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Nel cuore della Valpolicella Classica, là dove la viticoltura non è mai stata semplice produzione agricola, ma atto culturale tramandato nei secoli, Corte Bravi rappresenta una delle espressioni più coerenti e consapevoli di un ritorno alla centralità del territorio, della memoria e del gesto agricolo come forma di conoscenza, inserendosi nel paesaggio di Gargagnago come un organismo vivo che dialoga costantemente con la storia, la geografia e l’identità profonda di
queste colline. Siamo in una valle naturale che si apre tra le propaggini dei Monti Lessini e l’influenza mitigante del Lago di Garda, un corridoio climatico unico in cui le correnti fresche
serali scendono dalla montagna incontrando l’aria più temperata del bacino gardesano, creando escursioni termiche significative che incidono direttamente sulla qualità delle uve, rallentandone la maturazione e favorendo la complessità aromatica, mentre i suoli calcarei, le marne bianche e le stratificazioni sedimentarie antiche raccontano una storia geologica millenaria che si traduce, nel bicchiere, in tensione, verticalità e una spiccata impronta minerale.
È un paesaggio agricolo segnato da terrazzamenti, muretti a secco, corti rurali e pergole, un mosaico che affonda le sue radici nell’epoca romana e che attraversa il Medioevo, quando queste terre erano già celebrate come luogo di vini preziosi, come attestano documenti e cronache. Il paesaggio agrario di questo lembo di provincia veronese, circondato da possenti tenute storiche, tra cui quelle dei conti Serego Alighieri, discendenti del Sommo Poeta, ancora oggi conserva un equilibrio fragile, mantenuto solo grazie al lavoro quotidiano dell’uomo. In questo contesto, nel 1990, il padre di Andrea e Ivano Brunelli, settimo di sette fratelli, compie una scelta controcorrente acquistando alcuni appezzamenti in una zona allora marginale rispetto ai circuiti commerciali, intravedendo però il potenziale di una valle che chiedeva solo di essere ascoltata e rispettata; inizia così un lento processo di recupero agricolo fatto di lavori manuali, di ricostruzione dei muri a secco, di cura delle pendenze e di piantumazioni condotte secondo il sapere contadino, un lavoro silenzioso che diventa per i figli una vera scuola di vita. Andrea e Ivano crescono tra le vigne, imparando a osservare il comportamento delle piante, a riconoscere i segnali della terra, a comprendere che ogni scelta, dalla potatura alla vendemmia, ha conseguenze che si riflettono nel tempo, maturando una visione agricola fondata sull’equilibrio e sulla responsabilità, lontana da ogni forzatura produttiva; quando nel 2011 nasce ufficialmente Corte Bravi, non si tratta quindi di un inizio, ma della formalizzazione di un percorso già tracciato, di un’eredità trasformata in progetto consapevole, con l’obiettivo di produrre vini che siano testimonianza sincera della Valpolicella Classica, senza scorciatoie tecnologiche e senza compromessi stilistici. I vigneti si estendono attorno ai 200 metri sul livello del mare e sono allevati prevalentemente a pergola veronese, una scelta identitaria che risponde a esigenze precise di protezione dei grappoli, ventilazione naturale e produzione di acini spargoli, particolarmente adatti sia alla vinificazione tradizionale sia all’appassimento, mentre la selezione varietale privilegia i vitigni storici del territorio – Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara e Oseleta – affiancati da Merlot e Cabernet Sauvignon, interpretati non come elementi internazionali, ma come parte integrante del racconto agricolo aziendale. Dal 2015 Corte Bravi è certificata biologica, ma la conduzione dei vigneti va oltre il protocollo, abbracciando una visione olistica che considera il vigneto come ecosistema complesso, attraverso inerbimenti spontanei, lavorazioni minime del suolo, trattamenti con decotti vegetali, attenzione alla biodiversità e alla vitalità microbiologica dei terreni, un percorso che trova ulteriore coerenza nell’adesione a VinNatur nel 2019 e nella scelta, dal 2020,
