L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.


Warning: Creating default object from empty value in /home/medismxz/public_html/flipnews.org/components/com_k2/views/itemlist/view.html.php on line 743

Theatre and cinema (125)

 

 

Riccardo Massaro
This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
May 19, 2023

 

L'ultima volta che ho visto Antonio Conte è stato in una commedia, al fianco di Marco Cavallaro, in “Amore sono un po' incinta”, dove vestiva i panni di un personaggio davvero simpatico e divertente. Alessandro Giova, invece, l'avevo visto al “Festival dei nuovi tragici” in un monologo tragicamente divertente, e poi nel concorso “Autori nel cassetto, attori sul comò” con l'interessante proposta in versione corto del suo “Alieni nati”.

Stasera li ritrovo qui che vestono panni completamente differenti. Alessandro è uno scrittore, un libero pensatore, una sorta di filosofo politico schierato contro il regime vigente.

Antonio, dall'approccio burbero e con una prepotente fisicità, è invece un sicario, un boia di stato, un essere asservito al potere con il compito di porre fine all'esistenza dell'altro protagonista che, con le sue idee, infastidisce i poteri forti.

Alessio Pinto riadatta e ricolloca, in tempi moderni, un radiodramma scritto da Friedrich Dürrenmatt nel 1951. Il testo tratta un argomento sempre attuale: l'importanza della cultura, strumento che permette di scegliere, di pensare, di porsi in antitesi al potere.

Originalmente ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, il testo viene riadattato in forma teatrale da Alessio, che elimina i riferimenti a quel periodo, ammorbidisce il dramma in alcune sue parti e lo rende più fruibile rispetto all'opera originale.

Il messaggio intrinseco sottolinea un concetto fondamentale: non esistono poteri buoni. Il potere, qualsiasi esso sia, finisce prima o poi per utilizzare la violenza per annichilire la cultura in quanto forma di libertà e di scelta che stimola il libero pensiero. La cultura è ritenuta pericolosa e destabilizzante per ogni forma di potere.

Potere che qui è rappresentato dalla figura del boia di uno stato tirannico, che subdolamente lo ha incaricato di recarsi di notte dallo scrittore per eliminarlo, preferendo una soppressione silenziosa e nascosta ad un processo pubblico, che darebbe inevitabilmente vita ad una serie di riflessioni del popolo , seppur soggiogato.

L'unica arma con cui può difendersi un pensatore, la parola, viene così soppressa e soffocata nel buio della notte. Il confronto tra i due è ben evidenziato; in poco meno di un'ora di spettacolo molto avvincente, arriva subito al dunque, eludendo inutili divagazioni.

La musica di fondo crea un'atmosfera in sintonia con il dramma; l'uso delle luci è alquanto suggestivo. Bellissimo l'effetto ottenuto da un'illuminazione laterale che evoca la luce filtrante da una finestra; forse rappresenta una lontana e vaga immagine di speranza. Questo flebile chiarore illuminerà a turno entrambi i personaggi, dandogli un aspetto romantico e al contemporaneo fortemente drammatico.

Lo scrittore, consapevole, attende il suo carnefice nello studio, tra i suoi libri che insieme agli scacchi rappresentano la temuta cultura. Una bella rappresentazione della situazione: vittima e carnefice sono come le pedine: possono essere mosse o sacrificate da un giocatore supremo in un gioco più grande di loro. Quel soggiorno, allora, diviene una sorta di scacchiera in cui queste pedine umane si fronteggiano in una gara perversa.

Il fatto che lo scrittore sappia che il suo carnefice arriverà di notte, riporta inevitabilmente a pensare a ciò che accadeva in Argentina con i deparecidos, nella Germania nazista, nell'Italia fascista, nei paesi dell'est sotto il regime comunista... Ogni dittatura, per agire, sceglie il momento in cui la vittima è più indifesa perché si sente più sicura: in casa, mentre dorme, quando è con i suoi affetti, nel suo ambiente. Così, può colpirla a tradimento. È un modus operandi alquanto efficace, che racchiude un messaggio chiaro per tutti: nessuno è al sicuro.

Il nostro sicario, però, si presenta impacciato: entra in casa come un ladro maldestro e finisce per sottolineare la viltà e il pressappochismo del potere che manda un suo rappresentante alquanto discutibile a compiere la sua “giustizia”. Antonio è fantastico In questa duplice rappresentazione, quella di persona imbranata e quella di un uomo distaccato e serioso.

Anche questa è una sottile ed arguta trovata, perché ci mostra un uomo piuttosto comune, come tanti altri, in cui ci si può immedesimarsi e trovare delle affinità. Una figura di certo più familiare, più popolare di quella di uno spocchioso letterato.

Ognuno di noi potrebbe essere o diventare come lui. Apparentemente strampalato, nasconde una sua forte pericolosità, che grazie a questa presentazione passa quasi inosservata. Veniamo quindi beffati da questa figura in maniera fine ed intelligente, tanto da cominciare ad apprezzarla. Inconsapevoli stiamo subendo una sorta di sindrome di Stoccolma.

Entrambi sanno perché sono lì. Così, comincia un acceso confronto. Con rabbia e paura, lo scrittore padrone del pensiero e della parola aggredisce verbalmente il sicario, provocandolo e accusandolo di asservimento, quasi per avere un ultimo sussulto di supremazia, un fiero canto del cigno. Anche Alessandro è molto bravo nel suo ruolo districandosi ed evidenziando efficacemente queste dinamiche così contrastanti.

Il boia, vittima del potere, si difende rivelandosi una persona calma, posata, riflessiva; è un profondo intenditore delle sfaccettature e del carattere umano che ha imparato a conoscere uccidendo. Infatti, quando le sue vittime realizzano di essere innanzi al proprio imminente ed ineluttabile destino, appaiono per ciò che realmente sono, vere e trasparenti. Ecco un'altra sapiente trovata che offre uno spunto di riflessione: fingere, mentire a se stessi, accettare tutto è tipico di una società pronta all' asservimento di un potere repressivo. Qui è molto chiaro il riferimento alla Germania nazista. Il popolo germanico fu convinto subdolamente ad entrare nelle dinamiche del nazismo, grazie ad una forma di persuasione ed un bombardamento psicologico continuo, che qui troviamo velatamente ed elegantemente rappresentato nella boia.

Questo moderno Mastro Titta è consapevole del suo ruolo infausto, come lo era il boia di Roma. Sa di agire all'ombra di un potere che gli conferisce un'autorità, ma sa anche di essere dipendente da un potere ingiusto che lo soggioga, lo usa, costringendolo a compiere atti riprovevoli. È un uomo che non ha potuto scegliere e si è trasformato, suo malgrado, in un automa asservito. La sua supremazia sulla vita o sulla morte degli altri è però solo un bluff. Può infierire sul corpo delle vittime, ma nulla può sulla loro mente e sul loro pensiero.

Il pensatore, attraverso la sua dialettica, cerca di risvegliare l'umanità sopita del killer, il quale si rivela più umano di quello che ci si aspetterebbe; è così che paradossalmente si accattiva le simpatie del pubblico, surclassando il pensatore saccente, antipatico e provocatore. Siamo stati beffati di nuovo dal potere per mezzo di questa figura, in maniera fine ed intelligente, fino ad apprezzare un assassino. Anche in questo Antonio ed Alessandro sono molto convincenti, mentre la regia ha giocato bene le sue carte. Siamo infatti diventati tutti inconsapevoli vittime di questo gioco perverso. La simulazione dell'azione del potere attraverso lo spettacolo ci ha soggiogati, infettati, presi in trappola, portandoci a pensare e ad accettare qualcosa che non ci appartiene, subendo un velato indottrinamento tipico delle dittature. 

Cominciamo ad essere sempre più invischiati in questa situazione, e indifferenti assistiamo al precipitare degli eventi, così come rimangono indifferenti alle richieste di aiuto dello scrittore i cittadini quando urla dalla finestra, Ecco un'altra arma che il potere usa a suo vantaggio: l' indifferenza.

Ancora una volta lo spettacolo, senza accorgercene, ci dimostra come funzionano e inibiscono le dinamiche che soggiogano un popolo, e come queste hanno fatto breccia anche sullo spettatore ignaro.

