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Cappella dei Magi a Palazzo Medici Riccardi Firenze

By Riccardo Massaro January 08, 2026 90

 

Nel 1444, Cosimo di Giovanni, decise di lasciare il palazzo che i Medici avevano fino ad allora abitato per trasferirsi in via Larga, non lontano dal Duomo e dal Battistero. Commissionò perciò la progettazione di un nuovo palazzo al Brunelleschi. L’architetto entusiasta, si mise subito all’opera per accontentare il grande e ricco mercante qual’ era Cosimo, che gli avrebbe permesso grazie alle sue infinite risorse economiche di esprimere senza freni tutte le sue doti di architetto.

Ma il progetto del Brunelleschi era esagerato, sia per dimensioni, che per bellezza. Cosimo, che conosceva i fiorentini, si rendeva conto che c’era un limite a quanto i suoi concittadini potessero accettare e per non fomentare la loro invidia ritenne saggio rinunciarvi.

Incaricò allora Michelozzo (1396-1472), che già aveva lavorato per lui e gli chiese di costruire un palazzo adeguato alla sua famiglia, ma sobrio e poco appariscente. Michelozzo lo accontentò, impiegando ben quindici anni per completarlo.

Cosimo, con la sua famiglia e la moglie, la contessina Bardi, il figlio Piero con la moglie Lucrezia Tornabuoni e i loro cinque figli, Lorenzo, Giuliano, Bianca, Maria e Nannina, e quattro schiavi, vi si trasferì quando l’ultimo piano doveva essere ancora completato.

Sempre su incarico di Cosimo, Michelozzo aveva realizzato al primo piano una cappella con un altare sul quale era stata collocata una tavola dipinta da Filippo Lippi (1406-1469) con l’Adorazione del bambino Gesù. Nel 1459, Cosimo, Piero e sua moglie Lucrezia, vollero che la cappella fosse affrescata con immagini che avessero per tema i Re Magi. L’opera fu commissionata a Benozzo Gozzoli (1420-1497), pittore fiorentino che si era formato con Beato Angelico (Giovanni da Fiesole).

Salendo le scale e arrivando al piano nobile del palazzo, un visitatore entra quasi con difficoltà in questa piccola cappella, rimanendo folgorato dai colori, dalla vivacità e dal realismo dei personaggi dipinti da Benozzo Gozzoli (come chiama Benozzo di Lese di Sandro il Vasari nella sua opera “Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti”).

Questa è una delle prime decorazioni eseguite dopo il completamento dell'edificio. Un vero capolavoro del pittore fiorentino.

La cappella privata dei Medici, aveva un accesso privato per la famiglia e uno pubblico, che permetteva di accogliere ospiti illustri in un ambiente generalmente privato.

Non era solo un luogo di preghiera, ma anche di fastosi ricevimenti atti a celebrare l’importanza politica dei Medici. Il tema dei Magi era caro alla famiglia perché legato al culto della regalità e alle celebrazioni dell’Epifania, che ben si prestavano per mostrare la loro grandezza.

La cappella fu realizzata nel 1459, aveva una forma quadrangolare persa nel Seicento per via di alcuni lavori eseguiti sullo scalone che ne asportarono un angolo.

Nelle tre pareti viene raffigurata la Cavalcata dei Magi, anche se i tre volti dei saggi sono in realtà ritratti dei potenti del tempo.

Attraverso il tema religioso, si voleva rappresentare il potere politico in cui i Medici si muovevano affermandone il loro potere insieme alle alleanze. Quello che si cela neanche  troppo velatamente dietro la cavalcata, è infatti il corteo di papa Pio II Piccolomini arrivato a Firenze nell'aprile del 1458. Il papa faceva una tappa nel capoluogo toscano per poi recarsi a Mantova.

