L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

Cultural Events (187)

    Marzia Carocci

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 Esilarante spettacolo con Gianni Ferreri e Danila Staltari prodotto da StArt LAB regia e drammaturgia a cura di Roberto D'Alessandro 

 

Definire solo esilarante lo spettacolo "l'ammazzo col gas" è a dir poco ridurre una manifestazione teatrale di grande professionalità e divertimento per tutti.

Rappresentazione spassosa, ironica, sarcastica e piacevolissima; una brillante recitazione a pieno respiro comico. Mogli e mariti fra gelosie, litigi, parodie e difetti portati all'eccesso dove le magistrali interpretazioni degli attori, rendono il tutto estremamente gradevole fra risate e applausi di un pubblico attento e divertito.

Gianni Ferreri e Danila Staltari portano in scena una decina di personaggi che susseguono uno sketch dopo l'altro  con continui cambi di abito, parrucche e situazioni che rappresentano alcune tipologie di coppie sposate dove l'ironia e la parodia caratteriale umana, prende il sopravvento regalando al pubblico un'ora e mezzo di puro spasso.

Mai un istante statico, mai una pausa di defaiance degli attori che si sono donati interamente al pubblico con professionalità, maestria e sapienza intrattenitrice. Totale l'apprezzamento dei numerosi presenti in teatro per una coppia di artisti talentuosi ben affiatati e dal grande calibro autoriale.

Gianni Ferreri durante lo spettacolo ha inoltre proferito un cadeau a tutte le donne recitando "In piedi signori davanti ad una donna" attribuita a Shakespeare. L'interpretazione dell'attore è stata di un'intensità emozionale da sottolineare ancor più la sua capacità espositiva e professionale; un momento d'impatto forte e delicato al contemporaneo

Meravigliosa e divertentissima la brava Danila Staltari che è riuscita a interpretare ogni personaggio femminile con sarcasmo, ironia e una potente vena comica dal talento esplosivo!

Un Gianni Ferreri e una Danila Staltari da applaudire e da ringraziare perché vedere il bello, è sempre qualcosa di gratificante.

Con Nathaly Caldonazzo, Francesco Branchetti e Stefano Braminim - Regia di Francesco Branchetti- musiche originali di Pino Cangialosi

Testo

Sunshine, spogliarellista da peep show incanta gli uomini solo attraverso un vetro che la rende bellissima e inarrivabile. Con esterna padronanza, sicurezza, ammalia chi paga per vederla in atteggiamenti intrisi di  sensualità. Desiderabile e inarrivabile.

Un giorno per sfuggire ad un malintenzionato suona ad una porta dove vive da solo, un medico di Pronto soccorso.

Da lì inizia un coinvolgimento di anime bisognose di calore, di compagnia, di empatia umana. Due persone che per un motivo o per l'altro non conoscono il vero amore, l'amore che ci rende sicuri, abbracciati compresi. Soli con i propri desideri, si aprono a confidenze da sempre taciute al mondo.

Interpretazione:

I due attori sono totalmente immensi nei loro ruoli; disinvolti, caratteriali, naturali e fluidi nei movimenti intenti  a creare l'abisso psicologico dei personaggi da rappresentare usando similmente la tecnica di recitazione stile Stanislavskij.  

Un uomo e una donna che diventano improvvisamente "realtà" da vedere e da ascoltare. Due protagonisti di grande calibro che incantano grazie ad un'abile gestualità espressiva e a una perfetta recitazione che li rende forti e padroni della scena. Ritmo, pause e toni perfetti; una sapiente mimica che regna per tutto il tempo sicura senza alcuna stasi dei personaggi. Momenti di impeto emozionale nei dialoghi fra i due e altri di suadente ascolto dove l'interiorità prende a esprimersi.

. Una Nathaly Caldonazzo e un Francesco Branchetti che riempiono un'ora e mezzo di spettacolo ben curato in ogni sua parte. Bravissimo anche Stefano Bramini, giovane attore che interpreta la parte di uno studente ammaliato da Sunshine. Musiche, ambiente e luci hanno reso lo spettatore quasi protagonista dell'intera rappresentazione dove la sapiente regia di Branchetti è stata il collante di tanto successo.

 

 

Nathaly Caldonazzo, ex modella e ballerina anche nel corpo di ballo della Rai, show girl, prima donna in numerosi programmi televisivi fra i quali Fantastico 10 e il Bagaglino; attrice di cinema, televisione e  attrice di teatro con  parti da protagonista, testimonial di brand, soubrette, conduttrice di alcuni programmi in prima serata nei quali viene sottolineata la sua spontaneità, preparazione, e professionalità. Potremmo continuare ancora molto nel descrivere la lunga strada professionale di Nathaly ma preferiamo chiedere a lei direttamente -

D -Nathaly, vuoi raccontarci il tuo primo impatto nel mondo artistico? cosa ricordi di quei momenti?

R-Sono una che non ama ricordare ma sempre andare avanti. Ricordo tanta fatica, una strada veramente difficoltosa. Riflettevo proprio oggi su questo: strada faticosa e, a volte, neanche troppo piacevole. Fatta di cose che avrei potuto svolgere in maniera migliore. Avrei sicuramente potuto fare di più ... il problema forse è anche a causa del mio carattere; sono una che si è sempre troppo affidata al destino, non  sono mai andata a cercare niente, col risultato che mi sono sempre fatta un gran mazzo e non mi è mai stato regalato nulla. Ecco, su questo devo essere sincera: i regali, quelli giusti, devono ancora arrivarmi.

 

D- Hai partecipato a moltissime esperienze lavorative in vari settori: Ballo, televisione, cinema e teatro. Puoi esprimerci le tue esperienze, le difficoltà, le diverse sensazioni, le emozioni e quale di questi settori lavorativi ti è particolarmente congeniale e perché?