Il confronto è drammaticamente poetico, efficace e suggestivo, grazie a questi due bravi attori, molto diversi tra loro sia per approccio recitativo che per aspetto. Scelti con cura da Alessio, riesce a sottolineare la loro differenza profonda, evidenziata e rimarcata attraverso i giusti costumi. Anche richieste sono perfette per questo ruolo: Alessandro, di corporatura più esile tipica dell'intellettuale, ci appare nervoso, agitato, impaurito ma anche provocatorio mentre si prepara emotivamente e psicologicamente alla sua divisione con un' escalation ben costruita dall'attore e dal testo .

Antonio sembra gigantesco, apparentemente un bonaccione, racchiude in sé e svela una grande profondità ed umanità visibilmente schiacciata dal suo ruolo e dalle tante uccisioni che porta sulle spalle, che lo hanno indurito.

Due anime dannate: una finirà stanotte la sua lenta agonia, l'altra è condannata a perseverare e convivere con i suoi latenti sensi di colpa.

Due attori che catturano l'attenzione, che ci trascinano in quella scenografia tetra e buia, soffocante e pesante, avida di luce. Ci si aspetta un colpo di scena, o un finale inaspettato, o forse un lieto fine. L'abbraccio del tristo mietitore però incombe…

  

COLLOQUIO NOTTURNO CON UN UOMO DISPREZZATO

con Antonio Conte e Alessandro Giova

Adattamento e Regia di Alessio Pinto

Aiuto Regia di Claudia Onofri

Costumi di Loredana Labellarte

May 13, 2023
Denny Mendez

Carissima Denny, dopo cinema, televisione, inserimenti in videoclip, presentatrice in programmi televisivi, sei approvata con meritato successo anche in teatro dove non si recita solo una parte, ma in qualche modo se ne vive l'empatia.

D Quanto vieni coinvolta emotivamente da questo tipo di spettacolo? 

Per ogni tipo d'impegno lavorativo m'impegno tantissimo, a volte anche troppo ma è necessario se si vuole raggiungere al meglio ciò per cui stiamo lavorando. 

D Stai portando in giro per l'Italia insieme a Francesco Branchetti "Cose di ogni giorno" di David Norisco con la regia dello stesso Branchetti. Tu sei Rina che ha un ruolo fondamentale con carattere e grande sensibilità.  Vuoi parlarci di questo impegno? Cosa si vuole rappresentare? Quanto ne sei coinvolta? 

R_Questo spettacolo con Francesco Branchetti, rappresenta ciò che può accadere in ogni tipo di famiglia, sia essa di estrazione borghese che non propriamente benestante; il titolo stesso dello spettacolo è "Cose di ogni giorno" e sta proprio ad indicare questo, le consuetudini di molte famiglie, questo impegno è arrivato in un momento molto importante della mia vita; entrare nelle parti di Rina vuole dire rappresentare una donna che gestisce il suo ruolo verso marito e figli in un determinato modo, personalmente non sono caratterialmente simile alla protagonista ma ogni donna agisce in modo diverso 

D- Tu sei una donna sensibile e attenta al mondo che ci circonda; ti batti per le donne, per i diritti e per ogni tipo di ingiustizia, tutto questo ti fa onore. Hai mai pensato di puntare in prima persona verso un tipo di spettacolo che sia televisivo, teatrale o d'intrattenimento su questo tipo di argomenti? 

R-Certamente sto valutando un progetto che avvalori alcune problematiche come la violenza alle donne, i vari problemi legati all'infanzia, le discriminazioni di vario genere. Devo dire che io stessa ho avuto alcune difficoltà e forse proprio perché ne conosco le sensazioni vorrei essere una voce per chi non ne ha. Con questo non voglio mettermi dietro ad alcuna cattedra, sono una persona umile e tale voglio rimanere ma sarei felice se potessi di essere eco per quelle minoranze che spesso non hanno ascolto. 

D-Sei giovane, hai avuto molte esperienze lavorative e dobbiamo dire che non hai chiesto aiuto a nessuno se non a te stessa e alla tua determinazione e preparazione.

Cosa consiglieresti a quei giovani che vogliono intraprendere la strada del cinema, teatro o televisione? 

R-Cosa direi ai giovani che vogliono affacciarsi nel mondo dello spettacolo? una sola parola. lavoro, lavoro, lavoro, lavoro. Mai fermarmi, anche nei momenti difficili quando tutto sembra complicato, quando ti dicono di no, quando non vedi alternative. Insistere! E' molto importante anche il supporto della famiglia che sia stimolo e non ostacolo. Fondamentale il guardarsi intorno, informarsi, sapere, conoscere e condividere. Comunità! è una parola che io amo molto. 

D- Hai frequentato più di una scuola di recitazione e questo ha garantito alla tua formazione un'esperienza fondamentale per la tua professione- Quanto è stato impegnativo lo studio? quanto sei ancora impegnato, se lo sei, in questo? 

R-Lo studio è fondamentale, necessario e personalmente studierò per tutto il tempo che farò questa professione. E' necessario come necessario è essere curiosi; io lo sono, mi piace

  Marzia Carocci a sin. con Denny Mendez

conoscere, sapere, informarmi sempre. Adesso ci sono tante tecnologie, le intelligenze artificiali ma non credo che possono mai sostituire la mente umana. Ce l'abbiamo fatta fino ad adesso, perché dovremmo cambiare? 

D-Dal tempo in cui fosti eletta Miss Italia, a oggi hai raggiunto ottimi traguardi, lo hai sempre fatto con estrema perizia e preparazione artistica.  C'è qualcosa che non avresti voluto fare? C'è invece qualcosa che rifaresti in maniera differente? 

R_No, non c'è niente di cui mi pento, tutto può servire per migliorare alcune scelte. Per poter brillare bisogna passare attraverso le difficoltà, dico questo almeno per quanto mi riguarda. In maniera differente al passato però, a questo periodo della mia vita, vorrei poter scegliere i copioni e recitare quei ruoli che abbraccino le mie riflessioni introspettive, il mio modo di vedere di condividere il pensiero sceglierei quindi quei progetti che abbiano all'interno le stesse idee che io stessa vorrei esprimere. Mi piacerebbe poi lavorare basandomi sull'internazionalità. 

Adesso Denny, lascio sempre ai miei intervistati una domanda che io definisco "bianca", bianca perché in realtà è solo uno spazio dove vi è la libertà di pensiero e di parola da parte tua, quindi puoi lasciarci con un'idea, una frase, una poesia, un qualcosa che sia completamente tu. 

R-In questo spazio mi sento di lasciare solo un commento: 

LA VITA NON E' TROVARE TE STESSO. LA VITA E' CREARE SE STESSI 

Grazie per il tuo tempo

May 02, 2023

Di Giuseppe Tornatore- Regia Roberto Belli - Compagnia Ass. Culto. Pex

Con Claudio Boccaccini, Paolo Perinelli, Andrea Meloni, Paolo Matteucci, Riccardo Frezza

scena: Eleonora Scarponi - disegno luci: Claudio Boccaccini

tecnico luci e fonica: Andrea Goracci - grafica: Giorgia Guarnieri

 

Un uomo bagnato ed infreddolito viene trovato senza documenti dalla polizia di notte, durante un terribile temporale, e portato in commissariato. Interrogato, dichiara di essere il celebre scrittore Onoff, ma il commissario, grande ammiratore dell'artista, senza la sua famosa barba non lo riconosce. Scettico sulla sua identità il delegato lo trattiene. Quella stessa notte è stato compiuto un omicidio e il reticente Onoff durante l'interrogatorio fa sorgere grossi sospetti. È impreciso, confuso, vago, sembra nascondersi dietro una sua apparente amnesia.

L'interrogatorio è anche una brillante trovata della sceneggiatura per far conoscere il protagonista e portare a galla, mediante mirabili dialoghi con il commissario, la sua vita e la sua essenza più intima.

Lo spettacolo.

Un rumore improvviso scuote la sala simile ad uno sparo, ad un fulmine caduto vicino. Un uomo, Claudio Boccaccini nei panni di Onoff, appare in sala sfiorando la prima fila, sconvolto ed impaurito; manifesta visibilmente paura, panico, incertezza. Le sapienti luci lo immortalano entrano in fotogrammi, rendendo la scena ancora più drammatica e realistica.

