
L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni. |
This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
Grane in vista per FI. Roberto Casalena, nostro collega responsabile del settore economico della Flip nonché direttore della testata "www.economicomensile.it" è stato a sua insaputa escluso dalla lista dei candidati alle elezioni comunali di Roma. Ora c'è il rischio che per la cancellazione di un candidato, appunto Roberto Casalena, possa essere annullata l'elezione del I Municipio e Comune, per l'eventuale richiesta di broglio elettorale.
Tra DC e UDC era stato effettuato un accordo con FI, tramite il Senatore Maurizio Gasaparri, per partecipare insieme alle elezioni dei Municipi di Roma, nonchè del Sindaco, tant'è che, poi, sui biglietti e locandine elettorali è stato stampato il simbolo di FI, con sotto lo Scudo Crociato e la scritta Unione di Centro (DC e UDC). Poi l'intesa è stata disattesa, successivamente, almeno in parte. perchè? Infatti un candidato DC per il I Municipio, il dott. Casalena, è stato cancellato unilateralmente dalla lista elettorale, e quanto risulterebbe all'insaputa di Gasparri, effettuato dal suo braccio destro per Roma, Giordano Tredicine e senza motivazioni.Tra l'altro il Tredicine ha avvertito solo il 20 di Settembre, con un messaggio Whatsapp, il Segretario politico della DC, Franco De Simoni, sulla eliminazione del candidato in questione,
E' bene ricordare che Giordano Tredicine è passato dalle caldarroste alla politica ed è il pronipote tecnologico della dynasty che controlla camion bar e bancarelle. Esponente del Pdl, secondo la procura aveva una stretta rete di relazioni con Buzzi e Carminati. E forse, Tredicine, abituato a fare il bello e il cattivo tempo, ha scavalcato anche l'accordo preso da Gasparri con UDC e DC, eliminando sua sponte un candidato della DC dalla lista del I Municipio. Siamo alla frutta? Perché se Gasparri si è ridotto a far gestire la macchina burocratica delle elezioni a Roma ad uno come Tredicine vorrebbe dire che nella Capitale comanderebbe Tredicine al posto del coordinatore di FI, Gasparri.
Provenienti dalle omonime corazzate austriache, veri e propri trofei della Grande Guerra , i due cimeli rappresentano la più eloquente ed immediata simbologia per l'identificazione dell'edificio.
- A destra dalla “Viribus Unitis” : affondata durante la 1° guerra mondiale, nel 1918 nella rada di Pola, dal primo mezzo d'assalto subacqueo :la torpedine semovente detta “mignatta”, ideata dall'ufficiale Raffaele Rossetti, dal medesimo pilotata , insieme ad altro ufficiale Raffaele Paolucci .
- Sulla sinistra dalla “Tegetthoff” : dall'omonimo nome dell'Ammiraglio che la comandava.
Alla conclusione delle ostilità, la corazzata requisita dai vittoriosi Alleati, dopo aver raggiunto Venezia, il 22 marzo 1919, privata della bandiera e con a bordo equipaggio italiano, in conseguenza delle disposizioni del trattato di Saint-Germain-en-Laye del 10 settembre 1919 , fu assegnata, su esplicita richiesta, all'Italia, come bottino di guerra. Trasferita successivamente nei cantieri di La Spezia, fu demolita nel 1924 /1925.
Si lavava così l'onta subita dalla grande sconfitta di Lissa del 1866, durante la III guerra di Indipendenza, che aveva visto, l'austro- ungarica Ammiraglia, sconfiggere la più ben perfomante flotta italiana.
Leggendaria rimane la nota asserzione attribuita all'ammiraglio Tegetthoff , che recitava così :
«Navi di legno comandate da uomini con la testa di ferro hanno combattuto navi di ferro comandate da uomini con la testa di legno»... con chiaro riferimento all'inettitudine dei comandi italiani.
Ecco quindi come le due ancore, simboleggiano la tradizione marinara italiana e l'epopea risorgimentale che ha condotto all'Unità d'Italia, riconquistata dopo la prima Guerra mondiale.
Ma proprio sopra le ancore, sull'avancorpo centrale della facciata nel romanissimo travertino, il progettista Giulio Magni, nipote di Giuseppe Valadier, si distacca dai dei primi cantieri post-unitari del Vittoriano, ai quali contribuì con il suo stesso autore Sacconi, rinunciando quindi a monumentali statue e fastigi, affidando “la funzione comunicativa” alle più antiche glorie italiane sul mare, di Venezia, Genova e Roma, iscritte sui cartigli degli architravi delle monumentali finestre a timpano centinato del secondo registro, scandite dalle michelangiolesche paraste di ordine “gigante ” che sorreggono una rigorosa trabeazione.
Accostamento dei variegati stili che riconosciamo, fin da questo primo impatto, in neoclassico, neo- rinascimentale e neo-barocco, ben orchestrato, diventa allegoria densa di riferimenti culturali, evolvendo in quello che in architettura chiamiamo “eclettismo”, ovvero un insieme di tratti distintivi e di stilemi declinati in una nuova sintassi, di grande capacità e qualità, che si sviluppa nei primi del '900 e che connoterà i grandi Palazzi ministeriali, le grandi Banche , le Prefetture ecc.
Tale architettura , ornata da rimandi continui alle marinare tradizioni, fatti di timoni, rostri, ancore, navi, tritoni , prore ed animali marini , coniugata ad un enfatico linguaggio di regime, ci accompagnerà nella lettura degli interni dell'edificio...
Ed allora entriamo, in questa magniloquente monumento, ma rispettoso della tradizione costruttiva romana , fatto di mattoni vestiti di “marmoraccio romano” ...
ATRIO
Nel grande atrio, le tre sculture in bronzo a patina oro delle Vittorie alate, disegnate da Magni (modello di riferimento: dal bronzetto conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli , proveniente da Pompei) e due rappresentazioni statuarie di Cristoforo Colombo e del trecentesco Ammiraglio veneziano Vittor Pisano ci danno il benvenuto, prima di approdare nel “Cortile d'Onore”…
CORTE D'ONORE
E' una fontana di berniniana memoria, evocante quella di piazza San Pietro, che fa da punto focale centrale alle quattro “eclettiche” facciate, che racchiudono la Corte, dove , corrono nei lati lunghi due gallerie sovrapposte sottolineate dai ritmi delle lesene che le incorniciano . Inseriti nei fregi delle maestose finestre, simboli vegetali quali la quercia= forza, la palma= vittoria e l'alloro= pace vittoriosa, si alternano a locuzioni dei patriottici poeti Carducci, Pascoli e D'annunzio, tipo “Memento Audere Sempre” (ricorda di osare sempre) desunta direttamente dall'acronimo MAS, (Motoscafo armato silurante ).
Punteggiati simboli marini, rifiniscono sofisticamente questa straordinaria fantasia.
SCALONE CENTRALE
In illusionistica prospettiva, Magni svela la sua grande conoscenza dell'architettura tardo barocca, che realizza, con grande respiro, in questa monumentale scala, con l'audace suggestione delle onde del mare, materializzate in pregiati marmi italiani, nei sedili-corrimano laterali della prima rampa si arrampica fino ad un secondo livello, per lì dividersi a “tenaglia”. Sorvegliata dai busti del generale Caio Duilio ( primo grande ammiraglio della storia romana, II secolo ac) e dell'ammiraglio Andrea Doria ( Repubblica di Genova 1466 -1560 ) Tiene tutto sotto spicco un colorato sfondo vetrato, del maestro romano Cesare Picchiarini (Roma, 1871 – 1943 ) .
Sulla volta nella parte centrale, un dipinto firmato da Giuseppe Rivaroli 1928, raffigurante “ Roma Trionfante ” sul mare tanto cara ai miti del Governatorato.
Stesso autore, sulle pareti corrono i suoi dipinti dei tre mari d'Italia Adriatico, Ionio, Tirreno che si ricompongono, dallo strappato controllo all'Austria dell'Adriatico, il Mediterraneo “Mare nostrum ”.
SALONE DEI MARMI
Preceduto da un anticamera, illuminata da ancora una magia di vetri colorati disegnati anche questi da Cesare Picchiarini, che fissano, incastrano ed imprigionano il fascio littorio con numero VI ( sesto dell'era fascista 1928 anno di inaugurazione del palazzo ) con gli ormai riconosciuti richiami marini, si apre nella sua esuberanza per la policromia del barocco, il grande salone, dove marmi pregiati che incorniciano pareti e portali, si riflettono nel tavolo centrale, ricco di simboli, che fedelmente alludere alla marineria, in costante con il circostante che va da inedite maniglie a forma di ippocampo, ai singoli copritermosifoni con profili di antichi velieri, alle insolite poltroncine con conchiglie e animali marini . Tutte le opere del maestro Umberto Bellotto che rappresenterà anche nella suggestiva biblioteca.
Sulle pareti stucchi pregiati raffiguranti figure allegoriche dipinte a finto bronzo, sullo sfondo prospetti baroccheggianti ed emblemi marittimi.
Al centro del soffitto il dipinto di Antonio Calcagnadoro, “La nave di Roma nuovamente sospinta in mare dalle giovani energie della stirpe” (1928),che ricalca la migliore retorica di sapore littorio .
Bacheche contenenti reperti e cofani portabandiera oltre a vessilli preunitari completano l'arredo punteggiando con sobria eleganza l'ambiente.
LA BIBLIOTECA
Artista poliedrico nell'uso dei metalli , ma anche del vetro, Umberto Bellotto, interpreta il progetto iconografico del Magni nella maniera più suggestiva, dipanando, nello stile più Liberty di Palazzo, nel rispetto dell'individualità degli elementi di composizione , disegni da lui stesso elaborati, nel ferro battuto grezzo o colorato in oro, delle austere balaustre dei ballatoi, della serie di spirali a chiocciola affidatarie dei collegamenti verticali degli scaffali, insieme ai divertenti saliscendi.
Ed ancora negli ottoni dei copritermosifoni. Raffinate, sopra di loro le forgie, degli ormai noti elementi, fino ai tre monumentali lampadari puntati verso l'alta sfera armillare, a segnalare il planisfero celeste, necessario nell'arte della navigazione.
Tanti altri sono gli ambienti che si infilano in altri ambienti, dove tutte le arti applicate concorrono per evocare e rievocare la contagiosa emozione di una costante sinergia fra mare, cielo, terra, passato e presente per un futuro, dove la seduzione del mare sempre ci affascinerà...
La Sindrome di Asperger è un disturbo pervasivo dello sviluppo; prende il nome dal pediatra viennese Hans Asperger il quale nel descrivere tale sindrome identificò i bambini che ne soffrivano “piccoli professori”, goffi nei movimenti, problematici a socializzare ma che riuscivano ad appassionarsi con volontà, interesse e capacità a ciò che amavano in modo totale: musica, disegno, scienza, matematica ecc.
Spesso questi bambini utilizzano un linguaggio povero, con pochi vocaboli e in una parte dei casi hanno anche difficoltà di movimento.
