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Theatre and cinema (125)

 

 

Riccardo Massaro
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May 27, 2016


La vita romanzata di una delle più grandi attrici di tutti i tempi, Adriana Lecouvreur, ha ispirato drammi, opere liriche e cinematografiche. Eugène Scribe nel 1849 le dedicò un dramma, Francesco Cilea nel 1092 un’opera lirica, nel secondo dopoguerra in Italia è stato prodotto un film con Valentina Cortese, Olga Villi e Gabriele Ferzetti. L’epistolario fra Adriana e Maurizio di Sassonia sacrifica il romanzo alla verità storica, ma mostra la sensibilità e l’intelligenza proprie di una grande artista, come lo è stata, in vita, la mitica Adriana.
Adriana Lecouvreur aveva esordito in teatro nel 1706, all’eta di quattordi anni. Una recita di adolescenti che, per aver adottato un testo di Corneille (Poliuto), si era vista attirata su di sé la reazione della società del teatro francese, gelosa custode delle tragedie di Racine. A quella contrastata recita aveva assistito Le Grand, un attore famoso ai suoi tempi. Questi, divinando il talento della piccola, aveva voluto curarne la formazione artistica e le suggerì il nome d’arte. Adrienne Couvreur divenne Adrienne Lecouvreur.
Dopo due anni di studio e otto di provincia, Adrienne tornò a Parigi preceduta da una reputazione ottima come artista e cattiva come donna: a Lilla, all’età di sedici anni aveva avuto il primo amante, a Lunéville la prima figlia da un ufficiale del duca di Lorena, a Strasburgo la seconda da un nobile alsaziano. la storia d’amore con Maurizio di Sassonia, entrata nella letteratura mondiale, si svolse nella lussuosa dimora parigina di rue des Marais, dove Adriana si era definitivamente trasferita.


