere impiegati come adiuvanti immunologici per migliorare le risposte protettive ai vaccini. Un altro importante caso di serendipity nella ricerca scientifica che al tempo stesso ha il vantaggio di accorciare i tempi di approvazione clinica, avendo già superato i test tossicologici, e di tagliare i costi di sviluppo. Si tratta infatti di una nuova strategia nella progettazione farmacologica, detta re- positioning. Si è notato che molti farmaci già approvati per alcune patologie tengono nascoste nuove e interessanti proprietà farmacologiche per malattie completamente diverse dall’uso a cui erano destinati.La ricerca, finanziata dallo European Research Council e dalla Fondazione Armenise-Harvard, è stata pubblicata oggi sulla rivista Cell Reports. La produzione di vaccini sicuri ed efficaci richiede, oltre a componenti derivati…
  Trovata la molecola antitumore?
Mercoledì 12 Giugno 2013 00:07

Scritto da Daniela Daveri
  Un milione di dollari dalla Simons Foundation di New York a Sheref Mansy, ricercatore Armenise-Harvard del CIBIO dell’Università di Trento per i suoi studi sull’origine della vita. Il segreto dell’universo nella chimica del ferro e dello zolfo. L’obiettivo: ricreare in laboratorio il prototipo di una cellula artificiale. Il prorettore Quattrone: «Occorre investire anche in Italia nel progresso della scienza di base su modello delle fondazioni americane»   Trento/New York, 7 giugno 2013 – Torna a far parlare di sè e concede il bis il ricercatore, che un paio di anni fa alcune testate nazionali avevano definito il “Million dollar man” dell’Università di Trento. Sheref S. Mansy ha infatti portato a casa un nuovo finanziamento di un altro milione di dollari dalla Simons Foundation di New York per proseguire le sue ricerche sull’origine della vita. Il giovane ricercatore statunitense è arrivato in Italia nel 2009 al Centro di Biologia Integrata (CIBIO) dell’Università di Trento grazie al sostegno della Fondazione Armenise-Harvard per lavorare alla sintesi di una cellula artificiale. Il suo obiettivo: ricreare in laboratorio il prototipo di una cellula artificiale. Grazie a questo ulteriore finanziamento potrà condurre nuove ricerche su come la vita primordiale abbia utilizzato due elementi primordiali apparentemente…
Mercoledì 06 Marzo 2013 14:33

Scritto da Daniele Daveri
Medicina rigenerativa: rilevante scoperta di ricercatori italiani   Milano, 6 marzo 2013. Due giovani scienziati italiani segnano un nuovo goal nella ricerca della medicina rigenerativa: l’identificazione dell’interruttore molecolare che permette di ringiovanire una cellula adulta rendendola staminale. Grazie al meccanismo di riprogrammazione dell’identità cellulare è stato scoperto nelle proteine della famiglia Polycomb, già note per il ruolo svolto nello sviluppo embrionale e nella formazione di tumori, il “timbro” indispensabile per indurre le cellule adulte a tornare allo stadio embrionale. Un notevole contributo per migliorare le terapie di diverse malattie, dalle lesioni d’organo alle patologie croniche, ai tumori. L’importante studio, realizzato grazie anche ai finanziamenti della Fondazione Giovanni Armenise/Harvard, è stato portato a termine da Stefano Casola, direttore dell ’Unità di Ricerca di Immunologia Molecolare e Biologia dei Linfomi. all'IFOM, Istituto FIRC di Oncologia Molecolare, e da Giuseppe Testa, coordinatore del programma di Epigenetica delle Cellule Staminali, presso il Dipartimento Oncologia Sperimentale dello IEO,Istituto Europeo di Oncologia, Milano.  La ricerca, pubblicata su “PLoS Genetics”, riconduce alla scoperta delle cellule staminali pluripotenti indotte (IPS) di Shinya Yamanaka, Premio Nobel 2012, che dimostrava che le cellule della pelle potevano essere riprogrammate in laboratorio per diventare del tutto simili a cellule staminali embrionali. Ma…
Venerdì 23 Novembre 2012 00:20

Scritto da Daniela Daveri
  Uno studio internazionale dimostra un diverso meccanismo d’azione di due noti farmaci     Milano, 21 novembre 2012. Da più di vent’anni sono utilizzati nella cura della depressione, talvolta apprezzati e soprannominati “le pillole della felicità”, talvolta contestati: sono i farmaci antidepressivi, che nei paesi occidentali, per esempio negli Stati Uniti, occupano le prime posizioni tra i farmaci in assoluto più prescritti. Nonostante ciò, il loro preciso meccanismo d’azione non è ancora del tutto noto ed è oggetto di approfonditi dibattiti. Conoscere come un farmaco allevia i sintomi della depressione è importante per capire le origini biologiche del “male oscuro”. Si sa che i farmaci antidepressivi supportano l’“ipotesi serotonina “ (livelli bassi di serotonina causano depressione), poiché esercitano i loro effetti clinici benefici aumentando i livelli di amine nel cervello. Tuttavia, nonostante il ruolo conosciuto delle amine, e particolarmente della serotonina, nell’eziologia della depressione l’ipotesi serotonina non spiega totalmente gli effetti di questi farmaci nell’alleviare la depressione, e, recentemente, “l’ipotesi serotonina” come meccanismo scatenante della depressione ha un po’ perso forza.   Alberto Bacci, scienziato rientrato nel 2005 in Italia all’EBRI (European Brain Research Institute) grazie ai finanziamenti della Fondazione Armenise-Harvard e attualmente presso l’Institut du Cerveau et de la…
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