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Dalle stanze della terapia alla pagina scritta: incontro con Giacomo Grifoni

By Marzia Carocci February 18, 2026 216


Prima di immergerci nell'intervista, vale la pena accendere i riflettori sulla sfida che Giacomo Grifoni ha intrapreso con il suo nuovo lavoro. Il libro è infatti nel pieno della campagna su Bookabook: un percorso di 'scelta condivisa' in cui il manoscritto cerca i suoi futuri lettori per trasformarsi, insieme a loro, in un volume cartaceo. Un progetto ambizioso a cui auguriamo il miglior successo, certi del valore che l'autore ha già ampiamente dimostrato in campo letterario. Del resto, intervistare Giacomo Grifoni significa innanzitutto accettare una sfida: quella di guardare alle relazioni non come a una semplice cornice, ma come alla sostanza stessa di chi siamo Psicologo e psicoterapeuta di orientamento sistemico-relazionale, Grifoni ha dedicato la sua carriera a decifrare la complessità dei legami umani, portando la terapia fuori dagli schemi classici per renderla uno strumento di trasformazione sociale. Socio fondatore e formatore del Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti (CAM) di Firenze, Giacomo è da anni in prima linea in un ambito tanto delicato quanto necessario: il lavoro con gli autori di violenza e con la violenza in generale. Una scelta professionale che richiede un equilibrio raro tra fermezza etica e capacità di ascolto, e che lo ha reso una delle voci più lucide e profonde nel dibattito contemporaneo sulla maschilità e sulla gestione del conflitto. Il suo approccio non si ferma alla superficie del sintomo. Che si tratti di dinamiche familiari, crisi di coppia o percorsi individuali, Grifoni lavora sulla "grammatica degli affetti", aiutando le persone a rileggere la propria storia per scriverne capitoli nuovi e più consapevoli. In questa intervista, ci addentriamo con lui nei territori del disagio moderno e delle nuove pagine che si appresta a consegnare ai lettori con il romanzo Luna dell’altro.

D-Se dovessi dare ai tuoi lettori un’anteprima del tema portante, di cosa tratta questo tuo ultimo sforzo editoriale e quale domanda speri che rimanga impressa in chi lo leggerà?
 Giacomo Grifoni


R- Luna dell’altro descrive l’importanza di un centro, di una comunità, di un luogo capace di accogliere l’altro e di ricomporre le fratture interiori ed esteriori dei personaggi di cui narra le vicissitudini. Come giustamente hai anticipato tu, non c’è cura possibile dell’individuo, della coppia e della famiglia senza la presenza di questo ambiente riparatore e donatore di senso. Leggendo il romanzo si può intuire quanto ogni personaggio vada alla ricerca di questo centro, metaforicamente localizzato in un borgo della campagna mugellana e più precisamente in quello che viene chiamato Pratino, per ritrovare se stesso o forse per trovarsi veramente per la prima volta nella vita. Volutamente, ho pensato di rappresentare questo centro lontano dalla città. L’assunto di fondo è che nelle nostre città, nella nostra vita quotidiana, questo ambiente non ci sia più, o si sia progressivamente impoverito e svuotato di valori. Nel romanzo, il processo di crescita dei protagonisti è reso così possibile dalla potenza della nuova comunità di appartenenza, che accompagna invisibilmente e visibilmente ciascuno nel proprio percorso, e grazie alla forza evocativa del mito dei pellegrini che da secoli sono passati in quel borgo per “stare” al Pratino. Permettimi di approfondire meglio questo aspetto. Comunità e mito rappresentano, a mio avviso, le due grandi assenze nel mondo di oggi; molte persone soffrono non solo per la mancanza di centri di aggregazione e di solidarietà ma anche per la mancanza di un mito di riferimento che supporti il viaggio che ciascuno compie in una realtà non solo piena di insidie e di ostacoli ma che corre sempre più il rischio di restare anonima per chi la vive. Mi piacerebbe che, leggendo il romanzo, il lettore potesse riflettere su questi aspetti e si ponesse domande del tipo: quanto mi riguarda in questo momento la ricerca di un luogo in grado di  accogliermi nella mia interezza e in cui possa mettermi a nudo? Quale è la mia comunità informale di appartenenza? Quale è il mio mito di riferimento? Dove è il mio Pratino?

D- Giacomo, ogni libro nasce da un’urgenza. Qual è stato il momento esatto, o la storia specifica, in cui hai capito che ciò che avevi in mente doveva diventare un testo scritto?

R- Il mio percorso letterario si è snodato attraverso tre romanzi che, pur indipendenti, chiudono oggi un cerchio tematico profondo. Ne “La casa dalle nuvole dentro”, il romanzo di esordio: ho analizzato il difficile percorso di trasformazione di un uomo intrappolato nella spirale della violenza affettiva. Ne “I Signori del Silenzio” (2018) invece lo sguardo si è spostato sulle radici del disagio. Attraverso Martino, un giovane tormentato, ho esplorato come un ambiente familiare tossico possa compromettere la crescita, soffocando per anni un malessere che urla per essere ascoltato. In Luna dell’altro ho voluto invece invertire la rotta, focalizzandomi sul potere salvifico della comunità. È il racconto di una realtà che accoglie, orienta e "ripara", offrendo una missione esistenziale a chi, fino a quel momento, si era limitato a vagare senza una meta. A differenza dei primi due lavori, la stesura di "Luna dell’altro" ha richiesto sei anni di ricerca. Un tempo lungo, dettato probabilmente dalla complessità e dalla delicatezza delle tematiche trattate, necessarie per dare una degna conclusione a questo viaggio editoriale.

