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Calamity Jane non si disintossicò mai dall’alcol; la bottiglia fu sempre presente nella sua vita. Morì sola, depressa e alcolizzata in un hotel il primo agosto 1903. Aveva 51 anni. Non si saprà mai se a causa dall’alcolismo, da una polmonite o altro. Il suo corpo verrà sepolto vicino al cadavere di Hickok nel cimitero di Mount Moriah all’interno di una fossa comune. Fu una sua espressa richiesta in vita.
Jane fu sicuramente una figura scomoda e imprevedibile, ma non va dimenticata anche la sua generosità verso i bisognosi. Diede prova di altruismo durante l’epidemia di vaiolo che si abbatté sugli abitanti di Deadwood nel 1876. Lavorò giorni e notti come infermiera: donò cibo, imboccò gente, lenì ferite, confortava i malati. Non si risparmiò fisicamente. Mai un grazie o un riconoscimento. Dopo la sua morte fu trovato un diario dove Calamity Jane scrisse fino agli ultimi giorni della propria vita. Il diario era rivolto a Janey, il figlio. Per molti studiosi però quel diario non fu altro che uno scrivere a se stessa.
L’epistolario fu scritto fra il 1877 e il 1902
Al termine di questo, Jane scriverà:
“Io credo che questo diario sia quasi finito” riferendosi alla propria vita giunta quasi al termine.
Di seguito la sua ultima lettera impressa nella raccolta (giugno 1902) era chiaramente rivolta a Janey
“Mi sento male e non ho molto da vivere. Porterò con me molti segreti Janey: Cosa sono e cosa avrei potuto essere. Non sono nera come mi hanno dipinta. Voglio che tu lo creda. Gli occhi mi hanno privata del piacere che provavo guardando la tua foto. Non ci vedo più a scrivere. Devo dirti qualcosa. Se mai venissi quaggiù, metti a posto la mia vecchia casa e sii certa di trovare il Generale Allen di Billings. E’ stato un buon amico. C’è una cosa che ti dovrei confessare ma proprio non posso. Me la porterò nella tomba. Perdonami e tieni conto che ero sola”.
Calamity Jane diverrà a breve cieca e non continuerà mai più il suo diario.
Jane fu sicuramente una figura scomoda e imprevedibile, ma va ricordata anche la sua generosità verso i bisognosi. Diede prova di altruismo durante l’epidemia di vaiolo che si abbatté sugli abitanti di Deadwood nel 1876. Lavorò giorni e notti come infermiera: donò cibo, imboccò gente, lenì ferite. Non si risparmiò fisicamente. Mai un grazie o un riconoscimento.
Ndr Non so quanta realtà ci fosse nella figura di Calamity.Jane ma sono certa di quanto potesse essere scomodo esaltare una figura femminile forte, determinata, reazionaria oltre che prevaricatrice verso l’uomo. Una donna dall’atteggiamento volgare che sparava come un uomo, cavalcava come un buttero, si ubriacava nei saloon, si prostituiva, comandava spedizioni e spesso surclassava intere schiere di uomini. Tutto ciò sarebbe stato come ammetterne la forza o addirittura la superiorità della donna in un mondo e in un’epoca estremamente maschilista. Certo è che vi sono storici che ne cancellano addirittura l’esistenza, altri che la reputano solo bugiarda e infingarda, altri ancora che nemmeno si sono presi la briga di approfondirne il passaggio.
Non tutto fu verità nella sua vita, molti fatti furono inventati da lei. Molte date infatti non collimano con ciò che asseriva come l’avere avuto il figlio con Bill Will (i tempi erano improbabili) Quello che è certo fu la sua presenza nella storia del West, donna guerriera, pistolera, combattente e determinata.
A questo punto facciamoci una domanda: “Come sarebbe stata la sua vita se la madre (prostituta) non fosse morta in quel viaggio e il padre non avesse abbandonato i sei figli lasciandola a 13 anni con un’enorme responsabilità?.
Chi era Martha Jane Cannary?
La sua leggenda continua...
“Mi raccomando, non lo chiamare Ippocrasso o preparato per vin brulé”.
È cominciata così una breve ma sostanziosa intervista con Alessandro Rabassi, giovane vignaiolo a sua insaputa. La location? L’Osteria Le Terme di Massaciuccoli (Massarosa, prov. di Lucca) a margine di una delle tante serate di…vine dove Alessandro ha presentato il “suo E.P.”, un vino aromatizzato particolare.
Particolare in tutto il suo percorso di preparazione.
- Come ti è venuta l’idea di produrre un vino aromatizzato e commercializzarlo?
“Dopo essermi trovato al posto giusto nel momento giusto, come spesso accade. E il posto nel momento giusto è stato quando sono entrato in possesso di una “ricetta antica” redatta da alcuni frati di un convento di Livorno”
- Ma dalla ricetta alla produzione che percorso hai scelto?
“Certo ha influito l’amicizia con un giovane produttore di vino della Valdera, in quella parte sud della Provincia di Pisa. Più precisamente nel Comune di Terricciola, località Soiano, che fa parte della Doc Chianti delle Colline Pisane: Azienda Davide Rizzato”.
- Che vino hai scelto?.
“Su consiglio di Davide mi sono orientato sul classico assemblaggio di vitigni toscani che solitamente danno origine al Chianti di quelle zone: insieme di sangiovese e canaiolo vinificati alla vecchia maniera in vasche inox”.
- Scusami, hai messo anche del miele? Perché così fosse sarebbe un Ippocrasso o ipocrasso, non credi?
“No. Mi sono attenuto fedelmente a quanto riportato nella ricetta dei frati livornesi. Dolcificato con fruttosio. La speziatura è data principalmente da cannella, chiodi di garofano e cardamomo verde. Quest’ultimo, come tu sai, è una spezia rara e preziosa dal sapore leggermente piccante e fruttato e riesce a dare al mio vino quel tocco che lo rende diverso dagli altri”.
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l'intervista |
- Spiegami come procedi per aromatizzare il vino.
“Seguendo alla lettera quanto riportato nella ricetta. I Frati lo producevano utilizzando il vino che consumavano in convento e il loro scopo era produrre un infuso utile per alleviare i sintomi causati da tosse e raffreddore, mal di denti e per problemi di digestione. Dovendolo commercializzare come vino particolare indicandolo in abbinamento con alcuni dessert o come conclusione di un pasto, la preparazione prevede una macerazione della durata di 45-50 giorni in inox per poi pastorizzarlo a 70°. Altro non posso aggiungere perché deve rimanere segreto”.
- Lo hai chiamato E. P. Perché?
“E sta per prova, la n. 5 contraddistinta dalla lettera E, P per averlo pastorizzato. Tutto qui”.
Non è stato facile disegnare il ritratto di un promettente vignaiolo alle prime armi in un contesto di dedizione ai canoni di particolari vinificazioni. Parlare con Alessandro il tutto si è tradotto in frasi dirette senza alcuna retorica tipica dei produttori navigati. Le sue risposte che si collegano, senza compromessi, alla verità. Al momento nessuna concessione al marketing; solo un desiderio di far conoscere ed assaggiare il frutto di una sua invenzione.
L’Assaggio:
- EP vino aromatizzato. Base sangiovese e ciliegiolo, aromatizzato. Il vino alla base si mostra vestito di quelle note fruttate che lo rendono perfettamente bilanciato, da bere così com'è. L’aggiunta dell’aromatico lo rende di una dolcezza equilibrata che lascia un palato asciutto e rende il sorso appagante. A differenza di altri è il cardamomo verde che lo rende diverso, unico. Gradevole e dalla forte personalità, speziato nei profumi, pungente nel gusto.
