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Cultural Events (237)

    Marzia Carocci

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Nel 1444, Cosimo di Giovanni, decise di lasciare il palazzo che i Medici avevano fino ad allora abitato per trasferirsi in via Larga, non lontano dal Duomo e dal Battistero. Commissionò perciò la progettazione di un nuovo palazzo al Brunelleschi. L’architetto entusiasta, si mise subito all’opera per accontentare il grande e ricco mercante qual’ era Cosimo, che gli avrebbe permesso grazie alle sue infinite risorse economiche di esprimere senza freni tutte le sue doti di architetto.

Ma il progetto del Brunelleschi era esagerato, sia per dimensioni, che per bellezza. Cosimo, che conosceva i fiorentini, si rendeva conto che c’era un limite a quanto i suoi concittadini potessero accettare e per non fomentare la loro invidia ritenne saggio rinunciarvi.

Incaricò allora Michelozzo (1396-1472), che già aveva lavorato per lui e gli chiese di costruire un palazzo adeguato alla sua famiglia, ma sobrio e poco appariscente. Michelozzo lo accontentò, impiegando ben quindici anni per completarlo.

Cosimo, con la sua famiglia e la moglie, la contessina Bardi, il figlio Piero con la moglie Lucrezia Tornabuoni e i loro cinque figli, Lorenzo, Giuliano, Bianca, Maria e Nannina, e quattro schiavi, vi si trasferì quando l’ultimo piano doveva essere ancora completato.

Sempre su incarico di Cosimo, Michelozzo aveva realizzato al primo piano una cappella con un altare sul quale era stata collocata una tavola dipinta da Filippo Lippi (1406-1469) con l’Adorazione del bambino Gesù. Nel 1459, Cosimo, Piero e sua moglie Lucrezia, vollero che la cappella fosse affrescata con immagini che avessero per tema i Re Magi. L’opera fu commissionata a Benozzo Gozzoli (1420-1497), pittore fiorentino che si era formato con Beato Angelico (Giovanni da Fiesole).

Salendo le scale e arrivando al piano nobile del palazzo, un visitatore entra quasi con difficoltà in questa piccola cappella, rimanendo folgorato dai colori, dalla vivacità e dal realismo dei personaggi dipinti da Benozzo Gozzoli (come chiama Benozzo di Lese di Sandro il Vasari nella sua opera “Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti”).

Questa è una delle prime decorazioni eseguite dopo il completamento dell'edificio. Un vero capolavoro del pittore fiorentino.

La cappella privata dei Medici, aveva un accesso privato per la famiglia e uno pubblico, che permetteva di accogliere ospiti illustri in un ambiente generalmente privato.

Non era solo un luogo di preghiera, ma anche di fastosi ricevimenti atti a celebrare l’importanza politica dei Medici. Il tema dei Magi era caro alla famiglia perché legato al culto della regalità e alle celebrazioni dell’Epifania, che ben si prestavano per mostrare la loro grandezza.

La cappella fu realizzata nel 1459, aveva una forma quadrangolare persa nel Seicento per via di alcuni lavori eseguiti sullo scalone che ne asportarono un angolo.

Nelle tre pareti viene raffigurata la Cavalcata dei Magi, anche se i tre volti dei saggi sono in realtà ritratti dei potenti del tempo.

Attraverso il tema religioso, si voleva rappresentare il potere politico in cui i Medici si muovevano affermandone il loro potere insieme alle alleanze. Quello che si cela neanche  troppo velatamente dietro la cavalcata, è infatti il corteo di papa Pio II Piccolomini arrivato a Firenze nell'aprile del 1458. Il papa faceva una tappa nel capoluogo toscano per poi recarsi a Mantova.

Il pontefice voleva radunare principi, nobili e autorità ecclesiastiche, per indire una crociata in difesa della cristianità contrastando l'avanzata turca in Europa. Per accogliere e onorare gli ospiti diretti a Mantova, furono organizzati diversi eventi: una giostra in piazza Santa Croce, un ballo, una caccia con animali feroci nella piazza del Mercato Nuovo, un banchetto nel palazzo dei Medici, un’armeggeria notturna in via Larga sotto il palazzo a cui partecipò in veste di signore e protagonista quel Lorenzo, che qualche mese prima aveva recitato il ruolo di giovane Magio nel corteo dell’Epifania.

Diverse personalità italiane precedettero l’arrivo del papa a Firenze per poi unirsi al suo seguito. Tra i tanti spiccava Galeazzo Maria Sforza, il figlio quindicenne di Francesco duca di Milano, e Sigismondo Malatesta, signore di Rimini, alleati dei Medici e ritratti nell’affresco.

La tripartizione dei Magi simboleggia allegoricamente le tre età dell'uomo: giovinezza, maturità, vecchiaia; ma anche le stagioni. Gaspare posto ad est è vestito di bianco perché rappresenta la Fede, Baldassarre a sud di verde, colore della Speranza e Melchiorre ad ovest veste di rosso, evocando la Carità.

A Firenze il culto dei Magi aveva avuto sempre molto successo, fin dalla fine del 1300. In occasione dell’Epifania veniva organizzato un grande corteo, con numerosi cavalli e personaggi vestiti con fogge orientali con cui si voleva ricordare la cavalcata dei Magi, dalla Persia a Betlemme alla ricerca del Redentore.

Nel primo decennio del Quattrocento venne fondata una “Compagnia dei Magi”, che ogni tre anni organizzava feste e cortei.

Al rientro dall’esilio nel 1434, Cosimo cercò di riconquistare e mantenere il potere a Firenze. Una parte importante era sicuramente il controllo delle manifestazioni pubbliche, nelle quali la presenza e l’immagine della sua famiglia avesse e mantenesse una forte visibilità. Il corteo dell’Epifania rappresentava proprio una di queste importanti manifestazioni. Nel 1447, la Signoria stabilì che la festa dei Magi fosse celebrata sontuosamente, senza badare a spese, per recuperare le quali vennero anche decisi nuovi tributi.

