L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

Politics (361)

    Carlotta Caldonazzo

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May 15, 2023

May 09, 2023

GD – Perugia, 9 mag. 23 - Nell'ambito delle attività del Corso di Laurea magistrale in Relazioni Internazionali e Cooperazione allo Sviluppo, Dipartimento di Scienze umane e sociali internazionali dell'Università per Stranieri di Perugia, è iniziato un ciclo di eventi dedicati alla politica internazionale, organizzati dal prof. Emidio Diodato. E nel primo incontro, nell'Aula I della Palazzina Valitutti, è stata presentata la rivista di politica internazionale “Geopolitica” delle Edizioni Callive.

“Geopolitica” è una rivista accademica multilingue giunta al suo dodicesimo anno di vita, riconosciuta dall'Anvur Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario per le Aree 11, 13 e 14.

Alla presentazione hanno partecipato il direttore Tiberio Graziani, Emidio Diodato e Giuliano Luongo che hanno discusso gli ultimi tre numeri, dedicati rispettivamente alla Cina, alla Geopolitica delle risorse al tempo della guerra tra l'Occidente e la Russia e all'Asia centrale.

La Cina e il Mondo - Studiare la Repubblica Popolare Cinese non può essere fatto trascurando le relazioni della nazione asiatica con il resto del mondo. Perché nel bene – con il boom economico promosso dalle riforme di Deng Xiaoping – o nel male – con il Secolo dell'Umiliazione – il resto del mondo ha segnato e continua a plasmare l'ascesa della Cina.

Allo stesso tempo, il successo economico e l'espansione militare di Pechino impongono agli altri Paesi, fra i quali quelli dell'Occidente, di imparare lezioni ma anche di reagire a tale ascesa e di praticare nuovi equilibri per il mondo che verrà.

Questo numero di “Geopolitica”, curato da Tiberio Graziani e Zeno Leoni, è uscito in un momento in cui comprendere le relazioni fra la Cina e il mondo è più importante che mai. Numerosi sono gli interrogativi che la nazione asiatica suscita tra gli scienziati e gli osservatori di politica estera, ma anche tra i decisori della sicurezza, della politica, dell'economia e della finanza internazionale.

Pechino vuole integrarsi nell'ordine liberale o costruire una propria rete d'influenza che includa i Paesi in via di sviluppo? Oppure, contribuire alla costruzione di una nuova architettura internazionale multipolare, insieme alla Russia? La Marina dell'Esercito Popolare di Liberazione seguirà l'espansione economica delle rotte commerciali cinesi, sulle orme degli imperi del passato? E poi, Pechino è disposta ad andare in guerra con l'Occidente per Taiwan?

Questo numero di “Geopolitica” aiuta a capire la Cina attraverso le proprie relazioni internazionali.

La Geopolitica delle risorse al tempo della guerra tra l'Occidente e la Russia Il conflitto russo-ucraino del 2022, la cui conclusione sembra ancora lontana, ha riaperto una serie di scenari di opposizione (semi)bipolare tendenti a confermare la mai sopita rivalità tra le grandi sfere di influenza a livello globale. In particolare, questo nuovo scenario bellico – capace di sintetizzare elementi di guerra “guerreggiata” e prassi tipiche della politica dei “blocchi” da guerra “fredda” – ha aperto una serie di nuove prospettive di rilievo sotto il profilo delle transazioni in commodities di vario genere e origine. La Federazione Russa, nonché la Cina, si ergono protagoniste con un ruolo cardine in questo rimescolato scacchiere globale, nel quale la tendenza a ricreare un equilibrio di poteri di matrice vetusta sembra concretizzarsi in maniera sempre più preponderante. Quasi a conferma di uno dei pilastri della riflessione geopolitica, l'ago della bilancia di questa nuova conflittualità globale sono proprio le risorse, energetiche in particolare, i cui movimenti tendono a determinare il posizionamento dell'una o dell'altra forza geopolitica in gioco.

Il volume della rivista, curato da Tiberio Graziani e Giuliano Luongo, fornisce una serie di contenuti provenienti da autori di rilievo che aiutano il lettore ad approfondire i complessi e vari aspetti della geopolitica delle risorse. L’Asia Centrale nella ridefinizione degli equilibri mondiali. Le turbolenze provocate dal conflitto in Ucraina continuano a riverberarsi sull’insieme della “scacchiera eurasiatica”.

