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Secondo Lamberto Rimondini, ricercatore indipendente e autore di una serie di volumi dedicati alla storia geopolitica italiana, la sovranità del nostro Paese sarebbe, da oltre un secolo e mezzo, una costruzione formale più che una realtà sostanziale. Un’affermazione forte, che Rimondini ribadisce senza esitazioni nel corso di una lunga conversazione con Virgilio Violo, presidente dell’Associazione Free Lance International Press. Al centro dell’intervista c’è un’interpretazione radicale della storia italiana: dall’Unità d’Italia al secondo dopoguerra, fino all’attuale contesto europeo e globale. “L’Italia è al centro del Mediterraneo”, esordisce Rimondini, “e questa non è una suggestione romantica, ma un dato geopolitico oggettivo”. Il Mediterraneo, spiega, è sempre stato uno snodo strategico cruciale per i traffici commerciali e militari. In epoca romana non si parlava nemmeno di “Mediterraneo”, ma di Mare Nostrum, un bacino interno ad un Impero che ne controllava entrambe le sponde. Secondo Rimondini, questa centralità geografica rende l’Italia inevitabilmente un nodo di potere.
Ed è proprio per questo che, nel corso dei secoli, sarebbe diventata l’oggetto di interessi esterni permanenti. “La geopolitica cambia raramente”, sottolinea, “perché dipende dalla geografia. O si muovono le zolle terrestri o si costruiscono infrastrutture in grado di cambiare i flussi globali”. Una di queste infrastrutture è il canale di Suez. La sua inaugurazione nel 1869, frutto, secondo Rimondini, di una potente cordata finanziaria anglo-francese, avrebbe modificato radicalmente gli equilibri mondiali. “Prima del canale”, spiega, “le navi dovevano circumnavigare l’Africa. Con Suez, tempi e costi si dimezzano. Il Mediterraneo diventa la chiave d’accesso all’Oriente”. È proprio in quegli anni che l’Italia è attraversata dal processo di unificazione. Un processo che Rimondini descrive come inizialmente animato da spinte patriottiche interne, ma presto intercettato e deviato.
“Se l’Italia si fosse unita davvero come Stato sovrano”, afferma, “sarebbe diventata una potenza politica, economica e militare nel cuore del Mediterraneo. Un problema enorme per chi voleva controllare quei traffici”. Secondo questa ricostruzione, l’unificazione italiana non sarebbe stata il risultato di un moto spontaneo e liberatorio, ma di un’operazione eterodiretta. “I vertici patriottici vengono eliminati”, sostiene Rimondini, “e al loro posto vengono imposti personaggi funzionali a interessi esterni”. Particolarmente dura è la sua lettura degli eventi nel Sud Italia. “Non fu un’epopea romantica”, dice, “ma una strage”. Il Regno delle Due Sicilie, all’epoca una realtà economicamente solida e industrialmente avanzata, avrebbe pagato un prezzo altissimo con repressioni, deportazioni e saccheggi. “Il Sud era un concorrente diretto di Londra e Parigi”, afferma, “aveva rapporti commerciali con la Russia e l’Impero Ottomano e riserve auree ingenti. Era un bottino troppo ghiotto”. Per Rimondini, la perdita di sovranità non si ferma al Risorgimento. L’Italia, sostiene, sarebbe stata trascinata nelle due guerre mondiali da dinamiche simili.
“L’assassinio di Umberto I, la Prima e la Seconda guerra mondiale, fino agli armistizi del 1943, sono tutti passaggi che conducono al trattato di pace del 10 febbraio del 1947”. Quel trattato, firmato a Parigi, viene definito senza mezzi termini “un’imposizione”. “Non è un vero trattato di pace”, afferma, “ma la certificazione della sconfitta totale dell’Italia”. Rimondini ricorda come alcune clausole, ancora oggi secretate, riguardino ambiti cruciali come la politica estera, la difesa, l’energia e la finanza. “Negli Stati Uniti il testo è desecretato”, aggiunge, “in Italia no. Questo dovrebbe far riflettere”. Secondo Rimondini, da quel momento l’Italia diventa di fatto un “dominio”.
Le decisioni strategiche sarebbero vincolate a interessi esterni, mentre una parte della classe dirigente nazionale agirebbe come catena di trasmissione. Nel ragionamento di Rimondini rientra anche un tema che solleva interrogativi delicati, quello delle onorificenze conferite da Stati stranieri a esponenti di primo piano della politica italiana. “Basterebbe fare un esercizio molto semplice”, osserva. “Andare a guardare quanti cittadini italiani, in particolare uomini delle istituzioni, abbiano ricevuto dalla Francia la Légion d’honneur”. Tra i nomi citati compare anche quello di Enrico Letta, già presidente del Consiglio. “È lecito chiedersi”, incalza Rimondini, “per quali meriti un capo di governo italiano riceva una delle massime onorificenze francesi. Che cosa avrebbe fatto, concretamente, per il popolo francese?”. Secondo
Rimondini, la questione non è simbolica, ma politica. “Un’onorificenza non è mai neutra”, afferma. “Chi la riceve ha evidentemente lavorato in sintonia con gli interessi di chi la conferisce”. Lo stesso criterio, prosegue, varrebbe per il Regno Unito con i titoli nobiliari, le onorificenze britanniche e riconoscimenti ufficiali assegnati a cittadini italiani rappresenterebbero indizi utili per tracciare quella che Rimondini definisce una “mappa dei collaborazionisti”. Un quadro che, a suo dire, consentirebbe di individuare con maggiore chiarezza le reti di influenza esterna all’interno delle istituzioni nazionali. Da qui nascono due interrogativi centrali, che Rimondini pone senza mezzi termini, quale sia stato, e sia tuttora, il ruolo della massoneria nei processi decisionali italiani e quale responsabilità abbiano avuto i servizi segreti nazionali. “Se davvero l’Italia è stata eterodiretta per decenni”, conclude, “è inevitabile chiedersi dove fossero, o da che parte stessero, quegli apparati che avrebbero dovuto tutelare l’interesse nazionale”. In questo quadro si inseriscono anche eventi chiave della storia repubblicana. “Moro, Mattei e Olivetti”, elenca Rimondini, “sono figure che hanno tentato di restituire autonomia all’Italia. E sono morte”.
Il caso Moro occupa un posto centrale nell’analisi. “Moro voleva sganciare l’Italia da una logica di blocchi”, spiega Rimondini. L’idea di un’asse Washington-Roma-Mosca, già teorizzata da Kennedy, avrebbe messo in discussione l’ordine stabilito. “Moro toccò tre nervi scoperti”, continua “con politica estera autonoma, l’energia a basso costo tramite accordi con Libia, Russia e Algeria, ed una maggiore indipendenza monetaria”. “Violò i pilastri della sovranità limitata”. Per Rimondini, questo lo rese incompatibile con il sistema. Anche il 25 aprile viene riletto criticamente. “Non è il giorno della liberazione”, afferma Rimondini. “La guerra in Italia finisce il 2 maggio 1945. Il 25 aprile coincide con un discorso di Truman alle Nazioni Unite in cui si sancisce che l’Italia deve sottostare ai gruppi finanziari che hanno finanziato la guerra”.
Una lettura provocatoria, che mette in discussione uno dei pilastri simbolici della Repubblica. Secondo Rimondini, il sistema di potere che ha dominato il mondo per decenni avrebbe però iniziato a incrinarsi. “Il mondo è stato monopolare tra il 1991 e il 2007”, spiega, “poi qualcosa si è rotto”. Il discorso di Putin a Monaco e la progressiva affermazione di un ordine multipolare segnerebbero l’inizio di una nuova fase.