Adriana Lecouvreur aveva conosciuto Maurizio di Sassonia nel salotto della marchesa di Lambert, l'indomani di una recita della Fedra di Racine. Affascinato dalla rappresentazione, Maurizio di Sassonia aveva voluto conoscerne la protagonista e l'attrice rimase a sua volta affascinata da quel giovane capitano dalla vita avventurosa che, all’età di 24 anni, aveva già condotto undici campagne di guerra.
Maurizio di Sassonia era figlio naturale di un re. Sua madre, la bellissima principessa svedese Aurora di Koenigsmark, lo aveva avuto da Augusto II, elettore di Sassonia. Lo aveva fatto riconoscere dal re e si adoperava fra gli stati del nord allo scopo di ottenere i voti della Dieta per la successione al trono. Quando Maurizio si dichiarò, Adriana impose un’attesa a lui e a se stessa (“Io sono più vostra, mio caro conte, - ella infatti scrive - di quanto lo sarebbe un'altra che lo fosse di più. Voi siete abituato ad ottenere delle vittorie rapide e complete per non essere contenta di prepararvi un trionfo differente che può solleticarvi per la sua singolarità"). Un’attesa non troppo lunga: tre mesi dopo l’attrice capitolava: “voglio farvi conoscere quello che ha potuto mancarvi e quanto i sentimenti siano ancora superiori ai piaceri ordinari. Venite, voi m'incanterete, anche senza profferir motto".
La loro unione fu felice per tre anni, poi si mise di mezzo la politica. Il conte di Sassonia partì per la Polonia con il miraggio della reggenza degli stati baltici, fino allora retti dal Gran Maestro dei Cavalieri Teutonici, morto in quell'anno senza lasciare eredi. I negoziati che egli intraprese si trascinarono nel tempo. Le lettere di quel periodo riflettono la reciproca gelosia dei due amanti. Scrive Adriana: "lo ve ne supplico, provatemi che pensate a me, non siate ga1ante, non vi mostrate, non piacete, ve ne supplico in ginocchio"; e in risposta ai timori di Maurizio, geloso a distanza di tutti gli spettatori della Comedie: "io non esco dalla mia camera, non vado a cena con nessuno. Temo di amarvi troppo. Questa non è la maniera più sicura per piacere?".
Due anni trascorrono nelle vicende baltiche. "Io invecchio, constata l'attrice, ma è per voi. Potrei trovare una scusa più felice?: è nell’aspettarvi". Contro il volere di Russi e Polacchi, il conte di Sassonia ottiene dalla Dieta l’investitura ufficiale per i Paesi Baltici. Adriana pensa seriamente di interrompere la sua carriera, di abbandonare tutto per raggiungerlo. Russi. Polacchi, nel mentre, scontenti della scelta della Dieta, minacciano di invadere il ducato e fanno mancare le finanze al neoeletto principe per sostenere la guerra. Adriana vende i suoi diamanti, i suoi cavalli, la sua argenteria e invia quarantamila libbre a Maurizio, che risponde: “vi sono obbligato per il sacrificio che avete sostenuto. Ciò mi persuade che voi vi preoccupate esclusivamente di me e del mio destino. Ve ne ringrazio e vi assicuro che la mia fortuna non sarà mai tanto cattiva da non poterla dividere con voi".
Ma la catastrofe si avvicina: le truppe russe sono entrate in Estonia; anche i Polacchi sono apparsi sulla frontiera. I nuovi sudditi di Maurizio non fanno resistenza, il principe resta solo con la sua guardia del corpo. Adriana, lo scongiura di abbandonare: dal momento che i sudditi per primi hanno mancato, può ritirarsi senza vergogna. Cosa potrebbe trovare, se non la morte, in quella disperata resistenza?
La risposta è angosciante: "Domani farò una sortita e passerò attraverso gli avversari. ...Addio, amatemi. Se io perirò voi perderete qualcuno che vi ha molto sinceramente amato".
Si sa come Maurizio di Sassonia abbia attraversato l’Europa aggrappato alla criniera del suo cavallo, passando a nuoto o a guado i corsi d’acqua, portando con sé solo una cassetta contenente l’attestato della sua elezione e le lettere di Adriana.
La lotta condotta da un solo uomo contro una coalizione internazionale impressionò il mondo e sedusse le donne; tutte volevano amare l'eroe. Adriana Lecouvreur, ormai trentacinquenne, ebbe allora mille rivali, ma tutte passeggere. Maurizio ritornava a lei dopo ogni infedeltà come ad una sposa legittima. L'attrice riconosceva l'inutilità dei rimproveri, confessando di non essere portata "né alla gelosia, né alle scene violente".
Eppure questa creatura che si reputava "debole e delicata" doveva svegliarsi con una fiammata terribile: quando una donna minacciò di prenderle il posto nel cuore di Maurizio. La Parigi pettegola di quel tempo le aveva fatto conoscere in breve tempo il suo nome: era la bellissima Francesca di Guisa, moglie del vecchio duca di Bouillon. Ma, incapace di spezzare con Maurizio, Adriana sembrava accettare la divisione degli affetti con la giovane duchessa. La cenere, però, restava calda. Nel corso di una rappresentazione della "Fedra", nella scena in cui la protagonista rivolgendosi alla confidente pronuncia l’apostrofe alle donne ardite, l'attrice cerca nel teatro la duchessa Bouillon e le lancia, indicandola col dito, la terribile apostrofe di Racine: "Conosco le mie perfidie ed io non sono di quelle donne ardite, le quali, godendo la tranquillità nel peccato, hanno saputo farsi una fronte che non arrossisce mai".


Lo scandalo fu enorme. L'indomani la duchessa esigeva ed otteneva che la compagnia di Molière, nella persona del suo decano, andasse a presentarle le sue scuse. Anche il conte di Sassonia, cessando di colpo le sue visite sembrava avere disapprovato Adriana. Sono di questo periodo tre significativi biglietti di Adriana: "O voi volete troncare, o voi contate infinitamente sulla mia debolezza e sulla mia predilezione per voi. Io ho il tempo di riflettere e di prepararmi agli avvenimenti più tristi. Ma non sforzatevi affatto. Io non posso soffrire di essere ingannata e se voi avete l'intenzione di lasciarmi ... Io non posso più continuare, il mio cuore smentisce la mia mano e la mia penna". "Io vi scrivo nel mezzo della notte poiché da quando siete lontano, io non mangio, né dormo. Così voi mi troverete assai magra ed anche molto malata, se voi non tornerete. Quale piacere trovate a rendermi infelice, quando voi potreste fare la mia felicità? Io non voglio affatto riempirvi di lamentele, vorrei molto rianimare la vostra tenerezza e non suscitare la vostra pietà. Ma forse avviene che il vostro animo non sia più suscettibile di alcun sentimento per me. Finite dunque di illudermi, per me è indifferente morire o vivere ancora nello stato in cui sono”.


