L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

Health (137)

BILL GATES BATTE CASSA PRESSO I BILANCI PUBBLICI ?

Perché non vuole rischiare nulla nella produzione di un vaccino?

Ma se l'industria farmaceutica-biotech ha bisogno di sovvenzioni pubbliche «per mettersi subito al lavoro», in quanto non vogliono assumersi rischi economici, perché non portarle sotto controllo pubblico, nazionalizzandole?

Perché non ricondurre la ricerca scientifica sotto il controllo dello Stato, se è lo Stato in ogni caso ad assumersi i costi e i rischi correlati, pagando i danni "collaterali" alla popolazione?

Soprattutto se il diritto alla Salute è prevalente su quello del profitto.

E se vogliamo essere curati e non abbandonati per mancanza di ricerca e farmaci (es. estratti di Cannabis) o sottoposti ad assunzione forzata di farmaci con dipendenze e controindicazioni.

E magari a vaccinazioni rischiose...

Le industrie vogliono prolungare il tempo dei brevetti a tutela dei profitti, contro l'esigenza della scienza e della salute. Non abbiamo altra strada…

La circolare militare - È ormai da alcuni giorni che ci imbattiamo in anticipazioni mediatiche inerenti la possibilità di qualche progresso nella ricerca terapeutica di questa pandemia. Tra queste   è stata inserita in rete telematica una circolare sull’ argomento, con intestazione della Infermeria Presidiaria dei Carabinieri Paracadutisti, “Tuscania”, con sede a Livorno. Si tratta della copia del documento in tema di coronavirus che si presume trasmesso in ambito militare al personale di stanza nello stesso Presidio.

In questo si raccomanda di non assumere ai minimi sintomi di malattia, i farmaci antinfiammatori che vengono elencati, in quanto sarebbero contro indicati; mentre a titolo di precauzione, viene raccomandato di preferire la tachipirina.

Lo stesso documento prosegue con consigli e raccomandazioni agli Enti in indirizzo (cancellati nella copia disponibile) informando i destinatari per meglio affrontare i pericoli della pandemia. Si tratta evidentemente dei militari che in questo periodo sono esposti in prima linea per porre i cittadini nelle migliori condizioni di sicurezza operativa, in caso di necessità.

Sulla circolare si legge anche tra le raccomandazioni, il consiglio di assumere ogni giorno uno o due grammi di vitamina C che stimola l’attivazione del sistema immunitario.

Il medesimo consiglio viene dato per la vitamina D nei dosaggi indicati, in quanto questa vitamina mitiga il processo infiammatorio alla base della malattia da Covid-19.

 

Il pregiudizio come prova - Mentre da parte della Infermeria Presidiaria tutto tace, si leggono “on line” a commento del documento in questione, le opinioni degli immancabili contro interessati all’uso delle menzionate vitamine. Questi infatti affermano che il documento è falso, ma non perché le firme degli ufficiali che lo hanno sottoscritto siano altrettanto false così come falsa, l’intestazione e il protocollo che l’Ente avrebbe apposto, prima della divulgazione. Le loro deduzioni sono infatti basate sul fatto che il documento sarebbe falso in quanto a loro stesso avviso, la vitamina C e la vitamina D non comportano alcun beneficio al sistema immunitario e quindi, la circolare, è una “fake news”.

La apodittica dimostrazione della non autenticità del documento circola  on line, appunto anche con l’apposizione di una sorta di timbro, ieri con: “Fake news “ e oggi “Notizie false”.

Chi smentisce così categoricamente la  circolare militare che potrebbe portare, un beneficio anche alla popolazione civile fortificando il sistema immunitario con le due vitamine, non si cura però, di informarsi alla fonte  della sua autenticità né sull’importanza di questi semplici e innocui rimedi; rimedi per chi non dispone di alcuna alternativa di cura, ossia , per tutti noi, contestatori compresi.

 

 

L’ esame del documento - Nessuno ha la bacchetta magica, ma osservando il documento si può anche meglio capire perché l’ Ente militare non risponde alle provocazioni che si leggono in rete. Le due firme apposte a margine e a chiusura del l’ atto, sono quelle dell’ Ufficiale medico proponente e del responsabile della Infermeria Presidiaria tipiche della copia in minuta.

La circolare ufficiale sarà invece firmata solo da quest’ ultimo  con l’ apposizione del relativo timbro personale, nonché di quello tondo dello Stato.

Il documento in rete non è quindi un atto ufficiale per cui è molto probabile che l’ Ente non risponda alle provocazione di “Face news”, attribuita soprattutto al contenuto, in quanto il consiglio di assumere la vitamina C e la vitamina D non è stato gradito dai contestatori.

 

 

Anche la trippa alla romana

Se poi si vuole dimostrare la nocività della vitamina C e della vitamina D riferendosi però, ad una dose eccessiva fino alla tossicità, allora è evidente, così come per ogni altra sostanza, che l’eccesso porta sempre ad un risultato tossico.

Possiamo però aggiungere che qualsiasi sostanza, anche la più innocua presa in eccesso, determina uno stato patologico. Ne è esempio l’alcol nelle sue varie espressioni enologiche, il sale da cucina e persino l’acqua potabile che se assunta in quantità eccessiva diviene tossica e può condurre alla morte. Persino la trippa alla romana che è   una vera delizia,   se mangiata fino al’ indigestione potrebbe portare all’ ultima cena. Affermare quindi che la vitamina C e la vitamina D sono nocive, autorizza ad dire che anche tutte le sostanze alimentari di questo mondo se ingerite in quantità eccessiva arrivano allo stesso risultato. In questo particolare momento di generale confusione sulle   altalenanti notizie di falsità o di autenticità della circolare, non si deve sottovalutare che l’ interesse della collettività in questa tragica circostanza ha il valore insuperabile della nostra stessa salute e di quella dei nostri cari.