In particolare, la situazione nel teatro centrasiatico assume una crescente importanza nel contesto del più ampio confronto fra la Federazione Russa e l’intero Occidente. La regione, infatti, potrebbe rivelarsi tanto un’area di cooperazione russo-cinese quanto un elemento di contraddizione in un partenariato di respiro globale.

L’odierna Asia centrale misura la propria importanza nel mondo del XXI secolo quale elemento di connettività fra l’Asia e l’Europa, snodo fondamentale per le infrastrutture logistiche promosse dalla Cina nel quadro della “Belt and Road Initiative” (BRI o nuove vie della seta), destinate a farne un ponte da e verso il Mediterraneo ed il Medio Oriente. Gli sviluppi in termini di connettività avranno conseguenze di lunga portata tanto in una prospettiva logistica che geoeconomica; soprattutto nel quadro della ridefinizione di equilibri tra le grandi potenze regionali.

Le rivolte in Kazakistan d'inizio 2022, la meno cruenta ma ugualmente inattesa instabilità emersa nella provincia karakalpaka dell'Uzbekistan a luglio, così come gli scontri fra tagiki e kirghizi nell'agosto dello stesso anno, sono eventi che dimostrano come la situazione interna della regione permanga in una condizione magmatica, tale da assorbire ed amplificare le pressioni geopolitiche esterne.

Il fascicolo, curato da Tiberio Graziani e Fabrizio Vielmini, si propone di porre all'attenzione degli addetti ai lavori la valutazione di tali ridefinizioni in atto, mettendo in evidenza le strategie dei principali attori geopolitici così come dei paesi della regione.

May 08, 2023

May 02, 2023

Il giornalista freelance spagnolo Pablo González è stato detenuto in Polonia per un anno con l'accusa di spionaggio per conto della Russia, senza che sia stata fissata una data del processo e nessuna prova divulgata dalle autorità. Il suo avvocato ei suoi sostenitori hanno denunciato la sua detenzione come una violazione dei suoi diritti umani e della libertà di stampa.

González, specialista nella copertura dell'ex blocco sovietico, è stato arrestato dall'Agenzia per la sicurezza interna (ISA) polacca il 28 febbraio 2022, nella città di Przemyśl, dove aveva riferito sui rifugiati ucraini. È stato accusato di usare il suo ruolo di giornalista come copertura per lo spionaggio, ma l'ISA non ha presentato alcuna prova a sostegno delle sue accuse.

Dal suo arresto, González è stato tenuto in custodia cautelare a Varsavia, per lo più in isolamento e in condizioni difficili. È stato classificato come "prigioniero pericoloso" dalle autorità polacche, nonostante non abbia precedenti penali. Viene ammanettato e accompagnato da un massimo di cinque guardie ogni volta che esce dalla sua cella. Non riceve cibo a sufficienza e deve comprare le obbligazioni dalla prigione. Le sue lettere vengono aperte e tradotte dal pubblico ministero e conservate per settimane o mesi prima di essere consegnate. Ha avuto contatti solo con il suo avvocato polacco e il console spagnolo, ma gli sono state negate telefonate o visite di familiari e sostenitori in Spagna e Polonia.

L'avvocato di González, Gonzalo Boye, ha intentato una causa presso la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, chiedendo il suo rilascio sulla base del fatto che i termini della sua detenzione violano i suoi diritti costituzionali. Secondo Boye, González vive in “condizioni incontrate e mentalmente insopportabili” che minano “i suoi diritti, la sua dignità e la sua salute”.

 

Boye ha anche affermato che l'ufficio del procuratore polacco non ha fornito alcuna prova delle presunte attività di spionaggio di González o alcuna indicazione su quando inizierà il suo processo. Ha detto che il caso si basa su "voci" e "speculazioni" e che González è innocente di qualsiasi illecito.

 

La detenzione di González ha scatenato proteste e campagne di solidarietà da parte di organizzazioni dei media, sindacati dei giornalisti, gruppi per i diritti umani e politici in Spagna e all'estero. Hanno chiesto alle autorità polacche di rilasciare González e di rispettare il suo diritto di riferire liberamente. Hanno anche esortato il governo spagnolo a intervenire diplomaticamente per garantire la sua libertà.

Il caso di González è visto da alcuni come parte di una più ampia repressione del giornalismo indipendente e della società civile in Polonia, che è stata criticata dall'Unione Europea e dalle organizzazioni internazionali per aver minato lo stato di diritto e la democrazia.

