L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

Politics (350)

    Carlotta Caldonazzo

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May 06, 2022

Il nostro collega e associato Luca Scantamburlo ci ha segnalato il suo appello affinché venga ritirata immediatamente la proposta di legge costituzionale in materia di dichiarazione di disciplina dello stato di emergenza nazionale. Non solo ne condividiamo l’appello, ma la speranza è quella che i nostri concittadini prendano consapevolezza del radicale sconvolgimento che sta per essere perpetrato alla nostra Costituzione, atto fondante del nostro vivere civile. Di seguito l’appello.

Virgilio Violo

 

 

 

alla c.a. Deputati e Senatori della XVIII Legislatura

e p.c. ai vertici ed organi istituzionali di Camera e Senato

 
OGGETTO: URGENTE richiesta di ritiro immediato della proposta di L. Cost. atto parlamentare n. 3444, Camera dei Deputati, modifica art. 78 Cost. e altre disposizioni in materia di dichiarazione e disciplina dello stato di emergenza nazionale
 

Onorevoli Deputati e Senatori della Repubblica italiana

 

Per iniziativa degli On. deputati

TOMASI Maura; MOLINARI Riccardo; BAZZARO Alex; BIANCHI Matteo Luigi; CANTALAMESSA Gianluca; CESTARI Emanuele; COMENCINI Vito; COVOLO Silvia; CRIPPA Andrea; DE MARTINI Guido; GOLINELLI Guglielmo; GRIMOLDI Paolo; LOSS Martina; LUCCHINI Elena; MICHELI Matteo; PAOLIN Giuseppe; PICCOLO Tiziana; PRETTO Erik Umberto; TATEO Anna Rita; TONELLI Gianni; ZENNARO Antonio (C. 3444):

vi accingete a discutere prossimamente in Parlamento l'atto parlamentare n. 3444, una proposta di modifica costituzionale la quale costituisce un atto di inaudita pericolosità per l'assetto democratico e repubblicano del nostro Paese, che dal 1° gennaio 1948 riconosce i diritti inviolabili dell'essere umano (ex art. 2 Cost., e lo ha fatto ancora prima della Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la celebre DUDU del dicembre 1948) in quanto il rispetto dei diritti inviolabili della persona umana sono posti a fondamento e perno della nostra Costituzione all'insegna del principio personalista, come già ribadito dal padre costituente Giorgio La Pira secondo il quale l''individuo è un "prius" e lo Stato un "posterius" e non viceversa, cosa sottolineata anche dal nostro già Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro - altro membro della Assemblea Costituente - che amava raccontare pubblicamente la genesi della Costituzione e questa osservazione di Giorgio La Pira contenuta in una sua relazione sui lavori della Costituente.
La proposta di modifica costituzionale dei deputati italiani di cui sopra rischia di rovesciare questo principio e far dimenticare che la Costituzione della Repubblica è stata pensata senza possibilità di stati emergenziali per ragioni molto precise e ponderate: non è stata una dimenticanza o una distrazione.
Con la presente, il sottoscritto come cittadino italiano ed in forza del principio di sussidiarietà orizzontale costituzionalmente garantito (IV comma art. 118 Cost.) e nel solco ed augurio del padre costituente Piero Calamandrei che si auspicava che i cittadini fossero sempre vigili guardiani della Costituzione della Repubblica, chiede URGENTEMENTE il RITIRO IMMEDIATO della Vostra proposta di legge costituzionale dopo consultazione e per volontà concorde di tutti i parlamentari promotori.

Allo scopo, si invitano alla attenzione tutti gli Onorevoli deputati - soprattutto coloro che hanno depositato l'atto firmato (ventuno deputati) - e tutti i vertici istituzionali per conoscenza, e si allega il testo di un atto giudiziario depositato presso la magistratura inquirente, inerente gravi illeciti di natura penale che potrebbero essere stati commessi dalle Autorità nel corso della emergenza sanitaria nazionale 2020-2022 ("pandemia" dovuta al presunto agente patogeno opportunista denominato "SARS-CoV-2"), e che la magistratura inquirente vaglierà in queste settimane per valutarne la fondatezza e consistenza oggettiva, decidendo se aprire o meno un fascicolo penale.

L'atto esplicito di ritiro della legge costituzionale qui richiesto con urgenza, si rende necessario non solo perché a giudizio di chi scrive Voi state commettendo un grosso errore sul quale i cittadini hanno il dovere di richiamare la Vostra attenzione, ma soprattutto perché in queste settimane la magistratura inquirente sta accertando la fondatezza dell'esposto-denuncia depositato nel mese di aprile 2022 presso la Procura della Repubblica di Udine, di cui sopra.
Altre indagni preliminari penali in materia di farmacovigilanza sono già state avviate e sono in corso presso la Procura della Repubblica di Roma dopo denunce e querele presentate da cittadini ed associazioni di tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia, come la IDU (Istanza Diritti Umani) e DUS (Diritti Umani e Salute), rif. inchiesta "AIFA Le verità mai emerse sui vaccini", di Francesca Ronchin, Panorama 20 aprile 2022, ed articoli di quotidiani, in particolare si legga "Lotta al COVID: indagato mezzo Governo Conte", di Patrizia Floder Reitter, 21 aprile 2022, La Verità, 21 aprile 2022.
Già questa attività inquirente di natura penale preliminare - con fascicoli di indagine già aperti - in tema di farmacovigilanza e rispetto dei diritti umani e civili, dovrebbe invitarvi alla estrema prudenza - attendendo perlomeno l'esito di tali indagini - prima anche soltanto di pensare di toccare i diritti fondamentali dell'individuo che trovano riconoscimento nella carta costituzionale e nostra legge fondamentale dello Stato.

Il sottoscritto - assieme ad oltre cento cittadini di Veneto e Friuli Venezia Giulia ed alla Associazione UHRTA di Trieste - ha firmato con autentica dell'avvocato del Foro di Udine presso cui abbiamo eletto domicilio, l'atto di denuncia qui in allegato che espone fatti ed illustra i documenti allegati e depositati in Procura ad Udine e che configurano dieci (10) ipotesi di reato, fra le quali quelle previste agli artt. 283- 414-415-422-443-452-610-629-640-661 c.p. (codice penale). 

La vostra proposta di modifica costituzionale dell'art. 78 Cost. - giuridicamente parlando - avrà ed avrebbe l'inevitabile conseguenza di snaturare e turbare in modo irreversibile il delicato equilibrio ed assetto costituzionale che garantisce la democrazia e la salvaguardia delle libertà e dei diritti fondamentali dell'individuo, nel bilanciamento fra diritto all'autodeterminazione del singolo e tutela della dimensione collettiva del bene comune (l'interesse della collettività).

Esistono già nel nostro ordinamento giuridico principi di riserva di legge, leggi e poteri di ordinanza sindacale e ministeriale, che consentono la gestione di crisi sanitarie locali ed anche nazionali.  Anche lo strumento del DPR - Decreto del Presidente della Repubblica - poteva essere impiegato nella gestione sanitaria nazionale della malattia COVID-19, ed avrebbe trovato maggiore attenzione alla garanzia costituzionale, essendo firmato e sottoscritto dal Presidente della Repubblica che è il primo garante della Costituzione.

Nella cornice dei gravi fatti e documenti illustrati alla attenzione della magistratura inquirente, il Vostro atto di proposta di modifica costituzionale - che si può pensare fatto da Voi in buona fede per la tutela di tutti e per una maggiore chiarezza normativa e rispetto della gerarchia delle fonti - porterebbe invece ad un autentico tradimento del patto fondativo fra popolo sovrano e Stato, ad un tradimento dei principi e valori più cari ai padri ed alle madri costituenti, e le ragioni sono espresse indirettamente qui di seguito nelle parole di un insigne giurista, ma vanno lette anche alla luce del quadro drammatico che emerge dall'atto di esposto-denuncia depositato presso la Procura della Repubblica di Udine.