 

R-Tutto mi è servito nella vita, tutte le fatiche, tutte le lezioni, tutte le non lezioni, le critiche le cose belle e le cose brutte. Io credo che ognuno di noi poi alla fine è il risultato di quello che ha vissuto e il risultato di quella che sono diventata adesso, mi soddisfa, mi piace. È un discorso un po' lungo... diciamo che oggi mi trovo bene in  qualunque tipo di settore artistico tra cinema, televisione e teatro, anche se sono impegni completamente differenti fra di loro.

 

D- Il teatro indubbiamente è quella branca artistica che porta a una grande concentrazione e preparazione non indifferente dal momento che la diretta "attore e pubblico" si snoda in empatia immediata. Quanto ti coinvolge esprimere l'interiorità del personaggio che vai a presentare al pubblico? Qual è stato il personaggio che hai amato di più e perché?

 

R- Rimango concentrata su ciò che devo fare, perché è quello che mi si richiede: concentrazione. Basta veramente un attimo di distrazione, che può essere un pensiero, il trillo di un telefonino che sei già fuori. Ecco, ci vuole concentrazione. Uno dei  personaggi che ho amato e che amo è Sunshine;  non si finisce mai di costruire, di creare, a cui si possono dare tantissime sfumature. Proprio questo è interessante di questo mestiere, la continua ricerca, il continuo mettere mano su te stessa e cesellarti in vista del personaggio che ti si richiede. Per lo stesso motivo, un altro personaggio che ho amato molto è la Bisbetica domata.

 

D- Una decina di anni fa, hai scoperto anche la passione della pittura  stile pop art. Ciò deduce un estro maggiore anche a livello intellettivo grazie alla creatività che il pittore naturalmente possiede. Hai fatto mostre personali? quanto ti regala emotivamente questa forma d'arte?

 

R- Sì, è diventato anche questo parte integrante della mia vita. Soprattutto in fase lockdown è stata un po' una salvezza perché ho intensificato molto il lavoro. Le mie creazioni artistiche sono molto materiche: mi sono messa lì ed ho iniziato a dilettarmi con la materia e a sperimentare tanto. Anche questo è un lavoro fatto di continua ricerca, un continuo collaudare, mettersi alla prova, cambiare rotta, cambiare direzione. Direi che è anche terapeutico... e sicuramente c'è, come tutte le forme d'arte, una grande sorta di magia che non può che fare bene. Certamente le attività artistiche più difficili e d'impegno, restano il teatro e la pittura.

Adesso è tutto molto più immediato: il cinema, i social. Il cinema soprattutto sembra una cosa antica ormai.

Ed è anche per questo che non m' interessa minimamente il tipo di arte digitale che  adesso va molto di moda. A me un quadro piace sentirlo con le dita, io devo capire, devo vedere, deve essere un trionfo di emozioni, di tatto, di vista, di odore anche, perché no?

 

D- Hai partecipato fra le tante cose anche ad alcuni reality show. Quanto ti è servito come esperienza emozionale?

 

R-I reality show sono stati tre esperienze, una diversa dall'altra... parlo dell'Isola dei Famosi, Temptation Island e GF vip. Tre esperienze molto impegnative in tutti i sensi, sia emotivamente che fisicamente. Sono esperienze che sicuramente io consiglio perché ti lasciano comunque qualcosa, e insegnano alcune cose di te agli altri, inoltre ti fanno intuire molto sulle persone; soprattutto  ti fanno capire che non ti sbagliavi.

 

D-Adesso Nathaly, come ad ogni mia intervista, lascio uno spazio libero dove puoi esprimere in libertà ogni tuo pensiero, sia  questo sul lato professionale, sia per quanto riguarda ogni aspetto della vita.

 

R- Io penso sempre di essere Alice in Wonderland e di capitare, di scivolare dentro a tante situazioni, dentro le storie, le cose e mi piace viverla così la vita: al momento.

 

Ti ringrazio di cuore per la tua gentilezza nel rispondere alle mie domande. Ti auguro un buon cammino e cose belle.

 

 

Corinne Clery e Francesco Branchetti 

IL 19 e il 20 Novembre al Teatro "Le Laudi" di Firenze si è tenuto lo spettacolo "Il diario di Adamo ed Eva" tratto dal capolavoro letterario di Mark Twain. Sala piena e gradimento del pubblico presente.

Attori: Corinne Clery e Francesco Branchetti accanto a loro Giorgia Battistoni e Mario Biondino. Le musiche originali a cura di Pino Cangialosi movimenti coreografici e pantomine: Francesco Branchetti e Giuliana Maglia.

Lo spettacolo messo in scena è tratto dai diari di Mark Twain scritti separatamente in un primo tempo dal letterato ma così complementari che furono pubblicati in un unico libro per la prima volta nel 1906.

Lo spettacolo che è una reinterpretazione satirica del celebre mito di Adamo ed Eva si è svolto con grande abilità e preparazione incantando piacevolmente un pubblico interessato fino alla conclusione della rappresentazione. Un Adamo cinico, rude, con la tendenza ad essere solitario e un Eva romantica e loquace resi "vivi" dai bravissimi attori Francesco Branchetti e Corinne Clery che hanno interpretato con grande trasporto, dialoghi e narrazioni, spazi, esclamazioni e punteggiature, toni di voce , espressioni e alterazioni vocali che hanno reso il senso di naturalezza e di espressività riuscendo a trasmettere in modo inequivocabile ogni tipo di sensazione e di percezione di un testo sicuramente molto gradevole. Questo accade solo quando gli attori sono di grande calibro e di indubbia autorevolezza attoriale.
Francesco Branchetti e Corinne Clery hanno riempito la sala con grande competenza a dimostrazione di quanto attraverso un'ottima dizione, capacità d'espressione vocale e la competenza artistica si possa rendere il teatro una "vita in diretta".