In questo contesto, l’Unione Europea apparirebbe come uno degli ultimi recinti di quel vecchio sistema. “Questa UE è destinata a implodere”, afferma Rimondini, “non l’idea di Europa, ma questa struttura”. Rimondini intravede per l’Italia un possibile ritorno a un ruolo di mediazione internazionale, coerente con la sua storia e posizione geografica. “È il ruolo che avevano in mente Moro e Mattei”, dice, “ed è quello che oggi torna ad avere senso”, ma il nodo resta politico. “Il problema non è solo il presidente del Consiglio”, conclude, “ma i ministri e gli apparati. Se rispondono a interessi esterni, ogni tentativo di cambiamento viene bloccato”.
L’intervista si chiude con una battuta amara, ma eloquente: “In Italia”, dice Rimondini, “ci sono ancora troppi signori, e signorini, che continuano a inchinarsi alla corona”. Un’affermazione che, al di là delle condivisioni o delle critiche, riassume bene il cuore del suo messaggio, cioè che senza una rilettura critica della propria storia, sostiene Rimondini, l’Italia difficilmente potrà recuperare una sovranità che, a suo dire, non ha mai davvero posseduto.
Ci sono biografie che permettono di esaminare le decisioni chiave, le visioni lungimiranti e le strategie innovative che hanno portato alla creazione di imperi commerciali: uno spaccato della società, in cui si riflette nel bene e nel male, negli slanci e nelle passioni, negli amori e negli errori, il carattere del nostro tempo. Le storie degli imprenditori italiani di successo raccontate da Tommaso Hebhardt offrono esempi concreti di come la passione, la determinazione e la resilienza possano portare al superamento delle sfide e al raggiungimento di grandi risultati così come descritto nel compendio nella quarta di copertina del libro PRADA – Una storia di famiglia - “ Da piccolo negozio nel salotto di Milano a brand globale da miliardi di euro quotato alla Borsa di Hong Kong. Prada sfida le convenzioni del lusso, sovverte le regole del fashion. Tra moda industria, arte e Coppa America: una storia di famiglia”. Oltre agli aspetti finanziari e strategici, lo scrittore Hebhardt esplora la personalità: i valori, le paure, le ossessioni e gli interessi personali che hanno plasmato il percorso di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli. Nella cronistoria l'autore utilizza gli appellativi "Lei" e "Lui" per riferirsi a questa coppia che ha trasformato il marchio Prada in un colosso globale della moda, unendo la visione creativa e l’ approccio intellettual-femminista di "Lei" (nipote del fondatore) e il genio imprenditoriale strategico di "Lui", che ha internazionalizzato e costruito l'azienda, lanciando anche progetti culturali come la Fondazione Prada nota per le sue ̀esposizioni audaci e concettuali: unione tra moda, industria, arte e il team di vela Luna Rossa. Patrizio Bertelli a capo del team, noto per il suo carattere irruente e impulsivo, confessa di aver imparato la pazienza grazie alle sfide e alle dinamiche intrinseche del far parte di una squadra di alto livello come quella di Coppa America, con i suoi immancabili alti e bassi. Il mecenatismo della famiglia PRADA va oltre il semplice sostegno con una visione che unisce responsabilità sociale e sperimentazione. Dal libro: (…) Negli ultimi tempi si sono anche impegnati a usare parte delle loro fortune per proteggere pezzi di patrimonio culturale e paesaggistico, spiagge come ristoranti, masserie e edicole (…). Il lettore piuttosto che concentrarsi sul risultato finale (la ricchezza, la fama), pagina dopo pagina, può imparare dai processi decisionali, dall'etica del lavoro, dalla resilienza e dalle strategie adottate dalla famiglia PRADA che Hebhardt ricostruisce con lo scrupolo del reporter e la partecipazione dello scrittore. Dai grandi scrittori ci aspettiamo che raccontino la complessità del mondo Tommaso Hebhardt è totalmente all’altezza di tali aspettative.
Tommaso Hebhardt (Treviso 1975) è a capo della redazione di Bloomberg News di Milano. Per la sua testata ha seguito alcune delle più importanti operazioni societarie a livello mondiale. Le sue biografie su Sergio Marchionne e Leonardo Del Vecchio, pubblicate da Sperling & Kupfer, sono diventate dei bestseller. Si ostina a giocare a rugby in mischia e a suonare l’ukulele con i suoi due figli. È sposato con Anna, che disegna illustrazioni per l’infanzia.
PRADA - Una storia di famiglia
Tommaso Hebhardt
Edizioni Sperling & Kupfer
Pagine 302
Lo scorso 25 novembre, giornata Internazionale contro la Violenza alle Donne, la cantautrice e poetessa Gisela Josefina López ha scelto di donare alla
| Gisela Josefina Lòpez |
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comunità di Morlupo una parte profonda e fragile della sua vita, presentando il suo libro “Sono stata Violentata”. Il racconto è stato breve, ma essenziale nella forma e potente nel contenuto, dove il dolore si è trasformato in un atto di amore, consapevolezza e rinascita.
L’iniziativa promossa con grande sensibilità dal Comune di Morlupo dalla Vicesindaco Maria Rita Marchetti. ha visto un pubblico attento e partecipe.
Con “Sono stata Violentata”, Gisela Josefina López non ha presentato solo un libro: ha offerto un ponte tra dolore e speranza, tra intimità e comunità, tra fragilità e libertà. Il testo esprime verità importanti che l’artista trasmette a tutte le donne che hanno vissuto tali violenze e che spesso non hanno la forza di manifestarsi. La voce di Gisela Josefina López è una ferita che diventa luce ed un è atto artistico che attraversa il dolore e si trasforma in consapevolezza e solidarietà.
Nel suo intervento, Gisela Josefina López ha rivolto un pensiero alle donne che ancora vivono nel silenzio: “Non siete sole. Parlare è difficile, ma è il primo passo verso il ritorno alla vita”. L’interpretazione di Gisela ha commosso il pubblico, non solo per la forza del tema affrontato, ma per la delicatezza con cui ha saputo raccontarsi.
La presentazione non è stata soltanto un incontro letterario, ma un evento artistico completo che unisce tre componenti, teatro, musica e poesia che riescono a fondersi grazie al talento di Gisela e alla raffinata sensibilità del Maestro Giovanni Caruso.
A fine serata abbiamo incontrato Gisela, che ha inteso rilasciare le seguenti dichiarazioni:
Il pubblico di Morlupo è rimasto colpito dalla tua performance teatrale e canora dove si percepisce una forte empatia tra te e il pubblico. Cosa ci puoi dire a riguardo?
Sono grato al Comune di Morlupo per l’accoglienza. Un ringraziamento particolare va al Sindaco Ettore Iacomussi, al Vicesindaco Maria Rita Marchetti e alla Consigliera Vincenza Quattrocchi, che hanno sostenuto e valorizzato questa importante iniziativa culturale.
Una menzione particolare va al Circolo dei Lettori con il Presidente Alessandro Paribelli e Liliana Timoteo, oltre all’associazione Botella d’Arte di Marianna Mariotti.
Il ringraziamento è anche nei tuoi confronti Rino Sortino, per la tua presenza e la nostra amicizia, perché riesci a compiere dei gesti che porto nel cuore.
Un esempio di coerenza e integrità e, un incredibile capacità di raccontare il mondo della musica. Dialoghi e testi brevi, capacità di cogliere il dettaglio per ricreare una situazione poetica-musicale; forte intuito: questi gli ingredienti dello songwriting alla maniera di Giulio Rapetti Mogol. Uno spirito libero che per la libertà di scrivere non accetta compromessi. E il suo modo di lavorare ha fatto scuola a molti, grazie ad una capacità personalissima di entrare nella poetica musicale, sviluppando ciò che Mogol stesso chiama l’automatismo, lasciando spazio alle storie della gente e, trovando sempre il risvolto inedito di qualunque esecuzione. All’attivo si contano più di duemila canzoni e 523 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. Dal libro: (…) Il talento è in tutti. La disponibilità ad applicarsi, invece, sembra distribuita in modo meno equo. Ma siamo noi stessi, senza accorgercene, a porci dei limiti, a desistere prima ancora di cominciare. Sono convinto che ciò che in genere si definisce pigrizia in realtà non sia altro che paura. La paura di fallire. Mi ritengo un miracolato, non perché abbia ricevuto un talento speciale, ma perché mi è stata data la possibilità di liberarmi dalla paura. Una delle prime volte in cui ho preso coscienza delle potenzialità dell’automatismo è stato quando ho scritto “Una lacrima sul viso” (...).