Nel frattempo, continua a cadere la pioggia.

All'improvviso appaiono due poliziotti in assetto militare, che insospettiti fermano l'uomo. Non ha con sé documenti, quindi viene tradotto in commissariato per l'accertamento dell'identità.

Il commissariato è ricostruito da una scenografia suggestiva; il tocco da maestro di Claudio Boccaccini si avverte subito: riesce sempre a dare al suo teatro quell'impronta cinematografica, ammaliante, sorprendente, riconoscibile per quanto è personale. Ogni volta che vedo un suo spettacolo sono sorpreso dalle idee e dalle trovate geniali. Stavolta è riuscito a portare la pioggia direttamente sul palcoscenico! Non so come abbia architettato questo effetto sorprendente, ma vi garantisco che il risultato è perfetto.

Nel fatiscente commissariato, dal tetto prese copiose infiltrazioni d'acqua. Non è un effetto scenico, è davvero acqua che, scendendo da vari punti, rimbalza in secchi quasi pieni disseminati per la stanza, bagnando tutto intorno. Il suono piacevole crea un'atmosfera malinconica, compagna inseparabile di tutto lo spettacolo.

Il commissariato è squallido, come lo sono i tutori dell'ordine che lo occupano. Da subito maltrattano l'uomo trattenuto fino all'arrivo del commissario. Sono poliziotti, guardiani, tre inquietanti personaggi; una sorta di trinità sospesa nel tempo, che presenzia molesta o silenziosa. Durante l'interrogatorio che subirà Onoff, se ne avvertono gli impercettibili movimenti, la fastidiosa presenza. I loro atteggiamenti cambiavano a seconda dei comportamenti del sospettato. Spesso si ritrovano suggestivamente a ripetere la stessa frase uno, dietro l'altro, ritmicamente, come se fossero un'unica persona, un' emanazione trina.

Due sono davvero inquietanti, burberi, seriosi, con sguardo severo; il terzo invece è un bonaccione introverso, balbuziente, quello che cerca di mitigare il comportamento degli altri attraverso il suo. Loro sono Andrea Meloni, Paolo Matteucci e Riccardo Frezza.

Arriva il commissario, un Paolo Perinelli in piena forma che ingaggia una sorta di duello verbale a suon di dialoghi complessi, incalzanti e profondamente teatrali. Una tenzone tra i due personaggi, ma anche a livello attoriale tra questi due grandi interpreti, con scambi continui e sempre più incalzanti che incollano alla poltrona lo spettatore per la loro intensità.

All'inizio la conversazione segue un normale iter fatto di domande precise ma di risposte vaghe; poi la situazione si trasforma, diviene ambigua, appesantita da un' atmosfera sempre più opprimente che pervade la scena, trasformando tutto in qualcosa di assolutamente insolito, irreale, onirico, visionario.  

I discorsi tra i due prendono una strana piega, mentre i tre gendarmi, che sembrano uniti da una sorta di cordone ombelicale, paiono sempre più entità asservite alla figura di questo insolito commissario che pian piano sembra diventare qualcosa di misteriosamente superiore. Forse è sempre stato così, siamo noi che non ce ne siamo resi conto; una sorta di entità superiore, un Caronte, un San Pietro, l'Angelo Samael, uno smistatore di anime perdute a capo di una sorta di purgatorio o di limbo dantesco di transito, chissà...

Questa è la strana impressione che pervade lo spettatore mentre viene rapito e confuso dagli eventi, sballottato e strattonato da situazioni in caduta continua nel paradossale. Una storia che appassiona perché sempre più ingarbugliata, perché scompagina ruoli e situazioni.

Un sogno? Un incubo? La materializzazione di un nuovo romanzo dello scrittore che si trasforma in una fantasia reale e perversa che lo imprigiona in una rete che lui stesso ha tessuto ed in cui si è intrappolato? Il commissario lo incalza; quell'omicidio che c'è stato sembra aver sporcato le mani di quest'uomo che mentre si cambia gli abiti bagnati, gentilmente forniti dai suoi carcerieri, scopre perplesso che sono imbrattati di sangue...  

Il cambio dei vestiti è già un passaggio, una metamorfosi, l'inizio di un percorso che lo avvicina alla sua nuova condizione, alla verità. Quei vestiti abbandonati e fradici sono le spoglie della sua vecchia identità, come un serpente che cambia pelle. Si trova così a vestirne una nuova, che lo avvicina ai suoi nuovi compagni di strada che lo hanno catturato ed uniformato, preparato.

La colonna sonora che ci accompagna nello spettacolo, oltre al delicato suono della pioggia, è fatta di musiche intense che sottolineano magistralmente i passaggi più drammatici e quelli con maggior tensione, accrescendo l'ansia dello spettatore. Spettatore che rimane in balia di quelle pause che paiono interminabili con cui Claudio e Paolo giocano ai burattinai, tirando i fili per solleticare la nostra emotività. Un incedere costante fino all'epilogo, quando finalmente realizzeremo quanto sta per accadere, con un finale sorprendente che lascia ammutoliti e stupiti.

Due mostri sacri del teatro, insieme sul palco. Ammaliano, imbrigliano, affascinano, rapiscono e stupiscono. La loro bravura è indiscussa. Tornatore dovrebbe vederli, ne rimarrebbe estasiato. I guardiani, i ragazzi che restano intorno ai due protagonisti, come a chiudere permanentemente la scena per impedire che si rompa quell'atmosfera cupa e opprimente, sono inquietanti e fondamentali. Sapientemente illuminati, i loro visi appaiono attraverso un gioco di luci che utilizzando un chiaroscuro ansiogeno, ne trasmette la loro impermeabilità e distanza.  

Si viene avvolti da questa misteriosa storia sublimata dagli egregi interpretati in grado di fare teatro con la “T” maiuscola. Espressività, toni della voce, movimenti plateali e gestualità impercettibili, pause, ammiccamenti o perplessità accentuati da manifestazioni emotive forti e chiare o flebili e appena accennate, che creano sul palco una situazione magica.  

Lo spettatore in platea può solo ritenersi fortunato di poter godere di uno spettacolo così ben fatto e deliziarsi di una recitazione semplicemente sublime.

April 27, 2023

Marta si trasferisce insieme a sua figlia Nina a Malanotte, un piccolo paese di montagna. La bambina da qualche tempo soffre di paralisi ipnagogiche, un disturbo del sonno che può portare ad avere stati allucinatori, e Marta ha pensato che un po' di aria di montagna e di lontananza dalla frenesia cittadina possano giovare alla piccola.

La casa in cui si trasferiscono però è tutt'altro che accogliente e per le strade di Malanotte non si vedono mai bambini. I sintomi di Nina cominciano a peggiorare già dalla prima notte, la bambina fa incubi sempre più vividi in cui una figura spettrale le si siede sul petto, la immobilizza e le ruba il respiro.

Per Marta, madre sola in un paese che le appare sempre più sinistro, sarà ogni giorno più difficile trovare il modo di fare la cosa migliore per la sua bambina.

 

PANTAFA

un film di EMANUELE SCARINGI

Con KASIA SMUTNIAK, GRETA SANTI, MARIO SGUEGLIA, BETTI PEDRAZZI, MAURO MARINO, GIUSEPPE CEDERNA, FRANCESCO COLELLA,GEMMA ESPOSITO.

scritto da Tiziana Triana, Vanessa Picciarelli, Emanuele Scaringi

produzione

FANDANGO e RAI CINEMA

April 16, 2023

 

di Marco Cavallaro -  regia di Marco Cavallaro 

con Anna Bellucci, Marco Cavallaro, Alessia Francescangeli, Ludovica Bei, Peppe Piromalli, Margherita Russo.

 

Torna il simpatico Marco Cavallaro con una nuova proposta. Al tema trattato è molto affezionato e ne ha ricavato sempre grande successo: l'amore. “That's Amore”, “Se ti sposo mi rovino” e “Amore sono un po' incinta” sono le commedie che hanno preceduto quella di stasera. Marco, oltre che un bravo attore, è un prolifico autore; le sue commedie sanno divertire e catturare il suo pubblico che lo segue fedelmente. È noto anche all'estero, dove le commedie sono tradotte in varie lingue e hanno grandi riscontri.

