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Politics (249)

    Carlotta Caldonazzo

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February 16, 2022

 

 
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February 12, 2022

Zorawar Daulet Singh
L’espansione dell’alleanza guidata dagli Stati Uniti è finita. La Russia vuole un accordo ferreo per fermare la NATO. La Russia chiede un nuovo approccio all’architettura di sicurezza europea su cui ritiene di esercitare un’influenza significativa e simile agli Stati Uniti.

 

Dopo essersi sottoposta a cinque round di espansione dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) tra il 1997 e il 2020, la Russia ha finalmente lanciato la sfida agli Stati Uniti (USA). Dichiarando la fine del gioco della Russia, il viceministro degli Esteri Sergei Ryabkov all’inizio di gennaio 2022 ha affermato senza mezzi termini: “Non ci fidiamo dell’altra parte … abbiamo bisogno di garanzie legalmente vincolanti” che l’Ucraina e la Georgia “mai e poi” diventeranno membri della NATO.

Ci si chiede: perché la Russia ha deciso di creare un problema con la NATO proprio ora? La risposta più semplice: qualsiasi ulteriore allargamento dell’alleanza guidata dagli Stati Uniti la porterebbe letteralmente a una distanza di marcia dal cuore della Russia. Le truppe della NATO sono oggi schierate entro 100 miglia da San Pietroburgo. Nel corso della storia russa, fatta eccezione per i brevi conflitti con il Giappone e la Cina in Estremo Oriente, la principale minaccia alla sicurezza della Russia e, in almeno due occasioni, alla sua stessa sopravvivenza come stato e civiltà, è partita dal cuore dell’Europa. Sebbene in ogni occasione la Russia sia riuscita a respingere quelle minacce e alla fine ne sia uscita vittoriosa, i costi in sangue e perdite economiche sono stati sorprendentemente elevati. Ossessionata da questa storia, la creazione di una zona periferica di stati amici della Russia, o per lo meno non allineati contro di essa, ha quindi sempre attratto i suoi leader come salvaguardia contro ingerenze e aggressioni esterne.

Durante la Guerra Fredda, questa zona cuscinetto fu il naturale culmine dello sforzo bellico sovietico contro il Terzo Reich. Quando la macchina da guerra nazista fu respinta di 1.000 miglia dal suo massiccio ingresso in Russia, l’Armata Rossa si ritrovò presto come l’unica forza di liberazione in un’ampia fascia di territorio nell’Europa centrale e orientale. Quando i cannoni tacquero nel maggio 1945, gli eserciti sovietici dominarono almeno sette stati europei, inclusa gran parte della Germania. Il Cremlino ha promesso di non permettere mai il ripetersi ddi 28 milioni di vittime sovietiche subite durante la seconda guerra mondiale.

Assicurazioni smentite sull’espansione della NATO

La fine della Guerra Fredda e l’unificazione della Germania, precedentemente divisa tra la sfera di influenza statunitense e quella sovietica, si basava sulla promessa che la NATO non avrebbe sfruttato il vuoto politico-militare nell’Europa orientale dopo il ridimensionamento dell’Armata Rossa. Il tema più ampio durante quei negoziati critici con la leadership sovietica nel 1990 era che l’Occidente si sarebbe sforzato di creare un’architettura paneuropea inclusiva con una trasformazione della NATO in un’organizzazione molto meno militarizzata con un orientamento più politico. Fu questa assicurazione inequivocabile da parte dei responsabili politici occidentali che persuase la leadership sovietica a consentire e sostenere le transizioni politiche pacifiche in Europa.

Ora sappiamo da archivi declassificati che i responsabili politici occidentali hanno fatto di tutto per placare le profonde apprensioni e paure tra i leader sovietici sul ruolo della NATO nell’era del dopo Guerra Fredda. Vale la pena ricordare alcuni di questi casi perché continuano a plasmare l’atteggiamento russo su come Mosca sia stata fuorviata sul ruolo della NATO nell’era del dopo Guerra Fredda.

Già nel gennaio 1990, il ministro degli esteri della Germania occidentale Hans-Dietrich Genscher, in un importante discorso, ha osservato che:

i cambiamenti nell’Europa orientale e il processo di unificazione tedesca non devono portare a una “lesione degli interessi di sicurezza sovietici”. Pertanto, la NATO dovrebbe escludere “un’espansione del suo territorio verso est, cioè un avvicinamento ai confini sovietici”.

Nella sua conversazione, pochi giorni dopo, con il ministro degli Esteri britannico Douglas Hurd, Genscher ha affermato: “I russi devono avere la certezza che se, ad esempio, il governo polacco avesse lasciato il Patto di Varsavia un giorno, essi non si sarebbero uniti alla NATO il giorno successivo .”

I politici statunitensi hanno quindi proceduto a rassicurare direttamente i sovietici. In un incontro ormai famoso tra il segretario di stato americano James Baker e il supremo sovietico Mikhail Gorbachev, Baker osserva:

“Il Presidente (Bush) ed io abbiamo chiarito che non cerchiamo alcun vantaggio unilaterale” nel processo di unificazione tedesca. “Comprendiamo la necessità di assicurazioni ai paesi dell’est. Se manteniamo una presenza in una Germania che fa parte della NATO, non ci sarebbe alcuna estensione della giurisdizione della NATO per le forze della NATO un pollice a est”. Gorbaciov: “Va da sé che un ampliamento della zona Nato non è accettabile”. Baker: “Siamo d’accordo con questo”.

La portata dell’apprensione sovietica sulla NATO è evidente anche dalle osservazioni di Gorbachev a Douglas Hurd nell’aprile 1990. Gorbachev ha parlato “di un dialogo comune su una nuova Europa che si estende dall’Atlantico agli Urali“, come “un modo per trattare con il problema.” Un processo unilaterale, d’altra parte, cioè una Germania unita nella NATO, troverebbe pochi acquirenti nella leadership sovietica.