Per molti studiosi questa sindrome è considerata una forma lieve di autismo, la sola differenza è che i bambini con l’Asperger riescono a dimostrare i propri sentimenti nei confronti della famiglia, e raggiungono ad avere un linguaggio quasi normale.
Per questa sindrome purtroppo, si può agire solamente attraverso buone terapie cognitive/comportamentali; sono ragazzi intelligenti come tutti ma hanno difficoltà nella socializzazione e spesso tendono ad avere attenzioni ossessive su gli stessi argomenti che sono quelli che potrebbero diventare il loro punto di forza.
Molti personaggi famosi e geniali ne hanno sofferto, fra i quali:
Michelangelo Buonarroti, Wolfgang Amadeus Mozart, Isaac Newton, Charles Darwin, Albert Einstein, Alfred Joseph Hitchcock, Steve Jobs e molti altri ancora.
Ma chi aiuta le famiglie che si trovano ad affrontare un problema così difficile per il quale non hanno preparazione alcuna?
A chi si devono rivolgere? Quante associazioni, enti, volontari, supporti esistono?
Ecco perché l’intervista a Jasmin Guarino, mamma di una splendida bambina con questa sindrome. La gente deve conoscere le difficoltà e quanto a volte l'inadeguatezza di alcuni possa rovinare il cammino di famiglie da aiutare e prendere per mano.
Intervista
Jasmin Guarino è la mamma di Iris e si trova a combattere una situazione difficile e di grande “confusione sanitaria”. La sua bambina ha la sindrome di Asperger.
D- Buongiorno Jasmin vuoi chiarirci che cos'è la sindrome di Asperger e a quali difficoltà essa comporta?
R- Buongiorno cara Marzia. La sindrome di Asperger è una leggera forma di autismo, che ricordiamo, non è una malattia ma una neurodiversità, un sistema neurologico diverso rispetto alle persone neurotipiche.
La sindrome di Asperger comporta diverse difficoltà a relazionarsi con il mondo esterno e le altre persone, ma essendo di livello 1, essa può essere non riconosciuta o fraintesa dalla famiglia, dai docenti e persino dai dottori.
In tal caso la persona autistica deve affrontare autonomamente le proprie difficoltà senza avere un'idea della loro natura e, non avendo una corretta percezione di sé, possono nascere in essa problemi di autostima e di identità, vivendo un profondo disagio psicologico ed esistenziale.
Tutto ciò può portare varie conseguenze come: il disturbo d'ansia generalizzata (GAD), il disturbo da attacchi di panico (DAP), la depressione, il disturbo ossessivi-compulsivo (OCD) e nel caso in cui ci siano state brutte esperienze a livello sociale il disturbo da stress post-traumatico (PTSD).
Chi è autistico deve affrontare diverse difficoltà che riguardano principalmente tre aree:
1- alterazione e compromissione della qualità dell’interazione sociale
2- alterazione e compromissione della qualità della comunicazione
3- modelli di comportamento e interessi limitati, stereotipati e ripetitivi
i.
Per questo è fondamentale l'informazione al riguardo dell'autismo, per dare modo alle famiglie di rendersi conto delle difficoltà del bambino il prima possibile e potersi rivolgere a degli specialisti per poter raggiungere una diagnosi precoce ed evitare così che si sviluppino reazioni compensatorie inadeguate.
Particolarmente difficile è riuscire ad ottenere una diagnosi nei soggetti femminili, questo perché le femmine hanno dei sistemi di compensazione più sviluppati rispetto ai maschi. Quindi sarebbe preferibile rivolgersi a degli specialisti in autismo femminile.
Per saperne di più e comprendere nel profondo la sindrome di Asperger consiglio due libri che mi sono stati suggeriti dalla neuropsichiatra di mia figlia:
• Guida completa alla sindrome di asperger di Tony Attwood.
• Aspergirl di Rudy Simone.
D- Come hai capito e quando che la tua bambina aveva comportamenti diversi o particolari?
R- Iris è da sempre stata una bambina particolare. Nel vedere lei ci si può rendere pienamente conto che con l'autismo ci si nasce. Ha avuto da sempre difficoltà nel rapportarsi con il mondo esterno sia a livello percettivo sensoriale (particolarmente sensibile ai suoni, alle consistenze, alla sensibilità tattile) sia a livello di interazione sociale. I bambini durante i primi mesi studiano le proprie mani e le guardano spesso mentre le muovono, ma Iris continuava a farlo anche da più grande e con un'intensità particolare, infatti non riuscivamo a distoglierla nemmeno chiamandola per nome.
Già all'età di dieci mesi sono iniziate le stereotipie (schema comportamentale rigido compiuto in maniera ripetitiva e continua), sfarfallava quando era contenta e ciò avveniva ed avviene spesso, perché è una bimba allegra e spesso felice.
Con il crescere le stereotipie sono aumentate, una volta imparato a camminare ha iniziato a correre intorno al tavolo, poi a correre intorno al tavolo in punta di piedi battendo le mani. Successivamente ha iniziato a piegarsi mettendo in avanti la testa come un ariete facendo su e giù in continuazione. Quando le prendono questi momenti è capace di passare diverso tempo a compiere lo stesso movimento, una volta, per curiosità, l'ho lasciata correre intorno al tavolo senza interromperla, aspettando che smettesse da sé e ciò è avvenuto dopo dieci minuti.
Le stereotipie sono presenti anche nel gioco, Iris infatti ha bisogno di avere stretti fra le mani due oggetti a sua scelta e se li porta dietro mentre percorre sempre lo stesso percorso per esempio dal divano al tavolino.
Dall'età di otto mesi ha mostrato di avere delle rigidità molto forti, per esempio non mangiava a meno che non ci fosse la canzone che desiderava ascoltare e qualcuno qui penserà ad un capriccio e risponderò che la differenza è che se non si asseconda il capriccio il bambino prima o poi mangia...Iris si sarebbe lasciata morire di fame.
Una volta all'età di dieci mesi la lasciammo ai nonni per qualche ora (eravamo tranquilli perché già era stata con loro altre volte ed era andato tutto bene), dicendo loro di chiamarci per qualsiasi cosa visto che si sarebbe svegliata per la prima volta in nostra assenza. Ebbene quando tornammo trovammo la bambina era quasi svenuta e ci spaventammo tantissimo, come la vidi d'istinto la allattai e dopo dieci minuti si riprese come nulla fosse. Al ché abbiamo chiesto ai nonni cosa fosse successo e loro ci spiegarono che la bambina si era rifiutata di bere e di mangiare fino al nostro arrivo. Era estate e l'ultima poppata l'aveva fatta alle sei del mattino, quindi era stata sette ore senza bere né mangiare e si era rifiutata fino a svenire. Inutile raccontarvi la rabbia con cui abbiamo travolto i nonni, visto che non ci avevano avvisato di nulla, ma al di là di questo ci colpì il fatto che Iris, a causa del fatto di essersi svegliata in nostra assenza, si sarebbe lasciata morire andando contro all'istinto di sopravvivenza (rigidità).
Anche con lo svezzamento è stata molto dura, Iris era in grande difficoltà con le consistenze (selettività alimentare) e non accettava i solidi, nemmeno la ricotta nella vellutata.
Per riuscire ad aiutarla nelle difficoltà di cui vi ho parlato abbiamo esercitato un percorso graduale in tutti i campi, senza mai forzarla.
Con lo svezzamento abbiamo inserito i solidi molto lentamente rispetto alle tempistiche degli altri bambini, aumentando le dimensioni dei pezzetti di cibo con molta cautela. Per esempio,Iris ha cominciato a mangiare la carne a fette solo di recente (all'età di due anni), ma siamo molto felici dei risultati, purtroppo ci sono bambini autistici che non mangiano a causa del proprio disagio e che devono essere alimentati per endovena.
Per riuscire ad eliminare il bisogno della musica abbiamo agito sempre gradualmente, passando dall'ascoltare la musica a cantare noi le canzoni (se sbagliavamo le parole non apriva la bocca, questo ci ha fatto capire che ha una memoria eccezionale perché ricordava i testi di molte canzoni già dall'età di otto mesi), al parlarle fino alla conversazione naturale fra di noi.
Per quanto riguarda l'essere lasciata ai nonni abbiamo iniziato con far sì che i nonni si prendessero cura di lei in nostra presenza per poi lasciarla con loro, sia a casa nostra che a casa loro, aumentando gradualmente la durata dell'affidamento.
Anche lo schema di gioco di Iris attirò la nostra attenzione. Si fissava su un gioco anche per ore senza distogliere l'attenzione da esso nemmeno se chiamata, mentre di solito i bambini si stancano in fretta di una solita cosa. Metteva in fila i giocattoli, seguendo un ordine che non doveva essere modificato da esterni (rigidità), altrimenti si arrabbiava e urlava e scomponeva e ricomponeva la composizione a ripetizione.
Suddivideva gli oggetti per categoria, si soffermava sui particolari degli oggetti per molti minuti, fosse stato per lei anche ore.q
I suoi giochi erano ripetitivi, ristretti e stereotipati (stimming) e di fronte ai giochi meccanici i movimenti di Iris si ripetevano all'infinito.
Con il crescere Iris ha mostrato di avere tante caratteristiche particolari: una memoria eccezionale (a 15 mesi già sapeva tutto l'alfabeto.), essere molto selettiva, profondo disagio difronte al cambiamento, restia al contatto fisico, mostrare un particolare interesse nei confronti di oggetti che passerebbero inosservati come gli elastici e le guarnizioni delle finestre, immaturità motoria e si stancava facilmente durante le attività.
Episodi degni di particolare interesse accaddero quando iris si trovò in circostanze di confusione. Chiedeva di essere presa in braccio e poggiava la testa sulla spalla con uno sguardo vuoto e assente e non rispondeva in alcun modo agli stimoli né da parte nostra né da parte di altri. Successivamente la neuropsichiatra ci ha spiegato che sono Shutdown (una sorta di spegnimento, di blackout cerebrale come meccanismo di auto difesa).
Come avrai capito Marzia, nel nostro caso ci sono stati chiari campanelli di allarme che ci hanno portato a desiderare un consulto con dei professionisti.
D- Qual è stato il tuo primo passo verso una richiesta di aiuto?
R- Quando Iris ha compiuto i 18 mesi, le educatrici del nido mi chiesero un colloquio individuale per parlare della bambina. Mi dissero che aveva dei comportamenti particolari come stereotipie molto accentuate, profondo disagio nello stare in mezzo agli altri bambini, estraniazione dal contesto, immaturità motoria, assenza di comunicazione, essere restia al contatto fisico e totale mancanza del gioco simbolico.
Io non avevo parlato con loro dei miei dubbi al primo colloquio conoscitivo, avevo solo dato loro delle indicazioni per aiutare Iris nelle varie circostanze, questo perché volevo una visione obiettiva da parte loro senza influenze. Quindi quando mi parlarono così di Iris non fecero che confermare i miei timori e a quel punto raccontai loro tutte le particolarità della bambina e tutte le difficoltà che avevamo dovuto affrontare nelle varie fasi di crescita e di quanto fosse già molto migliorata rispetto a quando era più piccola. Le educatrici mi dissero che ci sarebbero stati vicino che collaborando insieme avremmo potuto attuare delle strategie per poterla aiutare fino al raggiungimento dei tre anni, per poi fare un percorso diagnostico, poiché prima i dottori non si sbilanciano.
