L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

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Lorena Isabellon
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August 18, 2023

Mai  dimenticare mai Napoli” è un’antologia unica  ricca di documenti storici del nostro tempo, scritto dalla  Poliedrica scrittrice, Poetessa, Vice Presidente Dila Aps  Angela Maria Tiberi.  

Nel  libro sono ricordate tante  care persone di grande valore morale e storico che non sono più in questa vita, ma sono sempre con noi attraverso aneddoti mai sopiti   e testimonianze che  hanno lasciato una traccia indelebile nella storia d’Italia.

La poetessa Tiberi fa rivivere ricordi di persone dall’anima dorata  che sono passati a miglior vita, riconoscendo in loro il sigillo di un meritato podio.

Dott.ssa Tiberi  sei  l’ideatrice e curatrice di questa antologia ricca di spunti umani, da  cosa deriva questa idea?

Questa idea deriva dall’amore che ho per Napoli e i napoletani. Io sono cresciuta con i napoletani fin da bambina. Ricordo che avevo cinque anni quando conobbi per la prima volta la famiglia Longobardi che era un caro amico di mio padre. Le famiglie si riunivano a Roma dove vivevano , perché la povera gente si è sempre amata ed aiutata  nelle situazioni di difficoltà, avendo come fine la  sopravvivenza. 

Ho sempre apprezzato incondizionatamente il vero amore e la vera fratellanza   che esiste a mio parere  solo nella  povera gente. Ormai non è più tollerabile  l’attitudine di ricchi  miliardari dalla mente perversa,  che hanno il solo ed unico pensiero di annientare tanta gente, in cambio dei loro sporchi interessi.

Di questa verità se ne  ha la conferma tutti i giorni,   osservando lo sterminio di incolpevoli  esseri umani impiegati in assurde e lunghe guerre. Nel 2023 è inconcepibile che si continui ancora a combattere senza sosta e questo è  per me motivo di grande amarezza.

Di cosa tratta questo libro?

Questo libro tratta del sogno della mia vita,  l’amore per Napoli, della sua gente  e dei miei  proficui colloqui con tante persone. “Napoli ombelico del mondo” il mio precedente libro è stato premiato il 3 Aprile 2023 scorso a Montecitorio  alla Camera dei Deputati,  dal Presidente Internazionale La Sponda, Dott. Benito Corradini. 

In “Mai  dimenticare mai Napoli”  ho inteso proseguire sulle medesime  tematiche   del libro precedente, con  argomentazioni diverse.  In questo modo, intendo testimoniare  il mio amore per le tante persone di valore che ho avuto modo di conoscere durante la mia esistenza. Di certo preferisco investire i miei poveri risparmi versi i libri piuttosto in situazioni  di poco conto. 

Cito nel libro persone  che hanno lasciato un’impronta in me che  non potrò mai dimenticare, come il mio amato marito Vincenzo  Ruotolo   e Antonella Lavieri.  Entrambi erano soli davanti alla malattia, così sono rimasta vicino a loro fino all’ultimo istante della loro esistenza. Tutto questo perché le persone vanno amate e non abbandonate. Giovanni Rotunno lo ricordo come un Poeta di grandi capacità espressive.

Due figure importanti  che rimarranno per sempre impresse mei miei ricordi  sono inoltre quelle di mio padre e di mia mamma. Mio nonno quando morì lasciò orfani i suoi quattro bambini, (che poi di conseguenza  soffrirono la fame), compreso mio padre che aveva sempre gli occhi lucidi quando ricordava il padre. Nel libro c’è una menzione particolare per  la persona di mio cognato, Antonio Iuè che a noi ragazzi giovanissimi ci dispensò sempre di amore infinito, ed  era  un momento particolare  in quanto eravamo  adolescenti.

Nell’opera non posso fare a meno di ricordare con affetto  il mio sfortunato compare d’anello  Carlo Longobardi che morì ad Orte con altri quattro amici in un terribile incidente stradale, appena un mese dopo essermi  sposata.

Dott.ssa Angela Maria Tiberi, come stai vivendo questo momento?

 Attualmente sono una nonna felice e sono contenta di vivere dei bellissimi ricordi che hanno accompagnato la mia vita. Sono lusingata  di aver ricevuto circa  270 premi nell’ambito delle  mie attività culturali  durante gli anni, inoltre sono stata premiata tre volte alla Camera dei Deputati e una volta al Senato.  

Nel libro racconto la storia di mio nonno che il  prossimo 17 settembre a Milano sarà  premiata in presenza del Presidente della Repubblica Mattarella presso palazzo Merino di Piazza della Scala per la silloge "indimenticabile" dedicata a lui Tiberi Angelo Maria medaglia di bronzo". La sollecitazione venne richiesta dell'eroe di guerra Primo Premiolato, medaglia d'argento vissuto tre anni nel Campo di concentramento tedesco dall'età di dodici anni per tre anni . Io ho un desiderio, quello di poter essere un giorno nominata cittadina onoraria di Napoli e  vorrei che prima o poi questo sogno si avverasse.

Nell’intestazione del libro c’è un bellissimo ritratto, di cosa si tratta?

E’ raffigurata la Partenope  simbolo della città di Napoli, un ritratto della Pittrice e Scultrice Milena Petrarca.  Della sua vicenda ne intende ricordare le gesta  mitologiche  la mia cara amica Milena che visse in una famiglia di grandi personaggi  e artisti.

Il mito ricorda la Sirena Partenope che con il suo bellissimo canto cercava di sedurre il giovane Cimone, ma questi la rifiutava.  Partenope allora per il dolore si gettò dalla roccia più alta. Le onde portarono il suo corpo fino al golfo di Napoli e precisamente sull’isolotto di Megaride.  

Rispetto al libro precedente in che cosa differisce “Non dimenticare mai Napoli” ?

Io non amo ripetere le stesse cose, scritte nel libro precedente, ma intendo evidenziare  altre linee culturali di Napoli che ha una vasta storia. In questa mia opera  mi sono dedicata alla canzone napoletane del Festival di Napoli e alla poesia  che ha cominciato a farmi conoscere  la figlia di Sergio Bruni.

C’è anche il ricordo di Federico Salvatore che mi regalò la bella prosa del padre donata dal figlio Iuri. Tutta l’Italia è piena di meraviglie e  noi  tutti dobbiamo essere orgogliosi di essere italiani, che nonostante siano sparsi nel mondo, contribuiscono a diffondere  la nostra cultura.