Marzia Carocci con gli attori


Due grandi attori che attraverso l'esperienza, la professionalità e l'abilità ci hanno trasportato in un Eden che ha regalato sorrisi e approvazione di un pubblico attento e appagato anche dagli interventi dei giovani e bravissimi Giorgia Battistoni e Mario Biondino. Che dire del regista? un insuperabile Branchetti dall'intuito e la previsione a vedere "oltre".
Musiche indovinate, mimi preparati e soprattutto l' eccelsa recitazione di un Branchetti e una Clery inossidabili sono sicuramente una miscellanea di bello e di soddisfazione da gustare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel teatro si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita.

(Edoardo De Filippo)

  

La professione del regista e dell'attore sono quanto di più difficile ci sia in ambito artistico. La difficoltà è riuscire ad entrare in empatia con il pubblico, risultare credibile, essere in equilibrio tra la propria umanità e la dimostrazione dell'umanità da esibire. Un cambiare se stessi restando comunque tali. L'attore non è parodia, non è pura falsità, non è recitare solo una parte ma è portare se stessi dentro un copione, pur facendo vivere personaggi veri o inesistenti. Guai lasciare fuori la propria emozione, guai non farsi assorbire da ciò che in scena deve portare. Il pubblico vede l'oltre, il pubblico comprende e sente quanto trasporto e trasferisce l'attore rivive dentro se per condividerlo con chi "giudica" 

 

Francesco Branchetti, è indubbio che tu sia un attore e regista di successo di film, serie e produzioni teatrali.

Fra i più annoverati dal pubblico sono senz'altro "un medico in famiglia", "una donna per amico" "Elisa di Rivombrosa", "Cronache del terzo millennio" e "Le ombre rosse"... 

 

D-Francesco dirigi spettacoli teatrali di successo e godi meritatamente della grande attenzione del pubblico vuoi parlare dei tuoi lavori teatrali ai quali sei o sei stato più legato? 

R- Il cuore è una cosa, la mente è un’altra: il primo vorrebbe che ti elencassi tutta quella serie di lavori a cui sono legato “solamente” per motivi affettivi, la seconda mi mette di fronte tutte quelle volte in cui raggiungere il risultato che mi ero prefissato è stato più arduo, per motivi tecnici o di inconciliabilità artistiche di vario tipo e così via. Devo dire però che per me, come regista, la regola è cercare di fare in modo che questi miei due motori dialoghino sempre fra loro e, per risponderti, quando ci sono riuscito il risultato è stato qualcosa di cui andar fiero, com’è il caso del mio “Antonio e Cleopatra” e de “Il bacio” con Barbara De Rossi.

 D- Qual è stato il tuo primo impatto nell'esperienza teatrale? 

R- La nostra era un’altra generazione, diversa rispetto alle nuove generazioni, profondamente diversa. Avevamo un altro modo di vivere questo lavoro, che non era per noi solo un lavoro. Fare le differenze è sempre imbarazzante, per chi c’è stato, chi c’è ancora e chi ci sarà. Posso dire di aver avuto dei grandi maestri, da Albertazzi a Ferzetti, Quartucci, Reim e così via e senza i quali non sarei l’uomo di teatro che sono oggi. Lavorare, e da subito, con tali giganti, se non sei corazzato, può avere un impatto persino distruttivo, umanamente ed artisticamente. Io vengo da una piccola provincia e, caso raro, per me l’impatto invece è stato al contempo meraviglioso, facile e rigenerativo e profondamente formativo e nutro profonda gratitudine per questi Maestri. Mi ha profondamente cambiato l'incontro con i grandi maestri con cui ho avuto la fortuna di lavorare: forse posso dire di essermi innamorato di questo lavoro e innamorarsi vuol dire conoscersi profondamente.

 L'attività teatrale è certamente la forma artistica più diretta, più vera, emozionale che  esista, una condivisione emotiva con chi viene ad assistere allo spettacolo, anche la più difficile visto l'impatto in diretta fra il pubblico e l'attore. Cercare l'empatia e l'attenzione  immediata non è cosa da poco; riuscire ad entrare in simbiosi, convincere ed essere improvvisamente incanto, mistero, tensione e persuadere il pubblico è qualcosa di straordinario. 

D- Quanto ti è mancato tutto questo nel periodo covid? Quanto ha cambiato, se lo ha fatto, il desiderio di essere di nuovo in scena? 

R- Il covid, quella terribile fase collettiva di paura e insicurezza, non mi ha piegato. Sono lo stesso di sempre. Il vero nemico siamo noi stessi, per esempio nel senso del corpo che si ammacca, si ripiega su se stesso. Ma lo spirito vince sul corpo ed il mio viaggio è ancora lungo almeno  spero. 

D-Molti giovani vorrebbero avvicinarsi al mondo del cinema o del teatro. Quali sono i tuoi consigli riguardo a questo? 

R- Siate onesti con voi stessi. Selezionate da chi imparare. Non è vero che “in scena, alla fine, tutto si accomoda”. Detto questo, riconosco nelle nuove generazioni una grande spontaneità ed energia creativa, le quali però vanno spesso scontrandosi con pastoie di altro tipo, assai meno artistiche. 

Non sempre è semplice portare spettacoli in scena, spesso burocrazie, regolamenti, scelte ostacolano le organizzazioni degli eventi stessi. 

D- Vuoi dire qualcosa riguardo alle difficoltà che hai trovato se ne hai trovate? 

R- Le difficoltà fanno parte di questo mestiere come della vita in generale. Sono la normalità ma ti permettono di distinguere due tipi di persone: coloro che sanno risolvere i problemi e coloro che non sanno come fare. L’esperienza, nel mio caso decennale, e la caparbietà sono le doti capaci di misurare ed affrontare una difficoltà. Si può anche finire al tappeto ma ci si deve rialzare e, ripeto, non è una regola che vale solo per questo mestiere.. 

