
| L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni. |
L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria. Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare. Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale: non aveva nulla né di demoniaco né di mostruoso. Ricordare è un dovere. Non possiamo dimenticare, e soprattutto il mondo non può dimenticare, perché la loro esperienza non è stata priva di senso e i Lager non sono stati un incidente, un imprevisto della storia. Auschwitz è un’industria di morte, massacro e orrore. Non vi sono altri modi per definirla ed è anche l’esempio che dobbiamo tenere tutti a mente quando si parla di Shoah. Ciò che ora ci sembra così folle, in un attimo potrebbe tornare attuale.
«Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere». Il parallelo con la presenza dei migranti in Italia oggi, che vengono spesso tacciati come delinquenti o accusati di “portarci via il lavoro”, è molto rapido da fare. Certo, è un’estremizzazione e difficilmente si potrebbe mai arrivare a una condizione come quella dei campi di concentramento, ma l’importanza della Giornata della Memoria è proprio funzionale a questo: a non dimenticare e a non far ricapitare mai più situazioni come quelle vissute dagli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Riflettere e pensare al passato, nella Giornata della Memoria, è il minimo: in realtà dovremmo farlo tutti i giorni.
Per non dimenticare, certo; per mantenere viva la memoria di quanto successo, perché coloro ke sono morti non torneranno più, ma coloro che verranno dopo di noi non dovranno mai mettere in secondo piano l’orrore di cui si è reso protagonista l’uomo.
In conclusione, il 27 gennaio non deve essere una semplice ricorrenza sul calendario, ma un monito costante. Ricordare la Shoah significa farsi carico di una responsabilità attiva, vigilando affinché l'indifferenza non trovi più spazio nella nostra società e garantendo che le libertà conquistate a caro prezzo non vengano mai più messe in discussione."