
L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni. |
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Questa strana voglia di vivere" di Veronica Liberale è stato selezionato per il “Concorso Idee nello Spazio”, Domenica 10 luglio h 21 ed è stato in scena al Teatro Lo Spazio con un piccolo estratto, per una serata di corti teatrali e scambi di idee in movimento tra compagnie teatrali
Siamo negli anni '60. I fratelli Cristina e Salvatore lasciano la loro casa in un piccolo paese siciliano per recarsi in Svizzera e ricongiungersi con Giuseppe, un altro fratello emigrato da tempo. La speranza è quella di trovare un lavoro ed una situazione migliore Sul treno i di vita.
due incontreranno uno scrittore ed un'aspirante attrice. Filo conduttore sarà il capotreno, una sorta di voce fuoricampo in carne ed ossa, onnipresente, che racconta le storie di persone mentre queste le trasporta con il loro carico carico di speranze e sogni verso un destino, si spera, migliore. Il “treno della speranza” è un simbolo dai forti connotati umani, e serve a ricongiungere le persone ai loro affetti. Rappresenta una sottile linea immaginaria che unisce un'Italia eterogenea ottimamente rappresentata dai personaggi creati da Veronica che, grazie alla sua magica penna, si tramuta in una Parca, in una Moira, giocando e intrecciando i loro destini in questo viaggio verso un destino misterioso. Un viaggio peraltro introspettivo, volto a scoprire gli animi ei sentimenti dei viaggiatori, che svelano prima il loro lato esteriore, duro o sulla difensiva, poi le loro paure ei dubbi, infine ci regalano il loro lato migliore e più umano. Tutto a ridosso della storia che raccontano e vivono, uno spaccato difficoltà di molti italiani in quegli anni, nella difficile ricerca di una stabilità economica. Dunque un racconto sull' emigrazione che ha interessato la nostra cara penisola negli anni '60. Veronica ci regala una perla, un gioiello teatrale in grado di farci vivere in maniera realistica questa tragedia attraverso i suoi personaggi, usando la sua dolcezza in maniera commovente, ma sempre strappando un sorriso e facendo capolino ad una speranza nascosta dietro l'angolo. Fa vivere i suoi personaggi che irrompono dalla quarta parete nella stessa platea, facendoli scendere in alcune occasioni dal palco per farceli sentire e vivere. poi le loro paure ei dubbi, infine ci regalano il loro lato migliore e più umano. Tutto a ridosso della storia che raccontano e vivono, uno spaccato difficoltà di molti italiani in quegli anni, nella difficile ricerca di una stabilità economica. Dunque un racconto sull' emigrazione che ha interessato la nostra cara penisola negli anni '60. Veronica ci regala una perla, un gioiello teatrale in grado di farci vivere in maniera realistica questa tragedia attraverso i suoi personaggi, usando la sua dolcezza in maniera commovente, ma sempre strappando un sorriso e facendo capolino ad una speranza nascosta dietro l'angolo. Fa vivere i suoi personaggi che irrompono dalla quarta parete nella stessa platea, facendoli scendere in alcune occasioni dal palco per farceli sentire e vivere. poi le loro paure ei dubbi, infine ci regalano il loro lato migliore e più umano. Tutto a ridosso della storia che raccontano e vivono, uno spaccato difficoltà di molti italiani in quegli anni, nella difficile ricerca di una stabilità economica. Dunque un racconto sull' emigrazione che ha interessato la nostra cara penisola negli anni '60. 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Quello del 20 luglio sarà un estratto, non so quali e quante scene verranno proposte ma nello spettacolo completo troveremo vari personaggi. Quella che descrivo è la replica che vidi io tempo fa con gli attori che troverete di seguito.
Il ferroviere romanaccio (Fabrizio Catarci), una sorta di romantico traghettatore di queste anime semplici e al contempo una guida narrante, che accompagna verso il destino ignoto queste persone, raccontandole. È lui che spezza armoniosamente le varie scene, con delicatezza e un umorismo tutti capitolini. È l’unico personaggio non “accoppiato”, ma che si amalgama bene con gli altri. Una figura a tratti nostalgica, l’unica che pare conoscere il suo destino, quello di trasportatore di anime e di venditore di sogni. Di fondo una persona sola che però è insostituibile collante. Salvatore (Guido Goitre) è perfetto nel suo ruolo, racchiude e rappresenta il siciliano perfetto: rigido e spigoloso, geloso della sorella ma al contempo timido, introverso, sensibile e sognatore, che svela man mano la sua bellissima dicotomia caratteriale. Il suo accento siculo, gli atteggiamenti, ma soprattutto lo sguardo sognante e le sue pause di riflessione sono eccezionali e donano al personaggio una bellissima profondità. Gabriele o Mattia Pascal, (anche qui la scelta dello pseudonimo pirandelliano è azzeccatissimo), come si presenta lo scrittore (Alessandro Moser), crea quello scontro ed incontro di culture, la sua e quella dei due fratelli siciliani. La preparazione intellettuale dello scrittore, con il suo parlare in un corretto italiano mette in crisi i due isolani teneramente ignoranti. Le due culture stridono amabilmente tra loro e si fondono insieme in un dolce connubio di contrari. Ma lo scrittore poi non è così lontano da loro, mai altezzoso, scende volentieri a compromessi con i fratelli; abbandonando il suo status di persona colta, si relaziona volentieri con loro e soprattutto con la bella sorella di cui si infatua e dalla quale è ricambiato. L’attrice imberbe è una ragazza romana di nome Carla (Camilla Bianchini), dal pesante accento romanesco, bello e mai volgare che strizza abilmente l’occhio alla parlata trasteverina di quel periodo. Lei è piena di sogni e speranze di successo. Camilla ben veste i panni di questa ragazza ammaliata da un possibile successo, che però è ancora troppo giovane per capire la vita e per non cadere preda dei suoi crudeli compromessi. La ragazza farà breccia nel cuore di Salvatore, mentre lei troverà in lui quella dolcezza che evidentemente ancora non ha incontrato nel suo mondo di illusioni. Cristina (Veronica Liberale), anche lei come Guido, sembra si sia materializzata dal passato. Insieme sono fantastici, realistici, veraci. Veronica sulla scena indossa uno scialle che le ha lasciato la nonna siciliana e con quello sembra entrare in sublime contatto con lei e con i suoi gesti, riuscendo a trasformarsi in una vera donna del sud della seconda metà del Novecento, davvero credibile.
Complice della riuscita dello spettacolo è l’ottima sceneggiatura, che ben bilancia ogni personaggio senza appesantirlo, donandogli una propria e definita connotazione; lo spazio giusto nella storia senza prevaricare quello degli altri e riuscendo a renderlo più vero del vero. Anche i costumi di Caterina Lambiase sono un tocco di classe; sono perfetti così, come l’uso delle musiche (scelte da Pietro De Silva), tratte dal repertorio di quegli anni. Ottimo anche l’uso delle luci, suggestivo ed evocativo (di Cristiano Milasi) insieme ai suoni più che realistici sempre in sottofondo (il mare, lo scorrere del treno sulle rotaie, le voci dei passanti…). Tutte queste cose colpiscono lo spettatore e danno un tocco realistico alla storia. Non tralasciamo la bella scenografia di Luciano Nestola, dalle semplici ma efficaci trasformazioni.
Bello, romantico e emozionante il gioco di luci durante il corteggiamento tra Salvatore e Carla e tra Gabriele e Cristina. Ad intermittenza i nostri vengono illuminati e così portano avanti la loro conoscenza reciproca in un crescendo impreziosito dal gioco di luci. In questo modo entrambe le coppie possono rimanere sul palco, mentre la loro storia prosegue solo quando sono illuminati. In sala ricordo gli spettatori silenziosi, fortunati testimoni di questo amore che sboccia. Il sovrapporsi del corteggiamento è un tocco di classe, proposto con una fine sensibilità. Bello lo spot dell’idrolitina (la polverina era in voga già in quegli anni), trampolino di lancio per l’aspirante attrice, che Camilla ripropone in un “playback” perfetto sull’audio originale.
Veronica ha superato se stessa sia come sceneggiatrice che come attrice. Sul suo treno ha voluto con sé dei compagni di viaggio che hanno saputo capire ed interpretare con maestria la sua idea. Un direttore d'orchestra che ha scelto i migliori musicisti per questo concerto di sentimenti e sensazioni. Mi sono emozionato, non per una scena in particolare, ma per tutto l'intero spettacolo; grazie a quell'atmosfera magica che questi artisti hanno saputo ricreare.
