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IL PENSIERO RELIGIOSO DI ALDO CAPITINI: SPIRITO ANTICLERICALE E “RELIGIONE APERTA”.

By Roberto Fantini January 01, 2021 2904

Soprattutto nei periodi cupi, come quello in cui ci sta capitando di vivere, può svolgere una funzione preziosa lo spostamento dell'obiettivo della nostra coscienza verso livelli più alti di quelli in cui siamo quotidianamente intrappolati, fagocitati dalle paure dilaganti, in modo da entrare in contatto con le meditazioni dei grandi spiriti dell'umanità, in merito alle grandi questioni della vita. Immergerci in un interiore colloquio con i pensieri migliori delle menti migliori può rappresentare, cioè, una sorta di salutare "igiene mentale" capace di spazzare via (almeno in parte) le dense ombre che riempiono la nostra visione delle cose e che avvelenano le nostre aspettative e speranze per il futuro.in un momento in cui ci sentiamo particolarmente in pericolo e sempre più isolati e concentrati sul nostro incerto destino personale, può risultare di grande utilità provare a prendere il largo e recarci a respirare aria sottile in alto mare, lasciandoci guidare e sospingere dalla luce che discende dalle anime di coloro che hanno saputo parlarci di Verità e di Amore in maniera straordinaria bella ed efficace. Ed è per questo motivo che, ai lettori ed amici di flipnews, mi accingo a proporre, anche come buon auspicio per il nuovo anno, alcune riflessioni e considerazioni in merito alla concezione filosofica di Aldo Capitini, raro maestro di nonviolenza, di nonmenzogna e di noncollaborazione, in merito alle problematiche religiose, problematiche solo apparentemente astratte e fumose,

Sacro di esclusione e sacro di apertura


“La religione non può essere accettazione, ripetizione, consacrazione del mondo com'è, ma riforma del mondo, azione dal profondo a sommuoverlo, a trasformarlo, a prepararlo (...) all'imminente realtà liberata. "
Aldo Capitini

Nella religiosità di Aldo Capitini, sempre liberamente e laicamente al di fuori da qualsivoglia etichetta, è possibile riscontrare un continuo e dinamico processo dialettico che lo sospinge contemporaneamente sia nella direzione della pars destruens sia in quella della pars construens, ovverossia, verso una critica dura e tagliente nei confronti delle religioni tradizionali (Chiesa cattolica in primis), da una parte, e verso la definizione e la promozione mistico-profetica di un modo alternativo di “vita religiosa”, dall'altra.
Il tipo di religione che viene sottoposto a severa critica e che viene rifiutato con vigore è espressione di quello che viene denominato "sacro di esclusione, di chiusura", da lui contrapposto al "sacro di apertura" 1).
Il primo è caratterizzato dal "venire dall'alto, con autorità e con assolutismo", dalla negazione della ricerca e dello "sviluppo nella fondazione dei valori", dal ritenere indispensabile l'accettazione acritica dei dogmi, dall'imporre di "credere come vere tante cose discutibili e tante leggende ", dal volere" la parrocchia totalitaria, con tutti uniti nello stesso credo, negli stessi sacramenti, nella stessa sudditanza al sacerdote, il quale mette paura con la visione dell'inferno, e getta fuori del castello chiuso, protetto dagli arcangeli, i peccatori nelle mani dei diavoli. "
Il secondo, invece, non ha bisogno di istituzioni sacerdotali, conferisce la massima rilevanza alla "voce della ragione nella coscienza", rappresenta "libera aggiunta del proprio animo di unità amore con tutti, sentendoli presenti ed immortali, anche se lontani e morti", "è rispetto delle opinioni di tutti" e rifiuta l'organizzazione "in parrocchie con la dannazione di chi non ha la stessa fede". 2)