I responsabili della Compagnia dei Magi sarebbero stati sempre esponenti della famiglia Medici o persone di loro fiducia: prima Cosimo, poi suo figlio Piero, infine il nipote Lorenzo il Magnifico, tutti con la carica di presidenti.

I Magi per i Medici, avevano assunto valenze simboliche rilevanti: erano diventati patroni dei re e dei cavalieri, dei sapienti e dei mercanti, dei viaggiatori e dei pellegrini. Uno dei Magi, Gaspare, a Betlemme aveva portato in dono la mirra, un farmaco, ed era così divenuto protettore dei medici e degli speziali. Cosimo ne fece il patrono della propria famiglia.

La sua professione di banchiere internazionale lo aveva messo in contatto con le corti di Borgogna, Francia ed Inghilterra, così anche lui ambiva ad assumere quegli stessi atteggiamenti regali, signorili e cavallereschi visti in quei luoghi. I cortei dell’Epifania, come pure le giostre, i tornei, le armeggerie, le solenni cerimonie, si prestavano bene a questa sua ambizione.

I Magi divenivano così potenti figure protettrici dei nobili. Cosimo seppe sfruttarne le figure  per accrescerne l’immagine familiare e personale arrivando ad identificarsi in essi.

Il dipinto del Benozzo lascia estasiati. I personaggi si susseguono impegnati a partecipare al corteo, appaiono con vesti sgargianti e coloratissime, accompagnati da servitori e valletti. Tutti sembrano circondare l’osservatore, che rimane interdetto davanti a questa meravigliosa scena, schiacciato dall’opulenza e la grandiosità di questi personaggi. Ognuno ha una propria viva espressività, con la quale sembra voler trasmettere il proprio pensiero all’osservatore. Tutto intorno è molto realistico, vero, vivo.

I dignitari bizantini che parteciparono al corteo, con il loro sfarzo, la ricchezza e la dignità, colpirono il popolo fiorentino, così come gli artisti che rimasti affascinati vollero raffigurarli.

Niente nell’opera è lasciato in secondo piano, la cura per i dettagli è certosina. Armi, vesti, animali, piante, servi come grandi signori, niente sfigura, tutto è elegante e opulento. Nel paesaggio dove si svolge la cavalcata seppure idealizzato, si riconosce lo stile toscano tardo gotico rinascimentale.

Campi chiusi o aperti, coltivati e a pascolo delimitati da filari di alberi o siepi, sono attraversati da strade sterrate, da fiumi e ruscelli sormontati da ponti curvilinei.  La vegetazione è piuttosto ricca: alberi, prati, macchie, cespugli con varie gradazioni di verde e inserti d’oro e d’ocra.

Si riconoscono cipressi, palme, aranci, pini, abeti, melograni, agrifoglio e rosacee. Il cielo è celeste, turchino o striato di bianco.

Tra gli animali ci sono uccelli come pavoni, anatre, fagiani, cardellini, falchi, colombe e cinciallegre. Poi cani, caprioli, ghepardi, cervi, lepri, linci, mentre delle greggi sostano tranquille sorvegliate da pastori.

Disseminati tra rocce e colline appaiono paesaggi urbani come città, borghi, castelli fortificati, ville, torri e casali rurali. 

I ritratti della famiglia Medici sono in primo piano sulla parete a destra dell'altare. Un giovane a cavallo è identificabile come Lorenzo il Magnifico che precede il corteo su un cavallo bianco seguito dal padre, Piero il Gottoso ed il nonno, Cosimo de' Medici, entrambi a cavallo di una mula.

Seguono Sigismondo Malatesta e Galeazzo Maria Sforza, signori rispettivamente di Rimini e di Milano ospiti dei Medici, qui rappresentati per celebrare i successi politici della casata. Le casate dei Malatesta e degli Sforza si erano poi imparentate con i Paleologi, l’ultima dinastia governante di Bisanzio, alleati anche dei Medici.

Dietro di loro, un corteo di filosofi platonici italiani e bizantini, tra i quali si riconoscono gli umanisti Marsilio Ficino e i fratelli Pulci. Vicino ad essi si autoritrae Benozzo mentre guarda lo spettatore indossando un cappello rosso con una scritta: Opus Benotii (Opera di Benozzo). Quello girato di tre quarti è Lorenzo de' Medici adolescente.

In terza fila si scorgono dei dignitari bizantini con una lunga barba, forse Giorgio Gemisto PletoneGiovanni ArgiropuloIsidoro di KievTeodoro Gaza e Niccolò Perotti.

Nella fila successiva il personaggio con il berretto rosso e il fregio dorato è Enea Silvio Piccolomini, conosciuto come papa Pio II.

Nella parete a fianco c’è un personaggio barbuto su un cavallo bianco; questi è l'imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo accompagnato da tre ragazze a cavallo; sono le tre figlie di Piero il Gottoso e sorelle di Lorenzo e Giuliano, da sinistra: NanninaBianca e Maria.

Nella parete di sinistra l’anziano sulla mula è Giuseppe, il patriarca di Costantinopoli, davanti a lui Giuliano de' Medici il fratello minore di Lorenzo con un leopardo maculato sul cavallo. Troviamo poi Sigismondo Pandolfo MalatestaGaleazzo Maria SforzaCiriaco d'Ancona con altri dignitari bizantini.

Più avanti, a fianco dell’altare, sulle pareti laterali, sono raffigurati due cori di angeli con lo stesso stile di Beato Angelico.

La pala d'altare, è una copia della fine del Quattrocento dell' Adorazione del Bambino di Filippo Lippi, oggi conservata a Berlino

Ai vivi colori del dipinto si accostano i marmi colorati del pavimento e del soffitto dorato in legno accuratamente intagliato ed intarsiato su disegno di Giuliano da Sangallo.