“Questa strana voglia di vivere”
di e con Veronica Liberale, Guido Goitre, Alessandro Moser, Camilla Bianchini, diretto (e con) Fabrizio Catarci.
“Il chimico non potrà mai competere con il gallo” (H. Shelton)
In natura il componente nutrizionale di un qualunque alimento (calcio, ferro, magnesio, potassio ecc.) risulta benefico per la salute umana solo se fa parte dell’alimento che lo contiene. Estrapolato perde le sue potenzialità al punto da essere addirittura dannoso, specialmente se assunto in forti dosi. Una mela di taglia media, che contiene solo 10 mg di vitamina C, possiede un’attività antiossidante equivalente a quella di 2250 mg di vitamina C di sintesi. Nel libro Alimentazione anti-canco di Richard Bèliveau e Denis Gingras (apoteosi della frutta e della verdura come strumenti anti-cancro, con la prefazione di Umberto Veronesi) si legge quanto segue.
Una molecola sintetica è talmente estranea per l’organismo con il rischio di provocare effetti secondari sgradevoli, il che avviene, sfortunatamente, in pratica, in tutti i casi. Nessun studio è mai arrivato a dimostrare che dosi massicce di integrazioni vitaminiche potessero assicurare una qualunque protezione contro le malattie croniche, tra cui il cancro. I risultati di numerosi studi condotti sull’argomento indicano piuttosto il contrario: si ha un aumento di rischi di morte associato all’assunzione di forti dosi di integratori (il 28% in più di neoplasie e il 17% di decessi in più tra i soggetti che ricevevano supplementi vitaminici). In sostanza forti dosi di vitamina A ed E al posto di proteggere i fumatori dal cancro, questi antiossidanti aumentano al contrario il rischio di sviluppare la malattia.
E’ completamente illusorio pensare di poter sostituire fonti alimentari così importanti come la frutta e la verdura con delle molecole in pastiglie. L’utilizzo degli integratori si basa generalmente sull’idea che se una molecola fa bene alla salute una dose più elevata di questa molecola darà benefici ancora maggiori, e questo è completamente sbagliato. La presenza di numerose sostanze fitochimiche negli alimenti significa che il consumo dell’alimento intero permette di aumentare la sua efficacia antitumorale agendo sui vari processi implicati nello sviluppo del tumore, qualcosa di impossibile nel caso di un integratore che contiene una sola molecola. Non solo gli integratori non possono sostituire gli effetti benefici associati all’insieme delle molecole presenti nell’alimento naturale ma la presenza di grandi quantità di queste molecole sotto forma di integratori può rendere meno efficace l’assorbimento di altre sostanze benefiche. E’ dunque consigliabile consumare queste molecole nelle forme più vicine possibile ai vegetali originali evitando i preparati già pronti.
Se l’alimentazione presenta carenza di vitamine, minerali e sostanze antitumorali, perché non vi è un consumo adeguato di frutta e verdura, la soluzione del problema non passa dagli integratori, ma piuttosto da un cambiamento profondo delle abitudini alimentari. Non esistono e non esisteranno mai pastiglie miracolose per riparare completamente i danni causati da un’alimentazione di cattiva qualità: non possiamo mangiare qualsiasi cosa e poi prendere una pillola per rimediare. Attualmente si stima che il 30% di tutte le neoplasie sia direttamente collegabile alla natura del regime alimentare degli individui.
Una narrazione ironica e autobiografica di questo simpatico e schietto artista, che a quarant’anni tira le somme sulla sua vita parlandoci della propria omosessualità, delle esperienze, della nascita e delle lotte del movimento gay e di liberazione sessuale.
L’Off Off è un bel teatro al centro di Roma, in via Giulia, una strada storica voluta da papa Giulio II nel XVI secolo; ancora oggi questa zona conserva il suo fascino storico. Tra suntuosi palazzi e caratteristici vicoli romani troviamo questo incantevole teatro, che non stona assolutamente in questa cornice.
Stasera l’Off Off è piuttosto affollato, evidentemente l’esibizione di Serafino ha attirato molto pubblico, soprattutto quello della comunità gay romana.
Un grande schermo in fondo al palco è pronto per proiettare immagini a supporto dello spettacolo. Ci appariranno foto e spezzoni di filmati di feste, scorci di Roma, ma soprattutto fotogrammi che immortalano un Serafino istrionico e trasformista, impegnato ad impersonare personaggi noti o inventati, tutti sempre ammiccanti e provocatori. Scorrono immagini della Roma degli anni '70 ed ’80, con scorci ormai scomparsi legati al racconto della sua vita gay, fino ad arrivare ai giorni nostri.
La scenografia è volutamente essenziale, scarna per concentrare l’attenzione su Serafino. Espone una bandiera arcobaleno simbolo della pace e sempre presente durante i Gay pride, una sedia con un boa piumato rosa e un paio di scarpe con tacchi piuttosto alti.
Quello di Serafino non è solo un viaggio nella sua vita ma anche in quella della comunità gay, di cui sono raccontate tutte le piccole e grandi conquiste, ma anche e soprattutto le difficoltà nel percorso. Una vera e propria storia sull’omosessualità in Italia. Serafino ci spiega che il termine “batuage” è in verità un francesismo inventato, con il quale si indicano quei posti dove gli omosessuali si incontravano per avere rapporti occasionali. Luoghi piuttosto noti e legati alla storia passata della nostra città come: Monte Caprino alle pendici del Campidoglio, il Circo Massimo, il Colosseo, i giardini intorno alla stazione Termini, ma anche i vespasiani sparsi per Roma; e poi i primi cinema pornografici come il Moderno, il Modernetta e l’Odeon, l' Ambra Jovinelli e i primi locali e campeggi per i gay nati negli anni ’80. Locali famosi come l'Angelo azzurro, l’Alibi, o lo Zanzibar e l’Easy going per le lesbiche, fino ad arrivare al più noto e contemporaneo Mucca Assassina del 2002. Non dimentichiamoci poi del Gender e del Degrado, altri locali cult.
Nei racconti dell’attore non mancano i luoghi di incontro più bucolici come il “Buco” sul litorale di Ostia, così chiamato perché una volta recintato, i gay (e non solo loro) tagliarono le reti per entrarci. Ogni spazio verde della capitale che permetteva un po’ di intimità diveniva luogo di incontri a quattr’occhi. Tutti i luoghi che saranno recintati e chiusi proprio per evitarne la frequentazione notturna e spesso, purtroppo, il degrado in parte dovuto all’incuria dei frequentatori ed in altra buona misura al pregiudizio dei benpensanti. Di certo se fossimo stati più aperti e meno bigotti, gli omosessuali non avrebbero avuto bisogno di cercare spazi come questi per nascondersi dal nostro giudizio…
Ma quello di Serafino non è solo un viaggio nel tempo alle origini dell' omosessualità romana, bensì anche un viaggio storico attraverso i monumenti, gli acquedotti, i parchi, di cui ci svela aneddoti particolari o sconosciuti. Sapevate che una volta l'area del Circo Massimo era un bosco? Venne tagliato per trasformarlo in un parcheggio! Attraverso inserti interessanti come questo, prendono posto altri aneddoti che vanno di pari passo con la storia italiana ed i fatti che ben conosciamo, in cui si insinua il racconto di Serafino che ci svela con ironia ed intelligenza questo spaccato di vita a molti di noi sconosciuto.
Non mancano i riferimenti a fatti di cronaca o alla più triste cronaca nera con gli omicidi di omosessuali o i pestaggi, fino all'arrivo di Mario Mieli e al primo Gay pride con altre piccole e grandi vittorie e conquiste sociali e sessuali.
Serafino ci racconta con la sua innata ilarità di quando prendeva il bus 64, affollato di preti omosessuali, ma anche di quando ha fatto il servizio militare e si è trovato alle dipendenze di un capitano anche lui gay che, prendendolo in simpatia, lo volle come “segretaria” per poi condividere le stravaganti serate tra travestimenti e scatenate feste. Da grande trasformista qual' è, ci dà un assaggio della sua bravura nei panni della sua “foniatra”, che cerca vanamente di correggere la sua voce tendente al falsetto. Irresistibile! È divertentissimo nei suoi racconti, sempre molto espressivo, eclettico; al contempo con dolcezza riesce a far affacciare tra una storia e l’altra una certa nostalgia che lo pervade, dal sapore agro dolce, per quei tempi andati, con l’aggiunta di un retrogusto amaro che svela una certa solitudine di fondo che prova, sempre speranzoso di trovare il principe azzurro. La sua situazione sentimentale attuale però non muta neanche con l’uso della nuova app Grinder, più adatta ai soliti incontri mordi e fuggi che a trovare l’anima gemella.