D-Essendo tu un eclettico che sa gestire più forme artistiche e tutte in modo ottimale, vuoi dirci alcune delle tue più belle soddisfazioni in campo, televisivo, cinematografico, teatrale? 

R- In campo teatrale potrei farti miriadi di esempi (sono molto fiero del mio percorso artistico), dai già citati “Antonio e Cleopatra” e “Il bacio” ai miei due “Macbeth” o al “Faust” . Per non parlare de “Il diario di Adamo ed Eva”, testo eccezionale nella sua semplice profondità, attualmente in tournée. Alcune esperienze televisive e cinematografiche le hai ricordate tu ad inizio intervista: anch’esse sorta di banco di prova del mio essere attore e, più in generale, creatore. Ricordo con molto piacere la collaborazione con Maselli ne “Le ombre rosse” e in "Cronache del terzo Millennio "e con Marzocchini in “Empoli 1921”. Quando facevo il giudice cattivo in “Elisa di Rivombrosa” la gente ha cominciato a fermarmi per strada. Sto ancora riflettendo se è stato più utile o gratificante.

 D-Hai avuto compagne -colleghe bellissime e bravissime accanto a te; vuoi menzionarcene qualcuna? Con chi, hai avuto più affinità lavorativa? 

R- Come si fa a risponderti? Ho avuto moltissime compagne di scena: un elenco sarebbe noioso e soprattutto rischierei di offendere qualcuna che non ci si ritrovasse. Posso dire di amare molto la compagnia femminile in scena: l’attrice è due volte più distante dall’attore rispetto a quanto una donna sia distante da un uomo. E non ce n’è stata una di cui , anche a distanza di tempo, non abbia avuto un ricordo piacevole ricordando gli spettacoli fatti insieme. Citerò per puro piacere ma anche dovere, Nathaly Caldonazzo, Corinne Clèry, Denny Mendez, Barbara De Rossi, Milena Miconi, Isabella Giannone, Gaia de Laurentiis, ognuna diversa, ognuna speciale a modo suo, ognuna con una luce diversa. 

D-So che stai portando in scena alcuni lavori teatrali. Vuoi darci notizia di questi?Vuoi dirci dove possiamo trovarti? 

R- Attualmente i miei spettacoli in giro che ho diretto e interpreto sono “Il diario di Adamo ed Eva” da Mark Twain e “Le relazioni pericolose” di Pierre Choderlos de Laclos adattato da David Conati, entrambi con Corinne Clèry, “Sunshine” di William Mastrosimone con Nathalie Caldonazzo e tra non molto “Cose di ogni giorno” con Denny Mendez. Guarda caso, di nuovo, tutte donne. Sono spettacoli molto diversi fra loro per azione ed ambientazione, alcuni di loro addirittura attingono al canone del classico della  letteratura, ciò che però hanno tutti in comune è il desiderio di raccontare una storia che rimanga nel cuore di chi la ascolta (anzi la vede), che riesca a strappare un sorriso e, magari, un pensiero.

Siamo in tutta Italia: non sarà difficile venirci a trovare. 

D-Cosa provi alla fine di ogni tua interpretazione o lavoro di regista? 

R- Mi sento vivo. 

Carissimo Francesco, quando chiudo una mia intervista, amo fare una domanda "bianca". Si tratta di uno spazio libero all'artista dove può aprirsi e dire qualsiasi cosa voglia fare sapere al proprio pubblico. 

Risposta libera; a te la parola 

R- Non posso fare a meno di chiedermi dove sarei se avessi dovuto affrontare tutto questo da solo. La risposta la so: io non sono solo. Viva il Teatro!

 

 

 

 

 

Anno 2022.

L'essere umano si è completamente affidato alla tecnologia diventando  il pilota a capo di un tempo sempre più freddo e calcolatore dove la genialità non è più il risultato di un  ragionamento celebrale ma l' affidamento totale a ciò che il cervello umano ha inventato. Ci siamo trasformati senza neppure accorgersene.

Si è imparato a fare la spesa on line, si viaggia in macchine sempre più autonome dove l'essere umano si limita ai soli input; il cellulare è l'unico dialogo possibile: gente in autobus, nei treni, con le cuffie per la strada, nei posti di lavoro, a tavola durante i pasti sempre con in mano il telefonino di ultima generazione dove all'interno ci sono le anime (virtuali) del possessore: fotografie, messaggi, agenda, sveglia, mappe, indirizzari, applicazioni varie. Si può fare tutto con un clic. E' così che gli auguri si fanno per messaggio, si acquista attraverso specifiche applicazioni,  con i figli si comunica attraverso messaggerie varie: wathsap, telegram, sms. Coppie che si lasciano attraverso post glaciali nei vari social. salviamo indirizzi email, password, codici.  Non parliamo poi del lavoro in remoto dove il collega spesso è visibile solo in video chat. Comodissimo in periodo pandemico ma diventato soluzione in tanti campi lavorativi dove il computer è il mezzo. Non vi è così lo stacco casa e ambiente lavorativo che alimenta uno stato di staticità e sedentarietà poco salutari. Perfino lo psicologo, il dietologo, e tanti altri professionisti si possono contattare attraverso una chiamata diretta dal proprio pc.

