L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

Cultural Events (184)

    Marzia Carocci

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Open class di Yoga all’ambasciata Indiana di via XX Settembre

 

Duplice celebrazione con International yoga day a San Marino, cinema all’isola tiberina di Roma e cultura indiana a Zagarolo

iniziano le celebrazioni, dal 16 al 28 giugno , della common yoga protocol, settimana dello yoga con posture semplici accessibile a tutti. Una celebrazione giunta alla quinta edizione quella “della giornata internazionale dello yoga” (approvata nel 2014 con un consenso record di ben 177 paesi) e presentata presso l’Ambasciata indiana di via XX Settembre. Dunque il 21 giugno, solstizio d’estate, sotto la statua di Marco Aurelio in Campidoglio, dalle ore 18,30 happening di yoga alla ricerca dell’armonia e della pace e concerto di musica indiana alle 20,30 con il maestro Partho Sarathi Class.

Open class , conferenze e meditazione gratuite presso l’Ambasciata dell'India per appassionati e principianti sotto la guida of course di esperti insegnanti yoga e professionisti della meditazione.

Lo Yoga arriva grazie alla collaborazione con l’Ambasciata Indiana anche nella bellissima città di San Marino , una delle più antiche democrazia del mondo e patrimonio dell’Unesco , il 15 giugno, con incontri attivi dal pomeriggio fino all’imperdibile sunset. Ore 20.00 danza classica indiana Kathak.” La prima esperienza con lo yoga è partita l’anno scorzo , oggi siamo alla seconda edizione ed è giusto rilanciare una pratica di successo con le scuole e numerosi partecipanti. Questo interesse con l’Ambasciata indiana è nato per caso - spiega il diplomatico di San Marino Marina Emiliani – in collaborazione con il ministero culturale, turismo e affari esteri della Repubblica di San Marino.”

Per la giornata dello yoga arriva la duplice celebrazione con musica e danza , dal 21 giugno al 13 luglio, all made in India, da Roma a Zagarolo e altre città di Italia, la settima edizione del Summer Mela (festival di cultura e musica indiana organizzata da fondazione Find), in collaborazione con l’Accademia Filarmonica Romana, l’Istituto Palazzo Rospigliosi di Zagarolo, l’ISMEO (associazione internazionale di studi sul mediterraneo e l’oriente), Fabbrica Europa, River to River Florence Indian festival e l’Isola del cinema dell’isola Tiberina. “Abbiamo organizzato – racconta il direttore del Summer Mela Roma Finds India Riccardo Biadene – eventi da non perdere all’isola tiberina come il film “3storeys” tutto indiano di Arjun Mukerje su un condominio di Mumbai e un altro proiettato in anteprima al festival di Toronto 2018 in salsa tutta Bollywoo, a Zagarolo preview presso Palazzo Rospigliosi della danza indiana di Hemabharathy Palani e in scena altri artisti indiani come Partho Saroty, Supryo Dutta, Sabir Khan e Nihar Mehta“.

Lo yoga è una disciplina apprezzata e praticata in tutto il mondo, uno strumento utile riconosciuto anche dalle istituzioni. “ Il mio impegno – chiosa, la seconda donna eletta nel 2017 nella storia dell’India come ambasciatrice, Smt. Reenat Sandhu - sarà quello di intensificare con lo Stato Italiano la diffusione di questa antichissima pratica anche come materia di studio nelle scuole. In Sardegna dove sono stata recentemente ho trovato davvero un grande interesse per lo yoga come anche in Nord Italia”.

 Sono più di 1000 i volti che hanno affidato alla street art nel suo valore più alto il loro percorso di redenzione umana.

Sono i volti degli abitanti di Librino, quartiere satellite della città di Catania, una periferia del Sud come tante altre, lo Zen a Palermo o Scampia a Napoli.

Progettato a metà degli anni ’60 dall’architetto giapponese Kenzo Tange, con i migliori propositi , Librino ha presto deviato dalla sua funzione originaria di città modello di urbanistica secondo i canoni del tempo per trasformarsi in zona di illegalità e malaffare.

Complice l’infelice e infausta posizione nei pressi dell’attiguo aeroporto catanese di Fontanarossa, presto il sogno si dissolve in una storia già nota ai più.

Ma a volte cambiare si può! E così in questo luogo di periferia il silenzio è stato rotto dalla voce della poesia.

Grazie, infatti, all’opera magnanima del noto mecenate siciliano Antonio Presti un messaggio a colori ha investito il grigio del cemento simbolo, fino a poco tempo fa, di speculazione edilizia e dell’abusivismo che hanno gravato sul quartiere sin dal suo primo nascere.

L’artista benefattore ha sposato la causa degli abitanti di Librino e, con un colpo di genio di cui solo gli spiriti più profondi sono capaci, ha ribaltato decenni di storia di una comunità scuotendo le coscienze dei Siciliani e non solo.

“Librino è bello” afferma Presti e per convincere anche gli abitanti di questo ha dato vita ad un progetto arduo, forse, ambizioso sicuramente che si snoda in un percorso lungo più di 500 mt e che investe quello snodo viario di collegamento fra la città di Catania e la sua periferia.

Alle foto che ritraggono alcuni fra gli abitanti del quartiere sono stati affiancati i versi sacri del “Cantico delle creature“di S. Francesco.

