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Marzia Carocci
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Un successo il concerto Omaggio a Rossini - Si archivia la XVIII edizione di Musica sotto le stelle.
Grande successo per il concerto che si è svolto a Pontecorvo lo scorso Venerdì 12 Agosto in occasione della XVIII edizione di Musica sotto le stelle. L’evento che rientra nell’ambito della rassegna “Musica sul Monte Leuci” e che da tre anni si svolge all’interno della Basilica Concattedrale della città fluviale, è organizzato dal Comune di Pontecorvo e il Museo delle Battaglie con il sostegno della Banca Popolare del Cassinate e la direzione artistica affidata all’Assoflute Associazione Musicale. Protagonista il Quintetto Figaro composto da Fabio Angelo Colajanni al flauto e ottavino, Emanuela Signorato all’oboe, Roberto Petti al clarinetto, Simone Graziani al corno e Antonio Vincenzi al fagotto con il soprano Maristella Mariani, il mezzosoprano Paola Cacciatori e il bass-baritono Cesidio Iacobone. Il concerto è stato dedicato al 230° Anniversario della nascita di Rossini del quale sono state eseguite alcune tra le più celebri arie d’opera che hanno divertito ed entusiasmato il pubblico presente.
Numerose le autorità presenti insieme ad esponenti delle forze dell’ordine che hanno affiancato il Sindaco Dr Anselmo Rotondo e gli esponenti dell’amministrazione comunale intervenuti al concerto. E’ stato lo stesso Sindaco Rotondo che ha voluto sottolineare l’alta qualità artistica dell’evento proposto e ha rivolto un ringraziamento al Dr Umberto Grossi per il lavoro svolto in questi diciotto anni nell’organizzare questa manifestazione. Durante il concerto infatti sono state proiettate le immagini di tutte le attività che il Dr Grossi ha organizzato per il Comune di Pontecorvo preparate per l’occasione da Luigi Danella.
Un pensiero, condiviso da tutti i presenti, è stato poi rivolto dallo stesso sindaco alle recenti perdite che la città ha subito in questo ultimo periodo. Termina così l’edizione 2022 dei concerti di Musica sul Monte Leuci e un sentito ringraziamento va da parte degli organizzatori a quanti hanno permesso la riuscita della manifestazione, dall’Amministrazione Comunale della Città di Pontecorvo, al delegato agli eventi Massimo Santamaria, alla Banca Popolare del Cassinate sponsor ufficiale della manifestazione, alle forze dell’ordine, alla protezione civile e alle sponsorizzazione private di “Fioridea” di Beatrice Franco, Il Mulino dei fiori e ai servizi assicurativi di Riccardo Folcarelli.
L’undicesima edizione della Notte coi poeti a Villa Edera in ricordo del X agosto di Giovanni Pascoli, si è conclusa con una spettacolare presenza di pubblico e di poeti.
L’occasione era arricchita dalla presentazione in prima nazionale del libro di Antonello Colledanchise “De amor encara” (Nemapress edizioni) che raccoglie una scelta delle migliori poesie/canzoni del poeta e cantautore algherese in cinquant’anni di carriera. Prefazione di Neria De Giovanni e postazione di Francesco Santino Scogliamillo, presente all’incontro. Letture in italiano di Lucia Muzzetto. Musica: Antonello Colledanchise, voce e Cuatro venezuelano, Susanna Carboni voce, clarinetto, Raffaele Podda, fisarmonica, Riccardo Moni, chitarra.
Due canzoni-poesia in apertura e due chiusura hanno suggellato la serata condotta da Neria De Giovanni, direttora artistica della Rassegna.
Il cuore della Notte coi poeti sono stati, come sempre, i versi dei tanti scrittori che hanno partecipato, provenienti da varie parti dell’Isola e dall’estero.
Ha aperto Antoni Canu, già Croce di San Giorgio, la più alta onorificenza della Generalitat di Catalogna; Adriana Mannias Barabino, poeta di Stintino con letture dedicate all’amore e alla sofferenza femminile; Angela Baldino e Giuseppe Sechi di Alghero, Raffaele Ciminelli di Castelsardo, Margherita Lendini in duetto con la figlia per una poesia accorata sui dolori della guerra in Ucraina cui è seguita la lettura del canto per Mariupol di Franco Achenza interpretata benissimo da Lucia Muzzetto. Sabrina Bellu di Sassari che ha interrotto un silenzio di vent’anni per riproporsi come fine poeta; l’algherese Venere Rosati con alcuni testi inediti di prossima pubblicazione e Massimiliano Fois, prossimo protagonista a Villa Edera, anche lui con una poesia inedita. Ha chiuso la maratona di poesia un graditissimo ospite dalla Catalogna, il poeta Emigd Subirats.
Prossimo appuntamento con la Rassegna Letture d’estate a Villa Edera mercoledì 17 agosto con due romanzi gialli: Teresa Anna Coni “La baia del diavolo”, ambientato tra Roma , i Caraibi ed Alghero e Massimiliano Fois con “Anninnia volando, una nera favola sarda” entrambi della Nemapress edizioni.
Fonda nel 1980 l'etichetta KICCO MUSIC e si dedica alla musica operistica e classica con successo.
Giovanna Nocetti in arte Giovanna, cantante, produttrice discografica e direttore d'orchestra.
Una donna eclettica, energica, ricca di phatos e cultura. Sempre attuale, nuova, con mille interessi che porta avanti con grande determinazione e ottimi risultati. Una professionista italiana che brilla fin dagli esordi in un crescendo artistico che l'ha resa quello che è. Una stella che brilla e da lustro nazionale fin dalle sue prime apparizioni. Presente in molti programmi televisivi che le danno ulteriore notorietà non solo come grande e indiscussa artista, ma anche come donna intelligente e sensibile sempre pronta a nuove emozioni che con classe e professionalità elargisce al pubblico. Decisa, coerente, forte, ricca d'iniziativa e di impegni non indifferenti.
Ha scritto composizioni liriche per opere di solisti portate in teatri sparsi in tutta Italia, famose le sue composizioni religiose, fra tutte quella a lei commissionata in occasione del Giubileo del 2000 e ha composto una Ave Maria in dedica al Papa Giovanni Paolo II. Potremmo andare avanti per ore per illustrare tutto il suo panorama artistico ma preferiamo chiedere a lei direttamente alcune notizie.
D- Buongiorno Giovanna, è così grande il panorama artistico che ti compete da renderci curiosi della tua prima volta sul palco. Puoi raccontarcelo?
R- La prima volta è come il primo amore, non si scorda mai! “Sono nata a Viareggio qualche anno fa! Come molti ragazzi di allora, si cantava nel coro dell’oratorio e, per la mia altezza venivo sempre messa in fondo, ma in fondo in fondo e dunque, non vedevo mai il pubblico, però per farmi notare cantavo a squarcia gola facendo innervosire la nostra Suor Angelica che un giorno per punirmi mi disse che potevo stare nel gruppo ma senza aprire bocca. Nooooo! A quel punto, con le orecchie basse, annuii e mi misi in silenzio in fondo. La domenica , con la chiesa piena di genitori, al momento di iniziare il t’adoriam Ostia Divina con un balzo superai tutti i ragazzi e mi misi a cantare sotto lo sguardo attonito di Suor Angelica e quello divertito di mia mamma! Ecco questa è stata la mia prima esibizione.
D- Le tue esperienze professionali sono diverse di stili e di scelte. In quale "veste" ti senti più comoda?
R- Ma guarda, io mi sento a mio agio in ogni circostanza. Quando ho iniziato a studiare canto e chitarra ho capito che la strada intrapresa era un’autostrada con uscite, entrate, piazzole di sosta, autogrill e mille altre strade e vicoli, così per la mia innata curiosità di apprendere ho imparato a percorrerli tutti studiando attentamente i percorsi. Devo dire che mi ha aiutato molto la fortuna e la voglia di scoprire altri mondi!
D- E' risaputa la tua grandissima e bellissima amicizia con lo scomparso Paolo Limiti. Cosa ti ha lasciato interiormente quell'uomo dalle grandissime capacità critiche e di animo sensibile?
R- Proprio come dici tu, mi ha lasciato radicato nella memoria la capacità di criticare anche me stessa, mi ha insegnato come si prepara uno spettacolo, come si compone una canzone, come si deve amare la vita e il prossimo. Insomma per me Paolo è stato più di un fratello.
D- Vuoi dirci come hai avuto l'idea di fondare la"Kicco Music"? Quante opere sono state prodotte? Ha anche il canale Youtube?
R- Dalla mia solita curiosità di tracciare nuovi sentieri. Andai a teatro ad ascoltare un controtenore, rimasi affascinata dal timbro della voce di questo cantante che con soavità cantava “Lascia ch’io pianga” un’aria di Haendel. Mentre lo ascoltavo pensavo che avrei potuto farlo conoscere al pubblico se avessi avuto una casa discografica. Pensato e fatto. Dopo due giorni nacque la Kicco Music e la prima produzione fu proprio “L’amante mia” un long Playng di musiche barocche cantate da Giuseppe De Vittorio e Tony Florio oggi famosi in tutto il mondo.
La kicco Music ha prodotto più di 100 opere in audio e circa 40 i video. Il canale youtube è www.kiccomusic.com e kiccomusicvideo.com
D- Quanto hai dovuto sacrificare per essere ciò che sei? Quanto invece ti ha regalato questo tuo impegno costante e duraturo nel tempo?
R- Ma, in realtà non ho sacrificato niente perché ho sempre fatto con amore tutto ciò che riguardasse la musica, la cultura e il bel canto, non considerando sacrificio tutto il lavoro che ho fatto, come viaggi, registrazioni, montaggi delle opere eccetera.
D- Cosa ne pensi dei Talent Show?
R E’ un business che non condivido perché arricchisce solo chi genera illusioni ai giovani cantanti e ai musicisti.
D- So che hai imminenti impegni riferiti a un Festival lirico "Trisulti all'opera" dove tu dirigerai diverse voci. Vuoi parlarcene?
R Mi occupo da circa 20 anni di regie liriche. Nell’ambito del festival Lirico di Trisulti che reputo particolarmente importante data la sua storia, sono stata invitata dal direttore artistico M° Davide Dellisanti per fare la regia di Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni nell’anno del centenario della morte di Giovanni Verga, autore della novella da cui l’opera è tratta.
Questa Cavalleria vanta un cast di prim'ordine (Carmela Apollonio, Angelo Forte, Maria Ratkova, Giacomo Medici, Valentina Pennacchioni) Dirige il M° Davide Crescenzi. Ecco, per me essere presente in questo festival mi rende felice.
D- Una domanda comune ma non scontata: cosa rifaresti e cosa non rifaresti più?