Potrei continuare ore ed ore a dimostrazione della nostra involuzione di emotività umana. L'intelligenza ci ha reso schiavi di noi stessi; il calore umano è diventato qualcosa di inesistente. Sono finiti i tempi nei quali gli amici s'incontravano nelle piazze o ai muretti dove chiacchierare e condividere i loro vissuti. Troppe sale giochi con macchine ruba-soldi, troppe case con videogiochi dove la gente si paralizza di fronte a un nulla. IL virtuale non ruba solo il tempo ma la fantasia, la libertà, la creatività. Il virtuale ti entra dentro e ti indottrina se lasci che prenda il comando sul vivere reale. Siamo soffocati da innovazioni continue, siamo alla mercé di qualcosa ormai fuori controllo. Adesso se non sai usare la tecnologia, se non riesci ad adeguarti, se resti indietro con tutti gli aggiornamenti che i vari marchingegni necessitano, sei fuori dal mondo. Sempre più soli, sempre più impegnati ad imparare, a seguire il tutto per non stare fuori da un contesto che non aspetta e che non comprende. La burocrazia, fa il resto. Cud, ISEE, 740, modelli vari che cambiano di continuo, anziani che si rivolgono a figli, nipoti o centri specializzati che molto spesso complicano ancora di più. L'umanità è il vero "grande fratello": siamo sotto gli occhi di chi ci scruta, ogni nostro clic sulla tastiera, sul cellulare, sugli A.T.M, ogni volta che compiliamo un qualsiasi codice, che andiamo al supermercato, che paghiamo online, che passiamo di fronte a un negozio, una banca, una qualsiasi strada, siamo visti, osservati, controllati.  La cosa divertente è che per tante azioni ci danno moduli per firmare la privacy. Ma quale privacy? Ci sono grandi interessi dietro questo stato tecnologico che ci ha portato a cambiare per essere continuamente tracciati.

C'è stato un tempo nel quale l'essere umano viveva nella semplicità della vita stessa. Eppure lavorava, faceva la spesa, i ragazzi andavano a scuola, a ballare, in palestra, al bar, al cinema, teatro, concerti. Esisteva comunque il medico, il giornalista, il parrucchiere, il segretario, il professore, l'operaio, il farmacista ecc...Quando le mamme portavano i figli ai giardini, si giocava a pallone, ai quattro cantoni, a nascondino, a un due tre...stella e i bambini avevano gote rosse e sudavano dal divertimento; non erano a sedere sulle panchine a guardare i cellulari. Sono veramente più felici di come eravamo noi? Conoscono le favole? qualcuno gliele legge? o le seguono su Youtube? E' vero: adesso siamo più istruiti, più tecnologici ma quanto abbiamo perduto? quanto meno calore sentiamo? E' veramente servito tutto questo? Lo abbiamo scelto noi questo modo di vivere o ci hanno portato ad essere così e quindi per forza di cose accettarlo?

Tutto questo è indubbiamente un'evoluzione scientifica, meccanica, tecnologica ma si può affermare anche che siamo arrivati a un'involuzione umana. Il potere da sempre ci fa credere liberi ma sa bene come manovrarci. Noi siamo quelli che il burattinaio ha voluto che fossimo. Loro decidono, noi ubbidiamo. Chi ci difenderà? un robot? Chissà!

 

 

 

 Nel 1969 due malviventi si intrufolarono nell’oratorio di San Lorenzo, nel capoluogo siciliano; ritagliarono la tela dalla cornice che rappresentava l’unica Natività mai dipinta da Caravaggio e l' asportarono. I due improvvisati ladruncoli non si resero conto, evidentemente, del reale valore del dipinto; non fu lo stesso per un esponente della mafia, che intercettò l’opera sottraendola ai due (o forse fu proprio lui a commissionare il furto). Da allora non se ne seppe più nulla. Oggi alcuni pentiti raccontano che la tela fu tagliata in piccole parti, altri che sia stata usata come scendiletto da qualche capo mafioso, altri ancora che sia arrivata in Svizzera per essere venduta; e poi che sia stata rosicchiata dai topi, nascosta insieme a della droga sottoterra e mai più ritrovata, bruciata perché troppo rovinata... È stato anche detto che si tentò di usarla come merce di scambio per alleggerire il 41 bis, ma che lo Stato rifiutò...

Di fatto, a parte queste dicerie, il destino, o più probabilmente la fine della tela è ancora avvolta nel mistero. Nell’oratorio per anni è rimasto quello spazio vuoto sulla parete bianca, finché fu esposta una sua copia, considerata perfetta dagli esperti. Tutto iniziò dalle foto scattate in occasione del restauro del 1951, e da due persone: Bernardo Tortorici, presidente degli Amici dei Musei Siciliani, e Peter Glidewell, un inglese appassionato d’arte. Sapendo dell'esistenza degli scatti fotografici conservati nell’Istituto Centrale di Restauro, Glidewell ottenne le foto, e insieme a Tortorici si rivolse ai più grandi specialisti di riproduzione d’arte, quelli della società “Factum Arte” di Madrid, per commissionargli una copia del capolavoro.

Fu l’emittente televisiva Sky a finanziare la realizzazione dell’opera, acquisendone poi i diritti per produrre un docufilm dal titolo “Operazione Caravaggio, mystery of the lost Caravaggio”, dedicato a questa storia singolare.

Oggi la copia del dipinto è ancora nell'oratorio, in compagnia degli stupendi stucchi in stile barocco eseguiti dal Serpotta.

Probabilmente Caravaggio non venne mai a Palermo, secondo molti studiosi accreditati dipinse questo quadro su commissione a Roma. L'artista approdò in Sicilia dopo la sua rocambolesca fuga da Malta, dove venne arrestato per aver sfidato a duello un Cavaliere di Malta, ordine al quale per breve tempo appartenne. Si mosse sull’isola siciliana tra Siracusa e Messina, da dove sarebbe stato più facile raggiungere la terra ferma per poter arrivare a Napoli e poi a Roma. Ad avvalorare questa tesi c’è la constatazione che la tela risponderebbe allo stile e alle caratteristiche tecniche più vicine alle opere eseguite dal pittore nel 1600, quando era a Roma.