Una mirabile fusione dove l’immagine viene valorizzata dall’immenso potere della parola. Ad ogni volto un destino. Un destino di riscatto sociale che nella coralità del messaggio universale del Poverello trova la sua giustificazione d’essere.

Le immagini colpiscono per la loro immediatezza comunicativa e per la loro estrema semplicità, le parole si offrono nella loro purezza come “carezze all’anima” a scardinare quelli che sono i pregiudizi presenti nell’immaginario collettivo, nelle gabbie dell’animo umano.

Un’umanità a volte emarginata si pone e si impone al passante inconsapevole e inaspettatamente assurge a dignità artistica ancor prima che umana.

Nella misura in cui l’arte intesa come categoria estetica non può prescindere dalla sua funzione etica. Ora il bello incontra il buono, il sublime. Quel sublime che, per sua stessa natura, è indicibile e che si può cogliere solo con un percorso interiore.

La “fiumara” di volti, termine caro allo stesso Presti che ha voluto intitolare la sua Fondazione “Fiumara d’arte”, appunto, guida lo spettatore profano lungo un percorso iniziatico che attraversa la vita in tutte le sue fasi, approda inevitabilmente alla morte ma, con essa, non muore, anzi rinasce a nuova vita.

Una catarsi spirituale che approda ad un panteismo cosmico di portata universale, la scoperta di quell’Assoluto che è dentro ognuno di noi. Quell’altro che sta di fronte è uno specchio per chi osserva, una parte del nostro stesso cosmo. Ogni micro parte del macro. E’ la legge dell’immanenza, della fratellanza, della tolleranza.

Messaggio politico? Forse!

In un tempo in cui il dibattito sulla globalizzazione infiamma gli animi della politica, su quel cavalcavia si dibatte un tema che è nazionale ed internazionale insieme, universale, appunto,quello dell’integrazione in tutte le sue forme.

Angustamente ancorati ad un’illusoria e limitata apparenza, prigionieri di una mente che se è vero, ed è vero, spesso mente, figli di ipocrisie ideologiche sterili e fuorvianti non troviamo ancora risposta ai mali dell’umanità.

 
 Antonio Presti

Dove la verità intellettuale del sistema?

Nello sguardo degli ultimi un canto che viene da lontano e che, attraverso loro, parla l’universale linguaggio dell’amore, di ogni Dio, nel tempo in cui anche la dottrina si fa sempre più semplicemente disciplina. Il vichiano “parlare eroico” qui si traduce in un messaggio dai toni apparentemente paradossali, quasi eretici.

Ma quanta verità nell’eresia!

Alla “ Bellezza” e al suo immenso potere pedagogico Presti ha affidato la rinascita tout court di un luogo. E Rinascita sia!

Chiara Rossi, Autrice di "UNA LUNGA NUOTATA", è stata premiata lo scorso 17 maggio presso il “Caffè Letterario” di Via Ostiense, 95 a Roma. Per l'occasione alcuni allievi deĺla scuola di recitazione “Angelo Longoni” hanno letto dei brani.

Nel 1986 l’Ente israeliano per la Memoria della Shoah insignì del riconoscimento di Giusto tra le nazioni, un anno prima della sua morte, Chiune Sugihara, unico giapponese ad avere il suo nome inciso nel Giardino dei Giusti del museo Yad Vashem di Gerusalemme, per aver rilasciato - nel 1940, durante l’occupazione nazista, disobbedendo agli ordini di Tokyo - visti di transito per migliaia di Ebrei Lituani in fuga dalla Polonia e da altri paesi dell’Europa orientale.

Da questo spunto, che si staglia sullo sfondo, nasce la pièce teatrale, in cui, a partire dalla figura di Lucio, mai presente in scena, si intrecciano le storie di Dalya, Lucilla e Metella, inconsapevolmente legate da un destino comune, che inciderà per sempre sui loro reciproci rapporti. Dalla lunga nuotata - quale è stata la vita della protagonista - si evince che ogni esistenza influisce sull’altra, e che, al di là di allusioni, illusioni e delusioni, esiste una quinta stagione: quella che appartiene alla scelta di viverla, come ognuno di noi la crea. Nella vita di Dalya, felicità, sofferenza e amore sono accaduti per grazia, avendo potuto scegliere le diramazioni su cui incamminarsi. Sarà per questo che lei afferma nel monologo finale: “Alla soglia degli ottant’anni, mi sveglio e mi scopro allegra” e “Più viva di così non sarò mai”.

Chiara Rossi

Lombarda di nascita, ligure di adozione, laureata quale “Esperto nei processi formativi e in Scienze dell'Educazione degli Adulti e della Formazione continua”, è giornalista pubblicista. Le esperienze professionali sono legate a progetti editoriali e di comunicazione (anche in ambienti no profit), oltre che di consulenza e coaching, nell’ambito della redazione di tesi di laurea in Scienze umane e psico-sociali e writing coaching. Appassionata di scrittura (drammaturgica, cinematografica e narrativa), arti visive, viaggi e musica (nonché di molte altre cose), crede fermamente nel long life learning e nell’utilità dell’Inutile, ossia dei saperi che, pur non producendo guadagno, migliorano l’Uomo. È iscritta al Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea (CENDIC), Roma; alla Società Italiana Autori Drammatici (SIAD), Roma; alla Federazione Unitaria Italiana Scrittori (FUIS), Roma; alla Federazione Italiana dei Cineclub (FEDIC) e alla SIAE, sezione DOR (opere drammatiche e radiotelevisive). Fa parte, inoltre, della comunità di autori di www.dramma.it e www.autoriexpo.it (siti nei quali sono pubblicati anche riconoscimenti e pubblicazioni) e membro di SCRIBIOMEMO (gli Scribi di Memoria).

