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Alien-azione. La nuova solitudine tecnoderivata

By Barbara Tognarelli July 05, 2016 8367

Il concetto di alienazione è estremamente vicino al nostro tempo. Sembra una contraddizione il fatto che in una società ricca ed evoluta possiamo trovare tanto malessere interiore, al punto da cercare una via d’uscita nella fuga dalla realtà. Ed invece è proprio a partire dalla rivoluzione industriale che tale disagio inizia a farsi sentire al punto da diventare oggetto di indagine non solo della letteratura ma anche della filosofia e, successivamente, della psicanalisi e del cinema.

Ognuno di noi è investito di un ruolo all’interno della società, un ruolo a cui adegua i propri comportamenti e in cui si identifica, al punto da diventare ciò che gli altri credono o vogliono che sia. Ma il contrasto tra ciò che avvertiamo e ciò che ci viene imposto, tra ciò che crediamo e ciò che ci viene imposto magari in maniera sotterranea porta l’uomo a sentirsi smarrito, frustrato, alieno, estraneo anche a se stesso.
In un tempo di democrazia e libertà tutti, ma soprattutto i giovani, tendono a uniformarsi anziché voler essere diversi, unici. Tutti vestiti nello stesso modo, stesso linguaggio, stessi atteggiamenti. Tutti uguali.
Ma l’essere omologati rende schiavi, chi è diverso è tagliato fuori, è strano, è fuori dal gioco.

Ma nessuno è felice senza un’identità propria. Così si cercano alternative, rifugi effimeri. Internet, i social, in cui ognuno pubblica se stesso e si perde e si immagina anche quello che non è, più bello, più forte, migliore degli altri e di come si vede. Ore ed ore trascorse a costruirsi una storia che non è reale, a mostrarsi, a raccontarsi, a sbirciare le vite degli altri.
Un tempo le grandi domande, chi sono, dove sto andando, formavano le menti di grandi filosofi o pensatori o portavano alla follia. Nel nostro tempo neppure la psicanalisi, secondo uno studio americano, ha più grande successo, Freud, Jung, hanno perso di attualità in un mondo in costante cambiamento, e molti si avvicinano o ritornano allo studio della filosofia, piuttosto che alle religioni.
Un ultimo e infelice riferimento al fatto che spesso, soprattutto i giovani, cercano un’evasione da una realtà che non conoscono e che sembra inafferrabile, nell’uso delle droghe. Ma queste non fanno che uccidere il pensiero, ed anche questo spesso diventa un atto di omologazione, per cui l’alienazione diventa ancora più forte. Fuggire dalla realtà per poi ricaderci dentro frastornati, storditi, peggiori.
Sembra quasi che l’uomo assieme alle macchine abbia inventato un modo per allontanarsi dal senso della vita, da tutto ciò che è naturale, da tutto ciò che conta.

Credo che solo ritornando ogni giorno, nei piccoli gesti, a qualcosa di semplice, vero, pensieri, piccole azioni, ecco, credo che solo guardandosi allo specchio e cercando di conoscersi e riconoscersi davvero, possiamo rientrarci, nella realtà, e starci bene.

A Mamerto

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