“Ci salviamo tutti”: la menzogna dell'inferno


“Il principio fondamentale della religione aperta - afferma Capitini in modo apodittico, tornandoci e ritornandoci innumerevoli volte - è che ci salviamo tutti. Noi non possiamo vivere con il privilegio che ci salveremo noi se crederemo ai dogmi e se seguiremo i sacramenti, mentre gli altri andranno all'inferno. "3)
Il tema dell'inaccettabilità logica ed etica della dottrina cattolica dell'eternità delle pene, affrontato con grande veemenza e con instancabile caparbietà, potrebbe facilmente apparirci alquanto inattuale, quasi un vezzo illuministicheggiante di scarso interesse.Ma occorre, al contrario, tenere ben presente che sarà soltanto in epoca postconciliare che il mondo cattolico comincerà ad impegnarsi alacremente (pur senza mai eliminarlo dall'apparato dottrinale) nel mettere il più possibile in soffitta il concetto di dannazione eterna, con tutte le sue implicazioni, nella chiara consapevolezza di quanto in esso ci sia di estremamente imbarazzante e di palesemente “impopolare”.
Per avere conferma di ciò, ci si potrebbe anche limitare a consultare opere monumentali come, prima fra tutte, l'Enciclopedia Cattolica, portata a termine proprio nel corso degli anni cinquanta.
Per cui, non bisogna commettere l'errore di ritenere la battaglia di pensiero e la civiltà morale condotta da Capitini contro la dottrina delle pene infernali come qualcosa di secondario o, peggio, come espressione di un astioso and anacronistico anticlericalismo. Essa merita, altresì, di venir considerata come un tassello centrale della sua concezione filosofico-religiosa, perché dimostra quanto egli avesse lucidamente compreso quanto detta dottrina rappresenti l'elemento di massima separazione possibile non solo fra i defunti, bensì anche e soprattutto tra i viventi .Perché, oltre ad umiliare e corrompere sensibilità etica e attitudine all 'onestà intellettuale, essa finisce per inculcare una visione del destino del genere umano in cui non esiste e non potrà mai esistere alcuno spazio per la dimensione dell'Unità amore e dell' Uno-Tutti.
Quello che, innanzitutto, il Nostro si rifiuta di accettare, apparendogli “residuo di religione arcaica” è che “polizie e tribunali siano anche nelle mani di Dio”, senza alcuna speranza di che si possa produrre un effetto positivo:
"Dar colpi in eterno - scrive - a chi non può migliorare, mi sembra tale da inorridire al solo pensarlo e attribuirlo a Dio, perché non esiste una bestemmia più grossa. "
“Vi sembra un Dio padre - aggiunge - quello che dà il dolore non per purificare (quindi soltanto per un periodo di tempo), ma per punire, per sempre, in eterno, nella dannazione dell'inferno? "4)
E come non inorridire di fronte a quanto asserito da Tommaso d'Aquino in merito al tripudio che, a suo avviso, proverebbero i beati all 'atroce spettacolo delle sofferenze dei dannati?  “ Vi sembra - incalza - un padre quello che faccia soffrire in eterno? Qual carnefice o torturatore, lo faccia anche per giustizia, è arrivato a questo? "
Simili credenze andrebbero intese come vere e proprie offese a Dio (un "Dio che fa paura senza amare" e "che può dare un dolore eterno non purificante i dannati") 5) e sarebbe necessario adoperarsi per renderne consapevoli i credenti sinceri.
Credere nell'inferno come giusta condizione per coloro che rifiutato l'amore di Dio concretizzatosi nel sacrificio del Calvario implica un legare "Dio stesso a un'impossibilità", significa legarlo al rifiuto del peccatore "fino al punto che Dio si abbassa a costruire un inferno per i ribelli, dove non scenderà mai prendendo un'iniziativa di liberazione, perché quelli lo hanno rifiutato ", non aprendo mai, così," una nuova epoca "per vedere se quelli riusciranno mai ad emendarsi. 7)
La concezione di "un Dio raffinatissimo punitore che dà una sofferenza massima e perpetua, senza che si possa pensare che, per la sua onnipotenza, riapra un ciclo di possibilità di pentimento e di purificazione del peccatore" comporta il non rendersi conto del fatto che quel "Il rifiuto" è essenzialmente un "dramma per l'individuo", ma non "una cosa definitiva che investe tutto l'individuo (perché l'individuo nell'intimo è persona unita a tutti)", il quale non merito mai di essere identificato totalmente con il suo peccato.
"Non condannarmi, aiutami", supplica l'uomo. "8) Tanto che arriverà a dire, con evidenti echi origeniani, che

 
 Aldo Capitini


"Ognuno di noi pur peccatori, se fosse al posto di Dio, scenderebbe all'inferno e riaprirebbe un ciclo di storia ed altri cicli ancora, finché non ci fosse più un dannato." 9)
E non meno ripugnante risulta la concezione di un paradiso da cui i dannati saranno eternamente esclusi, un paradiso che perentoriamente viene giudicato come una "lega chiusa" dove si godrebbe una gioia perversa a cui parte dell'umanità mai potrebbe pervenire.
Al contrario, se “so che Dio salva tutti (cioè si dà pienamente come amore nella compresenza), - dice, cogliendo ed evidenziando magnificamente l'indissolubile corrispondenza fra piano teologico e piano antropologico - sarò lietamente preso dal far come Lui e amare riverentemente tutti .Non ci sarà più la distinzione tra eletti e dannati, ma, internamente a me, tra aprirmi a Dio-tutti-liberazione, e il chiudermi. "10)

