L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

Health (137)

Non v’è nutrizionista che in televisione non esalti e raccomandi l’adozione della dieta mediterranea come la più salutare che ha collocato al secondo o terzo posto l’Italia per longevità (che non sempre è sinonimo di benessere). L’elenco delle sostanze alimentari considerate sono: frutta, verdura, cereali, legumi e pesce. E considerando che il pesce non è un alimento necessario alla salute umana (come testimonia l’eccellente salute dei vegetariani), e considerato che le stesse popolazioni mediterranee ne facevano un uso relativo, praticamente quando si parla di benefici della dieta mediterranea implicitamente si sta parlando di dieta vegetariana; ma certi nutrizionisti se ne guardano bene dal farsi fautori di tale dieta, dal momento che considerano i prodotti animali come necessari alla salute umana.

Ma anche il saltuario consumo di prodotti di derivazione animale (in tempi in cui era già tanto riuscire a sfamarsi), incideva (ed incide) negativamente sulla salute umana, anche se i prodotti erano genuini, per il semplice fatto che restano pur sempre prodotti incompatibili con la nostra natura. I benefici della cosiddetta dieta mediterranea derivano dalla riduzione del consumo di prodotti animali secondo la regola inversamente proporzionale: meno se ne usano e più aumenta la salute.

Inoltre, quella comunemente considerata dieta mediterranea non è mai stata la dieta dei popoli contadini perché oltre a frutta, verdura, cereali, legumi e pesce hanno sempre consumato anche uova da cortile, latte delle pecore o mucche e formaggio. La carne era relegata a ricorrenze festive. Ma i nutrizionisti, oltre alla frutta, verdura, cereali, legumi e pesce raccomandano sempre anche un “moderato” consumo di carne, di formaggi e naturalmente di uova. Praticamente nella sostanza propongono la solita dieta convenzionale la cui unica raccomandazione è appunto la riduzione della sempre accusata carne, nonostante la nostra televisione di Stato la pubblicizzi giornalmente e inviti al consumo.

Tutto questo genera confusione nella popolazione sempre più confusa in fatto alimentare. Ma, si sa, l’intento è sempre quello di non turbare il sonno della popolazione che non intende rinunciare al piacere gastronomico anche a costo di gravi patologie correlate al consumo di prodotti animali, ma soprattutto perché questo metterebbe in pericolo i guadagni delle lobby zootecniche, degli allevatori e macellatori che devono pur lavorare, anche a costo di una pandemia planetaria.

Il 29 febbraio prossimo sarà la giornata di celebrazione delle “Malattie rare nel mondo”- “The Rare Disease day”- come accade ormai di consueto da alcuni anni, l’ultimo giorno del mese di febbraio. L’ evento che si celebrerà ovunque nel mondo viene promosso da EURORDIS, una federazione di associazioni non governativa incentrata sui malati che rappresenta 705 organizzazioni di malati in 63 paesi, coprendo almeno 4000 malattie (www.eurordis.org).

I numeri delle “ malattie rare” sono incredibili: 27-36 milioni di persone in Europa e circa 1-2 milioni in Italia. Per rara -lo ricordiamo- si definisce in Europa una malattia che colpisce non più di cinque pazienti su 10.000 abitanti.

Questi i valori numerici che ci danno chiarezza del fenomeno: grave, di nicchia e talvolta- va detto- si verificano casi senza alcuna diagnosi e terapia.

Tra le malattie rare occupano un posto piuttosto importante le immunodeficienze primitive -quasi sempre su base genetica- in cui il sistema immunitario dei malati presenta alcuni difetti degli elementi cellulari o proteici che intervengono nei meccanismi di controllo delle infezioni.

Una malattia tra le più temute tra le immunodeficienze primitive è la SCID (Severe Combined Immunodeficiency Disease): una malattia importante che se diagnosticata in tempo è curabile grazie ad un trapianto di midollo osseo.

Il fattore TEMPO è determinante per questo tipo di malattie: la riconoscibilità immediata della patologia da parte dei medici che possa portare subito ad una diagnosi e poi, alla terapia immediata è fondamentale.

Purtroppo, a causa della difficile individuazione- sono circa 6000 e molte di esse di natura genetica- non sono visibili a tutti.

Alle volte passa molto tempo, anche decenni, per alcuni pazienti e sopravvengono compromissioni pericolose per la salute, talvolta irreversibili.

Individuarle significa fare investimenti nella ricerca e incrementare una cultura dell’informazione.

Su ciò il nostro Paese è ampiamente in ritardo. Le “rare” sono un fenomeno di nicchia, riguardano una percentuale di nicchia di persone e di famiglie e come tale viene trattato dalla politica. Un problema di pochi e per un piccolo bacino di voti.

Nel paese, quindi, si può passare da un’immagine forte e chiara come quella di Theleton al dramma del caso Stamina.

E qui c’è di nuovo un problema tutto italiano: basti pensare ai “farmaci orfani” che sono deputati al trattamento delle patologie rare o orfane.

A dispetto di quel che si pensa non sono orfani di interesse da parte della farmaceutica e della ricerca ma basta ricordare che in Italia la spesa per i farmaci orfani è circa del 5% della spesa farmaceutica complessiva e meno del 1% della spesa sanitaria complessiva.

C’è molto da fare in questo campo, e di risorse da impiegare poiché la spesa sanitaria italiana è tra le più alte in Europa e il sistema al collasso. Secondo il dott. Alessandro Capone, medico ed esperto di Economia sanitaria e Ricerca “per contrastare la crescita della spesa sarebbe utile realizzare un sistema avanzato di generazione e analisi di dati sanitari qualificati”.

Questo significa, tradotto in sintesi: più investimento, più ricerca e più innovazione per governare e rendere più efficiente la spesa sanitaria e migliorare la domanda di salute dei pazienti.

Ho conosciuto da vicino un caso di malattia rara: esplosivo, debilitante, ma fortunatamente guaribile e debellabile anche se con prognosi lunghissima come accade in tutte le malattie rare.

Chi conosce da vicino pazienti e famiglie coinvolte può toccare con mano il dramma che sconvolge e irrompe nella loro vita: lunga ospedalizzazione, sofferenza per il malato, terapie (se si è fortunati e ci sono) azzeramento della propria vita lavorativa o scolastica e una vita nuova e diversa, quella che si avrà dopo la malattia.