Se una Germania unita doveva essere incorporata nella NATO, perché accelerare il processo di riduzione delle forze armate sovietiche? Ciò potrebbe sconvolgere l’equilibrio della sicurezza, cosa inaccettabile per l’Unione Sovietica.

Alcuni esperti hanno avvertito Gorbachev di non essere beatamente ingenuo riguardo alle intenzioni degli Stati Uniti. Un memorandum del più alto esperto di Germania del Comitato Centrale Sovietico predice la storia che si sarebbe svolta in seguito:

L’Occidente ci supera, promettendo di rispettare gli interessi dell’URSS, ma in pratica, passo dopo passo, ci separa dall'”Europa tradizionale” … Invece di un’Europa stabile con un futuro pacifico garantito e una cooperazione reciprocamente vantaggiosa in una varietà di sfere , gli apologeti della “Guerra Fredda” stanno imponendo … un raggruppamento di forze per prolungare l’era della politica conflittuale.

Una delle intuizioni più chiare sul pensiero sovietico sulla sicurezza collettiva paneuropea, inclusa l’idea di Gorbaciov di avere una Germania multi-allineata, si riflette nella sua conversazione con il presidente degli Stati Uniti George H.W. Bush nel maggio 1990.

Bush: la NATO è l’ancora della stabilità.

Gorbaciov: Ma due ancore sono meglio. Come marinaio, dovresti essere in grado di capirlo.

Bush: E dove troveremo la seconda ancora?

Gorbaciov: A est… È possibile che la NATO e il Patto di Varsavia (OMC) continuino ad esistere in qualche forma per un periodo di tempo più lungo di quanto possiamo immaginare ora. (Loro) potrebbero concludere una sorta di accordo, spiegando la creazione della Germania unita e anche le metamorfosi delle loro stesse organizzazioni. Allo stesso tempo, ci sarebbe la possibilità di un’adesione [simultanea] associata all’OMC e alla NATO. Perché se vogliamo porre fine una volta per sempre alla scissione del continente, allora anche le strutture politico-militari dovrebbero essere sincronizzate secondo le tendenze unificatrici del processo tutto europeo…

Spero che nessuno qui creda all’assurdità che una delle parti abbia vinto la guerra fredda. Pensieri come questi scivolano sulla superficie afferrando solo la punta dell’iceberg. La conclusione deve essere completamente diversa: 50 anni di confronto hanno dimostrato la sua assurdità e che porta solo all’autodistruzione… Ora sulla fiducia. Lei afferma che non ci fidiamo dei tedeschi. Ma allora perché dovremmo dare il via libera alla loro aspirazione all’unificazione. Avremmo potuto dare loro il via libera, avevamo meccanismi adeguati. Tuttavia, abbiamo dato loro l’opportunità di fare la loro scelta con mezzi democratici. Tu, d’altra parte, stai dicendo che ti fidi della Repubblica federale di Germania, ma la stai trascinando nella NATO, non permettendole di determinare da sola il suo futuro dopo l’accordo finale. Lascia che sia lei a decidere da sola a quale alleanza vuole appartenere.

Alla fine, con gli Stati Uniti che guidavano l’agenda e gli eventi che si svolgevano troppo rapidamente per essere controllati da Mosca, Gorbaciov alla fine accettò l’unificazione della Germania nel luglio 1990, armato solo di assicurazioni ma senza garanzie concrete o di un trattato di sicurezza sul futuro della NATO. L’anno successivo, la stessa Unione Sovietica era scomparsa dalla scena.

Ciò che seguì, almeno dal punto di vista russo, fu una sfacciata disprezzo di quelle assicurazioni mentre gli Stati Uniti si aiutavano a raggiungere gli stati di nuova indipendenza dell’ex blocco sovietico. In cinque ondate di espansione dal 1997, la NATO ha assorbito 14 stati dell’Europa centrale e orientale nell’alleanza guidata dagli Stati Uniti.

Resistere alla NATO

Il respingimento di Mosca è iniziato con le parole e poi con i fatti negli anni 2000, quando l’economia e le forze armate russe si sono gradualmente ricostruite. Il conflitto georgiano del 2008 è stato il primo grande intervento della Russia per contrastare la presunta ingerenza della NATO in uno stato chiave del Caucaso meridionale. Sebbene le possibilità effettive di Tbilisi di entrare nell’alleanza siano crollate dopo il 2008 – oggi un gran numero di forze di pace russe sono permanentemente dispiegate all’interno del territorio georgiano in province che la Russia ha riconosciuto come indipendenti – gli Stati Uniti si sono scrollati di dosso la battuta d’arresto.

L’Ucraina è diventata il prossimo obiettivo principale della rivoluzione del 2014 o di un colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti, a seconda che siano gli Stati Uniti o la Russia a descrivere il drammatico cambio di regime a Kiev. Anche in questo caso, gli eventi hanno seguito uno schema simile. Mosca è prontamente intervenuta nell’Ucraina orientale, popolata principalmente da russi di etnia russa, oltre a proteggere rapidamente la penisola di Crimea, situata in posizione strategica. La Crimea è stata successivamente assorbita dalla Federazione Russa dopo un referendum tra la sua popolazione prevalentemente russa. In breve, un altro obiettivo della NATO era sull’orlo della disintegrazione. Oggi, il cessate il fuoco o la linea di contatto che attraversa l’Ucraina non è in definitiva scritto dall’esercito russo.

Nonostante queste azioni coercitive, la politica statunitense sembrava ostinatamente insensibile al cambiamento. Dal 2014, gli Stati Uniti hanno adottato severe sanzioni contro l’economia russa e raddoppiato la NATO. Dal momento che l’adesione dell’Ucraina è diventata impraticabile nel breve termine, i collegamenti militari sono stati perseguiti bilateralmente, con gli Stati Uniti e il Regno Unito che guidavano lo sforzo occidentale per sostenere Kiev come stato in prima linea.

