L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

Cultural Events (184)

    Marzia Carocci

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Corinne Clery e Francesco Branchetti 

IL 19 e il 20 Novembre al Teatro "Le Laudi" di Firenze si è tenuto lo spettacolo "Il diario di Adamo ed Eva" tratto dal capolavoro letterario di Mark Twain. Sala piena e gradimento del pubblico presente.

Attori: Corinne Clery e Francesco Branchetti accanto a loro Giorgia Battistoni e Mario Biondino. Le musiche originali a cura di Pino Cangialosi movimenti coreografici e pantomine: Francesco Branchetti e Giuliana Maglia.

Lo spettacolo messo in scena è tratto dai diari di Mark Twain scritti separatamente in un primo tempo dal letterato ma così complementari che furono pubblicati in un unico libro per la prima volta nel 1906.

Lo spettacolo che è una reinterpretazione satirica del celebre mito di Adamo ed Eva si è svolto con grande abilità e preparazione incantando piacevolmente un pubblico interessato fino alla conclusione della rappresentazione. Un Adamo cinico, rude, con la tendenza ad essere solitario e un Eva romantica e loquace resi "vivi" dai bravissimi attori Francesco Branchetti e Corinne Clery che hanno interpretato con grande trasporto, dialoghi e narrazioni, spazi, esclamazioni e punteggiature, toni di voce , espressioni e alterazioni vocali che hanno reso il senso di naturalezza e di espressività riuscendo a trasmettere in modo inequivocabile ogni tipo di sensazione e di percezione di un testo sicuramente molto gradevole. Questo accade solo quando gli attori sono di grande calibro e di indubbia autorevolezza attoriale.
Francesco Branchetti e Corinne Clery hanno riempito la sala con grande competenza a dimostrazione di quanto attraverso un'ottima dizione, capacità d'espressione vocale e la competenza artistica si possa rendere il teatro una "vita in diretta".

Marzia Carocci con gli attori


Due grandi attori che attraverso l'esperienza, la professionalità e l'abilità ci hanno trasportato in un Eden che ha regalato sorrisi e approvazione di un pubblico attento e appagato anche dagli interventi dei giovani e bravissimi Giorgia Battistoni e Mario Biondino. Che dire del regista? un insuperabile Branchetti dall'intuito e la previsione a vedere "oltre".
Musiche indovinate, mimi preparati e soprattutto l' eccelsa recitazione di un Branchetti e una Clery inossidabili sono sicuramente una miscellanea di bello e di soddisfazione da gustare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel teatro si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita.

(Edoardo De Filippo)

  

La professione del regista e dell'attore sono quanto di più difficile ci sia in ambito artistico. La difficoltà è riuscire ad entrare in empatia con il pubblico, risultare credibile, essere in equilibrio tra la propria umanità e la dimostrazione dell'umanità da esibire. Un cambiare se stessi restando comunque tali. L'attore non è parodia, non è pura falsità, non è recitare solo una parte ma è portare se stessi dentro un copione, pur facendo vivere personaggi veri o inesistenti. Guai lasciare fuori la propria emozione, guai non farsi assorbire da ciò che in scena deve portare. Il pubblico vede l'oltre, il pubblico comprende e sente quanto trasporto e trasferisce l'attore rivive dentro se per condividerlo con chi "giudica" 

 

Francesco Branchetti, è indubbio che tu sia un attore e regista di successo di film, serie e produzioni teatrali.

Fra i più annoverati dal pubblico sono senz'altro "un medico in famiglia", "una donna per amico" "Elisa di Rivombrosa", "Cronache del terzo millennio" e "Le ombre rosse"... 

 

D-Francesco dirigi spettacoli teatrali di successo e godi meritatamente della grande attenzione del pubblico vuoi parlare dei tuoi lavori teatrali ai quali sei o sei stato più legato? 

R- Il cuore è una cosa, la mente è un’altra: il primo vorrebbe che ti elencassi tutta quella serie di lavori a cui sono legato “solamente” per motivi affettivi, la seconda mi mette di fronte tutte quelle volte in cui raggiungere il risultato che mi ero prefissato è stato più arduo, per motivi tecnici o di inconciliabilità artistiche di vario tipo e così via. Devo dire però che per me, come regista, la regola è cercare di fare in modo che questi miei due motori dialoghino sempre fra loro e, per risponderti, quando ci sono riuscito il risultato è stato qualcosa di cui andar fiero, com’è il caso del mio “Antonio e Cleopatra” e de “Il bacio” con Barbara De Rossi.

 D- Qual è stato il tuo primo impatto nell'esperienza teatrale? 

R- La nostra era un’altra generazione, diversa rispetto alle nuove generazioni, profondamente diversa. Avevamo un altro modo di vivere questo lavoro, che non era per noi solo un lavoro. Fare le differenze è sempre imbarazzante, per chi c’è stato, chi c’è ancora e chi ci sarà. Posso dire di aver avuto dei grandi maestri, da Albertazzi a Ferzetti, Quartucci, Reim e così via e senza i quali non sarei l’uomo di teatro che sono oggi. Lavorare, e da subito, con tali giganti, se non sei corazzato, può avere un impatto persino distruttivo, umanamente ed artisticamente. Io vengo da una piccola provincia e, caso raro, per me l’impatto invece è stato al contempo meraviglioso, facile e rigenerativo e profondamente formativo e nutro profonda gratitudine per questi Maestri. Mi ha profondamente cambiato l'incontro con i grandi maestri con cui ho avuto la fortuna di lavorare: forse posso dire di essermi innamorato di questo lavoro e innamorarsi vuol dire conoscersi profondamente.

 L'attività teatrale è certamente la forma artistica più diretta, più vera, emozionale che  esista, una condivisione emotiva con chi viene ad assistere allo spettacolo, anche la più difficile visto l'impatto in diretta fra il pubblico e l'attore. Cercare l'empatia e l'attenzione  immediata non è cosa da poco; riuscire ad entrare in simbiosi, convincere ed essere improvvisamente incanto, mistero, tensione e persuadere il pubblico è qualcosa di straordinario. 

D- Quanto ti è mancato tutto questo nel periodo covid? Quanto ha cambiato, se lo ha fatto, il desiderio di essere di nuovo in scena? 

R- Il covid, quella terribile fase collettiva di paura e insicurezza, non mi ha piegato. Sono lo stesso di sempre. Il vero nemico siamo noi stessi, per esempio nel senso del corpo che si ammacca, si ripiega su se stesso. Ma lo spirito vince sul corpo ed il mio viaggio è ancora lungo almeno  spero. 

D-Molti giovani vorrebbero avvicinarsi al mondo del cinema o del teatro. Quali sono i tuoi consigli riguardo a questo? 

R- Siate onesti con voi stessi. Selezionate da chi imparare. Non è vero che “in scena, alla fine, tutto si accomoda”. Detto questo, riconosco nelle nuove generazioni una grande spontaneità ed energia creativa, le quali però vanno spesso scontrandosi con pastoie di altro tipo, assai meno artistiche. 

Non sempre è semplice portare spettacoli in scena, spesso burocrazie, regolamenti, scelte ostacolano le organizzazioni degli eventi stessi. 

D- Vuoi dire qualcosa riguardo alle difficoltà che hai trovato se ne hai trovate? 