In questo, lo diciamo, l’associazionismo familiare italiano non ha concorrenti nel mondo: la rete dei pazienti e delle loro famiglie sono fonte di sapere e di aiuto e di sostegno collaborativo senza confini.

Pensiamo alla rete UNIAMO che è la federazione italiana malattie rare onlus e ai tanti medici e infermieri che nelle grandi strutture ospedaliere pubbliche italiane lavorano con scrupolo e abnegazione colmando le inefficienze di un sistema sanitario italiano al collasso.

A chi va il nostro pensiero alla fine di queste riflessioni? Purtroppo, non può che andare alla politica di questo paese.

Scopriamo ad esempio che L’onorevole Reguzzoni della Lega Nord (nel 2012) ha sommerso il Miur e il Ministero della Salute ed ancora quello degli Affari regionali e degli Affari Europei e di tutti i ministeri di competenza di interrogazioni per la maggior parte simili e volte in primis ad avere informative sulla ricerca scientifica e i trial clinici per le malattie rare. Con una particolarità: Reguzzoni ha scelto di fare singole interrogazioni per ciascuna singola malattia, un lavoro enorme (dalla malattia di Stargardt, alla sindrome di Turner, alla porpora di Schonlein Henoch, alla malattia di Kawasaki...etc.).

Che fine ha fatto questo lavoro? Che esito ha avuto? Può il lavoro di questo onorevole sollevare le coscienze e l’interesse del nostro governo?

Non lo sappiamo, ma le interrogazioni come queste sullo stato della ricerca sono una richiesta chiara di quale sia l’impegno pubblico italiano in materia. Richiedono delle risposte e un impegno da parte della politica.

La domanda della Salute resta un bene primario per tutti noi cittadini e nella lotta alle malattie rare l’impegno non può che essere di Tutti. Dai governanti ai volontari, dai medici ai familiari fino ai pazienti.

Perché nessuno di loro possa mai sentirsi solo. Che sia il 29 febbraio “The Rare Disease Day” o meno.

http://www.rarediseaseday.org/videos

Dopo le allarmanti dichiarazioni degli ultimi tempi da parte dell’OMS sulla cancerogenicità della carne molti probabilmente si verseranno sul consumo di pesce, convinti che questo sia meno dannoso della carne. Ma è interessante sapere che il pesce è carne grassa come ogni altra carne di animale, che i pesci contengono grassi saturi in quantità anche maggiore della stessa carne; che il grasso del pesce fa ingrassare allo stesso modo della carne di maiale;  che il pesce contiene molto colesterolo (gamberi e crostacei ne contengono quasi il doppio rispetto alla carne di manzo), che il pesce per motivi di sicurezza e gusto deve essere cotto e la cottura denatura gli Omega 3, oltre ad inattivare gli enzimi digestivi, che il 70% del pesce consumato in Italia viene dall’estero e che il 40% è da allevamenti intensivi che contengono enormi quantità di additivi chimici, di farmaci ormoni, antibiotici e varie altre sostanze chimiche e che si ritrovano poi nelle carni del pesce e che entrano nel metabolismo di coloro che se ne nutrono;  ma occorre anche sapere che per 10 kg di spigole di allevamento occorre sacrificare 100 kg di sardine catturate in mare, che ogni 10 pesci catturati 8 vengono ributtati in mare, morti o agonizzanti, ritenuti non commestibili; occorre sapere che tra non molto non vi sarà più pesce da pescare perché i grandi pescherecci distruggono i fondali e la predazione sistematica lascia gli oceani senza vita, distruggono l’ habitat marino per l’azoto degli scarichi degli allevamenti con la conseguente anomala crescita delle alghe.

Poi ci sono le immense quantità di mercurio che le industrie scaricano nel mare (circa 10.000 tonnellate all’anno) che passa facilmente dal pesce nell’organismo umano. E’ utile ricordare la strage di Minamota (Giappone) del 1952 nella quale morirono 77 persone ed altre 360 rimasero invalide per aver mangiato pesce ricco di mercurio. Nei pesci sono state trovate quantità enormi di pesticidi e di metalli pesanti, come: piombo, mercurio, cadmio, oltre residui di scarichi industriali che finiscono in mare, nei laghi e nei fiumi.

Il mercurio è una potente neurotossina in grado di interferire nello sviluppo del cervello riducendo l’intelligenza specialmente dei bambini e che provoca danni al sistema nervoso. Secondo la Food and Drug Administration il mercurio contenuto nel grasso può causare malformazione nei neonati, danni renali, deficienza mentale, cancro.

Il cadmio può comportare disfunzioni renali e sessuali, decalcificazione ossea, cancro.

Lo zinco può procurare effetti dannosi alla circolazione sanguigna, all’apparato digerente, ai reni, ai polmoni, al pancreas e al sistema riproduttivo.

Il piombo oltre ad ostacolare lo sviluppo dell’intelligenza nei bambini, negli adulti può causare ipertensione, malattie cardiovascolari, cancro ai polmoni, stomaco, cervello.

Poi c’è il pericolo di intossicazione anisakis, piccoli vermi che si trovano nell’intestino di molti pesci, come aringhe, sgombri, merluzzi, acciughe, pesce sciabola, pagello, nasello, totani, rana pescatrice, pagaro, pagello, il San Pietro e in alcune specie di pesce azzurro.

Eticamente è molto più grave consumare del pesce che carne di animali terricoli. Mentre con la carne di una mucca o di un maiale si nutrono centinaia di individui per il pesce è necessario sacrificare molti animali e il valore di un animale non si valuta in base alla sua dimensione corporea.

Le raccomandazioni dei nutrizionisti di consumare pesce almeno 2-3 volte a settimana per garantirsi l’Omega 3 non è sufficiente ad assicurare il quantitativo necessario. Solo alcuni tipi di pesce contengono modeste quantità di Omega 3 e solo se i pesci sono selvatici o da acquicoltura con pesci che si nutrono di pesci che mangiano alghe da dove traggono l’Omega 3. I benefici per la salute umana non sono dimostrati o al limite sono trascurabili, per contro i danni alla salute per il consumo di pesce e i disastri ambientali causati dalla pesca sono ben documentabili.

