flag_rotate-03flag_rotate-02flag_rotate-13flag_rotate-12flag_rotate-09
Editoria

Editoria




Silvia Pietrovanni

Giovedì 02 Luglio 2015 22:03

Scritto da Elisa Starace Pietroni
“CONFINI INFINITI” E’ LA TERZA RAFFINATA RACCOLTA DI VERSI DELLA GIOVANE POETESSA,     “La tristezza è inclusa nel prezzo della vita” “Rallenta con me / senza negarmi interesse/ mentre il mondo impazza di squilibri e di stress. / Rallenta con me/ senza essere accecato da doveri e ragioni. / Rallenta con me/ per un nostro benessere d’amore …”   . “Confini infiniti” è la terza raccolta di Poesie di Lara “La poetessa di Parma e dintorni”, prezioso volume edito da Grafiche Step. Ancora una volta prendono il cuore i versi di questa giovane donna che riesce a tradurre in poesia episodi di vita vissuta (o sognata) tra amore e dolore, speranza e disillusione. Lara (nome anagrafico Marialara Provenzano) è nata a Parma dove vive. Ma la sua poesia è “cittadina del mondo” anche se, nel chiaroscuro dei sentimenti che esprime, si risente quella particolare, nostalgica e un po’ magica atmosfera che avvolge i paesaggi, l’aria e le persone della sua Padania. Per lei lo scrivere è un rifugio dorato. Negli spazi delle parole analizza e sublima i sentimenti e le speranze, l’amore corrisposto o no, filtrando quello “sgomento del vivere” che assale l’uomo e la donna dei tempi inquieti…
Giovedì 04 Giugno 2015 11:51

BIOETICA: LA PAROLA AI FILOSOFI

Scritto da Carlotta Caldonazzo
Come Sydney Lumet con La parola ai giurati esortava a mettere in discussione il sistema giudiziario statunitense e la pena di morte, Roberto Fantini invita a riflettere sulla morte cerebrale e sul trapianto di organi.   Tema tanto delicato quanto scrupolosamente messo a tacere nel dibattito pubblico mondiale, la definizione di morte cerebrale imposta da un comitato istituito nel 1968 dalla Harvard Medical School non coincide con l'assenza di vita, quindi non fornisce elementi inoppugnabili per dichiarare qualcuno morto. Un aspetto di notevole gravità, se si considera che l'obiettivo di tale definizione è stabilire come nuovo criterio di morte quello del coma irreversibile e che il corollario è costituito da motivazioni ispirate più da esigenze di mercato che dal dovere di ripristinare e preservare la salute degli individui. La prima è il peso che i pazienti che soffrono di una perdita permanente dell'intelletto costituiscono per le loro famiglie, per gli ospedali e per quelli che avrebbero bisogno di letti ospedalieri occupati da questi pazienti in coma. La seconda invece è la necessità di una definizione univoca per evitare che criteri di morte obsoleti generino controversie nel reperimento di organi per i trapianti. Considerazioni pertinenti se fossero riferite a ordinarie operazioni…
Martedì 02 Giugno 2015 13:41

Pier Isa Della Rupe: Le streghe di Montecchio

Scritto da Silvia Pietrovanni
  Le storie raccolte in questo libro sembrano nascere come sussurri antichi della terra. Sono storie che l'autrice accoglie e raccoglie dalla tradizione contadina, intrecciando la voce antica della memoria ad uno stile evocativo e prezioso. “La montagna mi ha chiamata” dice Isa quando parla dell'origine del libro. La montagna, il colle del Montecchio, sceglie lei per farsi raccontare. Una antica leggenda parla delle Figlie della Luna, stirpi di donne che abitavano la montagna di Montecchio da tempo immemore, che si riunivano per ringraziare la terra con balli e canti attorno al fuoco, donne che sapevano volare cosparse di un unguento che lenisce ogni dolore. Le Figlie della Luna ritrovano voce attraverso la sensibilità artistica dell'autrice e attraverso di lei tornano a vivere anche quelle pietre misteriose, neolitiche, che scandiscono la salita al colle. Nelle pagine del libro, infatti, sono riportate le fotografie dei luoghi che fanno da cornice alle storie: la piana sacra, il masso della fertilità, la grotta dove si è consumato l'amore tra Bianca e Andrea, il trono della regina Isotta, il braciere, la tomba di Manul…   Se la maggior parte di queste storie nasce dai racconti tramandati dalla tradizione popolare, o dalla memoria impressa nelle rocce…
Domenica 03 Maggio 2015 21:32

