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Politica

Politica

Lunedì 13 Luglio 2015 23:14

Scritto da Carlotta Caldonazzo
Dopo la strage di Sousse, centinaia di Algerini hanno promesso di trascorrere le vacanze in Tunisia.   Dopo oltre un decennio di sanguinosi fallimenti della “guerra al terrorismo”, alcune reazioni all'attacco di Sousse, rivendicato dai cartelli del jihad dell'organizzazione del cosiddetto Stato Islamico (nota anche come Daesh o ISIS), mostrano che per conciliare “pace, giustizia e prosperità” l'unica via è probabilmente l'elaborazione di un approccio socio-politico radicalmente diverso. Ad esempio, opponendo alla logica dell'azione-reazione armata il tentativo di costruire una società inclusiva, basata sulla partecipazione anziché sulla competitività e la sopraffazione.   In molti in Algeria hanno scelto di trascorrere le proprie vacanze in Tunisia per ragioni economiche, altri perché in fondo si sentono “più sicuri” lì che in patria, oppure per ostentare coraggio di fronte a “energumeni come questi”. Nondimeno, altrettanto numerosa è la schiera di chi ha optato per questa meta per dimostrare la propria solidarietà ai fratelli tunisini. “Quaranta milioni di Algerini invaderanno le spiagge tunisine dopo Ramadan”, è uno degli slogan che si leggono sulle reti sociali. C'è addirittura chi ha cambiato appositamente i propri piani, come una ventitreenne di Guelma, “per essere solidali con i nostri fratelli tunisini” e “perché morire in Algeria o in…
Mercoledì 17 Giugno 2015 22:51

KURDISTAN, TRA ASPIRAZIONI E DIVISIONI

Scritto da Carlotta Caldonazzo
Iraq, Iran, Siria, Turchia: l'unione contro i cartelli del jihad non appiana le divergenze tra i vari gruppi   Nonostante il successo elettorale in Turchia del Partito Democratico del Popolo (HDP - Halklar?n Demokratik Partisi), nato su temi come la giustizia sociale e i diritti delle minoranze, in particolare quella curda, permane la situazione di stallo nel processo di pace tra Ankara e il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK - Partîya Karkerén Kurdîstan). Situazione complicata dal monito del Gruppo delle Comunità in Kurdistan (KCK - Koma Civakên Kurdistan), secondo cui l'HDP non può imporre il disarmo del PKK, né la guida di quest'ultimo Abdullah Öcalan, dal carcere di ?mral?, è in condizioni di impartire ordini. Insomma, tutto dipenderà dai risultati concreti della trattativa con il governo turco, finora condotta non da esponenti del partito maggioritario Giustizia e Sviluppo (AKP - Adalet ve Kalk?nma Partisi), ma da ufficiali dell'intelligence. Si complica dunque la posizione dell'HDP e del suo esponente di spicco Selahattin Demirta?, che, a due giorni dalla conquista di 30 seggi nel parlamento turco, aveva indicato proprio in Öcalan la figura in grado di garantire la fine del conflitto. Demirta? aveva perciò condannato l'isolamento cui l'AKP ha condannato la…
Martedì 09 Giugno 2015 14:10

Scritto da Jamal Suboh
  Ah...quanto cucinava mia madre, tanto, troppo, o forse no. È adesso che capisco che quello era il suo modo di riempirci l’anima, cucinava come se avesse quindici figli, ma il suo grembo ne aveva fatti «appena» otto. Al mattino faceva un salto, per modo di dire, al mercato dove ci lasciava per almeno tre ore. Non doveva scontentare nessuno e nelle orecchie gli riecheggiavano tutte le nostre richieste: da Hassan che si raccomandava “Ricordati delle patate rosse”, quelle dolci, quelle che piacciono tanto ai bambini, a Yasmine che non si stancava mai dei semi di zucca, poi c’ero io che invece volevo facesse incetta di cioccolata, quella al latte però.   Mentre Ibrahim, detto il “mangione”, e Arafat “il romantico” non avevano un vero piatto preferito, e quindi per loro tutta la spesa era un bottino. E Falastin che invece metteva la mamma in croce perché, secondo lui, i cetrioli non bastavano mai e allora le diceva: “prendine tanti, mi raccomando”. Per ultimi quei due schizzinosi di Mohammad e Saddam che stavano lì a supplicare: “Mamma ti prego non prendere le lenticchie”, che proprio non gli piacevano.   E finita la spesa, siccome non c’erano quegli addetti dei supermarket…
Siete comunisti, che cosa ci possiamo aspettare?" È Inge Graessle, una deputata del partito CDU della Merkel ad averlo detto in una trasmissione televisiva.   Perché non si arriva ad un accordo tra Eurogruppo (governo tedesco) e Grecia? Dopo mesi di trattativa nei quali il governo greco ha fatto grandi concessioni per raggiungere un accordo ancora si parla di "posizioni distanti" . Semplice. Il problema non sta nell'economia. Il problema è politico. Il governo conservatore tedesco ODIA il governo della Grecia semplicemente per un fatto: è di sinistra. E' la stessa Inge Graessle (rappresentante del governo tedesco) a dirlo apertamente: ..."Siete comunisti, che cosa ci possiamo aspettare?" . Questa la frase pronunciata in una trasmissione televisiva giornalistica dove la Inge Graessle oltre a questa affermazione ha ripetuto le solite bugie che da mesi danno in pasto al popolino di tutta Europa. Inge Graessle è una deputata del partito CDU della Merkel e detiene la presidenza della commissione di controllo di bilancio del Parlamento Europeo. Ha partecipato a un talk show televisivo con Stelios Kouloglou, un giornalista molto noto in Grecia che (ha curato molti documentari e che ha un sito di giornalismo molto frequentato www.tvxs.gr che nel dibattito televisivo rappresentava…
Mercoledì 27 Maggio 2015 20:55