Che tu possa vivere in tempi interessanti. Che sia vera o meno l’antica maledizione cinese sentita pronunciare da un diplomatico britannico in Cina, a quanto pare mai esistita, poco importa vista l’intenzione dell’arte di trasformare la presunta maledizione in una sfida da affrontare con

 
 Padiglione Austria - Renate Bertlmann (Artedamiani)

entusiasmo.

May you live in interesting times è il titolo della Biennale curata da Ralph Rugoff, direttore della Hayward Gallery di Londra dal 2006, già direttore artistico nel 2015 della XIII Biennale di Lione, dal titolo La vie moderne.

La Mostra è divisa in due presentazioni distinte, Arsenale e Padiglione Centrale ai Giardini, comprende 79 artisti provenienti da tutto il mondo. Da parte sua Ralph Rugoff ha dichiarato: “May You Live in Interesting Times includerà senza dubbio opere d'arte che riflettono sugli aspetti precari della nostra esistenza attuale, fra i quali le molte minacce alle tradizioni fondanti, alle istituzioni e alle relazioni dell'ordine postbellico".

La Mostra è affiancata da 90 Partecipazioni Nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia.

 
 Padiglione Paesi Nordici (Artedamiani)

La Repubblica Dominicana e la Repubblica del Kazakistan partecipano per la prima volta alla Biennale Arte con un proprio padiglione, mentre sono 4 i paesi presenti per la prima volta alla Biennale Arte: Algeria, Ghana, Madagascar e Pakistan.

Sono 21 gli Eventi Collaterali ammessi dal Curatore e promossi da enti e istituzioni nazionali e internazionali senza fini di lucro. Organizzati in numerose sedi della città di Venezia, propongono un'ampia offerta di contributi e partecipazioni che arricchiscono il pluralismo di voci che caratterizza la Mostra.

Due progetti speciali realizzati dalla Biennale di Venezia: Progetto Speciale Forte Marghera, a Mestre dove Ludovica Carbotta, tr gli artisti presenti all’Esposizione Internazionale, è stata invitata da Ralph Rugoff per un intervento specifico all’interno dell’edificio chiamato Polveriera austriaca.  Progetto Speciale al Padiglione delle Arti Applicate, Arsenale, Sale d’Armi: Marysia Lewandowska è l’artista chiamata a esporre. Il progetto, che si rinnova per il quarto anno consecutivo, è frutto

 
 Andreas Lolis (Artedamiani)

della collaborazione tra La Biennale e il Victoria and Albert Museum di Londra.

 
  Andreas Lolis  2 (Artedamiani)

Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane presenta la mostra “Né altra né questa: la sfida al labirinto” a cura di Milovan Farronato. La mostra ospita lavori inediti e opere storiche di tre artisti italiani: Enrico David, Chiara Fumai e Liliana Moro.

Il sottotitolo della mostra allude a “La sfida al labirinto” saggio seminale di Calvino del 1962, a cui né altra né questa si ispira. In questo testo l’autore propone un lavoro culturale aperto a tutti i linguaggi possibili e che si senta corresponsabile nella costruzione di un mondo che, avendo perso i propri punti di riferimento 

 
 “Barca nostra” di Christoph Büchel (Artedamiani)

tradizionali non chiede più di essere semplicemente rappresentato.

Molteplici e generosi sono i percorsi e le interpretazioni offerti allo spettatore a cio la mostra affida la possibilità di assumere un ruolo attivo nel determinare il proprio itinerario e mettersi a confronto con le proprie scelte.

Indugiare e non abbiate paura. Non esiste il perdersi, ma solo il tornare sui propri passi ed è legittimo: regredire non significa peggiorare. Godete il senso di un tempo dilatato e non abbiate ansia di dover vedere tutto. Ogni strada si ricongiunge a un’altra, ogni scelta è giusta, non ne esiste una sbagliata. Lo spazio è generoso, offre ossigeno, non è soffocante: si apre, non si chiude.

La mostra è accompagnata da un ciclo di eventi collaterali che si terranno tra maggio e novembre. Nell’ambito della mostra verrà inoltre realizzato un programma di attività educative rivolte ai giovani studenti delle accademie e delle scuole di ballo promosso dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane del MiBAC.

 

Patrizia Grandis

 

 

 May You Live In Interesting Times

58. Esposizione Internazionale d'Arte

Biennale di Venezia
Venezia, Giardini e Arsenale

11 maggio > 24 novembre 2019

Sito web ufficiale: www.labiennale.org
Hashtag: #BiennaleArte2019 #MayYouLiveInInterestingTimes

Multiple Artist from West Ukraine, born in Ternopil. Since child he has been always drawings and engraving on wood, creating sensational pieces of human forms in an futuristic way which later on became his own style. Coming to London was his artistic adventure, scouting for new forms and new experiences. Mykola is living and working until now in his studio in Chelsea.

