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La verità che ci hanno nascosto per secoli: parla Lamberto Rimondini

By Massimo Blandini December 31, 2025 743

 

Secondo Lamberto Rimondini, ricercatore indipendente e autore di una serie di volumi dedicati alla storia geopolitica italiana, la sovranità del nostro Paese sarebbe, da oltre un secolo e mezzo, una costruzione formale più che una realtà sostanziale. Un’affermazione forte, che Rimondini ribadisce senza esitazioni nel corso di una lunga conversazione con Virgilio Violo, presidente dell’Associazione Free Lance International Press. Al centro dell’intervista c’è un’interpretazione radicale della storia italiana: dall’Unità d’Italia al secondo dopoguerra, fino all’attuale contesto europeo e globale. “L’Italia è al centro del Mediterraneo”, esordisce Rimondini, “e questa non è una suggestione romantica, ma un dato geopolitico oggettivo”. Il Mediterraneo, spiega, è sempre stato uno snodo strategico cruciale per i traffici commerciali e militari. In epoca romana non si parlava nemmeno di “Mediterraneo”, ma di Mare Nostrum, un bacino interno ad un Impero che ne controllava entrambe le sponde. Secondo Rimondini, questa centralità geografica rende l’Italia inevitabilmente un nodo di potere.

 Ed è proprio per questo che, nel corso dei secoli, sarebbe diventata l’oggetto di interessi esterni permanenti. “La geopolitica cambia raramente”, sottolinea, “perché dipende dalla geografia. O si muovono le zolle terrestri o si costruiscono infrastrutture in grado di cambiare i flussi globali”. Una di queste infrastrutture è il canale di Suez. La sua inaugurazione nel 1869, frutto, secondo Rimondini, di una potente cordata finanziaria anglo-francese, avrebbe modificato radicalmente gli equilibri mondiali. “Prima del canale”, spiega, “le navi dovevano circumnavigare l’Africa. Con Suez, tempi e costi si dimezzano. Il Mediterraneo diventa la chiave d’accesso all’Oriente”. È proprio in quegli anni che l’Italia è attraversata dal processo di unificazione. Un processo che Rimondini descrive come inizialmente animato da spinte patriottiche interne, ma presto intercettato e deviato.

“Se l’Italia si fosse unita davvero come Stato sovrano”, afferma, “sarebbe diventata una potenza politica, economica e militare nel cuore del Mediterraneo. Un problema enorme per chi voleva controllare quei traffici”. Secondo questa ricostruzione, l’unificazione italiana non sarebbe stata il risultato di un moto spontaneo e liberatorio, ma di un’operazione eterodiretta. “I vertici patriottici vengono eliminati”, sostiene Rimondini, “e al loro posto vengono imposti personaggi funzionali a interessi esterni”. Particolarmente dura è la sua lettura degli eventi nel Sud Italia. “Non fu un’epopea romantica”, dice, “ma una strage”. Il Regno delle Due Sicilie, all’epoca una realtà economicamente solida e industrialmente avanzata, avrebbe pagato un prezzo altissimo con repressioni, deportazioni e saccheggi. “Il Sud era un concorrente diretto di Londra e Parigi”, afferma, “aveva rapporti commerciali con la Russia e l’Impero Ottomano e riserve auree ingenti. Era un bottino troppo ghiotto”. Per Rimondini, la perdita di sovranità non si ferma al Risorgimento. L’Italia, sostiene, sarebbe stata trascinata nelle due guerre mondiali da dinamiche simili.

“L’assassinio di Umberto I, la Prima e la Seconda guerra mondiale, fino agli armistizi del 1943, sono tutti passaggi che conducono al trattato di pace del 10 febbraio del 1947”. Quel trattato, firmato a Parigi, viene definito senza mezzi termini “un’imposizione”. “Non è un vero trattato di pace”, afferma, “ma la certificazione della sconfitta totale dell’Italia”. Rimondini ricorda come alcune clausole, ancora oggi secretate, riguardino ambiti cruciali come la politica estera, la difesa, l’energia e la finanza. “Negli Stati Uniti il testo è desecretato”, aggiunge, “in Italia no. Questo dovrebbe far riflettere”. Secondo Rimondini, da quel momento l’Italia diventa di fatto un “dominio”.