Questo era, più o meno, il senso del discorso del dr. Del Toma nella trasmissione televisiva di domenica 17 gennaio su Rai 1 sul tema “Veleni nel piatto”. La sua posizione, ormai arcinota, è che i vegetariani (e i vegani in particolare) sono degli avventati estremisti. E mentre tratta con sufficienza le nostre argomentazioni asserisce che l’alimentazione convenzionale/industriale consente di nutrire l’umanità che in fondo gode buona salute. Che è ridicolo pensare che consumare insaccati due tre volte a settimana, pesce, formaggi, uova, bere caffè o fumarsi una sigaretta dopo i pasti, possa determinare patologie. In sostanza non bisogna criminalizzare l’attuale sistema di vita perché tutto dipende dalle quantità che se assunte con moderazione tutto fa bene alla salute. Ma uno studio recente su un quarto di 4500 anziani è stata riconosciuta la diagnosi di malnutrizione (Farma Magazine 1/16), dimostra che la popolazione sta tutt’altro che in buona salute.

Molto probabilmente (a parte l’aspetto etico) e a parte quanto affermato ultimamente dall’OMS in merito alla dannosità della carne indipendentemente
dai quantitativi, consumare 2-3 uova a settimana, o bere 2 caffè al giorno, una porzione di pollo, o di pesce,o di formaggio, o degli insaccati, o una frittura, o bere due bicchieri di vino, o una coca cola e, magari fumare una sigaretta dopo i pasti (come prevede il dr. Del Toma), non determina gravi patologie; ma dimentica di dire “a condizione che uno abbia una vita sana e che consumi solo quello”; succede invece che chi vive e si alimenta in modo convenzionale consumi tutto questo nella stessa giornata ed è non solo il singolo componente, di per se stesso dannoso, ma la sommatoria delle
stesse, l’effetto sinergico, l’interazione, l’accumulo a causare problemi di salute. E cita anche Churchill che pur fumando molti sigari è vissuto fino a
tarda età; dimenticando che l’eccezione non è la norma e che una persona normale in pochi giorni finirebbe in sala di rianimazione.

Ed è pretestuoso il fatto che tutto dipende dall’inquinamento dal momento che le morti per inquinamento ogni anno in Italia sono circa 34.000 ben
lontano dei 230.000 morti per problemi legati all’alimentazione.

L’attuale popolazione occidentale, e non solo, è la più malaticcia di tutte le generazioni precedenti: non c’è malattia che non sia in preoccupante  aumento; non solo emergono malattie finora sconosciute ma si manifestano in età sempre minore al punto che alcuni bambini ne sono colpiti fin dai primi
anni di vita: è sufficiente entrare in un ospedale, una clinica, un laboratorio, una farmacia per rendersi conto dello stato di malessere generale della popolazione dove una enorme e dolorante massa si riversa ogni giorno in cerca di terapie. E tutto questo è attribuibile al fatto che usa mangiare “un pò di tutto”, secondo quanto consigliato dai nutrizionisti televisivi. Ma la salute è come la coscienza: tiene conto di tutto.

A mano a mano che nel corso del tempo la popolazione ha adottato l’alimentazione industrializzata sono aumentate le patologie di derivazione alimentare. Nel 1856 i malati di cancro erano 18/100.000, nel 1922 erano 1.200/100.000. Nel 1900 moriva di cancro una persona su 30, oggi ne muore
una su 3 e le proiezioni dell’OMS dicono che le morti per cancro raddoppieranno entro il 2050. Come è strumentale attribuire l’incremento del cancro all’aumento della vita media, non solo perché dovremmo morire di vecchiaia non di tumore, ma bisognerebbe avere le medesime condizioni di vita tra le popolazioni passate e le attuali che se avessero avuto il nostro stesso benessere, le medesime possibilità e l’immenso apparato sanitario sicuramente sarebbero vissute più a lungo delle attuali. Mentre oggi un individuo passa gli ultimi 20 anni della sua esistenza cercando di curarsi, e succede che all’inquinamento generale associ il danno collaterale dei farmaci.

Non vi è patologia che non sia in aumento, specialmente le cronico-degenerative: le statistiche dicono che ogni 8 donne una si ammalerà di un tumore alla mammella, e una ogni 36 svilupperà un tumore al polmone, 1 uomo ogni 7 un tumore della prostata, un uomo su 10 e una donna su 17, un tumore del colon-retto.

I nuovi casi di tumore aumentano costantemente dagli ultimi 50 anni ad oggi a livelli da epidemia, basta confrontare i dati degli anni Ottanta con quelli più recenti: i linfomi e leucemie sono passati dal 15 al 20%; i mesoteliomi a più 37% nelle donne e più 10% negli uomini; i tumori della mammella a più 27%; il cervello tra l’8 e il 10% in più; il fegato tra il 14-20%. E se se si guarda ai bambini la situazione è drammatica. La percentuale è maggiore in quelle zone più inquinate dove si consumano più prodotti industriali e di derivazione animale. E questo non può essere attribuibile solo agli inquinanti che entrano nella nostra catena alimentare, ma soprattutto a causa dei prodotti animali che assommano e concentrano gli effetti nocivi in misura  enormemente superiore rispetto ai vegetali.

Il 50% degli alimenti prodotti in Occidente viene sprecato. Se l'intera popolazione della terra avesse la stessa voracità degli europei, ci vorrebbero altri 3 pianeti come il nostro per produrre una quantità di alimenti congrua a soddisfare tutti. In Gran Bretagna vengono sprecate ogni anno 18 milioni di tonnellate di alimenti non avariati, per un valore di 14 miliardi di euro, e questo solo nelle famiglie. In Italia finiscono in discarica, o restano invenduti nei supermercati, 240 mila tonnellate di alimenti, per un valore di oltre un miliardo di euro. Abolendo tali sprechi si potrebbero nutrire 600mila persone per un intero anno. Per correggere lo squilibrio il nostro futuro prossimo dovrà tendere verso una società " Eticamente Ecologica ".