Il giorno dopo, durante il controllo crescita la pediatra mi fece fare il test sull'autismo e risultò a rischio. Le caratteristiche di Iris che avevano portato il logaritmo a quella conclusione erano: il fissare le proprie mani mentre le muoveva, il non aver ancora iniziato il gioco simbolico, il fatto che non dicesse ancora dieci parole, l'assenza di interesse nei confronti dei coetanei.
La pediatra osservò molto attentamente il movimento delle mani di Iris che non distoglieva lo sguardo da esse nemmeno se la chiamavo, inoltre lo faceva in un lasso di tempo considerevole. Io parlai alla dottoressa di tutte le mie perplessità e di quelle delle tate, così la pediatra mi disse che riteneva opportuno un percorso diagnostico e noi genitori non potevamo che essere consenzienti.
Così la pediatra ci ha fatto una richiesta per far visitare la bambina in un centro di salute mentale della ASL.
D- Come ti sei trovata?
R- Purtroppo molto male. Mi presentai alla prima visita con appunti e video, come mi aveva suggerito la pediatra e fui già etichettata come 'mamma con l' ipercontrollo' e ci rimasi molto male. La neuropsichiatra osservò Iris e mi disse che, dato che sorrideva ed indicava, mi poteva già dire che non c'erano tracce di autismo. Provai a spiegarle le nostre osservazioni, quelle delle educatrici e quelle della pediatra, ma la neuropsichiatra mi disse che non dovevo confrontarmi con nessuno e pensare solo a fare la mamma. Allora provai a parlare delle difficoltà della bambina e di quanti passi avanti avevamo fatto sotto tanti punti di vista e la dottoressa mi accusò di essere una 'mamma che lavoro troppo'. Poi mi disse che noi avremmo dovuto solo affidarci alle loro osservazioni che ormai avrebbero dovuto fare con un percorso di osservazione perché la pediatra lo aveva richiesto. Tutto questo me lo disse come se le stessimo facendo perdere tempo e che non c'era alcun bisogno del loro intervento.
Fu un incontro orribile mi sentii non ascoltata, giudicata e sotto processo oltre allo stato emotivo che avevo dentro a causa della preoccupazione per la bambina. Non ero affatto d'accordo con quanto mi era stato detto: il confronto e la collaborazione fra famiglia, scuola e pediatra è fondamentale per il bene del bambino.
Il solo pensiero di dover tornare al centro mi metteva grande ansia e disagio
decisi così di non parlare più se non interrogata ed anche in quel caso di dare risposte brevi e concise, perché ogni parola detta sarebbe potuta essere oggetto di critica o di giudizio nei confronti di noi genitori.
Chiesi un colloquio con la pediatra per raccontarle come ero stata trattata e la dottoressa rimase sbigottita dalle parole e dall'atteggiamento della neuropsichiatra e, non essendo affatto d'accordo, decise di cercare una strada parallela tramite un altro centro. Purtroppo non riuscì ad iniziare il percorso parallelo prima di finire quello già intrapreso e nel frattempo il centro che già ci seguiva richiese di fare due percorsi di osservazione anziché uno e furono tre mesi di angoscia e stress per tutti noi a causa di tutte le critiche e giudizi rivolti a noi genitori.
La psicologa, la fisioterapista e l'educatrice professionale del centro fecero le loro osservazioni e risultò che Iris aveva un'immaturità generale tranne a livello cognitivo in cui era addirittura avanti rispetto alla media.
Notarono le stereotipie, le difficoltà a livello psicomotorio e di linguaggio, lo schema di gioco rigido, ripetitivo e stereotipato e la risposta al nome incostante.
Una volta concluso i percorsi d'osservazione la neuropsichiatra ci disse che vista la situazione avrebbe optato per fare un altro percorso sempre esclusivamente osservativo e che avrebbero valutato anche l'ambiente familiare, perché ci sarebbero potute essere delle componenti esterne che magari potevano essere la causa dell'immaturità di Iris. Accusò me di avere un attaccamento eccessivo nei confronti della bambina e lì sbottai.
Io che da quando era nata la mia bambina mi ero data così da fare per cercare di farle prendere fiducia con il mondo esterno e le persone, io che avevo fatto di tutto per far sì che rimanesse da sola con i nonni, che mi ero tanto dedicata ad abituarla a lasciare che altre persone si prendessero cura di lei, pagando delle baby sitter e che avevo insistito tanto per mandarla al nido per farle fare preziose esperienze.
Mi stavano descrivendo come la mamma che non sono e non sono mai stata.
La neuropsichiatra continuò a dirci che il rischio di autismo era basso o nullo e ci propose anche un incontro in cui noi genitori avremmo dovuto stare con la bambina sotto la sua osservazione. Decidemmo di lasciare quel centro e di cercare altri che ci potessero seguire.
Questo percorso è stato deleterio per la nostra famiglia, psicologicamente devastante. Ero confusa non sapevo più come comportarmi con mia figlia, mettevo in discussione ogni parola ed ogni atteggiamento verso di lei. Il rapporto sereno e complice che ho da sempre avuto con la mia bambina stava per essere rovinato da tutte le incertezze che la neuropsichiatra aveva insinuato nella mia mente.
Grazie al cielo sono circondata da persone meravigliose, mio marito, le mie amiche e le educatrici del nido che mi hanno restituito una visione reale del mio rapporto con Iris e di tutti i risultati positivi ottenuti nel tempo.
D- Che tipo di esperienze hai avuto con le varie strutture alle quali ti sei rivolta?
R- La verità è che il mondo diagnostico dell'autismo è molto confuso. Un genitore si trova perso, soprattutto se si accorge dei campanelli d'allarme quando il figlio ha meno di tre anni perché, come mi avevano detto le educatrici del nido, i dottori non si sbilanciano.
Ero in attesa che la pediatra riuscisse a trovare il famoso contatto di cui ci aveva parlato mesi prima per farci fare un altro percorso supportati dalla ASL, ma sapevo di non poter aspettare e di dover intervenire in qualche modo.
Le stereotipie di Iris si stavano intensificando e con il raggiungimento del linguaggio erano sorte altre caratteristiche particolari: non aveva un linguaggio comunicativo, ma ripeteva solo le ultime parole che udiva, cantava e ripeteva a memoria tutti i suoi libri senza sbagliare una sola parola. Le rigidità con il nostro lavoro e quello delle educatrici si erano attenuate in alcuni frangenti, ma erano ancora molto forti e presenti in altri. Per esempio se leggevo uno dei suoi libri e cambiavo una parola, Iris mostrava un grande disagio, lamentandosi forte fino a che non pronunciavo la parola esatta. Se leggevo il libro di filastrocche dovevo seguire l'ordine preciso in cui erano poste nel libro e anche se Iris non guardava e passavo alla filastrocca successiva lei se ne accorgeva e mostrava disagio.
Chiamai un altro importante centro della ASL e mi dissero che prima dei tre anni i neuropsichiatri infantili specializzati in autismo non visitano.
Lessi l'articolo di una mamma sull'autismo e decisi di contattarla. Le parlai di tutta la situazione e di tutti i campanelli di allarme che vedevo nella mia bambina e a cui non era stata prestata attenzione da parte del centro a cui mi ero rivolta.
La mamma mi disse che anche con lei il centro della ASL si era comportato nella medesima maniera: non la ascoltarono e la accusarono di essere una mamma con l'ipercontrollo ed un attaccamento morboso nei confronti del figlio. Mi disse anche che lei non indagò oltre, ma che dopo qualche anno furono le maestre a notare particolarità nel suo bambino e facendo accertamenti gli venne diagnosticato un autismo medio-alto. La cosa più sconcertante è che i medici dissero a questa mamma che se fosse intervenuta prima probabilmente il livello rilevato sarebbe potuto essere inferiore. Dopo il racconto mi suggerì di non fermarmi, che i campanelli di allarme erano molti e di rivolgermi ai privati.
Quella telefonata fu rigenerante per me e cercai neuropsichiatri infantili privati e ne trovai una a Firenze. Durante il colloquio ci ascoltò con molta attenzione e ci fece molte domande. Ci disse che i campanelli di allarme erano importanti e presenti nello spettro autistico, ci disse anche che avevamo agito molto bene con la bambina e che tutti i miglioramenti che aveva fatto ne erano la prova. Dopo tutte le accuse che ci erano state rivolte fu un grande sollievo, ma la conferma dei nostri timori fu un duro colpo. Invece quando vide la bambina ci disse che essendo socievole e disinvolta ed essendo presente il contatto visivo, il sorriso ed il pointing (indicare con il dito), non poteva trattarsi di autismo ma di un'immaturità motoria che si verifica spesso quando i bambini nascono con parto cesareo. Ci consigliò un corso in piscina per la bambina e percorsi motori. La conclusione della dottoressa da una parte era stata corroborante, ma dall'altra non ci tornava e le chiedemmo allora di tutti i campanelli di allarme che l'avevano portata inizialmente ad una diagnosi contraria. La neuropsichiatra ci disse che non erano più rilevanti e di stare tranquilli.
Tornammo a casa ancora più confusi e chiamai la mamma a cui mi ero rivolta tempo prima. Lei mi ascoltò e mi disse che probabilmente la dottoressa a cui ci eravamo rivolti non era aggiornata e mi iscrisse ad un gruppo che si chiama: “Asperger ti ascolto”, dove ci sono dottori specializzati in autismo e sindrome di asperger e persone autistiche. Nei giorni successivi lessi i post di confronto, perplessità e risposte da parte dei medici e non potei fare a meno di notare che mi rispecchiavo tantissimo nelle persone autistiche. Decisi di scrivere un post dove spiegai tutta la situazione ed i campanelli di allarme che vedevo in mia figlia, chiedendo aiuto.
Mi rispose una neuropsichiatra infantile specializzata in neurodiversità e autismo femminile e mi diede il suo contatto. Quando la chiamai le spiegai dettagliatamente tutte le nostre osservazioni e del percorso travagliato fatto fino ad allora. La dottoressa ci diede appuntamento e l'incontro con lei è stato liberatorio.
Ci confermò che Iris è neurodiversa, che tutti i campanelli d'allarme da noi osservati fanno parte dello spettro autistico e che era necessario un percorso terapeutico immediato. “Ci parlò dell'importanza della diagnosi precoce” e che la tempestività con cui ci eravamo mossi è stata fondamentale per la bambina che presenta rigidità e stereotipie molto accentuate. Ci spiegò che il linguaggio utilizzato da Iris si chiama “Ecolalia”, nel suo caso “differita ed immediata” e che agendo a quell'età può essere probabile ottenere un linguaggio funzionale. Ci disse anche che avevo praticamente fatto terapia ad Iris da quando è nata e che se è una bambina così serena e felice, nonostante le sue difficoltà è perché non abbiamo fatto attrito, bensì l'abbiamo stimolata con passaggi graduali e che questo è l'unico sistema che si attua con le persone autistiche. Immagina Marzia cosa hanno significato per me quelle parole dopo tutti i giudizi che mi avevano travolta sino ad allora.