R- Le difficoltà fanno parte di questo mestiere come della vita in generale. Sono la normalità ma ti permettono di distinguere due tipi di persone: coloro che sanno risolvere i problemi e coloro che non sanno come fare. L’esperienza, nel mio caso decennale, e la caparbietà sono le doti capaci di misurare ed affrontare una difficoltà. Si può anche finire al tappeto ma ci si deve rialzare e, ripeto, non è una regola che vale solo per questo mestiere.. 

D-Essendo tu un eclettico che sa gestire più forme artistiche e tutte in modo ottimale, vuoi dirci alcune delle tue più belle soddisfazioni in campo, televisivo, cinematografico, teatrale? 

R- In campo teatrale potrei farti miriadi di esempi (sono molto fiero del mio percorso artistico), dai già citati “Antonio e Cleopatra” e “Il bacio” ai miei due “Macbeth” o al “Faust” . Per non parlare de “Il diario di Adamo ed Eva”, testo eccezionale nella sua semplice profondità, attualmente in tournée. Alcune esperienze televisive e cinematografiche le hai ricordate tu ad inizio intervista: anch’esse sorta di banco di prova del mio essere attore e, più in generale, creatore. Ricordo con molto piacere la collaborazione con Maselli ne “Le ombre rosse” e in "Cronache del terzo Millennio "e con Marzocchini in “Empoli 1921”. Quando facevo il giudice cattivo in “Elisa di Rivombrosa” la gente ha cominciato a fermarmi per strada. Sto ancora riflettendo se è stato più utile o gratificante.

 D-Hai avuto compagne -colleghe bellissime e bravissime accanto a te; vuoi menzionarcene qualcuna? Con chi, hai avuto più affinità lavorativa? 

R- Come si fa a risponderti? Ho avuto moltissime compagne di scena: un elenco sarebbe noioso e soprattutto rischierei di offendere qualcuna che non ci si ritrovasse. Posso dire di amare molto la compagnia femminile in scena: l’attrice è due volte più distante dall’attore rispetto a quanto una donna sia distante da un uomo. E non ce n’è stata una di cui , anche a distanza di tempo, non abbia avuto un ricordo piacevole ricordando gli spettacoli fatti insieme. Citerò per puro piacere ma anche dovere, Nathaly Caldonazzo, Corinne Clèry, Denny Mendez, Barbara De Rossi, Milena Miconi, Isabella Giannone, Gaia de Laurentiis, ognuna diversa, ognuna speciale a modo suo, ognuna con una luce diversa. 

D-So che stai portando in scena alcuni lavori teatrali. Vuoi darci notizia di questi?Vuoi dirci dove possiamo trovarti? 

R- Attualmente i miei spettacoli in giro che ho diretto e interpreto sono “Il diario di Adamo ed Eva” da Mark Twain e “Le relazioni pericolose” di Pierre Choderlos de Laclos adattato da David Conati, entrambi con Corinne Clèry, “Sunshine” di William Mastrosimone con Nathalie Caldonazzo e tra non molto “Cose di ogni giorno” con Denny Mendez. Guarda caso, di nuovo, tutte donne. Sono spettacoli molto diversi fra loro per azione ed ambientazione, alcuni di loro addirittura attingono al canone del classico della  letteratura, ciò che però hanno tutti in comune è il desiderio di raccontare una storia che rimanga nel cuore di chi la ascolta (anzi la vede), che riesca a strappare un sorriso e, magari, un pensiero.

Siamo in tutta Italia: non sarà difficile venirci a trovare. 

D-Cosa provi alla fine di ogni tua interpretazione o lavoro di regista? 

R- Mi sento vivo. 

Carissimo Francesco, quando chiudo una mia intervista, amo fare una domanda "bianca". Si tratta di uno spazio libero all'artista dove può aprirsi e dire qualsiasi cosa voglia fare sapere al proprio pubblico. 

Risposta libera; a te la parola 

R- Non posso fare a meno di chiedermi dove sarei se avessi dovuto affrontare tutto questo da solo. La risposta la so: io non sono solo. Viva il Teatro!

 

 

 

 

 

Anno 2022.

L'essere umano si è completamente affidato alla tecnologia diventando  il pilota a capo di un tempo sempre più freddo e calcolatore dove la genialità non è più il risultato di un  ragionamento celebrale ma l' affidamento totale a ciò che il cervello umano ha inventato. Ci siamo trasformati senza neppure accorgersene.

Si è imparato a fare la spesa on line, si viaggia in macchine sempre più autonome dove l'essere umano si limita ai soli input; il cellulare è l'unico dialogo possibile: gente in autobus, nei treni, con le cuffie per la strada, nei posti di lavoro, a tavola durante i pasti sempre con in mano il telefonino di ultima generazione dove all'interno ci sono le anime (virtuali) del possessore: fotografie, messaggi, agenda, sveglia, mappe, indirizzari, applicazioni varie. Si può fare tutto con un clic. E' così che gli auguri si fanno per messaggio, si acquista attraverso specifiche applicazioni,  con i figli si comunica attraverso messaggerie varie: wathsap, telegram, sms. Coppie che si lasciano attraverso post glaciali nei vari social. salviamo indirizzi email, password, codici.  Non parliamo poi del lavoro in remoto dove il collega spesso è visibile solo in video chat. Comodissimo in periodo pandemico ma diventato soluzione in tanti campi lavorativi dove il computer è il mezzo. Non vi è così lo stacco casa e ambiente lavorativo che alimenta uno stato di staticità e sedentarietà poco salutari. Perfino lo psicologo, il dietologo, e tanti altri professionisti si possono contattare attraverso una chiamata diretta dal proprio pc.

Potrei continuare ore ed ore a dimostrazione della nostra involuzione di emotività umana. L'intelligenza ci ha reso schiavi di noi stessi; il calore umano è diventato qualcosa di inesistente. Sono finiti i tempi nei quali gli amici s'incontravano nelle piazze o ai muretti dove chiacchierare e condividere i loro vissuti. Troppe sale giochi con macchine ruba-soldi, troppe case con videogiochi dove la gente si paralizza di fronte a un nulla. IL virtuale non ruba solo il tempo ma la fantasia, la libertà, la creatività. Il virtuale ti entra dentro e ti indottrina se lasci che prenda il comando sul vivere reale. Siamo soffocati da innovazioni continue, siamo alla mercé di qualcosa ormai fuori controllo. Adesso se non sai usare la tecnologia, se non riesci ad adeguarti, se resti indietro con tutti gli aggiornamenti che i vari marchingegni necessitano, sei fuori dal mondo. Sempre più soli, sempre più impegnati ad imparare, a seguire il tutto per non stare fuori da un contesto che non aspetta e che non comprende. La burocrazia, fa il resto. Cud, ISEE, 740, modelli vari che cambiano di continuo, anziani che si rivolgono a figli, nipoti o centri specializzati che molto spesso complicano ancora di più. L'umanità è il vero "grande fratello": siamo sotto gli occhi di chi ci scruta, ogni nostro clic sulla tastiera, sul cellulare, sugli A.T.M, ogni volta che compiliamo un qualsiasi codice, che andiamo al supermercato, che paghiamo online, che passiamo di fronte a un negozio, una banca, una qualsiasi strada, siamo visti, osservati, controllati.  La cosa divertente è che per tante azioni ci danno moduli per firmare la privacy. Ma quale privacy? Ci sono grandi interessi dietro questo stato tecnologico che ci ha portato a cambiare per essere continuamente tracciati.