Grazie a una corretta " coscienza ecologica " lo spreco alimentare potrebbe diventare non solo una risorsa, ma una grande opportunità. Riutilizzare e riciclare saranno sempre più le parole chiave del nostro secolo, anche perché la scelta alimentare influenza pesantemente l’impatto ambientale, economico e nutrizionale. Imperativo sarà fare molta attenzione sia alla quantità che alla qualità del cibo e, soprattutto, alle reali necessità della collettività; va da se che lo stile di vita dovrà adattarsi ai nuovi standard, a tutto vantaggio della genuinità e a scapito del superfluo. Anche l’informazione avrà il suo ruolo: quello della denunzia della quantità di alimenti che ogni giorno verranno buttati via. I vantaggi di questa nuova politica saranno molteplici: un recupero di questi ultimi, anche se minimo, potrebbe risolvere drasticamente il problema dello smaltimento dei rifiuti. A tutt’oggi vengono distrutte montagne di alimenti non scaduti e l’ ambiente ne è, purtroppo, grandemente danneggiato. Nuovi protocolli per rendere più sostenibile il sistema dal punto di vista economico e sociale dovranno essere studiati e ai politici dovrà essere affidato l’arduo compito di favorire la nascita di nuove attività nel settore: tanti giovani disoccupati ne trarrebbero certamente giovamento. " Il cibo che si butta via e' come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero...di chi ha fame !” sono le parole di papa Francesco.    

                  

L’OMS non dice che imputata è solo la carne trattata, ma che la carne trattata è peggio delle altre.

 

Con le ultime dichiarazioni dell’OMS sulla cancerogenicità della carne, macellai e lobby zootecniche, pervasi da un improvviso terrore che possano diminuire i guadagni, si sperticano per attutire il colpo e blandire il problema; senza considerare l’impatto che produce sull’economia personale e collettiva in fatto di cure mediche, e che ad ogni macelleria che chiude si apre inevitabilmente un negozio di frutta e verdura. In modo particolare l’attenzione è posta sulle carni rosse e quelle trattate classificate come cancerogene al pari della Diossina, dell’Amianto, della Formaldeide, del Benzopirene, del Tabacco, etc. Ma per i presentatori televisivi, e compari nutrizionisti di turno, che cercano in ogni modo di ammorbidire le dichiarazioni dell’OMS, la parola d’ordine è evitare allarmismi in modo da lasciare la massa nell’ipnosi programmata dal sistema capitalistico delle grandi lobby interessate a vendere i loro prodotti anche a costo di un’epidemia planetaria; come se i risultati scientifici di 22 esperti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, provenienti da 10 paesi diversi, e i più degli 800 dossier arrivati da ogni parte del mondo messi a punto negli ultimi 20 anni, siano dei banali risultati senza valore che noi italiani, gente avveduta e parsimoniosa, non è tenuta a rispettare perché non solo consuma poca carne ma dato che i nostri prodotti sono “sicuri”, queste prescrizioni vanno bene per gli americani che consumano 120 kg di carne a testa l’anno, cioè 3,2 etti al giorno, non per noi che ne consumiamo “appena” 78 kg, cioè 2,2 etti al giorno.

E così evitano di dire che una bistecca fa male e che, come le sigarette, molte fanno peggio. Ma Chi è a corto di idee si trincera dietro la stupida, banale, piccina, avvilente, patetica posizione della “moderazione” col “mangiare un pò di tutto”, che è come invitare a moderare il consumo di sigarette, di alcol o di droga non di eliminarle del tutto; che è come dire che la cicuta in dosi modeste è utile all’organismo: ma se un prodotto è nocivo lo è sempre, in poche e in quantità elevate, i cui effetti più o meno gravi, a breve o a lunga scadenza, dipenderanno dalle condizioni dell’organismo.

In sostanza, l’intento è quello di non turbare il sonno della popolazione, ma di convincerla a consumare almeno la carne due volte a settimana, naturalmente con l’aggiunta di pesce, latticini e uova, in modo da non scontentare i buon gustai più disposti a farsi tagliare un braccio che mettere solo in discussione l’eventualità di ridurre o peggio rinunciare alle piacevoli abitudini gastronomiche: praticamente la dieta di sempre, quella responsabile delle più tremende malattie che sta portando l’Occidente verso una popolazione di ammalati cronici, a beneficio di allevatori, macellai e industrie chimico-farmaceutiche.

A chi per sue motivazioni egoistiche, per scarsa percezione, limitata sensibilità umana o interessi economici sostiene la validità del consumo di carne, ricordiamogli che sostenere questa malsana abitudine è da irresponsabili verso se stessi e verso il destino comune; che il consumo di carne è indifendibile perché ad essa sono imputabili i più gravi problemi che attanagliano l’umanità attuale; che i vegetali sono raccomandati in ogni terapia, anche se non biologici, per contro la carne anche se da allevamenti bucolici è portatrice di prodotti nocivi che scaturiscono dagli organismi in via di decomposizione, come la cadaverina, la putrescina, l’ammoniaca, fenoli, indoli ecc. Diciamo che il consumo di carne è insostenibile perché è impossibile per il pianeta nutrire un popolo di carnivori; che la carne è la maggiore imputata nell’inquinamento che ha alterato il clima terrestre con le nefaste conseguenze di alluvioni che stanno devastando il pianeta.

Diciamo che gli allevamenti di animali e le necessarie monocolture sono la maggiore causa della distruzione delle foreste, dello sperpero di energia e acqua potabile e, non ultima, la fame del Terzo mondo.

Il presidente Provinciale (Le) per la Lotta Contro i Tumori Giuseppe Serravezza dice che la società degli oncologi italiani che ha gettato acqua sul fuoco affermando che basta consumare dosi minime di carne rossa per non correre rischi, non hanno competenza in materia, e che spetta invece agli epidemiologici per farlo. E aggiunge che quella della quantità moderata è una sciocchezza, perché tutte le sostanze cancerogene non hanno una soglia minima perché si accumulano nel tempo… i piccoli danni si accumulano e alla fine si scatena il danno grave.