He is been recognised in 2007 one of the best British /Ukrainian rising star in the phantasmagoric world of contemporary art by representatives of the Opera Gallery,one of the most important galleries in the world, in Bond Street signing a three years contract to provide paintings and sculptures and other masterpieces in mix media and formally entering in their international catalogue. Same year he is been accepted as a member of the famous Chelsea Art Club in London were he held quite few exhibitions, among his admirers is famous English pop icon Peter Blake, celebrity photographers John Stoddart, Barry Lategan and Vyacheslav Kostyukov, Soviet rock star Andrey Makarevich, caricaturist Gerald Scarfe, Derrick Stafford, the main influencing teacher of David Hockney, currently living artist which works are the most expensive in the world.

In 2007 is been invited by the Victoria and Albert Museum to show his hand craft techniques by invitation to a valuable only public in the sector. 2015 he was finally exhibiting in his own country, in the Academia of Art of Ukraine in Kiev,where 20 of his fabulous sculptures were appreciated; always in 2015 he was invited for a personal exhibition in the local museum of his birth city Ternopil where he donated 20 pieces of his works like sculptures and drawings and graphic designs. Cosmopolitan press and Media have been writing about him since as well as interviews were given to TV channels.

In 2018 twenty of his sculptures were shown in the Art Gallery of Ternopil in permanent exhibition.

In 2019 one short Movie on his new revolutionary techniques on making clay sculptures was chosen for the Venice Biennale and it will be on till end of June.

His latest exhibition is been held in Rome in Palazzo Velli Expo in Trastevere during the Ukranian Art Festival curated by Marianna Abramova. In this occasion Nick has opened his works to the eternal city and conquered the italian and foreign visitors in the most exquisite way as he is been asked to come back and provide some works for this country.

His latest studies are based on types of collages with special metal gloss light sparkling in all the shades of the rainbow colours, meaning the celebration of life, among symbolism, fantasy and imagination in abstract forms resembling, baby face women, pompous hair for prosperity, health and happiness, shopping with their hand bags, with a long neck searching for something in their life which is all contained in all the are holding in their hands as you can think: passport and mobile phone, car and apartment keys, credit card and money, make up and sunglasses, jewellery and perfume; this the idea that Mykola expressed observing women around the world coming to the conclusion that they are the same, they carry their life in their hand bag: you can see woman not all the time carrying a baby but you can see them carrying a bag all the time.

One of the biggest collector of his works is Royal Prince of France Robert D'Orleans, Compte de la Marche.



lady Fiorella Bellagotti

 

Nick Solonair

Questo artista poliedrico e' nato a Ternopil nell'Ucraina Occidentale. Sin da bambino disegnava e scolpiva il legno creando pezzi sensazionali con forme umane in modo futuristico, quello che poi contrassegnerà il suo stile.

Giunto a Londra, inizia la sua avventura artistica, qui viene a contatto con nuove forme e nuove esperienze e qui Mykola vive e lavora nel suo studio di Chelsea ancora oggi. Nel 2007 e' stato riconosciuto una delle migliori stelle emergenti Ucraino/Britannico,nel mondo fantasmagorico dell'Arte contemporanea, dai maggiori esponenti dell'Opera Gallery, una delle più importanti gallerie del mondo; a Bond Street dove firma un contratto triennale con il compito di produrre una serie di quadri e sculture e vari moduli di avanguardia, entrando ufficialmente nel loro catalogo internazionale. Nello stesso anno è accettato quale membro del Chelsea Art Club di Londra dove espone saltuariamente, tra i suoi ammiratori notiamo l'icona pop inglese Peter Blake, celebri fotografi quali John Stoddart, Barry Lategan e Vyacheslav Kostyukov, la rock star Sovietica Andrey Makarevich, il caricaturista Gerald Scarfe, Derrick Stafford, colui che ha influenzato con i suoi insegnamenti, il famoso artista vivente le cui opere sono le più costose al mondo, David Hockney.

Nel 2007 e' invitato dal Victoria ed Albert Museum londinese a esporre le sue nuove tecnologie scultoree ad un selezionato pubblico molto importante nel settore.

Nel 2015 finalmente è invitato ad esporre 20 delle sue migliori sculture, che verranno poi molto apprezzate con una mostra personale nel suo paese, all'Accademia Di Arte di Ucraina a Kiev. E sempre nel 2015 ha esposto nella Galleria Nazionale della sua Città di origine molte opere, donandone una ventina di pezzi a questo Museo tra disegni, grafiche e sculture. Da questo momento la stampa internazionale,

 
 Nick Solonair with Free Lance International Press President Virgilio Violo

media e canali TV si sono interessati a questo artista con entusiasmo. Nel 2018 venti delle sue sculture sono state esposte in una permanente a Ternopil.

Nel 2019 un documentario sulle sue tecniche rivoluzionarie sulle sculture in argilla è stato scelto per essere presentato alla biennale di Venezia aperta fino alla fine di giugno.

La sua ultima mostra si e' svolta a Roma a Palazzo Velli, Expo in Trastevere durante il festival Di Arte Ucraino curato da Marianna Abranova. In questa occasione Mykola si e' aperto alla città eterna ed ha conquistato i visitatori italiani e stranieri con estrema squisitezza per lcui gli e' stato chiesto di tornare e portare nuovi capolavori nel nostro paese.