Il pontefice voleva radunare principi, nobili e autorità ecclesiastiche, per indire una crociata in difesa della cristianità contrastando l'avanzata turca in Europa. Per accogliere e onorare gli ospiti diretti a Mantova, furono organizzati diversi eventi: una giostra in piazza Santa Croce, un ballo, una caccia con animali feroci nella piazza del Mercato Nuovo, un banchetto nel palazzo dei Medici, un’armeggeria notturna in via Larga sotto il palazzo a cui partecipò in veste di signore e protagonista quel Lorenzo, che qualche mese prima aveva recitato il ruolo di giovane Magio nel corteo dell’Epifania.

Diverse personalità italiane precedettero l’arrivo del papa a Firenze per poi unirsi al suo seguito. Tra i tanti spiccava Galeazzo Maria Sforza, il figlio quindicenne di Francesco duca di Milano, e Sigismondo Malatesta, signore di Rimini, alleati dei Medici e ritratti nell’affresco.

La tripartizione dei Magi simboleggia allegoricamente le tre età dell'uomo: giovinezza, maturità, vecchiaia; ma anche le stagioni. Gaspare posto ad est è vestito di bianco perché rappresenta la Fede, Baldassarre a sud di verde, colore della Speranza e Melchiorre ad ovest veste di rosso, evocando la Carità.

A Firenze il culto dei Magi aveva avuto sempre molto successo, fin dalla fine del 1300. In occasione dell’Epifania veniva organizzato un grande corteo, con numerosi cavalli e personaggi vestiti con fogge orientali con cui si voleva ricordare la cavalcata dei Magi, dalla Persia a Betlemme alla ricerca del Redentore.

Nel primo decennio del Quattrocento venne fondata una “Compagnia dei Magi”, che ogni tre anni organizzava feste e cortei.

Al rientro dall’esilio nel 1434, Cosimo cercò di riconquistare e mantenere il potere a Firenze. Una parte importante era sicuramente il controllo delle manifestazioni pubbliche, nelle quali la presenza e l’immagine della sua famiglia avesse e mantenesse una forte visibilità. Il corteo dell’Epifania rappresentava proprio una di queste importanti manifestazioni. Nel 1447, la Signoria stabilì che la festa dei Magi fosse celebrata sontuosamente, senza badare a spese, per recuperare le quali vennero anche decisi nuovi tributi.

I responsabili della Compagnia dei Magi sarebbero stati sempre esponenti della famiglia Medici o persone di loro fiducia: prima Cosimo, poi suo figlio Piero, infine il nipote Lorenzo il Magnifico, tutti con la carica di presidenti.

I Magi per i Medici, avevano assunto valenze simboliche rilevanti: erano diventati patroni dei re e dei cavalieri, dei sapienti e dei mercanti, dei viaggiatori e dei pellegrini. Uno dei Magi, Gaspare, a Betlemme aveva portato in dono la mirra, un farmaco, ed era così divenuto protettore dei medici e degli speziali. Cosimo ne fece il patrono della propria famiglia.

La sua professione di banchiere internazionale lo aveva messo in contatto con le corti di Borgogna, Francia ed Inghilterra, così anche lui ambiva ad assumere quegli stessi atteggiamenti regali, signorili e cavallereschi visti in quei luoghi. I cortei dell’Epifania, come pure le giostre, i tornei, le armeggerie, le solenni cerimonie, si prestavano bene a questa sua ambizione.

I Magi divenivano così potenti figure protettrici dei nobili. Cosimo seppe sfruttarne le figure  per accrescerne l’immagine familiare e personale arrivando ad identificarsi in essi.

Il dipinto del Benozzo lascia estasiati. I personaggi si susseguono impegnati a partecipare al corteo, appaiono con vesti sgargianti e coloratissime, accompagnati da servitori e valletti. Tutti sembrano circondare l’osservatore, che rimane interdetto davanti a questa meravigliosa scena, schiacciato dall’opulenza e la grandiosità di questi personaggi. Ognuno ha una propria viva espressività, con la quale sembra voler trasmettere il proprio pensiero all’osservatore. Tutto intorno è molto realistico, vero, vivo.

I dignitari bizantini che parteciparono al corteo, con il loro sfarzo, la ricchezza e la dignità, colpirono il popolo fiorentino, così come gli artisti che rimasti affascinati vollero raffigurarli.