Quando Adriana scrisse il terzo biglietto il dolore aveva prodotto i suoi effetti: Adriana è caduta malata: "Vorrei di tutto cuore essere nell'agonia per il piacere di farvelo sapere. Non posso per ora che annunciarvi che ho un po' di febbre, poiché non saprei mentirvi. Poiché non mangio e non dormo e poiché mi addoloro quanto è umanamente possibile, è da ritenere che vi arriverò. Secondo quanto pensiamo l'uno dell'altro presentemente, è verosimile che saremmo assai contenti se ci sbarazzassimo, voi di me, io della vita. Sono d'accordo con voi che sia una cosa difficile e che le donne durano fatica a morire. Ma ciò che posso promettervi è che farò del mio meglio e con tutto il cuore”.
Adriana Lecouvreur, infatti, non visse a lungo; un mese dopo dalla stesura di questo messaggio, a tre giorni di distanza da una rappresentazione in cui aveva offerto una misura di tutta la sua arte interpretando “l'Ortensia” di La Fontaine e "l'Edipo" di Voltaire, l'attrice si spegneva, fra le braccia delle sue due figlie e di Voltaire, che era suo grande amico dal tempo dei primi trionfi parigini.
La Chiesa colpiva con scomunica gli artisti di quell'epoca e, senza un'abiura prima della morte, negava loro la sepoltura con il rito ecclesiastico. Poteva rinnegare il teatro Adriana Lecouvreur? Il teatro era Adriana stessa, un atto di abiura equiva1eva a un misconoscimento di se stessa.
Il titolare della parrocchia di Saint-Sulpice, padre Languet de Gergy, si rifiutò di lasciare entrare il corpo nella chiesa. Invano gli fu riferito che il testamento della defunta cominciava con le parole: "In nome del Padre, del Figliolo e dello Spirito Santo"; replicò che Adriana non aveva voluto fare alcun atto di pentimento per gli scandali della sua professione. Poi, nottetempo, la polizia notturna fece irruzione nella camera mortuaria. "Per ordine del Luogotenente di Polizia - disse l’ufficiale - noi veniamo a prendere la salma di mademoiselle Lecouvreur". Strappato alle figlie, avvolto in un drappo e portato come un fagotto, il corpo è gettato in un carro. Dove fu portato? Voltaire e Maurizio di Sassonia, partirono alla ricerca. Domandando a destra e a sinistra arrivarono all’altezza di un cantiere sito al civico 115 di rue de Grenelle. Lì uno sconosciuto affermava di aver visto gettare un fardello bianco. Il corpo di Adriana Lecouvreur, di colei che era stata la grazia, la sensibilità, l'intelligenza, era stato gettato nella calce viva.
Perché si era voluto far scomparire e annientare il corpo dell'attrice? La gente a Parigi non vide chiaro nella faccenda. E una voce corse ben presto, insinuando lo stesso sospetto in tutte le menti: la vendicativa duchessa non avrebbe soppresso la rivale?
L’attrice non sarebbe morta avvelenata? E venne fuori la chiacchiera di un frate che pretendeva di essere stato incaricato da uno scudiero di casa Bouillon di offrire all'attrice certe pastiglie. "Mademoiselle Lecouvreur è morta fra le mie braccia, risponde Voltaire. Tutto ciò che si dice sul suo avvelenamento sono voci di popolo senza alcun fondamento". Non importa: la gente è persuasa del contrario. Adriana Lecouvreur entra nella leggenda. Scrittori e poeti s’ispireranno alla sua persona e ne fisseranno lo storia per l'eternità.

May 15, 2016

Seppure odiata per il frastuono, l’inquinamento, la caoticità, la spersonalizzazione, alle volte si finisce per amare la grande città per i suoi fermenti culturali, la vasta gamma di forme di intrattenimento, i mille colori che offre. Nel cuore di Roma, nel quartiere che forse più degli altri rappresenta queste belle note musicali, Trastevere, è possibile ancora respirare quell’arte che ha reso noi italiani famosi nel mondo, e dove gli artisti, quelli veri, si danno appuntamento per vivere quell’aria magica che avvolge il quartiere. Al teatro Agorà di via della Penitenza, appena dietro il carcere di Regina Coeli, storico carcere trasteverino, è andato in scena il monologo:“Conosco l'amore solo per sentito dire”, scritto e diretto da Rita Gianini e interpretato da Manuela Di Salvia.

Un’ora è mezzo di spettacolo che la bravura dell’attrice e la maestria artistica di Rita Gianini ha fatto volare in un attimo. Parla di una donna che non riesce più ad avere consapevolezza del suo corpo, della sua immagine. E' solo un involucro che contiene cibo. Non si guarda. Non si vede. Ma si racconta. E racconta. Racconta tanto. Dei suoi genitori, della sua infanzia, di quegli amori vissuti e soprattutto non vissuti. Il suo specchio è semplicemente un water. Il suo sguardo è quello degli altri: il pubblico. Anoressica, bulimica, logorroica, affamata - più di amore che di cibo - racconta la sua vita attraverso la compulsione della parola e del gesto, chiusa in un bagno. La sua è una vita ironicamente votata all'autodistruzione, anestetizzata dal vomito. Ma non ci sono giudizi. Chi decide che quello che fa sia giusto o sbagliato? Ognuno ha diritto a essere quello che vuole essere. Anche a essere infelice nella propria incapacità di amare. Parole gettate, vomitate in un water. Conosco l'amore solo per sentito dire, ovvero un ironico - tragico - divertente monologo affamato d'amore. Arte vera, da non perdere.