di alimentare l’intera azienda con energia proveniente da fonti rinnovabili. In cantina, questa filosofia di sottrazione e rispetto si traduce in scelte precise, tra cui l’introduzione dei vasi vinari TAVA, che rappresentano non un esercizio di stile ma uno strumento tecnico e culturale capace di restituire centralità al vitigno e al suolo: realizzate artigianalmente con impasti di argille ad alta purezza e cotte ad alte temperature, i vasi vinari realizzati da Tava sono caratterizzate da una porosità calibrata che consente una micro-ossigenazione lenta e costante, favorendo l’evoluzione del vino senza apportare aromi esterni, e offrono un’inerzia termica che stabilizza le fermentazioni spontanee, rendendole più regolari e armoniche. Corte Bravi utilizza questi vasi vinari sia per la fermentazione, sia per l’affinamento di alcune etichette, in particolare quelle a base Corvina e Corvinone, vitigni che in questo ambiente riescono a esprimere una trama tannica più fine, una maggiore precisione aromatica e una lettura più nitida del terroir, evitando le note di tostatura o sovrastruttura che il legno potrebbe introdurre. Con l’arrivo lo scorso anno di un nuovo vaso vinario di Tava della linea Monolite, in cantina c’è un nuovo e diverso strumento per l’affinamento, che presenza una diversa porosità rispetto alle precedenti di argille TAVA, aumentando anche il volume a 25 ettolitri; così la conoscenza e lo sviluppo dei vini dei fratelli Brunelli, utilizzando questi vasi vinari, è sempre in attenta
evoluzione.
Le vendemmie sono rigorosamente manuali, con selezioni severe e raccolte scalari; le uve vengono diraspate senza pigiatura per preservare l’integrità dell’acino e fermentano con lieviti indigeni, mentre le macerazioni sono calibrate vino per vino attraverso follature leggere e rimontaggi ridotti, con un uso estremamente contenuto di solforosa e imbottigliamenti senza filtrazione. Il Valpolicella Classico DOC nasce dall’equilibrio tra Corvinone, Corvina e Rondinella: fermenta tra acciaio e i vasi vinari TAVA e si distingue per freschezza, succosità e immediatezza territoriale; il Valpolicella Classico Superiore DOC, arricchito da una percentuale di Oseleta, beneficia di maturazioni più lunghe e di una struttura più profonda che ne amplia la capacità evolutiva; lo Scatto, Corvina in purezza, è il manifesto dell’approccio con l’utilizzo dei vasi vinari TAVA, con un profilo elegante, floreale, teso e di una evidente piacevole nota minerale; il Recioto della Valpolicella DOCG Tenero segue la tradizione dell’appassimento in cassette, interpretata con fermentazioni lente che si arrestano naturalmente, mantenendo equilibrio tra dolcezza e acidità; non banale il Timido, bianco ottenuto dai vitigni a bacca nera Rondinella e Molinara, che rompe gli schemi della denominazione offrendo freschezza, salinità e verticalità; ultimo nato lo spumante rosé Brut Nature Fuorisella da Corvinone, che racconta la capacità dell’azienda di esplorare nuovi linguaggi mantenendo rigore e precisione; il Bagarre, da Merlot e Cabernet Sauvignon, esprime una struttura più decisa, ma sempre misurata; mentre il Bocia, ottenuto da uve Rondinella,
rappresenta il vino della quotidianità, della tavola e della convivialità, quello che più di ogni altro restituisce il lato umano del progetto. In definitiva, Corte Bravi si configura come un’esperienza enologica che va oltre la bottiglia, un progetto culturale e agricolo in cui il vignaiolo torna a essere custode del paesaggio e interprete del tempo, e in cui strumenti come anche i vasi vinari ceramici diventano mezzi concreti per costruire un racconto profondo, stratificato e autentico della Valpolicella Classica, dimostrando come la modernità del vino possa nascere, ancora una volta, dall’ascolto paziente della terra.