E bravo Alessandro, sono sicuro che torneremo a parlare del tuo E.P. molto presto. Chapeau!
Urano Cupisti
Assaggio effettuato il 19 gennaio 2022
Alessandro Rabassi
Contatti:
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cellulare 349 7811823
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Gerhard Schröder |
L'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, già presidente di Nord Stream, il gasdotto che attraverso il mar Baltico dovrebbe collegare direttamente la Russia alla Germania, e buon amico di Vladimir Putin, è stato nominato consigliere di amministrazione di Gazprom, la compagnia energetica russa che sovrintende alla costruzione di Nord Strem 2. La nomina è stata decisa nello scorso giugno a San Pietroburgo dagli azionisti stessi.
L’accettazione della nomina da parte dell’ex cancelliere è stata criticata in Germania da più parti, soprattutto da coloro che si ostinano a considerare la Russia come paese ostile alla Germania e, in generale, all’Europa. Addirittura il presidente della commissione di difesa del parlamento tedesco, Marie-Agnes Strack-Zimmermann, ha suggerito di privarlo della pensione che riceve come ex cancelliere e dello stesso avviso anche Stefan Müller, dell'Unione sociale cristiana bavarese.
Imperterrito però l’ex cancelliere tira dritto, insensibile alle critiche. Venerdì pomeriggio durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Pechino, si è affidato a LinkedIn per criticare coloro che hanno boicottato l'evento sui diritti umani di Pechino, affermando che la Cina è il "mercato di vendita più importante della Germania": "Chiunque voglia fare pressione sulla Cina con richieste di boicottaggio e moralizzazione della politica estera sta facendo un gioco pericoloso", ha scritto sul social.
I rapporti tra Stati Uniti, Germania e Russia vanno quindi complicandosi sempre di più: l'attuale cancelliere tedesco Olaf Scholz partirà per Washington domenica per colloqui con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e visiterà Kiev e Mosca la settimana successiva.
Il Partito Socialista Progressista dellUcraina ha reagito alla spinta verso la guerra, che viene dai paesi occidentali per un conflitto militare tra Ucraina e Russia. Natalia Vitrenko e Vladimir Marchenko, preisidente e vice presidente del PSPU, hanno inviato un appello/dichiarazione di condanna ai vertici di Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Polonia e NATO, con copia ai vertici di ONU, Consiglio d’Europa, OSCE, Ucraina e Russia, intitolato “Smettete di fornire armi e fare ricatti politici per incitare l’Ucraina alla guerra con la Russia!”.
Ritengono che questa posizione sensata, inviata alle strutture internazionali competenti e ai massimi funzionari degli stati, sia il contributo del PSPU a prevenire una guerra fratricida, per impedire provocazioni con il rischio di una terza guerra mondiale.
Lo scontro globale tra Russia e Stati Uniti si sta spostando dalle norme diplomatiche a quelle militari-diplomatiche con il pericolo di degenerare in un conflitto militare. Il 15 dicembre 2021, la Russia ha avanzato richieste agli Stati Uniti e alla NATO per una garanzia
pacifica della sua sicurezza.
L ‘estensione/avanzamento della NATO verso est, trascinando Ucraina, Georgia, Moldova nella NATO, costituisce legittimamente una minaccia per la sicurezza della Federazione Russa. La discussione delle proposte della Russia per una soluzione negoziale, si è svolta con gli Stati Uniti a Ginevra il 10 gennaio, con la NATO a Bruxelles il 12 gennaio e con i paesi dell’OSCE a Vienna il 13 gennaio, ma per ora, non hanno dato risposte tangibili.
L’Ucraina in questo scontro tra le potenze mondiali è diventata sia un fattore scatenante che una vittima potenziale per il suo popolo.
La N. Vitrenko e V. Marchenko hanno anche denunciato la falsa interpretazione da parte dell’Occidente della sovranità dell’Ucraina e la sua manipolazione nell’interesse dei paesi della NATO. “ Per l’Ucraina una catastrofe con la propria sovranità violentata. Gli Stati Uniti e la NATO stanno manipolando il nostro Paese e, dopo averne violentato la sovranità, stanno ingannando la comunità mondiale, trasformando il popolo ucraino, già immiserito e impoverito di questi anni del dopo Maidan, in carne da cannone con una guerra.”
Smettete di fornire armi e fare ricatti politici per incitare l’Ucraina alla guerra con la Russia!
Dichiarazione del Comitato Centrale del Partito Socialista Progressista dell’Ucraina
“ Al presidente degli Stati Uniti George Biden
Al primo ministro britannico B. Johnson
Al Primo Ministro canadese J. Trudeau
Al Presidente della Polonia A.Duda
Al segretario generale della NATO J. Stoltenberg
Al Segretario Generale delle Nazioni Unite A. Guterres
Al Segretario Generale del Consiglio d’Euro pa M. Pejčinović-Buric
Al Segretario Generale dell’OSCE H.-M. Schmid
Al Presidente dell’Ucraina V. Zelensky
Al Presidente della Federazione Russa V. Putin
Kiev, 19 gennaio 2022
Insigni capi di stato, capi di autorevoli organizzazioni internazionali!
Il Comitato Centrale del Partito Socialista Progressista dell’Ucraina, esprimendo la sua profonda preoccupazione per la catastrofe socioeconomica dell’Ucraina, considera inaccettabile e pericoloso, sia per i cittadini ucraini che per l’intera comunità mondiale, l’incitamento alla guerra con la Russia, mediante il ricatto politico dell’Ucraina. A questo, il nostro paese è incitato dai paesi occidentali guidati dagli Stati Uniti e dalla NATO.
Dal 2014, con nostro grande rammarico, in Ucraina è in corso una guerra fratricida, in cui sono già morti più di 15.000 civili innocenti. In violazione del diritto internazionale e l’art. 17 della Costituzione dell’Ucraina, le forze armate del nostro Stato sono coinvolte in questo conflitto. A nostro avviso, la ragione di questa situazione in Ucraina non è stata solo la riscrittura della storia e la glorificazione dei collaborazionisti ucraini, complici di Hitler dell’OUN-UPA, ma anche la conduzione di una politica inaccettabile per uno stato civile, basata sull’ideologia di una Ucraina nazionalista e radicale, fascista. Fu questo nel 2014, che diede origine all’odio nazionale e religioso, alla discriminazione nei confronti delle minoranze, che ovviamente portò alla disgregazione del nostro Paese. Tale politica è sancita dalle leggi sulla purezza della popolazione ucraina, sulla “decomunistizzazione”, sulle minoranze nazionali e sulle lingue.
La spaccatura della società e l’inganno del nostro popolo hanno rafforzato il percorso verso l’UE e la NATO imposti al nostro Paese. La sovranità dell’Ucraina nel 1991 è stata riconosciuta dalla comunità mondiale sulla base delle norme e dei principi stabiliti nella Dichiarazione sulla sovranità statale dell’Ucraina, che fu approvata due volte dal nostro popolo ai referendum pan-ucraini ( il 17 marzo e 1 dicembre 1991). È questa Dichiarazione che ha la massima forza legale. E questo significa che la comunità mondiale non solo ha riconosciuto, ma è anche obbligata a difendere la sovranità dell’Ucraina come Stato neutrale, senza blocchi, con un orientamento di politica estera indirizzata alla creazione di uno Stato unito con le ex repubbliche dell’URSS.
Comprendiamo che a voi, leader dei paesi occidentali, non piace una tale sovranità dello stato ucraino e non vi avvantaggia geopoliticamente. Ma questa è stata la scelta del nostro popolo, e non la falsa scelta del governo fantoccio ucraino, che sta trascinando il Paese nell’UE e nella NATO.