 

Questa volta Marco affronta l'amore attraverso l'ottica femminile. Incontriamo tre giovani donne che dopo aver raccolto i pezzi dei propri rapporti sentimentali, alquanto scoraggiati e frustrati si rivolgono ad una psicologa per affrontare il lutto emotivo; ma non sanno che anche la terapeuta ha il cuore infranto.

 

Le tre donne sono caratterialmente differenti ma tutte cercano, attraverso la professionista, di tornare ad aprirsi e ricominciare ad amare. Riuscirà la terapeuta a salvarle da questo buio momento a ritrovare anche lei l'autostima per riconciliarsi con l'amore? Per farlo le servirà la complicità di un uomo. Ed ecco apparire Marco, che subito si innamora perdutamente della dottoressa, che però lo snobba. La chiave per sbloccare la professionista sta nelle sue pazienti. Se loro riusciranno a lasciarsi andare grazie al suo aiuto, allora anche lei si sentirà in diritto di poterlo fare. Inutile dirvi cosa escogiterà Marco…

 

Il grande Marco Cavallaro è Ettore, un simpatico romanticone che crede nell'amore ma sa che è un'impresa difficile trovarlo. Luigi (uno strepitoso Peppe Piromalli) è il gestore di un locale, a suo dire un grande esperto di donne che cercherà di aiutare il suo amico Marco nell'impresa di fare innamorare la donna, interpretata divinamente da una strabiliante Alessia Francescangeli che riesce a dare vita ad un personaggio schietto, diretto e vero, facendone emergere con naturalezza le sue fragilità. Davvero una grande prova, la conoscevo attraverso i suoi video sul web con “I due e mezzo”, e già lì si era mostrata bravissima; stasera mi ha colpito la sua capacità di far spiccare il suo personaggio senza adombrare gli altri, anzi entrando in perfetta sintonia con loro.

 

Le sue pazienti sono deliziose come lei, ognuna con una sua particolarità.

 

Roberta è una sensuale e altezzosa snob interpretata da una fantastica Anna Bellucci. Anche lei l'ho seguita in simpaticissimi corti sul web e l'ho vista interpretando una bella parte nel film “Freaks out” di Mainetti. Anna adotta una serie di movenze da prima donna e in seguito si scoprirà, nonostante la sua raffinatezza, amante dell'uomo rozzo.

 

Giselle è una dolce ragazza dai comportamenti adolescenziali, un po' svampita, stravagante ma con un aspetto di donna prosperosa che cozza con il suo carattere. Salta da un letto all'altro nella ricerca di una sua moderata sessualità e dell'uomo della sua vita. È interpretata in maniera efficace da una divertente, esuberante e simpaticissima Ludovica Bei, che ho seguito sul web in spezzoni di esilaranti monologhi. Spassosa e confusionaria, Ludovica rende il suo personaggio frizzante e imprevedibile.

 

Poi c'è Laura, amante della cultura e dell'arte, alla perenne ricerca di un uomo con i suoi stessi gusti, peraltro molto particolari. Lei è la deliziosa e dolcissima Margherita Russo, sembra una mite professoressa, sobria nel vestire e con gli occhiali da intellettuale che riescono in parte a nascondere una sensualità che riaffiora prepotentemente ogni qualvolta pensi di aver trovato l'uomo giusto.

 

Le attrici, con le loro evidenti grandi capacità recitative, hanno caratterizzato i personaggi rendendoli comici senza mai snaturarli o ridicolizzarli.

 

Non da meno sono Marco e Peppe, che si travestono continuamente negli improbabili uomini che le donne incontrano nei vari appuntamenti. I due si rivelano affiatati e complici, con grande maestria si spalleggiano e insieme alle ragazze danno vita a scenette rocambolesche e divertenti.

 

Lo spettacolo, seppur con ironia, riesce a toccare con profonda attenzione e garbo l'emotività femminile esaltandola attraverso i suoi paradossi. Mentre i maschi cercano vanamente di capire l'animo femminile, le donne manifestano continuamente le loro singolarità che tanto li destabilizzano. Intelligente e sensibilmente attenta risulta quindi la visione dell'intimo femminile proposta da Marco.

 

Nel vortice della comicità, la scenografia cambia di continuo: una parte del palco ruota e dà vita ad ambienti sempre diversi e curati nei minimi dettagli. Anche i costumi cambiano frequentemente ad ogni scena. Un plauso anche ai tecnici dietro le quinte, il cui lavoro invisibile ha permesso che tutto funzionasse al meglio.

 

Le scene infatti si susseguono molto velocemente, con i personaggi che entrano ed escono di continuo in un susseguirsi mozzafiato e con un ritmo incalzante.

 

Lo spettacolo è davvero molto divertente e anche profondo. Un altro bel colpo assestato di Marco Cavallaro.

March 27, 2023

 

Di Marco Capretti, Valter Delle Donne, Federico Moccia

Regia Federico Moccia

Con Marco Capretti, Fabrizio Gaetani, Francesca Nunzi

 

 

Se avete dubbi sull'aspetto di Dio o sull'Arcangelo Gabriele, questo trittico attoriale di folli vi toglierà ogni dubbio! Con il loro continuo e crescente incedere di battute divertentissime, i nostri vi porteranno a conoscere la vera natura e fisionomia di Nostro Signore.

Francesca e Marco sono una classica coppia romana: lui romanista sfegatato, buono come il pane e un po' sempliciotto; lei vigorosa, apparentemente il maschio di casa, ma con qualche riserva. Entrambi, saranno loro malgrado coinvolti in una vicenda più grande di loro.

Dio infatti, non contento di ciò che accade sulla terra, decide di programmare un nuovo diluvio universale per porre fine all'umanità, ma prima dovrà selezionare due nuovi Adamo ed Eva per ripopolare la terra. Tra i papabili “prescelti” per motivi che non vi sto' a spiegare e che scoprirete al teatro, ci sono anche loro. 

Per dimostrare di essere la coppia giusta per questo compito però, in lizza con altre, regolatori sostenere e superare alcune prove... Ma anche in cielo c'è una burocrazia da e rispettare come la nostra oltre a delle rigide regole ha degli intoppi. Mandato ad avvertirli della loro candidatura, arriva un esilarante Arcangelo Gabriele interpretato da un irresistibile Fabrizio. Dallo spiccato accento napoletano, che accompagna con movenze ed esuberanze tipiche di un personaggio di Gomorra, l'angelo si presenta con una visibile cicatrice sul volto ed una smorfia tronfia che ricorda l'attore spagnolo Javier Bardem. Le grandi ali che lo sovrastano lo rendono particolarmente buffo ed impacciato nei movimenti sul palco, mentre intanto semina in giro le sue piume come un pappagallo spennacchiato. 

Dopo la sua “Annunciazione”, svestirà i panni dell'Arcangelo, per riapparire in quelli di Nostro Signore, stavolta con uno spiccato accento pugliese e vestito in una maniera che… No, dovete vedere da voi!

La nostra coppia dovrà superare sette prove, una per ogni peccato capitale, se ci riusciranno l'umanità sarà salva e il diluvio universale preannunciato sarà annullato. Le prove per essere al passo con i tempi, saranno addirittura trasmesse in streaming mondiale!

L'idea di questa proposta oltre a voler divertire, mira a far soffermare lo spettatore sul carattere dei due protagonisti, che si rivelano molto simili all'uomo comune. Presentati attraverso le loro fobie, incertezze, dubbi e gusti, rispecchiano un'ampia fetta dell'umanità, che così viene presentata in maniera più ironica che critica. Al contempo si vuole umanizzare la figura di Dio, presentata schietta, burlona, ​​un po' rozza, ma verace; severa, ma solo a parole, perché fondamentalmente profondamente comprensiva nei confronti di un'umanità alquanto discutibile. Dio si cela dietro questa figura marcatamente umana e popolana. Non a caso si dice “A sua immagine e somiglianza”.Attraverso quest'interpretazione, gli sceneggiatori vogliono far emergere le nostre debolizze e mancanze in cui ognuno può riconoscersi. Per questo lo spettacolo funziona.

Il primo atto viaggia veloce in un turbinio di “apparizioni”, gag e un susseguirsi continuo di battute travolgenti. Il secondo atto invece rallenta un pochino, questo per dare una svolta riflessiva e profonda allo spettacolo, ma non preoccupatevi! Rimane sempre assai divertente e farcito di esilaranti battute.