Serafino è bravissimo ad interagire con il pubblico, sa improvvisare e tenere testa ad ogni imprevisto tecnico, sa bene come scherzare con se stesso ed esternarlo, è bravissimo ad ironizzare sulla sua vita privata e pubblica senza essere mai volgare o triviale nonostante l’argomento trattato ben si presti a battutacce. Non fa scivoloni di cattivo gusto, tutt’altro, ci porta con sé per mano attraverso questi quarant’anni che ha vissuto, in un mondo che almeno io non conoscevo e che ogni eterosessuale sfiora appena o ignora del tutto.
Le mie conclusioni sono che per un eterosessuale la vita probabilmente è più semplice che per un omosessuale. Discriminato, guardato con disprezzo o ilarità, ritenuto un untore e portatore di AIDS e spesso neanche in grado di potersi dichiarare come tale davanti alla propria famiglia e costretto a vivere così nell’anonimato la sua sessualità. Alla fine lo spettacolo di Serafino è anche un forte messaggio di condanna verso un mondo che non accetta l’omosessualità e che la discrimina. Un racconto pieno di ricordi piacevoli, spezzato dall’inserzione di eventi tristi e che dunque risulta sempre ben bilanciato con alti e bassi che lo armonizzano senza mai eccedere. Uno spettacolo adatto a tutti, soprattutto a chi vuole curiosare nel mondo dell’omosessualità per saperne di più. Consiglierei loro una particolare attenzione a tutta una serie di neologismi o abbreviazioni specifiche inerenti l’orientamento sessuale in questa giungla di gusti disparati e ai più sconosciuti. Di fondo Serafino si mette a nudo davanti a noi toccando argomenti che per un pubblico omosessuale sono il pane quotidiano.
Io ne esco sicuramente con una visione differente, più ricco non solo di nuove informazioni, ma anche di nuove emozioni attraverso le quali ho capito più a fondo la loro difficoltà di vivere una vita serena. Serafino la racconta in maniera personale ed originale, esaltando e sottolineando quanto sia stravagante, fuori gli schemi, border line, provocatoria, eccessiva, irriverente, sfrenata, disinibita, chiassosa; ma anche goliardica, divertente, spontanea. Senza dimenticare di aggiungere quel tocco di retrogusto amaro in cui riaffiorano l’omofobia, la repressione, la solitudine, il giudizio.
“Un bacio senza nome” - Cronache di Battuage - di e con Serafino Iorli
In collaborazione con Federica Tuzi (testi) e Luisa Merloni (regia)
Montaggio video di Lucia Pirozzi, musiche di Ugo Malatacca e Francesca Bianchi
TEATROVID-19 Il teatro ai tempi del Corona (Verso la fine della pandemia?)
Teatro Off Off
Fonda nel 1980 l'etichetta KICCO MUSIC e si dedica alla musica operistica e classica con successo.
Giovanna Nocetti in arte Giovanna, cantante, produttrice discografica e direttore d'orchestra.
Una donna eclettica, energica, ricca di phatos e cultura. Sempre attuale, nuova, con mille interessi che porta avanti con grande determinazione e ottimi risultati. Una professionista italiana che brilla fin dagli esordi in un crescendo artistico che l'ha resa quello che è. Una stella che brilla e da lustro nazionale fin dalle sue prime apparizioni. Presente in molti programmi televisivi che le danno ulteriore notorietà non solo come grande e indiscussa artista, ma anche come donna intelligente e sensibile sempre pronta a nuove emozioni che con classe e professionalità elargisce al pubblico. Decisa, coerente, forte, ricca d'iniziativa e di impegni non indifferenti.
Ha scritto composizioni liriche per opere di solisti portate in teatri sparsi in tutta Italia, famose le sue composizioni religiose, fra tutte quella a lei commissionata in occasione del Giubileo del 2000 e ha composto una Ave Maria in dedica al Papa Giovanni Paolo II. Potremmo andare avanti per ore per illustrare tutto il suo panorama artistico ma preferiamo chiedere a lei direttamente alcune notizie.
D- Buongiorno Giovanna, è così grande il panorama artistico che ti compete da renderci curiosi della tua prima volta sul palco. Puoi raccontarcelo?
R- La prima volta è come il primo amore, non si scorda mai! “Sono nata a Viareggio qualche anno fa! Come molti ragazzi di allora, si cantava nel coro dell’oratorio e, per la mia altezza venivo sempre messa in fondo, ma in fondo in fondo e dunque, non vedevo mai il pubblico, però per farmi notare cantavo a squarcia gola facendo innervosire la nostra Suor Angelica che un giorno per punirmi mi disse che potevo stare nel gruppo ma senza aprire bocca. Nooooo! A quel punto, con le orecchie basse, annuii e mi misi in silenzio in fondo. La domenica , con la chiesa piena di genitori, al momento di iniziare il t’adoriam Ostia Divina con un balzo superai tutti i ragazzi e mi misi a cantare sotto lo sguardo attonito di Suor Angelica e quello divertito di mia mamma! Ecco questa è stata la mia prima esibizione.
D- Le tue esperienze professionali sono diverse di stili e di scelte. In quale "veste" ti senti più comoda?
R- Ma guarda, io mi sento a mio agio in ogni circostanza. Quando ho iniziato a studiare canto e chitarra ho capito che la strada intrapresa era un’autostrada con uscite, entrate, piazzole di sosta, autogrill e mille altre strade e vicoli, così per la mia innata curiosità di apprendere ho imparato a percorrerli tutti studiando attentamente i percorsi. Devo dire che mi ha aiutato molto la fortuna e la voglia di scoprire altri mondi!
D- E' risaputa la tua grandissima e bellissima amicizia con lo scomparso Paolo Limiti. Cosa ti ha lasciato interiormente quell'uomo dalle grandissime capacità critiche e di animo sensibile?
R- Proprio come dici tu, mi ha lasciato radicato nella memoria la capacità di criticare anche me stessa, mi ha insegnato come si prepara uno spettacolo, come si compone una canzone, come si deve amare la vita e il prossimo. Insomma per me Paolo è stato più di un fratello.
D- Vuoi dirci come hai avuto l'idea di fondare la"Kicco Music"? Quante opere sono state prodotte? Ha anche il canale Youtube?
R- Dalla mia solita curiosità di tracciare nuovi sentieri. Andai a teatro ad ascoltare un controtenore, rimasi affascinata dal timbro della voce di questo cantante che con soavità cantava “Lascia ch’io pianga” un’aria di Haendel. Mentre lo ascoltavo pensavo che avrei potuto farlo conoscere al pubblico se avessi avuto una casa discografica. Pensato e fatto. Dopo due giorni nacque la Kicco Music e la prima produzione fu proprio “L’amante mia” un long Playng di musiche barocche cantate da Giuseppe De Vittorio e Tony Florio oggi famosi in tutto il mondo.
La kicco Music ha prodotto più di 100 opere in audio e circa 40 i video. Il canale youtube è www.kiccomusic.com e kiccomusicvideo.com
D- Quanto hai dovuto sacrificare per essere ciò che sei? Quanto invece ti ha regalato questo tuo impegno costante e duraturo nel tempo?
R- Ma, in realtà non ho sacrificato niente perché ho sempre fatto con amore tutto ciò che riguardasse la musica, la cultura e il bel canto, non considerando sacrificio tutto il lavoro che ho fatto, come viaggi, registrazioni, montaggi delle opere eccetera.
D- Cosa ne pensi dei Talent Show?
R E’ un business che non condivido perché arricchisce solo chi genera illusioni ai giovani cantanti e ai musicisti.
D- So che hai imminenti impegni riferiti a un Festival lirico "Trisulti all'opera" dove tu dirigerai diverse voci. Vuoi parlarcene?
R Mi occupo da circa 20 anni di regie liriche. Nell’ambito del festival Lirico di Trisulti che reputo particolarmente importante data la sua storia, sono stata invitata dal direttore artistico M° Davide Dellisanti per fare la regia di Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni nell’anno del centenario della morte di Giovanni Verga, autore della novella da cui l’opera è tratta.