May 14, 2016

E’ partita l’11 Maggio 2016 la nuova edizione di uno dei più importanti e prestigiosi eventi cinematografici internazionali: il Festival di Cannes, sotto la direzione artistica di Thierry Frémaux. Le migliori pellicole d’autore e un red carpet affollato di divi del grande schermo, tra cui Jessica Chastain, Susan Sarandon, Lily Donaldson, Julianne Moore, Eva Longoria, Julia Roberts, George Clooney, Steven Spielberg e Jodie Foster, questo e molto altro rende la kermesse uno degli appuntamenti più attesi e mondani dell’anno.

In programma, dall’11 al 22 maggio, 21 film provenienti da 14 Paesi.

L’apertura della Croisette, tra imponenti misure di sicurezza, è stata inaugurata dalla commedia malinconica e romantica, Café Society, che segna un ritorno al passato del suo regista, Woody Allen, presente insieme alle protagoniste Kristen Stewart e Blake Lively. Primo film in Concorso è Sieranevada di Cristi Puiu, mentre Fuori Concorso troviamo alcuni grandi nomi: il Premio Oscar Steven Spielberg, con il film per ragazzi GGG – Il Grande Gigante Gentile; Jodie Foster in veste di regista della pellicola Money Monster; Jim Jarmusch alle prese con un documentario sulla rockstar Iggy Pop e in concorso con il film Paterson. E ancora: Alejandro Jodorowsky con Poesìa sin fin; Paul Vecchiali con Le cancro; il coreano Park Chan-Wook presenta Agassi; Jeff Nichols arriva con il suo Loving; il rumeno Cristian Mungiu presente con Bacalaureat; il ritorno del regista britannico Ken Loach con I, Damien Blake, un intenso film/denuncia sulla poetica disperazione degli ultimi, degli invisibili, schiacciati dall’iniquo e paradossale sistema previdenziale del loro Paese; e l’attesissimo e favorito film di Pedro Almodovar, Julieta. Per l’Italia troviamo il noir di Stefano Mordini, Pericle il nero, unico film italiano presente nella selezione ufficiale dedicata alle nuove tendenze contemporanee, Un Certain Regard, tratto dal romanzo cult di Giuseppe Farrandino, con Riccardo Scamarcio e prodotto da Valeria Golino, presente tra i membri della giuria, presieduta da George Miller, regista di Mad Max. Altri film italiani sono presenti nelle sezioni collaterali: la produzione italo-greca L’ultima spiaggia dei registi Davide Del Degan e Thanos Anastopoulos, che racconta i cambiamenti di una piccola città stravolta dall’arrivo dei migranti; nella Quinzaine dei Realisaterus, Fai bei sogni di Marco Bellocchio, ispirata all’omonimo best seller di Gramellini, con Valerio Mastandrea e Bérénice Bejo; La Pazza Gioia di Paolo Virzì con protagoniste Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti; Fiore di Claudio Giovannesi con Valerio Mastandrea e Daphne Scoccia; nella Semaine de la critique troviamo I Tempi felici verranno presto di Alessandro Comodin. In pole position per la critica, i fratelli Dardenne con La fille inconnue, il canadese Xavier Dolan con Juste la fin du monde, e Olivier Assyas con Personal Shopper, anche questo interpretato da Kristen Stewart. Infine, il lungometraggio The Last Face, diretto da Sean Penn, presentato in anteprima a Cannes, con protagonisti Charlize Theron e Javier Bardem. Il 16 maggio arriva in Costa azzurra un ospite speciale: Robert De Niro, che accompagna la proiezione del suo ultimo lavoro, Hands of Stone. Susan Sarandon e Geena Davis, indimenticabili protagoniste di Thelma & Louise di Ridley Scott, oltre ad essere entrambe due attiviste impegnate su più fronti per la tutela dei diritti delle donne, riceveranno il Women in Motion Award 2016 della Kering Foundation, arricchito quest’anno da dibattiti e incontri a tema.

April 18, 2016

Il visionario regista James Cameronha annunciato quattro sequel del celebre Avatar, primo film interamente girato in 3D.