La prima e unica autobiografia di un mito della musica MOGOL – Senza paura – La mia vita non ha solo il merito di tracciare un ritratto musicale del nostro Paese ma, soprattutto, quello di aiutarci a capirlo. Nel libro saltano fuori anche gli interessi di Mogol per la medicina, la scienza, l’ecologia, l’antropologia. Mogol si trasferisce da Milano alla Cascina La Poncia. Qui comincia a frequentare un centro ippico. Nella parte iconografica è stata selezionata anche una foto che ritrae Lucio Battisti e Mogol durante la cavalcata Milano–Roma del 1970. Tra le pagine, Mogol, dotato di acuta sensibilità umanistica, spiega i suoi concetti di fratellanza universale e scrive dei legami che uniscono le persone. Nel libro pubblica uno stralcio significativo di una sua lettera inviata a Big una delle più importanti riviste musicali del tempo a proposito di fratellanza, amicizia, ecologia e ambiente: queste erano e sono ancora oggi le tematiche che persegue promuovendo stili di vita sostenibili e la coesione sociale. Sulla base di questi presupposti nel 1992 Mogol fonda in Umbria il CET Centro Europeo di Toscolano, una prestigiosa scuola di perfezionamento musicale che forma autori, compositori e interpreti della musica pop italiana. Interessante e inaspettato il suo pensiero e le sue esperienze sulla dimensione spirituale e trascendente. Dal libro (...) Giulio guarda! Non potevo credere a miei occhi. Alla nostra destra c’era l’arcobaleno più stupefacente che avessi mai visto. Era ampio almeno duecento metri, con colori di uno splendore indescrivibile. Non sembrava un arco ma un’immensa parete colorata.(…) L’arcobaleno più intenso cominciò a muoversi verso di noi (…) Non era vero che un arcobaleno non può “toccare” qualcuno. Lo aveva appena fatto (…). Mogol rivedrà ancora uno straordinario arcobaleno nel 2014 dalla forma sferica che lui interpreta convinto come un ponte tra il mondo terreno e quello spirituale. Quello con l’anima di Lucio Battisti.
Mogol con questa autobiografia Senza paura – La mia vita - si rivolge ai giovani, ma non solo, perché il futuro è di tutti e, in questo libro invita a non abbandonarsi al cinismo e a riprogrammare noi stessi, esorta a ripensare al domani sulla scorta del talento, della tenacia e del tempismo senza paura. Un libro emozionante per il mondo che non si rassegna. Per far ripartire noi stessi e anche il mondo della poetica musicale italiana dobbiamo imparare a pensare in avanti senza paura. Non è un lusso, è una necessità.
Mogol è nato a Milano nel 1936 ed unanimemente considerato il più grande autore di testi di canzoni italiane. La sua opera ha contribuito a trasformare la cultura popolare italiana degli ultimi sessanta anni. Ha scritto i testi di molti successi della musica leggera, collaborando, tra gli altri, con Lucio Battisti, Mina, Renato Zero, Adriano Celentano, Mango, la PFM, Gianni Morandi, Eros Ramazzotti. È noto anche per aver dato vita alla Nazionale Italiana Cantanti. Da più di trent’anni vive in Umbria, dove nel 1992 ha fondato il Centro Europeo di Toscolano, un’associazione no-profit che funge da scuola per autori, musicisti e cantanti.
MOGOL – Senza paura – La mia vita
Editore Salani
Pagine 220
Immutata resta la convinzione di fondo: la scienza non è affatto una disciplina arida, ma incarna una passione creativa simile a quella artistica. Se non che, dovendo indagare la realtà e non la fantasia, necessita di esperimenti, regole, analisi dei dati e così il metodo scientifico ha posto binari rigorosi alla curiosità umana. Il volume L’AVVENTURA DELLA SCIENZA MODERNA - I protagonisti, le loro scoperte, le loro vite spesso straordinarie di John Gribbin ci conquista proprio per questo: mette in primo piano, al di là delle scoperte, il modo di pensare di chi ne è stato l’autore, la meraviglia che da sempre sta alla base della ricerca scientifica. I protagonisti delle sue pagine non sono distaccati studiosi con il camice bianco, ma persone profondamente innamorate dell’universo e non solo e animate da un caparbio desiderio di comprenderne il funzionamento. E in particolare di trovare risposta a diversi interrogativi intorno ai quali John Gribbin organizza la trattazione sempre agile e avvincente. Quesiti apparentemente semplici, risposte complesse, personaggi entusiasti la cui inguaribile curiosità ha reso possibile il progresso. In questo saggio il celebre divulgatore scientifico John Gribbin conduce il lettore anche in un viaggio attraverso i modelli cosmologici che si sono susseguiti nel corso del tempo, da quello geocentrico di Aristotele al sistema eliocentrico elaborato dai grandi inventori dell’astronomia scientifica, come Copernico, Keplero, Galileo. In seguito man mano che le conoscenze progrediscono, le cose si complicano: Newton ci fa capire le leggi della gravità che regolano le orbite, Thomas Wright lancia lo sguardo oltre il Sistema Solare e vede miriadi di galassie mentre Wallace indaga le condizioni necessarie alla formazione della vita e Kelvin studia il passato e il futuro dell’universo. Fino a quando la mente geniale di un’ icona del Novecento Albert Einstein, lo scienziato più famoso di tutti i tempi, non mostra come descrivere non uno, ma molteplici universi possibili, raccontarne le vicende e prevederne le sorti. L’AVVENTURA DELLA SCIENZA MODERNA - I protagonisti, le loro scoperte, le loro vite spesso straordinarie. di John Gribbin riporta a nuova luce vita e intuizioni degli eroi testardi che hanno cambiato il nostro modo di vivere e pensare. Tanto per citarne alcuni tra gli uomini del Rinascimento Leonard Digges e il telescopio; tra gli ultimi mistici Tycho Brahe e la posizione delle stelle. Quando la Scienza si dà delle basi tra le pagine troviamo René Descartes e le coordinate cartesiane; Pierre Gassendi studia molecole e atomi; con Christian Huygens le ricerche di ottica e la teoria ondulatoria della luce; Robert Boyle studia la pressione dei gas e affronta l’alchimia con il metodo scientifico. Con la scienza dell’Illuminismo troviamo Joseph Black e la scoperta dell’anidride carbonica e con Laurent Lavoisier lo studio dell’aria e cosi via fino ai temi moderni. Molteplici sono le suggestioni che prendono vita tra le pagine di quest’opera unitamente anche a testi scientificamente rigorosi redatti in un linguaggio alla portata di ogni lettore. Una celebrazione che omaggia la bellezza della scienza, insieme alla dedizione coraggiosa di coloro che si sono lanciati alla sua divulgazione. Dal libro L’AVVENTURA DELLA SCIENZA MODERNA - I protagonisti, le loro scoperte, le loro vite spesso straordinarie di John Gribbin _(…) Quattro secoli e mezzo dopo la pubblicazione del De revolutionibus siamo nella situazione del bimbetto che ha appena imparato del regole del gioco degli scacchi. Stiamo appena cominciando a fare i nostri primi tentativi di giocare, con sviluppi come l’ingegneria genetica e l’intelligenza artificiale. Chissà che cosa potrebbero portare i prossimi cinque secoli, per non parlare dei prossimi cinque millenni (…).