Questa Cavalleria vanta un cast di prim'ordine (Carmela Apollonio, Angelo Forte, Maria Ratkova, Giacomo Medici, Valentina Pennacchioni) Dirige il M° Davide Crescenzi. Ecco, per me essere presente in questo festival mi rende felice.
D- Una domanda comune ma non scontata: cosa rifaresti e cosa non rifaresti più?
R- Si, è scontata ma perfettamente adatta alla mia follia! Rifarei tutto, anche gli errori che al momento non ricordo ma ce ne sono molti. Ogni volta che faccio una cosa bene mi dico subito che avrei potuto farla meglio e per quanto riguarda gli errori……ne riparliamo nella prossima intervista!
D- Cara Giovanna, questa è la "domanda bianca" che pongo a tutti gli artisti. Si tratta di uno spazio libero dove potrai dire, comunicare, annunciare tutto quello che vuoi. Uno spazio aperto all'artista perché l'arte in genere NON dovrebbe avere catene, né di parola, libertà di espressione e di manifestazione.
A te la parola, ma prima... grazie... grazie... grazie.
R- Mi chiedo spesso come mai molte mie colleghe anche più grandi di me (come età) siano sempre in rai ed a me dicono “Stiamo facendo un programma per i giovani e lei non ha quel target” Sic! Secondo me non ho l’appoggio giusto!
Lavoro e canto da 6 anni a TV2000, sono stata riconfermata anche per il prossimo anno e questa riconferma mi riempie di gioia.
Sto portando in giro per l’Italia alternando due spettacoli Giovanna Omaggio a Milva e Giovanna Ieri e Oggi riscuotendo un successo di pubblico e di critica e facendo sold out da per tutto. Queste sono soddisfazioni impagabili.
Grazie lo dico io a te per aver ascoltato con pazienza una giovanissima signora che ogni mattina reinventa la vita, la musica, il canto.
Cosa dire di Giovanna? meravigliosamente "eterna" come tutto ciò che ha prodotto e continua a produrre. Una grande artista che per amore dell'arte ne rivive giornalmente il respiro, la storia, l'incanto...
Marzia Carocci
Come cittadino italiano non mi sono mai vergognato così tanto per l'operato all'estero a livello diplomatico (anzi, ANTIdiplomatico) mostrato dal mio Paese nei confronti della crisi e guerra Russa-Ucraina, che sarebbe potuta essere una straordinaria occasione per fare valere la storica vocazione diplomatica italiana.
Siamo diventati burattini e marionette al servizio di potentati di oltre Atlantico.
Inutile dire che se si vuole concretamente la pace non si inviano a una delle parti in causa belligeranti, obici a lunga gittata, munizioni, armi leggere e attrezzatura militare.
Ignorare o fingere di ignorare poi le ragioni del conflitto e della sofferta decisione di invasione da parte di Mosca (la strage dei civili russofoni nel Donbass con oltre tredicimila morti in otto anni di guerra civile dal 2014) e la stolta e irresponsabile decisione di allargare progressivamente la NATO a Est negli ultimi due decenni - accerchiando la Federazione Russa - significa porsi al di fuori di un dibattito critico, geopolitico e strategico-militare, e finire nell'arena dei clan o delle avverse bande ultra' da stadio (con tutto il rispetto per gli ultras non violenti - ve ne sono - e che amano la propria squadra).
Demonizzare soltanto la Russia e continuare a sanzionarla economicamente - senza mettersi attorno a un tavolo con i rappresentanti diplomatici di Russia e Ucraina e ascoltare entrambi - significa prolungare la guerra e l'agonia del popolo ucraino, impoverire l'Europa, seminare odio fra i popoli, e spingere le lancette dell'orologio del "Doomsday Clock" un po' più vicine alla mezzanotte della apocalisse atomica.
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Il rapporto che intercorre tra il potere e il diritto d'opinione ha - da almeno un paio di secoli a questa parte contrassegnato, nel bene e nel male, i processi politici delle società occidentali. Questo rapporto, molto dinamico e sovente conflittuale, è stato messo in crisi dallo sviluppo delle tecnologie di comunicazione e dall'applicazione al dominio politico delle sempre più sofisticate tecniche di persuasione/comunicazione, proprie alle società industrializzate.
I beneficiari ultimi di tale crisi sono i gruppi di potere, siano essi i detentori delle tecnologie e delle piattaforme digitali, i grandi gruppi editoriali o i possessori dei maggiori circuiti radiotelevisivi. In Italia, in particolare, la relazione falsata tra potere e libera opinione si è resa evidente nella sua rischiosità con l'arrivo al governo di esponenti proprietari di grandi porzioni dell'industria televisiva e cinematografica e con la discussione pubblica sul conflitto d'interesse. A fronte di ciò, si è sviluppata nel tempo, quasi esclusivamente nella sfera cibernetica, una comunicazione alternativa, spesso confusa e spontanea e perciò stesso suscettibile di essere manipolata, screditata e marginalizzata, paradossalmente, proprio dal suo contraltare mainstream, legato al sistema politico-economico imperante. Oltre a inquinare lo sviluppo della libera opinione, la comunicazione del nostro tempo, in particolare proprio quella cosiddetta mainstream, ha concorso alla stabilizzazione dei gruppi di potere e alla creazione del consenso intorno ad essi. Il mondo dell'informazione, invece di esercitare, come suo compito e dovere, una funzione critica rispetto ai governi, ha spesso svolto il ruolo di megafono delle decisioni di quest'ultimi. Lo abbiamo visto nel corso di questi due anni di pandemia e lo viviamo ora nel contesto del drammatico confronto tra la Federazione russa e l'Occidente. In quest'ultima circostanza, poi, la comunicazione mainstream svolge sempre di più un ruolo attivo nel quadro della cosiddetta guerra ibrida; ne è testimonianza, tanto per fare un recente esempio, l'opaco caso del Corriere della Sera-Copasir. Si osserva che il sistema politico italiano — grazie alla funzione della nuova comunicazione - si sta sempre più strutturando sul modello dei sistemi liberaldemocratici anglostatunitensi, contraddistinti dal rapporto dinamico e autoreferenziale tra gruppi di potere, marginalizzando, inibendo ed escludendo di fatto la partecipazione al libero dibattito di larghi strati della popolazione.
Significativa l’iniziativa annunziata dall’on. Pino Cabras circa un accordo da lui promosso con realtà mediatiche di altri paesi per rendere l’informazione on line meno condizionata dai social, soprattutto d’oltre oceano, che paiono anteporre gli interessi dei loro proprietari al fluire della libera informazione. Purtroppo in Italia chi fa informazione per i grandi media è condizionato dalle direttive dell’editore, è quindi ricattabile, e chi si avventura nei social per fare informazione, oltre alla censura (non dimentichiamo che i nostro Paese ha perso la guerra e che, da allora, i media nostrani non hanno fatto che da cassa di risonanza dell’informazione proveniente d’oltre oceano) deve confrontarsi con la falsa informazione gettata nella mischia dai centri decisionali per avvelenare il campo e renderlo impraticabile. E quanto mai urgente quindi una seria riflessione sul problema del diritto alla formazione di una pubblica opinione scevra da condizionamenti, sul diritto alla critica e al dissenso e sulla degenerazione del sistema politico.
Ne hanno discusso alla sala stampa della Camera dei deputati Tiberio Graziani — Vision & Global Trends, Jessica Costanzo — Italexit, Pino Cabras — Altemativa, Geminello Preterossi — La Fionda — Università di Salerno.
A oltre quattro mesi dall'inizio dell' "operazione speciale militare " in Ucraina - secondo la versione russa - o 'invasione" - secondo la speculare versione euroatlantica — cominciano a emergere le prime avvisaglie di una frattura all'interno del cosiddetto fronte occidentale che si riflette nelle società civili dei vari paesi europei. Facendo leva su una prima e subitanea reazione emotiva, l'Unione Europea e i singoli parlamenti e governi nazionali hanno scelto e deciso di scendere in campo a favore dell 'Ucraina, inasprendo le sanzioni contro la Federazione russa e inviando armi a Kiev. Tali decisioni, in particolare quella dell'invio di armi - che di fatto rende cobelligerante anche il nostro Paese - sono avvenute senza un serio e approfondito dibattito democratico sulla opportunità dello schieramento a favore di uno dei contendenti e sulle relative conseguenze, nel medio e lungo periodo, di una decisione forse avventata e certamente non adeguatamente ragionata. Anzi, chi ha tentato di aprire un dibattito in seno alla società civile o si è pronunciato, fin dall'inizio della crisi, a favore della pace o ha sostenuto le ragioni della neutralità, o solamente abbia cercato di comprendere sul piano analitico e accademico le cause della grave crisi geopolitica è stato ostracizzato, messo alla berlina, ridotto all' autocensura o strumentalizzato nel grande circo mediatico dei talk-show e, a seconda dei casi, perfino accusato di connivenza con il "nemico".
