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LA “FOTOGRAFIA”: RIPRODUZIONE DEL REALE

By Gianni Viola July 08, 2017 11865
Ripresa satellitare Ripresa satellitare

010 Ripresa satellitare Alla base della rilevazione satellitare si trova il processo fotografico e quant’altro attenga alla “visione”, che, tra i fenomeni naturali, è considerata uno dei più affascinanti e complessi, caratterizzata dal fenomeno della luce. Questa è una forma d’energia radiante che consente di rendere visibili gli oggetti circostanti e tali sensazioni luminose rappresentano la più elementare e rudimentale percezione visiva. Posto che la visione avviene attraverso l’organo dell’occhio, si potrebbe essere indotti a dare al fenomeno della percezione visiva una spiegazione puramente fisica. Va detto però, che il fenomeno, in realtà, non può prescindere da importanti fattori psichici. La percezione visiva non è esclusivamente legata agli stimoli sensoriali, essa è un complesso processo dinamico di ricerca svolto dal cervello, il cui scopo è definire la migliore interpretazione possibile dei dati raccolti. La sola fase ottico-fisiologica della visione è insufficiente.

La fotografia è un processo di trasferimento di un oggetto reale in immagine, e tecnicamente essa può essere definita come una rappresentazione ottenuta dall’interazione dell’energia raggiante con l’emulsione fotosensibile della pellicola, come la descrizione di un fenomeno o di un processo mediante la rappresentazione normalmente bidimensionale di informazioni relative al fenomeno o al processo indagati.

Per comprendere il concetto di fotografia, vale riferirsi all’esempio di come funziona una macchina fotografica in rapporto con l’occhio umano, dove l’obiettivo (della macchina) corrisponde al cristallino, la camera oscura corrisponde alla sclerotica, la lastra sensibile è la retina, mentre il diaframma corrisponde all’iride che controlla il flusso luminoso in entrata attraverso la pupilla (il guadagno in termini strumentali); infine, la pellicola fotosensibile corrisponde ai fotorecettori e/o ai rilevatori (dunque alla parte sensoriale) a loro volta equivalenti ai coni e bastoncelli.

Sebbene la “visione” sia un dato dinamico e essa spesso si presenti sotto vari connotati e “vedere” non abbia, dunque, sempre lo stesso significato, tuttavia l’ideale della “visione” è la percezione quanto meno “reale” della scena osservata, parimenti, la “fotografia” ha come scopo la riproduzione “fedele” di ciò che esiste nella realtà.

Una conferma ci giunge, ben a proposito, nell’ambito di un’opera di geomatica1, dove è scritto che “lo scopo che si sono posti da sempre i fotografi è la fedele riproduzione dell’oggetto reale nell’immagine finale in termini sia risolutivi sia cromatici”.2 Per tale motivo un’immagine va giudicata solo ed esclusivamente in conformità a tale parametro: essa è una buona fotografia se riproduce in termini fedeli (ed onesti!) il “reale”.

Interessante a tal proposito quanto leggo nel recentissimo Manuale di fotografia di Silvio Mencarelli3, il quale dice che “(…) fondamentalmente in fotografia è possibile realizzare soltanto due tipi d’immagine: costruendo completamente e artificialmente la scena da riprendere, scegliendo a nostro gusto le luci, l’ambientazione, la posa dei soggetti creando quindi noi una realtà visibile, o non intervenendo sulle caratteristiche della scena che stiamo vivendo: osservando quindi e riprendendo i soggetti e le situazioni senza intervenire.” Il Mencarelli più avanti precisa che il primo caso è un falso, nel secondo, invece, fotografiamo ciò che ci si propone e ci si rappresenta.

Ciò detto, per quanto oggi si sia tentati, trattando del telerilevamento, di enfatizzare i fattori innovativi che spesso paiono straordinari e ammirevoli oltre misura, ciò che è essenziale, e che interessa la nostra ricerca, è soprattutto il “prodotto fotografico”. Di là dei dettagli tecnici (che non formano oggetto del nostro interesse e che in questa sede non hanno valenza alcuna), le immagini digitali, se pur prodotte da un meccanismo differente, devono ugualmente rispondere ai medesimi principî di qualità. Ciò che conta veramente è la capacità di riprodurre in termini reali, una data scena osservata. Se tale obiettivo non fosse raggiunto, non potrebbe mai dirsi di essere davanti ad una buona fotografia. Non solo. Se la “fotografia” mostrata riproducesse dei particolari “inesistenti”, non si tratterebbe propriamente di una fotografia, bensì di un’opera artistica, di un disegno, o di un’immagine creata per elaborazione digitale, o sinteticamente, di una pitto-fotografia che non ha alcun rapporto concreto con la realtà che, invece, vi dovrebbe essere raffigurata.4

In pratica, ciò che ora è possibile, tramite l’uso della tecnica digitale, non lo era un tempo e oggi appaiono sorprendenti, ma vere, e in un certo senso “nostalgiche”,

 017 Camera di ripresa Viking
 Camera di ripresa Viking

le parole contenute in un’opera apparsa, solo un trentennio fa, ma già così distante dai molti “progressi” (o regressi?) raggiunti dalla scienza odierna. Ecco quanto leggiamo nel volume “Astrografia astronomica” di Walter Ferreri:5 Ad alcuni parrà incredibile che esistano metodi per aumentare la nitidezza di una fotografia già scattata. Questo perché è molto diffusa l’opinione secondo la quale la nitidezza sia un fatto esclusivamente oggettivo indicante il numero di dettagli contenuti in una fotografia. In realtà per nitidezza s’intende non solo quanti dettagli si vedono ma anche come si vedono, cioè, detto in altri termini, una foto appare più nitida di un’altra perché i suoi dettagli sono caratterizzati da un maggiore microcontrasto o acutezza. Dunque se è certamente impossibile creare dettagli che non esistono è però possibile operare per renderli più visibili aumentando il loro microcontrasto.”

In tale contesto è osservabile che le forme d’analisi tradizionalmente utilizzate, in alcuni casi specifici, non danno conto della qualità di ciò che l’immagine riproduce e poiché il livello di qualità di una data immagine fotografica è fondamentale e propedeutico per una qualsiasi ulteriore analisi, ci rendiamo conto del minimo valore che assumono le elaborazioni digitali e la fotointerpretazione proposte in loro assenza. Proprio per sopperire a questa grave mancanza metodologica, intervengono, oltre ai tradizionali parametri della risoluzione geometrica e radiometrica, altre tipologie d’analisi (di cui diremo più avanti) che studiano in altro modo i vari elementi di un’immagine satellitare, ponendoli in rapporto con tutti i parametri di riferimento possibili.6

 

 

 

1 La “geomatica” è definita come un “approccio sistemico integrato multidisciplinare per selezionare gli strumenti e le tecniche appropriate per acquisire (in modo metrico e tematico), integrare, trattare, analizzare, archiviare e distribuire dati spaziali georiferiti con continuità in formato digitale”. Cfr. Mario A. Gomarasca, Elementi di Geomatica, Associazione Italiana di Telerilevamento, Milano 2000, p.1.

2 Mario A. Gomarasca, op. cit., p. 76.

3 Edizioni Edup, Roma 2009 – pp. 12,13.

4  In inglese: digitally-created picture.

5 Edizioni Il Castello, Milano 1977, p. 137.

6 Tali parametri supplementari sono la risoluzione topografica e quella analogica.

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Last modified on Tuesday, 11 October 2022 08:21
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