Durante il CinemaCon di Los Angeles, la convention annuale degli esercenti cinematografici statunitensi, è stata resa nota la notizia che il kolossal, che ha sbancato i botteghinicon 760 milioni di dollari solo negli Stati Uniti e 2,7 miliardi di dollari in tutto il mondo, non avrà tre sequel, ma quattro.

Per il primo capitolo della saga si dovrà aspettare dicembre 2018, mentre il secondo arriverà nelle sale nel dicembre 2020, il terzo si vedrà nel 2022, infine l’ultimo nel 2023. Ogni film sarà un’opera indipendente. I primi due capitoli saranno girati in Nuova Zelanda, le riprese del primo inizieranno tra pochi giorni. Si tratta di un progetto molto ambizioso, una saga epica, come ha precisato lo stesso regista, con diverse novità tecnologiche e un elevato indice di spettacolarità, per quanto riguarda l’impatto visivo, superando addirittura il primo film del 2009.

Girato tra gli Stati Uniti e la Nuova Zelanda, Avatar costò 237 milioni di dollari, e fu distribuito nei cinema di tutto il mondo tra il 16 e il 18 dicembre 2009, proiettato sia in formato 2D, che in 3D e in 3D IMAX. Il film è stato stato pensato e realizzato per la visione in 3D ed è stato il primo ad utilizzare il nuovo logo della 20th Century Fox, animato da Blue SkyStudios. Avatar è composto per 60% da elementi virtuali creati al computer e per il restante 40% da elementi live-action. Il set, chiamato il "Volume", eraformato da un teatro vuoto dove gli attori, vestiti con tute e caschi speciali, giravano le scene del film, mentre delle particolari cineprese, progettate dallo stesso Cameron, riprendevano permettendo la visione in tempo reale in modo da poterne immediatamente correggere eventuali errori.

Avatarcandidato a 9 nomination, portò a casa 3 Premi Oscar, per la migliore fotografia, la migliore scenografia e i migliori effetti speciali.

Per i sequel la squadra di sceneggiatori ha lavoratoper costruirel’evoluzione dell’universo degli Avatar, creando l’atmosfera, l’ambiente, le creature, i personaggi, le nuove culture. Oltre Cameron, firma la sceneggiatura delle quattro pellicole: Rick Jaffa, Amanda Silver, Josh Friedman e Shane Salerno.

Nel cast ritroveremo Sam Worthington, Zoe Saldana, Stephen Lang e Sigourney Weaver.

James Cameron e Jon Landau sono i produttori per la Lightstorm Entertainment.

April 07, 2016

Smetto Quando Voglio è l’opera prima del regista salernitano, Sydney Sibilia, che,dopo l’inaspettato riscontro di pubblico e critica ottenuto dalla prima pellicola, di cui ha firmato anche la sceneggiatura, non riesce più a “smettere” e torna dietro la macchina da presa. Diventato già un cult, il film, tra i maggiori successi del 2014,si è aggiudicato un Globo d’Oro, due Ciak d’Oro e ben 12 nomination ai David di Donatello, con un meritato secondo posto nella classifica di incassi e presenze. La fortunata pellicola, simbolo di una generazione di precari, ricercatori geniali sfruttati da una società che non perdona e li tiene ai margini, ora diventa una saga: Smetto Quando Voglio – La Trilogia. Ritroveremo così al cinema la banda bizzarra e sconclusionata che inventò e mise in commercio una “droga legale”, con l’avvicendarsi di situazioni grottesche e paradossali, condite da un’ironia graffiante e battute esilaranti.

Il secondo e terzo capitolo della “saga comedy” saranno giratiin contemporanea tra Roma, Lagos e Bangkok, per la durata di 16 settimane di lavorazione. Squadra vincente non si cambia ed ecco quindi la banda dei sette laureati con: Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia e Pietro Sermonti, insieme a Neri Marcorè e Valeria Solarino.Stesso cast con nuovi laureati, esperti nelle più disparate discipline. Sydney Sibilia, Francesca Manieri e Luigi Di Capua, uno dei membri del gruppo comico The Pills, firmano la sceneggiatura di questa attesissima Trilogia, per una produzione Groenlandia, Fandango con Rai Cinema, prodotto da Domenico Procacci e Matteo Rovere, quest’ultimo nelle sale con Veloce come il vento. La fotografia è di VladanRadovic, il montaggio di Gianni Vezzosi, le scene di Alessandro Vannucci, i costumi di Patrizia Mazzon e il suono di Angelo Bonanni.

Il primo dei due film uscirà al cinema il 2 febbraio 2017 distribuito da 01 Distribution.