Scritto da Francesco Moretti
Il bombardamento mediatico contro il governo greco sembra non funzionare.   Una lettura fatta attraverso i sondaggi di opinione su come la società greca vede l'operato del proprio governo fino ad oggi. Mentre a gran voce ci viene detto dalla commissione europea e dal governo tedesco che in Spagna, Portogallo e Irlanda le misure economiche di austerity stanno portando buoni frutti e questi paesi stanno facendo "passi avanti", gli elettori di questi paesi, quando sono chiamati a scegliere, si orientano su posizioni opposte a quelle dei loro governi. Sono forse impazziti? Credo di no. Questo ci può far riflettere su quanto l'informazione sia strumentalizzata e asservita a sostenere un modello economico che da molto tempo ormai si è dimostrato fallimentare. Non metto in dubbio che questi paesi stiano facendo "passi avanti" grazie alla cura a base di neoliberismo, mi piacerebbe capire in quale direzione? Anche per la Grecia, fino a pochi mesi fa quando ancora c'era il governo Samaras, venivano dette le stesse bugie e tutta Europa stava a guardare una "ripresa della Grecia" invisibile per noi, ma evidente solo sulla stampa di propaganda. Il governo greco, per il momento l'unico ad aver alzato la testa è stato attaccato e…
Lunedì 18 Maggio 2015 09:28

YEMEN: LA GUERRA INFINITA

Scritto da Carlotta Caldonazzo
Un paese dilaniato da conflitti, ma soprattutto dal potente vicino saudita   Dopo quasi due mesi dall'inizio dell'operazione Tempesta decisiva, lanciata sul vicino Yemen per impedire che il gruppo sciita degli Houthis si stabilisse al potere, la coalizione a guida saudita ha concesso un cessate il fuoco “umanitario” per far passare gli aiuti alla popolazione. Unica condizione: anche gli Houthis devono interrompere il lancio di missili sulle città saudite vicine al confine, quindi di fatto la guerra continua, anche perché i pretesti per le rappresaglie sono ampiamente a portata di mano. I civili intanto restano nell'indifferenza internazionale, senza alcuna tutela, bloccati dai confini sauditi chiusi e dalla difficoltà di scappare via mare verso Gibuti, Etiopia ed Eritrea. La maggior parte delle strade, infatti, è fuori uso e la mancanza di carburante incide non solo sulle possibilità di circolazione di mezzi pubblici e privati ma anche sul funzionamento degli ospedali, talvolta colpiti dai raid aerei. Una situazione che richiederebbe la fine immediata delle ostilità, non qualche giorno di tregua.   I conflitti che attraversano lo Yemen, al di là delle divisioni mai ricomposte dall'unificazione del 1990, sono in gran parte legati alla vicinanza con il potente regno saudita, costantemente preoccupato del…
Mercoledì 29 Aprile 2015 10:41

Scritto da Emiliano Federico Caruso
  «La libertà è il virus più contagioso che l'umanità abbia mai conosciuto» Hubert H. Humphrey Il dottor Yousef Salman (a sinistra con il megafono) durante il sit-inorganizzato il 10 aprile al Colosseo in favore dei profughi di Yarmouk Quando è stata diffusa la notizia che il 90% dei profughi palestinesi aveva abbandonato la cittadina di Yarmouk, ormai diventata un vero inferno in terra, molti, compreso chi scrive, hanno pensato a una seconda Nakba, una delle tante pagine nere nella storia Palestina. Siamo nel 1948 e Israele, con la violenza e la prepotenza che in seguito diventeranno sue caratteristiche, prende possesso del 78% del territorio della Palestina, contro il 55% che gli viene assegnato dall’ONU, cacciando dalle loro case e dalle loro vite quasi un milione di palestinesi. Inizia così l’al-Nakba (tradotto: disastro, catastrofe), una delle peggiori forme di prepotenza del secolo passato. Subito dopo il forzato esodo viene costruito un insediamento di profughi intorno al quale, nel corso dei decenni, si sviluppa Yarmouk, una piccola cittadina (circa 2 km quadrati) con case, ospedali, negozi e moschee. Ma veniamo a tempi più recenti: a cavallo tra il 2011 e il 2012 inizia la guerra in Siria, nell’ambito della Primavera Araba…
Martedì 28 Aprile 2015 13:30