C'è stato un tempo nel quale l'essere umano viveva nella semplicità della vita stessa. Eppure lavorava, faceva la spesa, i ragazzi andavano a scuola, a ballare, in palestra, al bar, al cinema, teatro, concerti. Esisteva comunque il medico, il giornalista, il parrucchiere, il segretario, il professore, l'operaio, il farmacista ecc...Quando le mamme portavano i figli ai giardini, si giocava a pallone, ai quattro cantoni, a nascondino, a un due tre...stella e i bambini avevano gote rosse e sudavano dal divertimento; non erano a sedere sulle panchine a guardare i cellulari. Sono veramente più felici di come eravamo noi? Conoscono le favole? qualcuno gliele legge? o le seguono su Youtube? E' vero: adesso siamo più istruiti, più tecnologici ma quanto abbiamo perduto? quanto meno calore sentiamo? E' veramente servito tutto questo? Lo abbiamo scelto noi questo modo di vivere o ci hanno portato ad essere così e quindi per forza di cose accettarlo?

Tutto questo è indubbiamente un'evoluzione scientifica, meccanica, tecnologica ma si può affermare anche che siamo arrivati a un'involuzione umana. Il potere da sempre ci fa credere liberi ma sa bene come manovrarci. Noi siamo quelli che il burattinaio ha voluto che fossimo. Loro decidono, noi ubbidiamo. Chi ci difenderà? un robot? Chissà!

 

 

 

 Nel 1969 due malviventi si intrufolarono nell’oratorio di San Lorenzo, nel capoluogo siciliano; ritagliarono la tela dalla cornice che rappresentava l’unica Natività mai dipinta da Caravaggio e l' asportarono. I due improvvisati ladruncoli non si resero conto, evidentemente, del reale valore del dipinto; non fu lo stesso per un esponente della mafia, che intercettò l’opera sottraendola ai due (o forse fu proprio lui a commissionare il furto). Da allora non se ne seppe più nulla. Oggi alcuni pentiti raccontano che la tela fu tagliata in piccole parti, altri che sia stata usata come scendiletto da qualche capo mafioso, altri ancora che sia arrivata in Svizzera per essere venduta; e poi che sia stata rosicchiata dai topi, nascosta insieme a della droga sottoterra e mai più ritrovata, bruciata perché troppo rovinata... È stato anche detto che si tentò di usarla come merce di scambio per alleggerire il 41 bis, ma che lo Stato rifiutò...

Di fatto, a parte queste dicerie, il destino, o più probabilmente la fine della tela è ancora avvolta nel mistero. Nell’oratorio per anni è rimasto quello spazio vuoto sulla parete bianca, finché fu esposta una sua copia, considerata perfetta dagli esperti. Tutto iniziò dalle foto scattate in occasione del restauro del 1951, e da due persone: Bernardo Tortorici, presidente degli Amici dei Musei Siciliani, e Peter Glidewell, un inglese appassionato d’arte. Sapendo dell'esistenza degli scatti fotografici conservati nell’Istituto Centrale di Restauro, Glidewell ottenne le foto, e insieme a Tortorici si rivolse ai più grandi specialisti di riproduzione d’arte, quelli della società “Factum Arte” di Madrid, per commissionargli una copia del capolavoro.

Fu l’emittente televisiva Sky a finanziare la realizzazione dell’opera, acquisendone poi i diritti per produrre un docufilm dal titolo “Operazione Caravaggio, mystery of the lost Caravaggio”, dedicato a questa storia singolare.

Oggi la copia del dipinto è ancora nell'oratorio, in compagnia degli stupendi stucchi in stile barocco eseguiti dal Serpotta.

Probabilmente Caravaggio non venne mai a Palermo, secondo molti studiosi accreditati dipinse questo quadro su commissione a Roma. L'artista approdò in Sicilia dopo la sua rocambolesca fuga da Malta, dove venne arrestato per aver sfidato a duello un Cavaliere di Malta, ordine al quale per breve tempo appartenne. Si mosse sull’isola siciliana tra Siracusa e Messina, da dove sarebbe stato più facile raggiungere la terra ferma per poter arrivare a Napoli e poi a Roma. Ad avvalorare questa tesi c’è la constatazione che la tela risponderebbe allo stile e alle caratteristiche tecniche più vicine alle opere eseguite dal pittore nel 1600, quando era a Roma.

Entrati nell’oratorio, si rimane incantati dalla tela, come avviene sempre davanti ad ogni opera di Caravaggio. L’oratorio di San Lorenzo si trova in via dell’ Immacolatella, in prossimità di via Vittorio Emanuele e piazza Marina.

Per saperne di più:

http://izi.travel/browse/7ec7fcf5-51f6-4adb-97c8-9ad97c7b2a90

Grandissimo successo per il Premio Ambasciatore del Sorriso, al Maschio Angioino ricordato Sergio Bruni.  boom di presenze, premiate eccellenze e persone speciali.

 

Serata ricca di emozioni e record di presenze  per la nona del prestigioso Premio Internazionale Ambasciatore del Sorriso, svoltasi lunedì 19 settembre 2022 nell’incantevole Cortile del Maschio Angioino a Napoli che ritorna ancora una volta come ogni anno.  Questo riconoscimento viene dedicato alle personalità che hanno dato lustro alla città partenopea, che quest'anno è in memoria al famigerato maestro Sergio Bruni, cantautore e simbolo del novecento napoletano.  La manifestazione è promossa da Angelo Iannelli, icona della maschera di pulcinella nel mondo, e organizzato dall’Associazione Vesuvius in collaborazione con il Comune di Napoli.

Emozioni a tutto tondo, indescrivibile,  per una serata indimenticabile e scoppiettante. Durante la cerimonia sono stati premiati importanti personaggi del panorama culturale e artistico italiano che hanno donato la propria arte ai meno fortunati regalando un Sorriso a tutti loro. Infatti, i protagonisti assoluti della serata sono stati i ragazzi speciali Martina Barba, Francesca Giovelli  e Bitca Daria Alexandra  che hanno ballato sulle note del maestro Sergio Bruni ricevendo la grande partecipazione del pubblico.  Tra i presenti Vincenzo Mosca Presidente  associazione  disabili Gragnano. La serata-evento è stata presentata magistralmente da un quartetto d'eccezione composto da Erennio De Vita, Edda Cioffi, Angelo Iannelli ed Emanuela Gambardella, supportate dalle bellissime muse Mara Mollo e Lucia Schettino,  che hanno illuminato la manifestazione con lo storico slogan “per donare un sorriso basta poco avere un cuore grande” .