È un fatto indiscutibile che finché nel nostro Paese è stato mantenuto lo status di non blocco, abbiamo avuto pace e tranquillità. E il percorso verso l’UE e la NATO, la politica del nazionalismo radicale ucraino fascista, ha portato non solo a una catastrofe socioeconomica e alla perdita della sovranità statale, ma anche alla trasformazione del nostro popolo in carne da cannone della lotta geopolitica dell’Occidente contro Russia e Cina.
Il Comitato Centrale del Partito dei Socialisti Progressisti dell’Ucraina è categoricamente contrario a tale politica che costringe le autorità ucraine a provocare un conflitto militare su vasta scala con la Federazione Russa.
Le nostre conclusioni si basano non solo sulla retorica aggressiva dei funzionari dei vostri stati e dei leader della NATO, non solo sulla propaganda militarista delle attuali autorità ucraine e di tutti i suoi media, ma anche sulla fornitura costante di armi letali all’Ucraina, sulla costruzione di basi militari (essenzialmente straniere) sul nostro territorio, inviandoci sempre più forze speciali, istruttori e consiglieri dai vostri paesi.
Comprendiamo che il capitalismo, per sua natura oggettiva, sta precipitando in una crisi sempre più grave, che nei vostri paesi i problemi socio-economici stanno crescendo minacciosamente.
Comprendiamo che presto avrà luogo un evento grandioso nella Repubblica Popolare cinese: i Giochi Olimpici Invernali, che dimostreranno al mondo intero, un livello di sviluppo senza precedenti e per voi inarrivabile, di uno stato socialista. Ecco perché i vostri paesi hanno dichiarato un “boicottaggio diplomatico delle Olimpiadi” e per screditare questo grande festival mondiale dello sport, come nel 2008, serve una provocazione militare. Se non la Georgia con la Russia, questa volta l’Ucraina con la Russia. È chiaro che un conflitto militare è vantaggioso per voi, ma non per le vostre mani. Non riceverete bare di zinco, le vostre città e i vostri villaggi non cadranno in rovina. Siete abituati a farlo per mano di qualcun altro. Per fare questo, comprate e intimidite i poteri fantoccio delle vostre colonie.
Siamo categoricamente contrari al fatto che ciò avvenga, utilizzando le braccia dell’Ucraina e a spese del popolo ucraino.
Attiriamo la vostra attenzione sul fatto che la fornitura di armi all’Ucraina oggi, nell’attuale tesa situazione di conflitto, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite, agli accordi di Minsk sulla soluzione pacifica del conflitto nel Donbass (gli accordi approvati dal Consiglio di sicurezza dell’ONU!), del diritto internazionale umanitario. In particolare, il Trattato internazionale sul commercio di armi (aprile 2013). innegabilmente, la fornitura di armi da parte dei vostri paesi all’Ucraina, danneggia la pace e la sicurezza, provoca un aumento del conflitto armato e della tensione. Ciò è espressamente vietato dai citati Accordi.
Richiamiamo inoltre la vostra attenzione, sul Codice di condotta internazionale circa i trasferimenti di armi, redatto nel 2000 dai vincitori del Premio Nobel per la pace. In particolare, all’art. 4 del Codice, sul “Rispetto del diritto internazionale umanitario” e dell’art. 8, sull’ “ Impegno a promuovere la pace, la sicurezza e la stabilità regionali”. Il Codice stesso invita a non fornire armi ad un regime neonazifascista e nel caso possa “determinarsi un numero significativo di sfollati”.
La pace e l’armonia in Ucraina non saranno favorite dalle forniture di armi, ma dall’attuazione degli accordi di Minsk, dal riconoscimento dell’ideologia criminale del nazionalismo ucraino radicale, dalla denazificazione e democratizzazione del nostro paese. Le autorità sia dei vostri paesi che dell’Ucraina devono rendersi conto che non sono la guerra e l’incitamento ad essa, i valori principali della civiltà mondiale.
Essi sono la pace, la vita, la salute spirituale e fisica delle persone.”.
Il presidente del PSPU Natalia Vitrenko
Corrispondenza da Kiev, a cura di Enrico Vigna, SOS UcrainaResistente/CIVG
(Spunti tratti dal libro “Processo alla vaccinazioni” di Arnaldo Brioschi e Alberto Donzelli (Ed. M. Manca)
Vaccinare una persona significa iniettare nel suo corpo milioni di batteri e di virus infettivi allo scopo di provocare un’infezione controllata. I vaccini, come tutti i farmaci, non provocano in tutti le stesse reazioni: ogni persona è portatrice di caratteristiche biologiche particolari. Uno stesso farmaco richiede posologie diverse da caso a caso perché non esistono due persone con identiche reattività immunologiche, nemmeno tra gemelli. I danni più gravi conseguenti alle vaccinazioni, non sono sempre immediati ma si verificano spesso a distanza di molti anni. E quando un individuo muore a causa dei vaccini può essere la punta di un iceberg della situazione generata nei vaccinati. I vaccini hanno la potenzialità di interferire negativamente sui codici genetici, soprattutto se vengono somministrati ripetutamente; questo mina le difese immunologiche dell’individuo e possono estendersi alle successive generazioni attraverso l’uovo, la placenta o il latte materno. Oltre ai possibili effetti cancerogeni ci sono anche i disturbi ghiandolari ed endocrini.
L’idea sbagliata della cultura dominante è che per debellare qualunque grande malattia è necessario inventare vaccini sempre più efficaci, da inoculare a più persone possibili. Ed è un’illusione credere che l’immunità possa essere garantita dalle vaccinazioni se non migliorano le condizioni generali di igiene nel rispetto delle leggi biologiche. La discesa delle curve epidemiologiche non è, nella stragrande maggioranza dei casi, legata alle pratiche vaccinali bensì a fattori di igiene ambientale e sociale che hanno permesso il miglioramento delle condizioni generali di vita delle popolazioni. Per esempio, il colera e la febbre tifoide sparirono dall’Europa prima che i loro virus e bacilli fossero isolati.
I vaccini hanno sicuramente offerto soluzioni sul breve periodo ma non di rado creano nel tempo problemi più complessi. Se gli accidenti post-vaccinali più gravi sono relativamente pochi i disturbi minori sono invece diffusissimi.
Alcuni ritengono necessarie le vaccinazioni per evitare ad altri il rischio di contagio. Ma è proprio il vaccinato con germi vivi ad esserne potenziale portatore. Se la vaccinazione offre veramente garanzia di immunità perché aver paura di quelli che non sono vaccinati? Se invece la vaccinazione non offre garanzia di sicurezza e immunità perché accanirsi per vaccinare tutti? Anche perché l’efficacia di un vaccino non dura più di qualche anno, nel migliore dei casi, o addirittura pochi mesi. Si dice che il vaccino è necessario perché protegge per il 90%. Quel 10% restante può contagiare una persona non vaccinata? Un individuo può essere considerato pericoloso se fosse contagiato dal virus e irresponsabilmente non rispettasse le regole, ma se sa di essere negativo ed in buona salute e rispettoso delle regole, perché rischiare i probabili effetti collaterali del vaccino? Se in seguito fosse contagiato avrebbe meno possibilità di finire in terapia intensiva? E’ solo un’ipotesi. Gli effetti più o meno pesanti dei virus dipendono del corredo immunitario e questo dallo stille di vita di ognuno.
In sostanza, lo Stato si riserva il diritto di penetrare nell’organismo dei cittadini e di invadere il loro corpo sotto forma di virus, il che equivale ad una specie di violazione di domicilio.
