L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.


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Theatre and cinema (125)

 

 

Riccardo Massaro
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March 20, 2017

Elda Ferri è la produttrice e amministratrice unica della Jean Vigo’ Italia che ha prodotto il film di Benigni vincitore di tre premi Oscar “La vita è bella” per il quale lei stessa ha ricevuto il David di Donatello come miglior produttore nel 1998.

L’abbiamo intervistata nella cornice spettacolare di una Matera che sta per diventare Capitale Europea della Cultura 2019 dove ha tenuto una “lectio magistralis” all’interno del MICI- VI Meeting del Cinema Indipendente organizzato da importanti associazioni di settore, tra cui l’AGPCI (associazione giovani produttori indipendenti) e patrocinato da enti prestigiosi tra cui il MIBAC direzione cinema, la Regione Basilicata e la Lucana Film Commission tra gli altri.

 

Lei che ha sempre creduto nel cinema impegnato politicamente e socialmente, quale episodio significativo ricorda nel suo esordio?

Nel 1977 ho prodotto Forza Italia! di Roberto Faenza, un film documentariosulla situazione politica italiana che raccontava la democrazia cristiana con materiali di repertorio. È stato il nostro primo film e stava avendo un successo enorme, 600 milioni in un paio di mesi. C’era una parte dedicata ad Aldo Moro, che spiccava su tutti insieme ad Andreotti. La sera stessa del sequestro di Moro tutti i cinema lo ritirarono ritirato dalle sale. Capisco che il film sia stato ritirato, capisco meno, però, la guerra durissima che subimmo. Per dieci anni non abbiamo più lavorato.

 

In quegli anni lei è stata anche la produttricedel film di Marco Tullio Giordana “Maledetti vi amerò” che ha vinto al Festival di Locarno, che è stato presentato a Cannes e subito è divenne un cult movie dell’epoca. Il protagonista era un attivista del Sessantotto che, tornando in patria dopo alcuni anni di lontananza, si ritrova spaesato di fronte agli enormi cambiamenti a cui il paese è stato soggetto.

Marco Tullio Giordana faceva già parte del nostro gruppo di lavoro e condivideva i nostri stessi valori. Il cinema ha il compito di onorare la memoria guardando al futuro, educando i giovani. Io ancora oggi vado nelle scuole e, dopo la proiezione dei film, faccio domande ai ragazzi per dialogare con loro. Credo che il cinema possa avere anche una funzione educativa.

 

A testimonianza del suo impegno politico e sociale, ha recentemente co-prodotto un documentario dal titolo “Il patto della montagna”, il cui trailer è uscito online l’8 marzo. Ha già trovato una distribuzione?

Il documentario da noi coprodotto con la VideoAstolfoSullaLuna, racconta una storia vera, accaduta nel ’44 nelle Alpi biellesi: il primo atto in Europa con cui si stabilisce la parità salariale tra uomo e donna.

Nel 1944-’45, in piena guerra, si riuniscono clandestinamente a Biella imprenditori, operai e partigiani per siglare un accordo volto a mantenere attive le fabbriche tessili e migliorare le condizioni di lavoro, affermando parità retributiva a parità di lavoro tra maschi e femmine. Una conquista che diverrà legge italiana ed europea solo negli anni Sessanta. Era importante raccogliere e trasmettere questa memoria storica. Ancora non ha trovato una distribuzione ma ci stiamo lavorando.

 

A proposito della “Vita è bella” di Benigni crede che gli Oscar facciano bene ai registi?

Non è detto. Sono costretti a misurarsi sempre con il livello raggiunto con il film premiato, mentre il film è un’opera di artigianato e spesso il risultato varia. Infatti Roberto è 14 anni che non fa un film.

Qui a Matera al MICI si è dibattuto riguardo alle pari opportunità di genere nei decreti attuativi della nuova legge sul cinema, evidenziando l’importanza che venga rispettata e difesa l’applicazione dell’equilibrio di genere e delle pari opportunità. Qual è il suo punto di vista?

Secondo me più che un problema di genere si tratta di una questione di relazioni. In Italia ormai ci sono diverse produttrici giovani ma il problema nell’ambiente del cinema è che non riesci a lavorare se non hai delle relazioni, e questo riguarda tutti.

 

Riprendendo la sua “lectio magistralis”, chi è un “produttore indipendente”?

Il problema è la parola “indipendente”, visto che purtroppo sia produttori, che registi e autori delle opere, sono costretti ad “autocensurarsi” per continuare a lavorare in tempi in cui il film viene finanziato, acquistato e circuitato nelle sale e in televisione solo se aderente a criteri non scelti ne tantomeno determinati, da chi il cinema lo fa.

Elda Ferri comunque la sua “indipendenza intellettuale” e il suo desiderio di contribuire alla società conservando la memoria storica e proponendo utili riflessioni sulla politica, il sociale e l’educazione, è riuscita a farlo con grande successo e rimane una grande testimonianza femminile e un emblematico esempio di coerenza.