La serata è stata aperta con  le Majorette Sailors, a seguire un momento di moda a cura dell’Accademia Maria Mauro che ha dedicato la scenografia alla maestria di Sergio Bruni sotto gli occhi lucidi della figlia Adriana, accolta con grande entusiasmo a Napoli e che ha voluto omaggiare il folto pubblico presente con la canzone “Carmela” , accompagnata dal cantautore Lino Blandizzi  che ha interpretato l’ultima sua incisione in duetto  “Ma Dov”e".  Applausi a scena aperta per i giochi di luce e la tarantella napoletana della  scuola di ballo Passione Danza, spazio al body painting dell’artista Anita De Vivo e al gire show di  Aigul Duisheeva, tutti premiati. La scultura del riconoscimento targata Luigi Calì è andata al campione del mondo di judo Marco Maddaloni, al Presidente Confesercenti Campania Vincenzo Schiavo, che è stato premiato dal magistrato Catello Maresca già ambasciatore del sorriso, la campionessa del mondo di nuoto Angela Procida, l’ex Comandante Aeroporto Militare Capodichino Vito Vicari,  il cantante Marco Sentieri,  il noto comico e imitatore de Zelig Enzo Costanza, la giornalista Monica Cito, e tanti altri.  Protagonisti della cultura, del sociale e  dello spettacolo anche Enzo Avitabile, Giuseppe  De Carlo, Luigi  Calì, Bruno Ciniglia, Gianluigi Osteri, Massimo Amitrano, Pasquale Santarpaia, Giulia Accardo. Nel corso della  manifestazione  vi è stato la premiazione del concorso poetico letterario ed artistico riferito agli artisti e operatori culturali  che si sono particolarmente distinti per il loro impegno sociale  e culturale:  nella sezione in lingua  Sergio Spena  da Napoli, sezione in vernacolo Renato Di Pane da Messina, sezione sociale Lucia Ruocco da Amalfi, sezione pittura Sergio Grilli da Arezzo, sezione Fotografia Marcello Eraldi da Napoli, sezione racconti Grazia Dottore da Messina e sezione scultura Jose’ Luis Majca dal Peru’. Premio Vesuvius per Giuseppe Perone, Premio della critica Claudio Torino, Premio giovane talento Giulia Grimaldi. Menzione d’onore per Anita Napolitano.


Inseriti nel Premio Ambasciatore del Sorriso la 15esima edizione de “I Percorsi D’arte" che ha messo in risalto artisti come il giapponese Taizo Hiroga, la  venezuelana Carmela P. Centanni, il peruviano Josue’ luis Majca, Nadia Basso, Marco Fratiello, Claudio Torino, Lucia Ruocco,  Marino di Lorenzo, Vincenzo Maio, Giovanni Cardiero  e Marcello Eraldi. Per le istituzioni presenti alla serata il Sindaco di Brusciano Giacomo Romano, il Sindaco di Camposano On. Francesco Barbato, il vice sindaco di Mariglianella Felice Porcaro. La manifestazione è stata ripresa da diverse emittenti televisive come Campania Felix, Irpinia News,  Artes Tv, Web TV1 e Club Economy Tv. Presenti i fotografi: Bruno Fontanarosa, Mauro Cielo, Maria Villani, Niko Foto e Arturo Ciotola. Tra  i presenti anche Raffaele Carlino, Angela Scotto,  Andreea Cormjer Rosita Arpaia, Pasquale Bruscino,  gli artisti Sabba e Patrizia Spinosa. Partner ufficiale  del premio: Terre Pompeiane, Emme Emme Gioielli e  Gianni Cirillo stilista.   La star del sociale Angelo Iannelli rinnova l'appuntamento per il decennale del premio Ambasciatore del Sorriso.

 

 

 Francesco Battaglini classe 1981 maestro d'arte.

laureato in scultura all'accademia di Belle arti di Firenze è un artista versatile. Opera principalmente in campo artistico scultoreo ma è anche un pregevole ritrattista. Ha frequentato l'accademia di arte sacra a Firenze conseguendo i diplomi di tecnico della scultura e di maestro.

Da oltre 10 anni Battaglini si dedica a opere di decorazione. I suoi lavori sono adatti sia per ambienti chiusi che per spazi aperti. L'artista lavora presso il suo studio situato nelle colline fiorentine (Bagno a Ripoli) dove elabora con professionalità e grande abilità a opere che plasma con variegati materiali, dalla pietra grezza, al ferro, vetro, resine poliuretaniche e altro... molte le creazioni di modelli in argilla, riproduzioni di opera in resina, calchi in gesso e silicone di opere contemporanee.

Un artista che grazie a un'ottima preparazione culturale/professionale e all'estro naturale ch'egli dispone, riesce a elaborare sculture di grande valore artistico degne di essere presenti in esposizioni prestigiose. La sua carriera prevede molte mostre personali e collettive sia in Italia che all'estero. Numerosi i simposi ai quali ha preso parte.  Di Battaglini ometteremo il lunghissimo curriculum artistico che è possibile visionare in rete e passeremo invece a intervistarlo per conoscerlo meglio.

 

D- Ciao Francesco, tu ti occupi di scultura e di pittura. Vuoi dirci delle difficoltà che un artista trova nel farsi conoscere?

 

R- ciao Marzia, di difficoltà nel mondo dell’arte ce ne sono molte, la prima è trovare artisti competenti che sappiano “fare” e che dedichino la propria arte al bello e non alla vanità. Detto questo, è molto difficile farsi notare come artista, girano molte truffe nel mondo dell’arte e molte persone cercano di spillarti più soldi possibili millantando carriere rampanti, oppure opportunità fasulle, quando non hai esperienza cadi facilmente in queste dinamiche.

Inoltre non esiste più un “buon gusto” dell’arte e chi vorrebbe investire i propri capitali in questa, spesso non sa a chi rivolgersi per avere informazioni e valutazioni obiettive sul reale valore di un artista.

 

D- Tu hai raggiunto con tanta fatica e tanto impegno molti risultati dei quali andrai sicuramente orgoglioso. Vuoi renderci partecipi di qualche tuo traguardo importante?

 

R- Di soddisfazioni faticosamente raggiunte nonostante la mia giovane carriera artistica, ce ne sono diverse, fortunatamente.

La prima grande soddisfazione è sicuramente la statua monumentale in bronzo della “FORTEZZA” nella località di Grassina nel comune di Bagno a Ripoli vicino a Firenze, ottenuta tramite la vittoria di un concorso pubblico,  che rappresenta il "mio" Pinocchio con lo zaino che sale una scala infinita a simboleggiare la perseveranza e la forza della giovinezza.

La seconda scultura che mi ha dato soddisfazione si tratta  del busto in bronzo rappresentante  il Cardinale Elia Della Costa, realizzato per la chiesa di San Pietro in Palco situata nel quartiere di Gavinana a Firenze, posizionata per volontà del parroco Don Francesco Chilleri, in modo di fare conoscere agli abitanti del quartiere il volto del noto Cardinale. Nel paese di Impruneta, ho invece  realizzato per il Museo della “festa dell’uva” la scultura in terracotta, dal titolo “ la buona educazione”. Il 18 settembre, verrà inaugurato il parco dove è inserito questo mio  lavoro. Queste sono le ultime soddisfazioni, raggiunte ma vorrei elencare anche le altre, se mi è concesso. A Rufina viene installata la scultura in pietra “two face” realizzata per la Val di Sieve  in occasione  del 150° anniversario dell’unità d’Italia. Segue  “Il rapace” scultura realizzata per il parco di Travalle a Calenzano. Nella città di Ari e di Atessa nella provincia abruzzese vi sono due mie sculture in pietra, raffiguranti il dorso di una donna, e il “monumento ad una amica”. A Signa, nella sede del dopolavoro ferroviario e nel museo della stazione è presente un Crocifisso in terracotta donato al museo. A Civitella in Val di Chiana, sono presenti sia nel museo comunale che nella pieve del paese, due stemmi in terracotta, un busto in gesso raffigurante l’eccidio, mentre nella Pieve è presente un crocifisso in terracotta.