 
 Luc Montagnier

In una recente intervista apparsa in alcuni giornali ancora reperibili on line, qualche settimana fa  il Premio Nobel per la medicina, Luc Montagnier si è chiaramente espresso in modo contrario alle apodittiche affermazioni contro le due vitamine dichiarandosi invece convinto dell’apporto positivo al sistema immunitario della vitamina C e della vitamina D contro il coronavirus.

E allora da parte dei contestatori, tante “…...”  per nulla.

25 marzo  - Il magma mediatico in cui, nostro malgrado, ci siamo trovati immersi negli ultimi mesi, sembra avere imboccato univocamente la deriva dell’informazione da terrorismo psicologico.

Per nulla facile distaccarsi da un meccanismo che ha condensato nella logorroica locuzione “RESTATE A CASA” quasi l’unico antidoto al momento consentito al Coronavirus, prontamente ribattezzato CoVid 19.

Pericoloso e letale, non già per la sua diffusione patologica ma soprattutto per quella mediatica e percettiva che ne consegue, l’eufemistico virus, ha già provocato danni inestimabili.

Mentre la nazione si paralizza nello slancio emotivo di salvaguardare la propria e l’altrui incolumità senza garanzia alcuna se non l’imposizione dall’Alto, le Istituzioni sembrano aver rinunciato a qualunque forma di tutela, ad ampio spettro, della pubblica salute.

Già, perché le manovre politiche degli ultimi anni, i cosiddetti “tagli alla sanità” voluti dai nostri imparentati d’Oltralpe che ora, con molta umiltà, ci hanno sbattuto le porte in faccia, non sono certo stati fatti in funzione di un’epidemia annunciata ma di una logica sovrannazionale che tende a privilegiare sempre chi sta meglio.

E, per stringere ulteriormente il cerchio, si sottoscrive un, non meglio identificato, “Patto per la Scienza” che vede tra gli attori fondatori nientemeno che Grillo, fondatore e tuttora garante del Movimento 5 Stelle, il virologo del momento Roberto Burioni, la cui figura non sembra essere mai stata particolarmente gradita ai 5 Stelle e al loro leader, a sua volta, piuttosto noto per le sue precedenti idee antivaccinistiche.

Ma di certi ribaltamenti improvvisi solo la politica è capace!

“Nobile intenzione” del fantomatico Patto che vanta, tra le altre, anche la firma del premier Renzi, sarebbe quella di definire la Scienza “valore dell’umanità” e salvaguardare essa stessa da qualunque forma di pseudoscienza.

Che, ormai, non tanto alle cose scontate, quanto piuttosto a quelle banali e infondate siamo abituati è sicuramente un dato di fatto!

Che, così posta la questione, di fronte a tale ovvietà cosa si potrebbe obiettare?

Eppure sembra tuttavia lecito porsi qualche domanda.

In che modo e secondo quale prassi stabilire cosa sia Scienza e cosa pseudo tale?

E, soprattutto, il valore Etico della Scienza non dovrebbe esulare da Qualunque forma di collaborazione politica?

Non sarà mai che ci stia sfuggendo qualche passaggio (forse troppo rapido!) proprio in momenti in cui un certo panico di massa ci sta rivelando uomini, prima ancora che cittadini, vulnerabilissimi e più influenzabili e gestibili che mai?!

Forse mentre quei morti, quelle morti rievocano scenari che credevamo sepolti sotto un cimitero di ideologie che hanno fatto buona parte del secolo appena trascorso, la burocrazia e la diplomazia si stanno giocando la partita a tavolino.

E, mentre quei morti chiedono pietà a trionfare, ancora una volta, è l’empietà.

E, sempre per rimanere nell’ambito di quei ribaltamenti della politica, tanto cari alla storia, gli aiuti alla povera Italia, ancora in nome di quell’“Amore”di cui sembriamo aver perso il senso ultimo e primo, sono arrivati nientemeno che dalla Cina, da Cuba e dalla Russia. “Con Amore”, appunto.

Quali sono quindi oggi i regimi dittatoriali e quali quelli liberal democratici?

Non si sta forse tentando di mettere a tacere tutte quelle voci non allineate prima ancora di valutarne la potenziale valenza oggettiva solo per favorire una “soluzione” rispetto ad un’altra già a priori considerata meno accreditata?

Potere e Consenso, che esso sia democratico o coercitivo poco importa.

Il Paese che si vanta di essere la culla del diritto, oggi può affermare, con ampio margine di verità, di riuscire a garantire quel diritto, primo forse fra tutti quelli umani, che è il diritto alla salute?

Eppure l’art. 32 della nostra Costituzione recita proprio questo.

Saremo incostituzionali solo perché abbandoniamo le nostre case qualche volta in più rispetto a quello che ci è consentito dalla Legge e, dal tanto auspicato buon senso (civico?) o anche per qualcos’Altro?

Le epidemie, da sempre, hanno il loro correlativo oggettivo nell’ordine.

A che cosa sia finalizzato e quali scopi persegue questo ordine, oggi, davvero non ci è dato saperlo!

In questi giorni di isteria collettiva dovuta all’irrompere nel nostro Paese dell’epidemia da Coronavirus Covid-19 è utile fare alcune riflessioni, anche di tipo economico e sociale.

Innanzi tutto stiamo toccando con mano l’importanza fondamentale, e non serviva certo una pandemia globale per farcelo comprendere così chiaramente, del Servizio Sanitario pubblico, gratuito e per tutti.