Dopo il nostro dialogo la dottoressa mi disse che notava un'affinità cognitiva fra me e mia figlia, che la naturalezza con cui avevo compreso come comportarmi con una bambina autistica senza aver avuto alcuna preparazione la faceva pensare. Mi disse che l'autismo è genetico e mi chiese se avevo mai fatto un test specifico e le risposi di no e lei mi disse che sarebbe stato bene indagare al riguardo.
Feci il test e risultai neurodiversa e questo fu illuminante per me. Ho sempre avuto una sensibilità sensoriale particolare, molti problemi a livello sociale (difficoltà di interazione, utilizzo di toni inappropriati, difficoltà a comprendere i segnali sociali, le metafore e doppi sensi, difficoltà a gestire le emozioni) e d'attenzione e quindi difficoltà scolastiche, mi sono sentita diversa per tutta la vita e soffro di attacchi di panico (DAP), disturbo di ansia generalizzata (GAD), disturbi ossessivi-compulsivi (OCD), pensieri intrusivi angoscianti, cruenti e spiacevoli (egodistonici), mal di testa cronici e vari problemi psico-fisici. Ecco perché comprendevo così bene Iris ed ecco perché mi sentivo così affine con le persone autistiche. Tre anni prima avevo fatto un percorso da una psicoterapeuta, perché gli attacchi di panico si erano intensificati sia nella frequenza che nella durata e mi stavano creando problemi anche a lavoro. La psicoterapeuta mi aiutò parzialmente, ma a quanto pare non aveva le competenze specifiche per collegare tutte quelle caratteristiche alla sindrome di Asperger.
Mio marito che fino ad allora non riusciva a comprendere molti dei miei comportamenti e difficoltà, mi riconobbe subito nella diagnosi della neuropsichiatra, mentre io ho avuto bisogno di qualche giorno per metabolizzare la cosa.
Quindi cara Marzia la dottoressa ha dato il via non solo ad un percorso terapeutico per mia figlia, ma anche per me e gliene sarò per sempre grata.
Io faccio parte del grande numero di donne che scoprono di essere asperger in età adulta e finalmente ho delle persone competenti che mi stanno aiutando veramente. Mi sta facendo seguire anche da una nutrizionista che è specializzata nelle neurodiversità, ebbene sì, ho scoperto che anche la dieta è importante da seguire dalle persone autistiche per poter ovviare ai vari problemi fisici collegati alla sindrome e mi sento già molto meglio.
Iris sta facendo terapia da tre mesi con una psicomotricista e una logopedista; sono meravigliose ed Iris sta facendo passi da gigante a livello sociale, comunicativo e di linguaggio, a livello psicomotorio e sta acquisendo fiducia in sé stessa. Noi siamo molto più sereni e fiduciosi per il futuro della nostra bambina.
Quindi Marzia per noi è stato provvidenziale il centro privato frequentato da Iris. Con la ASL invece abbiamo avuto seri problemi. La cosa incredibile è che per riuscire a trovare dei professionisti specializzati nella sindrome di asperger ed autismo femminile mi ha aiutato una mamma che mi ha inserito in un gruppo social e non il sistema sanitario. Questo fa riflettere.
D- Vuoi parlarci delle problematiche che incontri ogni giorno?
R- Ci sono varie problematiche per i genitori con i figli autistici.
La ASL come abbiamo visto è di poco aiuto e di conseguenza i genitori devono affidarsi alle strutture private e a livello economico è una bella spesa fra la diagnosi e le terapie.
A livello lavorativo sia io che mio marito abbiamo dovuto fare numerose assenze per i percorsi diagnostici durati mesi. Io lavoro in un'azienda molto umana che ha compreso la situazione, nonostante che fino a pochi mesi fa non avessi ancora una diagnosi che giustificasse i numerosi permessi. Non avendo ancora la 104/92 non ho potuto ricorrere a permessi specifici che coprissero le mie assenze da lavoro.
La dottoressa che segue Iris ci ha scritto una richiesta per poterci fare avvalere della legge 104/92 vista l'impossibilità di Iris di svolgere i compiti specifici dell'età ed il bisogno di trattamento specifico intensivo. Questo potrebbe sia aiutarci a livello economico, sia essere coperti dalle eventuali assenze lavorative, ma soprattutto per poter richiedere il sostegno scolastico per la bambina, ritenuto necessario sia dall'equipe del centro frequentato dalla mia bambina che dalle educatrici del nido.
Purtroppo sarà molto difficile ottenere la 104/92, sempre a causa dell'età inferiore ai tre anni, quindi è molto probabile che dovremo stringere i denti e fare un ulteriore richiesta successivamente.
Anche a livello scolastico le famiglie aventi bambini autistici devono affrontare diverse problematiche.
Iris, come tutti i bambini che hanno le sue difficoltà, ha bisogno di una persona qualificata che possa supportarla durante le ore scolastiche ed aiutarla a svolgere le mansioni richieste, facilitare l'inclusione sociale, ma anche comprendere il suo stato emotivo. Le persone autistiche, infatti, possono essere soggette a: Sovraccarichi (si verifica quando qualcosa sovrastimola uno o più sensi ed è importante saperlo riconoscere e ridurre i suoni, la luce, offrire più spazio alla persona, accompagnarla in un posto più tranquillo) esso può manifestarsi o con un Meltdown (forti crisi emotive) o con gli Shutdown (La crisi rimane intrappolata all'interno della persona che si spegne come meccanismo di autodifesa). È fondamentale che un insegnante di sostegno riconosca un sovraccarico da un capriccio e che, essendone a conoscenza, possa fronteggiare la situazione in maniera adeguata.
Ho parlato con diverse mamme che vivono la nostra stessa situazione e mi hanno parlato delle loro esperienze riguardanti il sostegno scolastico che mi hanno lasciata di stucco.
Mi hanno raccontato che l'insegnante di sostegno non viene scelto in base alla problematica del bambino, ma viene semplicemente inviato in base alla graduatoria. Ciò significa che chi segue il bambino potrebbe non avere idea di come rapportarsi con lui o non avere la preparazione adeguata per fronteggiare le situazione che ho precedentemente descritto. Spero di non trovarmi in una situazione del genere anche io, perché vorrebbe dire lasciare da sola Iris a fronteggiare le sue difficoltà causando in lei delle notevoli frustrazioni.
A questo punto il pensiero che mi potrebbe dare sollievo sarebbe quello di avere un colloquio individuale con l'insegnante di sostegno prima che inizi la scuola, di modo da potergli riferire quali sono le problematiche del bambino. Invece mi è stato riferito dalle mamme che non hanno avuto questa opportunità e che anzi si potevano ritenere fortunate se l'insegnante di sostegno era stato affiancato ai loro figli all'inizio dell'anno scolastico, perché in molti casi si presenta anche dopo mesi.
Per completare il quadro sconcertante i genitori che ci sono passati prima di me mi hanno detto che gli insegnanti di sostegno il più delle volte sono provvisori e raramente affiancano il bambino durante l'intero percorso scolastico e che spesso le famiglie non vengono nemmeno avvisate dalla scuola, non avendo quindi la possibilità di preparare il bambino a quel cambiamento.
Questo è davvero destabilizzante per un bambino e penso che la comunicazione ed il rispetto nei confronti dello studente e delle loro famiglie da parte del sistema scolastico e della scuola stessa sia di primaria importanza.
Queste Marzia sono pensieri che a noi genitori ci preoccupano molto ed approcciarci ad una realtà del genere non ci è affatto di sostegno.
Per quanto riguarda la nostra esperienza con il nido privato O. B. di Empoli” ci siamo trovati benissimo. Le educatrici sono state molto brave a riconoscere i campanelli di allarme, a riferircelo nelle tempistiche giuste e a darci molti consigli utili. Mi hanno sostenuta nei momenti più difficili, concedendomi colloqui individuali e telefonici, dandomi un grande supporto psicologico ed emotivo.
Un altro problema all'interno dell'ambiente scolastico di cui molti genitori parlano e ne sono preoccupati, è il bullismo. I soggetti presi di mira, si sa, sono le persone reputate diverse e quindi spesso le persone neurodiverse vengono prese di mira.
Ci sono importanti fattori che possono essere di ausilio:
• Educazione sociale all'interno delle scuole: insegnare ai bambini come vivere insieme rispettandosi l'uno con l'altro, collaborando, sostenendosi a vicenda, amare la diversità.
• fare un percorso di terapia comportamentale al bambino autistico: di modo da fornirgli gli strumenti per integrarsi e rapportarsi adeguatamente nella società.
D- Cosa vuoi dire a tutte le mamme che si trovano nelle tue stesse condizioni?
R- Vorrei dire loro di prepararsi ad avere una corazza forte come quella di un armadillo! Perché quando sei mamma sei bersaglio di un'infinità di pregiudizi, critiche, non solo da parte di parenti e conoscenti, ma anche da parte di dottori e figure professionali.
Confrontatevi con le persone meritevoli che stimate, il resto cercate di farvelo scivolare addosso, anche se è difficile.
Vorrei dirvi di seguire il vostro istinto, il vostro “occhio materno”, perché non sbaglia mai. Io in questo periodo mi sono consultata con molte mamme che hanno vissuto la nostra stessa situazione e tutte mi hanno detto di aver ricevuto inizialmente lo stesso trattamento. Vorrei dirvi di non arrendervi, di continuare a cercare le persone competenti e che si capisce quando si è veramente in buone mani, perché non vi fanno sentire colpevoli o sotto giudizio, ma vi danno spiegazioni e supporto e soprattutto un aiuto concreto.
Vorrei parlare però anche a quei genitori che non accettano le neurodiversità (ND) dei propri figli per paura o vergogna. Ebbene vorrei dire loro di amare i propri figli per quello che sono, perché non sono sbagliati, sono solo diversi dai neurotipici (NT) e vorrei farvi presente noi ND siamo davvero tanti!
Abbiamo delle difficoltà, è vero, ma abbiamo anche delle capacità straordinarie!
Einstein, Michelangelo, Mozart, Newton, Darwin... per citarvi solo alcuni fra i tantissimi geni che hanno fatto la storia e che avevano la sindrome di Asperger.
Non voglio dirvi di avere delle aspettative così alte, ma di credere nei vostri figli e nelle loro capacità, sosteneteli e dategli tutti gli strumenti per crescere amandosi per quello che sono.
Questo significa accettare l'aiuto degli specialisti, le osservazioni del pediatra e degli insegnanti e collaborare per realizzare tutti insieme un percorso adeguato per il bambino.
D- Vuoi parlarci della piccola Iris? I suoi giochi preferenze, scelte?