Tra i tanti personaggi importanti che cito nel libro vorrei ricordare Mario Fratti che è stato uno degli uomini più rappresentativi al mondo,  grande drammaturgo, scrittore e saggista. Con questo mio libro vorrei lasciare un’ impronta indelebile e a tale proposito  mio zio eroe di guerra, medaglia d’argento, era solito dirmi  “ Finchè vivi scrivi e cerca di farlo soprattutto a favore  della pace,  perché l’umanità deve conoscere  l’importanza di questo valore.

Grazie Dott.ssa Angela Maria Tiberi.

 

 

Un libro utilissimo di Benjamin Abelow, al di là dei pregiudizi e delle faziosità politico-mediatiche.

 

Lo storico statunitense Benjamin Abelow, con il suo Come l’Occidente ha provocato la guerra in Ucraina, si è guadagnato la piena riconoscenza di tutti coloro (non moltissimi, purtroppo) che, insoddisfatti delle strabiche schematizzazioni politico-mediatiche ricorrenti, continuano ad interrogarsi in merito alle cause profonde del conflitto in corso fra Russia e Ucraina.

Come ha ben scritto Luciano Canfora nella sua Prefazione, su una materia che è diventata spesso “oggetto di rissa mediatica e di sbuffi di intolleranza”, libri come questo, privi di faziosità preconcette e “fondati essenzialmente su documenti”, meritano di essere salutati con gioia, in quanto utili a recuperare lucidità di analisi e oggettività di giudizio, virtù sempre più rare e, pertanto, sempre più preziose.

Si tratta, tra l’altro, non di un tomo corposo e ridondante, bensì di un agile e leggibilissimo libretto di una settantina di pagine, ovvero di un piccolo manuale densamente ricco di informazioni, una sorta di impagabile “Bignami sul contesto politico ed i retroscena internazionali nei quali si inserisce la tragedia della guerra.” *

Il mio obiettivo - scrive Abelow al fine di evitare equivoci e facili etichettature - non è difendere l’invasione, ma spiegare perché è avvenuta. La maggior parte dei cittadini occidentali ha sentito una spiegazione unilaterale e semplicistica di come è nata questa guerra. Ovvero che l’Occidente è tutto buono e la Russia è tutta malvagia. Cerco di pareggiare quel conto. La verità può essere dolorosa, ma è comunque essenziale, perché se non diagnostichi correttamente un problema, non sarai in grado di trovare una soluzione.”

Come ha dichiarato Richard Sakwa (professore emerito di Politica russa ed europea all’Università del Kent),  Abelow ha saputo dimostrare, in modo chiaro e convincente, che la crisi in Ucraina era “prevedibile, prevista ed evitabile” e che, di tale crisi, gli Stati Uniti sono i principali reali responsabili, per via della loro trentennale storia di crescenti, sistematiche ed insistenti provocazioni, iniziate fin dal processo di disgregazione dell’Unione Sovietica.

Una storia di provocazioni, di accumulo di minacce militari, e di sfide politiche che è stata completamente oscurata, ignorata e cancellata dai leader politici delle nazioni europee e dai mass media, che hanno presentato lo scatenamento del conflitto (azione certamente ingiustificabile e criminale come tutte le guerre), come un fatto inspiegabile, frutto dell’impazzimento di un novello Hitler, deciso a soggiogare tutta l’Europa, in preda ad un delirio di potenza.” *

Che cosa sarebbe accaduto - si chiede Abelow - se gli Stati Uniti avessero agito diversamente?

 Ossia, se:

  • non avessero esteso la NATO fino ai confini con la Russia e non avessero calpestato le promesse formulate nel 1990;
  • non avessero installato dei missili con capacità nucleare in Romania e programmato di installarli in Polonia;
  • non avessero contribuito al rovesciamento del governo ucraino democraticamente eletto nel 2014 (colpo di stato che cacciò il presidente Janukovyc e portò al potere Porosenko);
  • gli Stati Uniti non si fossero ritirati dal trattato ABM sui missili nucleari a raggio intermedio e non avessero rifiutato le negoziazioni con Mosca su questo tema;
  • non avessero disatteso i due accordi di Minsk del 2014-2015, per concedere autonomia alle regioni russofone dopo la guerra in Donbass;
  • non avessero condotto esercitazioni in Estonia con obiettivo di colpire la Russia;
  • non avessero condotto una vasta esercitazione militare di 32 nazioni vicino al territorio russo;
  • si fosse interrotta la guerra (invisibile nei media occidentali) contro la minoranza russa violando gli accordi di Minsk;
  • non avessero raccordato l'esercito americano con quello ucraino, inviando consiglieri militari.  

E sarà pur vero, come molti dicono (rischiando, però, di scivolare nel determinismo o nel giustificazionismo), che la storia non andrebbe fatta con i “se”, ma chi potrebbe ragionevolmente dubitare che, se gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO non avessero fatto tutto questo, molto probabilmente la guerra in Ucraina non sarebbe scoppiata?

Inoltre, gli americani facendo arrivare fiumi di armi in Ucraina, sospingendo il governo ucraino su posizioni intransigenti nei confronti della Russia, promettendo fantasmagoriche e rapide ricostruzioni dopo la guerra, proponendo di incorporare l'Ucraina alla NATO, invece di ricercare e sostenere un negoziato nel Donbass tra il governo ucraino e gli autonomisti filorussi, non hanno fatto altro che favorire l’ineluttabilità del conflitto.

Tutto questo, quando, secondo il già menzionato Richard Sakwa, Zelenskij avrebbe potuto evitare la guerra pronunciando soltanto cinque parole: "L'Ucraina non aderirà alla NATO".

Gli USA, fornendo 33 miliardi di aiuti all'Ucraina, di cui 20 miliardi in armi, si preparano a una lunga guerra piena di insidie, che potrebbe condurre le economie europee sull’orlo del baratro ed oltre. Continuando a cercare ad ogni costo la sconfitta della Russia,  l'Occidente, inoltre, sta (quanto inconsapevolmente?) favorendo il consolidamento dell'alleanza tra Russia e Cina. 

Ma come non comprendere le ineludibili potenzialità autodistruttive insite nel progetto americano di distruzione della Russia?

