
| L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni. |
Due giorni di Congresso Politico di DSP (DEMOCRAZIA SOVRANA E POPOLARE), il suo secondo congresso. Tanto diverso dal primo, più partecipato, più internazionale.
Eppure c'è chi entrando è stato fermato da gente vicino ai Servizi, da persone addentro al mondo della sicurezza che parla con cognizione di causa, affidabile nel parere, e a cui è stato detto: "... ma lo sai che chiunque è qui dentro viene schedato dal Mossad..?" Bel dubbio...in una Democrazia Parlamentare direi!
E veniamo alla cronaca del primo giorno, 31 gennaio 2026, all'Hotel Ergife di Roma, con la sala convegni principale piena.
Per prima ha parlato Patrizia Caproni dell'Ufficio Politico DSP, dicendo che: "... dopo due anni dal primo congresso, DSP ha creato una "frattura" nelle competizioni elettorali. Una frattura politica insieme ad un sistema di destra e sinistra che ha avuto un tracollo dell' elettorato del 60% circa! Ma il Popolo Sovrano dov'è? C'è sempre qualcuno che decide per lui e bisogna quindi restituire l'umanità, la sovranità, fare critica al mondo dell'attuale politica, avere un pensiero critico da ricatti e dalla ricerca di poltrone.. "
Poi ha parlato Francesca Antinozzi, sempre dell'Ufficio Politico DSP dicendo che: "... le alleanze storiche sono superate..." ed infatti è stato a lungo presente sul palco Bruno Scafini, uomo con grande esperienza di ambasciatore, che poi qui ha presentato i vari invitati e le delegazioni estere, provenienti da diversi paesi del BRICS, ai fini di creare un mondo multipolare con gli USA e con la futura Europa (quella attuale è già nel baratro). Ha citato le presenze dell'Algeria, Cuba, Cina, Libano, Palestina, Sudafrica, Venezuela ma soprattutto dall'Ambasciata Russa in Italia. E' seguito infatti un lungo intervento dell'Ambasciatore in Italia, ascoltabile per intero su Vision TV. Scafini ha anche citato personaggi presenti dagli Stati Uniti e da vari paesi arabi. Molto importante ed emblematica, quasi simbolica è stata la presenza on-line di Rosangela Mattei, nipote di Enrico Mattei, coordinatrice del "Museo Enrico Mattei", che ha portato saluti al Congresso DSP, ricordando un grande uomo politico industriale italiano che voleva la sovranità di questo Paese e per questo fu ucciso; la quale ha ricordato anche l'antico partenariato Italia-Russia,..." assolutamente da ripristinare in vita per il bene della Nazione e finanche dell'Europa intera...". Noi siamo entrambi in Eurasia.
Poi ha parlato Marco Rizzo, Coordinatore Nazionale DSP, che ha ricordato che queste ambasciate o rappresentanze estere rappresentano ormai più di un terzo del mondo, ricordando che questo Congresso DSP è costato molto di meno rispetto a certi congressi politici "sponsorizzati", perché DSP va avanti con donazioni del Popolo Sovrano Italiano principalmente. Sul palco han fatto parlare soprattutto esperti di settore "non iscritti" sui temi più attuali, ricordati anche da Rizzo e Scafini, come il Mercosur, il problema delle ONG speculative sui migranti, il problema della Giustizia (DSP è a favore del SI al referendum di fatto), della Sanità a protezione dei pazienti con lunghe liste di attesa e dando voce ad un medico che ha denunciato la triste situazione dei medici italiani meno pagati d'Europa e costretti a costose assicurazioni per le continue denunce di cittadini non più fiduciosi nella Sanità italiana. Han parlato poi della Geopolitica mondiale in grande stravolgimento verso - finalmente - un mondo multipolare e della necessità di un ritorno alla spiritualità rispetto al transumanesimo. Rizzo ha fatto anche un accenno agli Stati Uniti di Trump in rapida de-dollarizzazione, dicendo che: ".. sul problema immigrazione certo prima di lui non era "rose e fiori.".. (si ricorda qui peraltro che l'ICE è stato istituito in USA ben prima di Trump e che gli immigrati espulsi erano molto consistenti ben prima di lui!). Ha inoltre ricordato la guerra persa con la Russia da parte della NATO su interposto territorio dell' Ucraina, del fallimento dell'economia Europea, del fallimento della demografia Europea, rimanendo ora essa solo il 7% della popolazione mondiale e dell'enorme problema dei costi del gas naturale a discapito delle piccole medie imprese (PMI), visto che le grandi industrie sono già scappate, rimanendo di fatto solo le PMI, qui rappresentate da un lungo discorso del Presidente di CONFIMINDUSTRIA. Essa è rappresentativa di molte PMI italiane, ovvero il 74% -dice- del PIL italiano, "strizzate" da questa politica energetica ed economica Europea devastante.