Per un migliore approccio al contendere, bisogna fare alcuni passi in dietro per capirne meglio i termini. Con il crollo del muro di Berlino nel 1990 fu data garanzia dalle potenze occidentali alle autorità sovietiche che la Nato non si sarebbe spinta oltre la Germania nell’Europa dell’est. Così non fu e, un po’ alla volta, vennero inglobate nel Patto Atlantico e nella E.U. Polonia, Romania, i Paesi Baltici, la Bulgaria, l’Ungheria, la ex Cecoslovacchia. Per quanto riguarda l’Ukraina nel 2014, a fronte di regolari elezioni politiche, ci fu una sommossa popolare promossa e finanziata dagli Stati Uniti, non nuovi nella performance, capobranco dell’Alleanza Atlantica, soprattutto in funzione anti russa. Il fatto è che insediatosi il nuovo governo fu subito promossa da questo una campagna anti russa e, nonostante quasi la metà della popolazione fosse russofona, venne imposto l’obbligo della lingua Ukraina. Al contempo i militari ukraini, complice il silenzio dei media occidentali e l’aiuto della Nato, iniziarono la persecuzione della popolazione russofona. Dal 2014 al 2018 si sono contati più di 14 mila morti. Invano la Federazione russa ha cercato in questi anni di poter comporre la controversia con l’occidente, il trattato di Minsk stipulato dai contendenti è stato completamente disatteso da parte occidentale. Ovviamente le regioni del Donbass e Lugansk si sono viste costrette a chiedere l’intervento della Federazione Russa a fronte della persecuzione in atto. L’intervento dell’esercito russo è finalizzato alla protezione della popolazione russofona, questo è nei fatti e questo è dichiarato dalle autorità della Federazione russa. I mainstream dei paesi occidentali parlano di invasione dei militari russi nei confronti di un paese sovrano dimenticando gli antefatti. Dimenticano che nel 2014 in Ukraina c’è stato un vero e proprio colpo di stato promosso dagli Stati Uniti. Intanto in Italia, paese che si autodefinisce democratico fioriscono le liste di proscrizione, i rapporti 'scientifici" sull'infiltrazione di presunti fiancheggiatori della Russia putiniana nel mondo accademico, economico, politico e giornalistico, perfino le ridicole messe al bando di eventi culturali dedicati a eminenti personalità della cultura russa.
E' verosimile supporre — e comunque argomento di dibattito democratico - che le scelte a favore di una guerra di resistenza senza se e senza ma sostenute dal Governo e dal Parlamento, in assenza di una libera e pubblica valutazione e sulla base del semplicistico schema "aggredito-aggressore", che non tiene conto della guerra del Donbass iniziata otto anni fa, siano state influenzate dagli interessi della NATO, dell'amministrazione Biden anziché dagli interessi concreti del Paese.
Oggi, quando iniziano a rendersi sempre più palesi le disastrose conseguenze economiche dovute alle decisioni del Governo e del Parlamento, si registra, da parte di larghi strati della popolazione, come anche da parte di diversi autorevoli osservatori, un ripensamento che testimonia una frattura in seno al Paese e, soprattutto, una frattura tra elettori e classe dirigente, proprio alla vigilia di importanti appuntamenti nazionali, tra cui il bilancio per il 2023 e le elezioni politiche previste per la prossima primavera.
Ne hanno parlato in un dibattito dal titolo: “Guerra e Pace – l’Italia divisa” svoltosi presso la sala stampa della Camera dei Deputati lo scorso 6 luglio Tiberio Graziani di Vision & Global Trends, gli on. Pino Cabras e Raphael Raduzzi di Alternativa.
Dopo la spettacolare interpretazione di una serial killer nel suo “14 Woman”, ecco Carmen di nuovo sul palco con un nuovo spettacolo. Stavolta è nei panni di Rosetta, una semplice ed umile bidella di una scuola di Napoli. Il suo dono, o forse la sua dannazione, è quella di ricordare la sua precedente vita, quando era Rosy d’Altavilla, una ragazza di grande talento vocale, riuscita a calcare le scene nazionali ed internazionali. Vive, attualmente con nostalgia, di ricordi, visto che la sua esistenza ora è piuttosto scialba, piatta e soprattutto senza amore; non ha figli né tantomeno un compagno.
Il suo tormento, oltre a quello di non calcare più le scene, è per il suo perduto amore, che ricorda ancora molto bene; il suo amato Alfonso che ha perso prima ancora della sua vita passata. Un baratto voluto forse dal destino: la notorietà al posto dell’amore. Sentimento che, anche reincarnandosi come Rosetta, non troverà più.
Questa è la sua dannazione, o forse la sua punizione, per aver scelto il successo rompendo un patto, quello che lei cantasse solo ed esclusivamente per il suo amato. Invece, dopo la partenza di lui come militare che rimane all’oscuro di tutto, Rosy raggiunge, seppur con una certa inquietudine e senso di colpa, il successo ed un’ agiatezza economica per lei e la sua famiglia prima sconosciuti.
La storia è farcita di brani del repertorio partenopeo accompagnati con musiche suonate dal vivo e cantate dalla stessa Carmen. Canzoni della fine del 1800 e degli inizi del 1900, che avrebbero meritato più successo di quello avuto, ma che sono rimaste a prendere polvere, almeno fino ad oggi. Ora “riesumate”, riprendono vigore riproposte con passione e professionalità.
Va sottolineato l’impegno nella ricerca storica di Panetteri in collaborazione con Vanacore nel ritrovare questi brani per poi riproporli con quel gusto e quell’intensità che li ha caratterizzati e che riprendono vita grazie anche alla splendida interpretazione vocale di Carmen. Come in una interminabile colonna sonora, vengono riproposti decine di brani. Un tappeto sonoro che si srotola sotto i passi vellutati di Carmen, che a piedi nudi, con leggiadria, lo percorre portandoci per mano con lei in questa dimensione.
I musicisti tessono con cura e delicatezza questo tappeto sonoro, lo fanno quasi in punta dei piedi, sembrano non voler disturbare e con discrezione avvolgono e accarezzano le parole di Carmen, il palco e la platea con leggiadria e un retrogusto dal sapore dolce e malinconico.
Questo è un viaggio nelle emozioni, nei sentimenti, nelle sfumature caratteriali di due donne, che poi sono la stessa. Entrambe tenere, dolci e nostalgiche, credono nell’amore che però sfugge loro di mano. Nonostante tutto, la passione è sempre viva in loro e sprizza con vigore attraverso i loro racconti e ricordi.
In realtà chi ha una vita difficile è Rosetta, mentre Rosy ha solo qualche rimpianto. Tutto sommato è stata una cantante di successo e ha coronato il suo sogno che aveva sin da bambina. Ma la vita è strana e le cose prendono una piega inaspettata forse non voluta dalla protagonista, che però, combattuta tra quella promessa e il successo, rompe quel giuramento d’amore. Questa è Rosy. Ma Rosetta non è un personaggio arido. Tutt’altro. Un po’ per colmare i suoi vuoti, la sua solitudine, un po’ perché è il suo carattere. Svolgendo il suo lavoro va oltre le sue competenze; con amore e dedizione, oltre alle pulizie della scuola, sa ascoltare i ragazzi, consigliarli, stargli vicino. Diventa dunque un punto di riferimento per questi giovani. Rosy invece è passionale, emotiva, ama l’amore e ancora di più cantare. In questo modo comunica e si libera di quella prigione fatta di vincoli sociali e di tabù spesso immaginari, ma al contempo, rispetto a Rosetta, è inconsapevolmente egocentrica. Rosetta e Rosy sono le due facce di una stessa medaglia.