R- Si, è scontata ma perfettamente adatta alla mia follia! Rifarei tutto, anche gli errori che al momento non ricordo ma ce ne sono molti. Ogni volta che faccio una cosa bene mi dico subito che avrei potuto farla meglio e per quanto riguarda gli errori……ne riparliamo nella prossima intervista!
D- Cara Giovanna, questa è la "domanda bianca" che pongo a tutti gli artisti. Si tratta di uno spazio libero dove potrai dire, comunicare, annunciare tutto quello che vuoi. Uno spazio aperto all'artista perché l'arte in genere NON dovrebbe avere catene, né di parola, libertà di espressione e di manifestazione.
A te la parola, ma prima... grazie... grazie... grazie.
R- Mi chiedo spesso come mai molte mie colleghe anche più grandi di me (come età) siano sempre in rai ed a me dicono “Stiamo facendo un programma per i giovani e lei non ha quel target” Sic! Secondo me non ho l’appoggio giusto!
Lavoro e canto da 6 anni a TV2000, sono stata riconfermata anche per il prossimo anno e questa riconferma mi riempie di gioia.
Sto portando in giro per l’Italia alternando due spettacoli Giovanna Omaggio a Milva e Giovanna Ieri e Oggi riscuotendo un successo di pubblico e di critica e facendo sold out da per tutto. Queste sono soddisfazioni impagabili.
Grazie lo dico io a te per aver ascoltato con pazienza una giovanissima signora che ogni mattina reinventa la vita, la musica, il canto.
Cosa dire di Giovanna? meravigliosamente "eterna" come tutto ciò che ha prodotto e continua a produrre. Una grande artista che per amore dell'arte ne rivive giornalmente il respiro, la storia, l'incanto...
Marzia Carocci
Chi è Marco Giordano?
Marco Giordano nasce a Milano nel 1965, di origini Senesi (Radicondoli).
E' un ex agente della Guardia di Finanza e appartiene al corpo militare della Croce Rossa Italiana.
Ha una trentennale esperienza nel campo della sicurezza, in vari ambiti e settori. Titolare di un istituto di investigazioni private e socio di un’agenzia di viaggi e procuratore sportivo.
Specializzato nel settore criminologico, laureato in giurisprudenza in Italia e in Spagna, ha seguito importanti corsi di criminologia, iscritto come persona esperta alla IBPA (International Association of Bloodstain Patterm Analyst).
Una persona estremamente impegnata e dedita a grandi responsabilità oltre che un autore prolifico di testi impegnati.
Indubbiamente una persona dalle molteplici capacità sia a livello pratico che intuitivo. La tua creatività, tenacia e forza, accompagnate sicuramente da passione, curiosità oltre che la grande determinazione ti hanno portato ad agire in tanti campi diversi anche se in qualche modo collegati fra loro. Tanta esperienza e tanti meritati successi. Indubbiamente per quanto riguarda il tuo interesse investigativo si evince che è ciò che ti aggrada in modo totale tanto di averne fatto la tua professione.
D- Quanto ami questo tuo difficile impegno e soprattutto quando hai iniziato?
R- Ho iniziato in guardia di finanza nel 1986, investigatore privato, consulente, nel 2012 ho ottenuto la licenza investigativa come previsto dall’art. 134 del T.u.l.p.s..
D-Plurilaureato, curioso, intelligente, intuitivo. Dalla tua vita indubbiamente ricerchi di continuo conoscenza, sapere, cultura e visto che l'ultima laurea è abbastanza recente, ci fa pensare che forse non è finita qui...sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli voglia di crescere. Ho ragione? vuoi dirci se hai altri sogni nel cassetto? e se si, vuoi svelarci quali sono?
R-Il mio interesse maggiore è dedicarmi ad aiutare chi ha più bisogno e creare un centro di formazione per le investigazioni, per la sicurezza, per la criminologia. Far crescere il nostro settore con la creazione di un albo professionale.
Veniamo adesso alla tua carriera di scrittore motivo di questa intervista.
D-Sei in continua evoluzione, hai molteplici argomenti da condividere con il pubblico e nonostante stia per uscire il tuo ultimo libro, sono convinta che altri ne hai nel cassetto.
Sbaglio?
R- Si amo molto scrivere e mi sento versatile … ho molte idee ma preferisco per il momento non svelarle.
D- Quando hai iniziato a scrivere?
R- In realtà scrivo da bambino, da sempre, prima poesie poi racconti e poi saggi. Ho iniziato a pubblicare dal 2013 da quando ho preso coscienza delle mie capacità.
D-Come riesci a raggiungere il lettore ed avere il successo che hai?
R-Dopo tanti anni di investigazioni ho capito di essere un ottimo analista e un perfetto detective: riesco a ricercare e a interpretare le informazioni. Mi sento estremamente creativo e riesco ad adeguarmi alle richieste del pubblico o delle aziende. Inoltre mi sento capace di attivare una ottima comunicazione, fondamentale per avere consensi e successo, riesco ad arrivare al cuore del lettore per portarlo su un nuovo livello di comunicazione e intrattenimento. Riesco ad organizzare il tempo, ho una buona socialità e soprattutto sono attento ai dettagli che fanno la differenza.
Mi sento di essere un buon scrittore perché ho delle capacità intrinseche nel:
• Condurre le ricerche
• Analizzare il materiale ottenuto
• Redigere e aggiornare i manuali che a loro volta richiedono un’approfondita conoscenza dell’argomento trattato
• Scrivere biografie
• Lavorare sul web strutturando le informazioni in maniera appetibile per il linguaggio e il traffico che contraddistingue internet
• fare delle sintesi affinché anche gli argomenti più complessi e articolati possano diventare alla portata di tutti, compresi e condivisi.
Scrivere i discorsi.
D-Hai scritto un libro sul femminicidio. Argomento purtroppo sempre attuale. Vigliaccheria, infamia, senso di potenza e anche molta omertà.
Cosa descrivi nel tuo libro?
R-La maggior parte di questi delitti avviene per mano di mariti, compagni, padri, fratelli, persone conosciute dalle vittime che, visto il legame familiare e sentimentale, dovrebbero amarle e proteggerle e invece, approfittando di tale rapporto, violano due tipi di soglie: quella relativa al corpo della donna, pregiudicandone l’incolumità e la salute, e quella del contesto in cui la donna si trova, che dovrebbe essere fonte di protezione. Dal canto loro le donne vedono violate la propria libertà, dignità e uguaglianza.
La violenza di genere è la piaga piu’ grossa della nostra società io l’ho molto a cuore sono cresciuto grazie a due donne (nonna e mamma) in un periodo dove una donna giovane e sola era una poco di buono.
Questo ha lasciato nel mio cuore profonde ferite ora è il momento del riscatto, ritornare quello che mi è stato donato.
Molto interessante anche il libro sull'architettura gotica in val d'Elsa dove Radicondoli ne è protagonista. Un testo che nello stesso libro definisci un'indagine "esplorativa"
D-Che tipo di lavoro è stato?
R-E' stato un grosso lavoro di ricerca storica, un confronto con altri testi con la realtà, paragone tra Gotico e Romanico tra San Galgano e Radicondoli.
L’Abbazia di San Galgano a Chiusdino e la Pieve di San Giovanni Battista a Radicondoli Dal XII fino a tutto il XVI secolo, a partire dalla Francia Settentrionale l’arte gotica si è evoluta da quella romanica e si è diffusa in tutta Europa, fino a...
"Lo stalking-profili criminologi" è un altro tuo libro che interseca la tua professione alla tua attività di scrittore.
D- Scrivere di un argomento così attuale non è sicuramente semplice per chi non ha esperienza in tale materia. Si tratta di un saggio? Vuoi dirci qualcosa in merito?
R-Si è un saggio e una mini guida per la donna per imparare a difendersi dagli abusi di violenze soprattutto da quelle ripetute.
Lo stalking in Italia è stato concepito come fattispecie a se stante soltanto in tempi recenti, con il d. L. 11/2009 convertito successivamente in legge n. 38/2009 e disciplinato nel codice penale all’art. 612Bis. Non viene più considerato come un reato minore, ma bensì rilevante, dove le donne sono abitualmente le vittime e l’uomo lo stalker. Negli ordinamenti stranieri tale fattispecie è stata presa in considerazione e definita molti anni prima rispetto all’ordinamento italiano, in Danimarca addirittura nel lontano 1930. Nel testo dell’opera si evidenzia, determinata la fattispecie di reato, l’assoluta necessità di lavorare nella direzione della prevenzione e quindi della cura e del sostegno rivolto al recupero sociale sia delle vittime che degli stalker.
D-Hai scritto come abbiamo detto diversi libri (più di dieci) fra saggi, manuali e specifici sul settore economico/contabile.
(www.librimarcogiordano.it.)
R-Questa estate è di prossima uscita un nuovo lavoro dal titolo “DECRETO LEGISLATIVO 231/2001 E SUCCESSIVE MODIFICHE”
D-Di cosa si tratta? Vuoi parlarcene in modo sintetico ma esaustivo?
R-Il Decreto legislativo 8.06.2001 n. 231 ha introdotto, per la prima volta nel nostro ordinamento, la previsione di una responsabilità personale e diretta dell'ente collettivo (intendendosi come tali sia gli enti forniti di personalità giuridica e le società e associazioni anche prive di personalità giuridica) per la commissione di una serie di reati da parte delle persone fisiche ad esso legate, che abbiano agito nell'interesse o a vantaggio dell'ente. Il Decreto Legislativo 231/01 stabilisce le responsabilità del datore di lavoro e dell’azienda in caso di illeciti compiuti dai propri dipendenti. In tali casi il datore di lavoro può tutelarsi da azioni legali se può dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi’ “antidoto” per evitare il coinvolgimento dell’azienda o dell’Ente invocando l’esclusione o la limitazione della propria responsabilità derivante da uno dei reati previsti dalla legge è dotarsi in primo luogo di un adeguato Modello Organizzativo ed affidarsi ad un Organismo di Vigilanza che ne controlli l’attuazione. Tema che mi sta particolarmente a cuore anche per il settore investigativo e per capire meglio la questione mi sono iscritto nel elenco nazionale degli organismi indipendenti di valutazione della performance (O.I.V.) al n. 6935, tenuto dal ufficio per la valutazione della performance del Dipartimento della Funzione Pubblica Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Diverse lauree, raggiungimenti di obiettivi e di impegno culturale oltre che pratico/lavorativo ti hanno reso la persona che sei e questo ti ha portato ad avere qualifiche e responsabilità in vari campi.
D- Visto i tuoi tanti interessi fra la scrittura e la tua professione hai tempo di dedicarti ad altro?
R- Mi sono e mi sto dedicando a collaborare con le Università per creare percorsi di studio ad hoc e per aiutare i giovani nei percorsi formativi.
D- in cosa consiste la tua collaborazione?