Semplicemente stupend

 

E’ stato un bel momento, molto coinvolgente, quello in cui Neria De Giovanni, ideatrice del premio Alghero donna, alla conduzione come sempre, ha messo a viva voce con collegamento telefonico Annita Garibaldi Jallet, figlia di Sante Garibaldi, figlio di Ricciotti, ultimo figlio di Giuseppe e Anita Garibaldi.

L’occasione era per commentare il libro vincitore della sez. Prosa della 31 edizione del Premio Alghero donna, assegnato al romanzo “Anita” di Laura Calosso (SEM-Feltrinelli) che narra in prima persona le vicende storiche di Anita Garibaldi, come recita la motivazione, letta da Speranza Piredda, presidente della Rete delle donne: “(...) indomita compagna di Garibaldi facendola scendere dal monumento a cavallo con il quale si celebra sul Gianicolo, cercando invece la sua verità di donna. Così il libro presenta le tappe di una vita avventurosa e passionale, da Laguna, in Brasile, dove nel luglio 1839 giunge Giuseppe Garibaldi dopo un naufragio e lì l’incontra, Ana Maria de Jesus Ribeiro che ha soltanto 18 anni ma è già sposata da tre. Poi l’abbandono della sua famiglia, la vita misera e avventurosa con Garibaldi tra il Brasile e l’Uruguay, fino all’arrivo in Europa, Roma, il monte Titano, la  morte dieci anni dal suo incontro con Garibaldi, Josè. La scrittura della Calosso si manifesta nella sua originalità: dare la parola direttamente ad Ana Maria-Anita perché racconti fuori da ogni retorica la sua scelta passionale, eroica ma anche visionaria, di donna che rifiuta di crescere all’ombra di un grande uomo ma ne condivide speranze e progetti. Per amore.”

Laura Calosso è stata premiata dall’Assessora regionale alla cultura, Ilaria Portas,  che ha fatto gli auguri al  Premio Alghero donna anche a nome dell’editoria che il suo assessorato rappresenta.

A leggere la motivazione per la sezione Arte-Poesia a Clara Farina è stato Antonio Maria Masia, presidente del Gremio dei sardi di Roma in rappresentanza della intera Giuria. “Clara Farina ha dato voce ai più grandi poeti in lingua sarda calcando il palcoscenico di molti teatri in Sardegna e fuori dell’Isola, ma anche lasciando la sua voce in modalità più popolari e di grande diffusione come il disco. Già nel 1999, con il disco Sardus Pater (Condaghes), aveva incantato con la sua interpretazione di recitare cantando,  ripercorrendo la tradizione più antica e vera dei cantadores. Poi per Soter editore, un nuovo disco A boghe Crara, che come indica il titolo è proprio un cantare e declamare a voce forte e chiara i versi della poesia sarda contemporanea. (...)Poeta Clara Farina? Certamente scrive versi e tanti, ma li fa leggere soltanto a pochi amici. Ma scrive di teatro.  Ha vinto il primo premio per i centocinquant’anni dalla nascita di Grazia Deledda con lo spettacolo Passos de Gràssia, prodotto nel 2021. Oggi è un’altra donna, Marianna Bussalai, ad essere rinata in palcoscenico grazie alle parole di Clara Farina, che ha tracciato e portato sulle scene con empatia palpabile,  il profilo di questa intellettuale di Orani, simbolo dell’autonomia e dell’emancipazione femminile sarda. “

Clara Farina ha incantato il pubblico sempre numeroso accorso al Teatro Civico di Alghero, interpretando una poesia veramente in tema, Feminas, del poeta campidanese Vincenzo Pisano. A premiare è stata Raffaella Sanna, assessora alla cultura del Comune di Alghero, che patrocina e supporta la manifestazione con la Fondazione di Sardegna.

Sempre l’Assessora di Alghero ha premiato Ambra Pintore per la sez. giornalismo, dopo la lettura della motivazione da parte di Silvana Pinna, socia fondatrice della sezione FIDAPA di Alghero , il gruppo associativo che insieme alla Rete delle Donne affianca l’Associazione Salpare e Neria De Giovanni nell’organizzazione.

Come messo in evidenza: “Ambra Pintore non può soltanto essere definita giornalista: ha studiato danza classica, lavorato in una compagnia di teatro sperimentale, approfondito canto, dizione e recitazione con espressività fisica e vocale. E poi è stata protagonista in diversi spettacoli teatrali e in alcuni film tra cui quello del regista sardo Gianfranco Cabiddu su “Il figlio di Bakunin”.   E’ volto molto noto e molto amato come conduttrice e autrice di diversi  programmi televisivi come: Bistimenta, costumi e gioielli di Sardegna e I 5 Sensi dell’Arte, format la cui grande scommessa è stata e continua ad essere divulgare ad un pubblico eterogeneo la cultura e l’arte in Sardegna scevra di folklorismi. (…). Da qualche anno Ambra Pintore è anche regista e ideatrice di un format letterario-musicale, utilizzando sempre le più raffinate e moderne tecniche di comunicazione.”
Ambra Pintore ha regalato al pubblico una sua interpretazione a cappella di una tradizionale ninna nanna in catalano.

Alle premiate la targa istituzionale e una collana di corallo, per ricordare Alghero, al centro della Riviera del corallo.