L'assenza di qualunque opzione o possibilità di dichiarare un vago o specifico stato di emergenza nazionale nel nostro testo costituzionale  - diverso dall'unica eccezione costituita da quello bellico (stato di guerra deliberato dalle Camere, art. 78 Cost.) - è stata una precisa scelta frutto della volontà delle madri e dei padri costituenti che appositamente hanno voluto evitare che la Costituzione della Repubblica italiana contenesse una falla strutturale analoga a quella presente nella Costituzione di Weimar del 1919: il famigerato articolo 48 della Costituzione di Weimar prevedeva infatti in certi frangenti la sospensione di ben sette (7) diritti fondamentali da parte del Presidente del Reich, utilizzando se necessario la forza armata

"[...] A tale scopo può sospendere in tutto o in parte la efficacia dei diritti fondamentali stabiliti dagli articoli 114, 115, 117, 118, 123, 124 e 153"

Sappiamo tutti come andò finire nella Germania di Adolf Hitler e del nazionalsocialismo: Hitler dopo essere stato nominato Cancelliere del Reich nel 1933, ebbe buon gioco - assieme ai gerarchi nazisti - nel sospendere le garanzie costituzionali.

Voi deputati - con la Vostra inopportuna proposta di modifica costituzionale anche se promossa da Voi in buona fede - state per aprire uno squarcio nel testo costituzionale, una vera e propria falla nell'architettura costituzionale sapientemente costruita fra il 1946 ed il 1947, falla che rischierebbe di far affondare definitivamente l'Italia e con essa il proprio popolo, in frangenti analoghi a quelli già vissuti nel 2020 e 2021.
Non si può toccare un punto della Costituzione - così delicato come quello dei diritti fondamentali e delle libertà dell'individuo  - e pensare che una modifica in quel punto, correlandoli ad uno stato di eccezione teorizzato e contemplato in una modifica della Costituzione, non si ripercuota poi in tutta la architettura costituzionale in modo sistemico, con grave pregiudizio ai plurimi diritti soggettivi dell'individuo, che così rischiano di essere degradati a meri interessi legittimi in una declinazione schimittiana e leviatana che è proprio ciò che l'Assemblea Costituente - e la speciale Commissione dei 75 incaricata del progetto costituzionale -  hanno voluto evitare con il loro estenuante e complesso lavoro compiuto fra il 1946 ed il 1947.

Si allega pertanto alla presente il testo dell'esposto denuncia di cui sopra - allegati esclusi - depositato presso la Procura della Repubblica di Udine in data 14 aprile 2022 da un avvocato di nostra fiducia che ha autenticato le 120 firme dei cittadini sottoscrittori e della Associazione UHRTA di Trieste anch'essa partecipe e firmataria, e si invitano tutti i parlamentari a leggerlo con attenzione perché si responsabilizzino nel loro ruolo di rappresentanti del popolo ed esercitino tutto il loro potere di parlamentari perché cessi la illogica politica sanitaria restrittiva dei diritti fondamentali, sul piano legislativo sublegislativo e provvedimentale: una vera e propria deriva autoritaria che ha configurato un golpe normativo nel 2020 e 2021 ed ora - con la Vostra infelice proposta di modifica dell'art 78 Cost. - rischia di strutturare un "colpo di stato permanente" di cui Voi sembrate non essere pienamente consapevoli.
Si richiama altresì la Vostra attenzione sul fatto che il nostro esposto-denuncia depositato ad Udine è stato inoltrato per conoscenza anche alla Corte Penale Internazionale dell'Aja, per possibili crimini contro la umanità commessi dall'Italia nella gestione emergenziale sanitaria COVID-19.

Qualora vogliate persistere nella Vostra inopportuna proposta di modifica costituzionale dell'art. 78 Cost., prima di spingervi in territori inesplorati che rischiano di fratturare definitivamente la popolazione dal punto di vista della coesione sociale e minare definitivamente la fiducia che i cittadini ripongono nelle Istituzioni - già quasi compromessa dalla stagione liberticida e di libertà "autorizzate" durata oltre due anni e figlia del Governo Conte bis e del Governo Draghi, con la complicità di un Parlamento che ha dato delega in bianco al Governo sin dal febbraio 2020 - leggete con attenzione il documento in allegato ed i seguenti estratti: l'ultima parte del nostro esposto denuncia, qui riportato in calce (testo integrale dell'atto in allegato alla presente), ed un passaggio di un editoriale dell'aprile 2020 a firma di un autorevole studioso di diritto costituzionale:

"[...] Si fa presente anche – in tema di potenziale attentato contro la costituzione dello Stato ovvero in  ogni  caso  in  presenza  di condotte  idonee  a  sovvertire  l'ordine  democratico  –  quanto affermato  nella  primavera  2020  da  un  docente  costituzionalista  dell’Università  La  Sapienza  di Roma, il professor Gaetano Azzariti, che aveva già intuito i rischi e i pericoli di uno stato di eccezione permanente, ove l’eccezione si fa regola e ove le libertà e i diritti costituzionali diventino libertà e diritti autorizzati, spogliati del loro valore intrinseco e degradati – in modo illegittimo – a meri interessi legittimi. Eventuali limitazioni e compressioni dei diritti costituzionali – decise nell’ambito della situazione emergenziale – non possono che avere un orizzonte temporale limitato, a scadenza, e laddove misure  emergenziali  e  lesive  dei  diritti  fondamentali  si  strutturino  permanentemente  oltre ogni ragionevolezza, proporzionalità e provvisorietà, vi è dunque il pericolo di un “colpo di stato permanente”.
Estratto dall'Esposto-denuncia depositato presso la Procura della Repubblica di Udine
14 aprile 2022.

Il prof. Gaetano Azzariti - ordinario di diritto costituzionale press la Università degli Studi La Sapienza di Roma - scriveva nel suo illuminante editoriale "Il diritto costituzionale d'eccezione"  dell'aprile 2020:

[...] "Vorrei essere netto sul punto: un Governo che adottasse misure simili a quelle attualmente assunte, ma in assenza di pandemia e in materie che non implichino la salvaguardia del diritto fondamentale alla salute  (ma anche “interesse della collettività”, scrive la Costituzione) porrebbe in atto fatti eversivi della legalità costituzionale. Nessuna assimilazione è possibile tra l’attuale eccezionale stato di necessità e le ordinarie crisi perpetue o le emergenze perenni cui siamo abituati in tempi “normali”.
Riconoscere, limitare e circoscrivere gli stati d’eccezione per evitare che un futuro Governo si senta autorizzato, “passata la peste”, fosse anche con il consenso del “popolo” (che in tempi di populismo ben poco vuole dire) ovvero della stessa maggioranza parlamentare, ad utilizzare gli stessi mezzi per affrontare la crisi economico-sociale, ovvero per imporre le proprie politiche nelle materie più controverse, soprattutto nei settori più sensibili (dalla gestione dell’ordine pubblico, alle politiche securitarie). Dopo la pandemia spetterà a tutti noi ricordare che la Costituzione si pone a fondamento delle libertà e non delle sue eccezionali limitazioni, rivendicandone il valore e l’essenza.
Ma soprattutto si dovrà vigilare perché nessuno abusi della situazione presente ponendo così in essere un colpo di stato permanente.
Nella Roma antica, com’è noto, esisteva una figura giuridica che permetteva di salvare la Repubblica nelle situazioni in cui era messa in gioco la sua sopravvivenza. Il Senato trasferiva tutti i suoi poteri ad un soggetto per un massimo di sei mesi. Poi, cessato il pericolo, ma anche solo trascorso invano il tempo definito, nessuno era più autorizzato a porre in essere atti “dittatoriali”.
Quando qualcuno (Silla prima, Cesare poi) ha pensato di estendere lo stato di emergenza e si fece confermare oltre il tempo i pieni poteri, ecco che la dittatura da “commissaria” si fece “sovrana”, e la Repubblica capitolò. Ancora oggi è questa la sfida più grande. Se infatti adesso sopportiamo limitazioni di libertà disposte in piena e solitaria responsabilità dal Governo pro tempore in carica, lo facciamo per necessità, avendo ad esso trasferito di fatto i poteri sovrani. Consapevoli però che, se dopo aver sconfitto il terribile e invisibile nemico, non si dovesse tornare alla normalità, rischieremmo di precipitare nel buio della Repubblica"