R- Faccio parte del corpo docente, oltre a far parte del centro studi, l’Organo, che è responsabile della pianificazione dei percorsi di studio e del "tutoraggio" degli studenti.
In ciascuno di questi incarichi sono responsabile della regia e dello sviluppo di discorsi, manuali, saggi generalmente destinati alla pubblicazione o alla presentazione.
D- Quali saranno gli altri argomenti che vorresti espletare nelle tue prossime pubblicazioni?
R- Vorrei continuare a produrre saggi di natura giuridica ed economica per dare indicazioni ed essere un punto di riferimento una guida per i soggetti più fragili, più deboli, per dar loro una possibilità più chiara per potersi difendere, senza essere schiacciati da questa società diventata quasi disumana. Ma ambirei a poter scrivere pure dei manoscritti di storia e geografia sulle mie zone (posti non molto conosciuti) sulle persone che ci hanno vissuto. vorrei vivere e far vivere le emozioni di un tempo…. Vorrei…. Fare lo scrittore professionista, è un lavoro molto impegnativo, dove la creatività dev’essere alla base per poter farlo senza troppe sofferenze. La mia passione è scrive di vita, comunicare storie quotidiane e farlo in modo immersivo.
Per ogni personaggio che intervisto, lascio sempre una "domanda bianca"; è uno spazio dove l'autore ha libertà di espressione per qualsiasi argomento senza catene e limite di pensiero.
D-Marco, vuoi prendere la parola?
R-Ti ringrazio ma l’intervista è già esaustiva e precisa già con le tue domande, ringrazio per l’opportunità datami.
L’unica cosa che spero possa accadere a breve è la possibilità che venga dedicata una via del mio paese a mio zio Livio (detto Lido) Gobbini che nel 1943 mori’ in un sanatorio della regione Mordovia (Russia).(https://agenziastampaitalia.it/lettere-in-redazione/54526-giordano-chiedo-al-sindaco-di-intotolare-una-via-a-livio-gobbini-morto-nella-campagna-di-russia)
Per poter dare un luogo ALLA SUA MEMORIA ho pubblicato un libro “la campagna di Russia”.
le sue spoglie mortali furono buttate in una fossa comune del sanatorio …. mia nonna aspettò il suo ritorno fino al 1959, anno in cui le fu comunicata la sua dipartita. Dormivamo con un altarino, alla sua memoria, in camera fino alla morte della mia nonna. Spero che qualcuno ascolti questa mia richiesta d’aiuto affinché possa essere intitolata una via alla sua memoria nel mio e suo paese, per evitare che la sua memoria venga cancellata, non esiste un luogo dove piangerlo, dove ricordarlo a parte il mio libro.
Grazie mille Marco! Un grande personaggio, una bella persona.
(ndr)-Ai lettori che possono aiutare Marco Giordano nel titolare una strada a nome di suo zio Livio Gobbini nel proprio paese. La memoria è di tutti e non solo dei singoli.
Per contattare Marco Giordano potete inviare una mail a:
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oppure
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Lo scorso 12 maggio l’associazione culturale “Amici della Grande Russia” è scesa in Piazza Santi Apostoli, a Roma, per diffondere il messaggio contro la cancellazione della cultura in generale, in particolare contro quella russa e contro ogni forma di discriminazione.
Leo Maria Galati, avvocato responsabile degli affari istituzionali per l’associazione, da sempre impegnato nel sociale per la difesa dei diritti così si è espresso: “La cultura è quanto concorre alla formazione dell’individuo sul piano intellettuale e morale e all’acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società. La cancellazione della storia e della cultura in generale rappresenta una degenerazione sociale che costruisce muri ideologici e non ponti di dialogo”.
L’associazione è stata fondata nel 2014 dal Segretario Generale Yulia Bazarova e dal poeta, Vice-presidente della stessa, Paolo Dragonetti de Torres Rutili con l’obbiettivo di promuovere i rapporti culturali tra l’Italia e la Russia. L’associazione organizza diversi eventi a Roma tra i quali spiccano per rilevanza internazionale: il Premio Internazionale Pushkin, Il Grand Ballo Russo, diversi incontri con noti attori russi, “Dalla Russia: con arte, musica e bellezza”, salotti letterarie etc. Il Presidente onorario è la nota cantante di fama internazionale mezzosoprano Elena Zaremba. Per il segretario generale “la cultura non ha confini, né colore di pelle o differenze linguistiche. La cultura appartiene a tutte le nazioni. Quella russa fa parte della cultura mondiale”. Mentre il Vice-presidente ha aggiunto: “solo con la ragione si può arrivare alla pace, la ragione ha bisogno di una profonda conoscenza culturale per esprimersi”. Inoltre, ha recitato la sua poesia dedicata alla Pace ed al suo scrittore preferito Lev Tolstoj.
Tra i relatori partecipanti : Dariya Pushkova, Direttrice del Centro russo di Scienza e di Cultura; Gianfranco Vestuto, Direttore di Russian News, un osservatorio dello spazio euroasiatico, il volto dell’opinione sulla Russia nei talk show televisivi e Mons. Filippo Ortenzi, Arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana il quale ha portato l’attenzione sul fatto che “non si possano discriminare Gorkij, Dostoevskij, Tolstoi ecc. quali responsabili a posteriori di un’ operazione militare molti anni dopo”.
Durante la manifestazione si è esibita la soprano Maria Smirnova, che ha cantato alcune celebri romanze russe con la musica di noti compositori russi Nikolai Rimskji-Korsakov, Sergej Rachmaninoff nonchè un’aria del noto compositore Giacomo Puccini “O, mio babbino, caro”.
Hanno partecipato inoltre le associazioni culturali o legate alla cultura, scrittori, poeti, letterati, intellettuali. Nutrita la presenza di liberi cittadini.
Per l’associazione scendere in Piazza ha significato “rappresentare il diritto fondamentale alla conoscenza.” E giustamente, aggiungiamo noi, rivendica il ruolo di unione e ponte tra i popoli, in questo caso tra il popolo russo e quello italiano, a prescindere dalla politica, nonché da scelte geopolitiche.
“Bisogna rifare dieci volte, cento volte lo stesso soggetto. Niente, in arte, deve sembrare dovuto al caso.” (Edgar Degas)
L'arte, l'ideazione, la creatività, la genialità, l'intuizione e tanta anima da esprimere.
Questo per secoli e secoli. Poi l'egocentrismo della gente ha mischiato il "sacro" e il "profano". La parola arte si è trasformata in qualcosa di completamente differente dallo stato iniziale, così come per la parola "cultura".
I sostantivi arte e cultura adesso sono strausati, inflazionati ed hanno perso il loro reale valore. Chiunque faccia un dipinto, una prosa, una scultura, una fotografia e ...una pizza, è artista. Vero in un certo senso; se si legge sul vocabolario alla parola ARTE vi è scritto: -qualsiasi forma dell'attività dell'uomo come riprova o esaltazione del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva-.
Ma nella realtà cosa intendiamo per vera Arte? Certamente non sarà dare due pennellate ad una tela o scrivere qualche frase e definirla poi poesia così come afferrare un materiale e dargli una qualsiasi forma sbilenca, storpia, deforme con la scusa che quella è l'innovazione!
L'arte è studio, impegno, devozione, esperienza, fatica. E' l'amore di una creatività da coltivare, da migliorare con il tempo fino a che ti accorgi di averla trovata prima dentro di te. E' l'espressività umana attraverso un materiale, un suono, un'immagine o una costruzione letteraria che abbia tecnica, elaborazione idiomatica e non un calderone di inutili orpelli.
Tutto viene pubblicato, tutto esposto, tutto è messo in piazza dove anche gli esperti nascono come funghi diventando critici di un niente creato esclusivamente da un dio denaro e da un business selvaggio.
Per quanto riguarda la pittura domandiamo a tutti i galleristi (o almeno a quelli furbetti) quanto chiedono al povero pollo che si sente Cimabue ma che ha a disposizione dei soldini da investire sulla propria attività. Come fanno ad inserire obbrobri in cataloghi dal grande pregio e nome? ma soprattutto, quanto pagano gli artisti (?) per essere inseriti in quelle brochure? Ci sono pittori che non hanno quelle possibilità economiche e che dipingono in modo magistrale restando tutta la vita nell'ombra oppure ad organizzarsi in collettive dove spesso non emergono come dovrebbero.
Domandiamo poi a quei scrittori di "pensierini" dai nomi sconosciuti che sono pubblicati da major editoriali dai tanti milioni di euro fatturati come hanno raggiunto la notorietà. Certamente dovranno in primis ringraziare a vita quei ghost writer super pagati che nonostante il talento resteranno nell'ombra per sempre.
Tutto è commercio, soldi, posizione sociale, politica, intrallazzi, conoscenze, favori e potere.
Questo mondo non conosce meritocrazia, valore, onestà. E' una gara impari fra chi può e non può mostrare e condividere quel mondo interiore artistico dove non contano più le notti che il pittore perde a dipingere le stelle o il poeta a commuoversi del proprio moto interiore, ma spesso basta una fredda calcolatrice, il contatto giusto, una buona pubblicità pagata oltre che un critico che esalti le (presunte) qualità in base alle proprie entrate economiche.
Adesso se partecipi a qualsiasi Concorso di giurie non abilitate o non competenti e vinci, puoi decidere se chiamarti artista o pittore, poeta, o scrittore. La targa lo dice!
Nato ad Arezzo il 9 agosto 1960, è musicista e scrittore. Per quanto riguarda la scrittura, inizia con due edizioni del libro per l'infanzia "Il giocoliere di parole" e con altri inediti. Ha ottenuto da subito numerosi riconoscimenti da parte di professionisti del settore. Riceve inoltre premi letterari di grande spessore. "Il segreto della musica" è il suo primo romanzo ambientato nella sua città natale.
Un libro che ci porterà a vivere momenti di entusiasmo storico, di curiosità e di coinvolgimento in una città che di storia, di magia e di memoria ne ha da vendere.
Ciao Alberto, vorremo conoscerti meglio attraverso quest’intervista che gentilmente mi hai concesso.
Impegnato fra la passione della musica, della parola, e del verso stai avendo finalmente i giusti meriti. Ma adesso facciamo un passo alla volta:
Alberto, prima di intervistarti sulle tue passioni vorremmo che ti presentassi come persona:
R-innanzututto grazie per avermi concesso questo spazio per parlare di me e delle mie passioni : la scrittura e la musica.
Quella della scrittura é una attività che ho iniziato in tempi abbastanza recenti (2015) con una silloge poetica per l'infanzia, "IL GIOCOLIERE DI PAROLE" che ha ricevuto negli ultimi anni numerosi riconoscinenti di critica e nei premi letterari, unitamente a diversi inediti, dedicati all'infanzia e non solo.