Entrati nell’oratorio, si rimane incantati dalla tela, come avviene sempre davanti ad ogni opera di Caravaggio. L’oratorio di San Lorenzo si trova in via dell’ Immacolatella, in prossimità di via Vittorio Emanuele e piazza Marina.

Per saperne di più:

http://izi.travel/browse/7ec7fcf5-51f6-4adb-97c8-9ad97c7b2a90

Grandissimo successo per il Premio Ambasciatore del Sorriso, al Maschio Angioino ricordato Sergio Bruni.  boom di presenze, premiate eccellenze e persone speciali.

 

Serata ricca di emozioni e record di presenze  per la nona del prestigioso Premio Internazionale Ambasciatore del Sorriso, svoltasi lunedì 19 settembre 2022 nell’incantevole Cortile del Maschio Angioino a Napoli che ritorna ancora una volta come ogni anno.  Questo riconoscimento viene dedicato alle personalità che hanno dato lustro alla città partenopea, che quest'anno è in memoria al famigerato maestro Sergio Bruni, cantautore e simbolo del novecento napoletano.  La manifestazione è promossa da Angelo Iannelli, icona della maschera di pulcinella nel mondo, e organizzato dall’Associazione Vesuvius in collaborazione con il Comune di Napoli.

Emozioni a tutto tondo, indescrivibile,  per una serata indimenticabile e scoppiettante. Durante la cerimonia sono stati premiati importanti personaggi del panorama culturale e artistico italiano che hanno donato la propria arte ai meno fortunati regalando un Sorriso a tutti loro. Infatti, i protagonisti assoluti della serata sono stati i ragazzi speciali Martina Barba, Francesca Giovelli  e Bitca Daria Alexandra  che hanno ballato sulle note del maestro Sergio Bruni ricevendo la grande partecipazione del pubblico.  Tra i presenti Vincenzo Mosca Presidente  associazione  disabili Gragnano. La serata-evento è stata presentata magistralmente da un quartetto d'eccezione composto da Erennio De Vita, Edda Cioffi, Angelo Iannelli ed Emanuela Gambardella, supportate dalle bellissime muse Mara Mollo e Lucia Schettino,  che hanno illuminato la manifestazione con lo storico slogan “per donare un sorriso basta poco avere un cuore grande” .

La serata è stata aperta con  le Majorette Sailors, a seguire un momento di moda a cura dell’Accademia Maria Mauro che ha dedicato la scenografia alla maestria di Sergio Bruni sotto gli occhi lucidi della figlia Adriana, accolta con grande entusiasmo a Napoli e che ha voluto omaggiare il folto pubblico presente con la canzone “Carmela” , accompagnata dal cantautore Lino Blandizzi  che ha interpretato l’ultima sua incisione in duetto  “Ma Dov”e".  Applausi a scena aperta per i giochi di luce e la tarantella napoletana della  scuola di ballo Passione Danza, spazio al body painting dell’artista Anita De Vivo e al gire show di  Aigul Duisheeva, tutti premiati. La scultura del riconoscimento targata Luigi Calì è andata al campione del mondo di judo Marco Maddaloni, al Presidente Confesercenti Campania Vincenzo Schiavo, che è stato premiato dal magistrato Catello Maresca già ambasciatore del sorriso, la campionessa del mondo di nuoto Angela Procida, l’ex Comandante Aeroporto Militare Capodichino Vito Vicari,  il cantante Marco Sentieri,  il noto comico e imitatore de Zelig Enzo Costanza, la giornalista Monica Cito, e tanti altri.  Protagonisti della cultura, del sociale e  dello spettacolo anche Enzo Avitabile, Giuseppe  De Carlo, Luigi  Calì, Bruno Ciniglia, Gianluigi Osteri, Massimo Amitrano, Pasquale Santarpaia, Giulia Accardo. Nel corso della  manifestazione  vi è stato la premiazione del concorso poetico letterario ed artistico riferito agli artisti e operatori culturali  che si sono particolarmente distinti per il loro impegno sociale  e culturale:  nella sezione in lingua  Sergio Spena  da Napoli, sezione in vernacolo Renato Di Pane da Messina, sezione sociale Lucia Ruocco da Amalfi, sezione pittura Sergio Grilli da Arezzo, sezione Fotografia Marcello Eraldi da Napoli, sezione racconti Grazia Dottore da Messina e sezione scultura Jose’ Luis Majca dal Peru’. Premio Vesuvius per Giuseppe Perone, Premio della critica Claudio Torino, Premio giovane talento Giulia Grimaldi. Menzione d’onore per Anita Napolitano.


Inseriti nel Premio Ambasciatore del Sorriso la 15esima edizione de “I Percorsi D’arte" che ha messo in risalto artisti come il giapponese Taizo Hiroga, la  venezuelana Carmela P. Centanni, il peruviano Josue’ luis Majca, Nadia Basso, Marco Fratiello, Claudio Torino, Lucia Ruocco,  Marino di Lorenzo, Vincenzo Maio, Giovanni Cardiero  e Marcello Eraldi. Per le istituzioni presenti alla serata il Sindaco di Brusciano Giacomo Romano, il Sindaco di Camposano On. Francesco Barbato, il vice sindaco di Mariglianella Felice Porcaro. La manifestazione è stata ripresa da diverse emittenti televisive come Campania Felix, Irpinia News,  Artes Tv, Web TV1 e Club Economy Tv. Presenti i fotografi: Bruno Fontanarosa, Mauro Cielo, Maria Villani, Niko Foto e Arturo Ciotola. Tra  i presenti anche Raffaele Carlino, Angela Scotto,  Andreea Cormjer Rosita Arpaia, Pasquale Bruscino,  gli artisti Sabba e Patrizia Spinosa. Partner ufficiale  del premio: Terre Pompeiane, Emme Emme Gioielli e  Gianni Cirillo stilista.   La star del sociale Angelo Iannelli rinnova l'appuntamento per il decennale del premio Ambasciatore del Sorriso.