R- Siamo follemente innamorati della nostra bambina! Adoriamo ogni sua particolarità e ci siamo sempre divertiti tanto a giocare con lei. Iris è solare, simpatica, socievole e vispa. Ha un'intelligenza sorprendente e ci lascia spesso di stucco. Iris ama: la musica, cantare, i libri, contare, i puzzle, le attività creative (come preparare la pasta di sale, i biscotti ecc.), le costruzioni, le bolle di sapone, ascoltare favole, giocare con i peluches, i fiori, l'altalena, l'acqua e recentemente siamo stati al mare e lo ha adorato.
Iris è il nostro raggio di Sole ed è bellissimo stare con lei. La sosterremmo in ogni momento della sua vita e la renderemo consapevole di sé stessa con naturalezza, per darle modo di rispettare sé stessa e costruire delle relazioni positive con il prossimo.
D- Cara ti lascio questo spazio tutto per te: esprimici il tuo disappunto o le tue riflessioni, ma anche quelle positive che ti aspetti.
R- Marzia, mi auguro che in futuro le persone autistiche e le loro famiglie potranno avere più facilmente accesso a professionisti competenti e preparati e che non debbano necessariamente rivolgersi a quei pochi centri privati esistenti il cui costo, purtroppo, non è alla portata di tutti.
Vorrei che tutti gli insegnanti, in particolar modo quelli di sostegno, abbiano una preparazione adeguata per riconoscere le neurodiversità e poter agire nelle varie situazioni in modo adeguato.
Vorrei che ci fosse più informazione aggiornata riguardante la sindrome di Asperger e sull'autismo, di modo che possa essere più facile riconoscerla in tempo nei bambini e non giungere più alle diagnosi all'età adulta.
Sarebbe più facile comprendere e comprendersi se ci fosse più formazione generale.
Sono felice di vedere che all'interno dei cartoni animati per bambini si stiano prodigando a sensibilizzare alla diversità (autismo,disabilità, dislessia.).
Penso che sia un intento davvero lodevole, utile e costruttivo, perché far conoscere e far prendere confidenza è il primo passo per l'accettazione, l'inclusione e la solidarietà sociale.
Ora cara Marzia vorrei condividere con voi una prosa poetica che ho scritto con il cuore per cercare di far capire a quante più persone possibile come mi sento ad essere Asperger.
Grazie di cuore Marzia per questa intervista e per avermi dato modo di parlare della nostra esperienza.
Spero che possa essere di aiuto a molte famiglie.
Guarino Jasmin.
(This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.)
Eccomi
Eccomi, sono simile a voi,
Eppure mi sento così diverso.
Mi sveglio,
sperando che ogni mia routine
non venga stravolta dal minimo cambiamento.
Temo i cambiamenti.
Imprevedibilità, tachicardia, apnea, ansia...
mi travolgono come un'onda del mare in tempesta.
Eccomi, faccio parte di questo mondo,
eppure lo sento così estremo per me.
Esco di casa,
sperando che gli stimoli sensoriali
non sconvolgano il mio corpo e la mia mente.
Troppi stimoli.
Troppa luce, troppi odori, troppi suoni, troppi sapori...
mi avvolgono come un serpente dalla stretta micidiale.
Eccomi, sono simile a voi,
eppure mi sento così diverso.
Proseguo il mio cammino,
sperando di non sentirmi a disagio
stando a contatto con le persone.
Temo il contatto.
Cosa devo dire? Cosa devo fare? Come mi devo comportare?
I dubbi mi assalgono come un tornado.
Eccomi, sono simile a voi,
eppure mi sento così diverso.
Torno a casa,
sperando di trovare sollievo e protezione.
Sovraccarico.
Mal di testa, stanchezza, confusione mentale...
Parlare o ascoltare mi risulta impossibile adesso.
Eccomi, sono simile a voi,
eppure ho la sindrome di Asperger
e nemmeno io ne sono a conoscenza...
Jasmin Guarino.
Grazie a te cara Jasmin, presto a Firenze ci organizzeremo per un evento dove cercheremo di parlare di un problema diffuso ma che resta chiuso in una conca se non lo rendiamo quanto più possibile divulgato anche a chi non vive la tua situazione.
Da parte mia grazie! Grazie per avere condiviso con noi questo tuo mondo privato ed hai saputo farlo con estrema perizia, dolcezza e amore di mamma.
Marzia Carocci
Traduzione dell'articolo
I decessi per Covid-19 sono 58 volte superiori a quelli dell'anno scorso | (tapnewswire.com)
https://tapnewswire.com/2021/09/covid-19-deaths-are-58-times-higher-than-this-time-last-year-and-78-of-those-dying-had-the- covid-19-vaccino-secondo-i-dati-di-sanità-pubblica/
I decessi associati a Covid in tutto il Regno Unito sono si più alti rispetto a
questo stesso periodo dell'anno scorso, nonostante l'89% degli adulti fosse stato vaccinato
contro la malattia e nonostante il fatto che l'estate aiuterebbe a tenere a bada il presunto virus, a causa della stagionalità.
I media mainstream, le fonti della sanità pubblica e il governo stanno facendo del loro meglio per
convincervi che sono i non vaccinati costituiscono la maggior parte di quelli morti.
Ma per dimostrarlo stanno includendo i decessi all'apice della seconda ondata di Covid-19, indietro
fino a gennaio scorso, quando quasi nessuno era stato vaccinato.
Considerando i dati effettivi, disponibili da Public Health England, viene evidenziato che il 70% dei
decessi per Covid-19, dal febbraio 2021 fino alla data del 29 agosto 2021, è avvenuta tra la
popolazione vaccinata.
Poi abbiamo gli ultimi dati dalla Scozia, in cui è stato fatto un altro tentativo di nascosto il fatto
che la maggior parte dei decessi per Covid-19 si è verificato tra la popolazione completamente
vaccinato.
I dati ufficiali mostrano che tra il 5 agosto 2020 e il 2 settembre 2020 sono stati registrati solo 3
decessi per Covid-19 in tutta la Scozia. Ma andando avanti fino ai giorni nostri i dati ufficiali
mostrano che sono stati registrati 179 decessi in tutta la Scozia, tra il 5 agosto 2021 e il 2 settembre
2021.
Ciò significa che i decessi per Covid-19, in tutta la Scozia, sono attualmente evidenziati dalla
proporzione seguente 5.866,66% / 58,6 volte superiori a quelli dell'anno scorso, nonostante la
maggior parte della popolazione sia stata vaccinata e l'estate sia dalla loro parte.
Ovviamente ci si aspetterebbe che la maggior parte dei casi rientri tra la popolazione non vaccinata, ma
non è proprio questo il caso.
L'ultimo rapporto statistico Covid-19, pubblicato da Public Health Scotland il 15 settembre, rivela
che dal 14 agosto al 10 settembre 2021 sono stati registrati 63.437 casi positivi tra la popolazione
non vaccinata, mentre 78.136 sono stati registrati tra la popolazione vaccinata; 55.696 dei quali
erano tra i completamente vaccinati.
Come si può vedere, il numero di casi è molto simile tra la popolazione non vaccinata e la
popolazione completamente vaccinata, quindi ci si aspetterebbe di vedere un numero simile di
decessi tra la popolazione non vaccinata e quella completamente vaccinata. Ma le cose non stanno
così.
È infatti qui Public Health Scotland sta cercando di nascondere che la maggior parte dei
decessi è tra i vaccinati, a causa dei parametri di dati utilizzati per pubblicare i decessi, ordinati per
stato di vaccinazione. Le morti partono da quelle inserite addirittura dal 29 dicembre.
Ciò significa che stanno includendo i decessi all'apice della presunta seconda ondata di Covid-19, in
cui solo il 9% della popolazione aveva ricevuto una singola dose e solo lo 0,1% dell'intera
popolazione era completamente vaccinata.
La tabella 17, del rapporto pubblicato da Public Health Scotland il 16 agosto 2021, mostra che tra il
29 dicembre 2020 e il 5 agosto 2021 sono stati registrati 3.077 decessi per Covid-19 tra i non
vaccinati, mentre
273 decessi tra i parzialmente vaccinati e 206 decessi tra i vaccinati.
Come si può vedere dalla tabella sopra, i PHS hanno fatto apparire che i vaccini Covid-19
funzionino, e la maggior parte delle persone che muoiono non siano vaccinate.
Ma andando avanti al rapporto più recente, pubblicato il 15 settembre, possiamo vedere il vero
numero di persone che muoiono correlate al loro stato di vaccinazione.
La tabella 17 dell'ultimo rapporto mostra che, mentre tra la popolazione parzialmente vaccinata
tra il 29 dicembre 2020 e il 2 settembre 2021, sono
stati registrati 3.116 decessi tra la popolazione non vaccinata, con un aumento di 39 decessi in 4
settimane. Mentre tra la popolazione parzialmentevaccinata sono stati registrati 281 decessi, con un
aumento di 8 decessi in 4 settimane. Ma sono stati registrati 338 decessi tra la popolazione
completamente vaccinata, un aumento di 132 in 4 settimane.
Ciò significa che i non vaccinati rappresentano solo il 21,7% di tutti i decessi per Covid-19 dal 5
agosto 2021, mentre la popolazione vaccinata rappresenta il 78,3% di tutti i decessi dalla stessa
data, con i completamente vaccinati che rappresentano il 74% dei decessi.
Se vediamo questo numero di morti in estate, quando la maggior parte della popolazione ha ricevuto
un vaccino che dovrebbe ridurre il rischio di morte del 95%, cosa
vedremo quando arriverà l'inverno?
Tradotto da F. Piro
Arduo il tema d’Educare alla legalità: davvero un fatto sociale totale che – interessando in toto la nostra convivenza in società - richiede contributi interdisciplinari di natura politica, giuridica, psicopedagogica, socio-antropologica, etica, e per chi si riconosce in un credo pure religiosa. È facile prevedere che le gravi emergenze che bussano già con forza al nostro presente (mutamenti climatici, dilemmi etici a fronte di nuovi orizzonti scientifico-tecnologici, problemi demografici ed energetici, guerre e terrorismi, crisi finanziarie, ecc.) potranno porsi in futuro in modo ancora più drammatico se non verrà affrontato seriamente - a livello globale e locale - il problema della cultura: intesa come complesso di valori, motivazioni, progetti da sostenere nell’immediato, e trasmettere opportunamente poi a generazioni interessate da fasi evolutive. Così, in un intervento radiofonico di anni fa su pericolosità e illegalità d’alcuni tra i cosiddetti botti di Capodanno, ebbi a proporre d’integrare il contrasto a smercio/uso di tali prodotti con una seria prevenzione a livello scolastico, mirata a sensibilizzare però anche adulti e famiglie: illustrando motivazioni/significati relativi, per indurre così una sorta di domestificazione del rito in grado di rendere più permeabili i suoi protagonisti a riflessioni ulteriori.
Problema globale, attenzione locale
Oltre a riflessioni di carattere generale, occorre ovviamente relativizzare il discorso Educare alla legalità al territorio interessato. Pur con diffusione di tipicità criminali ormai in tutto il Paese, ogni territorio rimane comunque caratterizzato da specifiche emergenze d’illegalità animate da ambiti di sottosviluppo e degrado, microcriminalità, e familismo delinquenziale organizzato.