Riguardo alla musica, suono la chitarra acustica ; diversamente dalla scrittura, l'attività musicale risale invece a quando avevo circa 12 anni ed é durata per circa un decennio, prima di uno stop ultra-trentennale che mi ha visto riprendere lo strumento in età matura dopo piú di 30 lunghi anni.
D-Quando hai iniziato a suonare? Vuoi parlarci dei tuoi inizi, dei tuoi trascorsi con la musica?
R- Ho iniziato a suonare la chitarra a 12 anni, pressoché autodidatta, sentendo i dischi dei Genesis, uno dei gruppi che ha determinato la mia formazione musicale ; la musica di questo gruppo inglese, nella loro prima formazione dei primi anni '70, dava prevalente spazio ad atmosfere acustiche eseguite con chitarra, caratteristica che hanno progressivamente abbandonato con l'uscita dal gruppo, nel 1977, del chitarrista Steve Hackett, evento che cambiô radicalmente il loro stile sul finire degli anni '70.
E così sono "cresciuto" con la musica dei Genesis e del loro formidabile chitarrista ; ad inizio degli anni 80 ho suonato con un gruppo, ma poi le nostre strade si sono divise dopo qualche anno, ed io ho progressivamente abbandonato la musica sul finire degli anni '80, per riprenderla abbastanza casualmente (complice il lock-down) nella primavera del 2020 (tranne una piccola parentesi dal 2015 al 2017 in cui ho suonato con un trio acustico). Adesso ho un canale youtube dove pubblico sia cover acustiche (dei Genesis e non solo) ed anche dei miei brani inediti di mia creazione, sempre suonati con chitarra acustica.
Il canale si chiama "ALBERTO DIAMANTI ACOUSTIC" ed é raggiungibile a questo indirizzo :
https://youtube.com/channel/UCzqMWd8JhDJus7wLljSFsRQ
Questo mio canale musicale ha recentenente raggiunto circa 45 mila visualizzazioni, che in termini assoluti non é una grande cifra, ma considerato che lo faccio per hobby e passione, per me é già un buon risultato. Ho fatto (e sto facendo tuttora) delle "collaborazioni a distanza con altri musicisti, non solo italiani, e devo dire che questa attività mi diverte molto e mi da buone soddisfazioni. Recentemente, un mio testo inedito, ha ottenuto una "Menzione di Merito" al Premio Letterario "CET SCUOLA AUTORI MOGOL". Il brano (contenuto nel mio canale YouTube) si intitola "Le mani di Novecento", e prende spunto dalla figura di Novecento, il protagonista del bellissimo film di Giuseppe Tornatore "La leggenda del pianista sull'oceano", e che potete ascoltare, da me interpretato, su questo link :
https://youtu.be/K_6CA5TZWDY
D- Veniamo alla poesia per l’infanzia: vuoi parlarci del tuo libro?
R- Ho iniziato l'attività di scrittura con una silloge per l'infanzia, "IL GIOCOLIERE DI PAROLE" ; sono poesie in rima, per bambini, che cercano di parlare ai più piccoli dei veri valori della vita, come l'amore, l'amicizia, il rispetto, la fratellanza, l'uguaglianza sociale ; con la prefazione di Marzia Carocci, questo libro esce nel 2015, ed inaspettatamente per me, ho ricevuto tantissime lusinghiere critiche nei social media e molti riconoscimenti nei premi letterari, anche non specializzati per l'infanzia.
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Alberto Diamanti |
D- Hai in mente un altro libro legato a questo genere?
R- al momento no... anche perché ho voluto "cimentarmi" in un genere letterario nuovo per me : il romanzo.
D- E’ infatti uscito da poco un tuo bellissimo libro storico/romanzato sulla città di Arezzo che è la tua città. Il libro è intitolato “IL SEGRETO DELLA MUSICA” edito dalla casa editrice "Kimerik" ; vuoi parlarcene?
R- É un romanzo ambientato ad Arezzo, la mia città, e prende spunto dalla figura di Guido Monaco, detto anche Guido d'Arezzo, il monaco benedettino che nell'XI secolo inventò la trasposizione scritta delle note musicali. E qui si intrecciano nuovamente le mie due grandi passioni : la scrittura e la musica.
È un romanzo dalle connotazioni 'fantasy' ma poggia su basi storiche certe. Intorno all'anno mille, ad Arezzo c'era una cittadella universitaria vescovile, terza per importanza in tutta Europa dopo Parigi e Bologna, un sito che già nei secoli precedenti era stato meta di pellegrinaggi da tutto l'occidente cristiano e meta di Re, Imperatori e Papi. Un sito di cui oggi rimangono solo delle rovine archeologiche. Nell'XI secolo in questa cittadella vescovile fiorirono studi del diritto e musicali, quest'ultimi, con la venuta ad Arezzo proprio di Guido Monaco.
Questo monaco benedettino, proveniva dalla Abbazia di Pomposa, vicino a Ferrara, dalla quale era venuto via a causa di invidie degli altri monaci per le sue innovative teorie musicali, che sono state il fondamento e le origini della musica scritta così come la conosciamo adesso, con la codifica delle "note musicali".
Il libro prende spunto da questi fatti storici, proseguendo nella narrazione con la casuale scoperta da parte di un professore di musica, di alcune reliquie antiche sotto le rovine archeologiche ; reliquie che unitamente a dei manoscritti dell'epoca fanno risalire il protagonista del romanzo ad un segreto sepolto per secoli che riguarda la musica e la capacità di quest'ultima di dominare le forze della natura che regolano il Bene e il Male.
Il trait-d'union tra la storia ed il romanzo corrisponde ad una implicita domanda che fa da sfondo al romanzo, ed è la seguente :
"...e se Guido Monaco non fosse andato via da Ferrara (e giunto ad Arezzo) per invidia degli altri monaci per le sue teorie musicali, ma per sfuggire alle accuse di "eresia" in seguito ad una terribile scoperta di un segreto che riguardava la musica e le stesse origini dell'uomo?"
D- Dove possiamo trovare il tuo libro ?
R- Il libro "IL SEGRETO DELLA MUSICA" è in vendita in tutte le librerie nella cittá di Arezzo, in tutti gli stores on-line specializzati nella vendita di libri, e su Amazon a questo indirizzo :
https://www.amazon.it/dp/8855169149?m=AD9PJID925L3F&ref_=v_sp_detail_page
D- Hai in mente di fare presentazioni ? Dove ?
R- La prima presentazione si terrà ad Arezzo, il 30 Aprile 2022 ; nei prossimi giorni, nella pagina FaceBook del libro, all'indirizzo :
https://www.facebook.com/IlSegretoDellaMusica/
comunicheró i dettagli dell'orario e della location della prima presentazione, e successivamente anche i dettagli delle altre presentazioni che ho intenzione di fare in Toscana.
Come promo, invito i lettori a vedere il book-trailer che é passato in diverse web-tv ; é un vero e proprio film della durata di 20 minuti con una parte del primo capitolo che arriva fino alla scoperta delle antiche reliquie che nascondono "il segreto della musica" ; é stato realizzato sotto forma di "monologo" con la stupenda voce narrante di Marino Filippo Arrigoni (attore teatrale e fiction tv) e con le bellissime musiche originali di Giovanni Monoscalco (musicista e compositore).
Consiglio di vedere questo film, che porta subito lo spettatore ad immedesimarsi nella storia, suscitandone curiosità per l'epilogo e quindi per un approfondimento successivo sul libro e quindi sull'intera storia che svela il "segreto".
Di seguito, riporto il link per vedere il "film book-trailer" :
https://youtu.be/vWT_9jxHsmg
D- se vuoi, lascia la tua mail a chi ti legge…
R - ecco la mia mail : This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
Grazie Alberto!
E' un piacere poter intervistare una signora che della poesia ne ha fatto vita. Da poco è uscito il suo libro " Testa tra le nuvole" editato da Antonietta Risolo e pubblicato da A&A di Marzia Carocci Edizioni, una preziosa silloge che ci porta a respirare del suo mondo interiore. Poesie introspettive che denotano un'anima bella, riflessiva e osservatrice di ciò che vive e che ha vissuto.
Le poesie di Maria Fortunato, sono un diario emotivo dove l'incanto della parola poetica pare accompagnare con musicalità ogni evento, ogni sentimento, ogni emozione della nostra poetessa. Un viaggio attraverso idiomi che fanno parte di un lungo viaggio chiamato vita, le emozioni, le sensazioni, le osservazioni di Maria Fortunato, abbracciano l'essenza vitale dove non viene dimenticato, l'amore, il dolore e la gioia, anzi, ne sottolinea ogni aspetto. Rammenta i dubbi e le incertezze che la vita spesso ci propone, ricorda l'impetuosità del tempo che scorre mentre riflette sull'importanza dell'ultimo giorno terreno prima di scoprire il grande mistero del dopo vita. Non dimentica il valore dell'amore, dell'amicizia mentre si sofferma sulla solitudine e sui momenti di silenzio quando tutto viene a galla in quella mente che attenta da dentro ci parla con la stessa nostra voce. Poesie vere, intense, riflessive che sanno di esperienza e di coscienza, di speranza e di natura umana. Una silloge da bere come acqua di sorgente.
INTERVISTA
D-Vorremmo sapere quando ha iniziato a scrivere poesia
R_ Il mio percorso poetico è iniziato negli anni settanta, precisamente il 16 giugno 1971 (era mia abitudine apporre la data ad ogni poesia), quando ero ricoverata per sottopormi ad un intervento chirurgico e , in un momento di sofferenza e solitudine, scrissi la mia prima poesia, proprio dal titolo “ Solitudine”. Da quel momento ho continuato a scrivere, spinta da una voce interiore che aveva bisogno di dar vita alle mie emozioni, scaturite sia dai ricordi d’infanzia che dalle esperienze di vita .
D-Quanto è importante trasmettere attraverso l'attività poetica le proprie riflessioni?
R E’ di fondamentale importanza riuscire a tradurre in poesia il nostro mondo dei ricordi, riviverli nelle emozioni che abbiamo provato , emozioni che hanno arricchito la nostra vita e che ci permettono d’entrare nel nostro intimo e di approfondire la conoscenza dell’animo umano.
La nostra esistenza è costellata d’emozioni, nel bene e nel male , e la poesia è un ponte di comunicazione che ne facilita la condivisione col lettore.
La sua età è un traguardo importante; non è così usuale pubblicare un libro a una meravigliosa signora di 100 anni. Le sue poesie sono attuali, non hanno tempo, sono riflessioni umane che ci portano a fare tante considerazioni e questo succede solo quando la poesia non è retorica.
D- Cosa vorrebbe raccontare e consigliare a chi si è apprestato da poco alla poesia?
R- Consiglierei di ripercorre le emozioni dell’infanzia, che sono ancora vive in noi . Nella mia poesia “Testa tra le nuvole” ho rivissuto il mio mondo di bambina, in un quadro poetico che ha allietato la mia vita , regalandomi gioia e alimentando il fanciullino che è in me.