EBEN ALEXANDER: MILIONI dI FARFALLE,

Scritto da Silvia Pietrovanni
Una storia, una storia vera, può guarire come una medicina. Di libri di persone che parlano di esperienze fuori dal corpo ce ne sono moltissimi: che cos’ha di speciale questo libro rispetto agli altri? Le basi scientifiche e razionali da cui parte l’autore. Alexander Eben è un affermato neurochirurgo e professore alla Medical School di Harvard. Nel 2008 contrae una rarissima forme di meningite e per 7 giorni entra in coma, l’attività della corteccia celebrale si ferma. Da qui inizia il suo viaggio. Basterebbero poche pagine, forse, per descrivere questo viaggio, o forse nessuna pagina, nessuna parola visto che ad essere limitato in quest’occasione è proprio il linguaggio. Eppure l’autore sa farti scivolare nel racconto della sua esperienza senza dimenticare di spiegare anche ai meno esperti il funzionamento del cervello in quella particolare occasione. Un dolore alla spina dorsale, e in poche ore il Dottor Eben si ritrova da agente della cura a paziente con pochissime possibilità di salvarsi. La sua attività celebrale si spegne. Il primo luogo di cui ha memoria è un buio abitato da un pulsare ritmico assordante, un’oscurità profonda con odori sgradevoli, un luogo per niente confortevole, tanto da essere definito dall’autore “Regno della Prospettiva del…
      Così come la funzione crea l'organo, allo stesso modo l'archetipo struttura la mente umana. Un'equazione, quella tra funzione e archetipo che svela una comunicazione analogica continua alla base del vivente. Ci sono molti immagini archetipiche per ogni archetipo. Per avvicinarsi all'Uno, all'archetipo/funzione l'autrice parte dalla filogenetica per arrivare al terreno della psiche. Un percorso che collega biologia e psicologia: nelle funzioni primarie dell'uomo come nascere, nutrirsi, respirare, crescere... è contenuta una radice archetipica, un simbolo, la cui comprensione può portare ad una consapevolezza del proprio stato psicofisico. Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una. (cit. dalla Tavola Smeraldina, testo sapienziale che sarebbe stato ritrovato in Egitto, prima dell'era cristiana): per comprendere il macrocosmo l'autrice ci svela ciò che pulsa nel microcosmo, nell'universo delle particelle, delle molecole, degli atomi. Una molecola trascende gli atomi che la compongono, un uomo trascende le cellule che lo compongono: un legare insieme che è alla base dell'etimologia del simbolo, ma anche della parola “religione”. In virtù di questo presupposto ogni organo è portatore di una funzione, e…
Domenica 19 Aprile 2015 20:10

Scritto da Patrizia Garofalo.
    19 Aprile 2015   Odisseo e le onde dell’anima   [...] e dove ancora vogliamo arrivare? Al di là dal mare? Dove ci trascina questa possente avidità, che è più forte di qualsiasi altro desiderio? Perché proprio in quella direzione, laggiù dove sono fino ad oggi tramontati tutti i soli dell’umanità? Un giorno si dirà forse di noi che, volgendo la prua a occidente, anche noi speravamo di raggiungere un’India, ma che fu il nostro destino naufragare nell’infinito? Oppure fratelli miei? Oppure? Friedrich Wilhelm Nietzsche, Aurora  Tre dipinti dell’autore accompagnano il testo e ne corteggiano la parola, sono il silenzio del dire, soste tra sogni, incubi e rincorse, memorie trascolorate dal tempo nella polisemia del mare colto nelle sue increspature, tempeste ed albe, notti insonni e sonno benefico, cimitero d’anime e deserto d’acqua che ha bisogno di terra, di moli, di approdi e di un altrove dove la vita si tuffi nella morte senza interruzione di tempo, senza separazione di mondi. L’ondeggiare del mare trasmette dolci luminosità mattinali e notturne e, confusa tra il bleu a fondo nero della copertina, s’intravvede una barca che s’abbevera ebbra fino al vortice stellare dell’immagine conclusiva del libro accompagnata dalla poesia di Gialal ad-Din…
Lunedì 23 Febbraio 2015 01:46

Medichesse: la vocazione femminile alla cura

Scritto da Silvia Pietrovanni
  Se gli uomini hanno dominato l'universo delle parole, le donne hanno avuto il potere sul mondo delle cose. Caterina Sforza, Maria l'Ebrea, Trotula de Ruggiero, Merit ptah, Agnodice, Jacopa Felice, Metrodora, Morgana, Elena, Circe e Medea: nomi noti, nomi sconosciuti: cosa accomuna queste figure? L'arte della cura, praticata dalle donne sin dagli albori della civiltà, quando, prima delle invasioni degli indoeuropei, Dio era donna. Dalla potenza primigenia femminile incarnata dalla Potnia, Signora dell'Universo, la cura femminile ha subito un processo di degradazione e si è successivamente incarnata nella maga manipolatrice degli elementi, e successivamente nella strega, perseguitata come capro espiatorio sociale. Le parole della Gimbutas, tratte dal libro Il linguaggio della Dea, esprimono con chiarezza questo concetto: La detronizzazione di questa invero formidabile Dea, la cui eredità fu raccolta da levatrici, profetesse e guaritrici, le migliori e più coraggiose menti del tempo, è segnata dal sangue,ed è la maggiore vergogna della Chiesa cristiana. Tanti sono i nomi attraverso i quali si è incarnata la sapienza medica femminile: dea, pizia, maga, sacerdotessa, vestale, alchimista, santa, strega, badessa, levatrice, cosmeta, herbaria, medichessa. Le figlie di Asclepio, dio della medicina, sono donne: Igiea e Panecea, la prima incarna l'igiene come prima cura…
Lunedì 02 Febbraio 2015 17:02