Scritto da Puia Masoumi N.
In attesa di una svolta, l’accordo di Losanna dello scorso due aprile, tra Teheran ed il gruppo dei 5+1, è finalmente arrivato. Il patto prevede la rimozione delle sanzioni economiche inflitte allo stato iraniano, causate dalla controversa questione nucleare, riaprendo così un mercato cruciale nella regione. Lo sblocco del sistema bancario rimetterebbe così in circolazione  la liquidità necessaria a far ripartire consumi ed investimenti per il paese.   Le sanzioni economiche degli ultimi anni hanno tagliato fuori le imprese europee e quelle italiane in particolare dalla Repubblica Islamica, la quale si è vista costretta a rivolgersi ai mercati orientali, Cina ed India in primis. Il bel paese e l’Iran avevano, prima dell’entrata in vigore delle sanzioni, un interscambio intorno ai 7 miliardi di Euro annui, sceso successivamente intorno al miliardo (una perdita quindi di circa 6 miliardi netti). L’Italia è stata, dopo la II Guerra Mondiale, un partner storico dell’ Iran, sia a livello della grande industria, sia per quello delle piccole e medie imprese. Con il recente embargo petrolifero, sembrava decisamente svanita la partnership decennale tra l’Eni e l’ente nazionale petrolifero iraniana “Nioc” (National Iranian Oil Company), che prevedeva il 75% dei profitti ai mediorientali ed il resto alla…
Martedì 03 Marzo 2015 19:55

Grecia: chi ha vinto e chi ha perso?

Scritto da Francesco Moretti
Una personale valutazione della trattativa tra Grecia e Eurogruppo. Qui in Grecia stiamo vivendo una guerra di trincea. Simile a quella della Prima Guerra Mondiale. Difficile valutare chi sta vincendo e chi sta perdendo. Sicuramente sembra essere destinata a durare ancora per molto tempo. Di sicuro c'è solo che si tratta di una guerra. Alcuni hanno criticato il governo per le scelte che ha fatto. Io preferisco aspettare e stare a vedere. Riconosco comunque molte cose positive in ciò che è successo fino ad oggi. Ovviamente anche delle altre che sono negative. Gran parte delle critiche rivolte al governo sono dovute al fatto che nel primo incontro in cui è stato deciso veramente qualcosa, mi riferisco a quello avvenuto il martedì scorso, non è stato portato a compimento il programma del governo. C'è già chi punta il dito e accusa il governo con un laconico "ci avete venduto!". A me questo comportamento sembra quantomeno ingenuo, per non dire di peggio. Penso che si fa presto a fare i rivoluzionari, specialmente senza buttare un occhio alle circostanze e alla situazione nazionale e internazionale in cui si trova la Grecia. Intendiamoci bene, anch'io vorrei ottenere tutto e subito. Ma questo è possibile?…
Ogni volta che scompare una vita – ancor più se in modo violento – si origina un motivo di tristezza. Almeno questo accade tra le  persone civili che hanno voglia di distinguersi dagli orrori che compiono i seguaci del Califfo di Mossul Abu Bakr al-Baghdadi o del movimento fondamentalista islamico nigeriano Boko Haram. Quindi l’uccisione di Boris Nemstov, a Mosca, non può che indurre in tutti un senso di umana pietà. Ciò premesso non capiamo dove i giornali europei, sempre fedelmente al seguito di quelli statunitensi, vadano ad attingere le notizie da trasmettere ai propri lettori. Boris Nemstov era un ricco signore che, dopo un’iniziale brillante carriera politica, ha scelto la via degli affari. Ed ha iniziato anche a fare la fronda all’attuale dirigenza della Federazione Russa. Quindi definiamolo un esponente dell’opposizione. Ma i giornali europei (le TV non fanno eccezione) hanno coniato per lui la definizione di “leader” dell’opposizione, come se fosse il capo assoluto di chi contrasta la politica del governo e ciò per dare alla sua morte un significato politico che non ha. Non era, lo ripetiamo, il leader, ma uno dei dissidenti e, ammesso che i governanti russi abbiano chissà quali scheletri negli armadi da difendere,…
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