Sebbene l’Ucraina sia rimasta una spina dorsale nei legami tra Stati Uniti e Russia, nel 2021, in occasione di una nuova amministrazione a Washington e di preoccupanti cambiamenti politici a Kiev, Mosca ha iniziato una nuova formazione militare vicino al confine con l’Ucraina. La disposizione delle forze, comprese le armi offensive avanzate e le forze di terra, suggeriva che la Russia stesse ancora una volta alzando la posta in gioco. Nel maggio 2021, il presidente russo Vladimir Putin ha evidenziato come

L’Ucraina si sta trasformando, lentamente ma costantemente, in un antipode della Russia, un anti-Russia… e i nostri partner occidentali non hanno battuto ciglio, e nemmeno hanno sostenuto queste decisioni.

La Casa Bianca di Biden ha risposto avviando un vertice con Putin in estate a Ginevra. Nella sostanza, però, poco è cambiato. Washington non ha ripensato al suo confronto con la Russia. Dal 2014, gli Stati Uniti hanno impegnato 2,7 miliardi di dollari in assistenza alla sicurezza all’Ucraina, di cui 650 milioni di dollari nel 2021. Nell’agosto 2021, gli Stati Uniti hanno firmato un accordo quadro di difesa strategica con l’Ucraina volto a “la cooperazione bilaterale in materia di sicurezza e l’assistenza degli Stati Uniti che aiutino efficacemente l’Ucraina a contrastare L’aggressione russa, anche attraverso un solido programma di allenamento ed esercizio”. Nel settembre 2021, in un incontro pubblicizzato alla Casa Bianca, Biden ha detto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky,

Gli Stati Uniti rimangono fermamente impegnati a favore della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina di fronte all’aggressione russa e al nostro sostegno alle aspirazioni euro-atlantiche dell’Ucraina.

Non essendo riuscita a convincere Washington a rispondere ai segnali russi, Mosca iniziò un altro round di schieramenti militari volti a concentrare una grande forza di combattimento ad armi combinate di oltre 1.00.000 soldati nel nord, nell’est e nel sud dell’Ucraina in grado di intraprendere un’ampia gamma di interventi in Ucraina. È ampiamente accettato, anche dai politici statunitensi, che la Russia detenga una schiacciante superiorità militare sull’Ucraina anche dopo aver tenuto conto del limitato impegno e supporto militare degli Stati Uniti a Kiev.

Non abbiamo bisogno di leggere le foglie di tè per discernere l’obiettivo fondamentale della Russia. In una serie di pronunciamenti e dichiarazioni alla stampa di Putin, del ministro degli Esteri Sergei Lavrov e di altri alti funzionari, la Russia ha articolato una serie di richieste, tutte volte a ripristinare l’architettura della sicurezza in Europa. Mosca ha anche proposto due accordi agli USA e alla NATO delineando l’essenza del suo pensiero. Nella sua bozza di accordo con gli Stati Uniti, la Russia ha sollecitato la cooperazione “sulla base di principi di sicurezza indivisibile, uguale e immutata”. La sezione più pertinente è l’articolo 4,

Gli Stati Uniti si impegneranno a impedire un’ulteriore espansione verso est della NATO ea negare l’adesione all’Alleanza agli Stati dell’ex Unione Sovietica. Gli Stati Uniti non stabiliranno basi militari nel territorio degli stati dell’ex URSS che non sono membri della NATO, non utilizzeranno le loro infrastrutture per attività militari o svilupperanno con loro una cooperazione militare bilaterale.

In una seconda bozza di documento alla NATO e anch’essa destinata al pubblico europeo, la Russia ha chiesto il ritiro delle forze militari e degli armamenti schierati dalla NATO dopo il 1997 nell’Europa orientale e nei Paesi baltici (articolo 4). L’articolo 6 esplicita ancora una volta la questione centrale dell’espansione della NATO,

Tutti gli Stati membri della NATO si impegnano ad astenersi da qualsiasi ulteriore allargamento della NATO, compresa l’adesione dell’Ucraina e di altri Stati.

Quindi, insieme, attraverso questi trattati, i russi chiedono un nuovo approccio all’architettura di sicurezza dell’Europa su cui credono di esercitare un’influenza significativa e un’influenza simile agli Stati Uniti. Mentre le linee rosse della Russia sono in discussione, ciò che è chiaro è che qualsiasi ulteriore espansione della NATO nell’Europa orientale o degli Stati Uniti o dell’assistenza militare bilaterale dei suoi membri all’Ucraina, in particolare sullo sviluppo di sistemi d’arma offensivi, inviterebbe quasi certamente una ritorsione risposta. La risposta scritta formale degli Stati Uniti alla bozza di accordo russa ha aggirato tutte le questioni centrali delineate da Mosca, il che significa che la crisi rimane in una grave situazione di stallo.

L’avvertimento di Kennan

I pericoli dell’espansione della NATO e la creazione di un nemico dalla Russia del dopo Guerra Fredda erano stati previsti, ironicamente, nientemeno che dal principale autore della dottrina del contenimento della Guerra Fredda, George F Kennan, il quale avvertì che sarebbe stato un “errore strategico di proporzioni potenzialmente epiche”. l’espansione della NATO, scrisse Kennan nel 1997,

sarebbe l’errore più fatale della politica americana nell’era del dopo Guerra Fredda. Ci si può aspettare che una decisione del genere… spinga la politica estera russa in direzioni decisamente non di nostro gradimento.