DISCUTO LA RELIGIONE DI PIO XII


Certamente, l'opera capitiniana che più esplicitamente e sistematicamente sottopone la Chiesa cattolica ad un severissimo esame critico è Discuto la religione di Pio XII (1957), opera che risponde, “con semplicità e chiarezza” 11), ma senza alcun meschino risentimento, alla campagna di demonizzazione portata avanti dalle gerarchie vaticane nei suoi confronti, soprattutto in seguito alla messa all'indice di Religione aperta (1955).
Il 12 febbraio del '56, sulla prima pagina dell'Osservatore Romano, infatti, oltre al decreto di condanna, era apparso anche un editoriale dal titolo Disorientamento in cui, attentamente (quanto disonestamente) di entrare nel merito dei contenuti, si proponeva una goffa stroncatura dell'opera, inanellante una fitta serie di accuse sprezzanti e dileggianti.Il libro veniva giudicato come un confuso "vagabondaggio personale senza preoccupazioni e senza scrupoli nei riguardi della storia, della logica, delle esigenze classiche dell'etica e della religione", totalmente privo di "consistenza", in cui, senza alcuna capacità costruttiva, si stavano manomettendo "Dio, Gesù Cristo, la Chiesa, Evangelo, mondo antico e mondo moderno, operando una demolizione radicale". Inoltre, si accusava l' autore di pretese profetiche prive di "afflato veramente religioso", nonché di essere sostenitore di "una specie di teosofismo umanistico, anzi cosmico", in cui confluiti "ibridamente gli elementi più diversi", producendo soltanto un preoccupante disorientamento .Accusa, quest'ultima, che, al contrario delle altre (perfide quanto stolte), si potrebbe considerare involontariamente quanto ironicamente più che fondata, risultando l'opera (come anche l'intera riflessione filosofica capitiniana), profondamente imbevuta di contenuti e, soprattutto , di valori e principi autenticamente teosofici!
Nell'Introduzione di Discuto la religione di Pio XII, incontriamo subito il j'accuse ricorrentemente rivolto alla Chiesa Cattolica, a proposito del Concordato mussoliniano.
“Noi che stavamo contrastando il fascismo, - scrive - vedemmo in quel Patto un grande aiuto dato al tiranno Mussolini per poter preparare le sue guerre, forte dell'aiuto ecclesiastico e della docilità del popolo delle campagne”.
Alla Chiesa viene attribuita l'enorme responsabilità di non aver saputo / voluto opporre all'avanzata del fascismo una chiara opposizione basata sulla "non collaborazione", dimostrando così "imprevidenza" e "insensibilità" "a ciò che concerne la libertà e la giustizia" , nonché "infedeltà allo sviluppo dello spirito cristiano". L'aberrante scelta della Chiesa finì per guarire “per sempre - scrive - anche ogni angolo di simpatia sentimentale che poteva esserci in qualcuno di noi: le affascinanti campane sonavano per cerimonie dove si inneggiava al tiranno, a un regime che straziava la libertà, la giustizia, la morale e la vera religione ”. E tale evento finì anche, quindi, per promuovere “un ' intima persuasione religiosa inconciliabile definitivamente con la Chiesa romana ”. 12)

Queste, in sintesi, le principali accuse rivolte alla Chiesa romana:

* rifiuto del dialogo in nome di una "religione fondata sul dividere le persone tra di loro" 13) e su una logica autoritaria e settaria ispirata alla "chiusura", che finisce per creare "una folla di fanciulli apolitici (bloccati, dunque, nel loro mirabile sviluppo), assistiti da politici docili agli ecclesiastici ”14);

* aver tollerato-giustificato-favorito una struttura socio-economica e socio-politica fonte di contrapposizione fra ricchi e poveri:
i Papi “pensano a un Dio che sia non creatore, ma imitatore della natura. Vedono la differenza tra ricchi e poveri, e la proiettano nella volontà di Dio! "15);