 

D- Sei un ottimo scultore, le tue opere spaziano da personaggi classici, di fantasia, religiosi a fantasiosi lavori di allestimenti per esterni: fontane, animali lavorati  con il ferro. Sei un talento non indifferente. Cosa ami di più dei tuoi lavori, cosa ti da più soddisfazione?

 

R-La soddisfazione sta nel “fare”, o meglio quando riesco ad immaginare qualcosa che vorrei creare che poi dal nulla, prende forma nello spazio. Adoro in particolare la fase di progettazione per la quale nello svolgimento iniziale  comincio a sperimentare le  varie soluzioni per giungere poi alla scelta definitiva. Inoltre l'attesa di qualcosa da sviluppare che già è dentro di me. Diventa magia quando inizio a lavorare su un soggetto con qualsiasi  materiale e non vedo l’ora di finirlo per ammirarlo. Tutto questo mi appaga, ma come saprai anche tu, la soddisfazione di un creativo dura fino a quando non gli viene in mente un altro progetto, un altro lavoro, un'altra creazione.

 

D- Nel mondo artistico come in qualsiasi altro contesto sociale vi è il pro e il contro. La soddisfazione spesso viene meno a causa di organizzazioni, burocrazie, difficoltà varie. Ti è mai capitato dover rinunciare a qualcosa di speciale a causa degli ostacoli suddetti? Cosa?

 

R-Si, a volte ho incontrato varie difficoltà e complicazioni burocratiche che rendono difficile la possibilità di partecipare a concorsi pubblici e privati. Molto spesso sono richiesti incartamenti complessi e tecnici, le documentazioni sono spesso macchinose e poco chiare. Inoltre in troppe occasioni le finanze messe a disposizione per realizzare questi lavori sono sempre molto limitate e quindi insufficienti alla realizzazione di questi.

 

D- So che a giorni nel paese di Impruneta una tua scultura in terracotta avrà "residenza". Vuoi pubblicizzare il tuo evento? Di cosa si tratta?

 

R- Certamente e mi piacerebbe pubblicizzare la cosa il più possibile perché finalmente sono riuscito a realizzare la mia prima statua in terracotta a grandezza naturale (h170cm) la quale farà parte della collezione del Museo dell’Uva di Impruneta. Un altro piccolo tassello nella provincia di Firenze che manifesta il mio lavoro. Con molto  piacere ho deciso di aderire alla richiesta di partecipare a questa iniziativa poiché l’impronta e l’Associazione artistica imprunetina di ART-ART sono state un' ottima famiglia artistica nella quale crescere per poi conoscere artisti importanti e famosi di Firenze, che con il tempo sono divenuti amici e colleghi.

 

D- Francesco Battaglini non è solo un grande scultore, ma un pregevole ritrattista. Vuoi parlarci anche di questa tua attività artistica? Quale delle due forme di arte ti da più soddisfazione emotiva?

 

R-Da sempre adoro i ritratti perché mi piace guardare la gente, trovo che in ogni individuo ci sia qualcosa di meraviglioso e unico. Per questa ragione uno dei miei ultimi progetti in divenire, è basato sul ritrarre 100 persone a figura intera di piccole dimensioni, siamo intorno ai 40cm di altezza, tutto ciò per creare una piccola folla di gente dissidente.

 

D- Ed eccoci adesso alla domanda "bianca" che rilascio sempre agli artisti; si tratta di uno spazio dove tu, come artista potrai esprimerti su qualsiasi cosa ti senti di condividere

Picchio

con il lettore.

 

R- Vorrei informare i lettori e gli appassionati del settore artistico  che nel mio laboratorio ubicato a Villamagna presso il comune di Bagno a Ripoli, vengono tenute lezioni private di arte, dal disegno alla pittura e ovviamente alla scultura, saranno insegnamenti adatti alle persone di ogni età e di qualsiasi livello di preparazione; dai principianti ai professionisti

 

Cosa augurarti Francesco? hai lavorato molto, ti sei impegnato con grande responsabilità, professionalità e grande attitudine ai tuoi lavori; sei arrivato in alto senza spinte né favoritismi e adesso attraverso i tuoi elaborati rendi migliore questo mondo buio, freddo e spesso privo di emozione. Grazie!

 

Ti ringrazio Marzia delle belle parole, per chi volesse contattarmi pio farlo nei recapiti indicati qui sotto

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 Un successo il concerto Omaggio a Rossini - Si archivia la XVIII edizione di Musica sotto le stelle. 

 

Grande successo per il concerto che si è svolto a Pontecorvo lo scorso Venerdì 12 Agosto in occasione della XVIII edizione di Musica sotto le stelle. L’evento che rientra nell’ambito della rassegna “Musica sul Monte Leuci” e che da tre anni si svolge all’interno della Basilica Concattedrale della città fluviale, è organizzato dal Comune di Pontecorvo e il Museo delle Battaglie con il sostegno della Banca Popolare del Cassinate e la direzione artistica affidata all’Assoflute Associazione Musicale. Protagonista il Quintetto Figaro composto da Fabio Angelo Colajanni al flauto e ottavino, Emanuela Signorato all’oboe, Roberto Petti al clarinetto, Simone Graziani al corno e Antonio Vincenzi al fagotto con il soprano Maristella Mariani, il mezzosoprano Paola Cacciatori e il bass-baritono Cesidio Iacobone. Il concerto è stato dedicato al 230° Anniversario della nascita di Rossini del quale sono state eseguite alcune tra le più celebri arie d’opera che hanno divertito ed entusiasmato il pubblico presente.

 

Numerose le autorità presenti insieme ad esponenti delle forze dell’ordine che hanno affiancato il Sindaco Dr Anselmo Rotondo e gli esponenti dell’amministrazione comunale intervenuti al concerto. E’ stato lo stesso Sindaco Rotondo che ha voluto sottolineare l’alta qualità artistica dell’evento proposto e ha rivolto un ringraziamento al Dr Umberto Grossi per il lavoro svolto in questi diciotto anni nell’organizzare questa manifestazione. Durante il concerto infatti sono state proiettate le immagini di tutte le attività che il Dr Grossi ha organizzato per il Comune di Pontecorvo preparate per l’occasione da Luigi Danella.

Un pensiero, condiviso da tutti i presenti, è stato poi rivolto dallo stesso sindaco alle recenti perdite che la città ha subito in questo ultimo periodo. Termina così l’edizione 2022 dei concerti di Musica sul Monte Leuci e un sentito ringraziamento va da parte degli organizzatori a quanti hanno permesso la riuscita della manifestazione, dall’Amministrazione Comunale della Città di Pontecorvo, al delegato agli eventi Massimo Santamaria, alla Banca Popolare del Cassinate sponsor ufficiale della manifestazione, alle forze dell’ordine, alla protezione civile e alle sponsorizzazione private di “Fioridea” di Beatrice Franco, Il Mulino dei fiori e ai servizi assicurativi di Riccardo Folcarelli.

 

 

L’undicesima edizione della Notte coi poeti a Villa Edera in ricordo del X agosto di Giovanni Pascoli, si è conclusa con una spettacolare presenza di pubblico e di poeti.