Come da tradizione apertura e chiusura di serata affidata alla musica: ha aperto il duo Antonello Colledanchise e Susanna Carboni con due brani di musica catalana medievale mentre a chiudere è stato il flauto traverso di Elisa Ceravola con brani della tradizione novecentesca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grande successo per l’undicesima edizione della Ragunanza di poesia, narrativa, pittura e fotografia. Si è conclusa il 5 ottobre nell’antica Vaccheria di Villa Pamphilj, nel parco più grande di Roma, la cerimonia di premiazione del noto concorso letterario artistico internazionale, promosso dall’associazione Le Ragunanze di Roma. Il premio, dedicato dal 2018 ad Anastasia Sciuto, giovane regista diplomata all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico, ha avuto i patrocini morali del Consiglio Regionale del Lazio, Roma Capitale XII Municipio, Ambasciata di Svezia a Roma, Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, Vivere D’Arte, Leggere Tutti, LATIUM di Madrid, ACTAS Tuscania, WikiPoesia, Brainstorming Culturale e Punto Zip la cultura in un piccolo spazio. La Giuria composta da Virgilio Violo (Presidente di Giuria), Michela Zanarella (Presidente del Premio), Giuseppe Lorin (Vice Presidente del Premio Le Ragunanze), Elisabetta Bagli (Presidente Latium), Antonio Corona (Vivere D’Arte), Fiorella Cappelli (Leggere Tutti), Lorenzo Spurio, Luciana Raggi, Serena Maffia ha decretato i vincitori che per l’occasione hanno raggiunto la Capitale. Ad aprire l’evento la soprano Anna Zilli che ha interpretato dei brani a cappella. Sono seguiti gli interventi di Silvio Parrello, “er Pecetto”, tra i protagonisti del romanzo “Ragazzi di vita” di Pier Paolo Pasolini, che ha recitato un estratto da “Il romanzo delle stragi”. Memoria storica di Pasolini e artista di riferimento nel quartiere Monteverde, Parrello è presenza immancabile alle Ragunanze. Quest’anno preziosa è stata la partecipazione del musicista Stefano Refolo che oltre ad essere tra i premiati, ha interpretato alcuni brani storici della musica italiana coinvolgendo il pubblico. L’attrice Chiara Pavoni ha letto i testi delle opere vincitrici. È intervenuto anche l’assessore alle politiche sociali del Municipio Roma XII Fabio Bomarsi che ha sottolineato l’importanza del lavoro delle associazioni nel territorio per promuovere e valorizzare i talenti. L’assessore ha portato i saluti del Presidente del Municipio Roma XII Elio Tomassetti.

La Presidente del Premio Michela Zanarella ha poi dato il via alla premiazione annunciando i vincitori delle cinque sezioni. Per la sezione poesia a tema natura il primo posto è stato assegnato a Luciano Giovannini di Roma con la poesia “Back in Villa Pamphilj”, secondo classificato Danilo Poggiogalli di Roma con “Nella valle dell’Aniene”, terza classificata Manuela Magi di Tolentino, Macerata, con “Intrecciata radice”. Menzioni d’onore per Antonella Ariosto, Giovanni Battista Quinto, Isabella Petrucci, Alberto Baroni, Rossana Bonadonna, Lucia Izzo, Carla Abenante, Romano D’Alliegro, Sara D’Angelo. Per la sezione libro edito poesia sul podio Paolo Parrini di Castelfiorentino con la raccolta “Un lunghissimo addio”, seconda classificata Monica Martinelli di Roma con “Taming Time”, terzo classificato Michele Sabatini di Montefalco con “Una bellezza asciutta”. Menzione d’onore per Niculina Oprea, Elisabetta Biondi Della Sdriscia, Stefano Baldinu, Rosaria Di Donato, Patrizia Marzillo, Francesca Romana Rotella, Gioacchino Di Bella, Massimo Monteduro, Mirko Gloriani, Tarana Turan Rahimli. Per la narrativa ha vinto Roberto Maggi di Roma con “Gli accordi spezzati”, secondo classificato Gian Stefano Spoto di Roma con “Il cappello vuoto e altri racconti”, terzo classificato Alessandro Bellomarini di Roma con “Fottuta borghesia”. Menzioni d’onore a Michele Manna, Gabriella Cinti, Sabrina Tonin, Elvira Delmonaco Roll, Jolanda Anna Tirotta, Loredana Manciati, Alberto Umbrella. Per la sezione pittura sul podio al primo posto Giuseppe Galati di Vibo Valentia, a seguire Bruna Milani di Roma e Adriano Ruzzene di Treviso. Menzione d’onore a Stefany Pepe di Roma. Per la sezione fotografia ha trionfato Alessandro Porri di Roma, secondo classificato Adriano Geracitano di Roma, terza classificata Chiara Novelli di Roma. La Targa Anastasia Sciuto 2025 è stata assegnata all’attore Massimo Odierna, rappresentato dalle attrici Sofia Taglioni e Sara Putignano. Targa Latium dell’associazione Latium di Madrid a Domenico Guida di Roma, la Targa Vivere D’Arte dell’associazione Vivere D’Arte di Torino a Daniele Ricci di Pesaro Urbino, Targa Speciale Le Ragunanze a Stefano Refolo di Roma per il racconto della canzone italiana “A tempo di Refolo”, Targa Speciale Le Ragunanze a Selene Pascasi di L’Aquila, Targa Actas Tuscania a Roberto Costantini di Roma. Targa alla carriera ad Athina Cenci, da anni madrina dell’evento, consegnata dal giornalista di Repubblica Giacomo Galanti insieme all’attrice Sara Putignano. L’evento si conferma un appuntamento significativo per il quartiere Monteverde che riesce ogni volta ad accogliere artisti dall’Italia e dall’estero.

 

La dietista Veronica Pompili e il presidente onorario di NCR Ettore Pompili hanno rappresentato l’associazione dei Castelli Romani al Festival del Peperoncino organizzato da Ipse Dixit al Garden Tre Fontane di Roma.

 

La dietista Veronica Pompili e il presidente onorario di NCR Ettore Pompili hanno rappresentato l’associazione dei Castelli Romani alla VII edizione di Hottobre Piccante, Festival del Peperoncino organizzato da Ipse Dixit al Garden Tre Fontane di Roma. L'iniziativa ha riscosso un grande successo di pubblico, grazie ad un programma ricco di iniziative, sviluppato durante il primo fine setttimana di Ottobre. Durante il pomeriggio di Sabato 4 ottobre il Dottor Ettore Pompili ha presenziato all'inaugurazione della kermesse con il taglio del nastro da parte della madrina della manifestazione Marinella Sapienza, opinionista del Programma di Raidue "BellaMa", presso la Piazza degli stand che ha ospitato, grazie al Club Ferrari di Roma, alcune autovetture della Casa automobilista di Maranello.