“Da anni e in migliaia di studi ormai si parla delle gravi problematiche legate al consumo di carne, agli allevamenti intensivi, ai problemi ambientali, all’alto contenuto di sostanze tossiche derivanti dall’inquinamento e concentrate in dosi massicce proprio nella carne. Per cui si parla di interferenti endocrini, di “endocrine disruptors” cioè di pesticidi, diserbanti, fungicidi, insetticidi, rodenticidi, fitoregolatori, nitrosamine, diossina, etc. LE DIOSSINE in particolare sono liposolubili, si accumulano e rimangono nei tessuti. L’uomo non può eliminarle, la donna le trasferisce al bambino. Oltre il 90% di esse penetrano nell’organismo tramite: LATTE e derivati, CARNE e PESCE”. (Dr. Maurizio Contem Pediatra).  

Interessanti sono anche le dichiarazioni dell’oncologo Prof. Umberto Veronesi che così si esprime: “La carne è cancerogena. Tutte le persone che consumano prodotti animali si espongono ad un rischio maggiore di contrarre diversi tipi di patologie. Corrono mediamente il 30% di rischio in più di contrarre vari <http://italia-notizie.it/quali-i-tumori-diffusi-in-italia/> tipi di tumori. Le riviste medico scientifiche più accreditate sono sul libro paga delle multinazionali farmaceutiche e pubblicano solo ciò che è consentito loro di pubblicare o ciò che è imposto loro dalle suddette multinazionali. Molti medici e ricercatori sono coscienti degli effetti dannosi del consumo della carne, ma hanno le mani legate. Io che sono uno scienziato di fama internazionale posso prendermi il lusso di fare queste dichiarazioni, se lo facessero loro molto probabilmente non lavorerebbero più. L’industria alimentare e le multinazionali farmaceutiche viaggiano di pari passo, l’una ha bisogno dell’altro e queste due entità insieme generano introiti circa venti volte superiori a tutte le industrie petrolifere del globo messe insieme, potete dunque capire che gli interessi economici sono alla base di questa disinformazione. Ogni malato di cancro negli Stati Uniti fa guadagnare circa 250.000 dollari a suddette multinazionali, capirete che questa disinformazione è voluta ed è volta a farvi ammalare per poi curarvi”.

 

di Franco Libero Manco

proud to be vegan

 

Il sistema di vita vegan è destinato a tutti ma non è per tutti: è per gente volitiva, dotata di auto discernimento, capace di anteporre il rispetto dell’”altro” ai piaceri personali e superare arcaiche concezioni; è per gente evoluta nella coscienza, lungimirante nelle aspettative, avveduta nei propositi, responsabile verso se stessi e il suo contesto sociale, sensibile alla sofferenza degli uomini come degli animali,  aperta all’innovazione dello spirito umano.

 

Nel sistema vegan gli antichi precetti “Non ammazzare”, “Non fare ad altri ciò che non vorresti ti fosse fatto e “Ama il prossimo tuo come te stesso”, si ampliano fino ad includere ogni essere senziente. Le nostre motivazioni non sono emotive; non ci interessiamo di tutela della natura per un tornaconto ecologico: è la speranza del mondo a venire che ci porta ad essere vegan; è la volontà di non essere complici dello sfruttamento, della tirannia e del massacro giornaliero di milioni di animali.

Essere vegan non è una scelta di comodo, non è una dieta alimentare, non è una moda, non è mero interesse personale per conservare o recuperare la salute: il benessere che ne consegue è la conseguenza della nostra scelta giusta, armonica e positiva.

La persona vegan ha una visione più ampia della vita, una maggiore sensibilità, un’etica più vasta e profonda perché estende la sua  compassione dall’uomo a tutte le creature: è apertura all’amore e al rispetto della vita in tutte le sue manifestazioni; la sua dimensione spirituale supera ogni schematismo religioso e si apre sfericamente ad ogni dottrina che considera come a tessere dello stesso grande mosaico della Vita.

 

Essere vegan non è un punto di partenza ma di arrivo della coscienza umana protesa verso il bene collettivo: è una nuova visione della Vita: è l’anello mancante tra l’uomo arcaico e l’uomo universalista. E’ la scienza del cuore; è la cultura della ragione critica positiva della vera conoscenza che valorizza e integra le differenze formali e sostanziali dello scenario naturale; è la visione che supera ogni parzialismo e integra in modo armonico ogni dottrina, ogni religione e filosofia che per sua essenza è al servizio del Bene e della Vita: è il seme  gettato dai Grandi della terra che in noi trova terreno fertile e germoglia: è la logica evoluzione dell’umanità in cammino verso la pace tra gli uomini e la creazione; è la sola realtà possibile per un’umanità sempre più numerosa; è la volontà di superare la visione antropocentrica e incarnare la vitale dimensione del Biocentrismo; è la consapevolezza di poter essere artefici del proprio bene fisico, mentale e spirituale.

 

Qualunque filosofia, dottrina, religione che non contempli un traguardo vegan è destinata inevitabilmente e perennemente a fallire, perché

sintomatologica, cioè incapace di neutralizzare le cause dei grandi problemi umani.

Essere vegan non è solo uno stile di vita: è la soluzione dei problemi. Nei nostri ideali c’è il germe di un’umanità migliore attraverso una nuova cultura critica e costruttiva ed una nuova coscienza umana più giusta e solidale: strumenti imprescindibili per superare i grandi problemi che da sempre attanagliano il genere umano: l’ignoranza e la mancanza di compassione da cui derivano tutte le ingiustizie e tutte le sofferenze umane.

 

 

La nostra filosofia di vita nella sua essenza è causale, cioè mira ad intervenire sulle cause che determinano i problemi non sugli effetti, che tutti risiedono non nei sistemi ma all’interno dell’uomo, nella sua coscienza e nella sua mente: il sistema vegan non mira a modificare i

sistemi, ma a rigenerare l’uomo che li fa e li gestisce.

I grandi problemi (la violenza in tutte le sue manifestazioni, le malattie, la povertà e ora l’inquinamento in tutte le sue implicazioni) attribuibili alla mancanza di sensibilità umana e del senso critico, trovano risoluzione nella bioscienza e nell’etica universale del veganesimo.

L’ignoranza, dalla quale derivano paura, sottomissione, mancanza di autodeterminazione e di senso critico (piedistallo di ogni tirannia),

raggiro, incapacità di analisi sulle cause dei problemi, propensione a delegare altri a tutelare i propri diritti e i propri interessi, malattie,

sofferenza, violenza, guerra, è per noi superabile attraverso l’impegno personale verso la vera conoscenza nella volontà di non delegare altri il proprio bene fisico, mentale, emozionale e spirituale.