L’occasione era arricchita dalla presentazione in prima nazionale del libro di Antonello Colledanchise “De amor encara” (Nemapress edizioni) che raccoglie una scelta delle migliori poesie/canzoni del poeta e cantautore algherese in cinquant’anni di carriera. Prefazione di Neria De Giovanni e postazione di Francesco Santino Scogliamillo, presente all’incontro. Letture in italiano di Lucia Muzzetto. Musica: Antonello Colledanchise, voce e Cuatro venezuelano, Susanna Carboni voce, clarinetto, Raffaele Podda, fisarmonica, Riccardo Moni, chitarra.

Due canzoni-poesia in apertura e due chiusura hanno suggellato la serata condotta da Neria De Giovanni, direttora artistica della Rassegna.

Il cuore della Notte coi poeti sono stati, come sempre, i versi dei tanti scrittori che hanno partecipato, provenienti da varie parti dell’Isola e dall’estero.

Ha aperto Antoni Canu, già Croce di San Giorgio, la più alta onorificenza della Generalitat di Catalogna; Adriana Mannias Barabino, poeta di Stintino con letture dedicate all’amore e alla sofferenza femminile; Angela Baldino e Giuseppe Sechi  di Alghero, Raffaele Ciminelli di Castelsardo, Margherita Lendini  in duetto con la figlia per una poesia accorata sui dolori della guerra in Ucraina cui è seguita la lettura del canto per Mariupol di Franco Achenza interpretata benissimo da Lucia Muzzetto. Sabrina Bellu di Sassari che ha interrotto un silenzio di vent’anni per riproporsi come fine poeta; l’algherese Venere Rosati con alcuni testi  inediti di prossima pubblicazione e Massimiliano Fois, prossimo protagonista a Villa Edera,  anche lui con una poesia inedita. Ha chiuso la maratona di poesia un graditissimo ospite dalla Catalogna, il poeta Emigd Subirats.

 

Prossimo  appuntamento con la Rassegna Letture d’estate a Villa Edera mercoledì 17 agosto con due romanzi gialli: Teresa Anna Coni “La baia del diavolo”, ambientato tra Roma , i Caraibi ed Alghero e Massimiliano Fois con “Anninnia volando, una nera favola sarda” entrambi della Nemapress edizioni.

Fonda nel 1980 l'etichetta KICCO MUSIC e si dedica alla musica operistica e classica con successo.

 

Giovanna Nocetti in arte Giovanna, cantante, produttrice discografica e direttore d'orchestra.

 

Una donna eclettica, energica, ricca di phatos e cultura. Sempre attuale, nuova, con mille interessi che porta avanti con grande determinazione e ottimi risultati. Una professionista italiana che brilla fin dagli esordi in un crescendo artistico che l'ha resa quello che è. Una stella che brilla e da lustro nazionale fin dalle sue prime apparizioni. Presente in molti programmi televisivi che le danno ulteriore notorietà non solo come grande e indiscussa artista, ma anche come donna intelligente e sensibile sempre pronta a nuove emozioni che con classe e professionalità elargisce al pubblico.  Decisa, coerente, forte, ricca d'iniziativa e di impegni non indifferenti.

Ha scritto composizioni liriche per opere di solisti portate in teatri sparsi in tutta Italia, famose le sue composizioni religiose, fra tutte quella a lei commissionata in occasione del Giubileo del 2000 e ha composto una Ave Maria in dedica al Papa Giovanni Paolo II. Potremmo andare avanti per ore per illustrare tutto il suo panorama artistico ma preferiamo chiedere a lei direttamente alcune notizie.

 

D- Buongiorno Giovanna, è così grande il panorama artistico che ti compete da renderci curiosi della tua prima volta sul palco. Puoi raccontarcelo? 

R-       La prima volta è come il primo amore, non si scorda mai!  “Sono nata a Viareggio qualche anno fa! Come molti ragazzi di allora, si cantava nel coro dell’oratorio e, per la mia altezza venivo sempre messa in fondo, ma in fondo in fondo e dunque, non vedevo mai il pubblico, però per farmi notare cantavo a squarcia gola facendo innervosire la nostra Suor Angelica  che  un giorno per punirmi mi disse che potevo stare nel gruppo ma senza aprire bocca. Nooooo!  A quel punto, con le orecchie basse, annuii e mi misi in silenzio in fondo. La domenica , con la chiesa piena di genitori, al momento di iniziare il t’adoriam Ostia Divina con un balzo superai tutti i ragazzi e mi misi a cantare sotto lo sguardo attonito di Suor Angelica e quello divertito di mia mamma! Ecco questa è stata la mia prima esibizione.

 

 

D- Le tue esperienze professionali sono diverse di stili e di scelte. In quale "veste" ti senti più comoda?

 

R-       Ma guarda, io mi sento a mio agio in ogni circostanza. Quando ho iniziato a studiare canto e chitarra ho capito che la strada intrapresa era un’autostrada con uscite, entrate, piazzole di sosta, autogrill e mille altre strade e vicoli,  così per la mia innata curiosità di apprendere ho imparato a percorrerli tutti studiando attentamente i percorsi. Devo dire che mi ha aiutato molto la fortuna e la voglia di scoprire altri mondi! 

D- E' risaputa la tua grandissima e bellissima amicizia con lo scomparso Paolo Limiti. Cosa ti ha lasciato interiormente quell'uomo dalle grandissime capacità critiche e di animo sensibile? 

R-       Proprio come dici tu, mi ha lasciato radicato nella memoria la capacità di criticare anche me stessa, mi ha insegnato come si prepara uno spettacolo, come si compone una canzone, come si deve amare la vita e il prossimo. Insomma per me Paolo è stato più di un fratello. 

D- Vuoi dirci come hai avuto l'idea di fondare  la"Kicco Music"? Quante opere sono state prodotte? Ha anche il canale Youtube?

 

R-       Dalla mia solita curiosità di tracciare nuovi sentieri. Andai a teatro ad ascoltare un controtenore, rimasi affascinata dal timbro della voce di questo cantante che con soavità cantava “Lascia ch’io pianga” un’aria di Haendel. Mentre lo ascoltavo pensavo che avrei potuto farlo conoscere al pubblico se avessi avuto una casa discografica. Pensato e fatto. Dopo due giorni nacque la Kicco Music e la prima produzione fu proprio “L’amante mia” un long Playng di musiche barocche cantate da Giuseppe De Vittorio e Tony Florio oggi famosi in tutto il mondo.

La kicco Music ha prodotto più di 100 opere in audio e circa 40 i video. Il canale youtube  è www.kiccomusic.com e kiccomusicvideo.com

 

D- Quanto hai dovuto sacrificare per essere ciò che sei? Quanto invece ti ha regalato questo tuo impegno costante e duraturo nel tempo?

 

 

R-       Ma, in realtà non ho sacrificato niente perché ho sempre fatto con amore tutto ciò che riguardasse la musica, la cultura e il bel canto, non considerando sacrificio tutto il lavoro che ho fatto, come viaggi,  registrazioni, montaggi delle opere eccetera. 

D-  Cosa ne pensi dei Talent Show? 

R        E’ un business che non condivido perché arricchisce solo chi genera illusioni ai giovani cantanti e ai musicisti. 

D- So che hai imminenti impegni riferiti a un Festival lirico "Trisulti all'opera" dove tu dirigerai diverse voci. Vuoi parlarcene? 