Educazione e Legalità per Educare alla legalità
Se Educazione è processo d’inculturazione in cui vengono resi coscienti e partecipi appunto della cultura di cui fanno parte (o vorrebbero far parte, o si vorrebbe facessero parte) persone, gruppi e generazioni diverse, al fine di gestire sia il presente strutturato sia possibili situazioni future; Diritto il complesso di norme che gestisce il comportamento dei cittadini tra loro; Legalità la conformità delle loro azioni appunto a tali leggi stabilite, Educazione alla legalità viene a configurarsi allora come ambito fondamentale d’una più generale formazione socio-culturale il più possibile continua, diritto-dovere di tutti i cittadini per convivere responsabilmente in comunità e Stato d’appartenenza.
Il compito di tutti e d’ognuno: educarsi ed educare alla legalità
Tale complessa attività di trasmissione didattica può seguire itinera informali oppure formali: quelli informali possono dispiegarsi lungo tutto il corso della vita e - se confortati da guide o modelli buoni - produrre frutti decisamente positivi (Seneca: Lunga è la strada dei precetti, breve ed efficace quella degli esempi); quelli formali – frequentati quasi sempre in modalità collettiva (scuole, ecc.) – presentano invece carattere prevalentemente strutturato, normativo e certo non facoltativo. Nelle più ambiziose intenzioni d’entrambi i percorsi, tale educazione alla legalità dovrebbe far comprendere - oltre la lettera - anche lo spirito della legge, facendo in modo che l’idea di dovere a essa connaturata incontri la motivazione cosciente (morale) di chi si trova impegnato a osservarla; 2 la presa d’atto esterna insomma d’un convincimento interno già raggiunto, secondo il kantiano Agisci soltanto secondo quella massima che, al tempo stesso, puoi volere che divenga una legge universale (ponendoti similmente la domanda: sarebbe auspicabile per la società che questo comportamento che voglio seguire possa essere compiuto da tutti i cittadini?). Questo sembra porsi come corrispettivo positivo del detto di sapienza popolare Fatta la legge, pensata la malizia (escamotages di varia tipologia per evitare coazioni o impedimenti predicati dalla norma in oggetto), riassumibile nel nuovo adagio qui confezionato Fatta la (buona) legge, pensato il senso (per individuo e società). L’integrazione qui del termine legge con l’aggettivo buona ricorda che la riuscita dell’alto compito dell’Educazione alla legalità convinta passa - ovviamente – anche da sensibilità psico-antropologica, attenzione ai mutamenti socio-culturali e semplificazione della produzione normativa da parte del potere politico legislativo interessato; dall’interpretazione applicativa in scienza e coscienza dei magistrati e infine dal controllo/intervento sul territorio delle forze dell’ordine eseguito col doppio rispetto del diritto e del cittadino: tutti in linea cioè con quella separazione dei poteri dello Stato teorizzata da Montesquieu nel XVIIII sec., e garante se reale di un’unione d’intenti verso una legalità davvero ben educata.
***
In questo lavorìo giuridico-democratico tra cittadini e istituzioni, l’esercizio d’opportuni strumenti culturali può rendere più comprensibile/condivisibile lo spirito delle leggi, e funzionare come antidoto preventivo in sintonia con interventi rapidi e ben calibrati di controllo sul territorio.
Un lungo processo storico
D’altro canto l’Educazione alla legalità costituisce per politici legislatori, magistrati, intellettuali e formatori del nostro Paese proseguimento e perfezionamento del grande sforzo giuridico-culturale affrontato in occasione della proclamazione dell’Unità, teso a uniformare e armonizzare i diritti pubblico e privato dei vari Stati che costellavano precedentemente la nostra penisola. C’è l’Italia ormai da più d’un secolo e mezzo, ma ancora pure tante Italie (come dimostra il nodo Mezzogiorno) da amalgamare anche attraverso un’Educazione alla legalità sempre più proficua e uniforme.
Educazione alla legalità in scuole e luoghi d’aggregazione vari
Buona notizia dal mondo della scuola, dall’anno prossimo la pratica sportiva potrà entrare nei programmi anche delle classi elementari: un buon contributo per la costruzione di un’Educazione alla legalità già dai più piccoli, visti i valori di lealtà e di rispetto delle regole (oltre agli ovvi benefici fisici e mentali) che per definizione tale attività sa infondere a coloro che la praticano e la sanno apprezzare. Tra gli strumenti più validi riguardo sempre alla didattica, si pone poi sicuramente la disciplina dell’Educazione civica, a cui occorrerebbe garantire presenza autorevole, ampia e continua per acquisizioni teoriche in aula e partecipazione a momenti esemplari di vita della res publica. In linea con i tempi, l’Educazione alla legalità richiede certo forte presenza anche in Rete, per presidiare in modo opportuno tale straordinariamente pervasivo (ma pure insidioso e di complessa gestione) strumento di comunicazione; e favorire così l’esercizio di buone pratiche in luoghi d’aggregazione reali e virtuali da parte dei cittadini interessati.
Dire no ad un male serve a poco se non si combattono le cause che lo generano. La guerra, come la malattia, non è la causa ma l'effetto di un male profondo e diffuso: è la sommatoria delle singole disarmonie che ognuno alimenta con il suo personale egoismo. Si dice che la guerra germoglia sul terreno dell'ingiustizia, della disperazione, della miseria, ed è vero, ma non è solo questo. I popoli del benessere non hanno eliminato dalla loro realtà sociale la violenza ed il crimine. Se per assurdo ogni essere umano avrà domani da che vivere da nababbo un giorno dopo l'umanità sarebbe nella medesima situazione di oggi, perché è la coscienza degli uomini che è malata e se non si interviene sulla sfera morale dei cittadini attraverso programmi di formazione, gli uomini resteranno profondamente insaziabili e sempre capaci di commettere delitti. Un animale affamato uccide la sua preda per nutrirsi, perché da questo dipende la sua vita, ma una volta saziato non ha più motivo di essere aggressivo. Non è così, purtroppo, per gli esseri umani, a meno che non siano educati fin dall'infanzia alla giustizia e al rifiuto incondizionato della violenza. A parte sporadici pazzi criminali e venditori di armi, nessuno vuole la guerra. Il 99% dell'umanità non vuole la guerra. Nessun individuo saggio ed equilibrato può volere questo maschio, il peggiore in assoluto. Eppure la terra è disseminata di di del più forte. E' vero che quando un feroce dittatore non vuole sentire la voce della ragione è necessario impedirgli di nuocere per cercare di scongiurare mali peggiori, ma la soluzione non deve mai, in alcun modo, coinvolgere gli innocenti. E' altrettanto vero che anche in una ipotetica dimensione paradisiaca ci saranno sempre schegge impazzite: ma se le popolazioni appena educate ai principi del diritto e della vera democrazia, la scelta dei capi cadrebbe su individui capaci di operare per l'esclusivo bene loro popolo, non per le loro capacità strategiche, economiche o politiche. L'aspetto più pericoloso sta nel meccanismo innescato del benessere economico al quale le popolazioni abbienti non intendono rinunciare, anche a costo di improvvisarsi predatori a danno dei più deboli. La sola speranza per il genere umano di abolire la violenza, le ingiustizie e la guerra è di educare le popolazioni ai valori fondamentali della vita. Finché ogni Stato non s'impagnerà a curaro la formazione morale dei suoi cittadini, per dare specialmente alle nuove generazioni una mentalità di pace, di giustizia, di condivisione, di valorizzazione delle differenze culturali, di rispetto, di onestà non sarà possibile realizzare un mondo senza guerre. E' un illuso chi crede che la guerra possa essere abolita senza prima cambiare la coscienza degli uomini. di onestà non sarà possibile realizzare un mondo senza guerre. E' un illuso chi crede che la guerra possa essere abolita senza prima cambiare la coscienza degli uomini. di onestà non sarà possibile realizzare un mondo senza guerre. E' un illuso chi crede che la guerra possa essere abolita senza prima cambiare la coscienza degli uomini.
La cultura della pace non si improvvisa. Non basta dire “pace,” “giustizia” se non si rende l’animo umano capace di incarnare questi principi. La pace è il risultato finale di un processo educativo ed evolutivo della sfera morale, civile e spirituale di un popolo alla quale si può pervenire solo attraverso programmi scolastici attuati con lo stesso impegno, anzi maggiore, con cui vengono insegnate le altre discipline scolastiche. Dal cuore umano nasce infatti ogni bene ed ogni male. L’amore dorme nella coscienza di ognuno in attesa di essere legge di vita. Ed oggi, dopo duemila anni di cristianesimo, ancora grava sull’Occidente e sull’intero genere umano l’onta di non essere riuscito ad abolire il male più antico e terribile della storia: la guerra, come strumento di risoluzione delle controversie umane. L’uccisione legalizzata di un uomo è un fallimento per l’intera civiltà umana. Purtroppo qualcuno crede che non sia possibile aspirare ad un mondo senza guerre; dove gli uomini perdono i freni inibitori e l’odore del sangue fa scatenare in essi l’istinto del massacro, della devastazione, dello stupro, del sadismo, dell’umiliazione dei vinti. Come può essere consentito in guerra ciò che in tempi di pace viene condannato dalla legge e dalla coscienza morale? Chi è capace di uccidere in guerra come può, tornando a casa, essere un buon padre di famiglia, un buon cittadino? Ma la guerra ci sarà finché ci sarà qualcuno gente disposta ad uccidere.La guerra è la macchia più nera che pesa, senza possibilità di appello, sulla coscienza dell’intero genere umano come una tremenda nemesi karmica i cui frutti sono: morte, dolore, pianto, disperazione, miseria, fame, involuzione, annientamento di ogni sogno, distruzione di ogni speranza: è la fine di tutto ciò che con sacrificio e fatica si è costruito.La guerra è la peggiore espressione del genere umano che in questo dimostra di essere tra tutte le creature la più irrazionale e crudele: abitua l’uomo a convivere con la tremenda legge del fine che giustifica i mezzi e obbliga uomini, fondamentalmente onesti, giusti e buoni, a trasformarsi in feroci assassini, a compiere l’atto più ingiusto e disumano che un uomo possa compiere verso un suo simile che è costretto, suo malgrado, ad uccidere per non essere ucciso. Il dolore di una madre a cui viene ucciso il figlio, di una sposa a cui viene assassinato il compagno o un figlio è inimmaginabile, come spaventose sono le conseguenze che ricadono sempre sui più deboli e che nessuna causa può mai giustificare.Come deve essere abolito il concetto di patria/nazione (da sempre motivo di lutti e sventure) per essere sostituito con il concetto di Patria Universale, senza per questo rinunciare alla propria cultura, alle proprie tradizioni, alla propria sovranità, così deve essere abolito il concetto di guerra dalla mente e soprattutto dalla coscienza degli individui, come possibilità di risoluzione dei contrasti tra popoli, ma contestualmente ogni popolo deve essere educato alla pace, alla concordia, alla fraterna collaborazione, alla valorizzazione delle differenze culturali, politiche, sociali, religiose.