La via d'uscita da questa minaccia, secondo Abelow, è davanti ai nostri occhi:

sforzarsi di trovare un ragionevole quanto realistico accordo con Putin.  Un accordo, cioè, che contempli l’impegno dell'Ucraina alla neutralità, il ritorno ai confini prebellici (senza riprendersi la Crimea) e l’autonomia della regione del Donbass. 

In conclusione, possiamo dire che il libro di Abelow ha veramente molti pregi, facendo emergere, fra le varie cose, quanto sia stata grande e colpevole la cecità dei leader europei che, di fronte alle strategie imperialistiche  statunitensi, hanno finito per dare prova di un “livello di deferenza e di codardia tali da essere quasi inconcepibili”.

Ma ha probabilmente ragione Domenico Gallo nell’affermare che il merito maggiore del libro di Abelow è quello “di far comprendere che non si possono valutare gli eventi internazionali se non si è capaci di mettersi nei panni dell’altro. Il libro stimola il lettore a porsi una domanda di una semplicità disarmante: “come reagirebbe Washington se la Russia stringesse un’alleanza militare con il Canada e poi piazzasse basi missilistiche a cento chilometri dal confine con gli Stati Uniti?” ” *

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*https://www.articolo21.org/2023/03/come-loccidente-ha-provocato-la-guerra-in-ucraina/

 

BENJAMIN ABELOW
COME L’OCCIDENTE HA PROVOCATO LA GUERRA IN UCRAINA
FAZI EDITORE

 

June 24, 2023

Questa autobiografia supportata in senso dialettico da una Intervista (come fa Fellini nel film del 1987, che presenta proprio quel titolo) è un libro fresco, senza pretese, senza retorica, senza falsa modestia, un libro di confessioni che è costruito come un testo di Svetonio, cioè un libro che racconta, racconta e offre spiragli di avvenimenti piacevoli e aneddoti ricchi di sapori, sempre raccontati con una autentica modestia priva di qualunque narcisismo, scanditi in un indice di eccezionale aderenza al testo (Il “demone” dello spettacolo prende il sopravvento; il mestiere dell’attore; i grandi incontri; l’avventura del film calabrese su Cesare Pavese; la tristezza e la nostalgia: a Roma con la Calabria nel cuore; non solo attore: varie e (soprattutto) eventuali; "Altro di me non vi saprei narrare").

 Entri nel testo sempre in punta di piedi, come un osservatore attento di quella vita che ruota intorno a te e allo spettacolo, ossia al teatro, al cinema e alla televisione, con una discrezione e un rispetto, che ti permettono di descrivere e di fornire i dettagli dei tantissimi attori e dei cineasti a vario titolo, guardati dietro le quinte e dietro i set. Ci sono i cromosomi della tua carriera, a cominciare dalle recite con tua sorella a Bellizzi, destinate ai tuoi genitori. Tutto è gustoso e con un sapore gradevole, che sazia la curiosità quanto basta, senza mai scendere nel pettegolezzo o nell’autocompiacimento. Molto bello l’episodio del bacio con un’attrice, quando entrambi sbagliate la scena per ripetere molte volte il bacio, che ovviamente vi piaceva ripetere (“Mi chiedono spesso se sia possibile prendere una “sbandata” per una collega mentre si gira una scena d’amore. Certo che è possibile! Può succedere in tutti gli ambienti, in un ufficio o in un ospedale, anche se qui la vicinanza fisica ‘aiuta’. Di solito però, finito il lavoro, molte ‘storie’ terminano. A me è successo nel 1987 in un film per Rai Tre in costumi settecenteschi. C’era un feeling pazzesco con l’attrice protagonista che dovevo baciare con trasporto: baci veri, ovviamente. E io sbagliavo apposta le battute per ripetere la scena e baciarci ancora. La mia partner lo capì e sbagliava apposta anche lei. Insomma, ci piacevamo. Finito il film la collega mi telefonò per rivederci, ma per una serie di circostanze non fu possibile e ci perdemmo di vista. Seppi poi che si era sposata felicemente con un facoltoso gentiluomo e si era trasferita”). Ci sono le tue ricerche, le tue curiosità, i tuoi studi, da La TV di Mussolini alla Morte di Kennedy, alla Guerra del Viet-Nam, che scandiscono e rivelano i fuochi dei tuoi interessi di storico e di ricercatore, ma c’è anche l’emersione delle tue radici e il tuo grande amore per il mondo pugliese, come affermi esplicitamente (“La Puglia è la mia infanzia”), ma anche calabrese: insomma il sud e la Magna Grecia, del quale, in compagnia di illustri attori (da Arbore a Lino Banfi a Maurizio Micheli, nato a Livorno ma cresciuto a Bari, a Checco Zalone ecc.) rivendichi la conoscenza precisa cogliendo gli aspetti salienti di quella cultura antropologica, dichiarandoti orgogliosamente in un altro momento milanofobo di fronte a un leghista romanofobo. C’è anche il destino che ti era segnato di diventare pilota militare all’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, al quale, fortunatamente, ti sottrasse il TEATRO.

 C’è lo stato d’angoscia che prende un attore quando rimane in attesa per mesi che squilli il telefono, c’è il risvolto malinconico di che cosa significhi essere un attore e il continuo rischio di perdere la stima di se stessi. Molto bello è l’incontro con Fellini accanto a Fiammetta. [Fellini è stato un mio caro Amico e di lui conservo, oltre a tanti ricordi, sei letter autografe, compresa l’ultima, scritta nel maggio 1993, a quattro mesi dalla sua morte, che lascerò in eredità alla fondazione]. C’è anche il mondo del doppiaggio e insomma tutto lo spettro del mondo dello spettacolo, del quale hai partecipato tutta la vita in punta di piedi, nutrendoti di tutto quello che quel mondo ti offriva e che tu sapevi cogliere e decodificare, e che oggi racconti, quasi tirando le somme, consapevole che ogni momento, ogni episodio, ogni incontro (tra tutti meraviglioso è l’incontro con Sergio Leone, che racconti come in una sceneggiatura per un film), erano le varie tessere, tutte interessanti, che formavano l’intero mosaico. Forse l’incontro più umanamente denso di elementi profondi è quello con i due comici Ciccio Ingrassia e Franco Franchi, che getta molta luce sulla grande differenza dei due caratteri e sulla consapevolezza del significato della parola “attore”. Tu lo racconti in uno stile scarno e asciutto, ma rivelatore, anche grazie a questo tuo stile, di quello che i Latini chiavano histrio e i Greci υποκριθής, ossia il termine “attore” nel suo significato più profondo, che tu non hai mai dimenticato e che anzi, avendo anche esercitato per un breve periodo l’attività di insegnante, potrai oggi trasmettere a eventuali aspiranti attori affinché sappiano dall’inizio che cosa giace a livello semantico nella parola che usiamo con eccessiva semplificazione e superficialità (istrione e ipocrita): “A Canale 5 invece ebbi modo di lavorare con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia in uno sketch a Buona Domenica, negli studi Safa Palatino di Roma (dove fra l’altro, in quei giorni, conobbi Alberto Sordi). Erano una strana coppia, legata da amore/odio, come due vecchi coniugi che stanno insieme da una vita. Durante le prove Ciccio impose a tutti il silenzio e contestò una gag di Franco, dicendo che quelle erano pagliacciate.