R        Mi occupo da circa 20 anni di regie liriche. Nell’ambito del festival Lirico di Trisulti che reputo particolarmente importante data la sua storia, sono stata invitata dal direttore artistico M° Davide Dellisanti per fare la regia di Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni nell’anno del centenario  della morte di Giovanni Verga, autore della novella da cui l’opera è tratta.

Questa Cavalleria vanta un cast di prim'ordine   (Carmela Apollonio, Angelo Forte, Maria Ratkova, Giacomo Medici, Valentina Pennacchioni)  Dirige il M° Davide Crescenzi.  Ecco, per me essere presente in questo festival mi rende felice. 

D- Una domanda comune ma non scontata: cosa rifaresti e cosa non rifaresti più? 

R-       Si, è scontata ma perfettamente adatta alla mia follia! Rifarei tutto, anche gli errori che al momento non ricordo ma ce ne sono molti. Ogni volta che faccio una cosa bene mi dico subito che avrei potuto farla meglio e per quanto riguarda gli errori……ne riparliamo nella prossima intervista!

 

D- Cara Giovanna, questa è la "domanda bianca" che pongo a tutti gli artisti. Si tratta di uno spazio libero dove potrai dire, comunicare, annunciare tutto quello che vuoi. Uno spazio aperto all'artista perché l'arte in genere NON dovrebbe avere catene, né di parola, libertà di espressione e di manifestazione.

A te la parola, ma prima... grazie... grazie... grazie. 

 

R-       Mi chiedo spesso come mai molte mie colleghe anche più grandi di me (come età) siano sempre in rai ed a me dicono  “Stiamo facendo un programma per i giovani e lei non ha quel target”   Sic!  Secondo me non ho l’appoggio giusto!

Lavoro e canto  da 6 anni a TV2000, sono stata riconfermata anche per il prossimo anno e questa riconferma mi riempie di gioia.

Sto portando in giro per l’Italia alternando due spettacoli  Giovanna Omaggio a Milva e Giovanna Ieri e Oggi riscuotendo un successo di pubblico e di critica e facendo sold out da per tutto.  Queste sono soddisfazioni impagabili.

Grazie lo dico io a te per aver ascoltato   con pazienza una giovanissima signora che ogni mattina reinventa la vita, la musica, il canto.

Cosa dire di Giovanna? meravigliosamente "eterna" come tutto ciò che ha prodotto e continua a produrre. Una grande artista che per amore dell'arte ne rivive giornalmente il respiro, la storia, l'incanto...

 

Marzia Carocci

                                                                  

 

 

 

 


Chi è Marco Giordano?
Marco Giordano nasce a Milano nel 1965, di origini Senesi (Radicondoli).
E' un ex agente della Guardia di Finanza e appartiene al corpo militare della Croce Rossa Italiana.
Ha una trentennale esperienza nel campo della sicurezza, in vari ambiti e settori. Titolare di un istituto di investigazioni private e socio di un’agenzia di viaggi e procuratore sportivo.
Specializzato nel settore criminologico, laureato in giurisprudenza in Italia e in Spagna, ha seguito importanti corsi di criminologia, iscritto come persona esperta alla IBPA (International Association of Bloodstain Patterm Analyst).
Una persona estremamente impegnata e dedita a grandi responsabilità oltre che un autore prolifico di testi impegnati.

Indubbiamente una persona dalle molteplici capacità sia a livello pratico che intuitivo. La tua creatività, tenacia e forza, accompagnate sicuramente da passione, curiosità oltre che la grande determinazione ti hanno portato ad agire in tanti campi diversi anche se in qualche modo collegati fra loro. Tanta esperienza e tanti meritati successi.  Indubbiamente per quanto riguarda il tuo interesse investigativo si evince che è ciò che ti aggrada in modo totale tanto di averne fatto la tua professione.

D- Quanto ami questo tuo difficile impegno e soprattutto quando hai iniziato?

R- Ho iniziato in guardia di finanza nel 1986, investigatore privato, consulente, nel 2012 ho ottenuto la licenza investigativa come previsto dall’art. 134 del T.u.l.p.s..


D-Plurilaureato, curioso, intelligente, intuitivo. Dalla tua vita indubbiamente ricerchi di continuo conoscenza, sapere, cultura e visto che l'ultima laurea è abbastanza recente, ci fa pensare che forse non è finita qui...sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli voglia di crescere. Ho ragione? vuoi dirci se hai altri sogni nel cassetto? e se si, vuoi svelarci quali sono?

R-Il mio interesse maggiore è dedicarmi ad aiutare chi ha più bisogno e creare un centro di formazione per le investigazioni, per la sicurezza, per la criminologia. Far crescere il nostro settore con la creazione di un albo professionale.


Veniamo adesso alla tua carriera di scrittore motivo di questa intervista.

D-Sei in continua evoluzione, hai molteplici argomenti da condividere con il pubblico e nonostante stia per uscire il tuo ultimo libro, sono convinta che altri ne hai nel cassetto.
Sbaglio?

R- Si amo molto scrivere e mi sento versatile … ho molte idee ma preferisco per il momento non svelarle.

D- Quando hai iniziato a scrivere?

R- In realtà scrivo da bambino, da sempre, prima poesie poi racconti e poi saggi. Ho iniziato a pubblicare dal 2013 da quando ho preso coscienza delle mie capacità.

D-Come riesci a raggiungere il lettore ed avere il successo che hai?

R-Dopo tanti anni di investigazioni ho capito di essere un ottimo analista e un perfetto detective: riesco a ricercare e a interpretare le informazioni. Mi sento estremamente creativo e riesco ad adeguarmi alle richieste del pubblico o delle aziende. Inoltre mi sento capace di attivare una ottima comunicazione, fondamentale per avere consensi e successo, riesco ad arrivare al cuore del lettore per portarlo su un nuovo livello di comunicazione e intrattenimento. Riesco ad organizzare il tempo, ho una buona socialità e soprattutto sono attento ai dettagli che fanno la differenza.

Mi sento di essere un buon scrittore perché ho delle capacità intrinseche nel:
    • Condurre le ricerche
    • Analizzare il materiale ottenuto
    • Redigere e aggiornare i manuali che a loro volta richiedono un’approfondita conoscenza dell’argomento trattato
    • Scrivere biografie
    • Lavorare sul web strutturando le informazioni in maniera appetibile per il linguaggio e il traffico che contraddistingue internet
    • fare delle sintesi affinché anche gli argomenti più complessi e articolati possano diventare alla portata di tutti, compresi e condivisi.
Scrivere i discorsi.

D-Hai scritto un libro sul femminicidio. Argomento purtroppo sempre attuale. Vigliaccheria, infamia, senso di potenza e anche molta omertà.
Cosa descrivi nel tuo libro?

R-La maggior parte di questi delitti avviene per mano di mariti, compagni, padri, fratelli, persone conosciute dalle vittime che, visto il legame familiare e sentimentale, dovrebbero amarle e proteggerle e invece, approfittando di tale rapporto, violano due tipi di soglie: quella relativa al corpo della donna, pregiudicandone l’incolumità e la salute, e quella del contesto in cui la donna si trova, che dovrebbe essere fonte di protezione. Dal canto loro le donne vedono violate la propria libertà, dignità e uguaglianza.
La violenza di genere è la piaga piu’ grossa della nostra società io l’ho molto a cuore sono cresciuto grazie a due donne (nonna e mamma) in un periodo dove una donna giovane e sola era una poco di buono.
Questo ha lasciato nel mio cuore profonde ferite ora è il momento del riscatto, ritornare quello che mi è stato donato.


