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Mercoledì, 11 Dicembre 2019 20:29

SCONFIGGIAMO LA CULTURA DELL’ODIO: PER UN MONDO SENZA LA PENA DI MORTE

Written by Roberto Fantini
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Da molti anni, oramai, la Comunità di Sant’Egidio si è collocata in prima linea nel combattere la perdurante pratica della pena di morte. Impegno questo, in realtà, evidenziatosi, già nel corso dei primi anni ’80, quando numerosi suoi membri divennero soci di Amnesty International, svolgendo anche attività di un certo rilievo sia all’interno della struttura regionale che nazionale, e favorendo, in tal modo, in maniera certamente significativa, la crescita delle posizioni abolizioniste all’interno di una Chiesa Cattolica, che la pena di morte ha, per lunghissimi secoli, tollerata, propugnata e benedetta.

Fra le varie iniziative promosse di recente dalla Comunità al fine di promuovere, difendere e potenziare una cultura efficacemente abolizionista, merita certamente di essere menzionata ed elogiata l’organizzazione del XII Congresso dei Ministri della Giustizia, svoltosi a Roma alla fine dello scorso mese, presso la Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati.

Impossibile riassumere, anche a grandi linee, i molteplici contenuti, appelli e messaggi, nonché le appassionate testimonianze che sono stati offerti ad un pubblico composto anche da attentissime scolaresche. E’ però possibile affermare che tutti i relatori, seppur provenienti da realtà culturali lontanissime fra loro, si sono dedicati a sottolineare come la pena di morte sia espressione evidente di una millenaria cultura dell’odio, caratterizzata da un atteggiamento di profonda sfiducia nella capacità dell’umanità di rinnovarsi, di aprirsi e di autoeducarsi in vista del conseguimento progressivo di una condizione sempre crescente di armonia e di concordia (sia interiori che esteriori).

Tutti i relatori hanno evidenziato, con rigore intellettuale e anche con sincera partecipazione emotiva, come la pena di morte sia qualcosa di partorito e alimentato da una visione del mondo in cui fatica a trovare ascolto e diritto di cittadinanza il principio umanistico-illuministico del valore assoluto ed inviolabile della dignità umana. Tutti hanno ribadito come la pena capitale rappresenti una sorta di “soluzione militare semplificata” da parte dello Stato contro il cittadino, una vera e propria “cicatrice sulla coscienza collettiva dell’umanità”, una strategia brutale quanto miope, non soltanto sterile, ma anche gravemente distruttiva (l’odio distrugge non solo chi ne è vittima, ma anche chi lo coltiva e lo esercita!), generata dalla paura e dall’ignoranza.

E con insistenza si è sovente evidenziato come, nella attuale situazione internazionale, ci si trovi sempre più di fronte ad un vero e proprio bivio: da una parte una affermazione sempre più

 
 

Suzana Norlihan, penalista
abolizionista malese

coerente e convinta di una cultura abolizionista incentrata sulla comprensione ed accettazione della grande rivoluzione valoriale rappresentata dall’irrompere sulla scena della storia mondiale della filosofia dei Diritti Umani; dall’altra il dilagare di una cultura del disprezzo, del rifiuto e dello scarto, che assolutizza il potere della forza, innalzato ad unica panacea per i mali del mondo, espresso anche nelle forme più estreme e violente.

Fra i tanti interventi di grande pregio, merita un particolarissimo apprezzamento il contributo offerto da Suzana Norlihan, avvocato penalista e sorella di un condannato a morte, imprigionato nel 2002.

La Norlihan, divenuta penalista con il chiaro intento di aiutare i più svantaggiati, ha messo in luce come la pena capitale non costituisca un deterrente, ma che, oltre a colpire con crudeltà anche i familiari del reo, rappresenti, invece, una legittimazione e nobilitazione della violenza, comunicando la tesi secondo cui la vita possa essere tolta, attribuendo, così, al potere degli uomini un potere divino, e scegliendo di “gettare la spugna” di fronte all’errore umano.

Mentre “Dio - ha sottolineato con toccante intensità - non getta mai la spugna”!

Mentre soltanto attraverso la via dell’amore, della misericordia e del perdono, sarà possibile costruire un mondo in cui sarà sempre possibile offrire e sperimentare “un’ altra possibilità”.

Read 1175 times Last modified on Mercoledì, 11 Dicembre 2019 20:36

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