I virus sono ospiti silenziosi nell’organismo umano finché non intervengono le vere cause legate alle condizioni di vita a determinarne il risveglio, che potrebbero essere agenti chimici o fisici che ne accelerano la moltiplicazione permettendo di raggiungere la carica critica, come lo smog, lo stress, la cattiva alimentazione, un forte colpo di freddo, farmaci, affaticamento cronico.
Il congresso internazionale di Salute Pubblica, tenutosi a Losanna nel lontano ottobre del 1964, a conclusione dei suoi lavori ha emesso, tra l’altro le seguenti proposizioni:
art.2: In tutti i casi della prevenzione, della terapia, della salute e della vita dell’uomo e degli esseri viventi, sia applicata veramente la regola “Primum non nocere”.
art.5: Siano insegnate fin dalla scuola primaria le leggi delle morali biologiche e le regole dell’igiene della vita, al fine al fine di conseguire la restaurazione e la salvaguardia delle immunità naturali a tutti i livelli, dalla terra all’uomo.
art.7: Ogni persona abbia la possibilità, per se e per le persone su cui esercita la tutela legali, di scegliere il consigliere sanitario, mezzi profilattici e terapeutici che ritiene più opportuni e che nessuno possa imporli di seguire un qualsiasi trattamento preventivo o curativo o di sottomettersi ad una terapia che non approva.
art.8: I poteri pubblici si astengano da qualsiasi misura coercitiva diretta o indiretta, tendente ad obbligare chiunque a sottomettersi alla vaccinazione.
Art. ): ...Quelli che si oppongono a queste pratiche abbiano la possibilità di esprimere ufficialmente il loro punto di vista.
art.12: Che sia proibita, in tutte le fasi della produzione e distribuzione l’aggiunta di vitamine sintetiche o di altre sostanze chimiche di sintesi agli alimenti dell’uomo e degli animali.
art.18: Sia proibita, sotto qualsiasi forma, la propaganda dei produttori di vaccini, di medicinali e di alimenti non rispondenti a precise norme biologiche...
Frammenti che orbitano qua e là, individuati, carpiti; li commento e condivido con voi.
La Riflessione!
Incrociamo le dita. Pare che la luce in fondo al tunnel si riesca a vedere anche se si comincia a paventare un’altra ondata di nuova pandemia, una mutazione dell’Omicron. Ma la riflessione di oggi è verso “una pandemia diversa”, altrettanto letale. È un “virus” nato, per i credenti, da quel famoso morso alla mela; per i non credenti è intrinseco nel genere umano. La supremazia di uno sull’altro. Dove voglio parare? Sui venti di guerra tra Russia e Ucraina che colpiscono l’Italia più esposta degli altri paesi dell’Europa per i mix energetici molto inferiori. Gli aumenti dei prezzi delle nostre bottiglie di vino dovuto ai trasporti e i parte nei costi di produzione, è seriamente preoccupante. Altro motivo di forte preoccupazione è la notevole crescita, un vero e proprio boom, del vino cinese. Quando lanciai l’allarme nel lontano 2002 mi presero per matto. La fotografia dell’esistente in riferimento alle superfici vitate mondiali, è questa (fonte Corriere Vinicolo il giornale dell’UIV, Unione Italiana Vini): Prima la Spagna (944mila ettari), Seconda la Francia (753mila ettari), Terza la Cina (720mila ettari), Quarta l’Italia (671mila ettari), a seguire gli altri.
Chiudo questa riflessione provando a sorridere pensando che le Manifestazioni vinicole nel 2022 si faranno quasi tutte. Dobbiamo solo annotare nelle nostre agende le nuove date.
Frammento n. 1
Anche il vino italiano nella morsa degli aumenti.
Il 2022 si è aperto con un rincaro medio a carico delle aziende del 40% a bottiglia a causa di “una tempesta energetica” che peserà per 1,3 miliardi di Euro di costi aggiuntivi, tra aumenti monstre (straordinari, eccezionali, colossali) di bollette, materie prime e trasporti. I produttori di vino costretti a modificare i listini per non lavorare in perdita. È l’allarme lanciato da Unione Italiana Vini (UIV). Per l’associazione, che rappresenta l’85% delle esportazioni italiane del settore, si temono forti ripercussioni nel commercio con l’estero. L’Italia, infatti, è il Paese più esposto al rincaro di gas naturale ed energia rispetto ai concorrenti francesi e spagnoli che possono contare su mix energetici differenti e policy di contrasto più efficaci. “L’ultimo decreto licenziato dal Governo la scorsa settimana non basta. Nel breve periodo andrebbe affiancato dal taglio dell’Iva sulle bollette e da misure per calmierare anche il costo del gas, non previste dal testo”.
Frammento n. 2
Riordiniamo le date delle Manifestazioni previste nel 2022
Riporto le nuove date in ordine di effettuazione:
- dal 12 al 14 marzo, Wine&Siena;
- dal 13 al 14 marzo, Vignaioli di Montagna a Milano;
- 19 marzo, Primanteprima a Firenze;
- 20 marzo, Chianti Lovers, a Firenze;
- dal 20 al 21 marzo, Terre di Toscana a Lido di Camaiore (Lu);
- dal 21 al 22 marzo, Chianti Collection a Firenze;
- 23 marzo, Anteprima vernaccia di San Gimignano;
- 24 marzo, Anteprima Nobile di Montepulciano;
- 25 marzo L’Altra Toscana, a Firenze;
- dal 27 al 29 marzo, Sana Slow Wine, a Bologna;
- dal 9 al 10 aprile, Summa, a Magré (Alto Adige);
- dal 10 al 13 aprile, Vinitaly, Verona;
- dal 15 al 17 maggio, ProWine a Dusseldorf (Germania);
- dal 22 al 23 maggio, Terre d’Italia, Lido di Camaiore (Lu);
- dal 25 al 26 maggio, Anteprima Montefalco Sagrantino;
- dal 25 al 26 maggio, Anteprima Sagrantino, Montefalco (Pg)
- giugno, date ancora da comunicare, Anteprima Amarone, Verona.
Frammento n. 3
La Cina sempre più vicina.
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vigneti cinesi |
Non ci credete nemmeno di fronte ai numeri? Dall’ultimo report stilato dal Corriere Vinicolo, il giornale dell’Unione Italiana Vino (UIV), questa è la situazione delle superfici vitate mondiali:
- Spagna 944mila ettari;
- Francia 753mila ettari;
- Cina 720mila ettari;
- Italia 671mila ettari.
Un altro dato? Nel 2002 la Cina aveva meno di 400mila ettari contro l’Italia che ne aveva più di 700mila. Fate due conti e…SVEGLIA!!!
Frammento n. 4
Noi Italiani non riusciamo a stare insieme nemmeno con l’attaccatutto.
Alle Anteprime Toscane, previste quest’anno a partire dal giorno 19 marzo, ne debutta una nuova: Anteprima dell’Altra Toscana. Dieci Consorzi rappresentanti tredici Denominazioni presentano le nuove annate. Piccole o meno conosciute, si ritengono non ben rappresentate da quei Consorzi tradizionali ritenuti “obsoleti e politicizzati”. E allora via per conto proprio. La location? Si parte con il “botto”. Addirittura insieme a Giotto, Brunelleschi, Masaccio che, nelle intenzioni dei “dissidenti” regalano valore e significato a ogni calice. Il Refettorio e l’Atrio del complesso Museale di Santa Maria Novella a pochi passi dalla Stazione Centrale. L’obiettivo è quello di raccontare una Toscana del Vino con punte di qualità sempre più alte. Rappresentate 13 DOP. “Tutelare i territori dove la Vite viene coltivata con arte da secoli”. E da quanto trapela negli ambienti fiorentini sarebbe il primo di altri “strappi”.