La violenza, in tutte le sue manifestazioni ed effetti. è superabile attraverso l’educazione delle masse al rifiuto del predominio in senso lato, la valorizzazione ed il rispetto del “piccolo”, del diverso fisicamente, attraverso l’empatia, la condivisione, l’amore per ogni essere vivente che interagisce con l’umano: il rifiuto di sfruttare, assoggettare, mangiare la carne di un animale per non nuocere ad un essere diverso della nostra specie non può mai indurre l’uomo a nuocere al proprio simile.

Dalla mancanza di compassione deriva l’atrofizzazione dell’animo umano che lo rende incapace di condividere le esigenze vitali dell’altro e lo inclina ad ogni ingiustizia e delitto. La dimensione vegan, attenta al bene di ogni creatura non può che essere aperta al bene integrale anche dell’uomo. Nella valorizzazione del “piccolo” sta il segreto della rigenerazione umana. Il bambino educato a rispettare il filo d’erba non può non rispettare l’albero.

Educato a rispettare la sardina non può non rispettare la balena. Educato a rispettare l’insetto non può non rispettare l’aquila. Educato a rispettare il soldato semplice non può non rispettare il generale.

La malattia, con tutte le sue conseguenze di sofferenza e dispendio di risorse fisiche ed economiche, è superabile attraverso la giusta

alimentazione vegan stabilita per noi umani da madre natura: l’eccellente salute dei vegani conferma questo postulato.

L’inquinamento: l’industria della carne produce più inquinamento di ogni altro settore produttivo: il sistema vegan è la componente fondamentale per disinquinare la terra.

Nel sistema vegan ogni popolo ed ogni essere vivente è per noi membra del nostro stesso organismo; la povertà, le malattie e la fame nel mondo, come conseguenza dell’ingiusta gestione delle risorse naturali, trovano soluzione nel sostegno dei meccanismi improntati alla valorizzazione delle biodiversità geografiche.

La persona vegan è il prototipo della nuova umanità, per questo chiunque si identifichi in tale scienza di vita ha il dovere di essere di esempio in ogni circostanza ed in ogni proposito.

     Gli animali in natura fanno pasti monotrofici, cioè generalmente mangiano un solo tipo di alimento per pasto. Così dovrebbe essere anche per l’essere umano, o al limite consumare due o tre differenti alimenti tra loro compatibili per tempi di digestione, per evitare fermentazione e difficoltà digestive. Più un pasto è semplice più è facilmente digeribile. Un pasto mal combinato può sostare nello stomaco fino a 8 ore e oltre 70 nell’intestino e generare pesantezza, sonnolenza, torpore: tipici sintomi di fatica digestiva. Anche se non sempre è agevole abbinare gli alimenti, il giusto abbinamento sarebbe auspicabile per una corretta assimilazione e digestione degli alimenti.

 

Classificazione dei principali alimenti:

proteine: noci, cereali, arachidi, legumi secchi…

amidi: cereali, legumi secchi, patate, topinambur…

grassi: olio, noci…

verdura: ortaggi vari;

frutta dolce: fichi, uva, cachi, banane…

frutta semi acida: mele, pere, pesche, albicocche, prugne, ciliegie…

frutta acida: arance, pompelmi, limoni, fragole, pomodori…

Si combinano bene con…

- le verdure si combinano bene con gli amidi, i grassi e le proteine.

- gli amidi si combinano bene solo con verdure e oli biologici, si combinano

male con cibi acidi, zuccheri e proteine.

- le proteine si combinano bene solo con le verdure.

- la frutta va consumata preferibilmente da sola e lontana dai pasti: la grande quantità di acqua contenuta diluisce i succhi gastrici e produce fermentazione del bolo alimentare. Meloni e angurie sono da consumare lontani dai pasti. Il gelato o dessert in genere consumati a fine pasto causano disturbi alla digestione.

Sequenza degli alimenti nei pasti

E’ bene iniziare il pasto con gli alimenti più semplici e terminare con quelli più concentrati. Gli alimenti semplici sono quelli ad alto contenuto di acqua, come le verdure.

Mangiare solo se c’è la vera fame, mai per abitudine, e variare il tipo di alimenti. Bere meno possibile durante i pasti per evitare la diluizione dei succhi gastrici. Non bere un quarto d’ora prima e un quarto d’ora dopo i pasti.

Le spezie irritano l’organismo e alterano il gusto, aumentano la falsa fame, generano tossine.

Il sale da cucina è un sale inorganico quindi inassimilabile dal nostro organismo. E’ nocivo e quindi viene eliminato per via renale o attraverso i pori della pelle. Provoca edema, ritarda la digestione, intralcia l’escrezione, provoca idropisia.

Cosa succede quando non si abbinano bene gli alimenti:

-         Prolungamento della digestione nello stomaco fino a 8 ore e fino

a 70 nell’intestino.

-         Fermentazione e putrefazione del cibo ingerito.

-         Scomposizione incompleta del cibo.

-         Produzione esagerata di scorie tossiche; assimilazione solo

parziale dei nutrienti; spreco di energia vitale.

-         Sviluppo di disturbi e malesseri.

Cosa succede se si abbinano bene gli alimenti:

-         Completa e veloce disgregazione, assimilazione ed utilizzo dei

nutrienti.

-         Aumento del benessere psicofisico.

-         Maggiore efficienza ed energia.

-           Maggiore rafforzamento delle difese immunitarie.

-         Minore produzione di tossine.

-         Raggiungimento e mantenimento del proprio peso forma.

Combinazione degli alimenti

La mancata combinazione degli alimenti è spesso la causa di molte allergie.

Gli acidi, di qualunque genere, inibiscono la secrezione del succo gastrico.

L’acido contenuto nei pomodori interferisce nella digestione sia delle

proteine sia degli amidi.

Gli amidi hanno bisogno di un ambiente alcalino, le proteine di uno acido.

Gli amidi dovrebbero essere mangiati a pranzo, le proteine a cena.

Gli zuccheri insieme alle proteine ostacolano la digestione di queste

ultime.