Secondo uno studio della fondazione Gimbe, che si occupa tra le altre cose anche di diffondere informazioni in ambito sanitario, il Servizio Sanitario Nazionale Italiano ha subito nell’ultimo decennio pesanti tagli per un ammontare di 37 miliardi di euro a vantaggio naturalmente del settore privato.

Sempre in questi ultimi dieci anni abbiamo assistito in ogni regione di questo Paese, quindi sia in quelle governate dal centro destra che in quelle amministrate dal centro sinistra, a una continua e colpevole riduzione dei posti letto, spesso un vero e proprio dimezzamento, con relativa premiazione di manager e direttori sanitari di ospedali e aziende sanitarie locali che tagliavano costi eliminando servizi alla salute fondamentali per una popolazione che, non dimentichiamolo, è tra le più anziane in Europa e che quindi non poteva assolutamente permettersi tale diminuzione dei posti letto.

A tale proposito basti osservare quel che sta accadendo in Lombardia, la regione più colpita da questa epidemia, ove fino a poche settimane fa si esaltava il servizio sanitario “modello Lombardia” e che ora, dopo essersi colpevolmente sbilanciato verso il settore privato, con relativo corollario di malaffare, potere e denaro, è entrato in crisi con l’irrompere del virus Covid19. Un modello che era quello dell’ex presidente della regione Formigoni, quello che indossava bizzarre giacche con colori sgargianti e che è stato condannato in via definitiva a 5 anni e 10 mesi (di cui solo 5 mesi scontati in carcere e ora  in detenzione domiciliare ndr) per associazione a delinquere e corruzione per essersi appropriato di 6,6 milioni di euro in cambio di almeno 200 milioni dirottati dalle casse della sanità regionale verso le cliniche e gli istituti di cura privati come il San Raffaele e la Maugeri. Effetto di questo sistema perverso è stato il continuo depauperamento dei posti letto pubblici fino a oltre la metà e questo è uno dei motivi di estrema debolezza della sanità lombarda di fronte all’eccezionale emergenza virus.

Adesso in piena emergenza sanitaria, dovuta al diffondersi dell’epidemia da CoronaVirus Covid19 e al conseguente fortissimo stress che sta subendo l’intero nostro prezioso Servizio Sanitario Pubblico, che non dimentichiamolo si basa sull’art. 32 della Costituzione che recita: La repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti…, mi chiedo come sia possibile che nessuno comprenda e denunci lo stretto legame con la modifica, a mio parere criminale, dell’art. 81 della Costituzione, che introdusse il principio del pareggio di bilancio nel 2012, Governo Monti, con una votazione a favore di oltre i due terzi del Parlamento, quindi senza esigenza alcuna di approvazione tramite referendum popolare?

In momenti come questi si comprende che lo Stato può, anzi deve avere, in determinate circostanze e non solo di grave emergenza sanitaria, il bilancio in perdita, perché non è un’azienda o una famiglia, non è solo un ente di produzione, ma anche e soprattutto un ente di erogazione di servizi, come la tutela della salute di tutti.

Ed è inconcepibile anche solo ascoltare alcune ipotesi che finora erano legate esclusivamente alla sanità di guerra, cioè una sanità selettiva, che in condizione di necessità e urgenza dettate dall’emergenza potrebbe giungere alla terribile conclusione di effettuare delle scelte tra i singoli pazienti, arrivando a non curare i più anziani o coloro che hanno meno possibilità di farcela.

Un’altra colpevole incongruenza tutta italiana è il numero chiuso nelle facoltà di Medicina e ora ci si accorge con grave ritardo della mancanza di medici pronti ad affrontare questa pesantissima situazione epidemica, dopo che per anni non si è provveduto a sostituire il personale che andava in pensione sempre nell’ottica perversa di economicità delle strutture sanitarie. Un numero chiuso che ha dirottato tanti nostri studenti che non sono riusciti a superare il test d’ingresso verso università private o addirittura all’estero, Romania e Albania in testa.

Allora alla luce di tutto ciò mi chiedo dov’è la sinistra? Ma intendo quella vera, quella che dovrebbe avere come valori fondanti la solidarietà, l’uguaglianza e la vicinanza agli ultimi, i più deboli, non quella che a parole dice di esserlo, ma poi inesorabilmente segue i dettami economici di stampo neoliberista e vota sempre insieme con la destra.

La forza incontenibile dell’emotività umana sovrasta la nostra ragione anche quando si tratta di salute

 

 

La forza dell’emotività

Come sosteneva il grande filosofo napoletano Giambattista Vico:

“Gli uomini prima sentono senza avvertire, dopo avvertono con animo perturbato e commosso, poi finalmente riflettono con mente pura”

Anche in tema di salute, quando le informazioni arrivano dal giornalista Adriano Panzironi non si sottraggono al pregiudizio dei più, fintanto che le persone avvertono “con animo perturbato” dall’emotività dei messaggi viscerali di certi personaggi per demonizzare chi osa interferire nel dominio della nomenclatura imperante. Ciò avviene anche quando non si intravede all’ orizzonte alcun rimedio farmacologico o vaccinale per sottrarci dalla contaminazione dell’ attuale pandemia che seguita a seminare l’apprensione che tutti quanti avvertiamo.

 

 

Quando il rimedio manca

Era stato già precisato in un nostro articolo precedente che non essendoci ancora nel mondo alcun rimedio farmacologico atto a debellare questa infezione virale, non restava che ricorrere al nostro organismo per trovare all’interno di questo le risorse naturali per contrastare il coronavirus.