Frammento n. 5
Riccardo Illy, “adesso sono langarolo Docg”.
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cantina Manzone |
Dopo aver acquisito l’Azienda Mastrojanni a Montalcino, Riccardo Illy sbarca in Piemonte, nel Barolo, ed acquista la Cantina Manzone di Monforte. Non solo un investimento ma portare a compimento quel progetto, il Polo del Gusto, che include anche nocciole e marmellate. “Diventare parte del territorio”.
Osservo, scruto, assaggio e…penso. (urano cupisti)
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Azienda Carmazzi |
Mai titolo così azzeccato. Non è farina del mio sacco bensì ripreso dal sito internet dell’Azienda Carmazzi di Torre del Lago Puccini, frazione del Comune di Viareggio.
Ad attendermi Paola Paradisi in un sabato “assolato” del mese di dicembre. Vivere a “due passi” da questa realtà e non saperlo. Meglio dire non conoscere questa realtà che oggi vanta essere uno dei riferimenti nazionali del “mondo del peperoncino” e non solo.
Mi ha accolto nella saletta adibita a showroom, senza tanti fronzoli, dove ti trovi subito a tuo agio.
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Fiori Eduli |
“Tutti i prodotti che vedi sono nati dalla nostra passione per la pianta di peperoncino, coltivata con metodo biologico da oltre 30 anni per ottenere un raccolto di prima qualità”. Il termine biologico riecheggerà diverse volte nella lunga chiacchierata, come appartenenza ad una fede abbracciata e professata in tutta la filiera che comprende, oltre a circa 50 tipologie di peperoncino, anche fiori eduli (commestibili), ecopiante.
- Com’è nata questa azienda e chi ne fu l’artefice?
“L’Azienda Carmazzi è nata oltre un secolo fa, qui a Torre del Lago Puccini. La prima attività dell’azienda è stata l’agricoltura estensiva, seguita dalla produzione di fiori recisi e ortaggi. Già allora, in particolare per gli ortaggi, si praticava il “biologico” quando ancora era praticamente sconosciuto”.
Nel frattempo ci ha raggiunto il marito, Marco Carmazzi, il figlio del fondatore Eustachio Carmazzi. È stato Marco a dare all’attività familiare quell’impulso produttivo portandola a specializzarsi nel florovivaismo, con la produzione di piante fiorite in vaso, piante aromatiche, basilico, fragole e… peperoncino.
“Sì, sono passati già cinquant’anni da quel 1970 quando incominciai a dedicarmi, anima e corpo, a questo lavoro, coinvolgendo successivamente anche mia moglie Paola, oggi pilastro non solo nell’amministrare l’azienda (e di burocrazia ce n’è tanta, tanta, tanta) ma anche in serra, con continui suggerimenti che, alla luce dei successivi risultati, risultano
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Ingresso |
sempre vincenti”.
I numeri parlano chiaro alla Floricoltura Carmazzi: oltre 20.000 mq di serre con impianti ad alta tecnologia, 5.000 mq di superficie non coperta e una produzione annuale di oltre 2.000.000 di piante. Nel 2012 anche Giacomo, figlio di Marco e Paola, ha iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia.
- Vedo esposti numerosi premi, riconoscimenti, attestati per la qualità raggiunta…
“Nel 2012 alla 4° edizione di “Orticolario” ci aggiudicammo il primo premio per la realizzazione di un giardino innovativo dal titolo “Giardino d’Amor Novo” e nel 2013 a Londra alla 100° edizione del “Royal Horticoltural Society Chelsea Flower Show” fummo insigniti con la medaglia di bronzo per un’altra originale installazione fiorita, “The Sonic Pangea Garden””. È Paola ad indicarmi le due onorificenze.
- Mr PIC. Come è nato e cosa significa? Sempre Paola a rispondermi
“Mr PIC è il fiore all’occhiello della nostra azienda. Grazie all’ampiezza della nostra banca semi (ad oggi abbiamo catalogato più di 1.500 varietà), alle migliorie apportate alle tecniche di produzione nel corso del tempo e alle prestigiose collaborazioni, il brand Mr PIC vanta oggi un’immagine eccellente a livello nazionale ed internazionale”.
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L'Erotico |
Marco, con un tono di voce riverente, rispettosa, ossequiosa, aggiunge: “Non possiamo non citare la collaborazione pluriennale avuta con Massimo Biagi dell’Accademia Italiana del Peperoncino ed esperto presso la Facoltà di Agraria del l’Università di Pisa. Massimo, venuto a mancare nel 2017, è stato per noi colui che ci ha fatto conoscere e produrre qui a Torre del Lago, l’Arlecchino Versilia®, il Rustico Versilia®, l’Habanero Clover®, il Dente di Coyote®, l’Habanero Gold®, l’Erotico®, il Capezzolo di Scimmia® e il rarissimo Pimento del Sahara®”.
- Da sempre il peperoncino, oltre per il suo carattere deciso a tavola, è conosciuto per le sue proprietà afrodisiache. La scienza ci ricorda che la capsaicina, principale responsabile della piccantezza, attiva i recettori del caldo presenti sulla lingua. Non solo; aumentando la sensibilità delle terminazioni nervose e del battito cardiaco, stimola il rilascio delle endorfine, come avviene nel rapporto sessuale. Ti accade nelle vendite giornaliere che vi siano richieste, magari bisbigliate, in tal senso?
Paola sorride e precisa: “Hai voglia tu. Tant’è che, a fronte di richieste dirette o indirette in tal senso, consiglio il nostro l’Erotico®, creato da Massimo Biagi. Alcuni lo considerano una sorta di viagra naturale. Una bomba! Provare per credere”.
Mi rivolgo ancora a Paola: - Non solo vendita, vero?
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Paola spiega |
“Organizziamo tour nelle serre alla scoperta di curiosità e segreti sui fiori commestibili e sulla più ampia collezione di peperoncini d’Europa!. Toccare ed assaggiare tutte le nostre varietà di fiori eduli, descrivendone la coltivazione, le caratteristiche principali, le loro proprietà nutraceutiche significa accompagnare il visitatore in un viaggio sensoriale unico nel suo genere! A seguire la visita alla serra dei peperoncini, i frutti piccanti per eccellenza con la celebre collezione “Massimo Biagi”. I tour si concludono qui nello showroom Mr PIC in cui organizziamo una degustazione dei nostri prodotti al peperoncino e dei Fiori Commestibili BIO”. Cosa che ho fatto dietro i consigli di Paola.
“Sembra facile parlare del peperoncino”, Chapeau!
Urano Cupisti
Visita effettuata il 18 dicembre 2021.
Floricoltura Carmazzi
Via della Fontanella
Torre del Lago Puccini-Viareggio (Lu)
Tel: 0584 340941
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Gli esperti ritengono che la Russia sia riuscita a raggiungere uno spirito di cooperazione tra Stati Uniti e NATO. Il presidente dell'International Institute for Global Analysis Vision & Global Trends, il politologo Tiberio Graziani, ha affermato che "il documento americano può diventare un nuovo elemento sulla base del quale costruire le future negoziazioni".