 

 

 Francesco Battaglini classe 1981 maestro d'arte.

laureato in scultura all'accademia di Belle arti di Firenze è un artista versatile. Opera principalmente in campo artistico scultoreo ma è anche un pregevole ritrattista. Ha frequentato l'accademia di arte sacra a Firenze conseguendo i diplomi di tecnico della scultura e di maestro.

Da oltre 10 anni Battaglini si dedica a opere di decorazione. I suoi lavori sono adatti sia per ambienti chiusi che per spazi aperti. L'artista lavora presso il suo studio situato nelle colline fiorentine (Bagno a Ripoli) dove elabora con professionalità e grande abilità a opere che plasma con variegati materiali, dalla pietra grezza, al ferro, vetro, resine poliuretaniche e altro... molte le creazioni di modelli in argilla, riproduzioni di opera in resina, calchi in gesso e silicone di opere contemporanee.

Un artista che grazie a un'ottima preparazione culturale/professionale e all'estro naturale ch'egli dispone, riesce a elaborare sculture di grande valore artistico degne di essere presenti in esposizioni prestigiose. La sua carriera prevede molte mostre personali e collettive sia in Italia che all'estero. Numerosi i simposi ai quali ha preso parte.  Di Battaglini ometteremo il lunghissimo curriculum artistico che è possibile visionare in rete e passeremo invece a intervistarlo per conoscerlo meglio.

 

D- Ciao Francesco, tu ti occupi di scultura e di pittura. Vuoi dirci delle difficoltà che un artista trova nel farsi conoscere?

 

R- ciao Marzia, di difficoltà nel mondo dell’arte ce ne sono molte, la prima è trovare artisti competenti che sappiano “fare” e che dedichino la propria arte al bello e non alla vanità. Detto questo, è molto difficile farsi notare come artista, girano molte truffe nel mondo dell’arte e molte persone cercano di spillarti più soldi possibili millantando carriere rampanti, oppure opportunità fasulle, quando non hai esperienza cadi facilmente in queste dinamiche.

Inoltre non esiste più un “buon gusto” dell’arte e chi vorrebbe investire i propri capitali in questa, spesso non sa a chi rivolgersi per avere informazioni e valutazioni obiettive sul reale valore di un artista.

 

D- Tu hai raggiunto con tanta fatica e tanto impegno molti risultati dei quali andrai sicuramente orgoglioso. Vuoi renderci partecipi di qualche tuo traguardo importante?

 

R- Di soddisfazioni faticosamente raggiunte nonostante la mia giovane carriera artistica, ce ne sono diverse, fortunatamente.

La prima grande soddisfazione è sicuramente la statua monumentale in bronzo della “FORTEZZA” nella località di Grassina nel comune di Bagno a Ripoli vicino a Firenze, ottenuta tramite la vittoria di un concorso pubblico,  che rappresenta il "mio" Pinocchio con lo zaino che sale una scala infinita a simboleggiare la perseveranza e la forza della giovinezza.

La seconda scultura che mi ha dato soddisfazione si tratta  del busto in bronzo rappresentante  il Cardinale Elia Della Costa, realizzato per la chiesa di San Pietro in Palco situata nel quartiere di Gavinana a Firenze, posizionata per volontà del parroco Don Francesco Chilleri, in modo di fare conoscere agli abitanti del quartiere il volto del noto Cardinale. Nel paese di Impruneta, ho invece  realizzato per il Museo della “festa dell’uva” la scultura in terracotta, dal titolo “ la buona educazione”. Il 18 settembre, verrà inaugurato il parco dove è inserito questo mio  lavoro. Queste sono le ultime soddisfazioni, raggiunte ma vorrei elencare anche le altre, se mi è concesso. A Rufina viene installata la scultura in pietra “two face” realizzata per la Val di Sieve  in occasione  del 150° anniversario dell’unità d’Italia. Segue  “Il rapace” scultura realizzata per il parco di Travalle a Calenzano. Nella città di Ari e di Atessa nella provincia abruzzese vi sono due mie sculture in pietra, raffiguranti il dorso di una donna, e il “monumento ad una amica”. A Signa, nella sede del dopolavoro ferroviario e nel museo della stazione è presente un Crocifisso in terracotta donato al museo. A Civitella in Val di Chiana, sono presenti sia nel museo comunale che nella pieve del paese, due stemmi in terracotta, un busto in gesso raffigurante l’eccidio, mentre nella Pieve è presente un crocifisso in terracotta.

 

D- Sei un ottimo scultore, le tue opere spaziano da personaggi classici, di fantasia, religiosi a fantasiosi lavori di allestimenti per esterni: fontane, animali lavorati  con il ferro. Sei un talento non indifferente. Cosa ami di più dei tuoi lavori, cosa ti da più soddisfazione?

 

R-La soddisfazione sta nel “fare”, o meglio quando riesco ad immaginare qualcosa che vorrei creare che poi dal nulla, prende forma nello spazio. Adoro in particolare la fase di progettazione per la quale nello svolgimento iniziale  comincio a sperimentare le  varie soluzioni per giungere poi alla scelta definitiva. Inoltre l'attesa di qualcosa da sviluppare che già è dentro di me. Diventa magia quando inizio a lavorare su un soggetto con qualsiasi  materiale e non vedo l’ora di finirlo per ammirarlo. Tutto questo mi appaga, ma come saprai anche tu, la soddisfazione di un creativo dura fino a quando non gli viene in mente un altro progetto, un altro lavoro, un'altra creazione.

