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Lunedì, 18 Aprile 2016 20:54

La situazione economica attuale italiana

Written by Natalino Ventrella
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Un’attenta analisi della situazione attuale continua a tenerci con il fiato sospeso sulle sorti dell’Italia. La crisi economica che ci ha affossati per un ventennio non può ancora dirsi superata, nonostante le continue rassicurazioni del Presidente Renzi. La ripresa risulta ancora di modesta entità e debole portata. Fiato sospeso anche per la valutazione che la Commissione europea dovrà dare a maggio sulla Legge di Stabilita, sulle correzioni che con la lettera inviata di recente al Governo ha sollecitato. Una ipotesi di relazione, si dice, relativa all’Italia del 2016 che parte dalle tre raccomandazioni che riguardano le priorità che la Commissione aveva indicato: rilanciare gli investimenti, proseguire le riforme strutturali per modernizzare le economie degli Stati membri ed attuare politiche di bilancio responsabile.

Il potenziale di crescita dell’Italia è stato considerevolmente limitato da alcune debolezze strutturali profondamente radicate: la crescita annua del PIL reale italiano attesta in media all’1,5%, ossia 2/3 di punto percentuale al di sotto della media europea, soprattutto a causa della modesta produttività locale dei fattori, l’elevato rapporto debito pubblico / PIL ed il saldo negativo della partite correnti che hanno limitato ulteriormente la capacita dell’economia italiana di resistere agli shock economici avversi. Sia a livello nazionale sia europeo fino al 2014 l’economia ha continuato a contrarsi. Nel 2015 il PIL reale dell’Italia è tornato ai livelli dei primi anni 2000, mentre il PIL della zona Euro era superiore a quei livelli di oltre 10%. Per quanto attiene il fisco il rapporto gettito fiscale – PIL nel 2014 era tra i più elevati della UE anche a causa del costo del debito pubblico. continua ad essere attesa la revisione delle agevolazioni fiscali, ad essere poco incisiva e coerente la politica fiscale, aumentando cosi l’incertezza degli operatori economici. Il sistema fiscale è complesso e la bassa percentuale degli adempimenti degli obblighi tributari aumenta ulteriormente l’onere gravante su imprese e famiglie.

In Italia il potere di acquisto delle famiglie consumatrici,ovvero il loro reddito resale, è aumentato nel 2015 dello 0,8%. Si tratta del primo rialzo da otto anni, dal 2007, prima dello scoppio della crisi. Lo rileva l’Istat che però guardando all’ultimo trimestre dello scorso anno registra una flessione della capacità di spesa, almeno a livello congiunturale (-0,7%). La variazione si mantiene invece positiva su base annua.

La spesa delle famiglie per consumi finale invece ha registrato un aumento dello 1% nel 2015; nell’ultimo trimestre dell’anno il rialzo è stato pari allo 0,4% a livello congiunturale. Scende la pressione fiscale che, nel 2015, si attesta al 43,5% in calo dello 0,1% su base annua. L’Istat spiega: “la correzione riguarda le operazioni connesse alla risoluzione della crisi delle quattro banche”. In conseguenza della revisione delle entrate, la pressione fiscale risulta rivista al rialzo di 0,2 punti percentuali. L’Istat, nel conto economico trimestrale delle amministrazioni pubbliche, rileva inoltre che nel 2015 il rapporto tra indebitamento netto e PIL è stato pari al 2,6%, in diminuzione di 0,4% punti percentuali rispetto a quello del 2014. Nell’ultimo scorcio del 2015, l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al PIL (dati grezzi) è stato pari al 2,2%, risultando inferiore di 0,2% rispetto a quello del corrispondente trimestre del 2014.

Read 8601 times Last modified on Martedì, 19 Aprile 2016 17:16

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