La moglie di González, Oihana Goiriena, che non lo vede dal suo arresto, ha detto che è “vittima di persecuzione politica” e che “sta pagando un prezzo molto alto per fare il suo lavoro”.

 

Da  Eurasia Media

May 01, 2023

April 24, 2023

April 16, 2023

April 11, 2023

April 02, 2023

March 28, 2023

L'autore dell'agile volume “l'Europa in guerra” ha ricoperto alti incarichi nell'ambito del ministero della difesa italiano e della Nato: Generale di corpo d'armata, capo di Stato maggiore del Comando NATO per il Sud Europa, comandante della missione Kfor. Il generale  Fabio Mini  possiede una vasta esperienza internazionale in materia di difesa e strategia. È un esperto delle cose per averle vissute e sperimentate. Cosa rara di questi tempi in cui ognuno si sente autorizzato a parlare di qualsiasi cosa gli venga in mente. Il generale Mini è anche un saggista e studioso che collabora con testate giornalistiche nazionali e riviste specializzate in materia di difesa e geopolitica.

È bene e dirlo subito il libro offre una prospettiva diversa rispetto al  mainstream  imperante ed assume qualche volta il tono di una provocazione, soprattutto per tutti coloro che sono abituati ad analisi preconfezionate.

L'autore colloca il conflitto russo ucraino nel contesto dei processi geopolitici globali e della lotta di potere con gli USA. Il conflitto, più che un'occasione di affermare la forza del diritto internazionale e delle democrazia contro l'imperialismo russo, è invece un modo per depotenziare militarmente la Russia ed economicamente l'Europa. L'autore sostiene che con una efficace quanto elementare guerra di propaganda, il cosiddetto Occidente è riuscito ad autoconvincersi di sostenere la guerra dell'Ucraina per aiutarla a difendersi dall'aggressione «illegale e immotivata» della Russia. Chi tira le fila di questo gioco di potenza sono gli USA, i quali sono riusciti ad ottenere un assenso alla propria politica estera da parte dell'Europa e degli alleati orientali Giappone e Corea del Sud.

Insomma, per gli Stati Uniti il ​​conflitto è un'opportunità di indebolire la Russia, sostenendo con l'invio di armi e risorse finanziarie ingenti l'Ucraina e, nello stesso tempo, attraverso un sistema di sanzioni intese a suonare la Russia, mettere in seria difficoltà anche l'Europa che si deve privare di risorse energetiche fino a qualche tempo fa accessibili ed economiche. Il generale aggiunge niente di nuovo in tutto questo. Infatti, gli Usa non hanno mai cessato di ricercare lo scontro con la Russia.

La guerra in Ucraina non è scoppiata all'improvviso e non era inevitabile secondo l'autore. Anzi, giorni prima dell'invasione l'Ucraina stessa poteva evitare la guerra con i negoziati: assicurando alle province ribelli del Donbass quella sostanziale autonomia promessa da Kiev nel 2015, trattando sulla Crimea, entrando a far parte dell'Unione Europea, dichiarandosi militarmente neutrale

La guerra ha l'obiettivo di realizzare un nuovo ordine di potere in Europa come primo passo verso quello globale. Gli Stati Uniti, direttamente e tramite la Nato e l'Unione Europea, intendono stabilire la loro egemonia su tutto il continente fino agli Urali e possibilmente all'Asia Centrale Questo scopo è mascherato dietro l'idea che gli USA intervengono per difendere l'Ucraina dall'aggressione illegittima della Russia.

L'autore è consapevole della violazione del diritto internazionale da parte della Federazione Russia, ma non si unisce alla visione imperante che scarica tutte le responsabilità su Mosca ed offre uno scenario in cui sono considerate anche le responsabilità occidentali, in particolare degli Stati Uniti ed Europa .

Questa consapevolezza lo porta ad affermare che senza gli aiuti e le garanzie di sostegno occidentali la guerra non sarebbe nemmeno cominciata.

Il conflitto scoppia – sostiene l'autore- anche di fronte al rifiuto occidentale di esaminare, discutere o trattare i termini di un nuovo accordo sulla sicurezza in Europa proposto dalla Russia fino al giorno prima dell'invasione. Invece si è scelta la strada della chiusura al dialogo.

Si è dimenticato che la Nato ha iniziato la propria espansione ad est incurante delle esigenze di sicurezza della Russia e violando le stesse regole del Trattato atlantico.