Si tratta del più importante sistema di difesa vitale, chiamato “immunitario” che sin dalla nascita l’organismo potenzia in modo naturale, usando mirabilmente le nostre stesse risorse, con un risultato eccellente anche per la predisposizione all’ulteriore autoapprendimento nel corso della vita. Questa prodigiosa dotazione naturale ha lo scopo di far fronte con gli anticorpi che il sistema riesce a creare, agli antigeni, ossia a quelle sostanze organiche ostili, tra cui batteri e virus, che gli stessi anticorpi riconoscono come i “nemici da abbattere”.

Perché ciò avvenga almeno nella maggior parte dei casi, è necessario che il sistema immunitario si mantenga in buona efficienza. Ora, senza entrare nei particolari di funzionamento che qui non interessano, per ogni aggressione infettiva che subiamo il sistema immunitario apporta alle difese organiche le risorse di un vaccino naturale che reagisce con sorprendente rapidità.

 

Il ruolo delle vitamine C e D

Se il sistema è già sbilanciato da altre malattie in atto mentre contribuisce al ripristino dello stato di salute, certamente non è nella migliore condizione di intervenire per quelle successive, essendo le risorse organiche, umanamente limitate.

Gli elementi essenziali all’ottimizzazione delle risorse del sistema immunitario, sono di vario genere più o meno complesse, ma vi sono due elementi di facile somministrazione e di assimilazione senza controindicazioni di sorta, a meno che se ne faccia un abuso.                                Si tratta della vitamina D e della vitamina C anche se da varie fonti si afferma specie per la vitamina C che pur superando di molte volte il fabbisogno, viene eliminata con le scorie organiche, senza effetti collaterali. Per quanto riguarda la vitamina D, generalmente carente nell’organismo, se viene assunta quotidianamente, senza superare i limiti prescritti, questa coadiuva efficacemente, insieme alla vitamina C, il sistema immunitario al ristabilimento delle risorse indebolite.

È attuale una precisazione su Internet estratta da un intervista al Premio Nobel per la medicina, Luc Montagnier, di cui si riporta qui un passaggio.

“Montagnier ha ribadito le sue osservazioni critiche sulle vaccinazioni a oltranza sostenendo che ci sono altre soluzioni per potenziare le capacità del sistema immunitario degli esseri umani. Ad esempio una buona difesa, quindi utile anche contro il coronavirus, si ha assumendo vitamina C e D e in generale prendendo tutto ciò che combatte i processi ossidanti che mandano in crisi il sistema immunitario”.

 

La forza del pregiudizio

 
  Luc Montagnier

Questo stesso argomento era stato portato alla ribalta dell’intrattenimento domenicale                          in TV7  condotto da Giletti dal nome eufemistico “Non è l’ Arena”, in cui i vari personaggi, medici, biologi ed altri ancora, rigorosamente schierati contro Panzironi, erano piuttosto impegnati al linciaggio mediatico più che alla occasione di esprimersi in modo scientifico per l’accertamento della verità sulla salute dei cittadini.

L’attacco non ha risparmiato l’aspetto qui trattato, secondo cui Panzironi si sarebbe permesso di indicare, come detto, la vitamina C e la vitamina D come utili sostanze, senza controindicazioni di sorta; sostanze che potrebbero rafforzare le difese immunitarie contro il coronavirus.

D’altra parte, continuare a rispondere con il pretesto di una domanda mal posta, che la vitamina C e D non combatte il coronavirus, è come affermare il vero mentendo. Infatti le due vitamine non hanno la diretta azione di un farmaco contro il virus ma rafforzano per una serie di azioni indotte il sistema immunitario, l’unico che al momento è in grado di opporsi naturalmente all’aggressione virale.

E allora perché insistere fino al livore, che la vitamina C e la vitamina D non servono a niente contro il coronavirus, privando della corretta informazione chi potrebbe avvalersene?

Ma dal coro delle risposte indirizzate a Panzironi, è sembrato che con una affermazione di questo genere, egli abbia osato sfidare le forze primordiali della natura, rappresentate dalla nomenclatura che attualmente domina l’informazione, la politica e l’ economia del nostro Paese.

 

 

La forza di 160 miliardi di euro

L’ attuale sistema terapeutico nazionale che gestisce tra pubblico e privato, 160 miliardi di euro ogni anno e a cui Panzironi osa opporsi, non intende tollerare le intrusioni di un giornalista senza laurea in medicina e neppure rischiare che questi possa dire cose giuste.

Da come attualmente stanno le cose, si può facilmente prendere atto che di fronte all’impotenza del mondo nel tempo di ricerca di un antidoto farmacologico all’infezione del coronavirus, oltre a non farsi contaminare per diretto contatto, la difesa che resta è quella del sistema immunitario che consente, in mancanza di un farmaco che ancora attendiamo, di riuscire a contrastare efficacemente l’aggressione virale.

È quindi essenziale che il sistema si trovi nella migliore delle condizione per rispondere al virus attraverso i propri anticorpi.

Ma se per migliorare tale possibilità è quanto mai opportuna e provvidenziale la assunzione dell’innocua vitamina C, unitamente alla vitamina D, si lascia ai lettori trovare i giusti termini per definire il comportamento di coloro che, preferiscono criminalizzare Panzironi, piuttosto che concordare con lui sull’ uso indicato delle due vitamine.

Ma quanto giova ai cittadini in attesa di farmaci adatti al coronavirus, sentirsi dire che                   l’ uso delle due vitamine non serve a niente, poiché a sostenerne da lungo tempo l’ utilità è stato un giornalista?