A pausa mensa si divisero, immusoniti. Io capitai al tavolo di Franco, che mi disse, ancora di malumore: “Non vuole pagliacciate! Pazzesco! Ma non ha ancora capito che noi siamo due pagliacci?”. Un episodio monumentale, che dice tutto e potrebbe essere portato come esempio in tutti coloro che aspirano a diventare attori, facendo capire loro che, alla base di tutto (compreso Diderot e Brecht) c’è la coscienza di “esercitare un mestiere come un altro”. Una parola sul caro Amico Carlo Croccolo e alla sua confessione che ha trasmesso anche a me a proposito della sua relazione con Marilyn Monroe. Il libro è pieno di tanti aneddoti (per esempio quello di Nino Manfredi che decide all’ultimo istante di essere lui a dire la battuta conclusiva nello sketch pubblicitario “più lo mandi giù e più ti tira su”, destinata a te o anche quella analoga con Buzzanca). Io stesso mi vedo citato a proposito della francesizzata “Nini Pampan”, ossia Silvana Pampanini in una sera piovosa a via del Babbuino. Meravigliose e numerose sono le illustrazioni che completano il libro. Insomma questa tua bellissima autobiografia, non parla solo di te, ma parla del significato stesso dell’attore; delle sue speranze, dei suoi desideri, delle sue amarezze, delle sue malinconie, insomma del suo mestiere. Il motivo per cui questo testo affascina sta proprio nel fatto che racconta, senza alterarla, la pura VERITÀ.

 

June 10, 2023
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Il libro intitolato “L'era del pupazzanesimo”, scritto dallo storico contemporaneista Andrea Signini, utilizza lo scontro bellico tra Russia ed Ucraina come chiave interpretativa di gran parte dei codici comunicativi propri quell'architettura mondialista che si affanna a confinare l'Uomo del Terzo Millennio all'interno di un perimetro in cui tutto è artefatto, precostituito ed organizzato secondo schemi studiati ad hoc. Una sorta di truman-show in cui la popolazione del blocco occidentale e/o occidentalizzato rappresenta l'oggetto dell'ennesima sperimentazione di massa che altro non è che un agghiacciante tentativo di riprogrammazione culturale volto a ridurre se non addirittura ad azzerare le capacità stesse di discernimento di ognuno/a di noi. Saranno Lorsignori a doverci imporre cosa pensare e quando pensarlo? Ma chi sono costoro? Chi li rappresenta? Come agiscono ed in nome di chi operano?
A queste ed altre domande, l'autore risponde all'interno di queste pagine che potete acquistare direttamente sul sito di Amazon al seguente link:

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April 27, 2023

Difficile di questi tempi conoscere la verità su qualsiasi argomento. Per decenni, durante il secondo dopoguerra, siamo stati immersi nell'ideologia pseudo-occidentale, ma più che altra mercantilistica, che ha proposto e imposto Valori, Principi, Prassi e Costumi non necessariamente utili ma in cui credere ciecamente. Una volta assorbita e assimilata la componente ideologica ci siamo trovati immersi nella manipolazione dell'informazione. È stato un passaggio obbligato perché le falsità proclamate dalle ideologie avevano bisogno di una comunicazione che le perpetuasse. La manipolazione ci ha tragicamente fatto perdere la cognizione della verità. Eppure tutti dicono di cercarla perfino nella sua forma superlativa: il verissimo.Così il Vero, che dovrebbe già essere assoluto, si riduce a un “quasi” vero, in parte vero, non del tutto vero che permea la sfera cognitiva e la altera. Il vero e il falso si compenetrano e confondono. Sappiamo però che chi dispensa facili verità è un millantatore o un imbonitore, un truffatore che carpisce la buona fede. Chi cerca la verità sfidando le menzogne ​​sa di partire perduto. Rischia di arrestarsi dinanzi ai primi ostacoli e se li abbatte e distrugge presto si trova isolato perché le loro macerie si ammassano dietro di lui e lo separano dal resto del mondo. La vita è molto più facile se credi a tutto ciò che ti dicono, se non approfondisci niente, se ti accontenti di ciò che ti viene somministrato in modo suadente anche se palesemente falso.un truffatore che carpisce la buona fede. Chi cerca la verità sfidando le menzogne ​​sa di partire perduto. Rischia di arrestarsi dinanzi ai primi ostacoli e se li abbatte e distrugge presto si trova isolato perché le loro macerie si ammassano dietro di lui e lo separano dal resto del mondo. La vita è molto più facile se credi a tutto ciò che ti dicono, se non approfondisci niente, se ti accontenti di ciò che ti viene somministrato in modo suadente anche se palesemente falso. un truffatore che carpisce la buona fede. Chi cerca la verità sfidando le menzogne ​​sa di partire perduto.Rischia di arrestarsi dinanzi ai primi ostacoli e se li abbatte e distrugge presto si trova isolato perché le loro macerie si ammassano dietro di lui e lo separano dal resto del mondo. La vita è molto più facile se credi a tutto ciò che ti dicono, se non approfondisci niente, se ti accontenti di ciò che ti viene somministrato in modo suadente anche se palesemente falso.

 

In questi giorni la vicenda del rapimento e l'uccisione di Aldo Moro avvenuta 45 anni fa è descritta, ricostruita e commentata dal generale Piero Laporta in un libro autoprodotto disponibile in libreria e su Amazon: “Raffiche di bugie a via Fani” (ISBN9798385587193) . Il titolo è già indicativo del metodo avviato dal generale per riprendere la vicenda che non solo toccò emotivamente tutta la nazione, ma che espose l'Italia al primo vero pericolo per la propria sopravvivenza democratica: il terrorismo.Non quello internazionale che comunque già insanguinava mezzo mondo, ma quello interno perpetrato dalle frange nere neofasciste e quelle rosse comuniste con legami interni con apparati dello Stato, criminalità organizzata e massoneria e collegamenti internazionali con i servizi segreti di vari paesi “alleati e amici ” e “non alleati e non nemici”.