Successivamente Marco Rizzo ha ricordato l'enorme profitto delle banche rispetto a tutti gli altri comparti dell' economia italiana, e della classe lavoratrice, citando gli enormi profitti di Eni ed Enel rispetto all'aumento delle bollette per i cittadini con il Governo - non solo quello attuale - che non ha fatto nulla su questa problematica e l'opposizione ancora meno, rendendo le classi medie schiacciate.
Tutto questo sta accadendo con un mondo del lavoro privo ormai di coscienza politica, nonostante che di fatto il 95% del popolo italiano sia contro queste guerre inutili, che tolgono loro ricchezza e lavoro, mentre i mass media principali e la TV restano silenti, con poche eccezioni, su tutto questo, compreso sulla balla della "Green Economy".
Han ricordato che Marco Rubio Segretario di Stato USA ha detto che: "... la guerra in Ucraina è la guerra tra USA e Russia..." La NATO morente si intende.
Sulla Palestina non è mancata l'ironia di Rizzo sull'ipocrisia in Italia: "... dove hanno detto che noi di DSP eravamo antisemiti ...gli stessi che si facevano fotografie con la flottiglia PROPAL... sono gli stessi che votano al Parlamento Europeo a favore dei mega-finanziamenti a nazisti ucraini...".
È stato detto che di tutto questo ai ministeri non interessa niente: pagando a testa bassa l'energia così alta, ogni prodotto è cresciuto e quindi anche l'inflazione... solo le banche hanno fatto utili senza prestare alle Industrie. Non hanno valutato i progetti: usano un meccanismo di "spia rossa/spia verde" preferendo algoritmi IA del tutto insensati, al posto di "consulenti umani", dal punto di vista della proiezione economica a lungo termine. E così le startup non possono in questo modo nascere; la Comunità Europea serve solo per fare ingrassare le assicurazioni, ora anche quelle sulle catastrofi, invece di rimediare dal punto di vista idro-geo-ingegneristico.
Molti industriali purtroppo si iscrivono ancora alla "Confindustria" - secondo l'oratore industriale suddetto - mentre destra e sinistra non hanno più senso: "... serve piuttosto che pensiamo di più all'essere umano e meno al capitale, per fare politica con la P maiuscola.. ".
Poi ha parlato Giannandrea Gaiani con la sua grande esperienza dal 1991 al 2014 in Somalia, Irak, Sael, etc...e nella direzione della rivista "ANALISI DIFESA". Ha citato le tre "C": "C" come Crisi delle alleanze; "C" come Credibilità della politica e della stampa; "C" come Contraddizioni, ricordando tutte le destabilizzazioni delle aree energetiche che facevano comodo all'Italia, Libia in primis e ricordando che le armi, se proprio dobbiamo "crearle", dobbiamo farlo con l'acciaio e la chimica italiana e non importarle dagli Stati Uniti d'America, sempre comunque puntando ad una primaria alleanza strategica con la Russia energetica, peraltro dotata di immensi territori ricchi in materie prime e di una grande cultura e spiritualità.
Di cultura e spiritualità ha parlato Monsignor Antonio Suetta mentre di "libertà e diritto" ha parlato Michele Nardi, con esaurienti spiegazioni sulla attuale polemica sulla Giustizia.
Il secondo giorno è stato improntato sulla rappresentanza locale e regionale di ogni Regione Italiana, dove sul palco hanno potuto esprimersi i vari pareri territoriali e successivamente vari interlocutori di settore che stanno costruendo una visione di partito, lasciando la parola anche a Francesco Toscano, Presidente DSP, che ha ricordato la difficoltà di non essere né di destra né di sinistra, ma semplicemente "sovranisti e democratici". Tutto questo è stato detto peraltro creando le premesse politiche nazionali per convincere "politicamente" e senza essere necessariamente schedati nei conti bancari perfino: i) coloro i quali vogliono sopprimere sui media "main stream" il parere DSP, ovvero in televisione o sui giornali SENZA DIBATTITO E CONTRADDITTORIO PUBBLICO e ii) quella parte della "Sicurezza" che dovrebbe fare gli interessi dell'Italia, ovvero che in realtà dovrebbe allearsi con uno dei pochi partiti sovranisti che vuole realmente il BENE dell'Italia, per cui LORO hanno giurato di prestare Servizio.
Sono seguite poi le votazioni per la conferma dell'Ufficio Politico DSP, del Senato DSP e dei rappresentanti regionali stessi, con grande apertura verso i giovani che hanno una propria organizzazione in via di costruzione.