Come abbiamo visto, il sistema di sicurezza collettiva in Europa dopo la Guerra Fredda si è sviluppato a spese della Russia. La storia attesta, come riassume eloquentemente Dmitry Trenin,

se una grande potenza sconfitta non è stata incorporata nell’ordine del dopoguerra, o se non le è stato offerto un posto in esso che ritenga accettabile, nel tempo inizierà ad agire per distruggere quell’ordine o, a per lo meno, alterandolo in modo significativo.

L’Europa si trova oggi in questo frangente.

Le ambizioni esorbitanti della NATO e degli Stati Uniti hanno portato alla creazione di impegni nell’Europa orientale che potrebbero non valere la carta su cui sono scritti. Non sarebbe un’esagerazione affermare che la geostrategia russa nell’ultimo decennio ha contribuito profondamente alla fine dell’era unipolare.

Zorawar Daulet Singh è ricercatore aggiunto presso l’Institute of Chinese Studies di Delhi e autore di Powershift: Relazioni India-Cina in un mondo multipolare. Twitta @Z_DauletSingh. Le opinioni sono personali.

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta dall’Economic and Political Weekly (EPW). È stato riprodotto qui con autorizzazione dell’autore.

 Per gentile concessione di Vision & Global Trends

February 10, 2022
 
 
February 08, 2022
 
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February 04, 2022
 
                         Gerhard Schröder

L'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, già presidente di Nord Stream, il gasdotto che attraverso il mar Baltico dovrebbe collegare direttamente la Russia alla Germania, e buon amico di Vladimir Putin, è stato nominato consigliere di amministrazione di Gazprom, la compagnia energetica russa che sovrintende alla costruzione di Nord Strem 2. La nomina è stata decisa nello scorso giugno a San Pietroburgo dagli azionisti stessi.

L’accettazione della nomina da parte dell’ex cancelliere è stata criticata in Germania da più parti, soprattutto da coloro che si ostinano a considerare la Russia come paese ostile alla Germania e, in generale, all’Europa. Addirittura il presidente della commissione di difesa del parlamento tedesco, Marie-Agnes Strack-Zimmermann, ha suggerito di privarlo della pensione che riceve come ex cancelliere e dello stesso avviso anche Stefan Müller, dell'Unione sociale cristiana bavarese.

Imperterrito però l’ex cancelliere tira dritto, insensibile alle critiche. Venerdì pomeriggio durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Pechino, si è affidato a LinkedIn per criticare coloro che hanno boicottato l'evento sui diritti umani di Pechino, affermando che la Cina è il "mercato di vendita più importante della Germania": "Chiunque voglia fare pressione sulla Cina con richieste di boicottaggio e moralizzazione della politica estera sta facendo un gioco pericoloso", ha scritto sul social.

I rapporti tra Stati Uniti, Germania e Russia vanno quindi complicandosi sempre di più: l'attuale cancelliere tedesco Olaf Scholz partirà per Washington domenica per colloqui con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e visiterà Kiev e Mosca la settimana successiva.

February 04, 2022

 

 

Il Partito Socialista Progressista dellUcraina ha reagito alla spinta verso la guerra, che viene dai paesi occidentali per un conflitto militare tra Ucraina e Russia. Natalia Vitrenko e Vladimir Marchenko, preisidente e vice presidente del PSPU, hanno inviato un appello/dichiarazione di condanna ai vertici di Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Polonia e NATO, con copia ai vertici di ONU, Consiglio d’Europa, OSCE, Ucraina e Russia, intitolato “Smettete di fornire armi e fare ricatti politici per incitare l’Ucraina alla guerra con la Russia!”.

Ritengono che questa posizione sensata, inviata alle strutture internazionali competenti e ai massimi funzionari degli stati, sia il contributo del PSPU a prevenire una guerra fratricida, per impedire provocazioni con il rischio di una terza guerra mondiale.

Lo scontro globale tra Russia e Stati Uniti si sta spostando dalle norme diplomatiche a quelle militari-diplomatiche con il pericolo di degenerare in un conflitto militare. Il 15 dicembre 2021, la Russia ha avanzato richieste agli Stati Uniti e alla NATO per una garanzia

 pacifica della sua sicurezza.

L ‘estensione/avanzamento della NATO verso est, trascinando Ucraina, Georgia, Moldova nella NATO, costituisce legittimamente una minaccia per la sicurezza della Federazione Russa. La discussione delle proposte della Russia per una soluzione negoziale, si è svolta con gli Stati Uniti a Ginevra il 10 gennaio, con la NATO a Bruxelles il 12 gennaio e con i paesi dell’OSCE a Vienna il 13 gennaio, ma per ora, non hanno dato risposte tangibili.
L’Ucraina in questo scontro tra le potenze mondiali è diventata sia un fattore scatenante che una vittima potenziale per il suo popolo.
La N. Vitrenko e V. Marchenko hanno anche denunciato la falsa interpretazione da parte dell’Occidente della sovranità dell’Ucraina e la sua manipolazione nell’interesse dei paesi della NATO. “ Per l’Ucraina una catastrofe con la propria sovranità violentata. Gli Stati Uniti e la NATO stanno manipolando il nostro Paese e, dopo averne violentato la sovranità, stanno ingannando la comunità mondiale, trasformando il popolo ucraino, già immiserito e impoverito di questi anni del dopo Maidan, in carne da cannone con una guerra.”

 

Smettete di fornire armi e fare ricatti politici per incitare l’Ucraina alla guerra con la Russia!

Dichiarazione del Comitato Centrale del Partito Socialista Progressista dell’Ucraina
“ Al presidente degli Stati Uniti George Biden
Al primo ministro britannico B. Johnson
Al Primo Ministro canadese J. Trudeau
Al Presidente della Polonia A.Duda
Al segretario generale della NATO J. Stoltenberg
Al Segretario Generale delle Nazioni Unite A. Guterres
Al Segretario Generale del Consiglio d’Euro pa M. Pejčinović-Buric

Al Segretario Generale dell’OSCE H.-M. Schmid
Al Presidente dell’Ucraina V. Zelensky
Al Presidente della Federazione Russa V. Putin

Kiev, 19 gennaio 2022

Insigni capi di stato, capi di autorevoli organizzazioni internazionali!