 

Piero Laporta è generale dell'Esercito proveniente dall'Arma del Genio. Fa parte di quella sparuta schiera di ufficiali che hanno detto e scritto mentre erano in servizio cose che nessuno si aspettava ma abbastanza di buon senso e ragionate da non poter essere censurate. La porta ha spesso toccato i limiti della libertà di espressione concessa anche ai militari (per graziosa elargizione della democrazia) ma sempre con una tale sagacia e franchezza da non poter essere impugnata contro di lui. Semmai i condizionamenti ei tentativi manifesti di silenziamento sono venuti dall'esterno del mondo militare invitandolo “a nozze” in un terreno che presto lo ha visto maestro e divertito contendente: quello giudiziario.Un ambito nel quale si è specializzato nella lettura e l'interpretazione delle leggi, delle relazioni ufficiali, dei reperti, delle escussioni testimoniali proprio attraverso l'esame degli atti che legislatori, magistrati, avvocati, esperti e consulenti stilavano e che spesso assieme ad accusa e contestazioni contenevano plateali svarioni ed errori grossolani. Con questa esperienza, gratificante e comunque pagata di persona, Laporta ha superato vari ostacoli aprendo la strada italiana ad un metodo di analisi diverso: non la ricerca della verità ma la ricerca delle bugie, delle menzogne ​​volontarie e involontarie, frutto di pregiudizi ideologici o di semplici castronerie.Il metodo non è certo nuovo e quasi tutta la letteratura del giornalismo investigativo si basa sulla ricerca delle bugie e dei “vizi” di forma e sostanza. Sono bastate due o tre menzogne ​​rivelate sul Vietnam per portare alla fine della guerra e alla sconfitta materiale e morale degli Stati Uniti. Un paio di bugie esposte dal Watergate hanno liquidato un presidente degli Stati Uniti, altre due sono ora esposte per liquidarne un altro, mentre un'altra serie di rivelazioni sull'Ucraina denuncia la fallacia dell'intera narrazione occidentale su quella guerra e sui suoi veri scopi e responsabile. La novità assoluta di Laporta e del suo libro sta nel fatto di esporre un racconto massa di bugie, incongruenze e mistificazioni da rendere l'intera storia conosciuta di quel delitto incredibile.Una sola di esse sarebbe sufficiente per avere uno scoop giornalistico ea promuovere una revisione di tutta la verità giudiziaria o extragiudiziaria ormai consolidata. Ma Laporta le espone tutte, e tutte assieme le ripete e ribadisce: in maniera brutale e raffinata, sottintesa e aperta, quasi alla ricerca di uno scontro con tutti. Uno che scontro possa portare in tribunale qualcuno e lui stesso dandogli modo di riaprire il “caso Moro” su basi nuove se non di prove almeno di dubbi legittimi e fatti ritenuti incontestabili diventati più che contestabili e inaccettabili anche e soprattutto a distanza di quasi mezzo secolo .Le “bugie” denunciate da Laporta riguardano tutta la vicenda: non furono soltanto quattro terroristi fai da te a sparare su Aldo Moro ma “lo Stato e le BR”, professionisti del crimine e dei servizi segreti. Aldo Moro non era a via Fani quando fu massacrata la sua scorta; dopo 55 giorni di prigionia chi gli sparò al cuore non volle firmare il delitto ma nascondere le torture inflitte. Il riferimento dell'autopsia sul suo corpo è incompleto. Ci fu un traditore, un Giuda, forse, ma lo Stato stesso tradì Moro. E le sue lettere dalla prigionia contengono sotto forma di complicati anagrammi informazioni preziose sulla verità. Non c'è un aspetto della vicenda sul quale Laporta non espone la falsità.E di esse è certo, non perché sia ​​depositario di una verità nascosta ma perché la narrazione e le conclusioni “ufficiali” che lui e altri pochissimi analisti hanno acquisito e verificato nel corso di quasi mezzo secolo fanno acqua da tutte le parti e la verità, qualunque essa sia, spilla dai fori delle raffiche di bugie rischiando di disperdersi irrimediabilmente. Sono i documenti a parlare ei ragionamenti razionali ad elaborare i dubbi che la Magistratura, in questo Laporta è chiaro, ha l'obbligo di dirimere individuando esecutori e mandanti. Quelli veri. Non è un compito facile. Lo stesso lavoro di Laporta lo complica con collegamenti inesplorati o volutamente tralasciati da parte delle autorità competenti e dei media.La porta non finge di essere asettico e distaccato, è passionale e vuole dimostrarlo con le parole enfatizzate, i puntigli esasperati, le ripetizioni, le annotazioni, gli aggettivi e gli insulti, e con la stessa grafica zeppa di “accidenti”. Egli partecipa emotivamente con foga e una prospettiva critica e “militare” formata e de-formata dagli anni della guerra fredda – gli anni di Moro- in cui bisognava credere in un mondo minacciato da un Grande Male e difeso da un Grande Bene. Insiste sulla matrice tutta italiana del delitto ma cita ripetutamente Cia e Kgb apparentemente per esonerare la prima e accusare il secondo, mentre per Stasi (Germania Est) e altri Servizi nazionali e stranieri è più che esplicito.Il suo modo di chiamare la Disinformazione operata dallo stato italiano e dai nostri media con il nome russo Desinformatsiya non è un vezzo linguistico ma una chiara allusione alla matrice ideologica e operativa sovietica che secondo lui sarebbe alla base di tutta la disinformazione globale. Un primato forse meritato ai tempi di Stalin ma che l'Occidente dovrebbe reclamare dopo mezzo secolo di sistematica disinformazione istituzionale. Tuttavia, toni e visioni personali a parte, il cumulo di bugie denuncia da Laporta fa del suo libro qualcosa di più del semplice “sasso nello stagno”. Il libro non provoca onde concentriche che pian piano approdano alle rive. Ogni pagina lancia un macigno e tutte assieme provocano onde che interferiscono fra di loro, annullandosi e amplificandosi,finendo per sollecitare e collidere con le accuse ei sospetti di complottismo, revisionismo, disinformazione che puntualmente toccano chi non si adegua ad una narrazione precostituita. Il risultato è la creazione di una turbolenza generale, una vera e propria tempesta che modifica lo “stagno”, di per sé allegoria dell'immoto e del putrido. Ma anche questo non è casuale: Laporta, con le sue cannonate contro le raffiche vuole bonificare lo stagno anche a costo di eliminarlo: acqua e fango. Esponendo le bugie egli esaminò la melma che ricopre questa vicenda e che è tuttora in fase di accrescimento ed espansione anche in altri campi.