ROMA, 27 gennaio. Mosca è riuscita a convincere gli Stati Uniti e la NATO a stabilire uno spirito di cooperazione e un approccio costruttivo nella discussione di questioni relative alle garanzie di sicurezza, sebbene permanga la pressione militare sulla Federazione Russa. Questa opinione è stata espressa giovedì in un'intervista a un corrispondente dell’agenzia russa TASS dal presidente dell'International Institute for Global Analysis Vision & Global Trends, il politologo Tiberio Graziani. "Mosca, nelle sue prime richieste di garanzie di sicurezza inviate a dicembre, chiedeva chiarezza. E sembra che Usa e Nato abbiano adottato il metodo formulato dalla Federazione Russa: documenti scritti e completa chiarezza", ha detto l'esperto, commentando il fatto che gli Stati Uniti e la NATO hanno inviato risposte scritte alle proposte di della Federazione Russa sulle garanzie di sicurezza. Ad avviso di Graziani, "il documento americano può diventare un nuovo elemento sulla base del quale costruire i negoziati futuri". " Ciò è importante non solo per i contatti russo-americani, ma anche per quelli russo-europei, vista la pressione esercitata da Washington sui governi degli Stati europei". La situazione generale "è sbloccata, almeno a livello di diplomazia". "Anche se c'è una certa ambiguità in termini militari", ha aggiunto. Secondo Graziani, nelle parole del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, che ha stilato la risposta della Nato, inviata contestualmente al documento americano, “c'era un tono di cooperazione, nonostante le continue pressioni militari sulla Russia”. Graziani ha ricordato che Stoltenberg sta finendo il suo mandato a capo dell'alleanza e "può alzare il tono". "È improbabile che il nuovo capo della NATO possa cambiare la strategia dell'alleanza, a meno che non diventi una figura così influente da poter riformare l'organizzazione. Ma questo mi sembra improbabile", ha concluso Graziani.
La situazione in Ukraina ai confini con la Russia diventa sempre più incandescente. Per il dottor Tiberio Graziani, presidente del think tank italiano Vision & Global Trends siamo in una situazione di stallo. Le posizioni del campo occidentale cioè USA, UE e NATO, e della Federazione Russa sono, al momento, molto lontane e inconciliabili. Gli approcci sono troppo diversi. In alcuni casi anche molto ambigui, permeati da una retorica che non facilita il dialogo. La Nato, ad esempio, attraverso le parole del suo massimo rappresentante, il Segretario generale Stoltenberg, ritiene che la stagione delle sfere di influenza tra le Grandi Potenze sia finita. La tesi per il dottor Graziani è un atteggiamento antistorico e fuorviante ed è smentito dai fatti e dallo stesso modus operandi della Nato che, dopo lo scioglimento dell'URSS, non ha mai smesso di espandersi ad Est creando seri problemi non solo per la stabilità regionale ma anche mondiale. Non dobbiamo dimenticare che esiste - storicamente - una strategia a lungo termine che l'Occidente, nelle sue diverse espressioni storiche, ha cercato di attuare contro lo spazio che oggi in gran parte appartiene alla Federazione Russa. Ricordiamo, ad esempio, i tentativi di Napoleone e Hitler. Questi tentativi, specifica Graziani, facevano però parte di una dinamica storica intraeuropea, cioè di un confronto militare e politico tra le nazioni dell'Europa continentale: la Francia rivoluzionaria di Napoleone contro la Russia degli zar e la Germania nazionalsocialista di Hitler contro quella di Stalin, l’Unione Sovietica. Nel caso dell'aggressione tedesca, solo l'intervento della Gran Bretagna e poi degli Stati Uniti (cioè di due potenze globaliste) ha reso lo scontro tra Berlino e Mosca uno scontro mondiale.
Il "nuovo" cosiddetto Occidente, quello emerso dalla seconda guerra mondiale - con a capo gli USA - dal punto di vista dell'analisi geopolitica utilizza lo spazio dell'Unione Europea come una vera testa di ponte lanciata contro la Federazione Russa per egemonizzare - militarmente (con la scusa di un'interpretazione unilaterale e particolare della sicurezza collettiva regionale e globale), politicamente (con la diffusione e l'"esportazione" di valori democratici, ma interpretati esclusivamente in versione liberaldemocratica), economicamente (secondo i dettami iperliberali del mercato globale) - l'intera massa eurasiatica. Nell'ambito di tale prospettiva geostrategica, il cosiddetto Occidente (principalmente USA e Gran Bretagna) assegna all'Ucraina un ruolo di utile pedina per stimolare e testare la resistenza di Mosca. Appare evidente, data la posta in gioco - ovvero il controllo della massa eurasiatica da parte del cosiddetto Occidente - che a Washington come a Londra non importi molto delle conseguenze che ricadrebbero sulla popolazione ucraina in particolare e sulle popolazioni dell'Europa continentale nel suo insieme. Nonostante ciò il dottor Graziani nonostante i fallimenti delle ultime settimane, crede che le strade diplomatiche debbano essere ancora perseguite.
La campagna antirussa da parte occidentale fa parte di quella serie di misure di accompagnamento che sostengono l'attuale pratica geopolitica volta a contenere e limitare la Federazione Russa. L'obiettivo è quello di creare un vasto clima psicologico in campo occidentale in grado di giustificare azioni contro la Russia, siano esse di natura giuridico-legale (come, ad esempio, le varie proposte di legge recentemente avanzate da alcuni senatori statunitensi contro Putin - Putin Accountability Act), sia militare (finanziamento degli armamenti per l'Ucraina) che politico. Ovviamente più cresce un clima generalizzato antirusso in Occidente, più è probabile un isolamento della Federazione Russa, più è probabile per Graziani uno scontro.
La crisi politica kazaka è un tipico esempio di come una crisi sociale e politica nazionale, sorta principalmente per cause interne, possa trasformarsi in una crisi regionale e persino globale, a causa della posizione geografica del paese. Per quanto riguarda le cause interne, prosegue il presidente del think tank italiano, queste sono di tre ordini diversi: sociale, economica e politica. Il Kazakistan, negli ultimi trent'anni, ha subito una trasformazione economica e sociale rapida e molto profonda che, se da un lato ha favorito lo sviluppo dell'intera nazione e creato le condizioni per la crescita di una classe media, ha tuttavia, come accade nel caso di trasformazioni di tale portata, ha impoverito ed emarginato alcuni ceti sociali creando un persistente malessere in alcuni strati della popolazione. Parallelamente alla trasformazione economica, c'è stata anche una trasformazione di natura politica, incentrata sulla costruzione dello Stato nazionale. Ciò ha portato a una redistribuzione del potere che ha ovviamente generato anche speranze di una maggiore partecipazione alle decisioni politiche delle classi emergenti, non sempre soddisfatte. Infine, negli ultimi anni l'avvio di riforme, in particolare di quelle volte a contrastare la corruzione, ha contribuito a marginalizzare alcuni gruppi di potere, peraltro costituiti secondo logiche tribali, se non proprio mafiose. L'insieme di questi problemi è stato il terreno su cui negli anni si sono sviluppate alcune reazioni, sfociate anche in manifestazioni violente. Questa fragilità del Kazakistan, resa ancora maggiore dalla presenza delle diverse etnie e confessioni religiose presenti nel Paese, è stata tuttavia tenuta sotto controllo grazie a un fermo indirizzo politico messo in atto negli anni dal presidente Nazarbayev e dal suo successore Tokayev e dal perseguimento di un atteggiamento multidirezionale in politica estera. La recente crisi, però, oltre a mettere in luce i problemi legati alla modernizzazione, ha anche messo in luce il fallimento di alcune aperture liberal-democratiche avviate da Nur-Sultan. L’ultima crisi di gennaio, contrariamente a quelle avvenute in passato, ha subito presentato caratteristiche particolari che hanno fatto pensare a una direzione esterna della rivolta. E qui entrano in gioco le cause e gli interessi esterni. Il crollo dell'Asia centrale è stato ipotizzato dallo stratega e politologo statunitense Zbigniew Brzezinski, il teorico degli archi dell'instabilità. Ma il crollo auspicato non è finora avvenuto e ciò grazie alla politica di equilibrio che Kazakistan e Uzbekistan hanno stabilito negli ultimi trent'anni con Russia e Cina. Il pericolo di un prolungamento del conflitto interno originato dai moti di gennaio finalizzato al cambio di regime e all'ingovernabilità del Paese con la conseguenza di generare una grave e catastrofica crisi regionale, vista la delicata posizione geografica del Kazakistan, ha spinto il presidente Tokayev a chiedere l'intervento del CSTO (Organizzazione del Trattato di sicurezza Collettivo di cui fanno parte Armenia, Azerbaigian, Biellorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Russia, Tagikistan e Uzbekistan).