di Gaetano Azzariti
Il diritto costituzionale d’eccezione,
Editoriale Scientifica, Fascicolo 1 | 2020, Editoriale.

Per tutto quanto premesso, si richiede urgentemente il ritiro immediato della Vostra proposta di L. Cost. atto parlamentare n. 3444 Camera dei Deputati anche e soprattutto alla luce della lettura del testo dell'atto giudiziario di denuncia depositato presso la Procura della Repubblica di Udine, che Voi come Onorevoli Deputati italiani avete l'obbligo morale e civico - oltre che parlamentare come Rappresentanti del popolo messi al corrente di fatti e documenti di una gravità inaudita - di leggere con estrema attenzione non appena possibile e compatibilmente con i Vostri numerosi impegni.

In fede
dr. Luca Scantamburlo

RAVEO (UD), 1 maggio 2022
uno dei 120 firmatari ed Autori dell'esposto-denuncia
depositato presso la Procura della Repubblica di Udine (aprile 2022)

ESPOSTO-DENUNCIA depositato in Procura (aprile 2022)

 

 

February 27, 2022

Per chiunque scriva, non è semplice liberarsi dalle proprie passioni o dai propri convincimenti: ma ciò è necessario se si rispettano realmente i Lettori, ai quali vanno proposti cronaca e fatti per al fine di contribuire al formarsi delle loro idee.

Diversamente è fin troppo facile offrire pappe pronte da ingoiare anche turandosi il naso, ce ne sono fin troppe in giro.

          Una premessa è necessaria: chi vi scrive è un convinto atlantista, grato oltremodo ai militari alleati che hanno versato il loro sangue per liberare l’Italia e l’Europa dal nazismo, come pure grato agli USA del Sen. Marshall che ci aiutò a conquistare un benessere repentino: quasi avessi vinto e non perso una (brutta) guerra.

Ogni anno sono tra coloro che commemorano questi giovani caduti in battaglia, rendendo loro omaggio ai Cimiteri di guerra di Anzio e Nettuno non dimenticando né il loro coraggio né le brutture umanamente e materialmente devastanti di ogni guerra.

Ma oggi, per scrivere, approfondisco e valuto: non fidandomi più di quanti già da anni danno notizie distratte o false o manipolate, ovvero inventate di sana pianta.

Troppi i corrispondenti di guerra dall’Ukraina che hanno bisogno di darsi un ruolo, e che pullulano tanto quanto gli ‘esperti’ virologi, che trasmettono dalle auto o quelli che che si calano l’elmetto mentre fuori si vede la gente che passeggia e fa la spesa, o quelli che trasmettono da una stanza con immagini fisse dietro di loro; o quelli che mandano le immagini di videogiochi spacciandoli per azioni di guerra; o quelli che pubblicano immagini di devastazione, con palazzi sventrati, provocate però  da un’esplosione di gas a Magnitogorsk nel 2018 e certamente non colpiti da missili o cannoni tantomeno russi.

Ci sono anche esplosioni formidabili vecchie del 2015 verificatesi in altri territori; o carri armati bruciati su strade nei pressi di Kiev spacciati per ‘tank russi distrutti dalle truppe regolari ucraine’ per poi rivelarsi dopo poche ore tank ucraini distrutti da armi anticarro lanciate dalle forze di penetrazione russa;  e altri episodi ancora tutti nel segno della totale e assolutamente equivoca disinformazione offerta,  salve rare eccezioni, per lo più grazie alla rete, dall’occidente.

Tutta tesa a colpevolizzare i ‘cattivi’ russi.

          Per Betapress informare correttamente i suoi Lettori è una vera e propria missione: per cui apriremo un ‘Dossier Ukraina’ nel quale collocare i fatti, uniti da commenti, dubbi, sottolineature e rilevamento di contraddizioni quando non di menzogne.

Sempre pronti a correggerci se altri fatti ‘veri’ e documentati dovessero emergere successivamente: ma chi scrive, teme che, almeno per il momento, ciò sia difficile da realizzarsi.

Oggi, daremo un inizio al nostro ‘Dossier UKR‘, partendo da una cartina che riconduce alle Nazioni sotto l’ombrello NATO:

          Direi che ogni commento al riguardo possa essere superfluo: salvo il dover prendere nota che il decantato (da ovest) allargamento della NATO, è diventato un assembramento di Nazioni che, sollecitate dal fascino perverso dell’Euro e di una UE che non rappresenta affatto il concetto di Unione Europa, di Comunità, voluta dai Padri Fondatori.

Bisogno di Europa che vide mobilitate in primis  Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo e cui contribuirono le idee e gli sforzi di eccellenti Uomini e Donne, di pionieri, come Alcide de Gasperi, Altiero Spinelli, Konrad Adenauer, Anna Lindh, Helmuth Kohl, François Mitterand, Jean Monnet, Johan Willem Beyen, Robert Schuman, Joseph Bech,  Louise Weiss, Marga Klompé, Simone Veil,Nicole Fontaine, Paul-Henri Spaak, Sicco Mansholt,  Walter Hallstein e lo stesso Winston Churchill, tra i primi a sollecitare la costituzione degli Stati Uniti d’Europa mentre ancora non si erano spenti le eco dei drammatici bombardamenti di un’Europa messa a ferro e fuoco a causa del nazismo allora imperante 

          Ecco che già questa cartina, considerata con mente aperta ed elastica e occhi giusti, assume un significato forte e particolare: che, guarda caso, riconduce all’evocata ‘coalizione’ anti-russa (e non altro!) che Zelenky vorrebbe venisse costituita per sostenerlo nelle sue ambizioni. Mire che coinvolgono quasi tutti gli attori principali: tutti trincerati proprio dietro le citazione di coloro che si adoperarono per porre termine agli orrori di due guerre mondiali, promuovendo la pace e la solidarietà, facendosi paladini di concreti valori fondanti quali libertà, democrazia e uguaglianza, rispetto della dignità umana, dei diritti umani e dello Stato di diritto, esaltando i concetti di solidarietà e protezione per tutti.

          Cose che oggi per molti ‘suonano strane’, quasi fossero concetti antichi, superati da una realtà che tende a schiacciare e livellare tutto e tutti;  enunciazioni svuotate dalla loro forte dignità e neanche più studiate nelle scuole. 

          Pensate: anche l’ONU si è sollecitamente schierata (o è stata mobilitata?) non solo per schierarsi contro il brutale invasore, ma anche per sollecitare il rispetto dell’autodeterminazione, per i diritti umani, per la libertà e la democrazia, e riferendosi alle manifestazioni in Russia, il sacrosanto diritto di protestare.