Il Comitato Centrale del Partito Socialista Progressista dell’Ucraina, esprimendo la sua profonda preoccupazione per la catastrofe socioeconomica dell’Ucraina, considera inaccettabile e pericoloso, sia per i cittadini ucraini che per l’intera comunità mondiale, l’incitamento alla guerra con la Russia, mediante il ricatto politico dell’Ucraina. A questo, il nostro paese è incitato dai paesi occidentali guidati dagli Stati Uniti e dalla NATO.
Dal 2014, con nostro grande rammarico, in Ucraina è in corso una guerra fratricida, in cui sono già morti più di 15.000 civili innocenti. In violazione del diritto internazionale e l’art. 17 della Costituzione dell’Ucraina, le forze armate del nostro Stato sono coinvolte in questo conflitto. A nostro avviso, la ragione di questa situazione in Ucraina non è stata solo la riscrittura della storia e la glorificazione dei collaborazionisti ucraini, complici di Hitler dell’OUN-UPA, ma anche la conduzione di una politica inaccettabile per uno stato civile, basata sull’ideologia di una Ucraina nazionalista e radicale, fascista. Fu questo nel 2014, che diede origine all’odio nazionale e religioso, alla discriminazione nei confronti delle minoranze, che ovviamente portò alla disgregazione del nostro Paese. Tale politica è sancita dalle leggi sulla purezza della popolazione ucraina, sulla “decomunistizzazione”, sulle minoranze nazionali e sulle lingue.
La spaccatura della società e l’inganno del nostro popolo hanno rafforzato il percorso verso l’UE e la NATO imposti al nostro Paese. La sovranità dell’Ucraina nel 1991 è stata riconosciuta dalla comunità mondiale sulla base delle norme e dei principi stabiliti nella Dichiarazione sulla sovranità statale dell’Ucraina, che fu approvata due volte dal nostro popolo ai referendum pan-ucraini ( il 17 marzo e 1 dicembre 1991). È questa Dichiarazione che ha la massima forza legale. E questo significa che la comunità mondiale non solo ha riconosciuto, ma è anche obbligata a difendere la sovranità dell’Ucraina come Stato neutrale, senza blocchi, con un orientamento di politica estera indirizzata alla creazione di uno Stato unito con le ex repubbliche dell’URSS.
Comprendiamo che a voi, leader dei paesi occidentali, non piace una tale sovranità dello stato ucraino e non vi avvantaggia geopoliticamente. Ma questa è stata la scelta del nostro popolo, e non la falsa scelta del governo fantoccio ucraino, che sta trascinando il Paese nell’UE e nella NATO.

È un fatto indiscutibile che finché nel nostro Paese è stato mantenuto lo status di non blocco, abbiamo avuto pace e tranquillità. E il percorso verso l’UE e la NATO, la politica del nazionalismo radicale ucraino fascista, ha portato non solo a una catastrofe socioeconomica e alla perdita della sovranità statale, ma anche alla trasformazione del nostro popolo in carne da cannone della lotta geopolitica dell’Occidente contro Russia e Cina.
Il Comitato Centrale del Partito dei Socialisti Progressisti dell’Ucraina è categoricamente contrario a tale politica che costringe le autorità ucraine a provocare un conflitto militare su vasta scala con la Federazione Russa.
Le nostre conclusioni si basano non solo sulla retorica aggressiva dei funzionari dei vostri stati e dei leader della NATO, non solo sulla propaganda militarista delle attuali autorità ucraine e di tutti i suoi media, ma anche sulla fornitura costante di armi letali all’Ucraina, sulla costruzione di basi militari (essenzialmente straniere) sul nostro territorio, inviandoci sempre più forze speciali, istruttori e consiglieri dai vostri paesi.
Comprendiamo che il capitalismo, per sua natura oggettiva, sta precipitando in una crisi sempre più grave, che nei vostri paesi i problemi socio-economici stanno crescendo minacciosamente.
Comprendiamo che presto avrà luogo un evento grandioso nella Repubblica Popolare cinese: i Giochi Olimpici Invernali, che dimostreranno al mondo intero, un livello di sviluppo senza precedenti e per voi inarrivabile, di uno stato socialista. Ecco perché i vostri paesi hanno dichiarato un “boicottaggio diplomatico delle Olimpiadi” e per screditare questo grande festival mondiale dello sport, come nel 2008, serve una provocazione militare. Se non la Georgia con la Russia, questa volta l’Ucraina con la Russia. È chiaro che un conflitto militare è vantaggioso per voi, ma non per le vostre mani. Non riceverete bare di zinco, le vostre città e i vostri villaggi non cadranno in rovina. Siete abituati a farlo per mano di qualcun altro. Per fare questo, comprate e intimidite i poteri fantoccio delle vostre colonie.

Siamo categoricamente contrari al fatto che ciò avvenga, utilizzando le braccia dell’Ucraina e a spese del popolo ucraino.
Attiriamo la vostra attenzione sul fatto che la fornitura di armi all’Ucraina oggi, nell’attuale tesa situazione di conflitto, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite, agli accordi di Minsk sulla soluzione pacifica del conflitto nel Donbass (gli accordi approvati dal Consiglio di sicurezza dell’ONU!), del diritto internazionale umanitario. In particolare, il Trattato internazionale sul commercio di armi (aprile 2013). innegabilmente, la fornitura di armi da parte dei vostri paesi all’Ucraina, danneggia la pace e la sicurezza, provoca un aumento del conflitto armato e della tensione. Ciò è espressamente vietato dai citati Accordi.
Richiamiamo inoltre la vostra attenzione, sul Codice di condotta internazionale circa i trasferimenti di armi, redatto nel 2000 dai vincitori del Premio Nobel per la pace. In particolare, all’art. 4 del Codice, sul “Rispetto del diritto internazionale umanitario” e dell’art. 8, sull’ “ Impegno a promuovere la pace, la sicurezza e la stabilità regionali”. Il Codice stesso invita a non fornire armi ad un regime neonazifascista e nel caso possa “determinarsi un numero significativo di sfollati”.