Carmen entra ed esce dai due personaggi presentandoli entrambi con rispetto ed amore. Nei panni di Rosetta comincia a cantare nella scuola liberando quella frustrazione che la lega a questa nuova vita, con la stessa profondità e passione con cui lo avrebbe fatto Rosy.
Carmen è molto brava ad esprimere il suo sentimento partenopeo che la contraddistingue, attraverso l’ottima interpretazione di queste canzoni. I brani sono eseguiti con perizia dai due musicisti e la musica si fonde come in un passionale abbraccio con la soave voce di Carmen, lasciando tutto intorno a sé i sapori e le fragranze campane, e portandoci indietro a quel tempo, in questo viaggio sì nostalgico, ma ricco di emozioni, a conoscere i destini e le vite di queste due donne a cui forse la vita non ha dato tutto quello che meritavano. Due destini intrecciati di due entità distinte, o forse uno unico di un’entità con un duplice aspetto che ha la fortuna di trovarsi davanti ad una nuova occasione. Rosy rivive in Rosetta; Dio, il destino, il karma chissà, le donano un’altra possibilità…
Serata più che positiva, Carmen davvero brava in questi ruoli, si veste e si sveste dai suoi personaggi con destrezza, regalando una grande storia e un grande spettacolo.
Ricordo che quando vidi lo spettacolo la prima volta, il pubblico educatamente trovava spazio timidamente per applaudire tra un brano e l’altro, con il timore di interrompere la storia raccontata o di infrangere l’aura magica che Carmen creava. Con discrezione ogni applauso si infilava tra una pausa e l’altra della recitazione, manifestando così il caloroso assenso allo spettacolo.
Apprezzabile anche il libro “La vera storia di Rosy d’Altavilla” di Vanacore, molto utile per rivivere li spettacolo, o per chi magari si fosse fatto sfuggire qualcosa, o volesse entrare nel dettaglio di alcuni passaggi.
“Rosy d’Altavilla” -L’amore oltre il tempo-
Giardini della Filarmonica
8 luglio 2022
con Carmen Di Marzo
Testo e regia di Paolo Vanacore, musiche originali di Alessandro Panatteri
Al pianoforte Alessandro Panatteri, al flauto Fabio Angelo Colajanni
Prende vita la storia di Regina ed Anna, due attrici non proprio fortunate, che senza saperlo hanno la stessa idea: decidere di scomparire, per farsi ritrovare da uno di quei programmi televisivi noti per ricercare le persone. Tutto nella speranza che questo regali loro quella fama che finora non hanno ottenuto. Entrambe, rivali nel mondo dello spettacolo, si ritrovano a nascondersi nello stesso teatro abbandonato, in attesa che l’attenzione pubblica si accorga di loro. Saranno costrette a convivere nell’attesa degli eventi. Inevitabile che si riaffacci la loro rivalità sopita. Tra battute sarcastiche reciproche e accapigliamenti vari, questa esperienza a stretto contatto le porterà a conoscersi meglio ed a scoprire che tutto sommato non sono così spiacevoli, diverse e distanti tra loro.
Uno spettacolo scritto da Marina e da Flavia durante il lockdown e che oggi porta i suoi meritati frutti. Applausi e risate sono scontati; i due personaggi sono teneri, divertenti, ma soprattutto veri e sinceri; combattono per la loro notorietà, ma anche contro il tempo tiranno che cerca di relegarle nel dimenticatoio. È incredibile come da subito ci si affezioni sia alla storia che ai personaggi. Si ride e si riflette, mentre non mancano i momenti toccanti di sublime interpretazione drammatica. Momenti che vanno addirittura a scomodare magistralmente brani di Pirandello e Checov.
Marina, una superstiziosa verace napoletana, schietta e diretta; Flavia più pomposa, strutturata ed altezzosa. Al primo impatto entrambe sembrano essere solo boriose e presuntuose, ma già dai primi “scontri” rivelano subito il loro carattere irresistibilmente genuino. Le divertenti battute sono solo un accento che serve a scandire le nostre risate, perché in realtà si ride sempre grazie alla loro naturale schiettezza, alla spontaneità e al clima di piacevole simpatia che instaurano. I momenti più toccanti e profondi sono perfettamente inseriti tra quelli più leggeri e creano efficaci pause riflessive. Dietro a questa storia c’è la vita pulsante, quella vera, fatta di drammi, di sfortune, di occasioni mancate, che queste due brave attrici riescono a trasmettere commuovendo, portando con tatto e delicatezza alla profonda morale, che gradualmente arriva al pubblico tra una risata e l’altra, grazie alla loro ironia, alla maestria e alla sublime interpretazione. La forza irresistibile dello spettacolo è riuscire a proporre una storia realistica addolcita da un efficace umorismo, che edulcora i tristi retroscena delle due attrici che stanno “tramontando”. Tutto con classe e ironia ed un’ottima recitazione. Flavia e Marina insieme sono irresistibili, riempiono la storia come il palco, dov’è ricostruito un realistico teatro in ristrutturazione. Trascinanti, emozionanti, divertenti, profonde. Sono un binomio vincente! Ben lontane da quel “tramonto” in cui si trovano le due attrici che interpretano. Marina e Flavia sono invece l’emblema di un’ardente e raggiante alba estiva dagli splendidi e sgargianti colori!
Importante e non secondario è il lavoro della regia di Francesca La Scala con il suo magistrale e concreto apporto per la riuscita dello spettacolo.
Per una serata all’insegna del buon teatro.
“Qua siamo” di e con Marina Vitolo e Flavia di Domenico
Regia di Francesca La Scala
Teatro Marconi Rassegna estiva
7 Luglio 2022
Frammenti che orbitano qua e là, individuati, carpiti; li commento e condivido con voi.
La Riflessione!
L’estate impazza, la guerra continua, il covid si trasforma e colpisce ancora, l’inflazione cresce, i prezzi sono fuori controllo e la povertà aumenta. Previsioni? Nemmeno con la sfera di cristallo è possibile farle. Continuiamo a credere nella buona sorte, ad organizzare eventi, a cercare di difenderci meglio che possiamo. “Domani è un altro giorno e si vedrà”. Il riassunto dei Frammenti raccolti nel cosmo del Vino e dintorni. Purtroppo dobbiamo aprire con un lutto. Ci ha lasciato un giovane produttore della Valpolicella: Marco Accordini, 26 anni. Incidente in vigna. Chianti Classico Experience, arte, musica e teatro nel territorio del Gallo Nero. Maurizio Danese nuovo AD di VeronaFiere ovvero Vinitaly. Federdoc, Ricci Curbastro lascia dopo 24 anni, presto il nuovo Presidente. Cesare Cecchi confermato alla Presidenza del Consorzio Vino Toscana.
Frammento n. 1
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L'incidente mortale |
Cantina Negrar nella Valpolicella in lutto
Marco Accordini, figlio ventiquattrenne di Daniele Accordini, dg ed enologo della storica Cantina di Negrar (dove è nato l’Amarone), è venuto a mancare in un incidente mentre stava lavorando in campagna. Giovane neo-laureato in enologia, pronto a seguire le orme del padre. “Una tragedia immane che ci colpisce tutti”
Frammento n. 2
Meet Chianti Classico Experience.
Arte contemporanea diffusa nel territorio, concerti di musica classica in cantina, spettacoli di teatro contemporaneo nelle piazze e tante esperienze da vivere tra i filari del Gallo Nero. Tra il 9 luglio e la fine d’agosto il paesaggio chiantigiano dialogherà con l’Arte, la Musica, il Teatro, il tutto con degustazioni “open air” dove poter assaggiare il Chianti Classico direttamente dai suoi produttori. Per info: Ufficio Stampa Consorzio Vino Chianti Classico su FB, Twitter, Instagram.
Frammento n. 3
VeronaFiere ha il suo nuovo Amministratore Delegato.
Maurizio Danese nominato all’unanimità dal Consiglio di Amministrazione nel segno della continuità aziendale. Già ai vertici della spa come Presidente dal 2015 a maggio 2022, assume la nuova carica così come previsto dalle modifiche allo Statuto volute dai soci e approvate nell’assemblea nel febbraio scorso. Buon lavoro.
Frammento n. 4
Riccardo Ricci Curbastro lascia Federdoc dopo 24 anni.