Riusciremo a salvarci dal diluvio? 

Una serata assolutamente divertente in compagnia di tre affiatati e dotati di artisti. Marco, Fabrizio e Francesca, che ho avuto il piacere di vedere già altre volte sul palco, confermano in questa loro nuova proposta la loro bravura e simpatia. Artisti preparati, ironici e capaci, che stasera riescono a divertire la sala divertendosi loro per primi, inserendo frequentemente momenti di pura e risuscita improvvisazione, che da ancora più risalto alla storia, già irresistibile di suo. 

Se Francesca e Marco divertono con le loro piccole beghe familiari alla Vianello, il carico da novanta ce lo mette sicuramente Fabrizio, irresistibile con i suoi due ruoli “sacri”. Fabrizio tira fuori il meglio di se, un vulcano in eruzione, che, continuamente spalleggiato dagli altri, travolge il pubblico rompendo gli schemi della sceneggiatura e creando così nuove situazioni spassose ed irresistibili.

Insomma sarete travolti da questa “trinità” artistica e dalla loro brillante proposta adatta ad ogni età e palato. Vi unirete così ad un unico fragoroso ed impetuoso coro di risate insieme al pubblico presente.

 

March 09, 2023

di Gianni Clementi

Con Andrea Perrozzi, Alessandro Salvatori, Elisabetta Tulli.

Regia di Vanessa Gasbarri, aiuto regia di Claudia Ferri.

 

Ho assistito con molto piacere alla gestazione di questo spettacolo seguendo le prove, perciò ho avuto modo di vedere le varie fasi della sua costruzione. È stato un po’ come essere nella cucina di un famoso ristorante a seguire passo dopo passo la lavorazione di un piatto prelibato da gustare, poi, seduto a tavola. Stasera sono qui, alla prima, per assaporare quel piatto. Sono consapevole che sarà un successo. Queste le mie impressioni e l’intervista al cast già pubblicata:

https://www.viviroma.tv/attualita/interview/alle-prove-con-ben-hur-una-storia-di-ordinaria-periferia-di-gianni-clementi/

Interpretato in passato da Nicola Pistoia, Paolo Triestino ed Elisabetta De Vito, ecco una nuova versione.

Siamo a Roma, dove troviamo Sergio, Maria e Milan, disgraziati che si arrangiano per arrivare a fine mese.

Sergio, (Andrea Perrozzi), separato con figli, ormai è  disoccupato a causa di un incidente che lo ha reso semi invalido mentre compiva acrobazie sul set di un noto film nel ruolo di stuntman; aspetta e spera (sembra il detto) in un congruo risarcimento che probabilmente non avrà mai. Così, attira i turisti davanti al Colosseo offrendo scatti insieme a lui, vestito da centurione romano.

La realtà è che è pigro e svogliato, e che sfugge a qualsiasi impegno lavorativo, dimostrando di essere in realtà un lestofante approfittatore che si appoggia alla buona volontà della sorella Maria (Elisabetta Tulli). Divorziata, per guadagnare qualcosa e aiutare il fratello perdigiorno e finto malato, la donna lavora in una chat erotica, creando situazioni assai divertenti per noi in sala, mentre si aggira triste e melanconica in una catapecchia che ha come casa, gemendo poco credibilmente e intrattenendo i clienti al telefono. Poi arriva Milan, un ingegnere bielorusso   (Alessandro Salvatori), che per mantenere la  famiglia lontana si arrangia a fare di tutto grazie alle sue capacità. Ovviamente viene sfruttato da Sergio per svolgere i lavori al posto suo, compreso quello di centurione al Colosseo.

 

La commedia che si ispira a quella all’italiana, racchiude una forte dose comicità assieme a note drammatiche che creano un forte retrogusto amaro.

Due reietti sfortunati della periferia romana che uniscono le forze ad un povero emigrato per sopravvivere, appoggiandosi vergognosamente sulle spalle di questo extracomunitario in serie difficoltà.  Alla fine, i nostri formeranno una sorta di maldestra società che, grazie alle idee di Milan,  migliorerà la loro situazione economica e gli permetterà di scoprire  un’ apparente profondità d’animo. La commedia si rivela interessante, perché vi giocano intelligentemente temi importanti come l'immigrazione, il razzismo, la solitudine, la prevaricazione e l’infinita ed inutile guerra tra poveri, tutto ammorbidito da una sana ed efficace comicità.

 

Alessandro e Andrea lavorano spesso insieme sul palco, sempre con ottimi risultati, sanno dunque come divertire e toccare il cuore dello spettatore. Si unisce un’altra artista di indubbio valore come Elisabetta, che ha per altro già collaborato con loro in altri spettacoli.

 

La sceneggiatura funziona, non a caso sono anni che questa commedia viene proposta con successo, tanto che ne è anche stato tratto un film. La sinergia di questi attori fa il resto.

 

Elisabetta è fantastica nella sua parte di povera disgraziata che arranca per la casa in abiti svilenti e sciatti, con la sua andatura trascinata che sottolinea il suo pietoso stato emotivo. La deliziosa attrice si trasforma e si cala in un personaggio scialbo e avvilente; esteticamente si rende inguardabile e questo aggiunge punti al suo aspetto perfettamente realistico. Fa tenerezza al solo guardarla, mentre naviga in una profonda autocommiserazione.

 

Andrea si trasforma in un antipatico e cinico calcolatore, sfruttatore, disgraziato e scansafatiche; ma è il risultato della società emarginata in cui vive, in cerca di riscatto per sfuggire all’amara realtà della periferia; è soggiogato dai luoghi comuni che gli fanno adottare ogni espediente per emergere, approfittandosi degli altri ne più e né meno di come la vita ha fatto con lui. È solo grazie ad Andrea che questo personaggio riesce a staccarsi da questa immagine degradata e spaiavevole e a farci sorridere.

 

Alessandro, mite e sottomesso, è un grande lavoratore, anche lui sfugge da una realtà di povertà e insegue il miraggio dell’emigrazione. Strappa amari sorrisi, diverte perché buffo, impacciato, timido, introverso e molto dolce. Attraverso le sue capacità intellettive e pratiche mette continuamente in soggezione il suo sfruttatore, quasi come il destino attraverso la sceneggiatura,  gli permetta di attuare una sorta di rivalsa contro lo sfruttatore, ridicolizzandolo ed inscenando così gag divertentissime ma al contempo amare.

 

I nostri tre sanno come far crescere lo spettacolo.  Suddiviso in due atti, ogni scena è ben pensata e si conclude ogni volta con un finale che regolarmente strappa applausi. Bello il crescendo della storia, che evidenzia il mutare del rapporto tra i tre. I costumi efficacemente caratterizzano ogni passaggio ed evoluzione del racconto e la raggiunta stabilità economica. Insomma, un' ottima sceneggiatura data in mano a tre cavalli vincenti che sanno farla funzionare in maniera indiscutibile. Nonostante abbia visto le prove, lo spettacolo si rivela ancora di più pieno di sfumature che i nostri hanno saputo aggiungere man mano sotto la mano di Vanessa, che ha plasmato lo spettacolo sfruttando tutte le capacità attoriali di questi ragazzi, e lasciando spazio al loro estro e classe. Così, ogni piccolo movimento, espressione battuta, accigliamento, sorriso sotto i baffi, hanno spiccato in maniera efficace sottolineando  ogni sfumatura della storia e arrivando diretti al pubblico, come   gli inevitabili pugni allo stomaco dei momenti più toccanti.

 

Lo spettacolo di stasera ha confermato ogni mia aspettativa e divertito il pubblico del Teatro 7 Off. In sala anche numerosi colleghi degli artisti, che hanno atteso il cast a fine serata insieme agli altri spettatori per salutare e congratularsi con questi tre grandiosi attori.

February 22, 2023
 Sergio Forconi 

Regia di Alessandro Sarti

Un film dedicato alla vita di Leonardo da Vinci a 500 anni dalla sua morte.