Viene in mente la storiella di quel marito …………………………

Il rimedio specifico da realizzare per il coronavirus sarebbe il vaccino che al momento non esiste mentre i farmaci validi per simili malattie mal si prestano alle cure di questa infezione

 

 

Una strada un po’ in salita

Sembra incredibile che le condizioni di conoscenza sviluppate in un contesto tecnologico mondiale d’avanguardia come il nostro, soprattutto nel campo dei farmaci di sintesi preparati quasi per ogni malattia, non siano in grado di approntare proprio nel momento più urgente e necessario, un farmaco di prevenzione o di cura per l’incombente pandemia che il coronavirus sta scatenando.

Dopo che nelle settimane scorse una ricercatrice italiana è riuscita a isolare il virus responsabile di questa malattia, ora si può parlare della produzione del relativo vaccino. Ma quantunque possa essere prodotto a tempo di record, non potrà essere disponibile se non nel giro di alcuni mesi.

Va infatti ricordato che per la sperimentazione  del vaccino che nasce quasi dal niente, ossia dalla iniziale individuazione del virus, si rende necessaria una trafila di controlli e verifiche. Si tratta di accertamenti sulla risposta  dell’ organismo umano, non solo per l’ efficacia ma anche per gli eventuali effetti collaterali indesiderati. Sono proprio queste fasi preliminari che non si prestano ad essere compresse in un tempo ristretto in quanto è proprio il tempo che garantisce la rispondenza del vaccino o del farmaco di sintesi, allo scopo a cui è destinato.

 

La prevenzione innanzi tutto

Ritornando all’epidemia attualmente in corso, le caratteristiche di questo virus non sembrano molto differenti da quelle dell’influenza, anche se le conseguenze sono assai più severe. Il settore dell’organismo che appare maggiormente colpito è l’apparato respiratorio. Da qui alla bronchite e alla polmonite il passo è breve, tanto che la pericolosità di queste due malattie insieme è tale da aggravare rapidamente lo stato di salute con una percentuale di mortalità che, a fronte di dati finora divulgati, sta superando percentualmente la soglia dell’allarme sociale.

D’altra parte, oltre ai farmaci disponibili per altri tipi di simili malattie che poco si prestano ad essere utilizzati, non ve ne sono altri di nuova composizione da poter essere approntati se non in avvenire, per realizzare rimedi farmacologici diversi da quello del vaccino.

In ogni caso, qualcosa occorre urgentemente per far fronte ad una crisi transnazionale delle dimensioni che sta assumendo il coronavirus.

L’indisponibilità attuale di un farmaco idoneo non significa doversi arrendere agli eventi senza pensare a che cosa ulteriormente potrebbe essere efficace. Infatti, quando si è tentata ogni via possibile per individuare un rimedio e non si è trovato niente,  rimane ancora da fare tutto il resto, se si sapesse che cosa.

 

L’ aiuto della natura

In questo caso il “resto” è anche quello di ritornare all’ origine e cioè, riferirsi alla natura, la sola in grado di generare autonomamente  gli anticorpi improntati sulle necessità di difesa. Questo è già in buona parte avvenuto dopo i primi cinque giorni di vita, in cui la natura ha creato   il più efficace rimedio difensivo dell’ organismo, chiamato appunto, “sistema immunitario”.

Il ricorso alla natura non è mai l’ultima spiaggia in quanto, se il genere umano esiste è perché è riuscito a superare in modo vincente, tutte le peripezie attraverso la sua storia da oltre un milione di anni, fino adesso. Ciò significa che la struttura biologica e fisiologica che la natura ha progressivamente predisposto è sufficiente al genere umano per rispondere in modo efficace alle varie malattie ricorrenti, almeno da parte dei più forti che non soccombono neppure di fronte alle aggressioni virali.

La qualcosa accade, a prescindere dalla illusione delle mascherine, non perché certe persone risultino   impenetrabili ai   virus ma per il fatto ancor più importante che sono in condizione di reagire all’ infezione in modo efficace e vincente,

Questa è l’attuale condizione in cui la maggior parte di noi si trova. In attesa di un farmaco che ancora manca, è il sistema immunitario la migliore garanzia di cui disponiamo di fronte al pericolo di contagio in cui ci troviamo.La stessa  natura è in grado di generare la produzione di un numero di anticorpi atto a distruggere   ciò che di estraneo è penetrato nell’ organismo; e quindi anche il corona virus.

 

La “logica” del rimedio

La prima cosa da fare per evitare l’ infezione, così come sta avvenendo, è quella di cercare di ridurre per quanto possibile, i contatti tra le persone a rischio. E’ questa un’ottima prevenzione, pur con le grandi difficoltà annesse e connesse.

In secondo luogo, senza bisogno di alcun ulteriore approfondimento scientifico sul sistema immunitario, il concetto è semplice. Il sistema ha la funzione naturale di contrastare le aggressioni batteriche e virali o di altro genere, che ognuno incontra nel corso della vita.

Ciò significa 

che la maggior parte di coloro che vengono coinvolti da un virus non dovrà necessariamente subirne le conseguenze in quanto dovrebbe risultare autosufficiente a fronteggiare e a debellare l’aggressione. Esemplificando, se una epidemia influenzale ad esempio, colpisce 10 persone su 100 nello stesso ambiente, vuol dire che il sistema ha immunizzato dall’infezione le altre 90.

Ecco che anche il problema della attuale indisponibilità della vaccinazione viene superato da queste persone dall’efficienza vincente delle proprie risorse immunitarie. Per quanto detto, facendo di necessità virtù, in caso di contaminazione in assenza di vaccino, la prima difesa dal coronavirus è quella di reagire con le proprie risorse organiche, se non sono eccessivamente indebolite o sbilanciate per altre patologie.