Le decisioni strategiche sarebbero vincolate a interessi esterni, mentre una parte della classe dirigente nazionale agirebbe come catena di trasmissione. Nel ragionamento di Rimondini rientra anche un tema che solleva interrogativi delicati, quello delle onorificenze conferite da Stati stranieri a esponenti di primo piano della politica italiana. “Basterebbe fare un esercizio molto semplice”, osserva. “Andare a guardare quanti cittadini italiani, in particolare uomini delle istituzioni, abbiano ricevuto dalla Francia la Légion d’honneur”. Tra i nomi citati compare anche quello di Enrico Letta, già presidente del Consiglio. “È lecito chiedersi”, incalza Rimondini, “per quali meriti un capo di governo italiano riceva una delle massime onorificenze francesi. Che cosa avrebbe fatto, concretamente, per il popolo francese?”. Secondo Rimondini, la questione non è simbolica, ma politica. “Un’onorificenza non è mai neutra”, afferma. “Chi la riceve ha evidentemente lavorato in sintonia con gli interessi di chi la conferisce”. Lo stesso criterio, prosegue, varrebbe per il Regno Unito con i titoli nobiliari, le onorificenze britanniche e riconoscimenti ufficiali assegnati a cittadini italiani rappresenterebbero indizi utili per tracciare quella che Rimondini definisce una “mappa dei collaborazionisti”. Un quadro che, a suo dire, consentirebbe di individuare con maggiore chiarezza le reti di influenza esterna all’interno delle istituzioni nazionali. Da qui nascono due interrogativi centrali, che Rimondini pone senza mezzi termini, quale sia stato, e sia tuttora, il ruolo della massoneria nei processi decisionali italiani e quale responsabilità abbiano avuto i servizi segreti nazionali. “Se davvero l’Italia è stata eterodiretta per decenni”, conclude, “è inevitabile chiedersi dove fossero, o da che parte stessero, quegli apparati che avrebbero dovuto tutelare l’interesse nazionale”. In questo quadro si inseriscono anche eventi chiave della storia repubblicana. “Moro, Mattei e Olivetti”, elenca Rimondini, “sono figure che hanno tentato di restituire autonomia all’Italia. E sono morte”.

 Il caso Moro occupa un posto centrale nell’analisi. “Moro voleva sganciare l’Italia da una logica di blocchi”, spiega Rimondini. L’idea di un’asse Washington-Roma-Mosca, già teorizzata da Kennedy, avrebbe messo in discussione l’ordine stabilito. “Moro toccò tre nervi scoperti”, continua “con politica estera autonoma, l’energia a basso costo tramite accordi con Libia, Russia e Algeria, ed una maggiore indipendenza monetaria”. “Violò i pilastri della sovranità limitata”. Per Rimondini, questo lo rese incompatibile con il sistema. Anche il 25 aprile viene riletto criticamente. “Non è il giorno della liberazione”, afferma Rimondini. “La guerra in Italia finisce il 2 maggio 1945. Il 25 aprile coincide con un discorso di Truman alle Nazioni Unite in cui si sancisce che l’Italia deve sottostare ai gruppi finanziari che hanno finanziato la guerra”.

Una lettura provocatoria, che mette in discussione uno dei pilastri simbolici della Repubblica. Secondo Rimondini, il sistema di potere che ha dominato il mondo per decenni avrebbe però iniziato a incrinarsi. “Il mondo è stato monopolare tra il 1991 e il 2007”, spiega, “poi qualcosa si è rotto”. Il discorso di Putin a Monaco e la progressiva affermazione di un ordine multipolare segnerebbero l’inizio di una nuova fase.

In questo contesto, l’Unione Europea apparirebbe come uno degli ultimi recinti di quel vecchio sistema. “Questa UE è destinata a implodere”, afferma Rimondini, “non l’idea di Europa, ma questa struttura”. Rimondini intravede per l’Italia un possibile ritorno a un ruolo di mediazione internazionale, coerente con la sua storia e posizione geografica. “È il ruolo che avevano in mente Moro e Mattei”, dice, “ed è quello che oggi torna ad avere senso”, ma il nodo resta politico. “Il problema non è solo il presidente del Consiglio”, conclude, “ma i ministri e gli apparati. Se rispondono a interessi esterni, ogni tentativo di cambiamento viene bloccato”.

 L’intervista si chiude con una battuta amara, ma eloquente: “In Italia”, dice Rimondini, “ci sono ancora troppi signori, e signorini, che continuano a inchinarsi alla corona”. Un’affermazione che, al di là delle condivisioni o delle critiche, riassume bene il cuore del suo messaggio, cioè che senza una rilettura critica della propria storia, sostiene Rimondini, l’Italia difficilmente potrà recuperare una sovranità che, a suo dire, non ha mai davvero posseduto.

 

 

                                                            https://www.lambertorimondini.it/

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Last modified on Wednesday, 31 December 2025 16:00
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