February 22, 2016

Il Teatro è nell’atto, cioè nell’immediato, in quello che un filosofo chiamò l’immediato svanire, la presenza e al tempo stesso, assenza. Questo è il superamento del grande attore” (Carmelo Bene).

Solare, dinamica e determinata, Eleonora Ivone è un’attrice completa che spazia con disinvoltura dalla tv al cinema e al teatro. Dagli esordi nel mondo della moda, per grandi firme come Valentino e Jean Paul Gaultier, approda sul grande schermo. Uomini senza donne di Angelo Longoni segna il suo debutto al cinema. Dal 2000 si susseguono interpretazioni teatrali e partecipazioni in diversi film per la tv, tra cui: Le madri, L’ultimo rigore, Tutto in quella notte, Part-time, Un anno a primavera e Un amore di strega. Nel 2011 partecipa al film per il piccolo schermo: Tiberio Mitri, il campione e la Miss. Tra i ruoli di maggiori rilievo quello di Chiara nel film Non aver pauradiAngelo Longoni, affianco di Laura Morante e Alessio Boni. A teatro tra i lavori più significativi: I tre Operai, Una volta nella vita, Il Muro e Ospiti.

Incontriamo Eleonora Ivone a Roma dove è in scena con la commedia, scritta e diretta da Angelo Longoni, L’Amore migliora la vita, con Ettore Bassi, Gaia De Laurentiis e Giorgio Borghetti. Reduce dal successo di pubblico e critica al Sala Umberto di Roma, lo spettacolo si sposta al Teatro Nino Manfredi di Ostia, dal 23 Febbraio al 6 Marzo.

Quando hai capito che avresti voluto recitare?

Ho cominciato a lavorare da giovanissima come modella un po’ per gioco, un po’ per guadagnare qualcosa ed essere indipendente. Ma l’ambiente della moda era troppo duro e frustrante, bisognava essere sempre perfette e io non lo ero…troppi denti, troppo bassa, troppi nei, troppo grassa…un inferno!

Così dopo la maturità ho cominciato a fare provini anche per la pubblicità, mi sentivo più a mio agio e mi divertivo, mettendomi in discussione anche su altre potenzialità. Mi sono accorta che funzionava, così ho approfondito e mi sono resa conto che dovevo seguire la strada della recitazione, frequentando la scuola di Beatrice Bracco, ma anche stage di recitazione con insegnanti sia russi che americani.

Nella tua scelta sei stata incoraggiata o osteggiata dalla tua famiglia?

Mah! Sicuramente mio padre mi ha sempre incoraggiata e sostenuta. Mia madre forse avrebbe preferito un percorso più classico, tipo laurea e posto fisso…ma alla fine credo siano contenti!

Avevi miti di riferimento?

Ero affascinata dalle grandi attrici di un tempo come Rita Hayworth, Bette Davis, Audrey Hepburn, ma anche da quelle più vicine a noi, come Meryl Streep.

Ti sei cimentata sia al cinema che in tv e in teatro, in quali di questi mezzi ti senti più realizzata?

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 Eleonora Ivone

Quando mi fanno questa domanda rispondo sempre che sicuramente, se potessi, alternerei in egual misura tutti e tre i mezzi…ma non rinuncerei mai al teatro!

C’è un personaggio che ti piacerebbe interpretare a teatro?

Sicuramente MEDEA, il primo grande personaggio che ho visto a teatro da bambina, all’età di 11 anni, che in quell’occasione era interpretata dall’immensa Mariangela Melato. Mi piacerebbe farla in chiave moderna, ma usando il testo di Euripide.

Che ne pensi della frase di Eduardo “Gli esami non finiscono mai”?

Frase sempre attuale e vera. Essere continuamente sotto esame è stressante, ma anche uno stimolo a migliorarsi e a non accontentarsi, dimostrando a se stessi che le sfide sono un importante strumento di crescita individuale!

Attualmente sei in scena con la commedia, scritta e diretta da Angelo Longoni, “L’amore migliora la vita”, insieme a Ettore Bassi, Gaia De Laurentiis e Giorgio Borghetti. Quanto ti assomiglia il personaggio che interpreti?

Allora…direi che ad un primo impatto mi sembrava che “Silvia” non avesse niente in comune con me, poi approfondendo mi sono resa conto che in ogni personaggio c’è una parte di noi stessi, un lato nascosto e profondo della personalità che emerge inaspettatamente.

Durante il tuo percorso artistico hai affiancato colleghi importanti, con quali hai trovato maggiore affinità?

Si è vero, ho incontrato tanti talenti sulla mia strada, ma quelli con cui ho trovato maggiori affinità sono Alessio Boni, Ettore Bassi e Gaia de Laurentiis.