È vero che se le malattie vi sono, nessuno le ha chiamate; né queste potranno essere rinviate a data da destinarsi per rendere interamente disponibile il sistema immunitario.

 

La scelta della decisione

A questo punto si preferisce lasciar spiegare come è stato possibile ripristinare lo stato di salute, proprio da quelle stesse persone che continuano a riferire ogni giorno in TV che l’alimentazione consigliata dal giornalista Adriano Panzironi ha risolto i loro problemi. Si ricorda che Panzironi ha improntato la sua teoria sul ripristino del corretto funzionamento del sistema immunitario attraverso ciò che lui stesso consiglia di mangiare o di non mangiare.

Ora, malgrado tutte le obiezioni di questo mondo, secondo Panzironi e i suoi iniziali 500.000 sostenitori lo stato di salute se non è eccessivamente compromesso, verrebbe ripristinato senza la somministrazione di farmaci, soltanto attraverso un’alimentazione differente da quella consumata nel cor

so delle malattie. Potremmo pertanto ascoltare su questo tema ciò che ogni giorno questi sostiene in TV per il riportare il livello di difesa del sistema alla sua corretta funzione.

Se Panzironi si sbagliasse? Anche in tal caso, non sembrano finora emerse controindicazioni alla funzionalità del sistema immunitario. Ma se invece avesse ragione? Allora, tentare di ripristinare attraverso i pasti, una sufficiente efficacia di questo sistema, casomai risultasse sbilanciato per qualche malattia, potrebbe rappresentare almeno la speranza di un valido aiuto; quella speranza che ancora la medicina ufficiale sta cercando di dare alla popolazione attraverso la forsennata ricerca del vaccino che al momento tutti vorrebbero, ma che ancora manca.

Alberto Zei

E' bene sapere che i "coronaviridae" sono fra i patogeni virali  responsabili dei comuni raffreddori. Prima del nuovo Covid 19, erano noti circa 40 diversi tipi di Coronavirus (inclusi quelli responsabili di Sars e Mers). In  altre parole, conviviamo con i Coronavirus (così definiti per l'aspetto che hanno al microscopio elettronico) da sempre. Non è nota con  precisione, al momento, la durata del periodo di "contagiosità" (notizie dalla  Cina refertano casi sieropositivi dopo 27 giorni dal contatto con persone già sieropositive) e non è nota la resistenza del virus una volta depositato (tramite secrezioni umane) su superfici inanimate: banalmente quanto tempo ci mette a morire una volta fuori dal corpo umano? Minuti, ore, giorni? Queste caratteristiche, unite al fatto che i sintomi, quando si manifestano, sono di norma quelli di un comune  affreddore rendono pressoché impossibile fermarlo esattamente come non si può fermare la diffusione pandemica dell'influenza annuale. Ci saranno moltissimi pazienti infettanti e completamente asintomatici. Per  questo è solo questione di tempo prima che si diffonda. Quello che si può fare è ridurre al massimo il numero dei contagi per evitare di sovraccaricare il sistema sanitario, specialmente per gli acuti ed i critici. Le  proporzioni, ad oggi, sono di 8 casi su 10 di pazienti asintomatici o lievemente sintomatici, 2 casi su 10 di pazienti con sintomi severi e sindromi polmonari (polmoniti) virali. Il tasso di letalità è di circa il 2,9%. Non  altissimo, ma neanche basso. Se si esamina la popolazione deceduta si osserva una concentrazione su persone over 65 ed affette dalle tipiche patologie croniche che predispongono ad esito infausto anche in caso di  altre infezioni (influenza, polmoniti nosocomiali ecc.): diabete, insufficienza cardiaca, obesità, BPCO ecc. ecc.

Non possiamo scaricare tutto sull'autorità pubblica (che ha i suoi doveri e  le sue responsabilità): la lotta contro una malattia infettiva riguarda tutti i cittadini. I nostri anziani poi vanno particolarmente protetti e questa è una battaglia che dipende da tutti e da ciascuno di noi. Usiamo quindi guanti usa e getta per il contatto con le superfici "a rischio" (tipicamente nei mezzi pubblici), laviamoci comunque le mani in modo corretto (40/60 secondi con abbondante sapone e poi risciaquo), riduciamo al massimo gli assembramenti non indispensabili (locali, concerti, pub, cinema, teatri ecc.), teniamo con noi della candeggina per  detergere le superfici di casa che tocchiamo di solito (le maniglie delle porte in primis) ogni volta che rientramo da fuori, dotiamoci di un saturimetro digitale ed impariamo ad usarlo per capire se siamo di fronte a una
probabile insufficienza respiratoria o meno. Nel caso peggiore utilizziamo  il numero indicato dalle autorità (1500) e segnaliamo il valore rilevato correttamente con il saturimetro. Un saturimetro costa online anche  meno di venti euro. Averlo in casa può salvarvi la vita o può salvarla ai vostri vecchi anche in casi diversi da infezioni da Covid 19. 

E' stata inaugurata a Santa Maria di Leuca il 9 febbraio di quest'anno la nuovissima SPA "Corte di Leuca", che si può già definire il più grande centro benessere del Salento anche grazie all' impegno di uno dei suoi ideatori, Antonio Fantasia, e del direttore commerciale Giulio Caforio. La SPA e' posizionata su tre piani, tra cui due nel sottosuolo lontano da rumori e stress quotidiano cioè quell'incessante ritmo moderno che incide spesso sul nostro umore e sulla nostra fisicita'.

