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Tra i miti della cucina emiliana, pochi luoghi raccontano con altrettanta forza il passaggio del tempo come la Trattoria Campanini di Madonna dei Prati, un piccolo angolo della Bassa Parmense dove storia e tradizione gastronomica si intrecciano in un racconto che sembra non conoscere fine. Qui, nel cuore della pianura che ha visto crescere il giovane Giuseppe Verdi e non lontano dai poderi che Giovannino Guareschi amava frequentare, la famiglia Campanini ha saputo trasformare una modesta locanda in un’autentica icona della tavola italiana, tramandando per generazioni piatti, storie e sapori di una civiltà contadina che, pur avendo resistito al passare del tempo, si rinnova continuamente.
Le origini di questa trattoria risalgono ai primi decenni del Novecento, quando fu fondata come una semplice sosta per i pellegrini diretti al santuario di Madonna dei Prati. Con il passare degli anni, però, il luogo si è trasformato in un punto di riferimento per tutti, dove contadini, artisti e personalità locali si ritrovavano a condividere non solo il cibo, ma anche momenti di vita e di memoria. Le pareti della trattoria, adornate da fotografie in bianco e nero, continuano a raccontare volti e storie di un’altra epoca, come se il tempo non fosse mai veramente passato, ma vivesse in ogni piatto, in ogni gesto e in ogni ricordo condiviso attorno a una tavola.
Fu proprio qui che la celebre torta fritta, un tempo riservata alle cucine domestiche della Bassa Parmense, cominciò a farsi strada sulle tavole più ampie, accompagnata dai salumi, in particolare dal Culatello di Zibello, il re dei salumi parmensi. Questo prodotto, tutelato dal Consorzio e stagionato con cura nelle cantine attigue alla trattoria, è un altro simbolo di una terra che, pur attraversando il tempo, non ha mai smesso di custodire i suoi sapori più autentici. Il Culatello diventa protagonista in un menu che non solo celebra la gastronomia locale, ma è anche un viaggio nel passato, che risuona di storie e tradizioni tramandate di generazione in generazione.
Il Culatello di Zibello è il più importante "marcatore di cultura" delle terre parmensi che costeggiano il Grande Fiume, terre caratterizzate da una storia alimentare plurimillenaria. Un intreccio di storie alimentari, gastronomiche ed artistiche si rifanno ai poli che si sono succeduti, amalgamandosi, nelle terre parmigiane che costeggiano il Po e che con le loro culture ne hanno plasmato e trasformato il territorio. Si va dagli ancora misteriosi popoli delle terramare che già cacciavano il maiale selvatico, ai Celti che svilupparono la cultura del maiale e la salagione delle sue carni; dagli Etruschi prima e dai Romani poi che si dedicarono alle tecnologie della maturazione delle carni suine salate, ai Longobardi che affinarono le tecniche di cottura delle carni suine fresche e salate, anche attraverso le cotture multiple.
(da Elogio del Culatello - Il salume dei Re - Tra storia letteratura e gastronomia)
La filosofia della cucina qui è semplice, sincera e profondamente radicata nella tradizione: ogni stagione porta con sé piatti che parlano di
stagionalità e autenticità, dalle paste ripiene parmigiane — caramelle di taleggio con culatello e toma, cappelletti di pasta verde con salsa alle noci, agnolotti di patate con funghi — ai secondi di carne e specialità locali come la mariola cotta con purè e mostarda, piatti difficili da trovare altrove ma custoditi con orgoglio dalla famiglia Campanini. Ogni piatto racconta la storia di una terra che si nutre di stagionalità e di autenticità, con specialità che sono ormai difficili da trovare altrove, ma che la famiglia Campanini custodisce con un orgoglio che si percepisce in ogni dettaglio, dal più piccolo ingrediente alla tecnica più raffinata.
Ad accompagnare questi piatti, la trattoria offre una carta dei vini che, pur essendo radicata nei grandi vitigni locali, sa anche abbracciare il panorama enologico internazionale. Vini come il Lambrusco, insieme a champagne e bollicine provenienti da piccoli produttori, esaltano ogni portata senza mai sovrastarla, aggiungendo quella nota di raffinatezza che non fa mai perdere di vista la tradizione. La varietà e la qualità della selezione vinicola rispecchiano la cura che la trattoria dedica a ogni aspetto del pasto, dal servizio all'atmosfera, fino alla scelta dei piatti e degli ingredienti. Il vitigno e vino però paradigmatico è certamente il Fortana: rosso mosso e di moderato, naturale, tenore alcolico.
Oggi, la Trattoria Campanini è molto più di un semplice ristorante. È un luogo di pellegrinaggio per chi cerca non solo un pasto, ma un’esperienza sensoriale e culturale, un’occasione per immergersi in una tradizione che non è fatta solo di cibi e ricette, ma di storie e di legami. Il servizio è sempre accogliente e sorridente, come quello di casa, mentre le pareti della sala, decorate con fotografie d’epoca e ritratti di personaggi legati alla storia locale, invitano ogni commensale a sentirsi parte di quella stessa storia. Ogni piatto è una narrazione, ogni sapore un ricordo di un tempo che non passa mai, ma che continua a vivere nelle persone che siedono attorno alla tavola. Non è un caso, infatti, che ogni lunedì e domenica la torta fritta diventi protagonista assoluta, attirando chi ama i sapori genuini della Bassa e la convivialità di una tavola che, da decenni, ha attraversato il tempo senza mai perdersi.
Sedersi a questa tavola significa fare un viaggio indietro nel passato, tra le memorie di Verdi e Guareschi, tra salumi dal carattere profondo e piatti che raccontano le generazioni che si sono susseguite. Qui, la vera tradizione non è un museo da ammirare, ma una casa da cui tornare sempre, un luogo che accoglie e fa sentire a casa chiunque vi entri, come se il tempo, in fondo, non fosse mai davvero passato.