Premio alla Carriera a Sergio Forconi

 

Parliamo del successo del film con il regista Alessandro Sarti che gentilmente si è prestato all'intervista:

D-Ciao Alessandro, immagino che la tua soddisfazione e di tutto il cast sia alle stelle. Non si vive sempre di meritocrazia ma questa volta è un'eccezione.

Come ti è venuta l'idea di fare un film/commedia biografica sul personaggio di Leonardo da Vinci?

R-Il 2019, l'anno in cui ho pensato di realizzare un film su Leonardo da Vinci, correva il cinquecentesimo anniversario dalla sua morte. Tanta ammirazione per il genio di Vinci fin dai banchi delle scuole medie; ora un po' più cresciuto, ho realizzato un sogno nel cassetto, cercando, raccontando una storia con spirito di fantasia, di rendere omaggio al genio e alle bellezze della Toscana.

D- Dove si è svolta l'ambientazione del film? quanto tempo è stato necessario al completamento di questo?

RL 'ambientazione, come dicevo, si è svolta in buona parte della Toscana, partendo dalla casa natale di Leonardo da Vinci nella piccola frazione di Anchiano, proprio nel comune di Vinci, fino al comune di Chiusdino, dove abbiamo girato delle scene alla chiesa di San Galgano, dove Leonardo ei suoi amici arrivano nel loro viaggio a causa di un cocchiere distratto. Per quanto riguarda la durata delle riprese, ci sono voluti cinque mesi.

D- Con questo tuo Progetto cinematografico, hai collaborato nella cura verso i bambini di CURE2CHILDREN, vuoi parlare di cosa si tratta?

R Sostengo e collabora con la fondazione CURE2CHILDREN da diversi anni. È una fondazione molto importante che si occupa di curare i bambini affetti da tumori in tutto il mondo.

D-Nel cast del film ci sono numerosi attori toscani oltre che ben 400 comparse. Vuoi dirci il nome di qualche protagonista del film?

 Sergio Forconi con Alessandro Sarti

R Non posso non citare il protagonista, Sergio Forconi; poi Rosanna Susini, Piero Torricelli, Alessandro Calonaci, Bruno Santini, Giovanni Lepri, Jerry Potenza, Alessandro Riccio… troppi da nominare. Non posso dimenticare neanche la partecipazione straordinaria di Athina Cenci, Daniela Morozzi, Katia Beni, Renato Raimo, Gianni Giannini e Pietro Fornaciari.

D- E' notizia di pochi giorni fa che nell'ambito dell' International Festival ad Agropoli "Quel genio del mio amico" ha vinto il titolo del miglior film fra 300 opere di sapore internazionale e che in quell'occasione Sergio Forconi ha ricevuto il premio alla Carriera come attore. Un traguardo eccezionale o una nuova partenza? Vuoi dirci dell'emozione, entusiasmo e giusta soddisfazione tua e del "geniaccio" di Sergio Forconi?

R- Quando si partecipa a un festival e si viene chiamati per essere premiati è sempre una grande emozione. Fortunatamente, con questo film (e si vede anche dai simboli sul manifesto) abbiamo già preso diversi premi importanti, al punto che non è né una partenza, né un traguardo. È una bella storia che speriamo duri più a lungo possibile.

D- Il film è stato proiettato la prima volta il 15 dicembre del 2021 al cinema Principe di Firenze ed ha proseguito poi in tutte le sale italiane.

Visto questo autorevole Premio ricevuto, hai in mente qualche nuova programmazione? se si dove e quando?

 Marzia Carocci e Sergio Forconi

 

R- Il film dalla sua uscita ha avuto ha avuto proiezioni a intermittenza, a causa della pandemia. Tuttora, spesso, viene richiesto in sala e noi, felicemente, lo accompagniamo con buona parte del cast e della troupe.

D-Caro Alessandro, ad ogni intervista, lascio la parola a chi gentilmente si è prestato a rispondere alle domande. LO chiamo spazio o domanda bianca. Ciò vuole dire che puoi liberamente scrivere ciò che nelle domande non ti ho chiesto e questo perché penso che un artista, cantante, attore, regista, pittore, poeta, scrittore ecc abbia diritto di libera espressione da vincolo. Nel ringraziarti e nel salutarti, ti cedo lo spazio...

R- Intanto ringrazio per l'opportunità di questa intervista, così da poter parlare del mio film a tanta gente, un megafono che per una produzione indipendente è sempre importante: sembra un controsenso nell'era che stiamo vivendo, ma comunicare non è sempre così facile. È stata una grande soddisfazione, perché riuscire a fare un film in costume per me sembrava un pensiero folle, ma trovare poi una produzione e tante persone che si sono messe a lavorare seriamente a questo progetto mi fa ben sperare anche per altri lavori, che spero giungano presto.

Grazie mille  Alessandro!

In bocca al lupo per i tuoi nuovi progetti!

February 12, 2023

 

Testo e regia di David Mastinu. Con Stefano Ambrogi, Nadia Rinaldi, Martina Zuccarello, Germana Cifani e Michele Capuano

costumi di Alessio Pinnella, scenografia di Cristian Carcione

 

Siamo nella periferia di Roma nei primi anni '50, a ridosso della Seconda Guerra Mondiale, le cui cicatrici sono ancora visibili sul territorio e sulla popolazione. Mentre comincia una lenta rinascita economica, nelle periferie il tempo sembra essersi fermato. Baracche in legno e lamiera ospitano famiglie numerose che, resti senza casa dopo i bombardamenti, cercano di tirare a campare come possono.

“Amara” è la storia amara di una di queste famiglie. Renato (Stefano Ambrogi) e Teresa (Nadia Rinaldi) sono marito e moglie, Maria (Martina Zuccarello) è una trovatella che Teresa cresce come una figlia, Rosetta (Germana Cifani) è un'amica della baraccopoli e Pierpaolo… Pierpaolo è il giovane Pasolini (Michele Capuano), che David Mastinu immagina di aggirarsi per queste periferie in cerca di ispirazione. Cenni delle sue opere si affacceranno durante il racconto e sono in ogni angolo della scena. Una bella idea.Soprattutto il confronto di Pierpaolo con le persone della borgata, che sottolinea il baratro sociale tra lo scrittore e questi sfortunati, ma che permette di far emergere la profondità d'animo dello scrittore nel volerli capire, dargli voce, come farà per esempio in “Ragazzi di vita”.

Renato è gretto, violento, un carnefice della sua famiglia, che sfoga su di loro tutte le sue frustrazioni; costringe la moglie Teresa a subire le sue angherie ea prostituirsi. Maria è una ragazza del sud, orfana di guerra, per di più menomata ad una gamba, adottata affettuosamente da Teresa. Tra le due c'è un forte sentimento, ben manifestato dalla sceneggiatura. Rosetta è l'immancabile e onnipresente “vicina di casa” (o forse è più corretto dire di baracca). In questa cruda realtà arriva Pierpaolo, persona colta che stona con l'ambiente e che col suo parlare forbito spesso non viene capito dalle tre donne, con le quali cerca di relazionarsi allo scopo di scrivere un libro.

Le tre donne, per uscire dalla loro amara realtà, hanno maturato un'idea, che però Renato, diffidente e malfidato, ha fiutato. Il padre padrone è poco propenso a farsi sfuggire le sue vittime: la moglie, unica fonte di reddito, e la figliastra, la sua servetta.

La storia è dura e cruda e così la sceneggiatura la propone, come quella che abbiamo visto rappresentata spesso nei film neorealisti con Fabrizi, Totò, Manfredi, Magnani e altri grandi nomi del primo dopo guerra. Le stesse baracche di quei film che ancora ricordo aver visto nella mia adolescenza; le ultime rimaste, per fortuna.

La scenografia è perfetta: il canneto vicino al fiume, lo stendino per i panni, la baracca, la gabbia con tanto di pollo vero, i pneumatici a mo' di sofà e le sedie sgangherate con il tavolo disadorno. Poi i costumi: fatiscenti, sudati, sporchi di unto e fango, che sprizzano degrado e povertà. Un ottimo lavoro di Alessio Pinnella e Cristian Carcione che restituiscono quello spaccato di vita, accompagnati da un ottimo inserimento delle luci e dall' efficace colonna sonora con qualche brano dell'epoca in sottofondo, in cui ho riconosciuto Gabriella Ferri.