Info: www.jeanvigoitalia.it

February 27, 2017

I vincitori, veri o presunti, della più importante e attesa cerimonia di premiazione cinematografica

oscar2017
Oscar 2017

Domenica 26 febbraio si è svolta l'89esima edizione dell'Academy Awards, la cerimonia degli Oscar al Dolby Theatre di Los Angeles. Una serata che verrà ricordata più per un clamoroso errore che per i premiati. Nel momento più atteso, ovvero il vincitore della sezione del Miglior Film, a causa di una busta sbagliata, Warren Beatty e Faye Dunaway annunciano l'Oscar al film La La Land, quando in realtà la statuetta era per Moonlight. Sul palco i produttori di La La Land iniziano con i ringraziamenti di rito, quando arriva improvvisamente la smentita, con iniziale incredulità e smarrimento dei presenti seguito dalla commozione del cast di Moonlight. È stata aperta un’inchiesta per capire l’accaduto. Comunque sia, La La Land di Damien Chazelle, con quattordici nomination, ottiene sei statuette: Miglior regia a Chazelle, che a soli 32 anni è il più giovane regista a guadagnarsi un Oscar; Migliore attrice protagonista a Emma Stone; Miglior fotografia a Linus Sandgren; Miglior colonna sonora a Justin Hurwitz; Miglior canzone per "City of Stars" di Justin Hurwitz, Benj Pasek e Justin Paul; Miglior scenografia a Sandy Reynolds-Wasco e David Wasco. Ma gli errori non sono finiti qui. Infatti nella parte “In memoriam”, dedicata al ricordo di personalità scomparse, appare la foto di una produttrice australiana vivente, Jan Chapman, al posto della costumista Janet Patterson.

Il vincitore del miglior film straniero è Il Cliente di Asghar Farhadi che, come aveva preannunciato, ha deciso di non essere presente alla cerimonia, insieme all’attrice Taraneh Alidoosti, in segno di protesta contro i provvedimenti anti-immigrazione, ingiusti e discriminatori, dell’attuale presidente Donald Trump. "La mia assenza – si legge nel messaggio inviato da Farhadi - è un atto di rispetto verso

bertolazzi e gregorini oscar
Bertolazzi e Gregorini - oscar

i miei concittadini e quelli di altri sei paesi che hanno subito una mancanza di rispetto per una legge disumana che ha impedito l'ingresso negli Stati Uniti agli stranieri. Dividere il mondo fra noi e gli altri, i 'nemici', crea paure e una giustificazione ingannevole per l'aggressione e la guerra. E questo impedisce lo sviluppo della democrazia e dei diritti umani in paesi che a loro volta sono stati vittime di aggressioni. Il cinema può catturare le qualità umane, abbattere gli stereotipi e creare quell'empatia che oggi ci serve più che mai.”

Fuocoammare di Gianfranco Rosi non porta a casa la statuetta, battuto da O. J. Made in America, ma l’Italia vince lo stesso con Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregoriani, Oscar per il miglior trucco in Suicide Squad. Bertolazzi commenta: "Io sono italiano, questo Oscar è per tutti gli immigrati".

Tutti i vincitori:

Miglior attrice protagonista Emma Stone per La La Land

Miglior attore protagonista Casey Affleck per Manchester by the Sea

Miglior regia a Damien Chazelle per La La Land

Miglior sceneggiatura non originale a Barry Jenkins e Tarell McCraney per Moonlight.

Miglior sceneggiatura originale a Kenneth Lonergan per Manchester by the sea.

Miglior canzone va a "City of Stars" di Justin Hurwitz, Benj Pasek e Justin Paul in La La Land.

Miglior colonna sonora a Justin Hurwitz per La La Land.

Miglior fotografia a Linus Sandgren per La La Land.

Miglior cortometraggio a Sing di Kristóf Deák

Miglior cortometraggio documentario a The White Helmets di Orlando von Einsiedel e Joanna Natasegara

Miglior montaggio a John Gilbert per "La battaglia di Hacksaw Ridge". Si tratta della seconda statuetta su 6 nomination per il film di Mel Gibson.

Migliori effetti speciali a Robert Legato, Adam Valdez, Andrew R. Jones e Dan Lemmon per "Il libro della Giungla".

Miglior scenografia a Sandy Reynolds-Wasco e David Wasco per La La Land. E' la prima statuetta per il film di Damien Chazelle che ha conquistato 14 nomination.

Miglior film d'animazione a Zootropolis di Rich Moore e Byron Howard

Miglior corto di animazione a Piper del regista di origine italiana Alan Barillaro.

Miglior film straniero a Il cliente (Forushandeh) di Asghar Farhadi (Iran).

Miglior attrice non protagonista Viola Davis per Barriere

Miglior montaggio sonoro a Sylvain Bellemare per Arrival

Miglior sonoro a Kevin O'Connell, Andy Wright, Robert Mackenzie e Peter Grace per "La battaglia di Hacksaw Ridge"

Miglior documentario a "O.J.: Made in America".

Migliori costumi a Colleen Atwood per Animali fantastici e dove trovarli.

Miglior trucco ad Alessandro Bertolazzi, Giorgio Gregorini e Christopher Nelson per Suicide Squad.

Miglior attore non protagonista Mahershala Ali per Moonlight.