Gli zuccheri passano direttamente dallo stomaco nell’intestino.

Caramelle, marmellate, gelatine, zuccheri, sciroppi, pastarelle, pane, cereali, patate ecc. producono fermentazione.

L’aceto sospende la digestione salivare.

COMBINAZIONI ALIMENTARI

PROTEINE:

raccomandato con verdure;

da evitare con amidacei e frutta.

AMIDACEI:

raccomandato con verdure;

da evitare con proteine e frutta.

VERDURE:

raccomandato con proteine e amidacei;

da evitare con frutta dolce, frutta semi acida e frutta acida.

(Frutta dolce: datteri, cachì, banane, prugne, ciliege ecc.)

(Frutta semi acida: fichi, uva, mele, pere, pesche, ciliegie, prugne ecc.)

(Frutta acida: arance, ananas, fragole, ecc.)

FRUTTA dolce:

da evitare con proteine, verdure, amidacei, frutta acida, tollerabile con

frutta semi acida.

FRUTTA semi acida:

da evitare con verdure, tollerabile con altra frutta acida.

FRUTTA acida:

da evitare con amidacei, verdure, frutta dolce, tollerabile con frutta semi acida.

QUELLO CHE I NUTRIZIONISTI TELEVISIVI NON DICONO SUL PESCE
 

 

Secondo una prassi ormai consolidata, quando in televisione si parla di alimentazione i nutrizionisti dicono ciò che la gente vuol sentirsi dire, celando volutamente gli aspetti negativi di certi prodotti che infastidirebbe un pubblico che vuole avere buone notizie sulla sua cattiva condotta e che probabilmente cambierebbe programma. Non v’è rubrica di cucina in cui non si raccomanda di consumare il pesce almeno due volte a settimana per garantire al nostro organismo il famigerato Omega 3. Ma i nutrizionisti dimenticano di dire che:

- solo alcuni tipi di pesce contengono modeste quantità di Omega 3 e solo se i pesci sono selvatici e si nutrono di pesci che a loro volta mangiano alghe da dove traggono l’Omega 3;

- se fosse necessario consumare pesce per assicurarsi l’Omega 3, coloro che non ne fanno uso, come i vegani, dovrebbero accusare carenze, invece godono ottima salute dal momento l’Omega 3 nel mondo vegetale è molto più abbondantemente del mondo animale (vedi tabella);

- il pesce è sostanza altamente putrescibile e un alimento è tanto meno ricco di nutrienti quanto più rapido è il suo processo di putrefazione: basta lasciarlo per qualche tempo fuori dal frigo per rendersi conto del fetore, che serve proprio a tenerci lontani da certi prodotti;

- i pesci contengono grassi saturi in quantità maggiore della stessa carne e fa ingrassare allo stesso modo della carne di maiale;

- il pesce spesso contiene mercurio, piombo, cadmio, inquinanti dei rifiuti industriali;

- le immense quantità di mercurio che le industrie scaricano nel mare (circa 10.000 tonnellate all’anno) passa facilmente dal pesce nell’organismo umano.

E’ utile ricordare la strage di Minamota (Giappone) del 1952 nella quale morirono 77 persone ed altre 360 rimasero invalide per aver mangiato pesce ricco di mercurio;

- il mercurio, secondo la Food and Drug Administration, contenuto nel grasso può causare malformazione nei neonati, danni renali, deficienza mentale, cancro;

- il pesce contiene molto colesterolo: gamberi e crostacei ne contengono quasi il doppio rispetto alla carne di manzo;

- il pesce per motivi di sicurezza e gusto deve essere cotto, e la cottura denatura gli Omega 3, oltre ad inattivare gli enzimi digestivi;

- il pesce da allevamento contiene residui chimici da farmaci somministrati agli animali per immunizzarli alla malattie e farli crescere più rapidamente possibile, e spesso contiene istamina, un aminoacido che provoca fenomeni allergici;

- il 70% del pesce consumato viene dall’estero e il 40% da allevamento: in Italia si contano circa mille allevamenti di acquicoltura;

- il pesce è carne grassa e i grassi sottoposti a cottura perdono il loro enzima lipase, indispensabile per una loro parziale digetione-assimilazione;

- i pesci sono ricchi di purine (sostanze azotate che fanno aumentare i livelli di acidi urici nel sangue) e di metalli pesanti;

- ma oltre al mercurio deve preoccupare la presenza, nelle cozze, nelle ostriche e nei crostacei, di cadmio e piombo, abbondantemente presenti negli scarichi industriali. Il pesce può anche trasmettere all’uomo la salmonella, larve di tenia e di ascaridi, né la cottura è sufficiente a scongiurare i pericoli in tal senso. Alcuni molluschi possono trasmettere l’epatite virale ed altre malattie infettive. Inoltre in diversi pesci sono state riscontrate anche rilevanti quantità di pesticidi;

- la morte del pesce è tra le più orribili, in qualunque modo avvenga: le convulsioni dell’animale che disperatamente cerca di riconquistare il suo ambiente vitale, sono la più palese manifestazione di dolore;

- tra pochi decenni non ci sarà più pesce nei mari e l’umanità sarà costretta ad attingere al benefico Omega 3 del mondo vegetale;

- mentre la dannosità della carne degli animali terricoli viene riconosciuta anche dagli stessi allevatori e macellai, la dannosità del pesce viene celata per motivi puramente commerciali, per ignoranza o malafede dagli stessi nutrizionisti;

- nel pesce, come in tutti gli animali uccisi violentemente dall’uomo e poi mangiati, vi è il terrore, l’angoscia, la paura dell’animale accumulata durante la sua cattura e la sua uccisione: più e lunga e dolorosa la morte di un animale più è pregna di vibrazioni dannose per chi se ne nutre;

- alcuni animali marini dotati di zampe quando vengono immersi ancora vivi nell’acqua bollente che entra in ogni cavità dell’animale, oppure arrostiti sulla piastra, schizzano via come saette. Sembra che le aragoste siano prive degli analgesici naturali dei mammiferi e quindi che siano ancora più di noi sensibili al dolore;

- per 10 kg di spigole di allevamento occorre sacrificare 100 kg di sardine catturate in mare. Ogni 10 pesci catturati 8 vengono ributtati in mare, morti o agonizzanti, ritenuti non commestibili;

- eticamente è molto più grave consumare pesce che carne di animali terricoli. Mentre con la carne di una mucca o di un maiale si possono nutrire centinaia di individui per il pesce è necessario sacrificare molti animali, e il valore di un animale non è in base alla sua dimensione corporea;

- la pesca sportiva è un vero e proprio passatempo per gente stupida, insensibile e crudele. L’amo che viene estratto dalla bocca del pesce che si contorce dallo spasimo, e che lacera anche parte della testa, è paragonabile ad un arpione conficcato nella bocca di un uomo che viene brutalmente

estratto fracassandogli le mandibole, la fronte ed il cervello per poi somministrargli con un pò d’acqua pochi grammi di ossigeno per prolungare il più possibile la sua vita e quindi la sua agonia.