D- Cosa aggiunge questo libro a ciò che hai già detto o scritto in passato? C’è un cambio di rotta o è l’evoluzione naturale del tuo percorso?

R- Con il romanzo Luna dell’altro, il tentativo, già avviato con I Signori del Silenzio, è stato quello di dare spazio alle voci di più personaggi, di delineare le caratteristiche di uno scenario corale in cui il vero protagonista non è Cristiano, non è Luna, non è l’avvocato Currati o Anita, ma è appunto la comunità, il sistema che i personaggi compongono, l’intreccio delle relazioni che nascono. La fatica è stata quella di calibrare all’interno del plot principale – la storia di amore tra Luna e Cristiano – il contributo alla narrazione di ciascuno, cercando di mettere in evidenza i punti di connessione che portano i personaggi primari e secondari a ruotare intorno a pochi metri quadrati di territorio; un territorio per certi aspetti magico, salvifico, ma qui mi fermo, sennò svelerei troppo…

D- Come psicoterapeuta sistemico, tendi a guardare l'individuo all'interno del suo contesto. In che modo il tuo libro aiuta il lettore a guardare in modo diverso alle persone che ha intorno?

R- La risposta a questa tua bella domanda trova il suo preludio nella risposta precedente. Credo che Luna dell’altro ponga domande profonde rispetto a tematiche centrali della nostra attualità: in che modo possiamo uscire dall’isolamento? Quanto l’isolamento delle persone sta alla base dell’analfabetismo affettivo che porta alle derive della violenza, dell’egoismo e della mancanza di sintonia affettiva? In un’epoca in cui sono crollati i vecchi miti che hanno funzionato per decenni come guida, quale è il mio mito di riferimento per cui sento valga la pena di vivere oltre la soglia del “sopravvivere” e di impegnarmi in modo attivo nella società? Chi sono i miei compagni di viaggio? In un’epoca fluida, priva di certezze granitiche, credo che ognuno di noi, a prescindere dalle proprie storie individuali, stia cercando risposte a queste domande; anche i giovani, come ad esempio Alfredo, il figlio ventenne di Luna, guarda caso pure lui attratto dal Pratino…

D- Avendo co-fondato il Cam e occupandoti da anni di problematiche connesse alla violenza, hai una prospettiva privilegiata sulla gestione della rabbia e del potere. Questi temi come entrano nelle pagine del nuovo libro?

R- Questi temi sono presenti, ma in controluce. Se ne “La casa dalle nuvole dentro” il focus narrativo era il racconto di un autore di violenza e il suo percorso di cambiamento, se ne “I Signori del Silenzio” il focus narrativo erano gli effetti patologici della violenza subita e assistita, qui la prospettiva si ribalta. Il centro è lo spazio di cura, il luogo di incontro, la comunità che lavora in rete per prevenire e contrastare la solitudine e il disagio delle persone. In uno dei protagonisti, come vedremo, questo disagio si esprime attraverso comportamenti di natura violenta; anche lui, come gli altri, avrà la sua opportunità di cambiare e scegliere che nuovo tipo di uomo essere… chissà se coglierà questa opportunità che gli viene offerta, non senza la necessità di rendere conto di quello che ha fatto nel corso della storia.

D- C'è qualcosa che, come psicoterapeuta, non ti viene mai chiesto nelle interviste ufficiali, ma che consideri fondamentale per capire come stiamo davvero? Qual è quella verità "scomoda" sulla cura e sul benessere che vorresti mettere nero su bianco in totale libertà?

R- Ti ringrazio molto per questa ultima domanda, che è proprio quella che non mi viene posta e che mi dà la possibilità di aprirmi. Penso che come psicologi tendiamo troppo spesso a dare spazio ai tecnicismi, correndo il rischio di trascurare la dimensione della cultura nella comprensione dell’altro. Il lavoro con la violenza mi ha aiutato ad apprezzare quanto la cultura sia determinante nell’influenzare i nostri modi di pensare, agire e anche sentire. Penso che l’uso della tecnica non dovrebbe farci allontanare dal vero fattore terapeutico che la connessione emotiva con l’altro, l’opportunità di costruire una relazione correttiva che rimetta al centro la persona e le sue qualità. Un buon psicoterapeuta, a mio avviso, non è solo un bravo tecnico, ma anche una persona che potrebbe arricchire il proprio bagaglio terapeutico attraverso l’arte, la visione di buoni film, la lettura di buoni romanzi. Questo per dire che nel campo dell’umano non esistono scienze esatte, esistono variabili squisitamente soggettive che rendono ognuno di noi un’opera d’arte e un’opera d’arte il tentativo di guarire attraverso la relazione di auto.

L’impressione, parlando con Giacomo Grifoni, è che il suo nuovo libro non sia solo un saggio, ma una bussola. Lo ringraziamo per averci concesso questo sguardo dietro le quinte della sua professione e della sua scrittura.
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Last modified on Wednesday, 18 February 2026 18:58