February 26, 2017

Tre studi a cura degli allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico coordinati da Giorgio Barberio Corsetti

 

Uno spettacolo itinerante, nella suggestiva location di Villa Piccolomini a Roma, ripercorre il pensiero, le opere e la poetica di Heiner Müller, drammaturgo e saggista, definito "il massimo poeta di teatro vivente", tra i maggiori autori tedeschi del XX secolo, nonostante questo poco rappresentato. Fulcro delle sue opere, di impronta brechtiana, sono gli scritti shakespeariani e i classici del mito.

A completamento di un laboratorio durato tre mesi, con il prezioso coordinamento di Giorgio Barberio Corsetti, gli allievi del II anno del Corso di Regia, Tommaso Capodanno, Paolo Costantini, Marco Fasciana, dirigono e mettono in scena, con l´intera classe di Recitazione del II anno, gli allievi del Master di Drammaturgia e Sceneggiatura nella funzione di dramaturg e otto giovani attori professionisti diplomati in Accademia, tre testi di Müller che dipingono un ritratto intimo e completo dell’autore tedesco frutto di un duro lavoro di sperimentazione e ricerca.

 

Paesaggio con Argonauti 
 Paesaggio con Argonauti - Foto Tommaso Le Pera.

Paesaggio con Argonauti, regia di Paolo Costantini, è la riscrittura mülleriana del mito di Medea e del viaggio verso la Colchide degli eroi greci guidati da Giasone, così come narrato da Apollonio Rodio. Al centro una grande vasca quadrata piena d’acqua con dentro vestiti e argonauti-naufraghi, sdraiati, immobili, personaggi persi, senza una patria, senza più identità, senza dignità, al margine del paesaggio, di cui non sono più né protagonisti, né tantomeno eroi. Medea siede su un cumulo di vestiti bagnati. Un’altra figura femminile, quasi diabolica, vestita di rosso con abiti maschili, colpisce con i panni bagnati gli argonauti mentre tentano invano di alzarsi. L’acqua riveste una grande importanza e i personaggi si fondono con essa. L’azione è accompagnata da musiche elettroacustiche che creano “paesaggi sonori”, in armonia o in contrasto con i movimenti e le parole degli attori.

Anatomia Tito Fall of Rome Un commento shakespeariano, regia di Marco Fasciana, è un testo inedito in Italia, per la prima volta rappresentato dagli allievi dell’Accademia. Si tratta di una riscrittura mülleriana del Tito Andronico di Shakespeare. Sulla scena un muro

Anatomia Tito
         Anatomia Tito Fall of Rome - Foto Tommaso Le Pera.

attorno al quale si svolge la storia: appaiono e scompaiono i vari personaggi, oggetti, mani, gambe, dal muro escono i nemici macellati da Tito, e a loro volta macellai. La figlia di Tito, unica vestita di bianco candido in contrapposizione ai suoi aguzzini vestiti di nero, viene violata, mutilata, per finire, ormai svuotata e derubata della sua umanità, strangolata dal padre in un ultimo abbraccio. L’azione è interrotta dalla figura di un clown-narratore, quasi una maschera funesta, col volto dipinto di bianco e gli occhi cerchiati di nero, che commenta l’opera di Shakespeare, accompagnando con movenze esasperate del corpo le sue parole, mentre ragiona sulla caduta degli imperi e sull’incursione del terzo mondo sul primo. Il tema del dominio viene reso in modo molto incisivo e provocatorio. Le parole e le immagini sono violente e brutali, colpiscono e feriscono: anatomia del corpo e dell’anima.

 

HamletMaschine 
 HamletMaschine - Foto Tommaso Le Pera.

In HamletMaschine, capolavoro mülleriano diretto da Tommaso Capodanno, il pubblico viene catapultato all’interno di un cabaret anni ’30 e si trova a far parte di ciò che avviene sulla scena, spettatore di performance quasi macabre, ma sempre in stile varietà, popolato da personaggi surreali, tra bare e ali angeliche, vita e morte, raccontano la storia di un attore che veste i panni di Amleto, dentro e fuori la scena, tra conformismo e rivoluzione. Il dramma svela un ritratto intimo del suo autore. L’ambientazione del cabaret, arricchita da una luce rossa, è funzionale per Amleto, condannato a ripetere ogni volta la sua dolorosa storia ad un pubblico da intrattenere. Anche in quest’ultimo quadro, la musica riveste un ruolo fondamentale, quasi a trasformare il testo in uno spartito, con precise cadenze ritmiche.

Contraddizioni, sofferenza, tormento, alienazione, conflitti, correlazione tra passato e presente, tra mito e storia, tra la società di ieri e di oggi, Müller delinea un nuovo linguaggio drammaturgico non solo verbale, ma anche visivo che prende forma e si fa corpo, reso efficacemente dalla scenografia e dall’interpretazione degli attori, nel suo esasperato pessimismo e in un realismo talmente estremo da oltrepassare la dimensione del reale. Uno spettacolo, molto forte nell’impatto visivo e nei contenuti, in cui tutto è movimento e dove i tre studi si fondono in un’unica narrazione efficace e coinvolgente, dove ogni cosa è talmente lontana da noi da risultare tragicamente attuale.

