Anzio (RM) - Sul Margine tirrenico, alla periferia dell’apparato vulcanico dei Colli Albani a circa 24 km di distanza dal lago craterico di Albano (RM), l’attività eruttiva dei Colli Albani è iniziata circa 600.000 anni fa e continuata fino all’Olocene (5.800 anni); il vulcano deve essere considerato quiescente e non estinto. Il complesso vulcanico dei Colli Albani è caratterizzato dalla presenza di zone con forte emissione di gas endogeno di probabile origine magmatica o idrotermale, le principali sono le zone di Cava dei Selci (Marino), Solfatara di Pomezia e Tor Caldara di Anzio (tracciato dalla Carta delle anomalie gravimetriche di Bouguer dei Colli Albani “da Filippo e Toro 1995”). Negli ultimi anni queste ricerche sono state svolte nell’ambito di contratti di ricerca fatti con la Regione Lazio (Direzione Regionale Protezione Civile, Dipartimento Istituzionale del Territorio). L’anidride carbonica è il più abbondante dei gas endogeni dei Colli Albani (93-99 vol.%) che contengono anche apprezzabili quantità di idrogeno di solforato (H2S) azoto (N2), metano (CH4) e radon (Rn). Le principali manifestazioni gassose sono tutte ubicate in corrispondenza di alti strutturali del basamento carbonico che corrispondono ad anomalie gravimetriche positive, che indicano in una risalita preferenziale di fluidi profondi (prevalentemente di anidride carbonica di origine magmatica o metamorfica) lungo le zone di frattura delle faglie che bordano i blocchi calcarei sollevati.
Queste rocce carboniche sepolte ospitano il principale acquifero regionale della zona, al cui interno si dissolve e si accumula gas endogeno che risale dal profondo. Da qui il gas sfugge verso la superfice lungo faglie e fratture e si accumula negli acquiferi superficiali ospitati anche a piccola profondità, nei livelli permeabili delle rocce vulcaniche Albane o in sedimenti sciolti Neogenici o Quaternari. Per meglio specificare i sedimenti sciolti neogenici o quaternari sono accumuli di materiali terrigeni (frammenti di rocce) e organogeni non ancora cementati o litificati (trasformati in roccia solida), depositati in un intervallo di tempo che va dal Miocene inferiore (inizio Neogene, circa 23 milioni di anni fa) fino all’Olocene (attuale quaternario ovvero periodo geologico attuale).
Tutte le principali manifestazioni gassose corrispondono a zone dove scavi antropici hanno rimosso la copertura impermeabile superficiale che manteneva il gas confinato in profondità consentendone l’arrivo in superfice. Dove la copertura impermeabile è ancora presente, possono esservi nel sottosuolo a varie profondità (10-230 m.) sacche pressurizzate di gas che possono causare pericolose emissioni accidentali se raggiunte da pozzi o scavi.
Da una indagine approfondita fatta a pochi chilometri a sud est nella zona di Lavinio, frazione di Anzio (RM), si sono evidenziate emissioni gassose presenti in varie zone. Queste emissioni sono concentrate soprattutto in due depressioni prodotte da scavi minerari del passato per la coltivazione dello zolfo (Miniera Grande e Miniera Piccola). Il Gas endogeno rilevato è caratterizzato da un contenuto di H2S “anidride solforosa” (4,65-6,3 vol.%) molto più alto delle altre manifestazioni gassose dei Colli Albani e più in generale dei vulcani laziali dove di regola è inferiore a 1,5-2,0 vol. %.
I rilevamenti e gli studi fatti negli anni (2005- 2009- 2011) hanno evidenziato che le misure della concentrazione del gas in aria hanno fatto emergere che nelle zone interessate dai carotaggi vi è una emissione anomala tali da raggiungere concentrazioni letali, sia per CO2 (anidride carbonica) che per H2S (anidride solforosa).
In quelle zone ci sono stati incidenti evidenziati anche dalle cronache, laddove nel 2011, all’interno di un centro sportivo durante le pulizie di una vasca di compensazione una persona è deceduta e altre 4 sono rimaste ferite. Le successive indagini scientifiche eseguite dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dell’Università degli Studi Roma Tre e dalle Autorità locali, evidenziavano che in quella zona vi erano state emissioni gassose rilevabili da siti dove venivano trovati animali deceduti in buche, forte odore di uova marce e in alcune zone di mare bolle di gas che dal sottosuolo sfociavano sul fondo marino. I carotaggi effettuati in quel contesto, con sonde di campionamento dei gas, rilevavano in alcuni punti fino a 1.250 PPM (parts per million) ovvero una concentrazione molto elevata e potenzialmente pericolosa di gas. Basti pensare che bastano 250 PPM per uccidere una persona (quindi quelle rilevate) arrivavano ad essere 5 volte letale per l’uomo.
Dai “racconti” dei cittadini della zona emergevano notizie di proprietari di abitazioni che durante gli scavi di rifacimento della loro taverna bucavano una sacca e venivano colti da malori, di cantieri edili che durante le perforazioni bucavano una sacca e dalla terra gli veniva sputata la paletta di trivellazione, infine di animali trovati morti in buchi o vicino a corsi d’acqua. Tutte le segnalazioni comunque non sono mai state prese seriamente in considerazione, cosa che lascia presagire uno scarso interesse del problema da noi invece ritenuto assai grave. Un Governatore attento, potrebbe proporre l’emanazione di un’ordinanza che tuteli la salute pubblica, che obblighi chiunque voglia perforare il terreno in quella zona a munirsi di una autorizzazione a fare lavori, questo sarebbe già una chimera, un farmaco divino, una ricetta miracolosa...
Ma abbiamo capito che questo accadrà solo quando il fatto sarà già avvenuto…