Oltre al mondo dei ricordi, è importante approcciare la scrittura poetica con spirito critico, ammettendo i nostri errori e con la predisposizione a studiare, a imparare e a non trascurare la lettura, come fonte di stimolo e di riflessione.
D-Vuole raccontarci qualche aneddoto che l'ha resa felice in campo letterario?
R- Ricordo con felicità una sera di febbraio, era il 2010, quando mia figlia ricevette una telefonata da Antonietta Risolo che le comunicava che ero stata segnalata al premio letterario Ibiskos 2009, con la mia prima pubblicazione “L’emozione non ha età”. Fu un momento di grande gioia per il riconoscimento ricevuto.
D-Ama particolarmente qualche poeta specifico? Chi e perché?
R-Da giovane amavo Giacomo Leopardi, per la sua sensibilità romantica e perché fece del dolore un elemento di stimolo per la conoscenza della realtà.
Le sue poesie ci parlano della sua vita, dei suoi dubbi, timori e constatazioni. Sono parole che hanno un peso e che ci portano a riflettere.
D-Ha una poesia in particolare da regalarci per questa intervista?
R-Scelgo “Tutto e il contrario di tutto”, con l’augurio che sia un aiuto per vivere meglio:
Come in un binario,
tutto si muove parallelo:
gioie e dolori,
amore e odio,
eventi felici e infelici,
bambini abbandonati,
bambini nelle culle
azzurre e rosa,
nel trionfo dell’amore.
Tutto scorre parallelo,
su di un solo binario,
per raggiungere
il solo punto di fuga:
la vita nei suoi contrari.
In questa ultima parte dell'intervista, vorremmo qualche sua riflessione su questo mondo privo di calore, di ascolto e di comprensione.
R- La costruzione del futuro passa dalla luce del passato, del quale è importante mantenere i ricordi.
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Maria Fortunato |
E’ il ricordo che ci porta a rinnovarci e ad evolvere con nuovi pensieri,che dobbiamo arricchire d’emozioni, con la luce del cuore che ci illuminerà verso un futuro d’amore universale.
Grazie di cuore signora Maria, prima di chiudere vorrei inserire anche un'altra sua poesia:
Pensieri
Creature vaghe e sfuggenti,
amanti, come nessuno,
di quella che tutti chiaman libertà.
Sfilate come fantasmi evanescenti,
in un susseguirsi irrequieto di folle
e dello stupor mio gioia traete.
E
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Enzo Martano |
nzo Martano nasce a Calimera in provincia di Lecce nel 1965. Il suo percorso artistico inizia da autodidatta nel 1991, con le prime realizzazioni di opere ispirate ai bellissimi paesaggi locali dove il fascino della natura salentina immersa tra mare e ulivi secolari, guidano i primi passi della sua arte. Affetto da retinite, Enzo è costretto a fermarsi per sottoporsi a vari interventi che gli consentono, dopo qualche anno, di riprendere i suoi lavori con una rielaborazione del tutto nuova di colori, forme e tecniche. Enzo inizia quindi un nuovo percorso artistico e tanti nuovi lavori. Tra questi, le figure umane, spesso di natura etnica, ricorrono il suo repertorio. Figure che emozionano e che suscitano sentimenti forti, come i drammi e le loro storie di vita.
Giugno 2020 Varaggio Art ( Liguria)
Agosto 2020 mostra personale presso Centro Accademico Maison d art Padova
Settembre 2020 mostra collettiva presso Galleria On Art Firenze
Dicembre 2020 Collettiva Mincio arte Mantova
Maggio 2021Trofeo Citta’ di Lecce
Giugno 2021Collettiva MY TOWN Gravina di Puglia BA
Luglio 2021Collettiva presso Galleria Internazionale Area Contesa Via Margutta
Rassegna D’aìArte Woman presso Galleria Casa Cava Matera
Mostra Concorso Internazionale Giacomo Balla Galleria Area Contesa Roma
Buongiorno Enzo, vorremmo conoscere di più l’artista già noto: ci piacerebbe innanzi tutto conoscerti come la persona che ha incontrato l’arte.
D_Come ti sei avvicinato alla pittura?
R-Potrebbe sembrare strano ma tutto è iniziato quando da piccolo, osservando gli artisti di strada che riproducevano volti e dipingevano paesaggi, ne rimanevo incantato dalla loro bravura, quelle emozioni mi portavano sempre a pormi la solita domanda: “ma come faranno?”... ed è stata proprio quella curiosità che mi è restata dentro per anni fino a quando, mosso da quel sentimento di ammirazione e di sfida, ho voluto iniziare da autodidatta a fare i miei primi dipinti che in principio erano a tempera per poi sperimentare le mie curiosità nella pittura ad olio, elaboravo le mie opere incoraggiato da chi osservandole mi spronava a continuare. Mano a mano col passare degli anni (da autodidatta) ho perfezionato il mio modo di dipingere sperimentando nuovi metodi
D-Vuoi dirci dello stato d’animo con il quale t’immergi quando inizi un’opera? R-Bella domanda; se non me l’avessi posta tu, ne avrei parlato di mia spontanea volonta. Ti dico solo che quando inizio un’ opera, il tempo per me e’ come se si fermasse e mi rendo conto che a volte sono trascorse 4-5 ore senza rendermene assolutamente conto; sembra strano lo so, ma è come se in quel tempo io fossi fuori dal mondo. Mi accorgo dopo delle ore trascorse a dipingere. Un po’ come quando ci svegliamo da un sogno…
D-Ho avuto modo di visionare alcuni tuoi dipinti. Per lo più arti figurative con soggetti che ritraggono donne di origini africane; donne bellissime con occhi espressivi ed eleganza dei corpi che danno la percezione movimento Puoi dirci il perché di questa tua scelta?
R-Penso che riprodurre il benessere, il lusso non abbia molto di artistico, l’ arte per il mio punto di vista e’ uno strumento che ti aiuta a esprimere le sofferenze, sia proprie che quelle altrui e per me la donna Africana, ha sempre rappresentato oltre che a un fascino e a una bellezza ed eleganza naturale, quel sacrificio, quella sofferenza e quella reazione di risoluzione poiché nonostante tutto non perde la forza di sorridere e di affrontare la vita con determinazione attraverso il duro lavoro e la dedizione alla propria famiglia
D-Vuoi dirci in tutta libertà cosa pensi del mondo artistico in genere?
R-Del mondo artistico dirò semplicemente che io amo particolarmente la pittura classica del del passato: quando osservo le opere dell’ ‘800 o del ‘900 vengo preso da un forte sentimento di ammirazione e di coinvolgimento emotivo. Penso spesso che sarei voluto nascere in quell’ epoche. La cosa che non condivido nell’arte pittorica è invece chi vuol fare ad ogni costo l’alternativo (cosa molto frequente in questi tempi), l’arte dovrebbe essere l’espressione emotiva resa quel “tratto” che ti nasce “da dentro” esprimendo il tutto nella semplicità affinché qualsiasi osservatore, possa emozionarsi senza dovere cercare di comprendere ciò che vede.
D-Quale è stata la tua più grande soddisfazione in campo artistico?
R-Fino ad ora la soddisfazione più grande è stata esporre in via Margutta con l’organizzazione dalle Sorelle Zurlo, che rimaste piacevolmente incantate dai miei lavori non hanno esitato a reinvitarmi di nuovo ad esporre nella loro importante Galleria. Adesso sono emozionato perché a Ottobre del 2022 le mie opere saranno esposte al Louvre di Parigi… penso che per un artista questa possa essere una delle più grandi soddisfazioni
D- E quale delusione?
R-Devo ammettere di non avere, almeno fino ad ora, avuto alcuna delusione, forse perché pur dipingendo da 30 anni mi sono messo in gioco solo da tre ed avendo raggiunto la giusta maturità e scaltrezza nel sapermi muovere in questo ambiente artistico, mi ha aiutato e gestirne le difficoltà. Un mondo sicuramente affascinante ma a volte anche pieno di insidie.
D-Hai nuove mostre a breve? Vuoi parlarcene?
R-Prossima Tappa “Premio citta’ di Lecce”, un consorso salentino molto ambito al quale parteciperò per la seconda volta, poi come ho già menzionato sopra, a ottobre esporrò al Louvre di Parigi dove resterò per una settimana, poi a novembre sarò a Barcellona e a Dicembre sarà a Londra. Nel 2023 nel mese di gennaio, sarò a Venezia
D- Pensi che nella pittura come in ogni altro tipo di arte ci sia più meritocrazia o più necessità di danaro o conoscenze per avere la possibilità di emergere?
R-Io penso che a volte si é bravi ma non si viene notati; diciamo che serve sicuramente la bravura, l’impegno, la caparbietà, la dedizione ma anche le giuste persone che sanno consigliarti e starti dietro. E’ importante non arrendersi!
D- Hai un progetto, un’idea, un desiderio “nel cassetto”?
R-Si, uno in particolare ed è quello che le mie opere vengano riconosciute sia dallo stile, che dalla tecnica e dai colori anche senza leggere la mia firma.
Chi mi conosce sa che al termine dell’intervista, lascio uno spazio bianco dove l’artista può liberamente scrivere ciò che vuole per presentarsi al pubblico. Quindi nel ringraziarti caro Enzo Martano, ti lascio a disposizione tutto lo spazio che desideri.
Se vuoi, lascia anche la tua mail per chi vorrà contattarti.
Sono Enzo Martano e…l’ unica cosa che mi viene da dire ora e’ di essere onorato di aver risposto alle tue domande e ti ringrazio tanto per aver dedicato il tuo prezioso tempo per me, chiudo invitando chi vuol vedere miei lavori a visitare il mio sito www.enzomartano.it
Oppure scrivermi su This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
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Maurizio Minniti |
Maurizio Minniti nasce a Firenze il 3 febbraio 1951, è un musicista e compositore di musica, scrittore di romanzi, poesie e prose poetiche. Ha già scritto sei romanzi e una raccolta poetica commentata dalla giornalista e critica letteraria Cinzia Baldazzi che è stata collaboratrice di Raffaella Carrà e Pippo Baudo. Ha partecipato alla trasmissione televisiva “Domenica in” con Pippo Baudo recitando una mia poesia “A MIO PADRE“ nella rubrica inserita nel programma dedicata alla poesia con la quale ha vinto il premio. Attualmente è in sala di incisione per completare con il suo gruppo musicale un CD delle sue canzoni. In campo musicale ha collaborato con Zucchero Fornaciari, Marco Masini, Paolo Vallesi, Iva Zanicchi, Rita Pavone, Pupo. Il suo ultimo romanzo “ Memorial” descrive delle guerre viste e commentate da un giornalista fotoreporter.