Colpisce l’allestimento scenico dei tre studi, molto abili gli interpreti a rendere la recitazione energica, intensa, cinica, drammatica, il tutto sapientemente diretto da una regia che è riuscita a rendere la complessità, le diverse sfumature e le molteplici chiavi di lettura che emergono dal linguaggio del controverso autore tedesco.

February 10, 2017

Avvocati, criminalità organizzata e…un gatto nel bidet

È andato in scena al Teatro Tordinona di Roma, dal 31 gennaio al 5 febbraio, lo spettacolo Il gatto nel bidet, vincitore nella sezione Miglior Spettacolo nell’ambito del Festival di Drammaturgia Italiana “Schegge d'autore 2015”, scritto da Gioacchino Spinozzi e Sara Calanna, diretto dalla stessa Calanna che è anche una degli interpreti insieme a Tiziano Floreani, Alessandro Eramo e Armando Puccio.

16426176 1408715602480486 9222274681917138848 nUn “noir (il)legale a tinte pastello”, come è stato definito dagli stessi autori, esilarante, tra colpi di scena e battute ricche di humor…nero.

Sul palco una coppia di intraprendenti quanto stravaganti avvocati: Domenica, donna iperattiva che divide la sua giornata affollata tra impegni professionali e doveri di mamma esageratamente ansiosa e sbadata; Piergiorgio, marito egocentrico, inconcludente e insoddisfatto, nonché avvocato in cerca di affermazione.

Per dare una svolta alla sua carriera, Piergiorgio accetta un caso che si rivelerà assai rischioso: dovrà farsi carico della consegna di un dipinto di Kandinsky, ambito da un pericoloso boss della malavita. A complicare la situazione ci si mette Domenica che, all’oscuro di tutto, trova in casa la preziosa tela, oggetto del contendere, e pensa bene di poterla riciclare per fare in modo che la figlia vinca un premio scolastico per piccoli artisti.

La vicenda si snoda in una serie di equivoci e paradossi, situazioni più o meno prevedibili, ma sempre spassose nella loro tragicomicità. Una commedia brillante che, con buona dose di ironia e leggerezza, garantisce risate rilassate grazie alla struttura comica di un testo efficace e dinamico.

La storia procede con ritmi serrati, caratteristica principale del testo, reso bene da un gruppo di attori affiatati che gestiscono sapientemente la scena, delineando personaggi comici e ben caratterizzati. La regia è attenta, scrupolosa e ben congegnata. Consigliato per trascorrere una piacevole serata.

January 16, 2017

Interprete, autrice, drammaturga e produttrice, Isabel Russinova, testimonial di Amnesty International, da anni ormai è impegnata nel dar voce alle figure femminili e alle donne vittime di violenza. La donna, nelle sue infinite sfaccettature, è per la Russinova oggetto di studio e ricerca, spesso diventando protagonista anche di narrazioni teatrali.

Il suo ultimo libro, “Reinas – Storie di grandi donne”(ed. Curcio), è un saggio che raccoglie sei ritratti di donne che hanno fatto la storia. Una di queste è Tanaquilla, eroina etrusca, moglie di Lucumone il greco, meglio conosciuto come Tarquinio Prisco, che diventò il quinto re di Roma, così come lei aveva voluto e predetto. Tanaquilla, tra le figure femminili più influenti nella storia politica romana, è protagonista dell’opera teatrale in scena in questi giorni, fino al 22 gennaio, al Teatro Arcobaleno di Roma. Incontriamo Isabel Russinova, interprete e autrice di questo interessante spettacolo.

D - Si dice che dietro a un grande uomo ci sia sempre una grande donna. Questo è vero anche nella vicenda di Tanaquilla?

R - Sicuramente, dietro la forza della dinastia dei Tarquini, che ha fatto grande Roma, c’è la volontà, la presenza, la forza, l’energia di Tanaquilla, senza di lei forse il percorso di Roma sarebbe stato diverso. Tanaquilla apparteneva ad una nobile e potente famiglia e il dono del vaticinio le aveva riservato un ruolo importante nella società, ma soprattutto era una donna colta con una grande personalità e una speciale sensibilità, e questo le ha permesso di riconoscere in Lucumone doti da re. Lo ha amato infinitamente, ha voluto che diventasse suo sposo e in seguito, proprio grazie alla sua intuizione, con il nome di Lucio Tarquinio, fu re e governò, portando in alto Roma e dando inizio alla dinastia dei Tarquini. Dopo di lui, come voluto da Tanaquilla, sarebbero stati re il figlio adottivo, Servio Tullio, e il figlio naturale, Tarquinio il Superbo.

D – Le donne etrusche erano molto emancipate rispetto alle greche, partecipavano alla vita pubblica e avevano diritto a ereditare i beni familiari come i maschi. Questo permetteva anche alle femmine di avere voce in capitolo in merito al loro destino?

R - Si, la figura della donna etrusca è quella di una donna aperta, libera, poteva studiare, parlare e anche ereditare ed avere un ruolo importante nella società, questo le dava certamente maggior

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 La Russinova in Tanaquilla

sicurezza ed autonomia. Naturalmente non tutte avevano le doti, le capacità, l’intuizione, la volontà, il coraggio, il genio di Tanaquilla e, come in ogni tempo, questi particolari hanno fatto e fanno la differenza tra esseri umani: ognuno di noi è uguale e diverso.