Infine si è citata l'importanza di iniziare seriamente con una "scuola politica" di esperti di settore per coprire le varie discipline e possibilmente - ma questo è un parere assolutamente personale che consiglierei a ciascun giovane partito da osservare - creare un "Governo Ombra" parallelo che faccia dei Comunicati Stampa tramite un Ufficio Stampa serio e rigoroso, che ad ogni atto governativo faccia corrispondere un atto "sovranista e democratico" parallelo a disposizione del Popolo Sovrano Italiano...il 60% ormai non votante per indignazione profonda da anni.
E quindi .... fieri di essere schedati dal Mossad ? Esso prima o poi - già diviso al suo interno magari - diventerà anch'esso SOVRANISTA, DEMOCRATICO E POPOLARE, magari come ai tempi dei primi kibbutz.
Dalla fine dell’ultima guerra l’Italia non è più un Paese sovrano. E’ diventato un corpo acefalo, governato e condizionato da forze al medesimo estranee. E’ il prezzo che il Paese paga a causa della sua sconfitta.
Ne consegue che i rappresentanti delle istituzioni sono condizionati dalle potenze vincitrici dell’ultimo conflitto. Considerati gregge siamo guidati da pifferai che considerano il bel Paese ricca terra di conquista. Informazione, politica, giustizia, economia… tutto è sapientemente coordinato alla loro azione predatoria.
Mentre la nostra Costituzione dichiara che il popolo è sovrano, nello stesso tempo dichiara che i trattati internazionali vengono decisi dai parlamentari, e qui casca l’asino! Il popolo non può decidere nulla, tutto è demandato ai rappresentanti delle istituzioni che hanno mani e piedi legati dai vincoli imposti sia nel trattato di pace che l’Italia firmò a Parigi nel ’47 che dagli altri trattati che la legarono all’Europa, figlia di quei banchieri che da secoli applicano l’arte dello strozzinaggio. Quindi è inutile farsi illusioni, il popolo è guidato da squallidi personaggi che per avere successo sono scesi a compromesso con il potere vero. Quel potere che per secoli ha depredato il mondo. Guerre, pandemie, rivoluzioni, tutto è lecito purché si riesca a trarne profitto. Inutile dilungarsi in questa analisi che oramai i più hanno compreso abbastanza bene nonostante le menzogne imposte dalla narrazione ufficiale.
Per il futuro bisogna fare attenzione perché tutto quello che sembra cambiare non rimanga come prima: cambiano le generazioni, è subentrata la nuova, ma la mafia al potere è sempre quella. L’ultima nuova generazione, che si esprime soprattutto nell’industria dell’hi tech, è stata posta al centro della politica americana dall’attuale presidente Trump, che nello scorso cinque settembre ha invitato a pranzo alla casa Bianca i maggiori rappresenti del settore perché possano coordinarsi con la sua politica. Di questo bisogna che il nostro Paese ne tenga conto.
Quindi come riappropriarci del nostro destino e prepararci alle nuove sfide? Il tempo e l’esperienza ci hanno insegnato che è inutile partecipare a manifestazioni di piazza, potrebbero esserci infiltrazioni allo scopo di sovvertire l’intento di chi protesta in buona fede. Inutile seguire il main stream, generato e finanziato da pifferai. Unica possibilità, almeno fino a quando non ci inseriranno un microchip nel cervello, è quella di osservare e prendere consapevolezza di essere guidati da “zombi” privi di spessore, servi sciocchi o interessati dei loro padroni, e cosi ritrovare la nostra centralità, unica arma che abbiamo. Lo possiamo fare proteggendo quel barlume di libertà di pensiero che è rimasta non a molti. Le future lotte per la sopravvivenza verteranno sulla tecnologia, sulle riserve di acqua dolce che serviranno per l’intelligenza artificiale (si noti bene che la Groenlandia reclamata da Trump, oltre ad avere terre rare, petrolio etc. è un immenso serbatoio di acqua dolce), sul controllo dell’informazione che mediante l’hi tech controllerà sempre più il nostro vivere quotidiano, cosa che del resto già avviene.
E se è vero quindi che la sovranità appartiene al popolo, come è scritto nella Costituzione, ne discende che anche e soprattutto l’informazione deve avere a riferimento i bisogni dei cittadini e non altri interessi. Questa la priorità in uno stato che voglia tutelare sostanzialmente il suo popolo, non ci possono essere trattati internazionali che tengano, e se questi verranno proposti dovrà essere il popolo a decidere, non quattro politici corrotti. Anticamente l’informazione era delegata solitamente a gran sacerdoti o ad alti dignitari che affiancavano chi aveva il comando effettivo sul popolo; aveva una funzione importantissima, quella dell’educare ai valori, alla saggezza, al bene comune, alla bellezza. Pare che i nostri media e soprattutto le nostre scuole e università abbiano smarrito quest’alto valore aggiunto. Ci sono poi tante altre attribuzioni da recuperare alla sovranità del popolo; delle tante imprescindibile è il recupero della moneta sovrana perché si riacquisti la dignità perduta.