 

Nella struttura ben areata contornata da pietra leccese ed ampie volte a stella che si liberano nell'ambiente miscelandosi con garbo alle più attuali forme geometriche e materiali di ultimo grido, tramite ascensori od a scelta una scala escargot si comunica tra questi open space dove si distinguono una ampia piscina a vari getti, tre vasche Jacuzzi ad anelli concentrici, bagno turco e sauna, quattro cabine ad uso per varie terapie salutari,una sala meditazione zen con ampia vasca e zona biomassaggi con un duplice letto futon e luci soffuse,docce,bagni e spogliatoi, una sala relax con comodo lettini,una palestra ben attrezzata,una morbida sala relax e sala tisane e tanti svariati angoli multi uso ed invitanti.Inoltre per gli ospiti ci sono delle stanze ai livelli superiori nel caso che volessero prolungare i loro soggiorni.

 

In questa oasi di pace e d'incanto, in un atmosfera idilliaca,immersi in una saga onirica,circondati dal lusso e da un eleganza architettonica,in un ecosostenibilità inondata da profumi diffusi e speziati con lo scopo di trasmetterti un totale riposo stimolando sicuramente un ringiovanimento non solo a livello cerebrale ma anche epidermico ci affidiamo alle magiche mani di valenti esperte per una rinascita che ridoni freschezza e belta', sicurezza e felicità.

Per informazioni:

www.Cortedileuca.com
Via Virgilio 57 - 73040
Santa Maria di Leuca
email:This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Sarebbe importante per tutti conoscere dove, quando e soprattutto come, dalla “Quarta sponda” alle nostre coste, le Istituzioni collaborano per impedire preventivamente la diffusione dell’ epidemia in Italia

 

La indifferenza non aiuta

Non si tratta del solito astratto pericolo connesso alla immigrazione; non si tratta neppure di ingressi giustificati o clandestini di coloro che giungono alle nostre coste dal continente africano, ma del possibile, incontrollato e probabile contagio del coronavirus.

Il contagio non riguarda il luogo originario da cui si è diffusa la malattia. Come ormai tutti sanno, la possibilità di contrarre l’infezione del corona virus, è dovuta al  contatto con le persone che già ne sono affette e che   si spostano in zone diverse con il loro carico virale.

Nell’epoca della globalizzazione, il contagio a cui dovrebbe essere sbarrato il passo, avviene ovunque, Africa compresa, a causa del flusso e del riflusso di una parte dei milioni di cinesi che si muovono in quel continente lungo la cosiddetta nuova “via della seta“ e di circa 100.000 africani che per le medesime ragioni, sono ospitati in istituti cinesi dove apprendono nozioni di economia di scambio.

 

I controlli in Africa

Gli uni e gli altri non hanno modo di essere tempestivamente individuati tra i portatori di questa malattia. E’ infatti notorio che le condizioni sanitarie per evitare i contatti umani sospetti attualmente operanti in terra d’Africa,  lasciano un po’ il tempo che trovano. Il contagio tra la popolazione di quei luoghi è molto probabile che avvenga attraverso  coloro che invece della “via della seta” preferiscono unirsi a quella del flusso migratorio destinato alle nostre coste.

Dopodiché Il passo è breve, non solo per il traversamento del Mediterraneo agevolato adesso dall’ attuale governo come non mai, ma per il contagio prima, durante e dopo l’ approdo degli immigrati nei   centri di accoglienza del nostro Paese, oppure da quelli che per un motivo o per l’altro, si sottraggono ad ogni controllo, infiltrandosi direttamente tra la popolazione.

Qui non si tratta di solidarietà o di buonismo o di senso civico dell’accoglienza, ma della salute degli italiani per la quale è stato allestito soprattutto nei porti e negli aeroporti nazionali, un apparato sanitario eccezionale con mobilitazione di uomini e mezzi come mai prima di adesso era avvenuto.

È significativo infatti, il comunicato che viene riportato in rete da alcuni giornali in cui si legge che tra la attuale incertezza di nuovi rimedi efficaci contro il coronavirus, secondo il parere di un illustre virologo: “È fondamentale continuare nell’implementazione delle misure di isolamento, le uniche attualmente in grado di controllare la diffusione del virus”.

 

Quali misure

E allora? Quali rimedi e quali misure la pubblica Autorità sta usando contro la possibilità di contagio da chi arriva in Italia con il quotidiano flusso migratorio africano?

Una soluzione del genere non trova analogia nelle precauzioni adottate in altre circostanze, quando in un modo sicuramente molto più omogeneo, il rimedio era improntato sulla sicurezza generale, ossia, di tutti i cittadini.

In questo caso invece, le condizioni sono assolutamente sbilanciate tanto da far venire in mente una grande rete da pesca con strappi tra le maglie da far passare attraverso, anche le barche. Soltanto che in questo caso si tratta non genericamente di salute, ma della vita di coloro che nel nostro Paese non intendono morire.

Fin tanto che prevarrà  l’ ideologia partitica sui diritti vitali della popolazione  non potremo aspettarci cose molto diverse dalle attuali decisioni politiche

 

 

Il senno del poi

Quando l’emergenza che riguarda la nostra vita ci preoccupa al punto di adottare tutte le possibili cautele, spesso avviene che lo stato di ansia si presti a   considerare soltanto l’immediatezza del pericolo.  Questo  impedisce però, di  cogliere in modo razionale gli aspetti più nascosti,   ma ancora più pericolosi perché trascurati.

