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Solidarietà sotto esame. Tra chi ha fame e chi dice…. approfittando…. di averla ?

By Enrico Civran February 16, 2026 133

 

 Un’inchiesta tra le file per il pacco alimentare: volti segnati dalla fatica, ma anche auto di lusso e richieste selettive. Dove finisce la fragilità e dove iniziano le zone d’ombra del sistema?

 

Per vivere il disagio ed il bisogno di una famiglia che accede alla distribuzione di aiuti alimentari ovvero al pacco che viene dato alle famiglie bisognose dalla Caritas, con Isee inferiore a circa 9.000 euro, grazie al programma Nazionale “Inclusione e lotta alla povertà” 2021-2027, ci siamo messi in fila in uno dei centri Caritas, che mensilmente si adopera per effettuare la distribuzione.

 La scena si presenta secondo copione: il personale della Caritas, con le liste in mano (dopo aver avuto conferme Isee), le persone che hanno diritto di prelevare il pacco e che arrivano una volta al mese nel centro (sono sparsi in tutto il territorio nazionale). Chi ne ha diritto si presenta munito di buste e, a seconda dei componenti del nucleo famigliare, ritira i generi alimentari (pasta, riso, farina, scatolame vario ecc.ecc).                  

                      

Quello che salta all’occhio è vedere che in fila ad attendere il proprio turno, si vede di tutto. Persone che si presentano con macchinoni di lusso, persone vestite con abiti griffati e scarpe di marca, persone con gioielli che non raccontano miseria. Ci si auspica che questi ultimi siano coloro che hanno perso un lavoro e sono in difficoltà, o persone che si sono trovate nella condizione di povertà, dovuta a sopraggiunti e immediati problemi famigliari. Comunque abbiamo proseguito in fila, fino al nostro turno.  Mentre eravamo intenti a ritirare i generi alimentari a noi destinati, grazie alla disponibilità di una persona in elenco, notavamo qualcuno che come noi accettava in silenzio ciò che gli veniva dato, altri sceglievano, scartavano, sostituivano non per necessità, ma per preferenza. Si sentivano alcune strane richieste fatte da “nuovi poveri, in giacca e cravatta”, che obiettavano alla consegna di quanto spettante: (questo si….. questo non lo voglio…. cambiami questo con quello…) ed il distributore in difficoltà, rispondeva chiedendo se c’era un motivo certificato per chiedere quello che volevano come, per esempio, allergie alimentari. La “discussione” terminava con un “no, quello non mi piace!!!” e con gentile pazienza mostrata dal personale.

Sappiamo che per accedere all'assistenza alimentare, l’utente deve fare un colloquio di accoglienza, passando per un centro d’ascolto, dove operatori formati effettuano una intervista approfondita in seguito alla quale viene consegnata la dichiarazione sostitutiva unica (DSU) per ottenere aiuti alimentari. E sappiamo anche che l’Agenzia delle Entrate, l’INPS e la Guardia di Finanza effettuano a campione verifiche costanti sui dati patrimoniali e sui conti correnti dei richiedenti, segnalando le difformità ai comuni e alle associazioni.

Concludendo questa nostra piccola inchiesta, resta aperto il paradosso dei nuovi poveri, tra bisogno autentico e zone d’ombra del sistema.La linea di confine è sempre più sottile e non c’è più distinzione tra fragilità e furbizia.

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Last modified on Monday, 16 February 2026 14:53
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