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Mercoledì, 07 Febbraio 2018 17:51

UN CUORE CHE NON HA MAI SMESSO DI BATTERE

Written by Roberto Fantini
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Gli aspetti problematici dei trapianti di cui non si vuole parlare …

   E’ indubbiamente toccante la storia di quel padre che ha deciso di intraprendere la ricerca della persona che ha ricevuto, venti anni fa, il cuore trapiantato del figlio, per poter avere la gioia di ascoltare ancora il battito di quel cuore tanto amato. E certamente molto toccante è anche quanto scritto, a proposito del caso analogo di una madre fiorentina, da Ferdinando Camon (Avvenire 1 febbraio 2018), il quale esalta con passione la scelta della donazione degli organi come gesto di grande generosità, definendo il “Donare una parte di se stesso” come dono “immenso”, che, proprio perché tale, sarebbe impossibile da misurare. Dichiarando anche che, se noi italiani “stiamo diventando un discreto popolo di donatori”, ciò si starebbe verificando perché staremmo “passando da una concezione per cui ‘ il mio corpo è mio, appartiene a me e basta’, a un’altra concezione, per cui ‘ il mio corpo appartiene all’umanità, se a me non serve più ma all’umanità serve ancora, può prenderlo’”.

   Ciò nonostante, trovo assai discutibile che, in nome della tanto esaltata sconfinata bellezza del donare, non si prendano in considerazione con la necessaria lucidità alcuni aspetti critici della questione:

 

  1. Il fatto che stia aumentando la disponibilità ad essere considerati donatori di organi post mortem, non potrebbe anche essere molto più semplicemente spiegato in base all’indubbia efficacia della continua opera di propaganda a cui siamo sottoposti, volta ad enfatizzare soltanto gli aspetti positivi, occultando sistematicamente gli aspetti problematici, nonché impedendo qualsivoglia forma di espressione critica e di aperto e pluralistico dibattito etico e scientifico sull’argomento?
  2. Parlare di un diritto dell’umanità di servirsi del nostro corpo quando a noi “non serve più” deve inevitabilmente presupporre l’esistenza di criteri certi e garantiti in base a cui stabilire quando ciò potrebbe correttamente e lecitamente verificarsi. Ma potremo mai escludere il sospetto e il timore che la cosiddetta “umanità”, che, di fatto, è sempre una certa società in un certo tempo e in certo luogo, potrebbe essere tentata (in funzione dei propri interessi) di coniare o semplicemente favorire criteri che facilitino e accelerino il momento in cui sia possibile parlare di un corpo mio che a me “non serve più”?
  3. E quanto potrebbe essere ritenuto eticamente e giuridicamente accettabile il fatto che, al posto del naturale e legittimo proprietario, siano soggetti altri chiamati a decidere in merito al se e al quando detto corpo “non gli servirebbe più”?
  4. Donare se stessi sarà senza dubbio molto bello e nobile, ma quanto può essere ritenuto legittimo donare il corpo di un altro, impossibilitato ad esprimere la propria volontà?
  5. Se un cuore di un cosiddetto defunto continua a battere nel corpo di un’altra persona, non vuol dire forse che quel cuore è vivo e funzionante per il semplice fatto di non essere mai morto?
  6. Chi potrà mai dimostrarci, in maniera certa e incontrovertibile, che quel cuore che non ha mai smesso di vivere non avrebbe potuto continuare a battere anche nel corpo del suo naturale proprietario, continuando, quindi, a tenerlo in vita?
  7. Se il gesto del donare merita tanti elogi, non è forse proprio perché, ad essere donati, sono organi perfettamente funzionanti, ovvero che vivono ancora? Chi si commuoverebbe, chi spenderebbe tante parole di elogio se si trattasse di donare soltanto pezzi di corpo irrigiditi e gelidi destinati alla decomposizione, ovvero parti di un corpo sicuramente e oggettivamente morto?
  8. Ma se organi vivi vengono donati (da altri), non significa che un organismo vivo (seppur coadiuvato da apposite tecnologie di supporto), con il cuore battente, sangue circolante, polmoni respiranti (in quanto dichiarato “morto” sulla base di protocolli convenzionalmente ed utilitaristicamente codificati ad hoc e, quindi, perennemente soggetti ad evoluzione e correzione, nonché differenti da paese a paese e sempre applicabili in maniera opinabile), viene chirurgicamente privato dei suoi organi e, quindi, “condannato a morte”?

Read 6132 times Last modified on Giovedì, 08 Febbraio 2018 14:56

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