Tutti gli elementi fin qui emersi in merito a potenziali accordi tra le parti coinvolte non descrivono oggettivamente un quadro ottimistico, né inducono a pensare a una soluzione a breve termine. Per Graziani siamo entrati in una nuova stagione di relazioni tra il cosiddetto Occidente e la Federazione Russa a cui dovremo abituarci. Molto probabilmente i colloqui diplomatici, se dureranno, daranno più tempo a chi in Europa vede più vantaggi che svantaggi nelle relazioni con la Russia.
Enzo Martano nasce a Calimera in provincia di Lecce nel 1965. Il suo percorso artistico inizia da autodidatta nel 1991, con le prime realizzazioni di opere ispirate ai bellissimi paesaggi locali dove il fascino della natura salentina immersa tra mare e ulivi secolari, guidano i primi passi della sua arte. Affetto da retinite, Enzo è costretto a fermarsi per sottoporsi a vari interventi che gli consentono, dopo qualche anno, di riprendere i suoi lavori con una rielaborazione del tutto nuova di colori, forme e tecniche. Enzo inizia quindi un nuovo percorso artistico e tanti nuovi lavori. Tra questi, le figure umane, spesso di natura etnica, ricorrono il suo repertorio. Figure che emozionano e che suscitano sentimenti forti, come i drammi e le loro storie di vita.
Le sue opere sono state selezionate alla Biennale d'Europa che partirà a ottobre 2022, esporrà a Parigi, Barcellona, Londra, Venezia, Padova, Firenze, Mantova, Gravina di Puglia, Lecce, Matera e Roma. E’ stato visionato da critici Internazionali come Mario Salvo e il Principe Alfio Borghese che ne hanno decantato l’operato artistico. Ha partecipato a Concorsi Internazionali come il Premio Raffaello Sanzio, Premio Art Key Agropoli, Premio Michelangelo Buonarroti dove ha ricevuto il premio d’onore con encomio, Premio Luxemburgo 2021, e Premio Giacomo Balla con mostra collettiva assieme all’ attrice Adriana Russo.
In basso le mostre e i concorsi a cui ha partecipato.
MOSTRE
Giugno 2020 Varaggio Art ( Liguria)
Agosto 2020 mostra personale presso Centro Accademico Maison d’ art Padova
Settembre 2020 mostra collettiva presso Galleria On Art Firenze
Dicembre 2020 Collettiva Mincio arte Mantova
Maggio 2021 Trofeo Citta’ di Lecce
Giugno 2021 Collettiva MY TOWN Gravina di Puglia BA
Luglio 2021 Collettiva presso Galleria Internazionale Area Contesa Via Margutta
Rassegna D’Arte Woman presso Galleria Casa Cava Matera
CONCORSI
Premio Intenazionale Raffaello Sanzio Roma
Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti Lucca
Premio Luxembourg Art Prize Lussemburgo
Premio Internazionale Art Key prize Salerno
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Enzo Martano |
Una delle ingiustizie sociali più trascurate dallo Stato è l’enorme disparità di rimunerazione tra il lavoro di un professionista e quello di un operaio di qualsiasi categoria, spesso molto più faticoso e rischioso. Senza menzionare i grandi imprenditori che in un’ora incassano quanto una persona normale in tutta la vita; le parcelle dei professionisti spesso sono vere e proprie mazzate. Ed è ingiustificabile come lo Stato possa tollerare questo arbitrio, che danneggia enormemente la popolazione meno abbiente, cioè che un professionista guadagni in mezz’ora quanto un operaio in una settimana lavorativa. Ci vuole coraggio a chiedere 2-300 euro per una visita specialistica di 20 minuti ad un lavoratore che guadagnerà la stessa somma in 4 giornate di duro lavoro. Vi sono professionisti che riescono ad incassare 2 mila euro al giorno e questo grida vendetta nei confronti di quanti vivono con una pensione di 600 euro al mese. Il pensionato che paga 200 euro una visita specialistica, dimezzando la sua misera pensione, sarà condannato alla rinuncia e al sacrificio, e a volte alla fame, mentre il professionista abbellirà ulteriormente il suo yacht nel molo o li spenderà in una lauda cena con gli amici.
Se in un calcolo molto approssimativo si considera che un lavoratore, di qualunque categoria, lavora 180 ore al mese, un pensionato da 600 euro guadagna circa 3 euro l’ora; un dipendente con stipendio di 1200 euro, guadagna circa 6 euro l’ora; mentre un professionista da 60.000 euro al mese ricava circa 300 euro in un’ora, cioè 100 volte di più di un pensionato con pensione minima.
Manca la coscienza e l’onestà intellettuale, ma manca soprattutto il senso di giustizia da parte dello Stato che si esime dal controllare le disparità queste ingiustizie sociali. D’altronde, se il cattivo esempio viene dai politici i professionisti si adeguano. E così succede che quando i vertici danno cattivo esempio spesso anche gli artigiani (come un elettricista, un falegname, un idraulico ecc.) non vogliono essere di meno e quando gli si commissiona un lavoro non esitano a chiedere per un’ora di impegno quanto un dipendente guadagna in due giorni lavorativi. Ma i poveri che biasimano i ricchi se si invertissero i ruoli probabilmente farebbero di peggio. Così vanno le cose.
Da molti anni vige una grande mancanza di chiarezza nella popolazione circa i diversi approcci riguardo alla cura delle malattie. Queste brevi note vogliono, in maniera semplice e comprensibile, dissipare la folta nebbia che vige, a riguardo, in molte persone.
Medicina industriale: è attualmente la più diffusa ed è considerata sovente la più "autorevole". I suoi inizi risalgono a circa 2 secoli fa e ha acquisito una certa istituzionalizzazione nei primi anni del XX secolo. Per apprenderne la pratica esistono scuole pubbliche internazionalmente riconosciute, come le Università, e il titolo di dottore medico si acquisisce attraverso un esame di Stato post-laurea, al termine di un opportuno praticantato. Attualmente i suoi progressi sono stati rimarchevoli. In unione a sofisticate tecnologie permette di risolvere problemi complessi che un tempo portavano invece inesorabilmente alla morte. Un suo aspetto negativo è l'utilizzo generalizzato di farmaci tossici e debilitanti, con numerosi effetti collaterali e talvolta ritirati dal commercio per la loro pericolosità. Inoltre il suo approccio alla cura è molto "settoriale", trascurando le interazioni che possono esserci tra la varie parti del corpo. Ciò da un lato permette una elevata specificità di cura, ma si rischia di concentrarsi sul sintomo piuttosto che la trovare la vera radice del male. Per quanto riguarda la chirurgia, anche su quel fronte ci sono capacità impensabili fino a pochi decenni fa: taluni interventi che una volta erano invasivi, rischiosi e richiedevano lunghe degenze sono oggi possibili pressoché a livello ambulatoriale, con degenze minime e rischio bassissimo. Bisogna anche riconoscere che la chirurgia d'urgenza oggi permette di salvare moltissime vite.