Il presidente onorario di Nuovi Castelli Romani ha anche assistito alla gara amatoriale di mangiatori di peperoncino, condotta da Arturo Rentricca, pluricampione dei mangiatori di peperoncino, presso l'Area Palco Eventi. Una partecipazione sentita da parte dell'associazione castellana frutto di una collaborazione tra Ispe Dixit, delegazione romana dell'Accademia italiana del Peperoncino e l'associazione L'ORODICALABRIA che iniziata nel 2024, con la stipula di un patto di amicizia con queste realtà, continuerà con una serie di iniziative legate al Peperoncino nel territorio dei Castelli Romani, grazie alla disponibilità dei sindaci del territorio e delle amministrazioni comunali. Domenica 5 ottobre la dietista Veronica Pompili e il Presidente onorario di NCR Ettore Pompili hanno partecipato presso la Piazzetta del gusto al panel “Salotto Rosso - parlano gli imprenditori, gli artigiani e gli agricoltori del Peperoncino” moderato dal Presidente di Ipse Dixit Antonio Bartalotta, insieme a Tonino Miceli, Giancarlo Suriano, Alessandro Ciafrei e Daniele Berto. Presente anche la consigliera e socia fondatrice dell'associazione L'ORODICALABRIA Federica Dieni.

"Ringrazio il Presidente Bartalotta e tutti gli organizzatori per avermi permesso di essere qui per il secondo anno consecutivo. Tra le varie proprietà nutrizionali del Peperoncino, lo riconosciamo anche come potenziale alleato per tutti coloro che vogliono perdere peso. Secondo degli studi pubblicati a livello internazionale, sarebbe infatti in grado di influire sul metabolismo dei grassi e sul dispendio energetico attraverso l'azione della Capsaicina (principio attivo). La riduzione di peso data del peperoncino sarebbe anche il risultato di un migliore controllo dell'insulina, con effetti positivi su malattie come obesità, diabete. Ricordiamo però che integrare il peperoncino nella nostra alimentazione non ha effetti miracolosi, ma non unitamente a una dieta ipocalorica e un a po’ di sano movimento può essere un prezioso alleato anche per chi desidera perdere peso ed è quindi tra i cibi che non dovrebbero mancare all’interno di un’alimentazione sana e bilanciata.

Ho approfittato di questo mio intervento, sollecitata dai professionisti intervenuti, per rassicurare sulle problematiche legate alla conservazione dei cibi legati ai casi di botulino che si sono verficiati negli ultimi mesi. Sono casi che non vanno sottovalutati, ma che al contempo non devono diventare protagonisti di vere e proprie psicosi propagate dai social network che sono sempre più teatro di fake news. Consiglio quindi di seguire sempre prassi igieniche rigorose durante la preparazione e conservazione degli alimenti, per scongiurare alcun pericolo di intossicazione alimentare. Lo dichiara la dietista Veronica Pompili.

 

 

Il X Agosto, la 14esima edizione della Notte coi Poeti della Letture d’estate a Villa Edera, ha registrato un altro grande successo.

Un incontro annuale di Poeti, tra i piú sensibili della Sardegna, ma anche di oltremare. Un appuntamento fisso, coordinato da Neria De Giovanni , tra poesia e musica. Quest’anno, come le passate edizioni, ha aperto e puntellato la serata con  brani musicali  Antonello Colledanchise in duo con Susanna Carboni  e Saphira Cabula alle percussioni, davanti ad un pubblico di Poeti, musicisti, pittori e amici degli artisti.

Lo scrittore algherese Antoni Canu ("un ragazzo di 97 anni"…) ha aperto la carovana di poeti che, presentati da Neria De Giovanni, si sono avvicendati al microfono mixato da Ivan Perella: Margherita Lendini, Laura Cannas, Maria Piras, Rosanna Fadda, Sandra Manca, Maria Antonietta Manca, Antonio Maria Masia, Maria Teresa Tedde, Teresa Anna Coni, Bianca Maria Ginesu,Tiziana Meloni, Gianfranca Piras, Raffaele Ciminelli, Giuseppina Palo, Roberto Barbieri, Maria Antonietta Pirigheddu e Monica Tronci.

L’intera serata è stata dedicata  al ricordo di Sergio Bolgeri, a cinque anni dalla sua scomparsa. Artista poliedrico aveva sempre partecipato alla Notte coi poeti, autore anche di due preziose sillogi con Nemapress edizioni. Al centro dell’evento un ritratto di Bolgeri opera della pittrice Maria Filomena Mura, sua grande amica che ha letto alcune poesie inedite. Anche Giovanni Corbia, curatore dell’ultima mostra internazionale di Sergio Bolgeri, ha letto alcuni brevi versi inediti dell’artista e a sorpresa come Presidente della Biennale del Mediterraneo ha fatto un importante annuncio. A Sergio Bolgeri è stato assegnato il Premio Biennale Paolo Pulina nella sez. Artisti storicizzati, manifestazione che fa parte degli eventi della Biennale d’Arte di Roma e del Mediterraneo, Premio alla Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il premio verrà consegnato nel mese di ottobre in occasione di una mostra antologica delle opere di Sergio Bolgeri che si terrà ad Alghero sempre a cura di Giovanni Corbia. 