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Giangiacomo Bonaldi |
Tempo di cambiamenti ai vertici del mondo del Vino. Nuovo Consiglio d’Amministrazione della Federazione dei Consorzi del Vino, che ha eletto all’unanimità Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi. “È motivo di grande orgoglio per me ricevere una nomina così importante – dichiara Bonaldi – ma è soprattutto un’importante responsabilità e un impegno che intendo onorare al meglio, come Ricci Curbastro prima di me. Sono numerose le sfide che Federdoc dovrà affrontare nei prossimi anni, particolarmente in materia di sostenibilità e sicurezza per i consumatori, e abbiamo intenzione di raccoglierle con serietà e propositività, per proseguire nel migliore dei modi il lavoro di chi ci ha preceduto.” Buon lavoro.
Frammento n. 5
Una riconferma: Cesare Cecchi Presidente del Consorzio Vino Toscana.
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Cesare Cecchi |
Nuovo Consiglio di Amministrazione e riconferma, per il prossimo triennio, del Presidente uscente Cesare Cecchi. Un nuovo Brend. Dopo i vari Consorzi settoriali ecco la novità: cercare di raggiungere il riconoscimento da parte del Ministero per avere piena operatività ed essere in grado di dare al Vino Toscana IGT la governance di cui ha bisogno per la sua tutela e valorizzazione. No Comment e Buon lavoro come agli altri.
Osservo, scruto, assaggio e…penso. (urano cupisti)
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Palazzo della spiaggia |
Si può emozionare con un momento d’incontro tra grandi professionisti? La domanda è retorica e la risposta scontata: si può, eccome!
È accaduto al Nuovo Ristorante Ambrosiano Desío, all’interno dello stabilimento balneare Palazzo della Spiaggia, gestito da oltre cinquant’anni dalla Famiglia Lazzeri, a Marina di Pietrasanta, località Focette.
Non solo apertura di un nuovo Ristorante ma l’occasione per presentare il nuovo corso di tutto il complesso Palazzo della Spiaggia con il “passaggio” ufficiale di testimone dal dott. Franco Lazzeri ai figli Laura ed Alessandro.
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Tramonto dalla terrazza |
“Laura ed Alessandro sono figli del Palazzo, più che miei sono figli di questa sabbia. In un momento di grandi cambiamenti epocali, loro le persone più adatte a recepirli ed apportare nuova bellezza ed energia magnetica in un contesto dove lo stare bene ne è la vera filosofia”.
Ed ecco che, entrando nel “nuovo Palazzo della Spiaggia” ti ritrovi coccolato nel Bar Phoenix, nome omaggio alle 23 palme ben recuperate, nei divani e poltrone adiacenti dove trascorrere in relax la vita di spiaggia.
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Champagne |
recisa Laura Lazzeri: “Affrontiamo questa stagione del cambiamento cercando di trovare un nuovo equilibrio con un carico emotivo importante perché in cuor nostro, sentiamo la responsabilità di dover far bene e cavalcare indenni quanto ereditato da più di mezzo secolo di attività”
- Laura, perché la scelta di questo nome, Ambrosiano Desío?
“Se le parole hanno un potere evocativo, queste riportano al suo significato etimologico più profondo. Ambrosia, ámbrotos, immortale. Il cibo che rendeva immortali gli dei e poi abbiamo recuperato il primo nome dello stabilimento balneare”.
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Andrea Mantovanelli e Matteo Mansi |
Un nuovo concept, una rivoluzione nei colori, nell’immagine e una cura attenta dei dettagli, un ristorante di alto livello che abbina la sobria eleganza a un servizio di grande professionalità.
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Uno dei piatti |
E per la cena inaugurale Laura ed Alessandro si sono affidati allo chef Alchimista Andrea Mantovanelli, a Matteo Mansi tra le più importanti firme italiane della ristorazione francese, a Jean-François Bérard del ristorante René Sens La Cadière Costa Azzurra e Gabriele Canova, esperto sommelier, conoscitore di champagne.
Una cena a sei mani dove gli champagne scelti e serviti dal sommelier hanno chiuso un cerchio di grande equilibrio dai sapori ben definiti.
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Il "pescato" dello chef francese |
Tre Chef, un Sommelier, sette portate, sei champagne e i “quattro elementi in scena”: Terra, Aria, Fuoco ed Acqua.
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Champagne |
Combinati secondo la vocazione “alchemica” dello Chef Mantovanelli che è riuscito a trasformare la materia in qualcosa che è andata oltre il piatto.
Difficile trovare parole nuove, diverse, per descrivere la magia e l’emozione provate in questa calda serata coincidente con il solstizio estivo. La terrazza ricca di magia, l’arenile dormiente e ben “pettinato” dal personale del Palazzo, il rumore del mare come sottofondo unico e speciale.
Esperienza decisamente fuori del comune. Così si è presentato alla sua “prima” l’Ambrosiano Desío, La novità della Riviera della Versilia estate 2022. Chapeau!
Urano Cupisti
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Jacques Cheminade |
Sono trascorsi più di 75 anni dalla fine dell’ultima guerra e le stigmate del trascorso sono ancora tutte lì, intatte, fautrici di libertà vigilata, piena di illusioni magiche che ci incatenano mani e piedi alla dura realtà. La storia, maestra di vita, ci spiega che mai nessuno si è sentito libero senza lottare per la propria dignità. Terra di conquista fino a un secolo e mezzo fa il nostro Paese unito, grazie al sangue e agli ideali dei nostri nonni, prese il destino in mano e ne pagò le conseguenze, sia nel bene che nel male, ma l’evoluzione del nostro sentire, della nostra coscienza collettiva, hanno ridato ai più quell’orgoglio e quella dignità che non conoscevamo più dal tempo degli antichi romani. Troppo tardi per ignorarli. Nessuno ci concederà nulla, anzi, saremo ostacolati in tutti i modi. Dovremo combattere per noi e il futuro dei nostri figli. Ma bisogna prima combattere per poi poter donare. E’ così che si preserva la centralità dell’uomo. Le forze del male sono sempre in agguato.
“Sursum corda” (in alto i cuori - facciamoci coraggio) sentenziavano i nostri antenati, e questo pare essere il momento propizio per ripeterlo a noi stessi. Quale via potrebbe ridarci la dignità perduta? Solo e unicamente quella dell’Eurasia! Nostro sbocco naturale. Chi guarda unicamente al profitto per preservare il proprio potere lo sa bene. La lotta sarà dura, nella speranza non si arrivi alle estreme conseguenze. In tal caso non ci saranno né vincitori, né vinti.
Lo stesso appello filtra tra i più consapevoli del tragico momento, in ogni parte dell’Europa. Jacques Cheminade, giornalista e politico francese, già candidato alle elezioni presidenziali francesi del 2012, in un suo recente articolo/appello afferma che la Francia deve ritirarsi dalla Nato. In nome degli interessi fondamentali della nazione e della pace nel mondo. In una recente dichiarazione Jens Stoltenberg, segretario generale dell'Alleanza, ha auspicato la volontà dei paesi membri di ottenere la vittoria contro la Russia. In effetti, l'Ucraina viene quindi associata alla NATO, il che equivale a superare una linea rossa nei confronti di Mosca.
Allo stato attuale, contrariamente alle previsioni delle dichiarazioni del mainstream occidentali le forze militari ucraine sono vicine alla sconfitta sul campo. Quindi cosa può fare la NATO in queste circostanze? Stando alla sua logica, diventerebbe sempre più un cobelligerante poiché aumenterebbe il suo coinvolgimento nella guerra, sia nel suo contesto cibernetico, sia nel rischio di varcare la soglia dell'uso di armi nucleari tattiche di cui dispone anche la Russia.
A ben vedere, un’organizzazione nata per la difesa comune dei suoi membri è stata trasformata in una “Global Nato” a uso e consumo di altri interessi. Si è estesa la competenza agli affari del mondo intero nonostante abbia perso la sua ragion d'essere con lo scioglimento del Patto di Varsavia.
Per il giornalista e politico francese accettare questa politica significherebbe alienare l’indipendenza nazionale e intraprendere una guerra permanente nel mondo, la quale potrebbe degenerare, per caso o per una folle corsa a capofitto, in un conflitto nucleare, con il rischio "che l'umanità si annulli in una distruzione totale”. Che i media e l'irresponsabilità dei politici cerchino di immergerci nella negazione della realtà non cambia la realtà.