D – Tanaquilla tuttavia ebbe in più il coraggio di sfidare la sua nobile famiglia, imponendo la sua scelta di sposare uno straniero. Che messaggio può rappresentare non solo per il suo tempo, anche per il nostro?

R - La personalità di Tanaquilla, come quella di tante donne di ogni tempo, è quella di una donna capace di scegliere, decidere e rischiare, ma soprattutto di affrontare le proprie responsabilità sempre a testa alta, con rigore, serietà ed umanità. Questo dovrebbe essere un messaggio importante per tutte le generazioni, certamente utile ai nostri giovani che si trovano in un momento storico delicato e incerto.

D – Cosa ha affascinato Isabel Russinova di questo personaggio, perché ha scelto lei, ne ha scritto, e anche interpretato il ruolo?

R - L’incontro con Tanaquilla è avvenuto per caso, per questo dico sempre che è stata lei a scegliere me. Una sera, al Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma, parlando con la soprintendente con la quale riflettevo su quale personaggio femminile potesse rappresentare la donna etrusca, di cui si sa poco e poco si è scritto, si è nominata Tanaquilla. Ho subito cominciato, con grande curiosità, attenzione, passione e dedizione a studiare il tempo, i costumi e la terra di Tanquilla, fino a sentirla così vicina da poterla quasi sentire, così l’ho raccontata.

D – Quanto è importante la memoria di un passato, per il futuro di un Paese?

R - La memoria e la conoscenza sono basilari, solo conoscendo il nostro passato potremo affrontare il nostro futuro e renderlo migliore.

D – Il teatro può essere un buon veicolo per la memoria, e comunque per avvicinare le nuove generazioni alla storia facendole riflettere?

R - Assolutamente, il teatro ha un grande e importante ruolo per la formazione dei nostri giovani, per veicolare la memoria, la cultura e per sensibilizzare l’opinione pubblica sul nostro tempo. Il teatro stimola alla riflessione e a vedere con più chiarezza ciò che la società nasconde o confonde. Il teatro di narrazione, così come il teatro classico, di tradizione, l’impegno dei drammaturghi contemporanei, hanno un ruolo determinante per la crescita e la salvaguardia intellettuale della società. Lo ha sempre avuto, per questo il teatro è immortale, è nato insieme all’uomo e all’uomo sarà sempre legato.

D – Sono previste tournèe per Tanaquilla?

R - Si, Tanaquilla è un testo del mio repertorio, sarà in tournee non solo in Italia ma in Europa, cominciando dai paesi dell’Est.  

January 10, 2017

Si è da poco conclusa la 74esima cerimonia di assegnazione dei Golden Globe Awards, il prestigioso riconoscimento che solitamente spiana la strada per la corsa agli Oscar.

Vincitore assoluto è il musical La La Land, che racconta l’intensa e travagliata storia d'amore tra un'aspirante attrice e un musicista jazz appena trasferiti a Los Angeles per realizzare il proprio sogno. La pellicola, diretta da Damien Chazelle, ha sbancato con sette premi, pari ad altrettante candidature, ovvero: miglior commedia brillante, migliore attrice protagonista (Emma Stone), miglior attore protagonista (Ryan Gosling), migliore sceneggiatore e miglior regista, miglior colonna sonora (Justin Hurwitz), miglior canzone originale (City of Stars). La La Land entra così nella storia dei Golden Globe

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  Meryl Streep

come il film più premiato, battendo i sei riconoscimenti di Qualcuno volò sul nido del cuculo.

Non manca qualche colpo di scena.

A Casey Affleck, fratello del noto Ben, è andato il premio migliore attore in un film drammatico, per la sua interpretazione in Manchester by the Sea. Inaspettatamente un altro importante riconoscimento se lo è aggiudicato la piccola opera indipendente Moonlight del cineasta afroamericano Barry Jenkins, premiato come migliore pellicola drammatica. Moonlight racconta la storia del giovane afroamericano Chiron che vive a Miami, in un quartiere segnato da droga e violenza, costretto ad una lotta continua in cerca della sua strada. Infine Elle di Paul Verhoeven, in lingua francese, ha vinto nella categoria miglior film straniero e in quella migliore attrice in un film drammatico a Isabelle Huppert.

Gli altri premi: Viola Davis ha vinto come migliore attrice non protagonista per Fences; miglior attore non protagonista è andato invece ad Aaron Taylor-Johnson per Animali Notturni; Tracee Ellis Ross, l’attrice afroamericana protagonista della serie Black-ish, alla sua prima nomination ha portato a casa il premio come migliore attrice in una serie brillante; migliore attore in una serie comica se lo è aggiudicato Donald Glover per il suo ruolo in Atlanta; Zootropolis è risultato il miglior film animato. La migliore serie tv drammatica è The Crown, con la vittoria della protagonista Claire Foy nei panni della regina Elisabetta II. American Crime Story, People vs OJ Simpson è andata la migliore serie e Sarah Paulson è stata premiata come migliore attrice in una serie tv. Anche Hugh Laurie, l’ex

Dottor House, ha ricevuto il premio come miglior attore non protagonista in una serie tv per The Night Manager.   