I suoi studi più recenti si basano su tipi di collage fatti con luci metalliche speciali che brillano di tutti i colori dell'arcobaleno, a significare la celebrazione della vita tra simbolismo, fantasia ed immaginazione; le sue forme astratte che si esplicano in volti di donna bambina, dai capelli voluminosi raffiguranti prosperità, salute e felicità, con in mano le loro borsette, dal lungo collo, alla ricerca di un qualcosa nella loro vita che e' contenuto tutto nelle loro mani e che può farti pensare: passaporto e cellulare, chiave di casa e della macchina,carte di credito e soldi, trucco ed occhiali da sole, gioielli e profumo; questa e' l'idea che Mykola esprime osservando le donne nel mondo, arrivando alla conclusione che sono tutte uguali, portano la loro vita nelle borsette: si può vedere che non sempre una donna porta un bambino ma si può vedere che sempre porta la sua borsetta. Uno dei più grandi collezionisti dei suoi lavori è il Principe Reale di Francia Rodert D'Orleans, Compte de Marche.

 
 Canaletto, Venezia, Rialto

Dal 12 aprile 2019 le Gallerie Nazionali di Arte Antica si presentano al pubblico con un nuovo allestimento delle 10 sale espositive nell’Ala sud del piano nobile di Palazzo Barberini, restituite tre anni fa dal Ministero della Difesa che le aveva in gestione da più di ottant’anni.

Dopo un accurato restauro, l’Ala sud ha accolto da maggio a ottobre 2018 Eco e Narciso, la mostra prodotta dalle Gallerie Nazionali in collaborazione con il MAXXI, che metteva a confronto arte antica e arte contemporanea con opere provenienti dalle collezioni dei due musei nazionali.

Queste sale, per un totale di 750 mq di nuovo spazio espositivo, diventano definitivamente parte integrante del nuovo percorso museale con 78 opere esposte secondo un nuovo progetto allestitivo, un nuovo impianto di illuminazione, una nuova grafica, nuovi apparati, pannelli e didascalie. Il tutto al fine di rendere più visibile e leggibile il percorso di visita del museo.

Si potranno vedere le opere che vanno dal Seicento napoletano alla collezione settecentesca, con i ritratti, le vedute, i pittori del Grand Tour e i dipinti della donazione Lemme.

Sarà l’occasione per scoprire o riscoprire capolavori che non si vedevano da tempo, opere recentemente restaurate e dipinti esposti raramente come la Giuditta e Oloferne di Francesco Furini, le monumentali tele degli Apostoli realizzate da Carlo Maratti per il cardinal Antonio Barberini, le vedute di van Wittel, appena

Guido Cagnacci, Maddalena

restituite alla loro originaria, smagliante luminosità.

Inoltre alcune sale, in particolare quella della Pittura napoletana e quella dedicata a Pompeo Batoni, saranno oggetto di un avvicendamento semestrale di alcune opere (Bernardo Cavallino, Salvator Rosa, Francesco Solimena, Massimo Stanzione, Pompeo Batoni, Pierre Subleyras) al fine di esporre più opere – da ottobre infatti saranno 82 – senza alterare l’impianto dell'allestimento.

Si potrà ammirare nella sua completezza la raccolta di dipinti donata da Fabrizio e Fiammetta Lemme nel 1998: una serie notevole e coerente di 21 modelli di presentazione (i bozzetti finali che i pittori presentavano ai committenti per l'approvazione, prima dell'esecuzione materiale dell'opera vera e propria) di opere realizzate per alcune tra le più importanti imprese decorative della Roma del XVIII secolo, con opere, fra gli altri, di Giuseppe Chiari, Sebastiano Conca, Domenico Corvi e Pier Leone Ghezzi.

Le Gallerie Nazionali di Palazzo Barberini riacquistano così un nuovo respiro e un rinnovato equilibrio: i visitatori potranno finalmente apprezzarne le opere e gli spazi in tutta la loro ampiezza, da un capo all’altro, dallo scalone di Bernini a quello di Borromini. E questo è solo l’inizio, in attesa di ritrovare così rinnovate il prossimo

Pompeo Batoni, Agar

autunno anche le sale dei pittori caravaggeschi.

Molte le iniziative collaterali previste: visite animate ai capolavori dell’Ala sud per bambini di 5-12 anni e famiglie, tutte le domeniche alle ore 11.30 dal 14 aprile fino al 30 giugno e il 1° maggio, stesso orario. Per info: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it..

Inoltre, per tre sabati, il 13, il 27 aprile e l’11 maggio, alle ore 16.30, alcune delle opere esposte saranno oggetto dell’iniziativa Museo Adagio, un progetto di slow art per vivere l’arte con lentezza, contemplazione e condivisione, per osservare i capolavori con maggiore attenzione e consapevolezza. Per info: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it..

Inaugurata il 21 febbraio a Milano,dall’assessore dei Beni culturali della Regione Siciliana, Sebastiano Tusa, dal sindaco lombardo Beppe Sala, alla presenza di Vittorio Sgarbi, la mostra dedicata ad Antonello da Messina, l’artista siciliano che ha dato vita ad un corpus di opere fra cui spicca per dovizia di cura, ingegno ed estro artistico una tra le opere più seducenti della storia dell’arte di tutti i tempi: l’Annunziata.

Così come una bella signora di provincia, senza troppi orpelli, la Vergine lascia gli angusti vicoli arabi della Kalsa di Palermo, dov’è esposta a Palazzo Abatellis (sede della Galleria Regionale) per fare il suo ingresso nel capoluogo milanese.