I titoli dei suoi romanzi:
L’altra metà del cielo 2008
Qui dove soffia il vento 2010
Passi nel tempo raccolta poetica commentata da Cinzia Baldazzi 2011
Chergui, il vento del ricordo 2012
La testa tra le nuvole, poesie e brevi racconti 2013
Parole non dette 2015
Il figlio sbagliato 2019
Memorial 2022
Buongiorno Maurizio, eccoci a noi. Tu sei musicista e scrittore, i tuoi libri hanno avuto ed hanno successo e le tue produzioni musicali sono ancora in grande fermento.
Ci piacerebbe conoscerti a fondo, chiederti degli inizi artistici e del rapporto che hai o hai avuto con questi.
Maurizio Minniti scrittore:
D-Vuoi parlarci dei tuoi inizi?
R- I miei inizi nascono dall’infanzia, quando tornavo da scuola e scrivevo su un quaderno (che tenevo nascosto), tutto quello che mi era capitato a scuola; ero molto povero e i miei compagni di scuola deridevano le mie scarpe bucate e i vestiti riciclati da donazioni. Annotavo anche i litigi dei miei genitori e i natali senza regali. Poi, crescendo e cambiando città da Alessandria a Firenze, ho incominciato a scrivere piccoli racconti basandomi sempre su fatti reali a cui avevo assistito e anche personali aggiungendo una parte di fantasia. Per un periodo della mia crescita, ho abbandonato questa mia voglia di scrivere che ho ripreso a età un po’ avanzata, ma carica di esperienza vissuta che mi ha permesso di scrivere poesie che mi hanno dato molta soddisfazioni e sono state inserite su alcune pubblicazioni letterarie. La prima volta che ho intrapreso la stesura del mio primo romanzo è stato quando un mio carissimo amico mi ha raccontato la sua storia d’amore e un tradimento, del suo lavoro nei cantieri navali di Genova e della sua solitudine racchiusa, a quel tempo, nei suoi 71 anni. Oggi non c’è più e mi ha lasciato un grande vuoto, ma rimangono le fotografie e il libro che me lo ricorderanno per sempre. Dopo questa mia prima esperienza, ho continuato e ho scritto ancora cercando di migliorarmi sia nel contenuto della storia sia nei tempi di racconto cercando di non andare mai fuori tema. Oggi che ho 71 anni, e mi ritengo un diversamente anziano, trovo la felicità di scrivere e molta emozione nel rileggere quello che la realtà della vita mi propone per le mie storie e dove fa sempre capolino una parte di me.
D- Cosa ha scaturito il desiderio di scrivere?
R- La musica, la musica per me è sempre stato fonte di ispirazione, scrivevo testi per le canzoni che componevo e da li è partito tutto, poi sono arrivate le poesie che si sono sostituite alle note sul pentagramma e successivamente i racconti e i romanzi che mi hanno fatto alzare dallo sgabello di fronte al mio pianoforte facendomi accomodare davanti alla scrivania e al computer complice dei miei libri.
D- Cosa ti ha dato o ti dà più soddisfazione nella stesura di un libro?
R- Quando lo rileggo e mi commuovo trovando in esso la forte complicità tra lo scrittore e la storia. In quel momento, così magico, sento di non essere più io, ma lo sguardo e la mente di un lettore qualsiasi e di qualsiasi età.
D- Nei tuoi libri, porti un po’ di te o sono completamente esuli dal tuo essere?
R- Nei miei libri c’è sempre una parte di me. Quando il protagonista soffre, descrive le mie sofferenze giovanili e anche adulte, certo la fantasia esplora strade e avvenimenti fuori dalla realtà che faccio miei modellandoli come uno scultore per trovare la perfezione e l’unione con la realtà del racconto che in quel momento sto scrivendo.
D- Qual è stato il libro che fino ad adesso hai amato di più?
R- PAROLE NON DETTE, parla della mia famiglia, di noi quattro fratelli che decidiamo in età avanzata di raccontare i nostri genitori, di come li abbiamo vissuti e scoprire che loro non ci sono mai stati per noi, che hanno vissuto una vita parallela alla nostra, che si amavano e odiavano racchiusi nel loro mondo impenetrabile. Questo è il libro che più amo e odio per la realtà dei contenuti alcuni appresi soltanto nella stesura del romanzo. Ho sofferto molto a scrivere questo libro, ho combattuto con una realtà che in parte non ho vissuto come i miei fratelli, come se io fossi fuori di scena in un teatro di vergogna e dolore. Questo è il libro che amo di più.
D- E’ uscito Memorial. Il 26 marzo ci sarà la prima presentazione di questo. Vuoi parlarcene?
R- E’ una storia che ho scritto in breve tempo, forse era già in me e non trovava lo spazio per uscire allo scoperto. Ho sempre amato il giornalismo d’assalto quello fatto sul campo di battaglia dove si racconta la crudeltà dei conflitti. Mi sono immerso in questa storia scrivendola e vivendola come dentro a un film. Io ero lì accanto al protagonista, scrivevo il dramma della guerra e il dramma della sua vita facendola mia, come se fossi in prima persona nel luogo. Ho sentito freddo quando lui sentiva freddo, ho sentito il sibilo delle pallottole vicino a me, ho amato e sofferto con lui e mi sono perso come lui. C’è stato un momento di brevissima durata, dove la realtà non mi apparteneva più e li mi sono accorto veramente di quanto io ami scrivere.
D- Il ricavato della vendita del tuo ultimo lavoro verrà interamente devoluto all’Associazione Astro Onlus, questo ti fa onore. Di cosa si occupa l’Associazione?
R- L’associazione Astro si occupa del sostegno terapeutico e riabilitativo in oncologia, porta conforto e gioia alle donne ammalate di tumore al seno del nostro territorio. Il mio è solo un piccolissimo gesto che mi rende felice e orgoglioso.
Maurizio Minniti musicista
D- Maurizio, sappiamo del tuo amore per la musica. Come è iniziato?
R- Da bambino al Conservatorio Cherubini a Firenze. Studiavo violino, ma la mia passione è sempre stato il pianoforte. Ricordo che entravo a scuola molto prima degli altri e mi chiudevo in una stanza dove c’era un pianoforte mezza coda. Lasciavo l’astuccio del violino e mi sedevo sullo sgabello davanti ai tasti del piano che mi sembravano inarrivabili dato la mia piccola statura e li appoggiavo le mie piccole dita aspettando che il martelletto si scontrasse con la corda. Da quel primo suono, sono andato avanti e con mio fratello abbiamo condiviso la felicita del nostro primo e unico gruppo musicale. Avevo quattordici anni quando ho iniziato a suonare in pubblico, poi sono venuti i Beatles e Battisti e il nostro gruppo si è fuso con loro e siamo diventati i Beatles di Firenze. Molti ragazzi venivano alle nostre serate, non ballavano, ma stavano seduti ad ascoltarci ed era fantastico. L’avvento del servizio militare e del ballo liscio, ci ha fatto decidere di smettere, ognuno aveva il proprio amore e la propria vita da percorrere, io con mio fratello abbiamo continuato a suonare e portato alle case discografiche le nostre canzoni. Fu un periodo molto interessante, ma quando mi hanno chiesto di rimanere a Milano per intraprendere la carriera di compositore, ho visto la mia vita futura più grande di me e ho detto no.
D- vuoi parlarci delle tue collaborazioni?
R- Certamente, Rita Pavone, Iva Zanicchi, Pupo, Zucchero, Vallesi, Masini e altri cantanti rimasti sconosciuti pur essendo bravi.
D- Riguardo a queste collaborazioni, hai una curiosità da raccontarci?
R- Preferisco di no, oggi sono molto famosi e fanno finta di non conoscerti e quindi non vorrei raccontare aneddoti che li riguardano.
D- A cosa stai lavorando? Con chi?
R- Ora sto lavorando alla stesura del mio prossimo romanzo e contemporaneamente al termine del CD che io e i miei compagni di viaggio musicali dopo cinquanta anni abbiamo deciso, divertendoci, di realizzare con le nostre composizioni. Penso che la scrittura e la musica non abbiano età.
D- Vuoi parlarci di questa tua passione?
R- Potrei scriverci un libro. Aspettare dietro alla porta del discografico che deve giudicare il tuo prodotto ed essere ignorato del tutto, questo sarebbe stato un valido motivo per lasciare la musica, ma la passione era forte nata al Conservatorio e ancora viva in me come parte integrante della mia vita.
Adesso Maurizio, ti pongo la domanda “bianca”
Si tratta di uno spazio dove tu puoi dire qualsiasi cosa sul tuo mondo di artista sia come scrittore che come musicista. I tuoi sogni, aspettative, desideri.
- Spesso quando compongo una canzone sento dentro di me i brividi. Gli accordi che le mie dita imprimono sopra ai tasti sono così belli e armoniosi da sorprendermi, scrivo il testo cercando che la forza delle parole possa unirsi con la musica e amarsi. Così nasce una canzone; me lo sono sempre detto, ed è così si commuove l’artista che c’è in me mentre litiga con l’altra metà del mio io profondo che rifiuta a volte di immedesimarsi in esso. Conflitti che a volte ritrovo nelle mie poesie, nelle parole che vorrebbero dire tutto, ma che per qualcuno non dicano assolutamente niente. Ecco che allora ti senti tra gente che conosci da sempre come uno diverso. “ Il Poeta” – mi dicano sorridendo davanti a una pizza e una birra e questo non mi piace, mentre lascio cadere quella frase che dentro di me fa molto rumore lasciando parlare gli altri.
Lascio Memorial, lascio un figlio partorito e cresciuto con amore, lascio che le mie parole entrino dentro al lettore e spero che vibrino così forte da scuotere anche gli animi più insensibili. Adesso sono dentro a una ipotetica stanza dove tutto resta fuori, dove ogni parola estranea al mio progetto non può entrare. Sento fluirmi dentro la nuova scrittura, la nuova storia, la nuova musica e questo mi da gioia. Spero di lasciare a mio nipote oltre al mio ricordo di nonno, anche una parte di me racchiusa nei libri e nella musica. Non ho sogni né aspettative né desideri, amo e odio l’imprevisto ed è con lui che lotto ogni giorno perché non mi preceda.
Ti ringrazio Maurizio.
Se vuoi lascia la tua mail
m.minniti@alice. it
C’era una volta Piazza della Baldracca
E’ noto a tutti che l’edificio di Piazza Signoria fu commissionato da Cosimo I dei Medici, Granduca di toscana per la costruzione di uffici (uffizi) giudiziari ed amministrativi
Fu richiesto a Giorgio Vasari che doveva progettare il palazzo proprio vicino all’abitazione del Duca e andava esteso fino al fiume Arno. Era il 1560 c.a.