Niente nell’opera è lasciato in secondo piano, la cura per i dettagli è certosina. Armi, vesti, animali, piante, servi come grandi signori, niente sfigura, tutto è elegante e opulento. Nel paesaggio dove si svolge la cavalcata seppure idealizzato, si riconosce lo stile toscano tardo gotico rinascimentale.

Campi chiusi o aperti, coltivati e a pascolo delimitati da filari di alberi o siepi, sono attraversati da strade sterrate, da fiumi e ruscelli sormontati da ponti curvilinei.  La vegetazione è piuttosto ricca: alberi, prati, macchie, cespugli con varie gradazioni di verde e inserti d’oro e d’ocra.

Si riconoscono cipressi, palme, aranci, pini, abeti, melograni, agrifoglio e rosacee. Il cielo è celeste, turchino o striato di bianco.

Tra gli animali ci sono uccelli come pavoni, anatre, fagiani, cardellini, falchi, colombe e cinciallegre. Poi cani, caprioli, ghepardi, cervi, lepri, linci, mentre delle greggi sostano tranquille sorvegliate da pastori.

Disseminati tra rocce e colline appaiono paesaggi urbani come città, borghi, castelli fortificati, ville, torri e casali rurali. 

I ritratti della famiglia Medici sono in primo piano sulla parete a destra dell'altare. Un giovane a cavallo è identificabile come Lorenzo il Magnifico che precede il corteo su un cavallo bianco seguito dal padre, Piero il Gottoso ed il nonno, Cosimo de' Medici, entrambi a cavallo di una mula.

Seguono Sigismondo Malatesta e Galeazzo Maria Sforza, signori rispettivamente di Rimini e di Milano ospiti dei Medici, qui rappresentati per celebrare i successi politici della casata. Le casate dei Malatesta e degli Sforza si erano poi imparentate con i Paleologi, l’ultima dinastia governante di Bisanzio, alleati anche dei Medici.

Dietro di loro, un corteo di filosofi platonici italiani e bizantini, tra i quali si riconoscono gli umanisti Marsilio Ficino e i fratelli Pulci. Vicino ad essi si autoritrae Benozzo mentre guarda lo spettatore indossando un cappello rosso con una scritta: Opus Benotii (Opera di Benozzo). Quello girato di tre quarti è Lorenzo de' Medici adolescente.

In terza fila si scorgono dei dignitari bizantini con una lunga barba, forse Giorgio Gemisto PletoneGiovanni ArgiropuloIsidoro di KievTeodoro Gaza e Niccolò Perotti.

Nella fila successiva il personaggio con il berretto rosso e il fregio dorato è Enea Silvio Piccolomini, conosciuto come papa Pio II.

Nella parete a fianco c’è un personaggio barbuto su un cavallo bianco; questi è l'imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo accompagnato da tre ragazze a cavallo; sono le tre figlie di Piero il Gottoso e sorelle di Lorenzo e Giuliano, da sinistra: NanninaBianca e Maria.

Nella parete di sinistra l’anziano sulla mula è Giuseppe, il patriarca di Costantinopoli, davanti a lui Giuliano de' Medici il fratello minore di Lorenzo con un leopardo maculato sul cavallo. Troviamo poi Sigismondo Pandolfo MalatestaGaleazzo Maria SforzaCiriaco d'Ancona con altri dignitari bizantini.

Più avanti, a fianco dell’altare, sulle pareti laterali, sono raffigurati due cori di angeli con lo stesso stile di Beato Angelico.

La pala d'altare, è una copia della fine del Quattrocento dell' Adorazione del Bambino di Filippo Lippi, oggi conservata a Berlino

Ai vivi colori del dipinto si accostano i marmi colorati del pavimento e del soffitto dorato in legno accuratamente intagliato ed intarsiato su disegno di Giuliano da Sangallo.

Semplicemente stupend

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Last modified on Thursday, 08 January 2026 11:55
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