La sceneggiatura di David Mastinu funziona, tocca, va nel profondo. Ci annichilisce proiettandoci in una realtà neanche troppo distante nel tempo dalla nostra e che involontariamente ci riporta a ciò che sta accadendo in Ucraina, come a sottolineare che purtroppo ci sarà sempre una realtà come questa. Un racconto duro, tremendo, fastidioso, ma che trova lo spazio anche per indurre delle risate di cuore, seppur con un retrogusto amaro. La naturalezza, la disinvoltura, la schietta e verace romanità dell'epoca dalla battuta pronta, ci fanno dimenticare a tratti questa storia, grazie a sagaci, divertenti ed argute battute . Poi la storia ci risprofonda inevitabilmente nella vita degradata delle favelas capitoline. Finito di ridere, infatti, si ha l'impressione di rimanere ancora di più invischiati in quel fango, che sembra cementarci, bloccarci,

Gli attori? Magnifici! Stefano a tratti spaventa, sembra che la sua rabbia non si affievolisca maltrattando le donne. Pare voler scendere dal palco per venire a sbatacchiare ognuno di noi. È arrabbiato con tutto il mondo, con la vita, con il destino, forse anche con se stesso. È vittima delle circostanze, della sfortuna, della società; ma preferisce essere carnefice degli altri, vomitare la sua frustrazione sulle persone che dovrebbero amare invece di farsele alleate per tentare di uscire da questo circolo vizioso; ma forse è troppo vigliacco o pigro per farlo. Stefano è perfetto: la fisicità, le movenze, la voce profonda e dura, il dialetto fanno sì che risultano antipatico dal primo momento, ma avrà teatralmente il suo momento di gloria quando tutta la sofferenza per questa vita verrà palesata attraverso uno sfogo davvero toccante e profondo. Si arriva a capirlo nell'intimo, ma ne ha fatte davvero troppe per poterlo scagionare alla nostra coscienza. Non può non far tornare in mente Nino Manfredi in “Brutti sporchi e cattivi', in versione forse anche più cattiva.

Teresa è la vittima predestinata, il capo espiatorio su cui si riversa tutta la frustrazione dell'uomo. Come anche Nadia, una stupenda disgraziata romana, la “Lupa” che forse dà a Teresa la forza di resistere alle vessazioni del marito. Tutta la sofferenza si legge non solo nelle parole, ma negli occhi di quest'attrice, perfetta nella sua interpretazione che non può far ritornare alla mente Anna Magnani. I suoi sentimenti, le sue paure, le violenze patite, ogni gesto, ogni sguardo ci fanno soffrire e capire. È davvero una bella e stupenda rappresentazione di una tipica donna romana dal cuore grande, ma anche dal grande fardello di scelte sbagliate portate sulle spalle.

Martina è dolcissima in questa parte. Claudicante, si muove indossando una calza su è una giù; ottimamente assorbita dal personaggio, con naturalezza ci appare brutta, sciatta, ignorante facendo uso di smorfie enfatizzate che le distorcono il viso trasformandola in una riuscita immagine caricaturale dell'ignoranza e del suo disagio interno, pur lasciando trasparire nei suoi modi una fievole speranza. Davvero bravo. In realtà Martina è una ragazza dolcissima e molto carina. Una grande trasformazione, la sua. Lei è la rappresentazione di un'adolescenza abortita, amputata, sbattuta in quel fango e in quel lezzo, mentre cerca di sopravvivere al suo crudele destino. Unica fortuna riservatale dal fato è quella di aver trovato un' affettuosa e brava seconda madre in Teresa, che con tutti i suoi limiti cerca di darle un futuro. Quando racconta la storia della sua vita diventa ancora più struggente, colpisce il pubblico con le sue parole, ma soprattutto con l'empatia che riesce a trasmettere lasciando davvero senza parole. Personalmente sono rimasto con il groppo in gola…

Germana e l'altra tipica romana, la vicina di casa a cui si può confidare tutto e che ti viene sempre in aiuto. La persona sulla quale puoi sempre contare, un peperino, divertente e schietta, anche lei in questa situazione di disagio, ma sicuramente più fortunata di Teresa perché almeno ha un marito migliore. Ci riserverà un colpo di scena finale inaspettato della sceneggiatura che farà molto riflettere. Germana, dà vita ad un bel personaggio, schietto e vero; anche lei una donna di cuore, che si trovò suo malgrado a fare una scelta crudele, scelta che con molta probabilità va contro il suo carattere o quell'etica che nella sua ignoranza ha comunque sviluppato.

Michele invece è nei panni di un giovane e timido Pierpaolo, così come lo vede David. Colto, attento, ma ancora acerbo in cerca della sua stagione per sbocciare. Mi piace l'idea che David ha voluto osare di Pasolini e che Michele ha saputo capire e ben interpretare. Dà un bel taglio al suo Pasolini; entra quasi in punta di piedi in questa realtà, timoroso, fortemente rispettoso, spontaneo, premuroso e disponibile verso queste persone.

Credo che Davide abbia fatto un ottimo lavoro di sceneggiatura e di regia. Credo che il cast sia perfetto, che i quattro baraccati rendano davvero l'idea di quella realtà triste. Significativi i risvolti umani e molto realistici che la sceneggiatura e gli attori manifestano, veri gli stati d'animo che portano a galla i desideri più reconditi, le paure, le confidenze reciproche, le crisi di rabbia, di violenza. Riuscitissimi i momenti di comicità, ben inseriti nel contesto drammatico. Il tutto è dannatamente realistico e alcuni passaggi sono veramente eccezionali per la loro forza e asprezza. Io, come il pubblico, sono rimasto colpito nel profondo da questa storia e dalla poesia con cui è stata presentata.

Bello spettacolo, bella storia, intense emozioni, bravissimi attori.

January 07, 2023

Quando conobbi Michele, mi fece subito un'ottima impressione, sorridente e cortese, simpatico e cordiale. Ero lì per vedere uno spettacolo scritto proprio da lui, “I Dentici”, con Giancarlo Porcari e Tiko Rossi Vairo. Proposta che trovai molto divertente e toccante. 

Lo spettacolo di quest'estate è già stato presentato tempo fa con grande soddisfazione dell'organizzazione e dello stesso Michele visti i numerosi sold out. Ebbi non poche difficoltà a trovare una poltrona libera. 

Il nostro è un artista istrionico, in grado di calarsi nei panni di diversi personaggi divertenti. Il primo, piuttosto simpatico, si presentava con la voce sbiascicata e l'andamento incerto a causa dell'eccessivo uso di alcolici. Un tipo estroverso, bizzarro e tutto sommato anche erudito; nonostante il suo “vizietto”, in grado di intrattenere il pubblico con le sue conoscenze raccontate con efficace verve comica. Divertente la sua imitazione geografica dell'Italia fatta usando il suo corpo; con le braccia chiuse ad ovale sopra la testa, ad esempio, rappresenta le Alpi… Ho avuto la sensazione che il personaggio avesse un sapore ed una comicità dal gusto retrò; infatti Michele, abbandonando il ruolo, ci spiegava che questa era una scena proposta addirittura da Ettore Petrolini. Nonostante abbia cent'anni,

 Michele poi veste i panni di un avvocato, che con il suo accento meridionale, ricorda quei togati che difendevano nei vecchi film i vari Pippo Franco, Alberto Sordi, Totò... Il primo attore che mi viene in mente in questa veste è Vincenzo Talarico . Come lui, Michele è borioso, ridondante, teatrale, ma sempre divertente mentre si rivolge ad un ipotetico giudice (come faranno tutti i vari personaggi che si avvicenderanno). L'avvocato in questione difende l'attore La Ginestra, che avrebbe infierito su numerosi spettatori all'uscita del teatro, colpendoli sul di dietro come un cecchino con una fionda usando come proietto una biglia di ferro. Tutto questo per punirli dopo aver usato il cellulare in sala durante il suo spettacolo… 

Ora potete immaginare la mia reazione, visto che per scrivere articoli sono costretto a prendere appunti con l'uso del mio cellulare durante gli show. Sono sbiancato, considerando poi che spesso Michele si rivolgeva dalla mia parte, ho avuto l'impressione che ce l'avesse proprio con me! Che imbarazzo! Come un ladro ho cercato di limitarne l'uso, eclissarne la presenza, mentre lui intanto, nelle vesti di questo buffissimo legale, continuava ad arringare al pubblico. La sua perorazione prendeva di mira le mamme preoccupate per aver lasciato a casa i figli e durante lo spettacolo mandano messaggi per accertarsi che tutto vada bene. Magari, come dice l'avvocato, questi già dormono mentre la loro babysitter pomicia sul divano con il fidanzato, o magari proprio con i loro figli! Poi è il momento di prendere di mira i single che, per certificare la loro giornata, inviano i loro selfie su Facebook, qualsiasi cosa stiano facendo, o si scambiano di continuo messaggi WhatsApp che al loro arrivo infastidiscono con la suoneria i presenti. Alla fine la giusta accusa sottolinea che per seguire il proprio telefono, alla fine ci si perde lo spettacolo o tutto ciò che avviene intorno a sé. Non sapevo se ridere o preoccuparmi di poter essere un suo potenziale bersaglio un bello spettacolo! 