* aver promosso divisione e conflitto (posto "Cristo contro Buddha"):
“Non si può dire - scrive - che la pace si ha soltanto raggiungendo la“ coesistenza nella Verità ”, se per Verità si intenda un insieme di dogmi, concernenti una particolare concezione di Dio e della Rivelazione affidata a una gerarchia ecclesiastica. Questo divide fieramente le genti. Bisogna non porre Cristo contro Buddha o contro Gandhi, ma cogliere lo “spirito” del Dio unità amore, atto aperto a tutti ”16);

* aver teorizzato la "guerra giusta" e non aver praticato, ma anzi osteggiato l'obiezione di coscienza:
"Nei paesi cattolici decine e decine di giovani languono nelle prigioni militari per aver dichiarato il diritto della coscienza di non cooperare alla guerra e alla sua Preparazione. Se si Pensa alla forza che avrebbe, nell'attuale Tensione Tra I Due Blocchi politico-militari, la Presenza di Una folla di obiettori di coscienza per neutralizzare le possibilita di guerra, APRIRE le coscienze all'unità della Realtà di tutti, si vede l 'arretratezza, e soprattutto la lontananza dal Vangelo, del pensiero del Vaticano anche a questo proposito ”17);

* essere “parrocchia chiusa”, aspirando a governare su tutti ea sottomettere tutto, non ammettendo nulla di altro:
"La Chiesa romana ha installato il suo pesante ecclesiasticismo con la preminenza dei quattro elementi (" identica fede, comunione dei medesimi sacramenti, partecipazione allo stesso sacrificio, operosa osservanza delle identiche leggi ", che sono: dogmi, sacramenti, messa, autorità), al posto di quello che poteva essere uno svolgimento dell'atto di aggiunta soprannaturale rivolto a tutti, senza porre condizioni. E così il meglio è stato perduto Per ricuperarlo bisogna che il centro aperto prenda il posto della parrocchia chiusa ”18);

* aver preteso di esercitare potere “circa la terra e il cielo”, in quanto casta investita dall'alto e, come tale, indiscutibile:
“Non è il potere di andare sulla croce, aperto a Gesù ea tutti, ma quello di condannare come facevano gli inquisitori. Questo è il capovolgimento rispetto a Cristo. Si vorrebbe che la religione restasse quella che costituisce i centri di dedizione e sacrificio sino all'eventuale morte, e ci si trova, invece, una cosa politica come un impero con funzionari che hanno un potere di dividere e condannare. Non la libera aggiunta, ma la consegna al braccio secolare per l'esecuzione perfino dell'omicidio ”19);

* aver condannato (e, dove possibile, perseguitato) gli ex sacerdoti 20), nonché di aver rifiutato e ostacolato il fenomeno dei preti operai 21);

* non aver saputo cogliere ed apprezzare alcun valore “nell'immensa tradizione religiosa dell'oriente” 22);

* mancanza di attenzione verso: "indipendenza dei popoli, libertà culturale, sociale" (vari concordati finalizzati giustizia soltanto alla tutela dei propri privilegi)

* aver messo da parte la religione di Gesù in favore di una religione su Gesù: “Gesù non chiedeva la fede in dogmi, non imponeva un lungo credo, non diffondeva un catechismo; egli annunciava il Regno, e suggeriva il mutamento morale interiore più adatto per accoglierlo ”24);

* mitologismo e istituzionalismo: “la Chiesa scelse, e sceglie tenacemente - scomunicando, bandendo, togliendo la parola e, possibilmente, il pane a quelli che dicono altrimenti, assicurando che andranno alle pene eterne - lo sviluppo secondo l'istituzione. Intese la vittoria sul paganesimo come un incameramento di tanto di pagano e di antiquato, connettendolo semplicemente in modo mitologico con Gesù. Angeli, arcangeli, gli esseri della Corte di Dio? L'arcangelo Gabriele (dichiarato dalla Chiesa romana protettore dei postelegrafonici) portò l'annuncio di Dio a Maria, così come Mercurio portava quelli di Giove. Non credete voi nell'arcangelo Gabriele? E nemmeno nell'arcangelo Michele (protettore della Pubblica Sicurezza)? Vi metterete nei pasticci."