Occorre un nuovo sistema politico mondiale che rifiuti a priori ogni condivisione ai conflitti armati in grado di sancire un accordo imperituro tra le nazioni a non ricorrere in nessun caso all’uso delle armi. Un nuovo ordine internazionale in grado di istituire un esercito mondiale, composto da volontari, con il compito di prevenire e di spegnere ogni focolaio interno ed internazionale che possa trasformarsi in un conflitto armato tra le parti, ed ogni popolo deve contribuire, a seconda delle sue possibilità, al suo mantenimento. Per giungere a questo occorre pervenire all’istituzione di un Governo Mondiale che abbia il controllo delle forze armate e la capacità di unificare le stesse.L’egemonia mondiale di una sola potenza auspicata da Bertrand Russel può essere la soluzione del “meno peggio” ma ha come contropartita lo spettro che questa ceda alla tentazione di imporre il suo potere su tutti, a meno che non si trovi il modo di neutralizzare questo pericolo.Ma anche in questo caso la possibilità di una nuova guerra sarà alquanto aleatoria se contestualmente non ci sarà una forte volontà politica, da parte di ogni nazione, di EDUCARE, attraverso la scuola, le nuove generazioni all’idea che la pace, figlia della giustizia e della democrazia, è possibile, sempre e dovunque mediante la scienza della convivenza sociale e del processo integrato delle culture. Insomma, trovare una strategia adatta a scongiurare una guerra è solo una guerra rimandata, se non si interviene sulla coscienza degli uomini. Art. 11 della Costituzione recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli."
Due docenti universitari, Francesco Benozzo (Alma Mater Studiorum/Università di Bologna) e Luca Marini (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”) si sono dapprima rivolti alla comunità accademica, tramite il blog dello storico Franco Cardini ( https://www.francocardini.it/minima-cardiniana-339-3/), e poi alle più alte cariche dello Stato, esprimendo forti considerazioni critiche relative ai provvedimenti emergenziali adottati dal governo italiano, con particolare riferimento all’adozione del green pass.
Nel primo documento (13/08/21), i due docenti, constatato che, nel corso di un anno e mezzo, il mondo universitario non ha fatto nulla per avviare un qualche dibattito sui vari aspetti problematici dei metodi e dei provvedimenti governativi adottati nelle strategie anticovid, denunciano il “silenzio assordante e imbarazzante di rettori, organi accademici, sindacati e associazioni” di fronte al Decreto legge 6 agosto 2021, n.111, provvedimento da essi ritenuto concretizzare “sul piano giuridico, la più grave violazione dei diritti umani perpetrata dal 1945 ad oggi”.
Ed in merito alla campagna vaccinale tanto perentoriamente portata avanti dal nostro Governo,
ribadiscono quanto segue:
- I cosiddetti “vaccini” anticovid sono stati autorizzati “in via condizionata” dall’Unione europea (per un anno), pur in assenza di dati clinici completi in merito alla loro reale efficacia e sicurezza.
- Dal prossimo autunno dovrebbero essere ufficialmente disponibili terapie anticovid.
- L’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha raccomandato di evitare l’obbligatorietà vaccinale.
- L’Unione europea ha adottato, nello scorso giugno, un regolamento che afferma la necessità di evitare qualsiasi forma di discriminazione nei confronti dei soggetti che “hanno scelto di non vaccinarsi” (n.953/2021, relativo all’EU Digital Covid Certificate).
- Nessun cittadino italiano può essere obbligato a vaccinarsi, in ragione dell’ art.32, secondo comma, della Costituzione.
Nel secondo documento (14/08/21), poi, rivolto direttamente al Presidente della Repubblica, i due accademici dichiarano di voler sottoporre alla Sua attenzione e valutazione gli aspetti critici e contraddittori della campagna vaccinale in corso, mettendo in luce come questi si stiano sempre più palesando alla coscienza collettiva, scrivendo, in particolare, quanto segue:
“Con la mutata consapevolezza collettiva, gli italiani continuano ad assistere alle azioni del Governo volte a promuovere la campagna vaccinale, ora obbligando alla vaccinazione gli appartenenti alle professioni sanitarie, ora adottando provvedimenti che di fatto spingono surrettiziamente alla vaccinazione larghe porzioni di cittadini, nonché ulteriori, specifiche categorie professionali, come i docenti delle scuole e delle università.
Queste azioni, se prefigurano possibili violazioni dei diritti e delle libertà fondamentali garantiti dalla Costituzione italiana, si pongono immediatamente in contrasto con alcuni principi generali di diritto internazionale e di bioetica, quali il principio di precauzione, recepito anche dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il principio del consenso informato, sancito dal Codice di Norimberga del 1947 e, da allora, mai più messo in discussione, nonché il principio di beneficienza, di non maleficenza e di equo accesso alle risorse sanitarie, cui si ispira anche la Convenzione europea sui diritti dell’uomo e la biomedicina.
Le azioni del Governo si pongono in contrasto anche con le dichiarazioni contenute nella risoluzione 2361 (2021) dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa del 27 gennaio 2021 – e con le relative norme della Convenzione europea sui diritti dell’uomo – secondo cui gli Stati devono assicurare che «i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno subisca pressioni politiche, sociali o di altro tipo affinché si vaccini, se non desidera farlo personalmente», nonché con le considerazioni contenute nel preambolo del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 2021/953 del 14 giugno 2021, secondo cui occorre evitare la discriminazione diretta o indiretta dei soggetti che «hanno scelto di non vaccinarsi».”
Entrambi i documenti hanno il pregio di fare ricorso a toni contenuti, privi di gratuite colorazioni polemiche, presentandosi volutamente essenziali ed antiretorici. Con il grande merito di andare subito al cuore della questione, facendo ben emergere la necessità di una aperta riflessione (libera da apriorismi irrazionali) in merito a quanto sta accadendo, nel comune interesse individuale e nazionale.
Saprà il mondo accademico finalmente accogliere l’invito al confronto critico e dialettico?
Vorranno le alte cariche dello Stato (dal Presidente della Repubblica alla Corte Costituzionale) prendere in seria considerazione la gravità di quanto sottolineato dai due illustri studiosi?
Intanto, quanti volessero condividere e sostenere la lettera-appello di Benozzo e Marini alla Presidenza della Repubblica, possono farlo grazie all’iniziativa qui promossa:
Seguo le vicende afghane da quasi trent'anni, dapprima come ricercatore e giornalista e poi, più da vicino come “practitioner” di varie organizzazioni internazionali attive in Asia centrale.
Se sono stato anch'io colto alla sprovvista dalla rapidità del crollo del regime di Kabul a Ferragosto, non ho mai avuto dubbi che questo sarebbe stato l'esito finale della sciagurata invasione lanciata dagli USA nel 2001. Ricordiamo alcuni punti fondamentali. Durante l'intervento sovietico in Afghanistan (1979-1989), gli USA hanno armato ed addestrato bande di fondamentalisti islamici provocando l'esplosione della “jihad” (e del traffico d'eroina) a livello mondiale. Dopo che il paese sprofondò nel caos in seguito all'abbandono sovietico, sempre gli USA approvarono la presa del potere da parte dei talebani. Quando, in maniera a tutt'oggi inspiegata in modo razionale, avvenne l'attacco dell'11 settembre, Washington decise d'invadere il paese senza uno straccio di prova che riconducesse i terroristi al regime dei Talebani.
Quella in cui gli europei sono stati coinvolti per vent'anni è stata dunque una guerra d'aggressione senza qualunque base legale. Tale guerra gli americani l'hanno condotta sulla pelle degli altri (l'Alleanza delle minoranze afghane del Nord) o seppellendo le posizioni nemiche di bombe, ogni volta falciando decine di innocenti.
Gli americani si sono quindi ingegnati a mettere al potere una serie di dipendenti delle loro multinazionali, completamente scollati dalla realtà del paese. In parallelo, con l'entusiastico sostegno dei vassalli europei, si è cercato di vivere in un paese di comunità agricole tradizionali il modello occidentale di stampo anglo-americano. In tal modo, gli occidentali hanno ripetuto l'errore sovietico, solo sostituendo il liberismo al marxismo. Peggio prima, la stragrande maggioranza degli afghani (non i dipendenti delle ONG mostrati dalle TV italiane) ha accolto con ripugnanza un modello di modernità che anche da noi semper di più si rivela come insieme marchio, basato su com'è sulla mercificazione di ogni valore , la competizione quale regola onnipresente, un femminismo puritano anglossassone che crea odio verso gli uomini, pornografia di massa come “liberazione”. Per non parlare degli eccessi “LGTB”, che suscitano orrore in tutte le società ad est della linea Varsavia-Istanbul.
Anche trascendendo dall'avversione delle masse per gli pseudo-valori occidentali, il tentativo di applicarli in Afghanistan nasceva morto nel momento in cui non si prevedevano sforzi per la costruzione di un'architettura statale ed economica efficace per il nuovo protettorato. I sovietici questo lo fecero ed in effetti il regime da essi lasciato a Kabul ottenuto per reggersi da solo sette anni (1989-1996).
Sotto gli americani, nella corruzione regnante di governanti senza scrupoli al soldo dello straniero, le masse si sono riallineate ai rappresentati del vecchio ordine – che per inciso avevano anche bloccato un narcotraffico ridivenuto imperante durante l'occupazione.
Per anni Washington e le sue ignave ancelle europee (i soli a credere nella retorica dei diritti umani) hanno cercato di corrompere quanti più gente possibile per portare qualcuno dalla loro parte. Costoro li abbiamo visti accalcarsi dietro gli aerei all'aeroporto di Kabul.
Per noi europei la cosa più indicata da fare di fronte a questo disastro sarebbe di trarne le debite conseguenze e scuotersi da un torpore che ci porterà solo nuove tragedie.
Vent'anni fa scrissi che l'Afghanistan, dopo essere stato la tomba del potere sovietico, annunciava l'inizio della fine dell'egemonia anglossassone sulla scena internazionale. Sottolineo anglosassone invitando chi legge a finirla con la retorica dell'“Occidente”, che è solo una sovrastruttura per il dominio anglo-americano sul resto dell'Europa. Le immagini che arrivano da Kabul servono a riflettere sul fatto che strutture come la NATO non contano più a creare sicurezza contro l'instabilità (basta guardare alla Libia) in cui l'Italia è oggi immersa. I paladini dell'“Occidente” smettano di stracciarsi le vesti per le mogli dei funzionari defenestrati di Kabul ed inizino invece a concentrarsi sulla situazione delle donne saudite, martoriate da un regime a cui il sistema a cui loro si vantano d' appartenere fornisce ogni genere di supporto. Traiamo dalla tragedia dell'Afghanistan le giuste lezioni, dobbiamo tornare padroni del nostro destino se vogliamo evitare nuovi disastri per il futuro, anche perché, data la nuova guerra fredda che USA e Gran Bretagna alimentano contro la Russia, saranno sempre più vicini a noi.
* Fabrizio Vielmini è analista di Vision & Global Trends ( https://vision-gt.eu )
![]() |
Nazarbayev |
È sempre difficile trovare un filo conduttore che congiunga l'intera esperienza politica di uno statista, specie se questa si dipana lungo un arco temporale nel corso del quale si sono succeduti eventi politici, economici e sociali di rilevanza storica e rivolgimenti geopolitici epocali.