         Ma guarda un po’: ma l’ONU non si è mossa quando la Russia reclamava attenzione per i diritti umani calpestati nel Donbass, restando muta e inerte. Come l’ONU non si é mossa per le violazioni umanitarie ossia per gli stessi temi di principio violati anche con rudezza in Italia, in Francia, in Germania, in Canada, in Australia in Nuova Zelanda, con manifestanti colpiti, imprigionati, colpiti dal getto degli idranti, mentre difendono la loro Costituzione, le loro Libertà, la Democrazia, la propria volontà di non subire arbitrii e imposizioni, il proprio diritto al lavoro e i profondi timori per un futuro incertissimo e incerto, sul quale dominano parole più che concetti e programmi.

         E che dire di coloro che giocano ai soldatini, mettendo a disposizione uomini e mezzi, ma anche denaro.

L’Italia destina veramente ‘alla cieca’ 12 o 15 milioni di Euro mentre Kiev capitola, o mentre non si è ancora capito chi ha fatto cosa, e come e perché?

Invasione o missione di peace-keeping per tutelare chi nel Donbas è stato sottoposto per più di otto anni a una vera e propria pulizia etnica?

Tutela a oltranza di un sistema-UKR che forse non è casto e puro come lo dipinge l’occidente?

Aiuto occulto-palese a chi in Europa ne ha fomentato certe attese, mirando ad appropriarsi di materie prime, collocarvi fabbriche e industrie delocalizzando per sfruttare manodopera a basso costo (in Ukraina, i salari ‘normali’ vanno dai 150 Euro a mese nelle zone più rurali ai 450/500 nei posti più qualificati: senza il corollario di altri costi che in Europa pesano tremendamente sul lavoro; leggasi, senza molti altri diritti riconosciuti ai lavoratori ucraini)?

Ma è sfruttamento o progresso, incentivo allo sviluppo?

         Non tralasciando un piccolo particolare: l’Ukraina non fa parte della NATO, l’Ukraina non fa parte della Unione Europea; nonostante i molti (poco nobili) padri e le molte (altrettanto poco nobili) madri che si sono candidati con enfasi… e con una serietà tale da far sembrare vero ciò che non è.

         Stiamo assistendo nostro malgrado alla replica di un canovaccio con componenti-base identici: testimonianza dell’esistenza di abili pupari, di marionette e di un pubblico inerme e inerte che tutto (pare) deve subire: la falsa viro-pandemia, il costruito scandalo Russiagate negli USA, ora questo confronto armato.

Con un occhio allo scacchiere asiatico dove aerei e flottiglia cinese, tengono Taiwan i massima allerta. 

E sarebbe opportuno che i Cittadini del mondo, cessassero di essere (apatici?) spettatori e comprendano che la Pace, il Rispetto e la Dignità si conquistano solo se si è custodi e protagonisti della propria Libertà, dei propri Diritti, del proprio Destino.

 

per gentile concessione di Betapress.it

 

 

February 21, 2022

 La dichiarazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky sul possibile ritiro del Paese dal Memorandum di Budapest è una provocazione deliberata e fa parte della "guerra dell'informazione" e della strategia di disinformazione. Questa opinione è stata espressa domenica scorsa dal presidente dell'Istituto internazionale per l'analisi globale Vision & Global Trends, il politologo Tiberio Graziani, commentando il discorso del leader ucraino alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. “La dichiarazione del presidente Zelensky sul possibile ritiro del Memorandum di Budapest non mi è sembrata casuale, dato il luogo in cui è stata detta (Conferenza sulla sicurezza di Monaco – ndr.). Credo che ciò si inserisca nel contesto della guerra dell'informazione e della disinformazione cui l'Occidente è impegnato da molte settimane. L'obiettivo principale è provocare la Russia per spingere a prendere decisioni con la forza e "giustificare una nuova ondata di sanzioni", ha affermato l'esperto.

 

"Queste dichiarazioni, insieme alla richiesta di date certe per l'ingresso di Kiev nella NATO, hanno confermato ancora una volta la disponibilità dell’Ucraina  all’attuazione della strategia di espansione dell'alleanza atlantica a est, ai confini della Federazione Russa", ha aggiunto. Il politologo ritiene che la principale tensione tra Nato, Usa, Ue e Russia derivi dalla "guerra dell'informazione", alimentata dalle dichiarazioni dei rappresentanti occidentali, in cui alle richieste di una soluzione diplomatica si alternano le minacce. Questo, a suo avviso, serve anche a "nascondere" il fatto che né gli USA né la NATO hanno dato risposte concrete alle proposte russe di garanzie di sicurezza. Sabato, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky ha affermato di aver incaricato il ministero degli Esteri del suo paese di convocare un vertice dei paesi partecipanti al Memorandum di Budapest. Secondo lui, "se non ha luogo o non fornisce garanzie di sicurezza all'Ucraina, allora [il memorandum] non sarà riconosciuto più valido da Kiev insieme alle clausole firmate nel 1994". Il Memorandum di Budapest è stato firmato il 5 dicembre 1994 dai leader di Ucraina, Russia, Gran Bretagna e Stati Uniti e secondo questo documento, l'Ucraina doveva eliminare il suo arsenale nucleare e la Russia, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna garantire la sicurezza di Kiev.

 

Il 10 febbraio di quest'anno, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, dopo un incontro con la sua controparte britannica Liz Truss, ha ricordato in una conferenza stampa che il Memorandum di Budapest era accompagnato da una dichiarazione, firmata da Francia e Ucraina, dove era richiesto a tutti i partecipanti di non consentire alcuna violazione dei principi dell'OSCE, compreso il principio del rispetto dei diritti delle minoranze nazionali, ma l'Ucraina ignora ancora del tutto questo documento.

February 16, 2022

 

 
                                                              per il video clicca sull'immagine
February 12, 2022

Zorawar Daulet Singh
L’espansione dell’alleanza guidata dagli Stati Uniti è finita. La Russia vuole un accordo ferreo per fermare la NATO. La Russia chiede un nuovo approccio all’architettura di sicurezza europea su cui ritiene di esercitare un’influenza significativa e simile agli Stati Uniti.

 

Dopo essersi sottoposta a cinque round di espansione dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) tra il 1997 e il 2020, la Russia ha finalmente lanciato la sfida agli Stati Uniti (USA). Dichiarando la fine del gioco della Russia, il viceministro degli Esteri Sergei Ryabkov all’inizio di gennaio 2022 ha affermato senza mezzi termini: “Non ci fidiamo dell’altra parte … abbiamo bisogno di garanzie legalmente vincolanti” che l’Ucraina e la Georgia “mai e poi” diventeranno membri della NATO.

Ci si chiede: perché la Russia ha deciso di creare un problema con la NATO proprio ora? La risposta più semplice: qualsiasi ulteriore allargamento dell’alleanza guidata dagli Stati Uniti la porterebbe letteralmente a una distanza di marcia dal cuore della Russia. Le truppe della NATO sono oggi schierate entro 100 miglia da San Pietroburgo. Nel corso della storia russa, fatta eccezione per i brevi conflitti con il Giappone e la Cina in Estremo Oriente, la principale minaccia alla sicurezza della Russia e, in almeno due occasioni, alla sua stessa sopravvivenza come stato e civiltà, è partita dal cuore dell’Europa. Sebbene in ogni occasione la Russia sia riuscita a respingere quelle minacce e alla fine ne sia uscita vittoriosa, i costi in sangue e perdite economiche sono stati sorprendentemente elevati. Ossessionata da questa storia, la creazione di una zona periferica di stati amici della Russia, o per lo meno non allineati contro di essa, ha quindi sempre attratto i suoi leader come salvaguardia contro ingerenze e aggressioni esterne.