Sono le 5 del pomeriggio quando il camion dei trasporti eccezionali fa il suo ingresso nel cortile di Palazzo Reale a Milano accompagnato dalla scorta armata. A bordo, in una piccola cassa di legno, custodito quasi come una reliquia sacra, il magnifico ritratto del pittore siciliano. Hanno accompagnato la Madonna, nel volo di linea PA-MI, Evelina De Castro, direttrice di Palazzo Abatellis e Franco Fazzi, restauratore che hanno fatto notare la fragilità di una pittura su legno che non vede ritocchi dal 1941.

Nonostante il decreto di inamovibilità voluto dall’ex assessore ai Beni culturali Maria Rita Sgarlata che grava sull’opera e nonostante fosse in corso proprio al Museo Regionale che ospita l’opera una mostra su Antonello con opere provenienti da tutta la Sicilia, dagli Uffizi e dalla Romania, alla fine la controversa questione si è risolta a favore dei milanesi.

 

Decisive comunque le trattative di carattere economico che sono risultate vantaggiose per la Regione Sicilia e il “baratto” con alcune tele sulla ritrattistica del 900 che hanno operato il dietro front del Presidente della Regione Nello Musumeci .

Così, concessa “in extremis”, l’opera è stata assicurata per un valore di 60 milioni di euro e rappresenta indubbiamente il pezzo clou della monografica curata da Giovanni Villa.

La mostra che si protarrà fino al 2 giugno prossimo, grazie al prezioso “prestito”, con molta probabilità riuscirà a battere tutti i record di Palazzo Reale: dopo solo 5 giorni dall’apertura delle prenotazioni, infatti, si sono già registrate 11 mila possibili presenze.

Questa “Madonna col libro avanti”, come ebbe a definirla Marco Boschini, con il suo sguardo ipnotico, diventa, per l’occasione,” ideale ponte di bellezza fra due grandi capitali di cultura, Milano e Palermo”. Queste, in buona sostanza, le parole del sindaco Sala.

Il rapporto simbiotico che lega quasi sempre indissolubilmente l’artista alla propria opera, in questo caso, sembra incarnarlo persino nelle vicissitudini a cui sia l’opera che il suo creatore sono andati incontro. Dell’autore, “Antonellus Messanensis”, com’era solito firmarsi, infatti, pochissime sono le notizie pervenute. Circondata da un’aura di mistero la sua vita a causa della mancanza di notizie perché tracce e documenti relativi sono stati distrutti o dispersi nei terremoti. Così pure la sua tomba. Però fonti accreditate narrano di un “pictore ceciliano” che Galeazzo Maria Sforza avrebbe , a un certo punto voluto alla Corte di Milano.

 

“Pictor non umano” scrisse di lui il figlio, mentre era ancora in vita, proprio a voler sottolineare come fosse già evidente questo suo talento capace di superare gli umani limiti.

E così anche la sua opera eccelsa: datata 1475/76, sopravvissuta a catastrofi, calamità, incursioni di popoli stranieri, in una terra che è stata territorio di conquista sin dalle sue origini, rimane nell’oblio per secoli fino al 1860 circa quando lo studioso Giovanni Battista Cavalcaselle compie il suo viaggio in Sicilia. Come i molti paradossi di cui solo la storia dell’arte e della sua critica sono capaci, il capolavoro, oggi universalmente riconosciuto, rimane ignoto per circa 400 anni quando salta fuori il nome di questa Vergine legato forse ad Antonello da Messina.

Ignota la modella, ignota la committenza, innegabile la bellezza.

La ragazza siciliana, dal volto olivastro, dai lineamenti leggeri e raffinati, è di fronte a noi ma il suo sguardo non sembra incrociare il nostro.

Perché?

Perché i due occhi scuri guardano altrove.

Non è solo lo sguardo timido di una ragazza che non si sente ancora pronta ad affrontare il proprio destino, è di più: il punto di fuga è verso il basso perché la Vergine sta contemplando  un’assenza annunciata. Antonello ha stravolto i canoni consueti fino a quel momento, ha reinventato l’iconografia dell’Annunciazione ponendo l’Arcangelo nella stessa posizione dello spettatore.

In questo ribaltamento del punto di vista il colpo di genio del pittore.

L’osservatore è contemporaneamente fuori e dentro l’opera.

Spettatore e protagonista nello stesso tempo.

Un dialogo silenzioso, una presenza non rappresentata, l’umano e il divino che si fondono, che si confodono in una dimensione catartica e soprannaturale.

Perché il miracolo della Vergine, per chiunque abbia avuto il privilegio di ammirarla, sta proprio in questo: nella catarsi che si avverte a prescindere da ogni dogma di fede.

Perché la Vergine di Antonello è come la contemporanea opera di Mantegna, Il Cristo morto che non è solo il Cristo dei Cristiani è il Cristo di tutta l’umanità.

E le opere d’arte sono le testimoni ignare, innocenti di questo miracolo, esse sono la nostra memoria, la nostra identità, l’ultimo baluardo di difesa contro ogni possibile barbarie.

E cosa dire poi di quelle mani, “le mani più belle che io conosca dell’arte” per usare le parole di Roberto Longhi che così le definì nel 1912.

Una mano che nel suo gesto enigmatico sembra racchiudere tutto il significato di un’opera apparentemente semplice ma fondamentalmente complessa.

La Vergine sa a che cosa è chiamata e il gesto istintivo della sua mano cerca di fermare l’Angelo ma al contempo il suo sorriso è sereno e pacato già quasi divino.