La pace e l’armonia in Ucraina non saranno favorite dalle forniture di armi, ma dall’attuazione degli accordi di Minsk, dal riconoscimento dell’ideologia criminale del nazionalismo ucraino radicale, dalla denazificazione e democratizzazione del nostro paese. Le autorità sia dei vostri paesi che dell’Ucraina devono rendersi conto che non sono la guerra e l’incitamento ad essa, i valori principali della civiltà mondiale.
Essi sono la pace, la vita, la salute spirituale e fisica delle persone.”.

Il presidente del PSPU Natalia Vitrenko

 

Corrispondenza da Kiev, a cura di Enrico Vigna, SOS UcrainaResistente/CIVG

January 27, 2022

Gli esperti ritengono che la Russia sia riuscita a raggiungere uno spirito di cooperazione tra Stati Uniti e NATO. Il presidente dell'International Institute for Global Analysis Vision & Global Trends, il politologo Tiberio Graziani, ha affermato che "il documento americano può diventare un nuovo elemento sulla base del quale costruire le future negoziazioni".

 


ROMA, 27 gennaio. Mosca è riuscita a convincere gli Stati Uniti e la NATO a stabilire uno spirito di cooperazione e un approccio costruttivo nella discussione di questioni relative alle garanzie di sicurezza, sebbene permanga la pressione militare sulla Federazione Russa. Questa opinione è stata espressa giovedì in un'intervista a un corrispondente dell’agenzia russa TASS dal presidente dell'International Institute for Global Analysis Vision & Global Trends, il politologo Tiberio Graziani. "Mosca, nelle sue prime richieste di garanzie di sicurezza inviate a dicembre, chiedeva chiarezza. E sembra che Usa e Nato abbiano adottato il metodo formulato dalla Federazione Russa: documenti scritti e completa chiarezza", ha detto l'esperto, commentando il fatto che gli Stati Uniti e la NATO hanno inviato risposte scritte alle proposte di della Federazione Russa sulle garanzie di sicurezza. Ad avviso di Graziani, "il documento americano può diventare un nuovo elemento sulla base del quale costruire i negoziati futuri". " Ciò è importante non solo per i contatti russo-americani, ma anche per quelli russo-europei, vista la pressione esercitata da Washington sui governi degli Stati europei". La situazione generale "è sbloccata, almeno a livello di diplomazia". "Anche se c'è una certa ambiguità in termini militari", ha aggiunto. Secondo Graziani, nelle parole del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, che ha stilato la risposta della Nato, inviata contestualmente al documento americano, “c'era un tono di cooperazione, nonostante le continue pressioni militari sulla Russia”. Graziani ha ricordato che Stoltenberg sta finendo il suo mandato a capo dell'alleanza e "può alzare il tono". "È improbabile che il nuovo capo della NATO possa cambiare la strategia dell'alleanza, a meno che non diventi una figura così influente da poter riformare l'organizzazione. Ma questo mi sembra improbabile", ha concluso Graziani.

January 24, 2022

 

La situazione in Ukraina ai confini con la Russia diventa sempre più incandescente. Per il dottor Tiberio Graziani, presidente del think tank italiano Vision & Global Trends siamo in una situazione di stallo. Le posizioni del campo occidentale cioè USA, UE e NATO, e della Federazione Russa sono, al momento, molto lontane e inconciliabili. Gli approcci sono troppo diversi. In alcuni casi anche molto ambigui, permeati da una retorica che non facilita il dialogo. La Nato, ad esempio, attraverso le parole del suo massimo rappresentante, il Segretario generale Stoltenberg, ritiene che la stagione delle sfere di influenza tra le Grandi Potenze sia finita. La tesi per il dottor Graziani è un atteggiamento antistorico e fuorviante ed è smentito dai fatti e dallo stesso modus operandi della Nato che, dopo lo scioglimento dell'URSS, non ha mai smesso di espandersi ad Est creando seri problemi non solo per la stabilità regionale ma anche mondiale. Non dobbiamo dimenticare che esiste - storicamente - una strategia a lungo termine che l'Occidente, nelle sue diverse espressioni storiche, ha cercato di attuare contro lo spazio che oggi in gran parte appartiene alla Federazione Russa. Ricordiamo, ad esempio, i tentativi di Napoleone e Hitler. Questi tentativi, specifica Graziani, facevano però parte di una dinamica storica intraeuropea, cioè di un confronto militare e politico tra le nazioni dell'Europa continentale: la Francia rivoluzionaria di Napoleone contro la Russia degli zar e la Germania nazionalsocialista di Hitler contro quella di Stalin, l’Unione Sovietica. Nel caso dell'aggressione tedesca, solo l'intervento della Gran Bretagna e poi degli Stati Uniti (cioè di due potenze globaliste) ha reso lo scontro tra Berlino e Mosca uno scontro mondiale.