John Gribbin, tra i più noti divulgatori scientifici, ha un dottorato in astrofisica e dal 1993 è visiting fellow in astronomia presso lUniversità del Sussex. Ha collaborato alle riviste «Nature» e «New Scientist» e ai quotidiani «The Times» e «The Indipendent». È autore di oltre un centinaio di libri tra cui le biografie di Stephen Hawking, Charles Darwin, Richard Feynman e James Lovelock, alcuni in collaborazione con la moglie Mary.
L’AVVENTURA DELLA SCIENZA MODERNA - I protagonisti, le loro scoperte, le loro vite spesso straordinarie
John Gribbin
Editore Longanesi
Pagine 655
Un uomo discutibile e sublime filosofo Caio Giulio Cesare torna a rivivere in un intrigante saggio. La vita di un grande intellettuale e politico dell’antichità raccontata con una scrittura elegante e raffinata da Colleen McCullough . Titolo originale dell’opera CAESAR.
Rileggere il quinto volume della saga di Roma antica che racconta gli ultimi decenni della Repubblica Romana e la transizione verso l'Impero : "CESARE - Il genio e la passione" di Colleen McCullough permette ai lettori di intraprendere un viaggio entusiasmante a ritroso nei secoli e fornisce una prospettiva storica che ancora oggi risuona nelle vicende politiche e sociali, svelando come le Historia docet siano sempre attuali per interpretare il presente. La studiosa Colleen McCullough segue la parabola della civiltà romana nel cuore stesso dell’Impero, nella Roma caput mundi qui indagata nei suoi molteplici aspetti attraverso la figura di Cesare, gesta, passioni, emozioni di questo geniale, affascinante ed enigmatico eroe, uno dei più grandi della storia. Questo romanzo storico è perfettamente documentato ed estremamente coinvolgente: un libro magnifico che possiede tutti gli ingredienti di un grande giallo con la differenza che quello che vi è narrato è vero e ci viene raccontato da una grande storica. E tappa dopo tappa, scoprendo il “dietro le quinte” dell’Impero, questo romanzo svela di quanto il mondo dei romani, la prima grande globalizzazione della storia, fosse in fondo molto simile al nostro. Prende così forma, attraverso la penna di Colleen McCullough, anche il ritratto di Cicerone che smentisce molti luoghi comuni: Cicerone non fu un retrogrado tradizionalista, ma un intellettuale pienamente inserito nei dibattiti culturali del proprio tempo; non agì da ambiguo “politicante” ma come moderatore alla continua ricerca delle vie tortuose, spesso contraddittorie, della composizione, del compromesso e della mediazione politica. Le lotte di potere, le ambizioni, i tradimenti e le dinamiche sociali descritte nel libro trovano paralleli nelle complessità del mondo contemporaneo. Per Cicerone, il susseguirsi di eventi impossibili da governare e tensioni logoranti segnarono il declino delle sue ambizioni, ma le sue parole e le sue gesta, - descritte nel racconto di Colleen McCullough - resteranno nei secoli un imprescindibile punto di riferimento culturale, ideale e etico. Il romanzo CESARE - IL GENIO E LA PASSIONE di Colleen McCullough propone un'analisi dettagliata della vita quotidiana, delle strategie politiche e della psicologia: interessante per capire come una figura storica così influente fosse allo stesso tempo un uomo con le sue debolezze vivido dei personaggi e delle dinamiche dell'epoca. Colleen McCullough esplora le sue relazioni personali, le passioni, le alleanze politiche e la sua complessa relazione con il popolo romano, che lo amava, e con l'aristocrazia senatoriale, che lo temeva. Il racconto termina con la guerra civile, lo scontro con Pompeo (6 aprile 49 a.C. - 29 settembre 48 a.C.). Il romanzo storico "CESARE - Il genio e la passione" è uno splendido affresco sorretto da un’impeccabile documentazione storica condotta con l’abilità consumata di Colleen McCullough . Un libro appassionante con cui vale la pena confrontarsi per approfondire la conoscenza delle radici della cultura europea.
Colleen McCullough (1937-2015) è stata un'acclamata autrice australiana, nota per il successo planetario di "Uccelli di rovo", Scrisse altre opere di successo, tra cui la monumentale saga storica sulla Roma tardo-repubblicana e imperiale, che le valse una laurea ad honorem in Lettere. Nota anche come talentuosa neurologa e ricercatrice insegnò alla Yale Medical School prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura.
CESARE IL GENIO E LA PASSIONE
Colleen McCullough
Rcs Libri 1998
Pagine 555
Un messaggio importante ci giunge dagli attori del libro GENI INCOMPRESI del compianto filosofo Ermanno Gallo, opera aperta sulla sconfitta e le conquiste del genio umano. Un affascinante itinerario culturale, un’analisi comparativa, una selezione di precursori lungimiranti. La quarta di copertina è emblematica e invita a continuare a indagare. Il genio è sempre stato accomunato al diverso, e per questo emarginato, irriso, spesso sospettato di commerci diabolici, prendiamo ad esempio, il medico Gaspare Tagliacozzo che fu il geniale precursore della chirurgia ricostruttiva. Nel 1597 realizzò il primo impianto di pelle su un paziente dal naso sfregiato, utilizzando una striscia di epidermide dall'avambraccio. La Chiesa, però, gridò all'eresia. Si racconta che nel Seicento Cartesio abbia costruito uno dei primi androidi, una figlia artificiale in grado di pronunciare poche parole. Ma l'invenzione "puzzava di zolfo", e fu distrutta. Molti hanno pagato la propria sete di verità con la repressione, il carcere, la rovina. Altri hanno visto plagiato il proprio talento anticipatore, come accadde a Laszlo Biro. La penna a sfera venne brevettata dall'ungherese Biro nel 1943, ma fu il barone francese Bich a produrla con il proprio nome divenendo ricchissimo. Biro, invece, morì in miseria. Solo il successo ha evitato ad alcuni di diventare semplicemente dei casi umani, buoni al più per la pratica psichiatrica. Poche invenzioni sono legate in modo tanto inscindibile al nome di una persona. Non è successo per l’aereo dei fratelli Wright, per la lampadina di Edison, per il cinema e l’automobile. La radio, invece, è un tutt’uno con Guglielmo Marconi. E se alcuni hanno cercato di contendergliene il merito (dallo statunitense Nikolas Telsa al tedesco Carl Ferdinand Braun), solo lui, autodidatta, figlio di madre irlandese e padre bolognese, ha visto prima di ogni altro, a soli vent’anni, il traguardo a cui si doveva mirare: l’uso delle onde elettromagnetiche per proiettare nello spazio messaggi intelligibili. E solo lui ha avuto la lucidità e la tenacia di trasformare quest’idea in un prodotto commerciale, fondando nel 1897 una società (una startup come diremmo oggi) protagonista di un mercato in piena espansione. “Possiede più impresa che conoscenza” disse di lui Telsa, credendo di sminuirlo. Quando invece è proprio l’istinto del business e la preoccupazione quasi ossessiva di tutelare le proprie invenzioni, uniti ad uno spirito innovatore e a un’innata curiosità, a fare di lui un antesignano non solo della tecnologia “senza fili” del Ventesimo secolo, ma anche di personalità come Bill Gates e Steve Jobs. Tra geniali intuizioni e battute d’arresto Guglielmo Marconi ricevette il Nobel per la fisica nel 1909. Un genio sfaccettato che nel cuore della Belle Epoque inventò il mondo in cui viviamo. Se oggi abbiamo cellulari, tablet e wi-fi, lo dobbiamo a lui, l’uomo che alla fine dell’Ottocento ha inventato il Terzo millennio. Il saggio GENI INCOMPRESI di Ermanno Gallo è un itinerario condotto con la passione di un cronista di razza. Dal libro: (…) Di fronte alle opposte fazioni, fanatismo e luddismo, tecnofilia e tecnofobia, il futurologo Bill Joy, amplifica voci sepolte e volontà di geni creatori scomparsi, perseguitati e incompresi: “Occorre, da parte di tutti, una disposizione d’animo lontana tanto dal timore quanto dall’idolatria della tecnologia (…).