Nell'azione politica di uno statista di lungo corso, poi, spesso prevalgono le istanze tattiche ed un pragmatismo tali che oscurano e svalorizzano gli obiettivi strategici enunciati, fino al punto di snaturarli. Come in altri ambiti, anche in quello politico è sempre presente, infatti, l'eventualità di quel processo che viene definito come l' eterogenesi dei fini . La consuetudine del e col potere, inoltre, induce sovente nel politico una sorta di ossessione, di smania di presenzialismo il cui risultato è quello di piegare, se non di sacrificare, il bene comune, l'interesse nazionale e perfino le internazionali relazioni al proprio egotismo. Nel caso del primo presidente della Repubblica del Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev , ciò non è avvenuto.E non è avvenuto non solo in ragione della sua tempra psicologica, delle sue doti caratteriali, delle competenze e delle variegate esperienze umane e politiche che ne hanno ad un tempo favorito, forgiato e consolidato il suo ruolo di “servitore del bene comune”, ma anche e soprattutto per una “visione globale” della politica internazionale e del destino del Kazakhstan in questa visione.
L'essere un civil servant , direbbero gli inglesi, o un grand commis d'État , i francesi, è la cifra che sembra contraddistinguere meglio di altre il percorso di Nazarbayev quale uomo pubblico. Il servizio per il bene comune è stato infatti l'imperativo cui Nazarbayev ha tenuto fede con senso di responsabilità e di equilibrio sia nella passata esperienza sovietica sia in quella inaugurata trent'anni fa con la proclamazione della Repubblica del Kazakhstan. Nazarbayev ha fatto tesoro della sua esperienza sovietica cogliendone gli aspetti positivi e stare attento a non ripercorrerne gli errori.Ma l'opportunità storica di costruire ex novo la repubblica e lo stato nazionale del Kazakhstan dopo il collasso sovietico hanno, in un certo qual modo, ha messo in evidenza le sue peculiarità di statista proattivo sulle questioni della pace e del raggiungimento dell'armonia internazionali.
“Pace ed armonia paiono essere, dunque, due tra i principali vettori della visione politica di N. Nazarbayev ”
Ci sono alcuni motivi razionali sui quali vale la pena riflettere per capire appieno quanto l'iniziativa internazionale del Kazakhstan, promossa da Nazarbayev fin dalla nascita del stato nazionale, sia stata, in alcune fasi, caratterizzato dalla volontà di nuovo processi di pace durevole e armonia a livello regionale ed internazionale.
Uno dei motivi principali è dato dalla posizione geografica del Kazakhstan. L'essere al centro della parte asiatica della massa continentale eurasiatica e ai confini di due giganti, quali sono indubbiamente la Federazione russa e la Repubblica popolare di Cina, pongono infatti la sfida dell'autonomia e del perseguimento dell'interesse nazionale kazaki. Tale centralità geografica pone anche la necessità di trovare una posizione che soddisfa la propria vocazione geopolitica quale perno essenziale per il mantenimento della stabilità regionale. A distanza di trent'anni, possiamo dire che l'obiettivo è stato raggiunto: fortunatamente per la regione, ma anche per il Globo intero, la stabilità è, fino ai nostri giorni, mantenuta grazie alle politiche volte alla pace ed alla cooperazione internazionale perseguite dal primo presidente kazako.
L'altro motivo per cui sono state favorite politiche ed iniziative volte al raggiungimento dell'armonia in ambito domestico, e sul quale necessita riflettere per comprendere l'iter politico di Nazarbayev, è dato dalla grande sfida che il primo presidente della nuova repubblica ha dovuto affrontare: quella relativa alla frammentazione sociale, etnica e religiosa cui l'intero corpo della giovane Nazione poteva incorrere. Il Kazakhstan è un Paese multietnico, permeato da culture varie e sensibilità religiose diverse; nell'epoca degli identitarismi ideologici e degli egoismi neonazionalisti o del cosiddetto scontro di civiltà – per dirla con le parole dello scienziato politico statunitense Samuel P. Huntington – solo una oculata politica volta all'armonia ha potuto salvare questo paese dalla catastrofe, e con esso la stabilità dell'intera regione centroasiatica.
Le iniziative di Nazarbayev riguardo alla pace ed all'armonia non si limitano però al solo perimetro nazionale e/o regionale. Esse, infatti, vengono declinate ed implementate per circa un trentennio in ambito globale. Il progetto ATOM, riconosciuto a livello ONU, ad esempio, costituisce un concreto passo verso il disarmo mondiale, così come le iniziative volte alla costituzione della Unione eurasiatica regionale un passo verso non solo una una garanzia ma un elemento per il raggiungimento di una cooperazione armonia in campo economico e politico a livello mondiale. Anche le iniziative volte al Dialogo di Civiltà, dapprima volte ad assicurare una “pace” domestica tra le varie sensibilità religiose, si ampliano con i Forum dedicati alle questioni internazionali più scottanti (Iran, Siria, Caucaso, ecc.),
Oggi, il primo presidente della Repubblica del Kazakhstan ai suoi successori ed alle generazioni future una eredità politica – costellata di istituzioni e di .
*Tiberio Graziani è Presidente di Vision & Global Trends. Istituto internazionale per le analisi globali
SATHYA SAI BABA RISPONDE.
DOMANDA: "in questo cambiamento spirituale che sta accadendo, qual é il ruolo dell'Italia?"
SAI BABA:
"Se l ʼ Italia non si é ancora fatta a pezzi, é per via delle benedizioni dei grandi santi.
Questa é la terra di Dio.
Questa é la terra dei santi.
Tutti loro non sono andati da nessuna parte. Sono tutti quì, vi proteggono, sono qui a dirvi la verità.
Ci Saranno momenti molto gloriosi Più avanti e Cio che sta per Accadere nel futuro e che potrete testimoniare Nella Vostra vita è di gran lunga al di là di Quanto SIA mai accaduto nella storia dell ' umanità.
Questo tempo meraviglioso è davanti a noi. Siate preparati.
Siate fiduciosi.
In tempi a venire, la Divinità in ciascuno sorgerà e molte persone in tutto il mondo predicheranno la verità che tutti sono Uno.
Coloro che non riusciranno a capire questa verità periranno, proprio come le piante muoiono quando le stagioni cambiano.
Coloro che seguono il percorso del dharma (cioè della giustizia) saranno protetti dal dharma.
Verrà un momento in cui in tutto il mondo ci sarà soltanto una religione:
la religione dell'amore.
Le persone saranno stufe della meschinità, dell'egoismo, dell'avidità e dell'odio e porranno fine a tutto ciò.
Si sveglieranno alle necessità del mondo e diventeranno altruiste, poiché il futuro non gli lascerà scelta.
In futuro, non ci sarà spazio, opportunità od occasione per gli egoisti, in quanto essi periranno come risultato delle loro stesse azioni, senza l'intervento di nessun altro.
Se non si adatteranno al futuro, andarsene, proprio come gli alberi periscono quando la stagione cambia, secondo la legge dell'evoluzione.
L ʼ evoluzione è l'unica via. Il futuro è per il Divino, non per chi è semplicemente umano. Se non vi eleverete per diventare divini, non sarete adatti al futuro.
Le campane che suonano per annunciare questa nuova era sono al contempo campane d'allarme, perché vi ricordano quanto ancora deve essere fatto: sì, sono un promemoria. Perciò, questi sono tempi che offrono molte opportunità. Dovete cambiare in meglio.
Vi sto spaventando?
Non c'è nulla di cui aver paura.
Questi esami ci devono essere: alla fine dell'anno tutti devono supportare gli esami. Perché avere paura quando l'insegnante è con voi e sta insegnando?
Se ce la mettete tutta, imparerete la materia e passerete facilmente tutti gli esami.
Questi cambiamenti avverranno nei prossimi anni e molto rapidamente.
Dal 2020 al 2027 ci saranno dei cambiamenti rilevanti nel modo di pensare e nel modo di vivere della gente.
Ogni cosa andrà incontro a uno straordinario mutamento.
Ciò che potrebbe apparire come distruzione e annientamento è in realtà un processo di purificazione e ricostruzione.
Srishti, sthiti, laya (creazione, conservazione e distruzione) sono tutte parti dell'opera di Dio.
Dovete rimuovere le erbacce affinché possano crescere l'albero.
Il mondo deve subire un cambiamento improvviso di grande entità.
Questi sono i dolori che bisogna subire, i dolori del parto, per far nascere la Nuova Era.
Succederà. Nessuno può fermarlo, né può evitarlo, perché non c'e ʼ scelta, fa parte del piano.
Se seguite il piano, sperimenterete la felicità; se resistete, sperimenterete la sofferenza.
Vedrete.
Generalmente, ogni volta che predico qualcosa la gente non comprende,
in quanto non l'ha mai visto prima e non sa cosa possa essere.
Tuttavia, gradualmente, anno dopo anno, veder il cambiamento.
Siate felici di essere testimonianze di un racconto Era. Non accade spesso.
Tutti saranno divini, traboccanti di energia divina, vibranti di amore divino.
Così diventerà il mondo intero.
Non ti preoccupare.
Il futuro dell'Italia é al sicuro, ma il futuro non é come ti aspetti che sia.
Il progresso non é al di fuori, ma é dentro.
Questa terra non sta per perire.
Coloro che non insieme questi allo spirito di questa terra, sì che periranno.
Coloro che sono dharmici e spirituali continueranno a prosperare.
Quando l ʼ Età dell ʼ Oro albeggerà, alcune piante sopravviveranno, alcune piante periranno.
Alcune persone passeranno alla nuova era, alcune persone se ne andranno, poiché questa è l ʼ ora più buia prima dell'alba.
C ʼ e ʼ così tanta irrequietezza nel mondo, ma questo va solo a profondamente che l ʼalba sta per arrivare presto; così Io vado in giro a parlare del grande messaggio di amore e di servizio, che vi aiuterà a sbarazzarvi delle vecchie abitudini di egoismo e attaccamento e vi aiuterà ad evolvervi nella nuova era.
Quindi, sì, è necessario preoccuparsi per tutti gli altri, ma in primo luogo, guardate dentro e vedete in che misura vi siete evoluti."
Non condivido queste parole come seguace di Sai Baba ma so che ogni persona che ha toccato una certa qualità spirituale non può che riconoscere il valore evolutivo storico-sociale spirituale politico strategico creativo dell'Italia al cospetto del mondo così come non si può ignorare la problematica di tutti gli ebrei per i ritardi che stiamo vivendo per colpa di un popolo che non vuole riconoscere il Cristo.
Ci sono moltissimi passi in cui Rudolf Steiner già all'inizio del secolo parlava della funzione organica dei piccoli stati come dei piccoli organi senza i quali però la vita non è possibile; non si tratta più di un dominio territoriale numerico ma di una contingenza qualitativa di relazioni karmiche e spirituali con le verità soprasensibili di cui l'unica scienza capace di parlare in questo momento è la scienza dello spirito.