Medicina Omeopatica: è tra i metodi di cura diversi dalla Medicina Industriale che gode del maggior seguito nel mondo occidentale. Fu creata a seguito delle intuizioni del dott. Samuel Hahnemann (1755-1843), medico tedesco che ne fondò le basi all'inizio del XIX secolo: infatti nel 1806 pubblicò il suo primo saggio sull'argomento: "La medicina dell'esperienza". Da allora l'Omeopatia si è costantemente sviluppata e perfezionata. Attualmente è riconosciuta dai Ministeri della Sanità di diverse nazioni ed anche l'OMS ne sta auspicando una sua ulteriore maggiore diffusione. L'accusa che le viene mossa più spesso è quella che, essendo i suoi farmaci basati su forti diluizioni, essa prescriva "acqua fresca". Quello che i suoi detrattori omettono sempre di citare nelle loro accuse è un passaggio fondamentale: la dinamizzazione. Essa serve a trasferire l'informazione curativa dalla sostanza di base alla sostanza solvente, trasferimento che diventa tanto più efficace quanto maggiore è il numero di dinamizzazioni. Ecco perché una sostanza è tanto più potente quanto più è diluita. In pratica è una medicina basata sull'energia piuttosto che sulla chimica. La normativa italiana considera i prodotti omeopatici farmaci a tutti gli effetti, acquistabili esclusivamente in farmacia e detraibili fiscalmente. Un altro aspetto da tenere ben presente è quello della personalizzazione della cura: l'Omeopatia considera le persone tutte diverse e tutte le cure sono sempre strettamente specifiche a seconda della tipologia del paziente. Ultimamente i farmaci omeopatici vengono somministrati anche agli animali, con buoni risultati. Per poter praticare l'Omeopatia è necessario possedere una laurea in medicina con relativa abilitazione professionale, iscrizione all'Albo e aver seguito un corso di specializzazione post-laurea della durata di 5 anni.
Naturopatia: è l'approccio curativo basato sull'utilizzo di farmaci ricavati da sostanze naturali presenti nelle piante. La sua storia è lunghissima poiché affonda le sue radici in tempi molto remoti e perciò gode di una vastissima esperienza, oltre a fruire di un costante lavoro di perfezionamento. I prodotti adoperati sono costituiti da una sola sostanza o più sostanze in sinergia, unitamente ad altre che concorrono ad una buona conservazione e ad una agevole somministrabilità. Le loro concentrazioni sono chimicamente rilevabili, rispetto a quelle tipiche dei farmaci omeopatici. Anzi, spesso sono prodotti molto concentrati di cui si utilizzano piccole quantità, facendo sì che le confezioni durino a lungo realizzando così anche un minore dispendio economico. I prodotti sono reperibili nelle erboristerie, ma ultimamente anche le farmacie ne trattano una parte, se non li hanno disponibili in genere li possono ordinare ed ottenerli nell'arco di un solo giorno. Per produrre e commercializzare prodotti erboristici bisogna possedere tutte le qualifiche previste dalla legge e superare opportuni controlli di qualità. Un aspetto negativo è la grande differenza di efficacia esistente tra prodotti fabbricati da aziende diverse. E' perciò necessario sapere quali sono i produttori più affidabili. L'esercizio della Naturopatia è consentito per i medici che abbiano conseguito l'opportuna specializzazione. Normativa italiana a parte, che li classifica come integratori alimentari, i farmaci naturali restano comunque farmaci a tutti gli effetti quindi è categoricamente escluso il "fai-da-te".
La scelta della professionalità non fa comodo e si passa ai quei sotterfugi che i “Generali” non accetterebbero. La spesa per il Comune per questi dirigenti provenienti dall’esercito e altamente professionali è di poco sopra i mille euro al mese (praticamente si tratta di volontariato per Roma) e si preferisce pagare molto più di centomila euro annui ai dirigenti amici delle Botteghe Oscure. Il Pd perde il pelo ma non il vizio, detto fatto: i militari dell'Esercito vengono defenestrati in poche ore dal sindaco Gualtieri e dalla sua Giunta per fare spazio a funzionari da 140mila euro l'anno lordi. Mandano via persone preparate, affidabili e integerrime le quali già erano state inserite nella macrostruttura del comune di Roma proprio per non appesantire le casse dell’amministrazione. Gualtieri con il suo seguito di 80 persone al costo di 20 milioni in 5 anni ha dato l’ennesimo schiaffo ai contribuenti romani, tanto paga pantalone.
Questo è il motivo per cui è stato votato: clientelismo e nepotismo, ovvero favorire i propri per ottenere voti. Il Pd, come tutti i vecchi partiti, si muove su questo piano. Chi l'ha voluto ne era consapevole.
L’accordo per l’impiego delle divise al Comune della Capitale era stato voluto dall’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta e poi confermato dall’attuale ministro Remo Guerini alla sindaca Raggi che nel 2019 ne chiamò cinque presso l’amministrazione capitolina. Due sono stati defenestrati , di cui uno non ha fatto in tempo ad entrare dalla porta che lo hanno fatto uscire dalla finestra. Due non sono stati più convocati nonostante fossero stati già confermati dal ministero della difesa, lasciandoli con un palmo di naso. l'ultimo ancora resiste sulle balaustre e sventola bandiera bianca!
La “purga” di Gualtieri è stata facilitata dal fatto che tre degli uomini con le stellette, stimati dal personale capitolino, hanno lasciato da poco gli incarichi per raggiunti limiti di età. Giovanni Calcara ha collaborato alla complessa realizzazione del progetto Smart City di Roma, il generale Gerometta ha curato il personale della polizia municipale e ne è stato vice-comandante e infine Giuseppe Morabito, direttore della Protezione Civile. Quest’ultimo ha avuto la gestione di migliaia di volontari durante le fasi critiche della pandemia.
Non è facile metterli alla porta senza suscitare scandalo, anche per un sindaco appena insediato. L’ultimo a essere stato defenestrato è stato il generale Fernando Falco, per 42 anni nella branca logistico amministrativa dell’Esercito.
Entrato il 28 settembre scorso alla gestione del "benessere animali", il generale Falco nel corso di tre mesi ha portato a casa risultati eccezionali. Da sottolineare il contratto per la gestione dei canili con una gara (attenzionata peraltro dalla Procura della Repubblica) partita nel 2017, e prima mai aggiudicata. Stava risolvendo anche il problema dei cinghiali che girano per la Capitale riuscendo a far emergere la competenza regionale nella gestione del problema ma, iniziato il dialogo tra comune e regione, la nuova amministrazione ha iniziato a frenare nonostante le numerosissime segnalazioni dei romani preoccupati di trovarsi i cinghiali sotto casa. Ma come è potuto avvenire che un generale, apprezzato da tutti per competenza e professionalità e che i problemi aveva iniziato a risolverli, con grande sollievo dei cittadini, potesse essere messo alla porta? I politici sono maestri nel gioco delle tre carte quando devono ripagare chi li ha sostenuti, semplice: basta inventarsi una nuova megastruttura, mettere a concorso i posti della medesima e,”magia”, tutti gli amici degli amici sono sistemati, e che sistemazione! Da 140 mila euro l’anno. Ovviamente pantalone paga e chi fa il proprio dovere viene punito, questa signori è l’Italia di oggi.
Il povero generale Falco il 31 dicembre scorso è stato rimandato a casa. A questo punto viene da chiedersi: ma il ministro della difesa Guerini rappresenta l’Italia e l’onore dei suoi militari o rappresenta il PD?