Ermanno Gallo Saggista e narratore, divideva le sue giornate tra Torino e Parigi. Ha insegnato storia in Italia e in Francia e curato articoli e inchieste per “Le Scienze” e “Sapere”. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo: Spaccanapoli (Einaudi), Bit (Mondadori) e Maghi, sciamani e stregoni (Piemme).
GENI INCOMPRESI Eccentrici, perseguitati, plagiati, sfortunati, derisi, vilipesi …
Ermanno Gallo
Piemme Editore
Pagine 350
Occorrevano il talento e la sensibilità dello storico dell’arte moderna e contemporanea Flavio Caroli, noto nell’armonizzare erudizione e vivacità narrativa, per reggere le fila di questo straordinario diario che ripercorre il mistero di una vita straordinaria. COME IN UNO SPECCHIO di Flavio Caroli è quasi una sceneggiatura di un film, un viaggio alla scoperta dell’affascinante figura della giovane donna cremonese, Sofonisba Anguissola, la prima pittrice professionale della storia dell’arte italiana e non solo che ha vissuto fra il periodo del Rinascimento e il secolo del Barocco. Epoche di grande splendore artistico e culturale. Sofonisba esegue, in modo encomiabile, molti ritratti su commissione coadiuvata dalla sorella Lucia altrettanto talentuosa nella pittura, come sostiene il Vasari parlandone con Michelangelo e, affermando che Lucia, ha un livello di talento e abilità pari a quello di sua sorella. Sofonisba spiccherà il volo mentre Lucia resterà nell’ombra. Michelangelo nutriva una grande stima artistica e intellettuale per Sofonisba, la loro conoscenza nasce grazie ad un semplice disegno di questa giovane pittrice cremonese datato 1554, che mostra il fratello Asdrubale morso da un granchio, ad attirare l’attenzione di Michelangelo su questo ritratto eccezionale non è solo la capacità della giovane artista nel riprodurre i tratti fisici, ma anche la sua abilità nel trasmettere la personalità e l'anima del soggetto. Dal diario (…) Oggi è arrivata una lettera, caro diario, indovina di chi? Di Michelangelo. Proprio di Michelangelo Buonarroti. Quel mitico gigante mostra un apprezzamento evidentemente eccezionale per il mio disegno nel quale ho rappresentato, con divertimento, un fanciullo morso da un granchio. Il mio intento era evidente: mostrare il dolore fisico nelle fattezze di un volto, rappresentare cioè quelli che Leonardo ha definito “i moti dell’animo”(…). Questo disegno è considerato la fonte d'ispirazione per il dipinto di Caravaggio, "Ragazzo morso da un ramarro”. Il successo internazionale di Sofonisba Anguissola non ha eguali e la conduce nel 1559, come prima tappa del suo percorso professionale, alla corte di Madrid. Due amori sono presenti nel corso della sua vita. Il secondo matrimonio in cui lui, Orazio Lomellini, che ha ventitre anni meno di lei, si rivelerà come l’unica vera grande storia d’amore. Dal diario: (…) La verità, adesso devo dirlo, è che sono innamorata. Ho quarantasette anni. Per la prima volta sono innamorata. E’ una parola di cui non conoscevo il significato. La mia anima vuole solo lui. Il mio corpo prova sensazioni indescrivibili. Non sapevo nulla di tutto ciò. Ho capito che l’amore è una questione di buchi nell’anima. Tutti noi abbiamo dei buchi nell’anima. Ogni tanto arriva qualcuno che riempie, o compensa, quei buchi nell’anima (…). Sofonisba Anguissola ebbe una vita molto lunga. La sua longevità è eccezionale per l'epoca in cui ha vissuto ed è stata una delle prime artiste italiane a raggiungere la fama europea. All’età di novantasei anni fu ritratta da Antoon van Dyck un celebre giovane, frizzantino, pittore fiammingo. Fu allievo di Peter Paul Rubens e divenne il primo pittore di corte in Inghilterra sotto Carlo I Stuart. Con il racconto COME IN UNO SPECCHIO Il diario segreto di Sofonisba Anguissola il professore Flavio Caroli ci porta una storia forte e commovente, sostenuta da una scrittura affascinante al contempo realistica e poetica. Uno dei libri più importanti della narrativa italiana di quest’anno.
Flavio Caroli
Storico dell’arte e critico d’arte italiano (n. Ravenna 1945). Laureatosi in Lettere moderne (1968) e specializzatosi in Storia dell’arte (1972) presso l’Università di Bologna, qui ha intrapreso la carriera accademica, svolgendo successivamente attività di docenza nelle università di Salerno (1990-93) e Firenze (1993-94). Responsabile scientifico delle attività espositive di Palazzo Reale a Milano (1997-2004), ordinario di Storia dell’arte moderna presso il Politecnico di Milano dal 1995, tra i temi preferenziali dei suoi studi vi è l’analisi dei modelli introspettivi ravvisabili nella produzione artistica del mondo occidentale, sui quali ha condotto approfondite comparazioni con tradizioni figurative extraeuropee; C. ha inoltre condotto studi sull’arte del Cinquecento e sulla fisiognomica. Tra le sue pubblicazioni occorre citare: Lorenzo Lotto e la nascita della psicologia moderna (1975); Europa, America. L’astrazione determinata (1976); Primitivismo e cubismo (1977); La politica dell’arte (1979); I capolavori parlano. Cinque secoli di pittura moderna (1982); La pittura contemporanea dal Romanticismo alla Pop Art (1987); Tiziano (1990); Leonardo, studi di fisiognomica (1991); Storia della fisiognomica. Arte e psicologia da Leonardo a Freud (1995); L’anima e il volto. Ritratto e fisiognomica da Leonardo a Bacon (1998); La storia dell’arte raccontata da Flavio Caroli (2001); Le tre vie della pittura (2004); Arte d’Oriente, Arte d’Occidente, 2006; Tutti i volti dell’arte (2007); Il Volto di Gesù (2008); Il volto dell'Occidente: i venti capolavori che hanno fatto l'immagine della nostra civiltà (2012); Anime e volti: l'arte dalla psicologia alla psicoanalisi (2014); Con gli occhi dei maestri (2015); Il museo dei capricci. 200 quadri da rubare (2016); L'arte italiana in quindici weekend e mezzo (2018); Elogio della modernità (2019); La grande corsa dell'arte europea (2020); I sette pilastri dell'arte di oggi (2021). C. è inoltre autore dei romanzi Mayerling, amore mio (1983), Trentasette, il mistero del genio adolescente (1996), Voyeur. I segreti di uno sguardo (2014) e del memoir Storia di artisti e di bastardi (2017).
COME IN UNO SPECCHIO
Il diario segreto di Sofonisba Anguissola
Flavio Caroli
Rizzoli Editore
Pagine 189
Di pagina in pagina una sottile inquietudine si impadronisce del lettore: merito di una narratrice generosa, che scrive con lucidità e vigore, guidata da un’intelligenza solida e concreta delle relazioni umane Dacia Maraini con il suo ultimo libro SCRITTURE SEGRETE - Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola - ha letteralmente rivoluzionato il modo di guardare la storia della scrittura femminile, che è stata a lungo marginalizzata, raccontando i fatti per quelli che furono riportando a nuova luce scrittrici ignorate o dimenticate, mistiche, cortigiane e rivoluzionarie. Nel Medioevo, ad esempio, le donne non avevano nessun accesso all’insegnamento e non potevano leggere, non avevano la parola, non avevano la possibilità di accedere alla scrittura responsabile; pochissime lo hanno potuto fare e spesso quelle poche che avevano la possibilità di scrivere non venivano prese sul serio. Avendo letto anche le mistiche, l’autrice Dacia Maraini ha scoperto tutto un mondo che non poteva esprimersi. Le mistiche hanno scritto testi bellissimi che sono rimasti purtroppo nascosti nei conventi. Le cortigiane al contrario avevano accesso all’istruzione. Fare la cortigiana significava poter disporre liberamente di sé, del proprio tempo, leggere e studiare, tutte cose negate anche alle donne di rango più elevato. Il ruolo principale della donna era legato al matrimonio e alla maternità. Nel matrimonio medievale l’idea dell’amore non esisteva proprio, l’idea dell’amore nasce nell’Ottocento con il Romanticismo ma questa è un’altra storia.