Se noi umani potessimo udire il grido di dolore dei pesci agonizzanti nelle reti un uragano di terrore coprirebbe la faccia della terra e nessuno più oserebbe uccidere o mangiare le creature del mare.

Presenza di Omega 3 (mg/100) nei vegetali

Olio di semi di lino: 66

Semi di lino: 32

Olio di canapa: 18

Olio di noce: 14

Soia cotta: 11

Olio di soia: 7,60

Noce: 6,50

Germe di grano: 5,40

Semi di zucca: 5

Latte di soia: 4

Fagioli di soia secchi: 1,3

Olio ex. verg. d’oliva: 1

Mandorle: 0,3

Nocciole: 0,1

I Pesci più ricchi di Omega 3 e più consumati (mg/100)

Sardine fresche: 4

Anguilla: 3,56

Tonno fresco: 2,95

Aringa: 2,1

Salmone: 2

Spigola: 1,26

Storione: 1

Aragosta: 0,7

Orata: 0,67

Sgombro: 0,54

Sogliola: 0,54

Calamaro: 0,4

Giovedì 11 giugno, nella sala Santa Maria in Aquiro, presso il Senato della Repubblica si è tenuto il Convegno Ambiente, Alimentazione, Salute e Benessere organizzato da Forza Italia e l'Unione degli Osteopati Italiani. 

Il convegno, condotto dal Senatore Domenico Scilipoti Isgrò, ha riunito relatori e partecipanti di spicco, da sempre impegnati nella promozione delle buone prassi in materia di salute, benessere, alimentazione ed ambiente.

È stato un invito a riflettere ma anche un richiamo alle armi per combattere pratiche e leggi che non tutelano abbastanza i cittadini e l'ambiente. Tanto più, il convegno si è concluso con la formazione di un gruppo di lavoro che vuole richiamare l'attenzione pubblica e politica sulle tematiche discusse. 

Il discorso di apertura è stato di Salvatore Oliverio, rappresentante dell'Unione Osteopati Italiani. Oliverio ha esposto alcuni principi generali sulle cure olistiche, sull'alimentazione e sul funzionamento del metabolismo umano. La sua presentazione è stata rafforzata da quella di sua figlia, Nausicaa Oliverio che ha presentato l'attività degli osteopati, come supporto alle cure tradizionali o come una medicina alternativa volta al ripristino dello stato di equilibrio psicofisico.

Ci sono stati anche alcuni interventi di Luca Sardella, il giornalista Rai con il pollice verde, che ci ha ricordato che non basta essere approssimativi nella scelta degli alimenti sani, ma ben informati, in quanto al giorno d’oggi è molto facile farsi confondere dalle informazioni contrastanti che girano in rete.

In seguito l’Avv. Angela Violi, di Reggio Calabria, ha parlato delle battaglie legali ambientaliste e in particolar modo della battaglia vinta contro la costruzione di una centrale a carbone a Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria.

Silvia Laudoni, del centro benessere Olisticamente, ha tenuto una presentazione sull’antica medicina ayurveda e sui benefici che essa porta.

La Dott.ssa Francesca Ferri, ricercatrice e fondatrice di EffeggiLab, ha illustrato i benefici per la salute della fitomelatonina, assunta come integratore alimentare e non solo. Nel suo discorso la dott.ssa ha voluto porre l’accento anche sull’industria della cosmetica e della cura per il corpo, un’industria in cui sono usati molti ingredienti tossici senza controllo. Inoltre un campo dove la legislatura attuale è carente di norme di tutela.

La Dott.ssa Rosangela M. A. de Bassi, dell’Università Federal do Paranà, del Brasile ha trattato l’argomento dell’inquinamento dell’acqua ed ha raccontato alcune particolarità sulla lotta brasiliana contro il disboscamento e l’inquinamento delle acque.

In seguito il Prof. Dott. Giuseppe Forte ci ha parlato di nutraceutica e di nutrigenomica. Un campo di ricerca che unisce e integra due dimensioni della terapia medica: la nutrizione e la farmacologiadefinendo un nutriente da utilizzare, per prevenire e curare le malattie. Ricerca mirata ad offrire soluzioni terapeutiche innovative, soprattutto nella prevenzione e nelle fasi iniziali di malattia.

La Dott.ssa Iolanda Baldino ha presentato una relazione sul quadro legislativo e giurisprudenziale, italiano ed europeo, in materia di ambiente, salute ed alimentazione. Una relazione che fa riflettere su quanta strada c’è ancora da percorrere per salvaguardare la salute dei cittadini.

L’Arch. Matteo Sernesi ha tirato un campanello di allarme sui materiali utilizzati nella costruzione degli edifici e delle abitazioni. Un campo tutto da rivoluzionare nel camino verso un futuro ecosostenibile.

In chiusura, il maestro reiki Giuseppe Zanella,  persona portata a qualunque ricerca scientifica e paranormale, sensitivo, telepatico e tant’altro, ha ricordato a tutti i presenti in aula che la vita può essere molto di più di quel che la società contemporanea percepisce  essa sia. 

Il convegno si è concluso evidenziando la consapevolezza che tra di noi ci sono esseri superiori, in diretto contatto con la divinità e che il nostro destino è molto di più del semplice vivere, ma è un continuo evolversi, ricercando stati di coscienza migliori per avvicinarsi all’energia divina e creatrice.

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