Michele spesso si cambia direttamente in scena, con l'ausilio di luci soffuse e di interventi musicali in sottofondo atti a sottolineare il passaggio da un personaggio all'altro. La Ginestra è un ottimo interprete, un professionista che sa tenere il palco e intrattenere il pubblico divertendolo e divertendosi. In questo monologo in cui propone vari personaggi, mi riporta alla mente quella comicità con cui sono cresciuto e che riaffiora dal mio passato grazie a lui. Michele scova nei meandri dei miei ricordi sopiti, riportando in vita quelle emozioni passate e ancora vive in me. 

L'idea di portare strani personaggi in scena mi riporta in mente i primi film di Carlo Verdone, mentre nella sua recitazione scorgo frammenti e reminiscenze di Enrico Montesano, Gigi Proietti, Alberto Sordi e qualcosa che mi ricorda Riccardo Rossi. Ma beninteso, si tratta di accenni, perché Michele La Ginestra ha una sua forza, una sua personalità che spicca e che ne fa il motore portante per quest'ora e mezza di spettacolo. 

Michele poi si trasforma in un altro personaggio divertente, un milanese che è arrivato a Roma ci racconta della sua esperienza sulla viabilità, degli incidenti, di come interpretare le indicazioni sui varchi della ZTL, dei pedoni che rischiano la vita costretti a tramutarsi in automobilisti per non essere investiti. Poi continua con gli avvisi sui pannelli luminosi che, invece di migliorare la sicurezza della guida, lo distraggono e lo mettono a rischio di incidente. Un tipetto davvero divertente. 

Passa poi a scomodare anche le favole, proponendo una versione alternativa e alquanto singolare di Cappuccetto Rosso, che si presenta in scena con tanto di cappuccio e canestrello alle prese con un lupo piuttosto particolare e un po' coatto. Prende poi la scena quello che credo essere uno dei personaggi tra i più divertenti della serata, una versione di Biancaneve con la “zeppola”, ovvero con qualche difficoltà nel parlare correttamente. Entrambi i personaggi delle favole sono rivisti e corretti dagli autori e degnamente interpretati dal nostro artista, che li trasforma in macchiette divertenti. Risate ed applausi, il nostro attore sà coinvolgere il pubblico che pende dalle sue labbra. Potete immaginare cosa succede quando, dopo quella lunga arrivo iniziale dell'avvocato, squilla un telefono in sala… Una goccia fredda mi è scesa dalla tempia… Per fortuna non era il mio, tra le poltrone qualcuno si è nervosamente apprestato a soffocare la suoneria, mentre Michele ne approfittava temporeggiando con la sua divertente sequela di espressioni divertenti. Un maestro in questo; con le espressioni ricche di ironia, colmava l'imbarazzante momento creato da quello spettatore infarcendolo di comicità. Sono sicuro che ad ogni replica a qualcuno sarà squillato il telefono; è endemico, prevedibile, scontato. La fionda di Michele come la mano vendicatrice di un Alastore si abbatterà su questi rei! con le espressioni ricche di ironia, colmava l'imbarazzante momento creato da quello spettatore infarcendolo di comicità. Sono sicuro che ad ogni replica a qualcuno sarà squillato il telefono; è endemico, prevedibile, scontato. La fionda di Michele come la mano vendicatrice di un Alastore si abbatterà su questi rei! con le espressioni ricche di ironia, colmava l'imbarazzante momento creato da quello spettatore infarcendolo di comicità. Sono sicuro che ad ogni replica a qualcuno sarà squillato il telefono; è endemico, prevedibile, scontato. La fionda di Michele come la mano vendicatrice di un Alastore si abbatterà su questi rei! 

Arriva ora un ragazzotto sornione semi balbuziente e assai divertente. Abita a San Lorenzo e ci racconta, con una marcata dolcezza di fondo, le sue esperienze di vita e quelle del suo quartiere. Si tratta di uno scrittore simpatico, timido che, oltre all'ilarità, suscita una profonda tenerezza. 

Michele ora dà voce ad un embrione umano che si racconta, tra comicità e toccante ironia. Dapprima affronta i timori per una sua probabile nascita, poi diviene consapevole che non sarà lui a decidere del suo futuro, ma i suoi potenziali genitori, con un padre per niente convinto di volere un figlio. Michele riesce a divertire, ma anche a toccare con la sua delicatezza le nostre emozioni, visto che l'umorismo del racconto si vela per un attimo di tragicità. 

L'ultimo personaggio è un prete che parla in maniera davvero ironica, ma anche piuttosto realistica, del matrimonio. Un argomento che, grazie a tutta una serie di luoghi comuni, fa bene o male breccia nell'esperienza di ognuno di noi. Il pubblico poi è composto maggiormente da persone mature, dunque l'argomento nelle sue battute tocca nel vivo; per quelli più giovani… beh, sia da monito! Michele centra in pieno molti aspetti che riguardano questo tema e ogni volta la risposta del pubblico si manifesta con risate ed applausi. Anche l'argomento confessioni, che segue, è assai divertente perché è vista dalla parte del confessore, un punto di vista a cui non pensavamo, che ci mette davanti ad un uomo, anche se prete, che spesso ha una visione della sua missione che potrebbe indurlo a provare noia o ritenere inutili queste confessioni. Un esempio? Cosa potrà mai confessare una donna anziana di così grave? Niente di offensivo, Michele non lo è mai, ma vuole dare voce ai pensieri più reconditi di un parroco stanco dell'ipocrisia e raccontarli con ironia. Divertente quando, rivolgendosi al giudice per difendere dall'accusa l'imputato, l'attore prende una fionda e simula il lancio di una biglia (allora è lui il colpevole! Non il povero La Ginestra!). Indovinate verso chi ha puntato l'arma? Neanche a dirlo, se l'arringa dell'avvocato mi aveva preoccupato, il gesto del prete mi ha dato la conferma! Ha capito che anch'io ero colpevole! rivolgendosi al giudice per difendere dall'accusa l'imputato, l'attore prende una fionda e simula il lancio di una biglia (allora è lui il colpevole! Non il povero La Ginestra!). Indovinate verso chi ha puntato l'arma? Neanche a dirlo, se l'arringa dell'avvocato mi aveva preoccupato, il gesto del prete mi ha dato la conferma! Ha capito che anch'io ero colpevole! rivolgendosi al giudice per difendere dall'accusa l'imputato, l'attore prende una fionda e simula il lancio di una biglia (allora è lui il colpevole! Non il povero La Ginestra!). Indovinate verso chi ha puntato l'arma? Neanche a dirlo, se l'arringa dell'avvocato mi aveva preoccupato, il gesto del prete mi ha dato la conferma! Ha capito che anch'io ero colpevole! 

Lo spettacolo termina, ma ora il nostro attore, vestendo i suoi di panni, ci intrattiene ancora per ringraziare e per prendersi il suo meritato applauso finale che ha davvero meritato. Mi piace il suo modo di fare comicità, ispirato a quella italiana di decenni fa che troviamo ormai solo nei vecchi film, ma che lui sa riportare in auge modernizzandola. Grazie anche ai testi di Alessandro Prugnola, Salvatore Ferraro, Adriano Bennicelli e Roberto Ciufoli.

 

Davvero una piacevole serata.

 

Page 3 of 9
© 2022 FlipNews All Rights Reserved