Molto interessante anche il libro sull'architettura gotica in val d'Elsa dove Radicondoli ne è protagonista. Un testo che nello stesso libro definisci un'indagine "esplorativa"

D-Che tipo di lavoro è stato?

R-E' stato un grosso lavoro di ricerca storica, un confronto con altri testi con la realtà, paragone tra Gotico e Romanico tra San Galgano e Radicondoli.

L’Abbazia di San Galgano a Chiusdino e la Pieve di San Giovanni Battista a Radicondoli Dal XII fino a tutto il XVI secolo, a partire dalla Francia Settentrionale l’arte gotica si è evoluta da quella romanica e si è diffusa in tutta Europa, fino a...

"Lo stalking-profili criminologi" è un altro tuo libro che interseca la tua professione alla tua attività di scrittore.

D- Scrivere di un argomento così attuale non è sicuramente semplice per chi non ha esperienza in tale materia. Si tratta di un saggio? Vuoi dirci qualcosa in merito?

R-Si è un saggio e una mini guida per la donna per imparare a difendersi dagli abusi di violenze soprattutto da quelle ripetute.
Lo stalking in Italia è stato concepito come fattispecie a se stante soltanto in tempi recenti, con il d. L. 11/2009 convertito successivamente in legge n. 38/2009 e disciplinato nel codice penale all’art. 612Bis. Non viene più considerato come un reato minore, ma bensì rilevante, dove le donne sono abitualmente le vittime e l’uomo lo stalker. Negli ordinamenti stranieri tale fattispecie è stata presa in considerazione e definita molti anni prima rispetto all’ordinamento italiano, in Danimarca addirittura nel lontano 1930. Nel testo dell’opera si evidenzia, determinata la fattispecie di reato, l’assoluta necessità di lavorare nella direzione della prevenzione e quindi della cura e del sostegno rivolto al recupero sociale sia delle vittime che degli stalker.

D-Hai scritto come abbiamo detto diversi libri (più di dieci) fra saggi, manuali e specifici sul settore economico/contabile.
(www.librimarcogiordano.it.)

R-Questa estate è di prossima uscita un nuovo lavoro dal titolo “DECRETO LEGISLATIVO 231/2001 E SUCCESSIVE MODIFICHE”


D-Di cosa si tratta? Vuoi parlarcene in modo sintetico ma esaustivo?


R-Il Decreto legislativo 8.06.2001 n. 231 ha introdotto, per la prima volta nel nostro ordinamento, la previsione di una responsabilità personale e diretta dell'ente collettivo (intendendosi come tali sia gli enti forniti di personalità giuridica e le società e associazioni anche prive di personalità giuridica) per la commissione di una serie di reati da parte delle persone fisiche ad esso legate, che abbiano agito nell'interesse o a vantaggio dell'ente. Il Decreto Legislativo 231/01 stabilisce le responsabilità del datore di lavoro e dell’azienda in caso di illeciti compiuti dai propri dipendenti. In tali casi il datore di lavoro può tutelarsi da azioni legali se può dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi’ “antidoto” per evitare il coinvolgimento dell’azienda o dell’Ente invocando l’esclusione o la limitazione della propria responsabilità derivante da uno dei reati previsti dalla legge è dotarsi in primo luogo di un adeguato Modello Organizzativo ed affidarsi ad un Organismo di Vigilanza che ne controlli l’attuazione. Tema che mi sta particolarmente a cuore anche per il settore investigativo e per capire meglio la questione mi sono iscritto nel elenco nazionale degli organismi indipendenti di valutazione della performance (O.I.V.) al n. 6935, tenuto dal ufficio per la valutazione della performance del Dipartimento della Funzione Pubblica Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Diverse lauree, raggiungimenti di obiettivi e di impegno culturale oltre che pratico/lavorativo ti hanno reso la persona che sei e questo ti ha portato ad avere qualifiche e responsabilità in vari campi.

D- Visto i tuoi tanti interessi fra la scrittura e la tua professione hai tempo di dedicarti ad altro?

R- Mi sono e mi sto dedicando a collaborare con le Università per creare percorsi di studio ad hoc e per aiutare i giovani nei percorsi formativi.

D- in cosa consiste la tua collaborazione?

R- Faccio parte del corpo docente, oltre a far parte del centro studi, l’Organo, che è responsabile della pianificazione dei percorsi di studio e del "tutoraggio" degli studenti.
In ciascuno di questi incarichi sono responsabile della regia e dello sviluppo di discorsi, manuali, saggi generalmente destinati alla pubblicazione o alla presentazione.

D- Quali saranno gli altri argomenti che vorresti espletare nelle tue prossime pubblicazioni?

R- Vorrei continuare a produrre saggi di natura giuridica ed economica per dare indicazioni ed essere un punto di riferimento una guida per i soggetti più fragili, più deboli, per dar loro una possibilità più chiara per potersi difendere, senza essere schiacciati da questa società diventata quasi disumana. Ma ambirei a poter scrivere pure dei manoscritti di storia e geografia sulle mie zone (posti non molto conosciuti) sulle persone che ci hanno vissuto. vorrei vivere e far vivere le emozioni di un tempo…. Vorrei…. Fare lo scrittore professionista, è un lavoro molto impegnativo, dove la creatività dev’essere alla base per poter farlo senza troppe sofferenze. La mia passione è scrive di vita, comunicare storie quotidiane e farlo in modo immersivo.
Per ogni personaggio che intervisto, lascio sempre una "domanda bianca"; è uno spazio dove l'autore ha libertà di espressione per qualsiasi argomento senza catene e limite di pensiero.

D-Marco, vuoi prendere la parola?

R-Ti ringrazio ma l’intervista è già esaustiva e precisa già con le tue domande, ringrazio per l’opportunità datami.
L’unica cosa che spero possa accadere a breve è la possibilità che venga dedicata una via del mio paese a mio zio Livio (detto Lido) Gobbini che nel 1943 mori’ in un sanatorio della regione Mordovia (Russia).(https://agenziastampaitalia.it/lettere-in-redazione/54526-giordano-chiedo-al-sindaco-di-intotolare-una-via-a-livio-gobbini-morto-nella-campagna-di-russia)
Per poter dare un luogo ALLA SUA MEMORIA ho pubblicato un libro “la campagna di Russia”.
le sue spoglie mortali furono buttate in una fossa comune del sanatorio   …. mia nonna aspettò il suo ritorno fino al 1959, anno in cui le fu comunicata la sua dipartita. Dormivamo con un altarino, alla sua memoria, in camera fino alla morte della mia nonna. Spero che qualcuno ascolti questa mia richiesta d’aiuto affinché possa essere intitolata una via alla sua memoria nel mio e suo paese, per evitare che la sua memoria venga cancellata, non esiste un luogo dove piangerlo, dove ricordarlo a parte il mio libro.


Grazie mille Marco! Un grande personaggio, una bella persona.

(ndr)-Ai lettori che possono aiutare Marco Giordano nel titolare una strada a nome di suo zio Livio Gobbini nel proprio paese. La memoria è di tutti e non solo dei singoli.

Per contattare Marco Giordano potete inviare una mail a:
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oppure
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