Nel libro SCRITTURE SEGRETE - Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola di Dacia Maraini tante meravigliose “favole vere”. Grazie alla propria determinazione le oltre settanta protagoniste sono diventate donne forti e libere. Piccole grandi donne che hanno trovato il coraggio di non farsi rubare la vita, di credere nei propri sogni e di trasformarli in realtà. Donne che hanno magistralmente usato la scrittura e la parola come forma di liberazione e affermazione.
IL libro SCRITTURE SEGRETE - Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola di Dacia Maraini è di vasto respiro, condotto con sapienza. Un affresco articolato e un racconto avvincente. Un libro potente un vero capolavoro. Davvero ci si dissolve in questo libro e ci si innamora delle protagoniste: si prova una forte empatia per le loro storie e i loro sentimenti e alla fine ci si sente un po' sole. E si vorrebbe ricominciare.
Dal libro (…) La storia del talento femminile è effettivamente più che una storia di scoraggiamento: è una storia di repressione. Qualche tempo fa in America, in una università pubblica, una docente di lettere mi ha fatto notare che su Wikipedia alla voce Italian Literature non si trovava nemmeno un nome di donna. E questo su un’importante fonte di informazione alla portata degli studenti! La discriminazione continua ancora oggi. Il mercato è aperto alle donne , anche perché le donne sono le lettrici più numerose. Non c’è discriminazione sul piano del mercato. Il problema comincia quando dal mercato si passa alle istituzioni letterarie dove si stabiliscono i valori per le prossime generazioni, dove si fissano le gerarchie, i nomi prestigiosi che diventeranno i modelli di riferimento del Paese. (…).
Dacia Maraini è autrice di romanzi, racconti, opere teatrali, poesie e saggi, editi da Rizzoli e disponibili in BUR, tradotti in oltre venticinque Paesi. Nel 1990 ha vinto il Premio Campiello con La lunga vita di Marianna Ucrìa e nel 1999 il Premio Strega con Buio. I suoi ultimi romanzi: Una rivoluzione gentile (Rizzoli 2021) - Vita mia (Rizzoli 2023).
SCRITTURE SEGRETE
Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola
Dacia Maraini
Rizzoli Editore
Pagine 365
Siamo in una fase di incertezza internazionale, ordine globale sospeso per la competizione fra Russia Cina e gli Stati Uniti; prevale una dimensione tribale del potere in queste grandi potenze e naturalmente ci sono scosse a catena che entrano non solamente nella vita e nelle relazioni degli Stati ma nella vita di tutti noi. Viviamo in una situazione di incertezza permanente dove i conflitti attraversano fasi acute di scontri e poi momenti di cessate il fuoco anche all’interno delle nostre società. Comprendere ciò che sta accadendo non è solo necessario, è nostro dovere. Nel libro, che in questo momento tutti dovremmo leggere per comprendere meglio la complessità della situazione geopolitica internazionale attuale: LA SCOSSA GLOBALE – L’effetto Trump e l’età dell’incertezza, il giornalista Maurizio Molinari analizza in modo approfondito le cause e svela il drammatico scenario che potrebbe delinearsi in futuro. E lo fa anche con cognizione storica avvalendosi di uno stile chiaro e sintetico, riuscendo a fornire una dettagliata e obiettiva cronaca degli avvenimenti. Un dossier documentato e argomentato con assoluta lucidità e precisione su uno dei temi più dibattuti del momento che senz’altro, non può lasciare indifferenti. Nel saggio LA SCOSSA GLOBALE emerge il rigore giornalistico di Maurizio Molinari con analisi scrupolose e grafici relativi all’UE della Difesa con quota di PIL impiegato per fonte di finanziamento dal 2019 al 2026 e grafici riferiti alle nazioni con le più grandi riserve di petrolio ovvero i giganti dell’energia: Usa, Arabia Saudita e Russia. Nel libro LA SCOSSA GLOBALE – L’effetto Trump e l’età dell’incertezza di Maurizio Molinari, per completezza di informazione, trovano spazio interessanti mappe che offrono una visione immediata e chiara non soltanto dell'assetto geopolitico ma mostrano come si combatte anche sotto terra evidenziando tunnel sotterranei in Corea del Nord, i tunnel sotto la striscia di Gaza, l’area di cantiere del bunker sotterraneo a Pechino, altre mappe mostrano il sistema difensivo multistrato degli USA, il sistema difensivo areo israeliano, le miniere nello spazio ovvero i metalli presenti sugli asteroidi, le terre rare nel mondo: estrazione e riserve stimate ( produzione 2020 e 2021) tanto per citarne alcune. Un libro eziologico, una sorta di bussola per comprendere da dove la genesi, in cui si percepisce l’empatia e il senso di responsabilità morale. Dal libro (…) risorse come le terre rare, le criptovalute, l’intelligenza artificiale, l’acqua e i satelliti spaziali ci obbligano a guardare alla sfida neomercantilistica fra Usa e Cina in maniera ibrida, ovvero tenendo presente non solo gli equilibri commerciali nelle manifatture e lo sfruttamento dell’energia tradizionale, ma anche diverse fonti di ricchezza che ci portano a ripensare l’industria mineraria, l’uso del cosmo come spazio economico, la definizione stessa del denaro e dell’alta tecnologia. Cresce così la sensazione di essere arrivati al momento nel quale il nuovo secolo ridisegna le nostre vite, trasformando in archeologico quanto resta del Novecento (…).
Molinari, Maurizio. – Giornalista e scrittore italiano (n. Roma 1964). Dopo aver studiato all'Università Ebraica di Gerusalemme e al Manchester College di Oxford, si è laureato in Scienze politiche e in Storia all'Università “La Sapienza” di Roma. Giornalista professionista dal 1989, ha lavorato per La voce repubblicana prima di diventare corrispondente per La stampa da Gerusalemme, Bruxelles ma soprattutto da New York. Specializzato in politica estera e questioni internazionali, dal 2016 al 2020 è stato direttore del quotidiano di Torino e dallo stesso anno al 2024 ha diretto la Repubblica, della quale è attualmente editorialista. Della sua densa produzione saggistica si citano qui: Il paese di Obama (2009, Vincitore del Premio Capalbio 2011), Gli italiani di New York (2011), Governo Ombra (2012), L'Aquila e la farfalla (2013), Il califfato del terrore (2015), Jihad. Guerra all'Occidente (2015), Duello nel ghetto (2017), Il ritorno delle tribù (2017), Perché è successo qui. Viaggio all'origine del populismo italiano che scuote l'Europa (2018), Assedio all'Occidente. Leader, strategie e pericoli della seconda guerra fredda (2019), Atlante del mondo che cambia (2020), Il campo di battaglia. Perché il Grande Gioco passa per l'Italia (2021), Il ritorno degli imperi. Come la guerra in Ucraina ha stravolto l'ordine globale (2022), Mediterraneo conteso (2023), La nuova guerra contro le democrazie (2024) e La scossa globale (2025).