 

 

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L'autore del libro:  Piero Laporta  – Dal 1994, osservate le ambiguità del giornalismo italiano (nel frattempo degenerato) Piero Laporta s'è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come d'altronde sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni, Arbiter, Il Mondo e La Verità). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi, ed.Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi, definitivamente disgustato della codardia e della faziosità disinformante di tv e carta stampata, ha deciso di collaborare solo con Stilum Curiae, il blog di Marco Tosatti. D'altronde il suo più spiccato interesse era e resta la comunicazione sul web, cioè il presente e il futuro della libertà di espressione. Ha fondato il sito https://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico, non apprezza Bergoglio e nemmeno quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.(dal sito: https://www.pierolaporta.it/author/pierolaporta/ ) Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico, non apprezza Bergoglio e nemmeno quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli. (dal sito: https://www.pierolaporta.it/author/pierolaporta/ ) Lingue conosciute: dialetto di Latiano (BR) quasi dimenticato, scarsa conoscenza del dialetto di Putignano (BA), buona conoscenza del palermitano, ottima conoscenza del vernacolo di San Giovanni Rotondo, inglese e un po' di italiano. È cattolico, non apprezza Bergoglio e nemmeno quanti lo odiano, sposatissimo, ha due figli.(dal sito: https://www.pierolaporta.it/author/pierolaporta/ )

L'autore della recensioneFabio Mini  è generale del Corpo d'Armata dell'Esercito Italiano ed è stato Capo di Stato Maggiore del Comando NATO del Sud Europa e comandante della missione internazionale in Kosovo. Ha comandato tutti i livelli di unità meccanizzate ed ha prestato servizio negli Stati Uniti, in Cina e nei Balcani. Ha diretto la Comunicazione della Difesa e l'Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze. Laureato in Scienze strategiche con Master di secondo livello, specializzato in Scienze umanistiche e Negoziato internazionale è commentatore di geopolitica e strategia militare. È Consigliere della Fondazione ICSA e membro della Società italiana di Storia Militare. Scrive, tra l'altro, per le riviste “Limes” e “Geopolitica , collabora con “l'Espresso” ed è editorialista de “Il Fatto Quotidiano”. È autore di numerosi saggi e una decisione di libri. Tra gli ultimi pubblicati:  L'Europa in guerra , La guerra dopo la guerra; Soldati; Mediterraneo in Guerra; La guerra spiegata a...; Eroi della guerra; I guardiani del potere e perché siamo così ipocriti sulla guerra? Per la Libreria Editrice Goriziana (Leg) ha curato le edizioni italiane di Guerra senza limiti dei colonnelli cinesi Qiao Liang e Wang Xiangsui, Fanteria all'attacco di Rommel, i Diari di Hitler, Paride di B. Liddel Hart e altri.È Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana e Commendatore dell'Ordine Militare d'Italia. Tra le insegne straniere è Officer della Legion of Merit Usa ed è insignito delle medaglie al merito militare della PRC e del Kosovo.

 

Per gentile concessione di Vision & Global Trends

 

April 18, 2023

(Storie vere di anziani e di malati rari)

Maddali e Bruni edizioni

 

Vi sono libri che hanno l'intento di fare comprendere quell'oltre lasciando il lettore arricchito interiormente dove la riflessione diventa tarlo emozionale e la sensazione della nostra impotenza umana si trasforma in specchio dove riflettersi e chiedersi se tutto ciò, potrebbe fare parte di noi.

"Guarda con i miei occhi" per esempio è uno di questi libri. Scritto da un medico, un dottore che della propria vita ha dedicato gran parte, vicino ai malati più fragili, più indifesi e spesso non compresi: gli anziani con le loro malattie legate all'età ma anche a persone non abili e a patologie complesse; malattie rare, forme maligne, depressioni e sofferenze psicologiche- Si tratta del dott.re Carlo Mugelli, medico chirurgo, specialista in geriatria e gerontologia di Firenze che attraverso una scrittura appassionata e emozionale ci trasporta nelle vite di alcuni suoi pazienti dove la disabilità fisica e psicologica hanno  minato i loro giorni.

 Il lettore che intraprende questa lettura coinvolgente fin dall'inizio, viene immediatamente attratto dal linguaggio letterario dell'autore, un linguaggio che ci trasporta con emozionalità nelle storie di alcuni suoi pazienti che ha tenuto nel cuore e nella mente tanto da riportarle con delicatezza e umanità fra le righe. Vi saranno momenti di rimembranze cliniche del dottore dove evocherà tutte quelle esperienze che lo hanno reso l'uomo e il medico che oggi è. Ogni storia fa male, fa pensare, fa intuire le varie complessità. Storie dove si intuiranno le difficoltà dell'uomo e del medico che non possono scindersi e che per questo vivono due vite  a sé: quella di chi per professione deve gestire con le giuste modalità deontologiche il malato e quella dell'uomo che ha pietà, comprensione e vive il coinvolgimento umano/emozionale che spesso è costretto a soffocare per ovvi motivi. Mugelli non solo si limita al racconto della propria esperienza con il malato, ma ne esprime anche le difficoltà familiari di chi vive ogni giorno senza esperienza alcuna quelle patologie che trasformano i nostri cari e nonostante tutto li vigilano con amore.

Si esprimerà anche su quelle realtà quando non tutti gli affetti sono reali e dediti all'amore e dove il malato diventa peso da sostenere delegando altri al sostentamento come un qualsiasi pacco postale. Di tutto questo l'autore ne sente il dolore perché l'uomo a volte sovrasta (per fortuna) la professione.