* aver sostenuto e continuare a sostenere l'esistenza dell'inferno:
“La rivelazione e il magistero della Chiesa - dichiara Pio XII in un discorso del 5 febbraio 1955 - stabiliscono fermamente che, dopo il termine della vita terrena, coloro che sono gravati da colpa grave subiranno dal supremo Signore un giudizio e una esecuzione di pena, dalla quale non vi è alcuna liberazione e condono. Iddio potrebbe anche nell'al di là rimettere una simile pena: tutto dipende dalla sua volontà; ma Egli non l'ha mai accordata, né mai l'accorderà ... Il fatto della immutabilità e dell'eternità di quel giudizio di riprovazione e del suo adempimento è fuori di discussione ... ”26)

PER CONCLUDERE

A conclusione di questo tentativo di gettare uno sguardo panoramico sullo sviluppo della riflessione filosofico-religiosa capitiniana, ritengo opportuno, al fine di mettere in risalto alcuni elementi centrali della cosiddetta pars construens, riferirmi ad uno scritto contenuto in Aggiunta religiosa all'Opposizione (1958) , dal titolo Collaborazione religiosa 27), particolarmente prezioso perché in grado di farci meglio comprendere come stimolante ricerca (spesso polemica) condotta in ambito teorico avrebbe dovuto, secondo Capitini, proiettarsi fattivamente nel mondo sociale contemporaneo, promuovendo la trasformazione dell'elemento religioso da fattore di stagnazione, di separazione e di scontro un fattore di progressiva unione affratellante.
Pur riconoscendo la positività dei passi avanti realizzati sul piano della tolleranza religiosa, il filosofo li ritiene insufficienti e non in grado di rispondere con successo al crescente "presentarsi di situazioni urgenti che sollecitano la collaborazione".
“Non si tratta più - scrive, infatti - di convivere pacificamente, di rispettarsi e salutarsi amichevolmente, di fare alleanze in vista di momentanei fini comuni, ma di più. Cioè di dover alcuni punti di lavoro teorico e pratico, intimo e sociale, che pongano i vari religiosi in movimento, sia nel loro animo, sia nell'influire sulla situazione circostante. "Un lavoro capace di scuotere l '” immobilismo religioso ”, restituendo alla religione un ruolo guida e di avanguardia.
Un lavoro che avrebbe dovuto essere incentrato sui seguenti 4 punti, principi “vivi e organici” di una massimamente costruttiva “religione aperta”:


1) “Valore fondamentale dell'apertura a tutti gli esseri”, senza escludere nessuno dalla dimensione-amore, percependoli come “compresenti nel nostro intimo” e costituenti “la realtà di tutti”; indipendentemente dal proprio credo teologico, "tenere per fondamentale questa apertura all'esistenza, alla presenza, alla speranza, rivolta ad ogni singolo essere."

2) “Apertura alla liberazione dal male (peccato, dolore, morte)”, allargando l'apertura stessa alla “trasformazione e rinnovamento”, non soltanto a livello sociale, ma coinvolgendo “la nostra umanità biologica, e la realtà tutta, dove domina la potenza ”:“ La religione è annuncio, preparazione, servizio dell'impossibile. "

3) "Intendere la propria vita religiosa come formazione continua", perennemente bisognosa di promuovere sentimento di responsabilità, autentica "libertà per sé e per tutti" e disponibilità all'ascolto e al pentimento, nella pratica rispettosa e arricchente della "libera aggiunta".
4) “Lavorare intensamente nella società. Realtà e propria umanità con il metodo della nonviolenza, della noncollaborazione con il male e dell'amore per le persone ", creando, nello" spirito della realtà di tutti "strumenti di lotta in grado di combattere le grandi mostruosità del mondo contemporaneo:
imperialismo,
assolutismo statale,
capitalismo.


NOTA

1. A. Capitini, Religione aperta , Laterza, Bari 2011, p. 19.
2. Ibidem.
3. Ivi, p. 20.
4. Ivi, p. 55.
5. Ivi, p. 81.
6. Ivi, pagg. 55-6.
7. Ivi, pagg. 58-9.
8. Ivi, p. 60.
9. Ivi, p. 68.
10. Ivi, p. 77.
11. A. Capitini, Discuto la religione di Pio XII , Edizioni dell'Asino, Roma 2013, p. 18.
12. Ivi, pagg. 20-22.
13. Ivi, p. 23.
14. Ivi, p. 24.
15. Ivi, p. 44.
16. Ivi, p. 53.
17. Ivi, p.56.
18. Ivi, pagg. 64-5.
19. Ivi, p. 76.
20. Ivi, p. 77.
21. Ivi, p. 81.
22. Ivi, p. 84.
23. Ivi, p. 83.
24. Ivi, p. 99.
25. Ivi, pp. 132-3.
26. Ivi, p. 143.
27. A. Capitini, Aggiunta religiosa , Parenti editore, Firenze 1958, pp. 156-160.

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Last modified on Tuesday, 05 January 2021 23:38
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