In cinque anni fu costruita buona parte del Palazzo nel 1565 fu completato anche il famoso “corridoio Vasariano” costruito per l’occasione del matrimonio fra il figlio di Cosimo de Medici, Francesco e Giovanna d’Austria.
Alla morte del Vasari nel 1574, i lavori furono continuati dal Buontalenti e Francesco I dei Medici, a lui si deve la creazione della Galleria.
Negli anni a venire molte le collezioni sono entrate a fare parte del museo fra più importanti al mondo; opere d’arte antiche e moderne comprensive di armi, gemme e strumenti appartenuti a grandi scopritori, scienziati e inventori come ad esempio Galileo Galilei.
La galleria fu aperta al pubblico nel 1789 con milioni e milioni di visitatori all’anno.
Settecento anni prima, nello stesso spazio dove adesso ci sono gli Uffizi, in pieno medioevo, vi ergeva uno dei quartieri più malfamati della città: il quartiere di Baldracca. Ladri, ubriaconi, assassini, bordelli e malcostume serpeggiavano in quell’ambiente losco e equivoco. Volgarità, degrado e sporco erano il vivere comune di chi ci abitava. Il nome “baldracca” non è derivato dal modo come i fiorentini definivano la prostituta ma dall’osteria in sito che era nominata “osteria di Baldracca”. L’osteria si denominò Baldracca per una storpiatura del nome Bagdad, la città dei califfi erroneamente scambiata all’epoca per Babilonia considerato il luogo dove tutto è fuori controllo dove caos e disordine prendono il controllo di tutti e tutto. L’osteria per voler dei medici viene del tutto cancellata e sostituita dal “teatrino di Baldracca” dove gli attori stessi pagano affitti per mostrare i propri spettacoli alla presenza di donnine succinte e provocatorie. Un piccolo teatro che non può contenere più di 400 posti e dove vi sono piccoli spazi per la nobiltà che segue dietro a grate per vedere in anonimato.
Nel XV secolo però i Medici presero potere e commutando Firenze da Comune a Signoria decisero di fare “pulizia” da quel degrado allontanando quel ceto non certo “elegante” e di classe. Il quartiere, con il suo giro poco raccomandabile si spostò così in Piazza della Passera rinominata dopo Piazza dei Sopiti fino a quando nel 2005, l’allora Assessore Eugenio Giani, le ridette il suo nome autentico. Riguardo al toponimo originale, pare che in quella zona vi fosse una casa di tolleranza dove fu “ospite” perfino Cosimo I dei Medici Granduca di Toscana.
Firenze che respira, che incanta che risorge che declina e risale. Firenze segreta fra grettezza e nobiltà ma sempre immersa nella bellezza da guardare, da scoprire da amare proprio come una bella donna dai mille riflessi, dai sorrisi limpidi o sornioni, dagli sguardi aperti o indagatori. Firenze culla di artisti, pittori, scultori, inventori e che dire di Dante?
Intrighi di potere, leggende da respirare e misteri da scoprire in ogni angolo della città. Possiamo amarla, criticarla, additarla, viverla ma è indubbio che la sua storia è ancora storia in ogni angolo dove solo l’uomo ne scalfisce la bellezza. Ma questa è un’altra storia...
Calamity Jane non si disintossicò mai dall’alcol; la bottiglia fu sempre presente nella sua vita. Morì sola, depressa e alcolizzata in un hotel il primo agosto 1903. Aveva 51 anni. Non si saprà mai se a causa dall’alcolismo, da una polmonite o altro. Il suo corpo verrà sepolto vicino al cadavere di Hickok nel cimitero di Mount Moriah all’interno di una fossa comune. Fu una sua espressa richiesta in vita.
Jane fu sicuramente una figura scomoda e imprevedibile, ma non va dimenticata anche la sua generosità verso i bisognosi. Diede prova di altruismo durante l’epidemia di vaiolo che si abbatté sugli abitanti di Deadwood nel 1876. Lavorò giorni e notti come infermiera: donò cibo, imboccò gente, lenì ferite, confortava i malati. Non si risparmiò fisicamente. Mai un grazie o un riconoscimento. Dopo la sua morte fu trovato un diario dove Calamity Jane scrisse fino agli ultimi giorni della propria vita. Il diario era rivolto a Janey, il figlio. Per molti studiosi però quel diario non fu altro che uno scrivere a se stessa.
L’epistolario fu scritto fra il 1877 e il 1902
Al termine di questo, Jane scriverà:
“Io credo che questo diario sia quasi finito” riferendosi alla propria vita giunta quasi al termine.
Di seguito la sua ultima lettera impressa nella raccolta (giugno 1902) era chiaramente rivolta a Janey
“Mi sento male e non ho molto da vivere. Porterò con me molti segreti Janey: Cosa sono e cosa avrei potuto essere. Non sono nera come mi hanno dipinta. Voglio che tu lo creda. Gli occhi mi hanno privata del piacere che provavo guardando la tua foto. Non ci vedo più a scrivere. Devo dirti qualcosa. Se mai venissi quaggiù, metti a posto la mia vecchia casa e sii certa di trovare il Generale Allen di Billings. E’ stato un buon amico. C’è una cosa che ti dovrei confessare ma proprio non posso. Me la porterò nella tomba. Perdonami e tieni conto che ero sola”.
Calamity Jane diverrà a breve cieca e non continuerà mai più il suo diario.
Jane fu sicuramente una figura scomoda e imprevedibile, ma va ricordata anche la sua generosità verso i bisognosi. Diede prova di altruismo durante l’epidemia di vaiolo che si abbatté sugli abitanti di Deadwood nel 1876. Lavorò giorni e notti come infermiera: donò cibo, imboccò gente, lenì ferite. Non si risparmiò fisicamente. Mai un grazie o un riconoscimento.
Ndr Non so quanta realtà ci fosse nella figura di Calamity.Jane ma sono certa di quanto potesse essere scomodo esaltare una figura femminile forte, determinata, reazionaria oltre che prevaricatrice verso l’uomo. Una donna dall’atteggiamento volgare che sparava come un uomo, cavalcava come un buttero, si ubriacava nei saloon, si prostituiva, comandava spedizioni e spesso surclassava intere schiere di uomini. Tutto ciò sarebbe stato come ammetterne la forza o addirittura la superiorità della donna in un mondo e in un’epoca estremamente maschilista. Certo è che vi sono storici che ne cancellano addirittura l’esistenza, altri che la reputano solo bugiarda e infingarda, altri ancora che nemmeno si sono presi la briga di approfondirne il passaggio.
Non tutto fu verità nella sua vita, molti fatti furono inventati da lei. Molte date infatti non collimano con ciò che asseriva come l’avere avuto il figlio con Bill Will (i tempi erano improbabili) Quello che è certo fu la sua presenza nella storia del West, donna guerriera, pistolera, combattente e determinata.
A questo punto facciamoci una domanda: “Come sarebbe stata la sua vita se la madre (prostituta) non fosse morta in quel viaggio e il padre non avesse abbandonato i sei figli lasciandola a 13 anni con un’enorme responsabilità?.
Chi era Martha Jane Cannary?
La sua leggenda continua...
Enzo Martano nasce a Calimera in provincia di Lecce nel 1965. Il suo percorso artistico inizia da autodidatta nel 1991, con le prime realizzazioni di opere ispirate ai bellissimi paesaggi locali dove il fascino della natura salentina immersa tra mare e ulivi secolari, guidano i primi passi della sua arte. Affetto da retinite, Enzo è costretto a fermarsi per sottoporsi a vari interventi che gli consentono, dopo qualche anno, di riprendere i suoi lavori con una rielaborazione del tutto nuova di colori, forme e tecniche. Enzo inizia quindi un nuovo percorso artistico e tanti nuovi lavori. Tra questi, le figure umane, spesso di natura etnica, ricorrono il suo repertorio. Figure che emozionano e che suscitano sentimenti forti, come i drammi e le loro storie di vita.
Le sue opere sono state selezionate alla Biennale d'Europa che partirà a ottobre 2022, esporrà a Parigi, Barcellona, Londra, Venezia, Padova, Firenze, Mantova, Gravina di Puglia, Lecce, Matera e Roma. E’ stato visionato da critici Internazionali come Mario Salvo e il Principe Alfio Borghese che ne hanno decantato l’operato artistico. Ha partecipato a Concorsi Internazionali come il Premio Raffaello Sanzio, Premio Art Key Agropoli, Premio Michelangelo Buonarroti dove ha ricevuto il premio d’onore con encomio, Premio Luxemburgo 2021, e Premio Giacomo Balla con mostra collettiva assieme all’ attrice Adriana Russo.
In basso le mostre e i concorsi a cui ha partecipato.
MOSTRE
Giugno 2020 Varaggio Art ( Liguria)
Agosto 2020 mostra personale presso Centro Accademico Maison d’ art Padova
Settembre 2020 mostra collettiva presso Galleria On Art Firenze
Dicembre 2020 Collettiva Mincio arte Mantova
Maggio 2021 Trofeo Citta’ di Lecce
Giugno 2021 Collettiva MY TOWN Gravina di Puglia BA
Luglio 2021 Collettiva presso Galleria Internazionale Area Contesa Via Margutta
Rassegna D’Arte Woman presso Galleria Casa Cava Matera
CONCORSI
Premio Intenazionale Raffaello Sanzio Roma
Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti Lucca
Premio Luxembourg Art Prize Lussemburgo
Premio Internazionale Art Key prize Salerno
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Enzo Martano |
Renata Mazzei è attrice dal 1998, insegnante di teatro dal 2002 e PhD in Performing Arts presso l'ECA-USP. Nel 2009 ha completato il suo master all'ECA-USP con la ricerca "Aikido e il corpo dell'attore contemporaneo", un'arte marziale praticata per 13 anni. Come risultato pratico, ha ideato il monologo "Separação de Corpos", di cui è autore e che è stato presentato a São Paulo (BR), Ouro Preto (BR), São José (Costa Rica) e Città del Messico (Messico). Nel 2007 è entrato a far parte del CEPECA (Centro di ricerca e sperimentazione scenica degli attori) con sede presso l'ECA-USP e insieme agli altri membri del CEPECA ha lanciato i libri “CEPECA: Uma Oficina de Pesquisas 1 e 2” (2010/2014) . Nel corso della sua carriera ha partecipato a spettacoli che spaziano dal realismo al teatro fisico come "Medo...desejos", sempre di lei e Uma Questão de Tempo, di Alberto Guiraldelli.Nel 2011 ha vissuto in Inghilterra dove ha partecipato al corso “Act Creation Course” al Circomedia-Bristol e ha tenuto workshop con rinomate compagnie teatrali britanniche come Complicitè e Trestle. Nel 2012 ha partecipato al film "Do Lado de Fora" di Alexandre Carvalho (2013), nel telefilm "A Grávida da Cinemateca" di Christian Saagard (2015) e un episodio della serie HBO brasiliana “O Negócios” (2015) Per undici anni ha insegnato in corsi professionali come Recriarte e Teatro Escola Macunaíma. Nel 2017 si ‘e trasferita a Firenze e ha fatto diversi corsi e workshop di approfondimento come una specializzazione sulla tecnica di Meisner all'Accademia di Inflorence, un workshop con Thomas Richards su Grotowski, e lo workshop - La voce nella dimensione gestuale e performativa con Francesca della Monica. Nel 2018 e 2019 a Roma ha partecipato allo spettacolo Le Tre Sorelle, adattamento del testo di Anton Chekov, per la regia di Daniele Nuccetelli.