Ci saranno ricordi, memorie mai dimenticate, aneddoti, si comprenderà quanto il dottor Mugelli  fin dagli anni universitari fosse portato alla comprensione e al rispetto del malato, quanto di quei giorni gli sia rimasto dentro ad insegnamento perpetuo ancora adesso. Nelle sue parole pare di sentire la voce di Adolfo, di Mara, del signor Taddeo, di Cesare, della nonna che s'inventa otto nipotini, di Annamaria detta Dudy di Mary sorella di Gianni, di tutto coloro che sono stati toccati da malattie rare, degli anziani che non ricordano nulla, dell'amico perduto e di tutti quelli che grazie ai medici attenti, impegnati, rispettosi del malato rendono il mondo migliore. Un libro che tutti dovrebbero leggere poiché la vita può catapultare ognuno i noi in situazioni che mai penserebbe di vivere né personalmente né trasversalmente. La vita è preziosa e forse ce ne rendiamo ancora più conto solamente nei momenti difficili.

 

 

April 15, 2023

Da pochi giorni è uscito il libro "Una vita di emozioni" di Anna Rita Bassani A&A Marzia Carocci; pagine d'amore e di ricordi verso la propria madre Maria Fortunato scomparsa
recentemente a 100 anni. Era una poetessa introspettiva che ha saputo catturare le immagini ei sentimenti interiori facendone parole in versi ma soprattutto una donna dalle grandi qualità umane che ha saputo trasmettere i propri sentimenti materiali e spirituali con amore e intensità emotiva alla figlia Anna Rita.

Il libro ripercorre aneddoti, rimembranze e spaccati di vita di Maria Fortunato, una donna sempre impegnata in percorsi umanitari, un'attitudine all'ascolto, all'aiuto, alla comprensione. Anna Rita, attraverso le parole stampate, pare prenderla per mano e fa rivivere un passato che non può essere sepolto ma sottolineato per il valore e la potenza che solo l'amore e la dedizione verso l'altro possono osare . Le fotografie inserite nel libro ci rendono ancor più vivo e vivido il carattere e la forza d'animo di una donna che va ricordata e conosciuta attraverso le poesie, i racconti, gli episodi della sua lunga vita. Una donna dagli occhi buoni, dall'eleganza innata che anche dalle pagine di un libro riesce a trasmettere empatia in chi la osserva comprendendone la forza fatta anche di fragilità emozionali. Nella lettura ci rendiamo immediatamente conto di quanto alcune persone non conosciute dai più, abbiano qualcosa che fa la differenza; Maria Fortunato era una di queste.

 

D-Anna Rita, chi era tua madre?

 

R-Era una persona generosa e sensibile di fronte alla sofferenza e al dolore umano.
a sua sensibilità non le permise di essere indifferente rispetto al grande mistero  della vita e, nonostante i suoi lunghi anni, riuscì sempre a provare emozioni giovanili.
La mamma era una “senza età”.             

 

D- Cosa amavi di più in lei?

 

R- Affrontava i problemi con calma e serenità, senza trascurare il punto di vista altrui e con l'occhio sempre attento ai propri errori. Mi diceva spesso: “Tesoro non ti preoccupare, a tutto c'è rimedio”. Amavo in lei il suo pensiero profondo e la capacità di scavare nell'animo umano. Era un piacere ascoltarla! 

 

D_ Tua madre ha svolto assistenza nei consultori pediatrici questo negli anni '60, cosa ti ha raccontato di quel periodo?

 

RI bambini che afferivano ai consultori pediatrici, vivevano in contesti familiari spesso disagiati, con casi frequenti di mamme in difficoltà e figli con problemi psico-fisici. A volte, si presentava la necessità di svolgere un'assistenza non solo medico-sanitaria ma anche sociale e, in questi casi, la mamma prestava servizio a domicilio, con tanto impegno e passione. Al servizio pediatrico in sede, dotato di dispensario di latte in polvere, si affiancava il consultorio mobile , accolto con successo nel territorio da mamme che con i loro bambini affollavano le piazze e accoglievano il personale sanitario con grande entusiasmo. 

 

D- Nel libro parli di una casetta di cartone che tua mamma costruì per te: vuoi parlarcene? 

 

R-Era una casetta delle bambole che, in miniatura, racchiudeva tutte le comodità di una casa, fin nel piccolo dettaglio d'arredamento. Con le sue magiche mani riuscirono a trasformare semplici scatole di cartone in una cucina arredata, in un salone con porta e in una splendida camera da letto, con armadio e toilette, tutto con decorazioni colorate con stoffa e carta adesiva. Fu una grande sorpresa per me trovare la magica casetta come regalo di Natale!

 

D- Nel libro scrivi che tua mamma ha iniziato a scrivere poesie in un momento di particolare dolore, questo è usuale in chi si accinge in questo tipo di letteratura. Vuoi dirci cosa spinse mamma a scrivere i propri sentimenti in versi?

 

R-La spinta motrice che la indusse a comporre poesie fu una voce interiore che voleva dar vita ai suoi sentimenti, alle sue emozioni, ai suoi stati d'animo, come la solitudine, che fu il primo motore. Fu la stessa voce che le permise di tradurre in versi il suo passato, che portava sempre nel cuore. 

 

D- Cara Anna Rita, hai un ricordo particolare che non hai annotato nel libro e che vorresti dirci?

 

R-Il primo giorno di scuola, la nonna le raccomandò di scrivere con la mano destra, dal momento che la mamma era mancina. Con grande sforzo e concentrazione ottenuta nell'impresa e compose i primi segni sul quaderno, proprio con la mano destra. Un vero miracolo! 

 

D- -Dio o il nulla eterno-fu un mantra emotivo che tua mamma sentiva interiormente. Vuoi parlare?

 

R Il dubbio sul mistero della vita, ha sempre accompagnato e affascinato la mamma e, nello stesso tempo, ha arricchito il suo pensiero, con una spinta emozionale verso l'assoluto, verso un Dio universale, unità di tutte le cose. Di fronte all'immensità sentiva dentro di sé una grande emozione, proprio come recitò nella poesia “La speranza “: In un abbandono travolgente / nello sconfinato universo mi trovai / dove la speranza, / motore della vita, / è l'ultima a morire . 

 

D- Quali sono stati gli insegnamenti profondi che tua mamma è riuscita a impartirti?

e quale domanda non le hai mai fatto e che adesso vorresti farle?

 

R-Ha stimolato in me il pensiero logico, aiutandomi ad acquisire consapevolezza delle mie emozioni, senza trascurare il punto di vista altrui. Mi trasmise un approccio empatico verso la vita, che mi aiuta a sentirmi “parte di un tutto”.