Durante la Guerra Fredda, questa zona cuscinetto fu il naturale culmine dello sforzo bellico sovietico contro il Terzo Reich. Quando la macchina da guerra nazista fu respinta di 1.000 miglia dal suo massiccio ingresso in Russia, l’Armata Rossa si ritrovò presto come l’unica forza di liberazione in un’ampia fascia di territorio nell’Europa centrale e orientale. Quando i cannoni tacquero nel maggio 1945, gli eserciti sovietici dominarono almeno sette stati europei, inclusa gran parte della Germania. Il Cremlino ha promesso di non permettere mai il ripetersi ddi 28 milioni di vittime sovietiche subite durante la seconda guerra mondiale.

Assicurazioni smentite sull’espansione della NATO

La fine della Guerra Fredda e l’unificazione della Germania, precedentemente divisa tra la sfera di influenza statunitense e quella sovietica, si basava sulla promessa che la NATO non avrebbe sfruttato il vuoto politico-militare nell’Europa orientale dopo il ridimensionamento dell’Armata Rossa. Il tema più ampio durante quei negoziati critici con la leadership sovietica nel 1990 era che l’Occidente si sarebbe sforzato di creare un’architettura paneuropea inclusiva con una trasformazione della NATO in un’organizzazione molto meno militarizzata con un orientamento più politico. Fu questa assicurazione inequivocabile da parte dei responsabili politici occidentali che persuase la leadership sovietica a consentire e sostenere le transizioni politiche pacifiche in Europa.

Ora sappiamo da archivi declassificati che i responsabili politici occidentali hanno fatto di tutto per placare le profonde apprensioni e paure tra i leader sovietici sul ruolo della NATO nell’era del dopo Guerra Fredda. Vale la pena ricordare alcuni di questi casi perché continuano a plasmare l’atteggiamento russo su come Mosca sia stata fuorviata sul ruolo della NATO nell’era del dopo Guerra Fredda.

Già nel gennaio 1990, il ministro degli esteri della Germania occidentale Hans-Dietrich Genscher, in un importante discorso, ha osservato che:

i cambiamenti nell’Europa orientale e il processo di unificazione tedesca non devono portare a una “lesione degli interessi di sicurezza sovietici”. Pertanto, la NATO dovrebbe escludere “un’espansione del suo territorio verso est, cioè un avvicinamento ai confini sovietici”.

Nella sua conversazione, pochi giorni dopo, con il ministro degli Esteri britannico Douglas Hurd, Genscher ha affermato: “I russi devono avere la certezza che se, ad esempio, il governo polacco avesse lasciato il Patto di Varsavia un giorno, essi non si sarebbero uniti alla NATO il giorno successivo .”

I politici statunitensi hanno quindi proceduto a rassicurare direttamente i sovietici. In un incontro ormai famoso tra il segretario di stato americano James Baker e il supremo sovietico Mikhail Gorbachev, Baker osserva:

“Il Presidente (Bush) ed io abbiamo chiarito che non cerchiamo alcun vantaggio unilaterale” nel processo di unificazione tedesca. “Comprendiamo la necessità di assicurazioni ai paesi dell’est. Se manteniamo una presenza in una Germania che fa parte della NATO, non ci sarebbe alcuna estensione della giurisdizione della NATO per le forze della NATO un pollice a est”. Gorbaciov: “Va da sé che un ampliamento della zona Nato non è accettabile”. Baker: “Siamo d’accordo con questo”.

La portata dell’apprensione sovietica sulla NATO è evidente anche dalle osservazioni di Gorbachev a Douglas Hurd nell’aprile 1990. Gorbachev ha parlato “di un dialogo comune su una nuova Europa che si estende dall’Atlantico agli Urali“, come “un modo per trattare con il problema.” Un processo unilaterale, d’altra parte, cioè una Germania unita nella NATO, troverebbe pochi acquirenti nella leadership sovietica.

Se una Germania unita doveva essere incorporata nella NATO, perché accelerare il processo di riduzione delle forze armate sovietiche? Ciò potrebbe sconvolgere l’equilibrio della sicurezza, cosa inaccettabile per l’Unione Sovietica.

Alcuni esperti hanno avvertito Gorbachev di non essere beatamente ingenuo riguardo alle intenzioni degli Stati Uniti. Un memorandum del più alto esperto di Germania del Comitato Centrale Sovietico predice la storia che si sarebbe svolta in seguito:

L’Occidente ci supera, promettendo di rispettare gli interessi dell’URSS, ma in pratica, passo dopo passo, ci separa dall'”Europa tradizionale” … Invece di un’Europa stabile con un futuro pacifico garantito e una cooperazione reciprocamente vantaggiosa in una varietà di sfere , gli apologeti della “Guerra Fredda” stanno imponendo … un raggruppamento di forze per prolungare l’era della politica conflittuale.

Una delle intuizioni più chiare sul pensiero sovietico sulla sicurezza collettiva paneuropea, inclusa l’idea di Gorbaciov di avere una Germania multi-allineata, si riflette nella sua conversazione con il presidente degli Stati Uniti George H.W. Bush nel maggio 1990.

Bush: la NATO è l’ancora della stabilità.

Gorbaciov: Ma due ancore sono meglio. Come marinaio, dovresti essere in grado di capirlo.

Bush: E dove troveremo la seconda ancora?

Gorbaciov: A est… È possibile che la NATO e il Patto di Varsavia (OMC) continuino ad esistere in qualche forma per un periodo di tempo più lungo di quanto possiamo immaginare ora. (Loro) potrebbero concludere una sorta di accordo, spiegando la creazione della Germania unita e anche le metamorfosi delle loro stesse organizzazioni. Allo stesso tempo, ci sarebbe la possibilità di un’adesione [simultanea] associata all’OMC e alla NATO. Perché se vogliamo porre fine una volta per sempre alla scissione del continente, allora anche le strutture politico-militari dovrebbero essere sincronizzate secondo le tendenze unificatrici del processo tutto europeo…

Spero che nessuno qui creda all’assurdità che una delle parti abbia vinto la guerra fredda. Pensieri come questi scivolano sulla superficie afferrando solo la punta dell’iceberg. La conclusione deve essere completamente diversa: 50 anni di confronto hanno dimostrato la sua assurdità e che porta solo all’autodistruzione… Ora sulla fiducia. Lei afferma che non ci fidiamo dei tedeschi. Ma allora perché dovremmo dare il via libera alla loro aspirazione all’unificazione. Avremmo potuto dare loro il via libera, avevamo meccanismi adeguati. Tuttavia, abbiamo dato loro l’opportunità di fare la loro scelta con mezzi democratici. Tu, d’altra parte, stai dicendo che ti fidi della Repubblica federale di Germania, ma la stai trascinando nella NATO, non permettendole di determinare da sola il suo futuro dopo l’accordo finale. Lascia che sia lei a decidere da sola a quale alleanza vuole appartenere.

Alla fine, con gli Stati Uniti che guidavano l’agenda e gli eventi che si svolgevano troppo rapidamente per essere controllati da Mosca, Gorbaciov alla fine accettò l’unificazione della Germania nel luglio 1990, armato solo di assicurazioni ma senza garanzie concrete o di un trattato di sicurezza sul futuro della NATO. L’anno successivo, la stessa Unione Sovietica era scomparsa dalla scena.