 

D- Nel mondo artistico come in qualsiasi altro contesto sociale vi è il pro e il contro. La soddisfazione spesso viene meno a causa di organizzazioni, burocrazie, difficoltà varie. Ti è mai capitato dover rinunciare a qualcosa di speciale a causa degli ostacoli suddetti? Cosa?

 

R-Si, a volte ho incontrato varie difficoltà e complicazioni burocratiche che rendono difficile la possibilità di partecipare a concorsi pubblici e privati. Molto spesso sono richiesti incartamenti complessi e tecnici, le documentazioni sono spesso macchinose e poco chiare. Inoltre in troppe occasioni le finanze messe a disposizione per realizzare questi lavori sono sempre molto limitate e quindi insufficienti alla realizzazione di questi.

 

D- So che a giorni nel paese di Impruneta una tua scultura in terracotta avrà "residenza". Vuoi pubblicizzare il tuo evento? Di cosa si tratta?

 

R- Certamente e mi piacerebbe pubblicizzare la cosa il più possibile perché finalmente sono riuscito a realizzare la mia prima statua in terracotta a grandezza naturale (h170cm) la quale farà parte della collezione del Museo dell’Uva di Impruneta. Un altro piccolo tassello nella provincia di Firenze che manifesta il mio lavoro. Con molto  piacere ho deciso di aderire alla richiesta di partecipare a questa iniziativa poiché l’impronta e l’Associazione artistica imprunetina di ART-ART sono state un' ottima famiglia artistica nella quale crescere per poi conoscere artisti importanti e famosi di Firenze, che con il tempo sono divenuti amici e colleghi.

 

D- Francesco Battaglini non è solo un grande scultore, ma un pregevole ritrattista. Vuoi parlarci anche di questa tua attività artistica? Quale delle due forme di arte ti da più soddisfazione emotiva?

 

R-Da sempre adoro i ritratti perché mi piace guardare la gente, trovo che in ogni individuo ci sia qualcosa di meraviglioso e unico. Per questa ragione uno dei miei ultimi progetti in divenire, è basato sul ritrarre 100 persone a figura intera di piccole dimensioni, siamo intorno ai 40cm di altezza, tutto ciò per creare una piccola folla di gente dissidente.

 

D- Ed eccoci adesso alla domanda "bianca" che rilascio sempre agli artisti; si tratta di uno spazio dove tu, come artista potrai esprimerti su qualsiasi cosa ti senti di condividere

Picchio

con il lettore.

 

R- Vorrei informare i lettori e gli appassionati del settore artistico  che nel mio laboratorio ubicato a Villamagna presso il comune di Bagno a Ripoli, vengono tenute lezioni private di arte, dal disegno alla pittura e ovviamente alla scultura, saranno insegnamenti adatti alle persone di ogni età e di qualsiasi livello di preparazione; dai principianti ai professionisti

 

Cosa augurarti Francesco? hai lavorato molto, ti sei impegnato con grande responsabilità, professionalità e grande attitudine ai tuoi lavori; sei arrivato in alto senza spinte né favoritismi e adesso attraverso i tuoi elaborati rendi migliore questo mondo buio, freddo e spesso privo di emozione. Grazie!

 

Ti ringrazio Marzia delle belle parole, per chi volesse contattarmi pio farlo nei recapiti indicati qui sotto

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 Un successo il concerto Omaggio a Rossini - Si archivia la XVIII edizione di Musica sotto le stelle. 

 

Grande successo per il concerto che si è svolto a Pontecorvo lo scorso Venerdì 12 Agosto in occasione della XVIII edizione di Musica sotto le stelle. L’evento che rientra nell’ambito della rassegna “Musica sul Monte Leuci” e che da tre anni si svolge all’interno della Basilica Concattedrale della città fluviale, è organizzato dal Comune di Pontecorvo e il Museo delle Battaglie con il sostegno della Banca Popolare del Cassinate e la direzione artistica affidata all’Assoflute Associazione Musicale. Protagonista il Quintetto Figaro composto da Fabio Angelo Colajanni al flauto e ottavino, Emanuela Signorato all’oboe, Roberto Petti al clarinetto, Simone Graziani al corno e Antonio Vincenzi al fagotto con il soprano Maristella Mariani, il mezzosoprano Paola Cacciatori e il bass-baritono Cesidio Iacobone. Il concerto è stato dedicato al 230° Anniversario della nascita di Rossini del quale sono state eseguite alcune tra le più celebri arie d’opera che hanno divertito ed entusiasmato il pubblico presente.

 

Numerose le autorità presenti insieme ad esponenti delle forze dell’ordine che hanno affiancato il Sindaco Dr Anselmo Rotondo e gli esponenti dell’amministrazione comunale intervenuti al concerto. E’ stato lo stesso Sindaco Rotondo che ha voluto sottolineare l’alta qualità artistica dell’evento proposto e ha rivolto un ringraziamento al Dr Umberto Grossi per il lavoro svolto in questi diciotto anni nell’organizzare questa manifestazione. Durante il concerto infatti sono state proiettate le immagini di tutte le attività che il Dr Grossi ha organizzato per il Comune di Pontecorvo preparate per l’occasione da Luigi Danella.

Un pensiero, condiviso da tutti i presenti, è stato poi rivolto dallo stesso sindaco alle recenti perdite che la città ha subito in questo ultimo periodo. Termina così l’edizione 2022 dei concerti di Musica sul Monte Leuci e un sentito ringraziamento va da parte degli organizzatori a quanti hanno permesso la riuscita della manifestazione, dall’Amministrazione Comunale della Città di Pontecorvo, al delegato agli eventi Massimo Santamaria, alla Banca Popolare del Cassinate sponsor ufficiale della manifestazione, alle forze dell’ordine, alla protezione civile e alle sponsorizzazione private di “Fioridea” di Beatrice Franco, Il Mulino dei fiori e ai servizi assicurativi di Riccardo Folcarelli.

 

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