Alla seconda domanda rispondo così:

Cara mamma,

con me hai vissuto una vita d' intense emozioni che ti hanno reso felice. Qual è l'emozione più grande che ti è rimasta nel cuore?

Credo che la sua risposta sarebbe stata: “quando ti ho stretta per la prima volta sul mio grembo”. 

 

D- Prima di lasciarci cara Anna Rita mi piacerebbe che in poche righe dicessi a chi ti legge perché hai voluto ricordare mamma e se vuoi, al termine, regalaci una sua poesia. 

Fu Antonietta Risolo a propormi di scrivere la sua storia. Con entusiasmo accettai, con il proposito di rendere sempre vive le sue emozioni e lasciare una testimonianza della sua vita meravigliosa.

Tra le sue poesie, scelgo quella che dà il titolo alla sua ultima silloge e che rappresenta una parte della sua personalità: 

 

Testa tra le nuvole

 

Piange, ride e si dispera

quella bimba che non vuol capire

e, ribellandosi, inseguir vorrebbe

quel mondo che ritrovar non puote.

 

“Che colori, che luce, che sussurìo,

in quel fantastico mondo!....

c'è sempre l'alberello, dai candidi e profumati fiori

coi provvidi rami tesi,

per riabbracciarla

in un ampio

che fermar vorrebbe il tempo.

 

E le altalene improvvisate

o con la corda pendente dalla ringhiera della scala,

o con la tavola da letto bilanciata su due pezzi di tufo,

in attesa dei piccoli amici

che proiettar si lasceranno in volo.

 

E sono tutti lì, timidi e indecisi,

ma pur sempre felici,

ora attorno a Bobi che la zampa alza in segno di saluto,

ora dietro al gattino che ratto attraversa il cortile

e alle farfalle che rincorrer si lascian.

 

E che dire, infine, di testa tra le nuvole,

seriamente occupata a far mangiare

le patatine fritte alla sua bambina

ea seppelir, pietosamente,

quell'uccellino dalla breve vita?

 

E' tutto intatto e immacolato,

in quel mondo che non può svanire

perché, ribelle e mai paga,

c'è sempre quella bimba

che non vuol morire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

March 14, 2023

 

Per educare al futuro troviamo  in libreria “Quale mondo quali futuri”,  l’ultimo libro pubblicato dall’editore Asterios per il Movimento di Cooperazione Educativa. Destinato a docenti,  educatori, operatori socioculturali, ambientalisti, ricercatori, giovani sensibili a questi temi e  che vogliano intraprendere un percorso didattico  sul futuro,   il libro è stato scritto da Giancarlo Cavinato, Marta Fontana, Leonardo Leonetti e Patrizia Scotto Lachianca, autori impegnati da lunghi anni con il MCE nella formazione,  per una scuola democratica e cooperativa.

 Degrado ambientale, mutamenti climatici, disuguaglianze sociali, riduzione crescente delle risorse del pianeta, con conseguenti   trasmigrazioni di popoli, pandemie e nuovi  focolai di guerra   rendono sempre più incerto il nostro futuro.

L’impatto di tali problematiche sui giovani è molto forte e impegna  i docenti  nell’offrire ascolto e comprensione per i loro  bisogni e a ricercare nuove strategie didattiche, per trovare insieme risposte e speranze per il futuro.

Nato da riflessioni ed esperienze del gruppo  Educazione alla pace del MCE,  “Quale mondo quali futuri” realizza un percorso di formazione e laboratori didattici per alunni, docenti, educatori e sostenitori dell’idea che futuri alternativi sono possibili e necessari. Così come è necessaria un’educazione attenta al Pianeta, agli esseri viventi, all’ecologia della mente, alla convivenza pacifica, con l’obiettivo di una vita dignitosa e giusta per tutti. Le indicazioni e le proposte concrete esposte nel libro sono orientate in questa direzione. Il testo,  alla luce dell’Agenda 2030, della Carta della Terra e dei nuovi paradigmi conoscitivi, affronta come sviluppare, attraverso giochi e attività operative, una coscienza planetaria e la consapevolezza della necessità dell’impegno e della responsabilità di ciascuno.

Il libro è composto di un ricco repertorio di oltre 70 giochi, attività e simulazioni organizzate per obiettivi, temi, materiali occorrenti, istruzioni per insegnanti ed educatori, da proporre a bambini e ragazzi a partire dai 6/7 anni. Alcune attività sono adatte anche alla scuola secondaria.

 Le schede-proposta possono essere utilizzate anche per lezioni di educazione civica,  in linea con le Indicazioni nazionali.

 

  

Collana MCE. Narrare la scuola

Formato 16 x 23

Illustrazioni b/n e colore

Pagine 192

Prezzo di copertina e 23,00

ISBN 9788893132343

Acquisto disponibile presso www.asterios.it

http://www.mce-fimem.it/pubblicazioni/mce-libri/narrare-lascuola/

 

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* Rosaria Cetro , dirigente scolastico, componente MCE della redazione per la collana  Narrare la scuola.

 

February 02, 2023

 

 

Lo scrittore comasco Silvio Foini è tornato in libreria con il suo ultimo romanzo a titolo "Contado del Seprio Morbus" per i tipi dell'editore varesino Macchione.

Si narra di una terribile pestilenza intorno all'anno 1460 dc che infuriò nelle contrade del Seprio, territorio longobardo. Carestie e morti decimarono le povere popolazione contadine e si dovette ricorrere all'arguzia di un monaco, priore di un piccolo convento di Varese, sostenuto da una divina apparizione per debellarla. Il romanzo ruota attorno al monastero di Torba, oggi patrimonio Unesco, ed al paese di Gor, oggi Gornate Olona.

Il romanzo è l'ultimo dei quattro sulla saga del Seprio medievale, iniziato con "IL MONASTERO DEL MALE" Newton Compton seguito da altri tre sempre per l'Editore varesino Pietro Macchione assoluto interprete del territorio della provincia di Varese. Del primo è stata fatta un'edizione di audiolibro visibile su internet. I romanzi hanno ottenuto un buon seguito in tutta la provincia di Varese e Como.

La bella copertina ad alto impatto visivo è stata realizzata da una giovane, studentessa di nome Gaia Petrarca residente nel territorio del Seprio ed appassionata della sua storia millenaria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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