Ciò che seguì, almeno dal punto di vista russo, fu una sfacciata disprezzo di quelle assicurazioni mentre gli Stati Uniti si aiutavano a raggiungere gli stati di nuova indipendenza dell’ex blocco sovietico. In cinque ondate di espansione dal 1997, la NATO ha assorbito 14 stati dell’Europa centrale e orientale nell’alleanza guidata dagli Stati Uniti.

Resistere alla NATO

Il respingimento di Mosca è iniziato con le parole e poi con i fatti negli anni 2000, quando l’economia e le forze armate russe si sono gradualmente ricostruite. Il conflitto georgiano del 2008 è stato il primo grande intervento della Russia per contrastare la presunta ingerenza della NATO in uno stato chiave del Caucaso meridionale. Sebbene le possibilità effettive di Tbilisi di entrare nell’alleanza siano crollate dopo il 2008 – oggi un gran numero di forze di pace russe sono permanentemente dispiegate all’interno del territorio georgiano in province che la Russia ha riconosciuto come indipendenti – gli Stati Uniti si sono scrollati di dosso la battuta d’arresto.

L’Ucraina è diventata il prossimo obiettivo principale della rivoluzione del 2014 o di un colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti, a seconda che siano gli Stati Uniti o la Russia a descrivere il drammatico cambio di regime a Kiev. Anche in questo caso, gli eventi hanno seguito uno schema simile. Mosca è prontamente intervenuta nell’Ucraina orientale, popolata principalmente da russi di etnia russa, oltre a proteggere rapidamente la penisola di Crimea, situata in posizione strategica. La Crimea è stata successivamente assorbita dalla Federazione Russa dopo un referendum tra la sua popolazione prevalentemente russa. In breve, un altro obiettivo della NATO era sull’orlo della disintegrazione. Oggi, il cessate il fuoco o la linea di contatto che attraversa l’Ucraina non è in definitiva scritto dall’esercito russo.

Nonostante queste azioni coercitive, la politica statunitense sembrava ostinatamente insensibile al cambiamento. Dal 2014, gli Stati Uniti hanno adottato severe sanzioni contro l’economia russa e raddoppiato la NATO. Dal momento che l’adesione dell’Ucraina è diventata impraticabile nel breve termine, i collegamenti militari sono stati perseguiti bilateralmente, con gli Stati Uniti e il Regno Unito che guidavano lo sforzo occidentale per sostenere Kiev come stato in prima linea.

Sebbene l’Ucraina sia rimasta una spina dorsale nei legami tra Stati Uniti e Russia, nel 2021, in occasione di una nuova amministrazione a Washington e di preoccupanti cambiamenti politici a Kiev, Mosca ha iniziato una nuova formazione militare vicino al confine con l’Ucraina. La disposizione delle forze, comprese le armi offensive avanzate e le forze di terra, suggeriva che la Russia stesse ancora una volta alzando la posta in gioco. Nel maggio 2021, il presidente russo Vladimir Putin ha evidenziato come

L’Ucraina si sta trasformando, lentamente ma costantemente, in un antipode della Russia, un anti-Russia… e i nostri partner occidentali non hanno battuto ciglio, e nemmeno hanno sostenuto queste decisioni.

La Casa Bianca di Biden ha risposto avviando un vertice con Putin in estate a Ginevra. Nella sostanza, però, poco è cambiato. Washington non ha ripensato al suo confronto con la Russia. Dal 2014, gli Stati Uniti hanno impegnato 2,7 miliardi di dollari in assistenza alla sicurezza all’Ucraina, di cui 650 milioni di dollari nel 2021. Nell’agosto 2021, gli Stati Uniti hanno firmato un accordo quadro di difesa strategica con l’Ucraina volto a “la cooperazione bilaterale in materia di sicurezza e l’assistenza degli Stati Uniti che aiutino efficacemente l’Ucraina a contrastare L’aggressione russa, anche attraverso un solido programma di allenamento ed esercizio”. Nel settembre 2021, in un incontro pubblicizzato alla Casa Bianca, Biden ha detto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky,

Gli Stati Uniti rimangono fermamente impegnati a favore della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina di fronte all’aggressione russa e al nostro sostegno alle aspirazioni euro-atlantiche dell’Ucraina.

Non essendo riuscita a convincere Washington a rispondere ai segnali russi, Mosca iniziò un altro round di schieramenti militari volti a concentrare una grande forza di combattimento ad armi combinate di oltre 1.00.000 soldati nel nord, nell’est e nel sud dell’Ucraina in grado di intraprendere un’ampia gamma di interventi in Ucraina. È ampiamente accettato, anche dai politici statunitensi, che la Russia detenga una schiacciante superiorità militare sull’Ucraina anche dopo aver tenuto conto del limitato impegno e supporto militare degli Stati Uniti a Kiev.

Non abbiamo bisogno di leggere le foglie di tè per discernere l’obiettivo fondamentale della Russia. In una serie di pronunciamenti e dichiarazioni alla stampa di Putin, del ministro degli Esteri Sergei Lavrov e di altri alti funzionari, la Russia ha articolato una serie di richieste, tutte volte a ripristinare l’architettura della sicurezza in Europa. Mosca ha anche proposto due accordi agli USA e alla NATO delineando l’essenza del suo pensiero. Nella sua bozza di accordo con gli Stati Uniti, la Russia ha sollecitato la cooperazione “sulla base di principi di sicurezza indivisibile, uguale e immutata”. La sezione più pertinente è l’articolo 4,

Gli Stati Uniti si impegneranno a impedire un’ulteriore espansione verso est della NATO ea negare l’adesione all’Alleanza agli Stati dell’ex Unione Sovietica. Gli Stati Uniti non stabiliranno basi militari nel territorio degli stati dell’ex URSS che non sono membri della NATO, non utilizzeranno le loro infrastrutture per attività militari o svilupperanno con loro una cooperazione militare bilaterale.

In una seconda bozza di documento alla NATO e anch’essa destinata al pubblico europeo, la Russia ha chiesto il ritiro delle forze militari e degli armamenti schierati dalla NATO dopo il 1997 nell’Europa orientale e nei Paesi baltici (articolo 4). L’articolo 6 esplicita ancora una volta la questione centrale dell’espansione della NATO,

Tutti gli Stati membri della NATO si impegnano ad astenersi da qualsiasi ulteriore allargamento della NATO, compresa l’adesione dell’Ucraina e di altri Stati.

Quindi, insieme, attraverso questi trattati, i russi chiedono un nuovo approccio all’architettura di sicurezza dell’Europa su cui credono di esercitare un’influenza significativa e un’influenza simile agli Stati Uniti. Mentre le linee rosse della Russia sono in discussione, ciò che è chiaro è che qualsiasi ulteriore espansione della NATO nell’Europa orientale o degli Stati Uniti o dell’assistenza militare bilaterale dei suoi membri all’Ucraina, in particolare sullo sviluppo di sistemi d’arma offensivi, inviterebbe quasi certamente una ritorsione risposta. La risposta scritta formale degli Stati Uniti alla bozza di accordo russa ha aggirato tutte le questioni centrali delineate da Mosca, il che significa che la crisi rimane in una grave situazione di stallo.

L’avvertimento di Kennan

I pericoli dell’espansione della NATO e la creazione di un nemico dalla Russia del dopo Guerra Fredda erano stati previsti, ironicamente, nientemeno che dal principale autore della dottrina del contenimento della Guerra Fredda, George F Kennan, il quale avvertì che sarebbe stato un “errore strategico di proporzioni potenzialmente epiche”. l’espansione della NATO, scrisse Kennan nel 1997,

sarebbe l’errore più fatale della politica americana nell’era del dopo Guerra Fredda. Ci si può aspettare che una decisione del genere… spinga la politica estera russa in direzioni decisamente non di nostro gradimento.