Che possa l’arte insieme alla sua Madonna compiere oggi il miracolo di “muovere le folle”, cosa dove peraltro sembra stia riuscendo alla perfezione.

 

 

Emilia Di Piazza

 

Leonardo da Vinci, S. Girolamo penitente, 1482 ca.,
olio su tavola, cm. 103x75,
Musei Vaticani, Città del Vaticano. 

Mentre per volere di papa Giulio II della Rovere Michelangelo stava affrescando la volta della Cappella Sistina (1508-1512), Raffaello stava decorando le stanze dell’appartamento papale (1508-1517) e Bramante, a partire dal 1506, stava contemporaneamente distruggendo la vecchia e costruendo la nuova basilica di S. Pietro, a Roma, c’era anche Leonardo.

Documentazione figurativa di tutte queste presenze e accadimenti, è l’istantanea ideale che Raffaello ha scattato, tramandandoci i ritratti dei protagonisti nell’affresco della Scuola di Atene nella Stanza della Segnatura, la più importante delle Stanze di Raffaello in Vaticano. Proprio nel centro dello schieramento dei filosofi, Platone, il dito puntato verso il mondo delle Idee e il Timeo nell’altra mano, tradizione vuole, che abbia il volto di Leonardo.

Un documento dell’Archivio Storico della Fabbrica di S. Pietro certifica la presenza del maestro, chiamato in Vaticano, più come ingenere e scienziato, che come artista, proprio per la costruzione della basilica.

Tale documento, è esposto presso il Braccio di Carlomagno, terminazione di una delle ali del Colonnato berniniano, insieme al S. Girolamo penitente di Leonardo.

In occasione delle celebrazioni dei cinquecento anni dalla morte del genio del Rinascimento, l’unica opera di Leonardo nelle collezioni dei Musei Vaticani, solitamente esposta nella Pinacoteca, è offerta gratuitamente alla fruizione dei visitatori, turisti e pellegrini.

Il percorso ha inizio con i pannelli che riportano la biografia dell’artista, da una parte la cronologia, dall’altra la versione del Vasari.

In una teca il documento della Fabbrica di S. Pietro, dall’altra il video realizzato dai Musei Vaticani, che racconta la presenza di Leonardo a Roma e, in particolare, in Vaticano.

Si affrontano poi i pannelli che narrano la storia e le vicissitudini dell’opera: una vita avventurosa e ancora enigmatica, per quello che riguarda la committenza e, soprattutto, la datazione certa.

Quindi le indagini, scientifiche e di restauro, ma anche iconografiche, tecniche e stilistiche. Il non finito, lo sfumato, la ricerca naturalistica nel paesaggio, ma anche nelle dissezioni anatomiche, tutto emerge in questa singola opera, che richiama per analogia gli altri capolavori del maestro. Infine, un pannello è dedicato a S. Girolamo, le notizie sul padre della Chiesa, vengono dalla voce autorevole di Bendetto XVI, tratte da due testi delle consuete udienze del mercoledì, del 7 e del 14 novembre del 2007.

La mostra in Vaticano può fare da prologo o completamento a Leonardo da Vinci. La scienza prima della scienza, in corso, sempre a Roma, alle Scuderie del Quirinale. Anche in questo caso, come è stato per la chiamata di Leonardo in Vaticano, non è all’artista che ci si rivolge, quanto all’ingegnere e allo scienziato.

 
 Leonardo da Vinci, studio di due mortai che lanciano proiettili esplosivi, 1485.
Codice Atlantico f.33r. Milano Veneranda Biblioteca Ambrosiana.

L’esposizione è incentrata sulle riproduzioni delle macchine inventate dal genio toscano, provenienti dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia «Leonardo da Vinci» di Milano. L’originalità della mostra, non è tanto nell’esposizione delle macchine, per quanto in relazione con i disegni del maestro conservati nel Codice Atlantico della Biblioteca Ambrosiana, pure presentati al pubblico, quanto nel tentativo di ricostruzione di una possibile biblioteca a lui appartenuta. Oltre ai dieci fogli del Codice Atlantico è presente l’unico libro con annotazioni autografe dell’artista, il Trattato di Architettura di Francesco di Giorgio Martini della Biblioteca Laurenziana.

È proprio ai manoscritti e agli stampati che è affidato il compito di ricostruire l’ambiente culturale dell’epoca. I temi del dibattito culturale, non ancora settorializzati, ma in dialogo profiquo tra discipline differenti e, seppure disparate, non così lontane e separate, emergono e si dipanano lungo l’esposizione, che segue anche la periodizzazione biografica.

La prima sezione è dedicata agli ingegneri toscani sulla cui professionalità e maestria Leonardo si è formato.

Segue lo studio dell’Antico e Leonardo è già a Milano, siamo nel 1482. Il dibattito tra pianta centrale e pianta a croce latina nell’architettura delle chiese e la sovrapposizione-combinazione delle due, lo porterà a Roma per la nuova S. Pietro.

Quindi l’invenzione della prospettiva. Poi la sezione delle città ideali e vie d’acqua. Tra i manufatti che più attirano l’attenzione, i portelli originali della chiusa di S. Marco del Naviglio di Milano, ancora in uso fino al 1929. I teatri di macchine poi ci conducono nel mondo dello spettacolo con gli apparati scenici.