Sono stati cancellati dalla memoria dieci anni di destabilizzazione interna organizzata dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna in Ucraina, a partire dalla Rivoluzione arancione (2004) che mandò al governo vari candidati antirussi appoggiati da una sparuta minoranza di nazionalisti ucraini.

È stata occultata la ventilata intenzione di cedere all'Ucraina armi nucleari tattiche e gli accordi Usa-Ucraina siglati a novembre del 2021 per un attacco al Donbass e alla Crimea che non lasciavano alcuna alternativa.

La guerra è anche l'occasione per sfruttare il business della ricostruzione. Come sottolinea l'autore, è stato lo stesso capo della diplomazia americana Blinken a mettere in evidenza che la distruzione materiale delle infrastrutture energetiche europee era “una grande opportunità per le esportazioni statunitensi”. La guerra diventa in questo modo un'occasione unica per finanziare le proprie industrie e disfarsi dei surplus di materiali d'armamento calcolandone ovviamente il valore a prezzo pieno.

Questa opportunità è piuttosto interessante per gli USA – dice l'autore – la cui capacità produttiva è diminuita a causa dei processi di delocalizzazione ed ha urgente bisogno di essere rilanciata.

La guerra in Ucraina sta offrendo agli Stati Uniti l'opportunità di ripristinare una parte della capacità produttiva richiamando attività industriali e commerciali estere negli Usa, costringendo gli alleati a importare risorse energetiche a costi più alti, assicurando minori costi energetici e agevolazioni fiscali alle imprese che si trasferiscono negli Usa, da un lato, e rinnovando la capacità di produzione interna con sussidi di stato.

L'Unione Europea non è pienamente consapevole della portata e delle conseguenze del piano statunitense e comunque non le vuole capire per non rinunciare alla posizione d'intransigenza imposta dagli Usa in merito ai rapporti con la Russia e la Cina.

L'amministrazione federale americana spenderà somme enormi per sussidiare la manifattura  high-tech . L'enorme programma di crediti d'imposta e incentivi previsti dall'ira (369 miliardi) si somma agli aiuti da 550 miliardi di Build Back Better previsti dal primo piano di Biden per riportare posti di lavoro industriali in America.

I grandi gruppi europei stanno cambiando i loro piani. Decine di miliardi in investimenti e decisioni di migliaia di posti di lavoro industriali italiani, francesi, tedeschi, spagnoli o scandinavi stanno per migrare dall'altra parte dell'Oceano.

A fine del libro Il generale Mini fa un appello al senso di responsabilità della classe politica europea che si è piegata al potere egemone affinché acquisisca consapevolezza delle dinamiche che hanno portato alla guerra. Ecco perché, non senza una vena polemica, auspica che al prossimo processo di Norimberga sul banco degli imputati per crimini di guerra e contro la pace ci siano coloro che l'hanno persa ma anche chi non ha fatto nulla per impedirla. È un atto di accusa contro chi con la propria acquiescenza nei confronti della guerra ne  de facto  anche il responsabile.

In conclusione, per l'autore le prospettive sono che la Russia può continuare la guerra a un ritmo costante per diversi anni a venire. Sta impiegando nel fuoco a distanza tutto il surplus bellico accumulato in mezzo secolo di armamenti e ha già avviato la produzione di armi e ordini più efficienti. La sua capacità economica è ridotta, ma sufficiente a sostenere una economia di guerra.

Sul piano militare, se l'Ucraina non riuscisse a garantire quella vittoria che promette e fosse necessario intervenire a suo sostegno o al suo posto, non avremmo come Europa forze e risorse necessarie per nessuna spallata decisiva. A meno che Nato, Gran Bretagna e Stati Uniti non decidessero di condurre le operazioni di controffensiva con le sole azioni strategiche, missilistiche e aeronautiche e, ovviamente, con il ricorso agli ordigni nucleari.

Il volume è corredato da diverse tabelle utili a capire con le cifre la dimensione non solo militare ma anche economica del conflitto. Come detto un libro che ci offre una prospettiva differente dalla quale guardare il conflitto russo-ucraino e che offre spunti per trovare una soluzione al conflitto, assumendo una posizione di responsabilità soprattutto da parte della classe politica europea.

L'Europa in guerra

Fabio Mini

Società Editoriale Il Fatto SPA. 2023

PaperFIRST – ISBN 978 88 31431 91 0

 

* Alberto Cossu è analista di Vision and Global Trends che si ringrazia per la gentile concessione

 

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