Degno di nota l’intervento dell’attrice Meryl Streep, che ha ricevuto il premio alla carriera Cecil B. DeMille, assegnato dalla Hollywood Foreign Press Association. Uno dei momenti sicuramente più significativi e toccanti della cerimonia, la Streep ha parlato di politica, diversità e uguaglianza, della libertà di stampa, attaccando, senza mai nominarlo, il neo presidente Donald Trump, in particolare ricordando di quando Trump prese in giro un giornalista disabile, durante la campagna elettorale. In chiusura, visibilmente commossa, ha citato una frase della sua collega e amica Carrie Fisher, da poco scomparsa: “Prendi il tuo cuore spezzato e fallo diventare arte”.   

December 21, 2016

“Forse possono dire che non so cantare, ma nessuno potrà dire che non ho cantato”

 

Per le feste natalizie arriva nelle sale, dal 22 dicembre 2016, il biopic Florence del regista britannico Stephen Frears (Philomena; The Program) con una straordinaria Meryl Streep. Nel cast anche Hugh Grant, Simon Helberg, Rebecca Ferguson, Nina Arianda.

La pellicola, ambientata a New York nel 1944, racconta l’ultimo anno di vita dell’artista americana Florence Foster Jenkins, ricca ereditiera, ripercorrendone la vita e la bizzarra carriera. Famosa per essere la peggiore cantante lirica che sia mai esistita, tentò di sfondare come soprano senza avere alcun talento.

Dopo la separazione dal marito, Frank Thornton Jenkins, è costretta a smettere le lezioni di musica per via della sifilide. Con la morte del padre, eredita una cospicua somma di denaro che le permette di diventare una mecenate e frequentare i salotti dell’alta società newyorkese. Determinata nella carriera di soprano e assecondata dal marito e manager, l’attore shakespeariano inglese St. Clair Bayfield, interpretato da Hugh Grant, intrattiene l'élite cittadina con discutibili performance canore. A seguito di una prima esibizione al Verdi Club e l’uscita di alcune recensioni positive e “pilotate” da St. Clair, la sua carriera inizia a decollare, accompagnata dal pianista Cosmé McMoon, tanto da spingere Florence ad esibirsi presso la Carnegie Hall. La serata è un fiasco, con risate degli astanti e recensioni negative coperte dal marito e dagli amici della cantante. Ma la verità non tarderà ad arrivare con conseguenze fatali.

Florence è una donna nelle sue diverse sfaccettature, nei diversi ruoli, a cui non manca coraggio, incoscienza e determinazione. Un ruolo non facile per la due volte premio Oscar Meryl Streep, che riesce a rendere con abile maestria tutte le diverse sfumature del personaggio. In un tempo in cui alle donne non era concesso accedere a certe professioni né coltivare sogni, qui troviamo una donna che coltiva con insolita testardaggine un sogno impossibile. Uno spirito infantile, quella limpidezza, autenticità e ingenuità che porta i bambini a sognare senza domande, senza paure, senza inibizioni.

Un’intensa e commovente commedia dagli accenti velatamente drammatici, che ruota attorno alla forza e debolezza di una figura grottesca e inconsapevolmente ironica.

Florence, presentato durante l’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, è distribuito da Lucky Red.

November 09, 2016

“Se la legge non ammette ignoranza, l’ignoranza non ammette la legge” è il titolo dello spettacolo in due atti, diretto da Gisella Gobbi, andato in scena al Teatro Arciliuto di Roma dal 22 Ottobre al 6 Novembre. Irriverente, sarcastico, lo spettacolo mette a nudo l’Italia dei furbi, di quel popolo, come si legge nel comunicato, pavido e approfittatore. Una coppia di attori molto affiatata, Mimmo Mancini e Paolo De Vita, dà vita a due eccentrici e stravaganti personaggi: i fratelli Capitoni.

Carlo e Cosimo Capitoni, pugliesi, ultra cinquantenni, eternamente disoccupati, sono disposti a tutto pur di dare una svolta alla loro precaria esistenza, fino ad arrivare a portare in gIMG 0444iudizio l’Italia intera, gli italiani, isole comprese, e loro stessi, in una fatiscente aula di tribunale, rivelando alla Corte di essere entrati in possesso di un archivio segreto che racchiude tutti i misteri italiani.
Aspettando una sentenza che non arriva, i due fratelli rievocano ricordi lontani, partendo dalla loro infanzia, fino ad essere coinvolti nei primi sbarchi degli albanesi o lottare contro una cartella pazza di Equitalia.
Due uomini in guerra continua per difendere i loro diritti di emarginati e riparare i torti subiti dal loro eterno nemico: “l’assessore”, incarnazione di tutti i mali di uno Stato assente, della mala politica e di tutto ciò che non funziona.