Il tuo è un lavoro molto impegnativo, come riesci a conciliare vita privata e professione?

Mi impegno tantissimo, come tutte le mamme e le mogli che lavorano.

Quando e se hai del tempo libero, come ti piace impegnarlo?

Naturalmente con la mia famiglia, con le mie tre figlie. Poi, dopo le tournée, riprendo ritmi di vita normali: vado in palestra, al cinema e a teatro.

Progetti futuri?

Finita la tournée, sarò a teatro con nuovo spettacolo e poi in televisione.

February 10, 2016

Il "Dio esiste e vive Bruxelles" di Jaco Van Dormael e' uno di quei rarissimi films in cui la risata si mescola con i lacrimoni caldi di tenerezza. Il regista ci trascina, infatti, in una dimensione surreale in cui pensiero filosofico, riflessioni teologiche, volontà' trasgressiva, pulsioni iconoclastiche e afflati mistico-teosofici si intrecciano in una costruzione narrativa irriverente quanto incalzante.
Filosofia gnostica, religiosità cosmica e umanitarismo (sfociante nell'animalismo): questi gli ingredienti-base. Ma tutto e' inzuppato in un'inarrestabile creatività immaginifica e arcicondito da vagonate di ironia che sa volare fresca e leggera "comme l'oiseau et non comme la plume".
Il film e' un caleidoscopio di pensiero demitizzante e di slanci filantropici, di corrosiva sensibilità' critica, di scoppiettante empatizzazione cosmica.
Non certo un film per bigotti e conservatori di qualsivoglia parrocchia, bensì un film per chi non ha paura dei ribaltamenti prospettici e per chi, al di là' dell'orrore e dell'assurdo, sa ancora meravigliarsi e commuoversi per il battito di un cuore innamorato, per una mano che afferra un'altra mano, per un orizzonte che si allarga all'improvviso attraversato da mille voli di uccelli ...

January 20, 2016

Il ritorno del “regista a due teste”. Sembra il titolo di un film, invece si tratta degli irriducibili fratelli Coen dietro la macchina da presa della loro nuova opera: "Heil Caesar!". Sicuramente uno dei film più attesi dell’anno, scritto, diretto e prodotto da Joel ed Ethan Coen, che questa volta puntano il loro acuto obiettivo sulla Hollywood degli Anni Cinquanta. Siamo infatti durante l’età dell’oro del cinema americano, prima della crisi causata dall’avvento della televisione, quando Eddie Mannix, fixer, ovvero figura dell’industria cinematografica incaricata di risolvere i problemi o nascondere eventuali scandali dovessero nascere durante la realizzazione di un film, si trova a dover fronteggiare, durante le riprese, il rapimento del protagonista di un kolossal sull'antica Roma. I Coen hanno radunato per l’occasione un cast stellare: Josh Brolin, George Clooney, Scarlett Johansson, Tilda Swinton, Channing Tatum, Ralph Fiennes, Dolph Lundgren, Jonah Hill, Christopher Lambert, Tilda Swinton e, per restare in famiglia, la moglie di Joel, Frances McDormand.

Libero, ironico, graffiante, surreale, a tratti macabro e crudele, capace di grandi esercizi di stile, questo e molto altro è racchiuso nel cinema dei fratelli Coen. Con ben quattro premi Oscar portati a casa, e capolavori come Fargo, Non è un paese per vecchi, A Serious Man, Il Grinta, i fratelli Coen riescono, grazie ad una straordinaria abilità narrativa, ad andare oltre lo schermo per raccontare, attraverso le immagini, la quotidianità di uomini soli in lotta

Cinema News 14012016 RUBRICA
 George Clooney

contro qualcosa che inghiotte tutto, comprese le loro certezze.

Dopo una gestazione lunga dieci anni, arriva sul grande schermo Ave, Cesare!, selezionato per aprire la sessantaseiesima edizione della Berlinale, l'11 febbraio 2016.

Il film sarà distribuito in Italia dalla Universal Pictures e arriverà nelle sale il 10 marzo 2016.