Conosciamo meglio Renata:
D- Vuoi parlarci dei tuoi inizi?
Ho iniziato a fare teatro amatoriale quando ero adolescente perché ero appassionata di teatro fin da bambina. Quando ho sperimentato nella pratica, ho visto che essere un'attrice era la mia più grande passione. Questo mi ha portato a seguire un corso tecnico professionale e subito dopo ho avviato una compagnia teatrale col marito di allora e altri due attori a Sao Paolo. È stato un inizio difficile perché non avevamo i soldi e nemmeno un posto per lavorare, ma poco a poco abbiamo ottenuto riconoscimenti, uno spazio per i laboratori e presentare spettacoli, abbiamo ottenuto alcuni bandi e abbiamo iniziato a vendere spettacoli. In quell'inizio, parallelamente al teatro, insegnavo inglese e portoghese. Era molto dura perché spesso lavoravamo tutto il mese senza alcun profitto, ma piano piano venivamo ricompensati per quello sforzo. Nel 2006, dopo il divorzio, ho lasciato questa compagnia teatrale e ho iniziato ad agire in autonomia. Questa é stata un'altra fase difficile, portandomi comunque molte soddisfazioni. È stato durante questo periodo che ho iniziato ad insegnare al Teatro Escola Macunaima, la piu grande scuola di recitazione a San Paolo, dove ci sono rimasta per 10 anni.
D- Molte sono state le tue esperienze teatrali, vuoi parlarcene?
Ho concluso il corso professionale in Teatro nel 1998 e poco tempo dopo ho iniziato la prima Compagnia di teatro. Con questa compagnia di cui ho fatto parte dal 2000 al 2007, ho creato insieme agli altri attori "Nasus e Flora- una storia d'amore" (2003-2006), presentato in Brasile e in Australia, "Solitudine" (2004) di Steven Berkoff, spettacolo presentato al 9 ° Festival de Cultura Inglese in cui sono stata anche traduttrice e produttrice, "A Proposito di Sogni e di Speranza" (2006) spettacolo ispirato alle opere di Paulo Freire e "Itas Odu Medea" (2006) adattamento del mito di Medea, ispirata dai rituali del Candomblé.
Dopo la mia esperienza con questa compagnia ho fatto diversi corsi per migliorare sia come attrice sia come insegnante di recitazione. Per cui dal 2006 al 2009 ho fatto un Master in Arte Scenica presso l'Università di São Paulo (USP) con la ricerca "Aikido e il corpo dell’attore contemporaneo”, arte marziale praticata per 15 anni. Come risultato pratico ho realizzato il monologo “Separação de Corpos", il cui debutto è avvenuto nel maggio 2009. Questo spettacolo è stato presentato a São Paulo (BR), Ouro Preto (BR), San Jose (Costa Rica) e Città del Mexico (Mexico). Da questo lavoro ho sviluppato il workshop "Aikido e la poesia del corpo dell'attore", che ho insegnato in Brasile nelle officine culturali Oswald Andrade, SP Escola de Teatro, vari campi della USP per attori e non-attori. Dal 2013 al 2018 ho fatto il Dottorato di ricerca in Arte Scenica con la ricerca "Aikido e capoeira come fonti di ispirazione per la drammaturgia dell'attore" presso l'Università di São Paulo (USP). Durante questa ricerca ho realizzato “Amleto", spettacolo basato sul lavoro omonimo di William Shakespeare.
Nel 2007 sono entrata a far parte di CEPECA (Centro di Ricerca e Sperimentazione Scenica dell'attore) con sede presso ECA-USP. Insieme con gli altri membri del CEPECA, ho contribuito ai libri "CEPECA: Uma Oficina de PesquisAtores" (2010) e "CEPECA: Uma Oficina de PesquisAtores 2" (2014).
Dal 2007, quando ho iniziato il percorso autonomo, ho realizzato gli spettacoli di teatro fisico “Separação de Corpos”, "Medo ... desejos” ed ho partecipato a Uma Questão de Tempo", di Alberto Guiraldelli, regia Monica Granndo. La drammaturgia di tutte e tre gli spetacoli fu il risultato di una creazione collettiva.
Nel 2012 sono entrata a far parte del gruppo di cinema AP 43 come attrice ed ho partecipato al film “Do Lado de Fora” di Alexandre Carvalho (2013), al telefilm “A Grávida da Cinemateca” di Christian Saagard (2015) e ad un episodio della serie brasiliana HBO “O Negócio" (2015).
Nel 2015 ho fondato con Christiane Lopes la “Das Duas Cia” ed in teatro il primo spettacolo fu “Memorie Postume di Brás Cubas” di Machado de Assis, uno fra i piú grandi scrittori brasiliani.
Nel 2011 mi sono recata in Inghilterra dove ho partecipato del corso di teatro fisico “Act Creation Course" a Circomedia- Bristol e ho partecipato a workshop con rinomate compagnie teatrali britanniche come Complicitè e Trestle.
Per undici anni ho insegnato recitazione e linguaggio del corpo in corsi professionali in Brasile come Recriarte e Teatro Escola Macunaíma.
Nel 2017 mi sono trasferita a Firenze per fare corsi e workshop con Francesca della Monica, Thomas Richard e Tim Daish e nel 2018 sono stata invitata a fare parte dello spettacolo Le Tre Sorelle, un adattamento del testo Ti Anton Tchekov, a Roma.
Dal 2019 impartisco lezione privata di recitazione e oratoria e collaboro con la Associazione Sconfinando come insegante di teatro in Inglese ai bambini.
D- Non è sempre facile che la meritocrazia aiuti chi della sua professione metta anima e corpo: tu hai trovato difficoltà?
Si è vero. La meritocrazia non è sempre presente in questo settore ed è per questo che è sempre molto difficile lavorare col teatro. Sono pochi soldi per molti artisti e in questa competizione non sempre vince il progetto migliore. Ma non mi sono mai abbattuta. Anche se non ho guadagnato o vinto premi come meritavo, ho sempre fatto del mio meglio perché a prescindere da questi aspetti, il pubblico merita sempre il meglio dell'artista.
D- Nella tua lunga esperienza di attrice cosa ti è entrato più nel cuore?
Il rapporto con il pubblico è ciò che apprezzo di più in questo lavoro. Mesi di fatica, crisi, problemi, vengono sempre premiati quando siamo davanti a quelle persone che sono venute a vedere cosa è stato fatto. E questa connessione è sacra.
D- Cosa consiglieresti ai giovani che si apprestano a studiare per essere un giorno attori?
Fare del proprio meglio e fallo sempre con il cuore. Essere un attore di teatro è un lavoro che richiede molto sudore e se non è fatto con tanto amore e dedizione, o se è fatto solo per il perseguimento della fama, è meglio non farlo. Prima che il pubblico provi piacere nel vedere il lavoro di un attore, credo che l'attore debba provare molto piacere in ciò che fa. E inoltre, deve leggere molto, andare a mostre, vedere film, guardare spettacoli, osservare la gente per strada, viaggiare, conoscere culture diverse e tutto ciò che serve ad ampliare la prospettiva di se stesso e del mondo che ci circonda.
D- Vuoi raccontarci del pro e del contro che s’incontrano nella tua professione?
Ci sono molti pro e contro. Come contro, vedo la mancanza di meritocrazia e principalmente la mancanza di apprezzamento dell'arte nel suo insieme in diversi paesi. L'arte è spesso vista solo come un intrattenimento superfluo che ne possiamo fare anche a meno. È necessario guardare all'arte come a qualcosa di essenziale per l'educazione di chiunque perché l'arte ci aiuta a vedere meglio il mondo e le persone. Così come può essere un vantaggio per tutti, può essere un vantaggio anche per l'attore. Come attrice ho imparato a vedere l'essere umano più profondamente. Viviamo così tante vite diverse che questo ci fa capire la complessità degli esseri umani. Penso sia una esperienza molto ricca. Inoltre, riuscire ad avere questo rapporto vivo ed energico con il pubblico, solo il teatro te lo può dare, e questo non ha prezzo.
Cara Renata, lascio sempre una “domanda bianca” che non contiene quesiti ma solo uno spazio libero perché ogni artista da me intervistato, possa avere libertà di parola e di richiesta.
Per tanto scrivi i tuoi desideri, le tue paure, le tue gioie o incertezze.
A te la parola…
Come artista teatrale vorrei che il teatro, nella sua accezione più artigianale, fosse valorizzato come una grande arte. L'attore riconosciuto e aprezatto è di solito il famoso, quello che lavora con i grandi media. L'artista teatrale stesso dovrebbe essere valutato per la qualità del suo lavoro, indipendentemente dal suo nome. Gli operatori teatrali hanno diritto ad una vita dignitosa come qualsiasi altro professionista.
Un'altra cosa che vorrei dire sul teatro è che il teatro è uno strumento con un forte potenziale di trasformazione e consapevolezza sociale. Può affrontare in profondità i problemi sociali e umani al fine di sensibilizzare le persone a determinate questioni. Ha il potere di sollevare le persone dall'inerzia e farle pensare a ciò che le circonda. Ma non credo sia sfruttato in questo modo come dovrebbe. E uno dei motivi è la mancanza di fondi. Secondo me dovrebbero esserci più spazi teatrali con finanziamenti per mantenere gli attori nella produzione di spettacoli, ricerche, insegnamento, promozione di discussioni e dibattiti. Questo aiuterebbe anche la formazione del pubblico che spesso non ama il teatro perché non lo conosce.
E infine, vorrei parlare di qualcosa di più personale. Fare l'attore o l'attrice non è facile, richiede molti sacrifici e abdicazioni per la mancanza di risorse, le ore di prove, la natura stessa del teatro chè creare usando il proprio corpo, e a volte, mi sono chiesta se fosse la decisione giusta seguire il teatro o se sarebbe stato meglio optare per qualcosa che mi desse una maggiore sicurezza finanziaria. Non mentirò che ci ho pensato più volte, anche per la paura del futuro in un mondo capitalista che punisce l'invecchiamento. Ma finisco sempre con la stessa conclusione, che non avrei avuto le meravigliose esperienze che ho avuto nella vita se non fosse stato per il teatro.