LA SCOSSA GLOBALE
L’effetto Trump e l’età dell’incertezza
Maurizio Molinari
Rizzoli Editore
Pagine 315

Rileggere oggi un libro sull'Europa scritto poco dopo la sua costituzione è tutt’altro che superfluo. Giovanni Reale è stato uno dei nostri intellettuali più originali e raffinati. Ha interpretato in libri che sono insieme saggi e viaggi romanzeschi, alcuni capolavori della letteratura mondiale. Nel saggio Radici culturali e spirituali dell’Europa - Per una rinascita dell’ “uomo europeo” - edito nel 2003 - si spronano e si combattono la scienza, la letteratura e la filosofia, i fatti umani e la Storia. Lo storico Giovanni Reale usa una lingua generosa, svelta e nello stesso tempo evocativa. Con elegante e sobrio spirito etico mette in scena i protagonisti della reale storia dell’Europa. In un mondo in cui tutti sembrano avere la risposta giusta a ogni domanda, la scienza, la filosofia e la storia viaggiano controcorrente ed è per questo che rileggere a distanza di ventidue anni dalla sua prima edizione, le pagine del saggio Radici culturali e spirituali dell’Europa - Per una rinascita dell’“uomo europeo” di Giovanni Reale - è stato uno dei massimi esperti di filosofia antica in campo internazionale - significa trovare precise risposte a domande urgenti sull'identità europea, significa trovare spunti da approfondire per affinare il proprio spirito critico di fronte alle sfide della realtà. In questo straordinario saggio ritornano a nuova luce autorevoli pensatori che con le loro grandi opere hanno rappresentato in modo esemplare il pensiero filosofico della tradizione occidentale. Il libro Radici culturali e spirituali dell’Europa - Per una rinascita dell’“uomo europeo” di Giovanni Reale è un’erudita puntuale ricognizione del vasto e dibattuto universo della storiografia. Un affascinate percorso attraverso i secoli, composto da brevi saggi, numerosi atti di convegni e citazioni estratte da libri di pensatori autorevoli, che coprono varie aree del sapere come filosofia, letteratura e scienze. Un saggio denso di riflessioni, che ci aiuta a comprendere le origini della nostra storia. Il monito di Giovanni Reale: (…) Se non si vuole ridurre l’Europa a una pura sfida politica o economica, bisogna avere il coraggio di gettare lo sguardo sull’origine della nostra storia, sulla possibilità di rinnovare l’uomo europeo, facendo vivere in forma nuova le sue radici culturali e spirituali. Poiché, come ebbe a dire Max Scheler, “mai e in nessun luogo i semplici trattati hanno creato una comunità, al massimo essi la esprimono” (...).
Giovanni Reale (1931-2014) è stato uno dei più importanti filosofi italiani, nonché uno dei massimi esperti di filosofia antica in campo internazionale, Reale è stato autore di una monumentale Storia della filosofia greca e romana (Bompiani Editore 2004) e di innumerevoli contributi e saggi scientifici, su Platone, Aristotele, Seneca, Plotino e Agostino, molti dei quali destinati alla circolazione internazionale, attraverso la traduzione in diverse lingue straniere.
Nel 1982 ha fondato la collana Vita e Pensiero Temi metafisici e problemi del pensiero antico.
Numerose le pubblicazioni con molte case editrici.
Dal catalogo Raffello Cortina Editore ha pubblicato, nella collana Scienza e Idee, "Saggezza antica" (1995), "Corpo, anima e salute" (1999), "Quale ragione?" (con Dario Antiseri, 2001) e "Radici culturali e spirituali dell'Europa" (2003).
Radici culturali e spirituali dell’Europa
per una rinascita dell’“uomo europeo”
Giovanni Reale
Edizione Mondolibri su licenza Raffaello Cortina Editore (2003)
Pagine 183
| George Eliot for François D'Albert |
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Dietro lo pseudonimo maschile di George Eliot si nascondeva Mary Anne (Marian) Evans (1819–1880), una delle scrittrici più importanti dell'età vittoriana.
Essere un'artista donna in quel periodo significava affrontare una doppia battaglia: non solo lottare per la parità professionale in un ambiente dominato dagli uomini, ma anche subire un giudizio diffuso che considerava il genio femminile come per natura inferiore. Questa combinazione di pregiudizi ha spesso negato il pieno riconoscimento alle loro opere.
Mary Anne Evans adottò uno pseudonimo maschile per due ragioni principali. Voleva essere presa sul serio ed evitare che i suoi romanzi fossero etichettati come letteratura minore "per signore". Inoltre, intendeva proteggere la sua opera dal forte pregiudizio sociale che la colpiva a causa della sua vita privata: viveva da vent'anni come una moglie con il filosofo e critico George Henry Lewes, un uomo sposato.
Nata nelle Midlands, Mary Anne Evans dimostrò subito una spiccata intelligenza. La sua formazione fu influenzata dall'accesso alla biblioteca di Arbury Hall e da un ambiente religioso vario. Dopo la morte della madre, Mary Anne si trasferì con il padre a Foleshill e iniziò a frequentare la società intellettuale di Coventry, in particolare il circolo dei liberi pensatori di Charles Bray. Queste conoscenze la portarono a sviluppare un pensiero liberale e a maturare dubbi sulla verità letterale della Bibbia. La sua prima opera di rilievo fu la traduzione della Vita di Gesù di David Strauss (1846). Dopo la morte del padre, si trasferì a Londra e divenne vicedirettore (dal 1851) della rivista radicale The Westminster Review.
Il 1854 segnò l'inizio della sua unione con George Henry Lewes.
Sebbene l'unione non fosse legale, la coppia si considerava sposata. La loro vita non convenzionale causò scandalo e portò la società letteraria londinese a isolarli inizialmente.
Mentre scriveva per la Review, Evans maturò la decisione di dedicarsi alla narrativa. Sotto il nome di George Eliot, pubblicò nel 1857 Scenes of Clerical Life e, nel 1859, il suo primo romanzo completo, Adam Bede, che riscosse un successo immediato. Nonostante la sua vera identità fosse stata rivelata, la sua popolarità come autrice non fu intaccata.
Dopo la morte di Lewes nel 1878, Eliot sposò John Walter Cross, un uomo d'affari più giovane di vent'anni, nel 1880, pochi mesi prima della sua morte. A causa delle sue convinzioni agnostiche e della sua relazione non tradizionale con Lewes, le fu negata la sepoltura a Westminster Abbey; riposa nel cimitero di Highgate, accanto a Lewes. L'opera più celebre di Eliot, Middlemarch (1872), è considerata una pietra miliare nella storia del romanzo inglese. I suoi romanzi, ambientati soprattutto nella provincia britannica, sono noti per lo stile realista e la profonda analisi psicologica dei personaggi, evidenziando il conflitto tra i sogni individuali e i limiti imposti dalla società. Nonostante un breve declino di fama nel XX secolo, George Eliot è stata rivalutata dalla critica (tra cui Virginia Woolf) e oggi è riconosciuta come un'autrice essenziale e una maestra di stile e chiarezza di pensiero. Molte donne hanno lottato per la libertà e l'autonomia in diversi ambiti.
Troppe, tuttavia, sono rimaste ignorate e dimenticate dalla storia. Per poter agire liberamente nelle arti, sono state costrette a ricorrere a pseudonimi maschili. Le conquiste dei propri diritti sono ancora molto spesso calpestate e la libertà individuale non sempre è attuabile.