Quindi la parte dedicata alla biblioteca di Leonardo, seguita dall’arte della guerra. La mano felice del maestro rende quasi leggiadre queste macchine da distruzione, come nel disegno dal Codice Atlantico, Studio di due mortai che lanciano proiettili esplosivi del 1485. Le macchine da offesa lasciano poi il campo a quelle dal fascino avveniristico e visionario del volo.

La mostra si chiude con la sezione dedicata al mito di Leonardo che continua ad affascinare ed ispirare, così che queste celebrazioni del Cinquecentenario della morte, ce lo fanno sentire quanto mai vivo e presente.

Approfondimenti sono previsti dalla programmazione degli incontri Leonardo in città che vedrà protagonisti gli studiosi specialisti di Leonardo come Pietro Marani e Martin Kemp.

Accompagna la mostra il catalogo edito da arte’m l’Erma di Bretschneider. La bellezza di manoscritti e stampati, solitamente tesori poco visibili in mostra, sia per la scarsa conoscenza, legata anche alla giovinezza della codicologia, disciplina che studia l’aspetto materiale di tali opere, sia per la fragilità e conservazione delle stesse, è esaltata dalle foto a piena pagina. Le didascalie sono generose e puntuali, anche e soprattutto quelle riguardanti manoscritti e stampati, dove è riportata oltre agli incipit e la presenza di fogli di guardia, anche la bibliografia di riferimento, come la descrizione codicologica prevede e vuole.

 

 

Leonardo.

Il S. Girolamo dei Musei Vaticani

22 marzo-22 giugno 2019

Città del Vaticano, Piazza S. Pietro, Braccio di Carlomagno

Ingresso gratuito

Orari: Lunedì, martedi, giovedì, venerdì e sabato dalle 10.00 alle 18.00

Mercoledì dalle 13.30 alle 18.00

Domenica chiuso

Info: www.museivaticani.va

Leonardo da Vinci.

La scienza prima della scienza

13 marzo-30 giugno 2019

Roma, Scuderie del Quirinale

Ingresso intero €.15,00

Orari: da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00

Venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30

Info: www.scuderiedelquirinale.it

Catalogo arte’m l’Erma di Bretschneider €.35,00

 

 

Elena Sidoni

Party per i 125 anni dell’Hotel Hassler di Roma Spunta un libro, i cui diritti verranno devoluti a CabssOnlus, associazione per bambini sordociechi.

 

 

“Il Grande silenzio è stato il mio primo compagno di giochi”. E’ titolo del libro di Roberto Wirth, nato sordo profondo e proprietario di una delle più prestigiose location di Roma l’Hassler hotel. “un abbraccio affettuoso e terribile, la sordità, – commenta Wirth - che non mi ha mai abbandonato”. Il testo edito da Newton Compton Editori, autobiografico, racconta le strategie utilizzate per raggiungere il successo nonostante la disabilità, con un lieto fine. “la sordità non da segni evidenti – spiega l’honer dell hotel - ma nonostante tutto io c’è l ho fatta”. Dopo aver combattuto i tabù delle persone e anche quelli purtroppo dei suoi familiari, da un deaf infondo cosa ci si può aspettare? Wirth raggiunge i suoi obiettivi, si laurea presso prestigiose università americane(es. john cabot university), crea l’associazione la CabssOnlus - centro di assistenza piccoli sordociechi - e diventa manager dell’ hotel Hassler invidiato nel mondo, che gli vale un premio “Campidoglio per l’Economia” consegnato dall’ex Sindaco Walter Veltroni .

 

 

L’albergo situato a due passi dalla scalinata di piazza di Spagna, nel cuore di trinità dei monti,a due passi dall’accademia francese, da sempre meta di personaggi illustri e stelle del cinema. Oggi il palazzetto dell’800 è l’esempio di una parabola esistenziale ,dove gli sforzi e la tenacia hanno vinto, costruendo un luogo intimo e riservato. Nel 1975 Wirth raccoglie l’eredità della sua dinastia (ndr famosi albergatori svizzeri) e lo trasforma con dedizione in uno dei migliori hotel di Europa. Poi nel ‘90 diventa proprietario. E’ allora che rivoluziona e vivacizza l’hotel. Lo trasforma in una location ambita per chi soggiorna nella capitale, con un servizio di notevole livello. Ma i segreti dell’hotel sono custoditi tra le pareti e i mobili. Campeggiano in giro foto dei sorrisi e strette di mano di re, presidenti, statisti e star di hollywood che hanno incrociato la vita di Mr Wirth e del suo Hotel. Così lo vediamo passeggiare con la principessa Lady Diana, stringere la mano al Re Juan Carlos di Spagna, in compagnia nella terrazza dell’hotel con l’ex presidente USA Bush o accanto ad Helmut Kohl, Bill Gates felice sotto i grandi occhiali a sfera. Cinque generazioni sono passate ma il palazzetto è più che mai attivo e aperto alla città. Pochi mesi fa, infatti, importanti festeggiamenti hanno celebrato i suoi 125 anni (dal 1893 al 2018). Tra champagne Pommery , musica, happening e buon cibo (la torta di compleanno era spaziale, sei strati decorati con tartarughe dorate). Tanti ospiti al rendez-vous tra cui il conduttore televisivo Bruno Vespa, il vice sindaco capitolino Luca Bergamo, l’ex sindaco Gianni Alemanno, il diplomatico Mario Vattani. Anche loro risucchiati dalla storia dell’Hassler.

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