Il "nuovo" cosiddetto Occidente, quello emerso dalla seconda guerra mondiale - con a capo gli USA - dal punto di vista dell'analisi geopolitica utilizza lo spazio dell'Unione Europea come una vera testa di ponte lanciata contro la Federazione Russa per egemonizzare - militarmente (con la scusa di un'interpretazione unilaterale e particolare della sicurezza collettiva regionale e globale), politicamente (con la diffusione e l'"esportazione" di valori democratici, ma interpretati esclusivamente in versione liberaldemocratica), economicamente (secondo i dettami iperliberali del mercato globale) - l'intera massa eurasiatica. Nell'ambito di tale prospettiva geostrategica, il cosiddetto Occidente (principalmente USA e Gran Bretagna) assegna all'Ucraina un ruolo di utile pedina per stimolare e testare la resistenza di Mosca. Appare evidente, data la posta in gioco - ovvero il controllo della massa eurasiatica da parte del cosiddetto Occidente - che a Washington come a Londra non importi molto delle conseguenze che ricadrebbero sulla popolazione ucraina in particolare e sulle popolazioni dell'Europa continentale nel suo insieme. Nonostante ciò il dottor Graziani nonostante i fallimenti delle ultime settimane, crede che le strade diplomatiche debbano essere ancora perseguite.


La campagna antirussa da parte occidentale fa parte di quella serie di misure di accompagnamento che sostengono l'attuale pratica geopolitica volta a contenere e limitare la Federazione Russa. L'obiettivo è quello di creare un vasto clima psicologico in campo occidentale in grado di giustificare azioni contro la Russia, siano esse di natura giuridico-legale (come, ad esempio, le varie proposte di legge recentemente avanzate da alcuni senatori statunitensi contro Putin - Putin Accountability Act), sia militare (finanziamento degli armamenti per l'Ucraina) che politico. Ovviamente più cresce un clima generalizzato antirusso in Occidente, più è probabile un isolamento della Federazione Russa, più è probabile per Graziani uno scontro.


La crisi politica kazaka è un tipico esempio di come una crisi sociale e politica nazionale, sorta principalmente per cause interne, possa trasformarsi in una crisi regionale e persino globale, a causa della posizione geografica del paese. Per quanto riguarda le cause interne, prosegue il presidente del think tank italiano, queste sono di tre ordini diversi: sociale, economica e politica. Il Kazakistan, negli ultimi trent'anni, ha subito una trasformazione economica e sociale rapida e molto profonda che, se da un lato ha favorito lo sviluppo dell'intera nazione e creato le condizioni per la crescita di una classe media, ha tuttavia, come accade nel caso di trasformazioni di tale portata, ha impoverito ed emarginato alcuni ceti sociali creando un persistente malessere in alcuni strati della popolazione. Parallelamente alla trasformazione economica, c'è stata anche una trasformazione di natura politica, incentrata sulla costruzione dello Stato nazionale. Ciò ha portato a una redistribuzione del potere che ha ovviamente generato anche speranze di una maggiore partecipazione alle decisioni politiche delle classi emergenti, non sempre soddisfatte. Infine, negli ultimi anni l'avvio di riforme, in particolare di quelle volte a contrastare la corruzione, ha contribuito a marginalizzare alcuni gruppi di potere, peraltro costituiti secondo logiche tribali, se non proprio mafiose. L'insieme di questi problemi è stato il terreno su cui negli anni si sono sviluppate alcune reazioni, sfociate anche in manifestazioni violente. Questa fragilità del Kazakistan, resa ancora maggiore dalla presenza delle diverse etnie e confessioni religiose presenti nel Paese, è stata tuttavia tenuta sotto controllo grazie a un fermo indirizzo politico messo in atto negli anni dal presidente Nazarbayev e dal suo successore Tokayev e dal perseguimento di un atteggiamento multidirezionale in politica estera. La recente crisi, però, oltre a mettere in luce i problemi legati alla modernizzazione, ha anche messo in luce il fallimento di alcune aperture liberal-democratiche avviate da Nur-Sultan. L’ultima crisi di gennaio, contrariamente a quelle avvenute in passato, ha subito presentato caratteristiche particolari che hanno fatto pensare a una direzione esterna della rivolta. E qui entrano in gioco le cause e gli interessi esterni. Il crollo dell'Asia centrale è stato ipotizzato dallo stratega e politologo statunitense Zbigniew Brzezinski, il teorico degli archi dell'instabilità. Ma il crollo auspicato non è finora avvenuto e ciò grazie alla politica di equilibrio che Kazakistan e Uzbekistan hanno stabilito negli ultimi trent'anni con Russia e Cina. Il pericolo di un prolungamento del conflitto interno originato dai moti di gennaio finalizzato al cambio di regime e all'ingovernabilità del Paese con la conseguenza di generare una grave e catastrofica crisi regionale, vista la delicata posizione geografica del Kazakistan, ha spinto il presidente Tokayev a chiedere l'intervento del CSTO (Organizzazione del Trattato di sicurezza Collettivo di cui fanno parte Armenia, Azerbaigian, Biellorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Russia, Tagikistan e Uzbekistan).
Tutti gli elementi fin qui emersi in merito a potenziali accordi tra le parti coinvolte non descrivono oggettivamente un quadro ottimistico, né inducono a pensare a una soluzione a breve termine. Per Graziani siamo entrati in una nuova stagione di relazioni tra il cosiddetto Occidente e la Federazione Russa a cui dovremo abituarci. Molto probabilmente i colloqui diplomatici, se dureranno, daranno più tempo a chi in Europa vede più vantaggi che svantaggi nelle relazioni con la Russia.

January 19, 2022

Una delle ingiustizie sociali più trascurate dallo Stato è l’enorme disparità di rimunerazione tra il lavoro di un professionista e quello di un operaio di qualsiasi categoria, spesso molto più faticoso e rischioso. Senza menzionare i grandi imprenditori che in un’ora incassano quanto una persona normale in tutta la vita; le parcelle dei professionisti spesso sono vere e proprie mazzate. Ed è ingiustificabile come lo Stato possa tollerare questo arbitrio, che danneggia enormemente la popolazione meno abbiente, cioè che un professionista guadagni in mezz’ora quanto un operaio in una settimana lavorativa. Ci vuole coraggio a chiedere 2-300 euro per una visita specialistica di 20 minuti ad un lavoratore che guadagnerà la stessa somma in 4 giornate di duro lavoro. Vi sono professionisti che riescono ad incassare 2 mila euro al giorno e questo grida vendetta nei confronti di quanti vivono con una pensione di 600 euro al mese. Il pensionato che paga 200 euro una visita specialistica, dimezzando la sua misera pensione, sarà condannato alla rinuncia e al sacrificio, e a volte alla fame, mentre il professionista abbellirà ulteriormente il suo yacht nel molo o li spenderà in una lauda cena con gli amici.