Il tempo e l’esperienza ci hanno anche insegnato che corruzione e malaffare hanno sempre albergato nella storia dell’umanità e i politici non ne sono immuni, quindi è bene che vengano messi sotto sorveglianza da movimenti o associazioni che ne controllino l’operato e, soprattutto, abbiano strumenti idonei per far rispettare la volontà popolare e rimandarli a casa.
Ne va della nostra sopravvivenza: bisogna ricostruire gli uomini, impresa non facile…
| a si. Pepe Escobar e Virgilio Violo |
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A Bologna, il 2 dicembre 2025, Pepe Escobar, giornalista e analista geopolitico conosciuto a livello internazionale, ha rilasciato una lunga e vivace intervista al presidente dell’associazione Free Lance International Press, Virgilio Violo, in occasione della conferenza che lo stesso Escobar terrà in città. Il tempo a disposizione era poco, ma sufficiente per affrontare un tema cruciale sui rapporti tra Italia e Russia nel contesto geopolitico attuale. Escobar ha descritto la Russia e l’Italia come “stati-civilizzazione”, realtà con radici culturali profonde e possibilità enormi di dialogo diretto, cooperazione e investimenti reciproci.
Secondo lui, i presupposti per un rapporto maturo ci sarebbero, ma il quadro politico europeo, a suo giudizio, ostacolerebbe uno sviluppo più equilibrato. L’analista sostiene infatti che l’Italia, come altri paesi europei, si troverebbe oggi vincolata a dinamiche decisionali dell’Unione Europea e della Nato, un vincolo che, sempre secondo la sua interpretazione, limiterebbe la sovranità nazionale e la possibilità di una diplomazia più autonoma verso Mosca.
Durante l’intervista Escobar ha delineato due possibili scenari. Il primo è quello di un’escalation continua, alimentata da tensioni belliche e timori reciproci tra Russia e paesi Nato. Ha citato dichiarazioni occidentali da lui considerate provocatorie, arrivando a evocare il rischio di incidenti o false flag capaci di innescare crisi difficili da controllare. Il secondo scenario, al contrario, prevede una ricostruzione graduale del dialogo, a partire dai rapporti tra i popoli, che secondo Escobar resterebbero più pragmatici e meno ostili della retorica politica. L’analista ha raccontato la propria esperienza in Eurasia, dove vive gran parte dell’anno spostandosi tra Mosca, Cina e Sud-Est asiatico.
Dal suo punto di vista, la società russa, negli ultimi mesi, avrebbe spostato il baricentro del proprio immaginario geopolitico dalla “Russia europea” alla “Russia euroasiatica”, privilegiando viaggi, scambi e investimenti verso Cina e Asia orientale. Tale cambiamento, ha affermato, sarebbe accelerato dalle tensioni politiche con l’Occidente e dalle difficoltà dei cittadini russi nell’ottenere visti europei.
Il discorso si è poi spostato sul grande progetto di sviluppo interno russo verso Siberia ed Estremo Oriente, un tema che Escobar segue da anni partecipando ai forum economici di Vladivostok. Ha citato investimenti in infrastrutture, corridoi commerciali e nuove rotte artiche, sottolineando come Mosca consideri questa espansione una priorità strategica. A suo avviso, la Cina avrebbe influenzato questo orientamento, mostrando alla Russia il modello di sviluppo delle proprie province occidentali, come Xinjiang e Tibet, trasformate nel giro di un decennio. Nella parte finale dell’intervista, Violo ha chiesto se l’Europa potrà ritrovare un ruolo nel mondo qualora i popoli europei ricostruissero maggiore autonomia politica. Escobar ha risposto che il cambiamento richiederebbe tempo, formazione e una nuova consapevolezza nelle giovani generazioni. Ha immaginato un processo lento, ostacolato dalla resistenza dei poteri consolidati e dalle tensioni globali tra blocchi geopolitici emergenti. Secondo lui, la competizione tra paesi del Sud globale, Stati Uniti, Russia e Cina potrebbe generare reazioni dure e imprevedibili, come dimostrerebbero varie crisi internazionali. L’intervista si è conclusa con i ringraziamenti di Violo e un saluto caloroso del pubblico. Pur nel tono diretto e nelle opinioni provocatorie tipiche di Escobar, l’incontro ha offerto uno spaccato articolato del suo punto di vista sul futuro dell’Europa e sugli equilibri globali in trasformazione. Una conversazione intensa che ha anticipato la conferenza bolognese e che continua ad alimentare il dibattito sulle dinamiche geopolitiche contemporanee.