Non capita spesso di percorrere così febbrilmente le pagine di un libro, per arrivare in fretta più avanti. Al centro l’ineluttabilità dei sentimenti, le passioni divoranti e la purezza trasformate in talentuosa scrittura. La biografia con la verve del romanzo, IL MONDO CHE SARÀ di Luigi Fontana è un racconto appassionante, poetico e stupefacente, scritto con un linguaggio incisivo e potente. Luigi Fontana ci illustra la sua vita attraverso quella intensa di suo padre, Jimmy Fontana, uno dei più importanti Cantautori degli Anni ’60, ce la illustra come se visitassimo una pinacoteca dove ritroviamo anche i profili di “quelli che contano” nel campo delle arti, della musica, dello spettacolo. Uomini e donne che Luigi Fontana ha avuto modo di frequentare e conoscere. Ma c’è un connotato che fa di questa biografia qualcosa di molto diverso dai flash dei rotocalchi intorno alla vita privata degli uomini di successo. Ed è la descrizione meticolosa e la costante ricerca nel tempo di Luigi Fontana narratore, la sua attenzione nell’individuare la strada che ha portato la gente famosa ad essere quello che è, e quali siano stati gli ostacoli che ognuno ha dovuto superare. Al pari dei grandi ritrattisti, Luigi Fontana coglie i numerosi particolari, in intuizioni lampeggianti, l’essenza di una personalità, le sue sfumature, le contraddizioni, le qualità e le debolezze, mosso unicamente dal desiderio di comunicare anche la sua personale esperienza, con una grande quantità di dettagli. Narrando la sua vita, con il IL MONDO CHE SARÀ, Luigi Fontana oltre ad aver creato con la parola scritta, un encomiabile tributo al padre, ci insegna senza volerlo a meditare sulla nostra, come magnificamente espresso nella "call-to-action" finale in quarta di copertina: Penso che la vita sia una grande, irripetibile opportunità. Una canzone da inventare. Un libro da scrivere. Un sorriso da regalare agli altri. ‘Il mondo che sarà’ è tutto questo per me. È il mio sorriso per chi lo cercherà.
Luigi Fontana (nome d’arte di Luigi Sbriccoli) è un cantante, pianista, compositore, arrangiatore e produttore musicale, nato a Macerata, ma romano di adozione. Figlio primogenito di Jimmy Fontana, uno dei più importanti Cantautori degli Anni ’60, Luigi ha seguito il padre nella sua vita artistica per oltre trent’anni, calcando, accanto a lui, le tavole dei palcoscenici di tutto il mondo. Autore di Colonne Sonore, doppiatore di Cartoni Animati e Cantautore anch’egli, ha pubblicato nel 2014 il suo album da solista L’illusionista e altre storie.
Attuale Presidente dell’Unione Nazionale Autori (U.N.A.), Delegato del Nuovo IMAIE e Consigliere di Sorveglianza della S.I.A.E., è oggi profondamente impegnato in attività a favore dei suoi colleghi, di musica e di ogni altro settore artistico, in difesa dell’Arte e della Cultura nazionali.
IL MONDO CHE SARÀ
La storia della mia vita accanto al mio grande papà
Luigi Fontana
Edizioni Readaction
Pagine 479
| Mary Shelley |
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Si dice che Mary Shelley si riunisse con il marito, Percy Shelley, Lord Byron e altri amici per raccontare storie di mistero fino a tarda notte. Proprio dopo una di queste riunioni, le venne in mente l'idea centrale di Frankenstein, l'opera che la rese celebre.
Mary e Percy Shelley trascorsero l’estate del 1816 sul lago di Ginevra. A causa della pioggia incessante, il gruppo, che includeva Byron, fu costretto a restare a lungo chiuso in casa. Parlarono di esperimenti per rianimare la materia morta e si lessero storie di fantasmi. Fu allora che Byron propose una sfida: ognuno avrebbe dovuto scrivere una storia di fantasmi. Da quel gioco nacque uno dei romanzi più importanti della storia della letteratura inglese.
Forse è sorprendente sapere che il romanzo Frankenstein o il moderno Prometeo è considerato la prima grande opera letteraria di fantascienza. Ed è ancora più sorprendente che in molti ignorino che questo libro – la cui storia è poi approdata al cinema, in televisione e persino nei cartoni animati – sia stato scritto da una donna: Mary Shelley. Non solo: lo scrisse in un’epoca in cui le probabilità per una scrittrice di raggiungere la fama erano pressoché nulle. La vita di Mary Shelley fu tanto affascinante quanto la sua opera: caratterizzata da grandi tragedie, un amore che conservò nel cuore fino alla morte e un'esistenza piena di audaci avventure. Le vicende della sua vita potrebbero ispirare la trama di un altro eccellente romanzo.“Provare amore per un altro mi trascinerà nell’ingranaggio dell’esistenza che conduce la gente, e dal quale per ora sono escluso.” (Mary Shelley, Frankenstein) Nonostante Mary Shelley sia entrata nel novero dei grandi scrittori della letteratura universale grazie a Frankenstein, quest'ultimo non fu certo la sua unica opera. Scrisse altri romanzi e opere teatrali che negli ultimi anni hanno attirato sempre più l’attenzione degli esperti. Travolto dalla fama quando l'autrice era ancora in vita, Frankenstein mise in ombra per molti anni le sue altre creazioni. Mary Shelley nacque a Londra, il 30 agosto 1797, in una famiglia di stirpe nettamente progressista. Suo padre, con il quale Mary ebbe sempre un rapporto molto stretto, era William Godwin, filosofo, giornalista e scrittore. Sua madre, Mary Wollstonecraft, fu una filosofa pioniera del movimento femminista. Purtroppo, la madre di Mary morì durante il parto, apparentemente a causa di una grave infezione e di una febbre altissima. La donna aveva avuto una figlia prima di sposarsi, che il padre di Mary accolse come figlia sua. Le due bambine crebbero come sorelle, instaurando un rapporto molto intimo che conservarono per tutta la vita. Quando Mary aveva 3 anni, suo padre si sposò con una vicina, che a sua volta aveva due figlie. Sembra che Mary non andasse d’accordo con la matrigna, arrivando perfino a odiarla. Ciononostante, si può affermare che ebbe un’infanzia e un’adolescenza felici. Suo padre educò Mary e la sorellastra Claire in modo molto liberale, dando loro accesso a un’ampia formazione e assicurandosi che diventassero due donne molto istruite.
Citazioni da Frankenstein
• “È più felice quell’uomo che crede che la sua città natia sia il mondo intero, di quello che aspira a divenire più grande di quanto la sua natura gli consenta.“
• “Un essere umano perfetto dovrebbe sempre mantenere la mente calma e serena e non permettere che la passione o che un desiderio passeggero disturbino mai la sua tranquillità.“
Alcune curiosità su Mary Shelley e il suo Frankenstein
Mary Shelley scrisse il suo romanzo più famoso, considerato uno dei capolavori della letteratura inglese, a soli 19 anni. Ci volle circa un anno per lavorare alle correzioni con il marito, Percy Shelley, e per trovare un editore. Il romanzo venne pubblicato nel 1818 in forma anonima, con una dedica al padre di Mary Shelley, William Godwin. Per anni pubblico e critica nutrirono il sospetto che il libro fosse opera di Percy Shelley. Il romanzo vedrà il nome dell’autrice in copertina soltanto nel 1831.
L’unico figlio sopravvissuto di Mary Shelley si chiama Percy Florence Shelley. Florence, come Firenze, la città in cui è nato. Nel suo viaggio tra le più belle città d’Europa Mary Shelley trascorse anche lunghi periodi in Italia. Tra le città che visitò ci sono anche Torino, Milano, Bologna, Napoli e Roma. Percy Shelley morì in mare tra La Spezia e Livorno, venne cremato a Viareggio e seppellito nel cimitero acattolico di Roma.
La prima edizione italiana di Frankenstein venne pubblicata soltanto nel 1944 da Ranieri Cochetti.
Le difficoltà che le donne incontravano in ogni forma d'arte, in un'epoca in cui l'uomo doveva essere l'unico artefice del pensiero, penalizzavano la forza, l'intelligenza e la genialità di molte grandi artiste. Mary Shelley era una di queste. Niente riuscì a fermarla e, grazie alla sua determinazione, Frankenstein è un'opera la cui lettura è ancora oggi stimolante e fondamentale.