Tante risate al Teatro Arciliuto, provocate dal fare schietto e genuino dei due fratelli e dal dialetto con cui si esprimono. Un lavoro ben riuscito quello concepito da Mimmo Mancini e Paolo De Vita, autori e attori per la televisione, il cinema e la radio, che sotto gli occhi attenti dei presenti cercano un finale adeguato. E la storia finirà nell’unico modo possibile: all’italiana.
Un pubblico partecipe, anche per la struttura del teatro che annulla lo spazio tra palco e platea, segue il dialogo tra i due interpreti che, grazie a un ritmo serrato, riempiono la scena, dove è presente solo una scritta fatiscente che indica “La legge è uguale per tutti”, in un flusso continuo di parole, sketch divertenti e battute mai banali.
Due personaggi paradossali, a tratti rocamboleschi, che ritraggono efficacemente vizi e virtù degli italiani, laddove è possibile riconoscere e ridere amaramente del proprio lato oscuro.

September 29, 2016

Manca poco ormai all’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, in programma dal 13 al 23 ottobre presso l’Auditorium Parco della Musica. Una vetrina di film in anteprima mondiale, internazionale ed europea, tra cinema indipendente, produzioni di genere, opere di autori affermati e di registi emergenti, grandi produzioni, animazione, documentari, visual art. Il ricco programma prevede anche incontri e masterclass aperti al pubblico con i protagonisti del cinema, dell’arte e della cultura, eventi speciali, retrospettive e rassegne per celebrare il cinema del passato e scoprire quello del futuro, mostre e installazioni d’arte e, non ultima, la rassegna dedicata ai bambini e ragazzi nella sezione autonoma, Alice nella Città.

Prestigiosi ospiti di rilievo internazionale sfileranno sul red carpet, tra gli altri: il premio Oscar Roberto Benigni, Meryl Streep, Viggo Mortensen, Andrzei Wajda, Renzo Arbore, Paolo Conte, Bernardo Bertolucci, Jovanotti, Oliver Stone e Tom Hanks, che riceverà il premio alla carriera.

Non è più solo la festa del cinema, ma la Settima Arte dialoga con musica, videoarte, teatro, architettura. Il processo di cambiamento da festival a festa è sempre più marcato ed evidente e pone al centro il pubblico. Come ha precisato il direttore, Antonio Monda, si parlerà di politica, lavoro, diversità, crescita, all’interno delle 40 opere provenienti da 26 Paesi, dall’Argentina all’Australia, dall’Iran alla Mongolia e alla Svizzera. Una manifestazione quindi sempre più internazionale, ma anche mobile e itinerante, che esce dall’Auditorium per coinvolgere diversi luoghi della Capitale: dal Villaggio del Cinema, con una tensostruttura di circa ottocento posti, alle sale in città, dal centro alla periferia, dalle strutture culturali più importanti fino a uno speciale red carpet in via Condotti. Si affronteranno inoltre argomenti legati all’attualità, al momento di cambiamento politico che stiamo vivendo, con una retrospettiva sulla politica americana, in vista anche delle prossime elezioni del presidente degli Stati Uniti, e ancora integrazione e solidarietà alle popolazioni vittime dal terremoto che ha devastato il centro Italia con il progetto IO CI SONO, grazie al quale parte del ricavato di eventi e proiezioni sarà devoluto alle zone colpite dal sisma.

I film italiani presenti nella selezione ufficiale sono: 7 minuti di Michele Placido, l’intenso racconto di una storia vera, accaduta in Francia nel 2012, che vede undici donne di fronte a un’ambigua offerta di rinnovo contratto e in poche ore dovranno decidere il loro destino; l’anteprima di Sole Cuore Amore di Daniele Vicari, una storia di amicizia e solidarietà tra due donne che hanno fatto scelte opposte; Naples '44 scritto e diretto da Francesco Patierno, un documentario narrato da Benedict Cumberbatch che racconta lo sbarco degli americani a Napoli, una potente denuncia sugli orrori della guerra; la commedia Maria per Roma opera prima di Karen Di Porto, un pittoresco affresco della città di Roma, tra miti, incanto, solitudini e immobilità.

Moonlight di Barry Jenkins sarà il film d’apertura, una riflessione intensa e poetica sull’identità, il senso di appartenenza, la famiglia, l’amicizia e l’amore; mentre il primo evento della nuova edizione, lunedì 3 ottobre presso il Cinema Barberini, è l’anteprima di American Pastoral, diretto e interpretato da Ewan McGregor, al suo esordio alla regia, che arriverà a Roma per presentare uno dei film più attesi della stagione cinematografica. Gli “Incontri ravvicinati” con il pubblico vedranno protagonisti personaggi del calibro di Viggo Mortensen Tom Hanks, Meryl Streep, Oliver Stone, David Mamet, Don DeLillo, Daniel Libeskind, Jovanotti.

festival del cinema111Tra le altre opere presenti alla kermesse: Snowden di Oliver Stone; Andrzej Wajda, uno dei grandi maestri del cinema mondiale, torna a dirigere il suo nuovo film, Afterimage (Powidoki), un appassionato biopic dedicato a una figura eroica dell’arte moderna, il pittore d’avanguardia Władysław Strzemiński; Florence Foster Jenkins di Stephen Frears con Meryl Streep; il documentario Into the Inferno di Werner Herzog; The Accountant di Gavin O’ Connor con Ben Affleck e Anna Kendrick; The Birth of A Nation di Nate Parker; Manchester by The Sea di Kenneth Lonergan con Casey Affleck e Michelle Williams; Genius di Michael Grandage con Colin Firth e Jude Law; infine Lion di Garth Davis con Nicole Kidman, chiuderà la manifestazione.