L'Arcistrea Bellezza

Scritto da Silvia Pietrovanni
  “Se percorri il cammino delle mie vene troverai una danza antica modulata sui raggi della luna, una danza scolpita nella pietra e nella pioggia, attraversata da mille piedi di donne dai visi rotondi di contadine con in mano la terra e...le erbe”. Bellezza Orsini, figlia di Tomasuccia e di Angelo, data in sposa ancora bambina al mastro ferraio, madre di Bartolomeo, è ricordata dalla storia come janara, come strega. Streghe: mezzadre, medichesse del popolo, erboriste, levatrici, fattucchiere, pagane…figlie di Ecate, di Lilith, del femminile inquieto e pulsante, della follia che viene dalle ninfe (citando un libro di Calasso). Bellezza lavorò, come serva, presso la nobile famiglia Orsini, nel castello di Monterotondo. Tra le sue mansioni c’era quella di preparare da mangiare ad una prigioniera del castello: Lucia da Ponzano, famosa erborista, esperta di benefici e di malefici. Fu Lucia ad insegnare l’arte dell’herbaria a Bellezza. Ma fu sufficiente un medicamento non andato a buon fine perché Bellezza diventasse un capro espiatorio del tempo. Marco da Todi torturò ferocemente la donna fino a farle ammettere la partecipazione ad amplessi con il demonio. Bellezza venne condannata al rogo. Questa la storia come viene riportata, ma questo romanzo si colloca al di là…
Un dono, una dea che viene dal mare, lo scolapasta: molto più di tre parole, perché da questi ingredienti è possibile creare una storia e creare storie può diventare esperienza di guarigione. La fiaba, il racconto, ha una funzione terapeutica: il fine è quello di restituire autonomia individuale. Il plot narrativo porta in superficie emozioni e problemi, apportando anche una semplificazione per riuscire a districarli. L’autrice, di formazione junghiana, usa un linguaggio quotidiano per raccontare le esperienze di narrazione consapevole fatte con i suoi gruppi. Attraverso un rilassamento iniziale che focalizza l’attenzione sul corpo e in particolare sul respiro si inizia a prendere contatto, a gettare ponti di comunicazione con la nostra parte analogica in modo da favorire una visione intuitiva. In questi esercizi di distensione la ripetizione delle tre parole aiuta a tessere e a sostenere la trama. Tre sono gli elementi base della storia:l’eroe, il personaggio chiave con il quale generalmente ci si identifica; è una volontà intuitiva ne innocente quella incarnata dall’eroe, che, attraverso differenti prove, sarà portato a integrare le proprie ombre a superare i condizionamenti impliciti nella sua natura. Può essere un eroe anche un personaggio secondario, e per capire questo punto è necessario far…
Domenica 28 Dicembre 2014 14:49

Scritto da Jolanda Dolce
Il libro “Ciclo inVerso – poesia in bicicletta” scritto dal giornalista Enrico Pietrangeli (Edizioni Controluce), presenta un insolito quanto curioso ed interessante connubio tra bicicletta e poesia. E’ una raccolta di poesie di vari autori e di riflessioni dell’autore sull’esperienza di incontro e confronto nella dialettica poetica. Nel suo libro Enrico Pietrangeli ci parla quindi della sua grande passione per la bicicletta e per la poesia, riuscendo a fondere le due cose come un unico universale linguaggio. Usando simpatici giochi di parole tipo “ciclo in-verso” , “ciclo di-verso” e “poEtica”, l’autore intende presentarci una nuova e diversa forma di leggere la poesia avvicinandola al godimento di un giro in bicicletta (“ciclo”). Il ciclo, oltre alla bici, è un qualcosa che ritorna, e che nel libro di Pietrangeli si ripresenta in una forma diversa, originale, variata e innovata. Un ciclismo romantico ma non nostalgico. Eroiche esperienze di un passato squisitamente italiano si uniscono a moderne e piacevoli avventure di gite in bicicletta, in un’ambientazione dai connotati culturali tutti italiani. Ricordo e attualità sono un vissuto vivido e armonico e formano un filo rosso di continuità tra passato e presente, appunto, un “ciclo”, una cosa che è sempre ricorrente. Il libro si…
Inizio
Prec.
1
Pagina 1 di 22

 

violo1

antonio

mironov1

notizie nazionali def

logo .net 2

matteobarale logo212

da