 vista dello studiolo di Francesco I° De' Medici

Un  uomo è libero nel  momento in cui desidera esserlo.”-  Voltaire


Firenze, la culla del Rinascimento, è un libro di storia a cielo aperto dove ogni vicolo, ogni piazza e ogni palazzo racconta una storia. Ma cosa succede quando si va oltre la facciata splendente, oltre le opere d'arte che tutti conosciamo? Se si gratta la superficie dorata, si scopre una Firenze più segreta, fatta di passaggi nascosti, simboli esoterici e intrighi che hanno segnato la vita dei suoi abitanti più potenti.
È qui, tra le mura del maestoso Palazzo Vecchio, che si nasconde una delle curiosità più affascinanti e misteriose della città: il passaggio segreto di Francesco I de' Medici, un tunnel che sembra uscito da una spy-story rinascimentale.
Francesco I de' Medici (1541-1587), secondo Granduca di Toscana, non aveva l'animo del politico né la tempra del condottiero. A differenza del padre, Cosimo I, che governò con pugno di ferro, Francesco era un uomo solitario e introverso, un intellettuale affascinato dall'alchimia e dalle scienze naturali. Mentre il mondo si aspettava che governasse, lui passava invece le sue giornate a Palazzo Vecchio, non nei saloni di rappresentanza, dove in realtà doveva essere, ma in un luogo intimo e riservato. Questo luogo, al quale si accedeva attraverso un percorso segreto, era il suo Studiolo, il cuore pulsante delle sue passioni, la zona dove poteva in libertà lavorare ai propri interessi e piaceri.
Progettato da Giorgio Vasari, lo Studiolo non era un semplice ufficio, ma una vera e propria "camera delle meraviglie" rinascimentale. Era un piccolo ambiente rettangolare e senza finestre, le cui pareti erano decorate con dipinti che nascondevano un profondo significato simbolico, con riferimenti ai quattro elementi: Terra, Aria, Acqua e Fuoco. Sotto ciascun dipinto, si trovavano armadietti che custodivano gli oggetti più rari e preziosi della sua collezione: minerali rari, gemme preziose, strumenti scientifici e ampolle da alchimista.
Il Granduca fece realizzare quel passaggio segreto proprio per accedere a quel tempio della conoscenza. Più che un semplice corridoio, era lo specchio della sua anima, la confort zone dove si sentiva se stesso, un modo per isolarsi dalla corte e dedicarsi indisturbato alle proprie passioni. Questo passaggio gli garantiva la riservatezza assoluta e gli permetteva di muoversi tra i suoi appartamenti e il laboratorio senza essere visto, proteggendo così i suoi esperimenti di alchimia, una disciplina che all'epoca era vista con sospetto e circondata da un alone di mistero.
Si racconta che questo percorso venisse utilizzato anche per ricevere ospiti particolari o per incontri privati, evitando le rigide formalità di corte, e forse anche per i suoi incontri amorosi prima  con la sua amante, e poi seconda moglie, Bianca Cappello.
La storia di questo passaggio non è solo un aneddoto affascinante, ma una chiave per comprendere un Granduca che, pur essendo al centro del potere, cercava la solitudine e preferiva il silenzio di un laboratorio al clamore di una sala del trono.
Francesco I de' Medici era un uomo di passioni, che viveva per i suoi interessi più che per il potere. Nonostante abbia promosso grandi progetti per Firenze, come l'ampliamento del porto di Livorno e la creazione della Galleria degli Uffizi, non riuscì a farsi amare mai dal popolo. Rimase nella memoria dei suoi sudditi soprattutto per la sua natura schiva, solitaria, per  le sue manie e per essere ossessionato dai suoi studi di alchimia, piuttosto che per le sue opere da mecenate.

Conclusione personale:
"Ogni uomo e donna ha nel cuore sogni e desideri. In alcuni periodi storici, luoghi o contesti familiari non era permessa la libertà individuale. Tuttavia, se veramente desiderata, questa libertà emerge in qualche modo, perché è un bene sacro per ogni essere umano."

 


    Andrea Scanzi
Quattro giorni nel quartiere Isolotto di Firenze all’insegna di una cultura che parla e che si fa ascoltare e capire


La "Gaberiana", condotta da Andrea Scanzi, è un progetto dedicato a Giorgio Gaber, uno dei più grandi cantautori e intellettuali italiani. Andrea Scanzi, noto giornalista e scrittore, ha spesso parlato e scritto molto su Gaber, celebrandone l’opera e il pensiero.
La "Gaberiana" nasce come una serie di serate di approfondimento che analizzano e condividono il patrimonio artistico, culturale, politico e informativo. Durante gli eventi, personaggi di spicco si confrontano sotto la guida di Scanzi, aprendo spazi a pensieri, ricordi, aneddoti e progetti futuri. Le serate hanno riscosso un grande successo, attirando fino a oltre 3000 spettatori ogni sera in piazza.
L’evento fa parte dell’estate culturale fiorentina, una rassegna multidisciplinare promossa dal Comune di Firenze, che si svolge dal primo giugno al 30 settembre. Questa iniziativa mira a offrire un’ampia varietà di proposte culturali, coinvolgendo cittadini e visitatori in un percorso di scoperta e riflessione.

La prima serata si è aperta con i saluti della Sindaca Sara Funaro e del Presidente del Quartiere 4, Mirko Dormentoni. Nel corso delle serate si sono alternati ospiti di grande calibro, tra cui Fabrizio Gifuni, Setak accompagnato da Massimo Germini, il Procuratore della Repubblica Nicola Gratteri (premiato con il riconoscimento "La Gaberiana 2025"), Corrado Formigli, Amara con Jacopo Carlini, Stefano Massini, Alessandro Di Battista, Niccolò Fabi, Marco Giallini, Luca Sommi, Syria con Tony Pujia e Samuele Bersani, anch’egli premiato con "La Gaberiana 2025" nella sezione musica.
Ognuno di loro ha senza dubbio regalato qualcosa per emozione, riflessione, discussione. Ognuno di loro è stato libero di essere ciò che è senza tagli alle risposte, senza condizionamento alcuno, senza compromesso di pensiero e di parola e forse proprio questo, ecco la giusta la meritocrazia di tanto successo. La libertà di parola, di condivisione non deve temere restrizioni in un mondo libero e civile. Abbiamo sentito idee politiche, abbiamo ascoltato musica, progetti, abbiamo sentito emozione e commozione. Chi ha apportato idee, chi si è lamentato di un sistema, chi attraverso la musica e le parole ci accompagnato nel caldo di un’ estate fiorentina ricca di phatos. E come dimenticare le risate fra gli aneddoti di un Giallini sempre più simile a un Rocco Schiavone amato da tutti noi?
Il merito alla riuscita di questo progetto, va principalmente all’intelligenza, alla preparazione e allo stile di Andrea Scanzi, che ha saputo condurre gli incontri con grande empatia, creando un’atmosfera di confronto aperto e rilassato. Gli ospiti, tra attori, cantautori, politici e giornalisti, si sono sentiti a loro agio, portando se stessi e condividendo le proprie esperienze. È stato un vero e proprio talk show all’aperto, capace di coinvolgere e appassionare il pubblico.