Anche la musica avrà un ruolo di primo piano con Paolo Conte, Jovanotti, Elio e le Storie Tese e Michael Bublè.

Tra gli omaggi: una mostra fotografica di Luigi Comencini; Mario Monicelli, con il restauro de L’armata Brancaleone; Citto Maselli e Gregory Peck, con la presenza dei loro figli alla proiezione di Vacanze romane a Trinità dei Monti.

La Festa del Cinema di Roma, con la direzione artistica di Antonio Monda, è prodotta dalla Fondazione Cinema per Roma presieduta da Piera Detassis.

  

September 20, 2016

Risale a pochi giorni fa la notizia della morte di don Gabriele Amorth, sacerdote paolino e uno degli esorcisti più famosi al mondo, ed ecco che il 29 Settembre arriva nelle sale Liberami, il film documentario di Federica Di Giacomo che segna il ritorno dell’esorcismo nel mondo contemporaneo. Il nostro mondo.

Vincitore del Premio Orizzonti per il miglior film alla 73esima Mostra del Cinema di Venezia, da un soggetto della stessa Di Giacomo e Andrea Zvetkov Sanguigni, la pellicola vede protagonista Padre Cataldo, 77 anni, un veterano, tra gli esorcisti più ricercati in Sicilia e non solo, famoso per il suo temperamento combattivo e instancabile. Ogni anno sono in aumento le persone che chiamano “possessione” il loro malessere,

 federica di giacomo
 Federica Di Giacomo

in Italia, in Europa e nel mondo. Dal canto suo la Chiesa risponde all’emergenza spirituale nominando un numero sempre crescente di preti esorcisti ed organizzando corsi di formazione. Ogni martedì Gloria, Enrico, Anna e Giulia seguono, insieme a tante altre persone comuni affetti da disagi di varia natura, la messa di liberazione di padre Cataldo e cercano la cura ad un disturbo che non trova altrove risposte né etichette. Da qui una serie di interrogativi: fino a dove ognuno di noi, credente o meno, può spingersi affinché qualcuno riconosca il nostro male? Cosa siamo disposti a fare per essere liberati qui ed ora? La pratica esorcista incontra il quotidiano, dove i contrasti tra antico e contemporaneo, sacro e profano, risultano a tratti inquietanti e a tratti esilaranti. Un film non sulla religione, ma su come la religione può essere vissuta.

Come spiega Federica Di Giacomo: “La domanda fondamentale non è tanto se Satana esista o no, ma piuttosto come sia possibile che la pratica dell’esorcismo diventi un appuntamento settimanale, con aspetti inquietanti, ma integrabile da ognuno, con le proprie strategie, nella vita di tutti i giorni. La possessione e la liberazione raccontati come qualcosa in cui si può entrare e uscire continuamente”.

“Ho scelto di raccontare questa storia – continua la regista – dal punto di vista di chi la vive ogni giorno. I preti che vestono i panni di questo incarico, che non scelgono di essere esorcisti ma vengono nominati dai vescovi e la loro vita si trasforma completamente, assediati giorno e notte. Padre Cataldo è il simbolo di una dedizione assoluta unita ad una spontaneità e schiettezza disarmanti. E i cosiddetti posseduti, che non sono fanatici ipercattolici, ma persone comuni che si avvicinano alla Chiesa in un momento particolarmente difficile della loro vita. La loro esperienza si emancipa, quindi, dall’immaginario horror e acquista un’inedita complessità fatta di dubbi, inciampi, sbagli di interpretazione ma anche di un’inesauribile autoironia”.

La figura dell’esorcista ha sempre avuto attorno un alone di fascino e mistero che ha ispirato libri, film e serie tv. Un fenomeno in continua espansione, un tema inquietante, l’eterna lotta tra bene e male, visto da una prospettiva diversa, originale, scevra da giudizi, un racconto a tratti ironico e paradossale, lontano dagli schemi del cinema horror, che vede l’esorcismo un evento eccezionale, qui diventa una pratica 3quotidiana. Un viaggio fatto di interrogativi, di immagini forti, una lunga osservazione, senza interviste e senza una voce narrante, dove la telecamera segue con discrezione la scorrere della narrazione. Un film che sicuramente aiuta a liberarsi dagli stereotipi ormai entrati a far parte del pensiero comune.

Liberami è una produzione MIR CINEMATOGRAFICA con RAI CINEMA, in coproduzione con OPERA FILMS, con FRANCE 3 VIA STELLA, e il sostegno di SICILIA FILM COMMISSION - PROCIREP ANGOA – CNC. Film riconosciuto di interesse culturale dal MINISTERO dei BENI e DELLE ATTIVITÀ CULTURALI e del TURISMO - DIREZIONE GENERALE CINEM, distribuito da ITALIA I WONDER PICTURES.

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