Se in un calcolo molto approssimativo si considera che un lavoratore, di qualunque categoria, lavora 180 ore al mese, un pensionato da 600 euro guadagna circa 3 euro l’ora; un dipendente con stipendio di 1200 euro, guadagna circa 6 euro l’ora; mentre un professionista da 60.000 euro al mese ricava circa 300 euro in un’ora, cioè 100 volte di più di un pensionato con pensione minima.
Manca la coscienza e l’onestà intellettuale, ma manca soprattutto il senso di giustizia da parte dello Stato che si esime dal controllare le disparità queste ingiustizie sociali. D’altronde, se il cattivo esempio viene dai politici i professionisti si adeguano. E così succede che quando i vertici danno cattivo esempio spesso anche gli artigiani (come un elettricista, un falegname, un idraulico ecc.) non vogliono essere di meno e quando gli si commissiona un lavoro non esitano a chiedere per un’ora di impegno quanto un dipendente guadagna in due giorni lavorativi. Ma i poveri che biasimano i ricchi se si invertissero i ruoli probabilmente farebbero di peggio. Così vanno le cose.

January 17, 2022

La scelta della professionalità non fa comodo e si passa ai quei sotterfugi che i “Generali” non accetterebbero. La spesa per il Comune per questi dirigenti provenienti dall’esercito e altamente professionali è di poco sopra i mille euro al mese (praticamente si tratta di volontariato per Roma) e si preferisce pagare molto più di centomila euro annui ai dirigenti amici delle Botteghe Oscure. Il Pd perde il pelo ma non il vizio, detto fatto: i militari dell'Esercito vengono defenestrati in poche ore dal sindaco Gualtieri e dalla sua Giunta per fare spazio a funzionari da 140mila euro l'anno lordi. Mandano via persone preparate, affidabili e integerrime le quali già erano state inserite nella macrostruttura del comune di Roma proprio per non appesantire le casse dell’amministrazione. Gualtieri con il suo seguito di 80 persone al costo di 20 milioni in 5 anni ha dato l’ennesimo schiaffo ai contribuenti romani, tanto paga pantalone.
Questo è il motivo per cui è stato votato: clientelismo e nepotismo, ovvero favorire i propri per ottenere voti. Il Pd, come tutti i vecchi partiti, si muove su questo piano. Chi l'ha voluto ne era consapevole.
L’accordo per l’impiego delle divise al Comune della Capitale era stato voluto dall’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta e poi confermato dall’attuale ministro Remo Guerini alla sindaca Raggi che nel 2019 ne chiamò cinque presso l’amministrazione capitolina. Due sono stati defenestrati , di cui uno non ha fatto in tempo ad entrare dalla porta che lo hanno fatto uscire dalla finestra. Due non sono stati più convocati nonostante fossero stati già confermati dal ministero della difesa, lasciandoli con un palmo di naso. l'ultimo ancora resiste sulle balaustre e sventola bandiera bianca!
La “purga” di Gualtieri è stata facilitata dal fatto che tre degli uomini con le stellette, stimati dal personale capitolino, hanno lasciato da poco gli incarichi per raggiunti limiti di età. Giovanni Calcara ha collaborato alla complessa realizzazione del progetto Smart City di Roma, il generale Gerometta ha curato il personale della polizia municipale e ne è stato vice-comandante e infine Giuseppe Morabito, direttore della Protezione Civile. Quest’ultimo ha avuto la gestione di mi­gliaia di volontari durante le fasi critiche della pandemia.
Non è facile metterli alla porta senza suscitare scandalo, anche per un sindaco appena insediato. L’ultimo a essere sta­to defenestrato è stato il genera­le Fernando Falco, per 42 anni nella branca logistico ammini­strativa dell’Esercito.
Entrato il 28 settembre scorso alla ge­stione del "benessere animali", il generale Falco nel corso di tre mesi ha portato a casa risultati eccezionali. Da sottolineare il contratto per la gestio­ne dei canili con una gara (attenzionata peraltro dalla Procura della Repubblica) partita nel 2017, e prima mai aggiudicata. Stava risolvendo an­che il problema dei cinghiali che girano per la Capitale riuscendo a far emergere la competenza regionale nella gestione del problema ma, iniziato il dialogo tra comune e regione, la nuova amministrazione ha iniziato a frenare nonostante le numerosissime segnalazioni dei romani preoccupati di trovarsi i cinghiali sotto casa. Ma come è potuto avvenire che un generale, apprezzato da tutti per competenza e professionalità e che i problemi aveva iniziato a risolverli, con grande sollievo dei cittadini, potesse essere messo alla porta? I politici sono maestri nel gioco delle tre carte quando devono ripagare chi li ha sostenuti, semplice: basta inventarsi una nuova megastruttura, mettere a concorso i posti della medesima e,”magia”, tutti gli amici degli amici sono sistemati, e che sistemazione! Da 140 mila euro l’anno. Ovviamente pantalone paga e chi fa il proprio dovere viene punito, questa signori è l’Italia di oggi.
Il povero generale Falco il 31 dicembre scorso è stato rimandato a casa. A questo punto viene da chiedersi: ma il ministro della difesa Guerini rappresenta l’Italia e l’onore dei suoi militari o rappresenta il PD?

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