L’organizzazione è stata impeccabile, nonostante la grande affluenza di pubblico. Gli ospiti hanno dimostrato grande disponibilità e spontaneità, portando in scena se stessi senza filtri. Attori di grande talento, cantautori, politici e giornalisti che si sono lasciati andare a risposte sincere e a momenti di autentico confronto.
La Gaberiana, giunta alla sua terza edizione, ha confermato il suo grande successo, dimostrando che con intelligenza, creatività e la scelta dei personaggi giusti si può realizzare un evento capace di coinvolgere e interessare la massa: persone comuni, di ogni ceto e condizione. Un plauso speciale va senza dubbio ad Andrea Scanzi, che non è solo un giornalista, uno scrittore e un opinionista, ma anche un uomo che guarda oltre, che conosce le risposte prima ancora di porre le domande grazie a una profonda preparazione e conoscenza. Grazie al suo essere eclettico e curioso, Scanzi si distingue in un panorama culturale spesso piatto, sterile e superficiale.
 Marzia Carocci con Marco Giallini

Cosa augurare a questo tipo di evento? che possa arrivare alla centesima edizione, crescendo sempre di più in successo, attenzione e ascolto da parte di un pubblico ormai stanco di un nulla che chiude le menti.   

 Festa grande ieri pomeriggio presso la sede delle associazioni regionali di Roma (UnAR) in via Ulisse Aldrovandi. L’ occasione è stata data dal concerto tenuto dal Maestro Massimo Cappello e dal Maestro Raul Dousset da Buenos Aires per la fine delle attività dell’UnAR  con riferimento alla pausa estiva.

Il M° Massimo Cappello, salentino, straordinario pianista, mattatore indiscusso della serata, con i suoi irresistibili brani  ha guidato gli ospiti in un affascinante viaggio musicale dal titolo Souvenirs de Voyage - Pianist’s Concert: un itinerario che ha spaziato da  Mosca a New York, passando per Roma e Parigi, attraverso musiche che hanno segnato epoche e sentimenti in un intreccio di cinema, emozione e virtuosismo.

L’ampio repertorio ha ricompreso brani di varie epoche, stili e generi musicali fortemente coinvolgenti, molti dei quali noti al grande pubblico e capaci di risvegliare  ricordi e rinnovare il rapporto empatico ed emotivo tra gli artisti e il pubblico. Dai grandi compositori del passato fino alle colonne sonore, alla musica tradizionale. Souvenir de Voyage  è stato un ideale viaggio dal passato al pre­sente.

Il concerto è stato organizzato dall’associazione musicale Mozart, il Gremio dei Sardi, l’Associazione dei Pugliesi, la Società Umanitaria, il Fogolar Furlan e il il CSS, finale con buffet e "scoppiettante" brindisi con la  la simpatica e coinvolgente presentatrice,  professoressa Irene Venturo, presidente dell’Associazione dei Pugliesi a Roma. Nutrita la presenza dei rappresentanti delle altre regioni italiane.

 

 

 

 

Sabato 14 giugno si è svolta la cerimonia di premiazione dell’XI edizione del Premio Internazionale Letterario e d’Arte Nuovi Occhi Sul Mugello. Questo prestigioso concorso, ideato e organizzato dalla Presidente Annamaria Pecoraro, nasce con l’obiettivo di valorizzare il territorio e le risorse della terra del Mugello, oltre a sostenere e aiutare alcune realtà locali particolarmente bisognose.

Quest’anno, il premio ha avuto il piacere di supportare la Casina Aps, un’associazione fondata nel 2023, composta da famiglie volontarie che accolgono persone con disabilità all’interno del proprio nucleo familiare.

Il Premio non si limita a essere un contenitore di racconti, poesie e dipinti da valutare, ma assume anche un forte valore sociale. L’instancabile Annamaria Pecoraro riesce ogni volta a rendere questa manifestazione un fiore all’occhiello del Mugello, attraverso iniziative benefiche e solidali che contribuiscono a rendere questa terra ancora più speciale.

Inoltre, fra tanti partecipanti alle varie arti presenti nel bando, sono stati premiati numerosi giovani under 18, dimostrando come il talento e la creatività possano essere coltivati fin dalla giovane età, portando avanti con entusiasmo e passione il patrimonio culturale e artistico del territorio. 

Durante la cerimonia, è stato inoltre consegnato il Premio alla Carriera a Daniela Morozzi, attrice di televisione, cinema e teatro. Donna molto impegnata nel settore sociale, Daniela dà voce agli emarginati, affronta il problema dell’immigrazione, si dedica alle donne, agli anziani, alla legalità e ad altre tematiche di grande rilevanza. È anche testimonial per diverse campagne solidali. Inoltre, Daniela Morozzi, si impegna attivamente sul tema del fine vita. I suoi spettacoli sono rappresentazioni che invitano alla riflessione, all’attenzione e alla comprensione di quanto il nostro vivere quotidiano possa essere spesso sordo di fronte alle problematiche sociali.La giuria ha lavorato attentamente nel giudizio di tutte le sezioni: poesie, racconti, dipinti e tutto quanto è arrivato. Le opere presentate sono state valutate con cura, e sono state apprezzate poesie bellissime, racconti emozionali, disegni e dipinti molto interessanti. La presidente di giuria è stata la prof.ssa Marilisa Cantini, che da anni svolge questo incarico con grande attenzione e dedizione. Le poesie, i racconti e le chiamate sul palco del bellissimo Teatro Rossini sono state curate dalla conduttrice radiofonica Roberta Calce, che da 10 anni dà voce e professionalità a questo concorso. È stata una giornata ricca di valore, emozione e attenzione da parte di un pubblico che ha seguito con grande interesse fino all’ultimo momento. Un plauso va sopratutto  a chi con amore e impegno costante continua a portare avanti un Premio che ha all’interno un cuore pulsante; quello di Annamaria Pecoraro.