Esiste per questa ondata di influenza-polmonite del corona virus,  una preoccupazione generale tra la gente che traspare dall’ eccessivo  movimento delle auto, dalla affluenza dei supermercati in cerca di provviste,   dalla carenza di folla di solito molto attiva nei luoghi di raduno di carattere ludico: cinema, teatri e anche ristoranti. Non si è però ridotta ma al contrario,  è aumentata la tendenza di  evitare in modo decisamente eccessivo e talvolta anche fuori luogo, ogni possibile contatto con ciò che proviene dalla Cina.  Attualmente questo  sta  avvenendo,  malgrado  le cautele sanitarie che il Governo e le Pubbliche Amministrazioni  hanno intrapreso sul controllo sanitario del ponte aereo tra i due Stati  che    sotto questo punto di vista,  dovrebbe  aver  ridotto al  minimo. il pericolo di contagio del coronavirus.

La via della seta

Sotto il profilo delle possibilità di contagio,  è statisticamente poco probabile che a fronte dell’   imponenza  dell’apparato sanitario che l’Italia ha organizzato sul transito, soprattutto delle persone tra Italia e Cina,  l’ infezione del coronavirus,  possa penetrare da quella via nel nostro Paese se non  per qualche rara eccezione.

Ciò non significa che l’Italia sia pressoché invulnerabile, tant’è che alcuni casi già sono stati individuati e isolati in strutture sanitarie approntate allo scopo. Il problema che ora sussiste è che i  contatti con la Cina che sfuggono al controllo sanitario avvengono attraverso vettori estranei alla diretta relazione   con le città  cinesi colpite; contatti che si verificano   magari  in percentuali minime ma tra quei milioni e milioni di cinesi che vivano in terra d’Africa soprattutto nelle città e nei  luoghi della così detta,  “via della seta”.

Oltre questi, vi è anche un numero imponente di africani  soprattutto del Gana,  della Costa di Avorio, della  Nigeria, dello Zambia, del Ruanda, del Kenya  e del Sudafrica   che studiano  in Cina in centri  di istruzione  la politica  di mercato  per gli scambi tra i Paesi di appartenenza e la stessa Cina.   Molti di questi in occasione delle festività del  fine anno cinese,  sono rientrati  in Africa.  Ma sia i  cinesi, che questi africani, quantunque ritornino nei propri luoghi di origine o di lavoro soltanto in parte, creano la condizione di contatto con quella stessa gente  che si recherà  in Italia unendosi soprattutto in Libia, al corpo del   flusso migratorio delle decine di  migliaia di persone che vengono trasportate  con ogni mezzo sulle nostre coste.

Quali controlli

È abbastanza intuitivo  senza entrare in dettagli, considerare con quali criteri  di carente   precauzione sanitaria è accolta questa gente, prima e dopo essere sbarcata in Italia,  gran parte della quale fugge dove può,  prima ancora di essere identificata. Fugge creando ovunque di  continuo,  i naturali e inevitabili contatti umani  nonché   oltre frontiera,  unendosi ai flussi clandestini  diretti in altri i Paesi, e così via.

Si tratta, come detto,  di persone che approdano nelle nostre coste in condizioni igieniche assai più suscettibili di reciproco contagio e che a maggior  ragione,  dovrebbero  essere sottoposte a controllo sanitario  come per coloro  che provengono dalla Cina. Per questi invece,  si trascura  il pericolo,  senza considerare  con il dovuto scrupolo,  che con una decina di giorni il corona virus avrebbe  possibilità di infettare  abbondantemente   i  super affollati centri di accoglienza, in quanto il contagio di questa epidemia avviene già durante il tempo di incubazione.

Siccome la gente in  Africa  non è più immune al corona virus di quanto lo sia quella italiana o europea, la possibilità che una parte della popolazione locale  africana  che si unisce all’ intenso  flusso dell’esodo  migratorio verso l’Europa,  possa essere vettore di contagio dalla terra di provenienza,  è sufficientemente plausibile.

Quali risultati

Quindi il controllo meticoloso  sanitario nell’aeroporto di Fiumicino o di Milano,  oppure il blocco in mare in mare davanti a Civitavecchia di una nave da crociera con il divieto di sbarco  per i preventivi controlli sanitari,  a nulla serve o a molto poco, di fronte a decine di migliaia di immigranti  che arrivano  di continuo nelle nostre coste dal continente africano.

È una situazione che rappresenta un’incongruenza tipica di chi da una parte si propone un risultato preciso con misure eccezionali, mentre dall’altra , allarga le maglie del setaccio sanitario,  al punto di vanificare i risultati complessivi dell’intera prevenzione.

Ma è ancora più inaccettabile che per una impostazione mentale ideologica basata sull’accoglienza ad oltranza, considerata intoccabile per ragioni di buonismo politico, si corra il rischio di compromettere  la salute demografica dell’intera nazione.  Questo potrebbe avvenire   attraverso i flussi di immigrazione che continuamente arrivano in Italia, le cui frontiere sono divenute un setaccio a maglia così larga che ogni cosa riesce a passare.

Per quanto riguarda i controlli sanitari,  tutto sembra rimandato al momento in cui si verificheranno gli eventi, mentre si continua a controllare gli aeroporti come se tutto il rischio di patologia dovesse arrivare direttamente dalla Cina attraverso il cielo e non da altrove.

La cosa migliore sarebbe in questo periodo,  di evitare per quanto più possibile l’intensità del flusso dei migranti dall’ Africa verso il nostro Paese   con accordi internazionali all’origine anche se a titolo sufficientemente oneroso, ma molto meno oneroso di quanto in caso contrario, le conseguenze potrebbero gravare, in parte anche in modo irreversibile, sulla salute collettiva del popolo italiano.

© 2022 FlipNews All Rights Reserved