Come abbiamo visto, il sistema di sicurezza collettiva in Europa dopo la Guerra Fredda si è sviluppato a spese della Russia. La storia attesta, come riassume eloquentemente Dmitry Trenin,

se una grande potenza sconfitta non è stata incorporata nell’ordine del dopoguerra, o se non le è stato offerto un posto in esso che ritenga accettabile, nel tempo inizierà ad agire per distruggere quell’ordine o, a per lo meno, alterandolo in modo significativo.

L’Europa si trova oggi in questo frangente.

Le ambizioni esorbitanti della NATO e degli Stati Uniti hanno portato alla creazione di impegni nell’Europa orientale che potrebbero non valere la carta su cui sono scritti. Non sarebbe un’esagerazione affermare che la geostrategia russa nell’ultimo decennio ha contribuito profondamente alla fine dell’era unipolare.

Zorawar Daulet Singh è ricercatore aggiunto presso l’Institute of Chinese Studies di Delhi e autore di Powershift: Relazioni India-Cina in un mondo multipolare. Twitta @Z_DauletSingh. Le opinioni sono personali.

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta dall’Economic and Political Weekly (EPW). È stato riprodotto qui con autorizzazione dell’autore.

 Per gentile concessione di Vision & Global Trends

February 10, 2022
 
 
February 08, 2022
 
                            per il video clicca sulla foto
February 04, 2022
 
                         Gerhard Schröder

L'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, già presidente di Nord Stream, il gasdotto che attraverso il mar Baltico dovrebbe collegare direttamente la Russia alla Germania, e buon amico di Vladimir Putin, è stato nominato consigliere di amministrazione di Gazprom, la compagnia energetica russa che sovrintende alla costruzione di Nord Strem 2. La nomina è stata decisa nello scorso giugno a San Pietroburgo dagli azionisti stessi.

L’accettazione della nomina da parte dell’ex cancelliere è stata criticata in Germania da più parti, soprattutto da coloro che si ostinano a considerare la Russia come paese ostile alla Germania e, in generale, all’Europa. Addirittura il presidente della commissione di difesa del parlamento tedesco, Marie-Agnes Strack-Zimmermann, ha suggerito di privarlo della pensione che riceve come ex cancelliere e dello stesso avviso anche Stefan Müller, dell'Unione sociale cristiana bavarese.

Imperterrito però l’ex cancelliere tira dritto, insensibile alle critiche. Venerdì pomeriggio durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Pechino, si è affidato a LinkedIn per criticare coloro che hanno boicottato l'evento sui diritti umani di Pechino, affermando che la Cina è il "mercato di vendita più importante della Germania": "Chiunque voglia fare pressione sulla Cina con richieste di boicottaggio e moralizzazione della politica estera sta facendo un gioco pericoloso", ha scritto sul social.

I rapporti tra Stati Uniti, Germania e Russia vanno quindi complicandosi sempre di più: l'attuale cancelliere tedesco Olaf Scholz partirà per Washington domenica per colloqui con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e visiterà Kiev e Mosca la settimana successiva.

February 04, 2022

 

 

Il Partito Socialista Progressista dellUcraina ha reagito alla spinta verso la guerra, che viene dai paesi occidentali per un conflitto militare tra Ucraina e Russia. Natalia Vitrenko e Vladimir Marchenko, preisidente e vice presidente del PSPU, hanno inviato un appello/dichiarazione di condanna ai vertici di Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Polonia e NATO, con copia ai vertici di ONU, Consiglio d’Europa, OSCE, Ucraina e Russia, intitolato “Smettete di fornire armi e fare ricatti politici per incitare l’Ucraina alla guerra con la Russia!”.

Ritengono che questa posizione sensata, inviata alle strutture internazionali competenti e ai massimi funzionari degli stati, sia il contributo del PSPU a prevenire una guerra fratricida, per impedire provocazioni con il rischio di una terza guerra mondiale.

Lo scontro globale tra Russia e Stati Uniti si sta spostando dalle norme diplomatiche a quelle militari-diplomatiche con il pericolo di degenerare in un conflitto militare. Il 15 dicembre 2021, la Russia ha avanzato richieste agli Stati Uniti e alla NATO per una garanzia

 pacifica della sua sicurezza.

L ‘estensione/avanzamento della NATO verso est, trascinando Ucraina, Georgia, Moldova nella NATO, costituisce legittimamente una minaccia per la sicurezza della Federazione Russa. La discussione delle proposte della Russia per una soluzione negoziale, si è svolta con gli Stati Uniti a Ginevra il 10 gennaio, con la NATO a Bruxelles il 12 gennaio e con i paesi dell’OSCE a Vienna il 13 gennaio, ma per ora, non hanno dato risposte tangibili.
L’Ucraina in questo scontro tra le potenze mondiali è diventata sia un fattore scatenante che una vittima potenziale per il suo popolo.
La N. Vitrenko e V. Marchenko hanno anche denunciato la falsa interpretazione da parte dell’Occidente della sovranità dell’Ucraina e la sua manipolazione nell’interesse dei paesi della NATO. “ Per l’Ucraina una catastrofe con la propria sovranità violentata. Gli Stati Uniti e la NATO stanno manipolando il nostro Paese e, dopo averne violentato la sovranità, stanno ingannando la comunità mondiale, trasformando il popolo ucraino, già immiserito e impoverito di questi anni del dopo Maidan, in carne da cannone con una guerra.”

 

Smettete di fornire armi e fare ricatti politici per incitare l’Ucraina alla guerra con la Russia!

Dichiarazione del Comitato Centrale del Partito Socialista Progressista dell’Ucraina
“ Al presidente degli Stati Uniti George Biden
Al primo ministro britannico B. Johnson
Al Primo Ministro canadese J. Trudeau
Al Presidente della Polonia A.Duda
Al segretario generale della NATO J. Stoltenberg
Al Segretario Generale delle Nazioni Unite A. Guterres
Al Segretario Generale del Consiglio d’Euro pa M. Pejčinović-Buric

Al Segretario Generale dell’OSCE H.-M. Schmid
Al Presidente dell’Ucraina V. Zelensky
Al Presidente della Federazione Russa V. Putin

Kiev, 19 gennaio 2022

Insigni capi di stato, capi di autorevoli organizzazioni internazionali!

Il Comitato Centrale del Partito Socialista Progressista dell’Ucraina, esprimendo la sua profonda preoccupazione per la catastrofe socioeconomica dell’Ucraina, considera inaccettabile e pericoloso, sia per i cittadini ucraini che per l’intera comunità mondiale, l’incitamento alla guerra con la Russia, mediante il ricatto politico dell’Ucraina. A questo, il nostro paese è incitato dai paesi occidentali guidati dagli Stati Uniti e dalla NATO.
Dal 2014, con nostro grande rammarico, in Ucraina è in corso una guerra fratricida, in cui sono già morti più di 15.000 civili innocenti. In violazione del diritto internazionale e l’art. 17 della Costituzione dell’Ucraina, le forze armate del nostro Stato sono coinvolte in questo conflitto. A nostro avviso, la ragione di questa situazione in Ucraina non è stata solo la riscrittura della storia e la glorificazione dei collaborazionisti ucraini, complici di Hitler dell’OUN-UPA, ma anche la conduzione di una politica inaccettabile per uno stato civile, basata sull’ideologia di una Ucraina nazionalista e radicale, fascista. Fu questo nel 2014, che diede origine all’odio nazionale e religioso, alla discriminazione nei confronti delle minoranze, che ovviamente portò alla disgregazione del nostro Paese. Tale politica è sancita dalle leggi sulla purezza della popolazione ucraina, sulla “decomunistizzazione”, sulle minoranze nazionali e sulle lingue.
La spaccatura della società e l’inganno del nostro popolo hanno rafforzato il percorso verso l’UE e la NATO imposti al nostro Paese. La sovranità dell’Ucraina nel 1991 è stata riconosciuta dalla comunità mondiale sulla base delle norme e dei principi stabiliti nella Dichiarazione sulla sovranità statale dell’Ucraina, che fu approvata due volte dal nostro popolo ai referendum pan-ucraini ( il 17 marzo e 1 dicembre 1991). È questa Dichiarazione che ha la massima forza legale. E questo significa che la comunità mondiale non solo ha riconosciuto, ma è anche obbligata a difendere la sovranità dell’Ucraina come Stato neutrale, senza blocchi, con un orientamento di politica estera indirizzata alla creazione di uno Stato unito con le ex repubbliche dell’URSS.
Comprendiamo che a voi, leader dei paesi occidentali, non piace una tale sovranità dello stato ucraino e non vi avvantaggia geopoliticamente. Ma questa è stata la scelta del nostro popolo, e non la falsa scelta del governo fantoccio ucraino, che sta trascinando il Paese nell’UE e nella NATO.