                                                                                                   

 Alfredo Savini, Accompagnando le reti, 1904, olio
su tela, 121 x 145 cm, Fondazione Cariverona

Pur condividendo quanto asserito da Benedetto Croce  in merito al “giudizio dell’arte” che, pur prendendo le mosse dalla  “ingenua impressione”, non dovrebbe mai esaurirsi “nelle cosiddette prime impressioni”, è impossibile negare che, nella contemplazione estetica, siano quest’ultime, di fatto, ad

 Alfredo Savini, Albori primaverili, s.d., olio su cartone,
69 x 62 cm, collezione privata

infiammarci, a prenderci per mano, oppure a respingerci con più o meno forte vigore.

E le prime impressioni, a volte, sono quelle che più di ogni altra cosa importano, quelle che, senza mediazioni filtranti (e a volte annebbianti), riescono a farci entrare in subitaneo contatto con l’oggetto del conoscere.

Per quanto mi riguarda, impressioni sorprendentemente belle mi sono cadute addosso nella recente visita al bolognese Museo dell’Ottocento*, grazie alla  Mostra dedicata ai tre pittori della cosiddetta Dinastia Savini**, passando dagli ameni paesaggi dell’arcadicheggiante Giacomo (1768-1842) alle scene neo-pompeiane e alle sognanti figure femminili di Alfonso (1838-1908), per approdare, infine, con inaspettata gioia, alle numerose opere ritrattistiche e paesaggistiche di Alfredo (1868-1924).

Di quest’ultimo, nella cui poetica si mescolano influssi molteplici dall’ evidente respiro europeo (da Segantini a Mucha, da Pellizza da Volpedo a Klimt, da Millet a BÖcklin), ho molto apprezzato, sopra ad ogni altra cosa, la delicata attenzione alla quotidianità del vivere, particolarmente tangibile in quadri come Accompagnando le reti del 1904 e Lavandaie di vent’anni dopo.

Davvero felici, soprattutto, le opere in cui bambine e giovani donne si trovano calate in contesti bucolici, abbracciate da una flora agreste gaiamente colorata.

Ci sono, nelle esperienze degli uomini, - scrive Giovanni Papini - ubriachezze, ebbrezze, pazzie, estasi di più gradi e nature. Tra quelle di origine terrestre – cioè tralasciando i rapimenti dei mistici e le illuminazioni dei beati – nessuna, forse, avvicina l’anima umana all’anima dell’universo quanto l’esaltazione totale che solleva una creatura sensibile in mezzo alla natura in fiore, in alto, vicino al cielo, in un tacito e solitario mattino di primavera.” (G.Papini, Figure umane, Vallecchi, Firenze 1940, p. 200)

 Alfredo Savini, Bambina con pecore (serie Sole ed ombra),
1897 ca., olio su tela, 116x150 cm, MAMbo

 Le saviniane creature sensibili non saranno forse immerse in simile condizione di panica osmosi, ma di certo, credo, ben sintonizzate con l’anima dell’universo.

 Alfredo, ci rivela la figlia Laura, amava conversare con i pescatori dell’amatissimo lago di Garda, con i genuini figli del popolo, in quanto portatori di una nobile ed austera dignità. “Signorilità e umiltà - ci dice - si fondevano assieme in lui che, schivo di onori, preferì vivere nell’ombra lontano dal fasto e dalla ricchezza, convinto che nella vita semplice consiste il vero valore dell’esistenza.”

Di lui, l’allievo Antonio Nardi, in una lettera scritta dopo la sua morte, ci lascerà un suggestivo quanto toccante ritratto, definendolo “maestro saggio” capace di aprire “l’intima vita degli spiriti”, come “il raggio tiepido, ma senza violenza, del sole, schiude i fiori e li colora delle più graziose sfumature”.

Insomma, la Mostra è un vero piccolo scrigno di scoperte e di gemme rare, curata con intelligenza e con gusto raffinato. Elegante nella veste grafica e ricco di sostanza contenutistica anche l’ottimo Catalogo a cura di Francesca Sinigaglia e Ilaria Chia.

 

 Alfredo Savini, Lavandaie, 1924, olio su tela,
110 x 92,5 cm, Fondazione Cariverona

NOTE

*Il Museo Ottocento di Bologna è patrocinato dalla Regione Emilia Romagna e dal Comune di Bologna, ed è inoltre sostenuto da Confcommercio Ascom Bologna.

Il Museo persegue finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale: tutela, conserva, valorizza e promuove fondi artistici, librari, archivistici e qualsiasi testimonianza che abbia valore di civiltà degli artisti felsinei facenti parte di correnti artistiche espresse appieno tra l’Ottocento e il Novecento, in un filone che può essere ricondotto in modo semplificativo ai cosiddetti “Ottocentisti”.

               

Titolo Mostra

Dinastia Savini Giacomo (1768-1842) Alfonso (1838-1908) Alfredo (1868-1924)

Città

Bologna

Sede

Museo Ottocento Bologna (Piazza San Michele)

Date

Dal 18/10/2024 al 05/05/2025

Artisti

Alfredo SaviniGiacomo SaviniAlfonso Savini

Curatori

Francesca SinigagliaIlaria Chia

Temi

OttocentoBolognaMuseo dell'Ottocento

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