December 10, 2015

Lo chiamavano Jeeg Robot, primo lungometraggio di Gabriele Mainetti, scritto da Nicola Guaglianone e Menotti, e presentato alla Festa del cinema di Roma, trae spunto dai supereroi americani. Protagonista è Claudio Santamaria, nei panni di Enzo, un introverso e ombroso ladruncolo di borgata, che vive a Tor Bella Monaca. Il contatto accidentale con una sostanza radioattiva procura ad Enzo una forza sovraumana, che inizialmente vuole sfruttare per le sue quotidiane attività criminali. L’incontro con Alessia cambia radicalmente la sua vita e la sua prospettiva. Alessia, interpretata da Ilenia Pastorelli, è una ragazza fragile a causa di un passato difficile, che per sfuggire alla realtà si rifugia in un mondo fantastico, popolato di supereroi. Enzo con i suoi superpoteri si materializza così nel suo eroe preferito:Jeeg Robot d’acciaio. Con l’aiuto di Alessia, Enzo capisce come sfruttare al meglio le sue nuove facoltà, aiutando i più deboli. Ma ogni eroe che si rispetti ha il suo antieroe, che nel film è Lo Zingaro, interpretato da uno straordinario Luca Marinelli, che nell’impronta caricaturale rende credibile il personaggio: un piccolo boss di una banda con velleità da “Padrino”. Nel cast troviamo ancheStefano Ambrogi, Maurizio Tesei e Francesco Formichetti.

Un film originale, onesto, divertente e intelligente, sull’irrealtà del reale. Tra intrattenimento e azione, la storia si dipana in equilibrio lungo un filo sottile, dove l’assurdità diventa credibile.

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Claudio Santamaria

Senza falsi moralismi o ipocrisie, senza gli effetti speciali a cui ci ha abituato il cinema americano, ma concentrandosi e soffermandosi maggiormente sull’indagine introspettiva dei personaggi, la pellicola, attraverso un accurato lavoro di regia e una sceneggiatura mai banale, dipinge con fantasia e realismo il momento storico attuale, riuscendo a raccontarlo con leggerezza e profondità.

Dopo il successo ottenuto con il cortometraggio Tiger Boy, vincitore del Nastro D’Argento 2013, Gabriele Mainetti conferma il suo talento con un film dai connotati internazionali, ma al tempo stesso profondamente e orgogliosamente italiano.

Lo chiamavano Jeeg Robot uscirà nelle sale il 18 febbraio 2016.

November 25, 2015

Tratto da una raccolta di racconti dell’autrice francese Cécile Aubry, le avventure del piccolo Sébastien e della sua inseparabile amica Belle, un enorme cane simil maremmano, tornano al cinema. Dopo la serie tv e il cartone animato giapponese, dalla Francia è arrivato nel 2013 il live action Belle e Sébastien, applaudito da pubblico e critica. Ma non finisce qui. Per la gioia dei più piccoli e non solo è infatti in uscita per le feste natalizie il sequel: Belle e Sébastien, L’avventura continua. La storia è ambientata un paio d’anni dopo le vicende narrate dalla prima pellicola. La guerra è ormai conclusa e Sébastien vive felice tra le montagne con il nonno e la sua enorme amica a quattro zampe. Insignita di una medaglia al valore per i servizi resi durante il conflitto, Angelina sta per fare ritorno a casa. Sébastien è in fermento e non vede l’ora di riabbracciarla, ma nel giorno tanto atteso Angelina rimane vittima di un terribile incidente aereo, al confine tra Francia e Italia, nel cuore della foresta transalpina. Data per morta dalle autorità locali, Sébastien e il nonno non si rassegnano all’idea di non rivederla più. Decidono così andarla a cercare. Durante la spedizione, Sébastien incontra il burbero Pierre Marceau, che li aiuterà nell’impresa. Pierre in realtà è il padre di Sébastien. La vicinanza obbligata tra padre e figlio, sarà l’occasione per instaurare un bellissimo rapporto.

Dopo il primo film diretto da Nicolas Vanier, ora la palla è passata al canadese Christian Duguay, che prende le distanze dal testo della Aubry, con una sceneggiatura originale. Nuovi personaggi accompagneranno il protagonista, interpretato dal bambino prodigio Félix Bossuet, nella sua avventura. Più azione condita da una maggiore ironia, per una trama che si basa principalmente sul rapporto padre-figlio, dove l’amicizia con l’enorme cane, tema centrale nel precedente capitolo, ora fa da sfondo alla storia. La natura, gli animali, i paesaggi, il valore dell’amicizia, i sentimenti, in un’atmosfera magica da favola, rimangono elementi caratterizzanti e parte integrante del racconto, ma il secondo capitolo si sofferma maggiormente sull’indagine psicologica dei personaggi, in una visione più intima e introspettiva.

Nel cast anche Tchéky Karyo, Margaux Chatelier, Thierry NeuviceUrbain Cancelier, il film è prodotto dalla Radar Films e distribuito dalla Notorious Pictures.

Presentato in anteprima mondiale in occasione dell’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, all’interno della sezione Alice nella Città,Belle e Sébastien uscirà nelle sale a partire dall’8 dicembre 2015.

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