È un fatto indiscutibile che finché nel nostro Paese è stato mantenuto lo status di non blocco, abbiamo avuto pace e tranquillità. E il percorso verso l’UE e la NATO, la politica del nazionalismo radicale ucraino fascista, ha portato non solo a una catastrofe socioeconomica e alla perdita della sovranità statale, ma anche alla trasformazione del nostro popolo in carne da cannone della lotta geopolitica dell’Occidente contro Russia e Cina.
Il Comitato Centrale del Partito dei Socialisti Progressisti dell’Ucraina è categoricamente contrario a tale politica che costringe le autorità ucraine a provocare un conflitto militare su vasta scala con la Federazione Russa.
Le nostre conclusioni si basano non solo sulla retorica aggressiva dei funzionari dei vostri stati e dei leader della NATO, non solo sulla propaganda militarista delle attuali autorità ucraine e di tutti i suoi media, ma anche sulla fornitura costante di armi letali all’Ucraina, sulla costruzione di basi militari (essenzialmente straniere) sul nostro territorio, inviandoci sempre più forze speciali, istruttori e consiglieri dai vostri paesi.
Comprendiamo che il capitalismo, per sua natura oggettiva, sta precipitando in una crisi sempre più grave, che nei vostri paesi i problemi socio-economici stanno crescendo minacciosamente.
Comprendiamo che presto avrà luogo un evento grandioso nella Repubblica Popolare cinese: i Giochi Olimpici Invernali, che dimostreranno al mondo intero, un livello di sviluppo senza precedenti e per voi inarrivabile, di uno stato socialista. Ecco perché i vostri paesi hanno dichiarato un “boicottaggio diplomatico delle Olimpiadi” e per screditare questo grande festival mondiale dello sport, come nel 2008, serve una provocazione militare. Se non la Georgia con la Russia, questa volta l’Ucraina con la Russia. È chiaro che un conflitto militare è vantaggioso per voi, ma non per le vostre mani. Non riceverete bare di zinco, le vostre città e i vostri villaggi non cadranno in rovina. Siete abituati a farlo per mano di qualcun altro. Per fare questo, comprate e intimidite i poteri fantoccio delle vostre colonie.

Siamo categoricamente contrari al fatto che ciò avvenga, utilizzando le braccia dell’Ucraina e a spese del popolo ucraino.
Attiriamo la vostra attenzione sul fatto che la fornitura di armi all’Ucraina oggi, nell’attuale tesa situazione di conflitto, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite, agli accordi di Minsk sulla soluzione pacifica del conflitto nel Donbass (gli accordi approvati dal Consiglio di sicurezza dell’ONU!), del diritto internazionale umanitario. In particolare, il Trattato internazionale sul commercio di armi (aprile 2013). innegabilmente, la fornitura di armi da parte dei vostri paesi all’Ucraina, danneggia la pace e la sicurezza, provoca un aumento del conflitto armato e della tensione. Ciò è espressamente vietato dai citati Accordi.
Richiamiamo inoltre la vostra attenzione, sul Codice di condotta internazionale circa i trasferimenti di armi, redatto nel 2000 dai vincitori del Premio Nobel per la pace. In particolare, all’art. 4 del Codice, sul “Rispetto del diritto internazionale umanitario” e dell’art. 8, sull’ “ Impegno a promuovere la pace, la sicurezza e la stabilità regionali”. Il Codice stesso invita a non fornire armi ad un regime neonazifascista e nel caso possa “determinarsi un numero significativo di sfollati”.

La pace e l’armonia in Ucraina non saranno favorite dalle forniture di armi, ma dall’attuazione degli accordi di Minsk, dal riconoscimento dell’ideologia criminale del nazionalismo ucraino radicale, dalla denazificazione e democratizzazione del nostro paese. Le autorità sia dei vostri paesi che dell’Ucraina devono rendersi conto che non sono la guerra e l’incitamento ad essa, i valori principali della civiltà mondiale.
Essi sono la pace, la vita, la salute spirituale e fisica delle persone.”.

Il presidente del PSPU Natalia Vitrenko

 

Corrispondenza da Kiev, a cura di Enrico Vigna, SOS UcrainaResistente/CIVG

January 27, 2022

Gli esperti ritengono che la Russia sia riuscita a raggiungere uno spirito di cooperazione tra Stati Uniti e NATO. Il presidente dell'International Institute for Global Analysis Vision & Global Trends, il politologo Tiberio Graziani, ha affermato che "il documento americano può diventare un nuovo elemento sulla base del quale costruire le future negoziazioni".

 


ROMA, 27 gennaio. Mosca è riuscita a convincere gli Stati Uniti e la NATO a stabilire uno spirito di cooperazione e un approccio costruttivo nella discussione di questioni relative alle garanzie di sicurezza, sebbene permanga la pressione militare sulla Federazione Russa. Questa opinione è stata espressa giovedì in un'intervista a un corrispondente dell’agenzia russa TASS dal presidente dell'International Institute for Global Analysis Vision & Global Trends, il politologo Tiberio Graziani. "Mosca, nelle sue prime richieste di garanzie di sicurezza inviate a dicembre, chiedeva chiarezza. E sembra che Usa e Nato abbiano adottato il metodo formulato dalla Federazione Russa: documenti scritti e completa chiarezza", ha detto l'esperto, commentando il fatto che gli Stati Uniti e la NATO hanno inviato risposte scritte alle proposte di della Federazione Russa sulle garanzie di sicurezza. Ad avviso di Graziani, "il documento americano può diventare un nuovo elemento sulla base del quale costruire i negoziati futuri". " Ciò è importante non solo per i contatti russo-americani, ma anche per quelli russo-europei, vista la pressione esercitata da Washington sui governi degli Stati europei". La situazione generale "è sbloccata, almeno a livello di diplomazia". "Anche se c'è una certa ambiguità in termini militari", ha aggiunto. Secondo Graziani, nelle parole del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, che ha stilato la risposta della Nato, inviata contestualmente al documento americano, “c'era un tono di cooperazione, nonostante le continue pressioni militari sulla Russia”. Graziani ha ricordato che Stoltenberg sta finendo il suo mandato a capo dell'alleanza e "può alzare il tono". "È improbabile che il nuovo capo della NATO possa cambiare la strategia dell'alleanza, a meno che non diventi una figura così influente da poter riformare l'organizzazione. Ma questo mi sembra improbabile", ha concluso Graziani.

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