Cambiare l'Alleanza dall'interno non è possibile. L'unica opzione ragionevole quindi è scendere da questo treno impazzito. C’è una maggioranza in Francia che lo vuole. Circa due terzi dei francesi hanno votato per i candidati che hanno preso questo impegno. Cheminade rivolge a questi candidati, con l'urgenza richiesta dall'attuale situazione mondiale, l’appello a mantenere le promesse e a guidare la battaglia. Non farlo porterebbe alla sottomissione, al disonore e, in fine, alla guerra.
Chi è Marco Giordano?
Marco Giordano nasce a Milano nel 1965, di origini Senesi (Radicondoli).
E' un ex agente della Guardia di Finanza e appartiene al corpo militare della Croce Rossa Italiana.
Ha una trentennale esperienza nel campo della sicurezza, in vari ambiti e settori. Titolare di un istituto di investigazioni private e socio di un’agenzia di viaggi e procuratore sportivo.
Specializzato nel settore criminologico, laureato in giurisprudenza in Italia e in Spagna, ha seguito importanti corsi di criminologia, iscritto come persona esperta alla IBPA (International Association of Bloodstain Patterm Analyst).
Una persona estremamente impegnata e dedita a grandi responsabilità oltre che un autore prolifico di testi impegnati.
Indubbiamente una persona dalle molteplici capacità sia a livello pratico che intuitivo. La tua creatività, tenacia e forza, accompagnate sicuramente da passione, curiosità oltre che la grande determinazione ti hanno portato ad agire in tanti campi diversi anche se in qualche modo collegati fra loro. Tanta esperienza e tanti meritati successi. Indubbiamente per quanto riguarda il tuo interesse investigativo si evince che è ciò che ti aggrada in modo totale tanto di averne fatto la tua professione.
D- Quanto ami questo tuo difficile impegno e soprattutto quando hai iniziato?
R- Ho iniziato in guardia di finanza nel 1986, investigatore privato, consulente, nel 2012 ho ottenuto la licenza investigativa come previsto dall’art. 134 del T.u.l.p.s..
D-Plurilaureato, curioso, intelligente, intuitivo. Dalla tua vita indubbiamente ricerchi di continuo conoscenza, sapere, cultura e visto che l'ultima laurea è abbastanza recente, ci fa pensare che forse non è finita qui...sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli voglia di crescere. Ho ragione? vuoi dirci se hai altri sogni nel cassetto? e se si, vuoi svelarci quali sono?
R-Il mio interesse maggiore è dedicarmi ad aiutare chi ha più bisogno e creare un centro di formazione per le investigazioni, per la sicurezza, per la criminologia. Far crescere il nostro settore con la creazione di un albo professionale.
Veniamo adesso alla tua carriera di scrittore motivo di questa intervista.
D-Sei in continua evoluzione, hai molteplici argomenti da condividere con il pubblico e nonostante stia per uscire il tuo ultimo libro, sono convinta che altri ne hai nel cassetto.
Sbaglio?
R- Si amo molto scrivere e mi sento versatile … ho molte idee ma preferisco per il momento non svelarle.
D- Quando hai iniziato a scrivere?
R- In realtà scrivo da bambino, da sempre, prima poesie poi racconti e poi saggi. Ho iniziato a pubblicare dal 2013 da quando ho preso coscienza delle mie capacità.
D-Come riesci a raggiungere il lettore ed avere il successo che hai?
R-Dopo tanti anni di investigazioni ho capito di essere un ottimo analista e un perfetto detective: riesco a ricercare e a interpretare le informazioni. Mi sento estremamente creativo e riesco ad adeguarmi alle richieste del pubblico o delle aziende. Inoltre mi sento capace di attivare una ottima comunicazione, fondamentale per avere consensi e successo, riesco ad arrivare al cuore del lettore per portarlo su un nuovo livello di comunicazione e intrattenimento. Riesco ad organizzare il tempo, ho una buona socialità e soprattutto sono attento ai dettagli che fanno la differenza.
Mi sento di essere un buon scrittore perché ho delle capacità intrinseche nel:
• Condurre le ricerche
• Analizzare il materiale ottenuto
• Redigere e aggiornare i manuali che a loro volta richiedono un’approfondita conoscenza dell’argomento trattato
• Scrivere biografie
• Lavorare sul web strutturando le informazioni in maniera appetibile per il linguaggio e il traffico che contraddistingue internet
• fare delle sintesi affinché anche gli argomenti più complessi e articolati possano diventare alla portata di tutti, compresi e condivisi.
Scrivere i discorsi.
D-Hai scritto un libro sul femminicidio. Argomento purtroppo sempre attuale. Vigliaccheria, infamia, senso di potenza e anche molta omertà.
Cosa descrivi nel tuo libro?
R-La maggior parte di questi delitti avviene per mano di mariti, compagni, padri, fratelli, persone conosciute dalle vittime che, visto il legame familiare e sentimentale, dovrebbero amarle e proteggerle e invece, approfittando di tale rapporto, violano due tipi di soglie: quella relativa al corpo della donna, pregiudicandone l’incolumità e la salute, e quella del contesto in cui la donna si trova, che dovrebbe essere fonte di protezione. Dal canto loro le donne vedono violate la propria libertà, dignità e uguaglianza.
La violenza di genere è la piaga piu’ grossa della nostra società io l’ho molto a cuore sono cresciuto grazie a due donne (nonna e mamma) in un periodo dove una donna giovane e sola era una poco di buono.
Questo ha lasciato nel mio cuore profonde ferite ora è il momento del riscatto, ritornare quello che mi è stato donato.
Molto interessante anche il libro sull'architettura gotica in val d'Elsa dove Radicondoli ne è protagonista. Un testo che nello stesso libro definisci un'indagine "esplorativa"
D-Che tipo di lavoro è stato?
R-E' stato un grosso lavoro di ricerca storica, un confronto con altri testi con la realtà, paragone tra Gotico e Romanico tra San Galgano e Radicondoli.
L’Abbazia di San Galgano a Chiusdino e la Pieve di San Giovanni Battista a Radicondoli Dal XII fino a tutto il XVI secolo, a partire dalla Francia Settentrionale l’arte gotica si è evoluta da quella romanica e si è diffusa in tutta Europa, fino a...
"Lo stalking-profili criminologi" è un altro tuo libro che interseca la tua professione alla tua attività di scrittore.
D- Scrivere di un argomento così attuale non è sicuramente semplice per chi non ha esperienza in tale materia. Si tratta di un saggio? Vuoi dirci qualcosa in merito?
R-Si è un saggio e una mini guida per la donna per imparare a difendersi dagli abusi di violenze soprattutto da quelle ripetute.
Lo stalking in Italia è stato concepito come fattispecie a se stante soltanto in tempi recenti, con il d. L. 11/2009 convertito successivamente in legge n. 38/2009 e disciplinato nel codice penale all’art. 612Bis. Non viene più considerato come un reato minore, ma bensì rilevante, dove le donne sono abitualmente le vittime e l’uomo lo stalker. Negli ordinamenti stranieri tale fattispecie è stata presa in considerazione e definita molti anni prima rispetto all’ordinamento italiano, in Danimarca addirittura nel lontano 1930. Nel testo dell’opera si evidenzia, determinata la fattispecie di reato, l’assoluta necessità di lavorare nella direzione della prevenzione e quindi della cura e del sostegno rivolto al recupero sociale sia delle vittime che degli stalker.
D-Hai scritto come abbiamo detto diversi libri (più di dieci) fra saggi, manuali e specifici sul settore economico/contabile.
(www.librimarcogiordano.it.)
R-Questa estate è di prossima uscita un nuovo lavoro dal titolo “DECRETO LEGISLATIVO 231/2001 E SUCCESSIVE MODIFICHE”
D-Di cosa si tratta? Vuoi parlarcene in modo sintetico ma esaustivo?
R-Il Decreto legislativo 8.06.2001 n. 231 ha introdotto, per la prima volta nel nostro ordinamento, la previsione di una responsabilità personale e diretta dell'ente collettivo (intendendosi come tali sia gli enti forniti di personalità giuridica e le società e associazioni anche prive di personalità giuridica) per la commissione di una serie di reati da parte delle persone fisiche ad esso legate, che abbiano agito nell'interesse o a vantaggio dell'ente. Il Decreto Legislativo 231/01 stabilisce le responsabilità del datore di lavoro e dell’azienda in caso di illeciti compiuti dai propri dipendenti. In tali casi il datore di lavoro può tutelarsi da azioni legali se può dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi’ “antidoto” per evitare il coinvolgimento dell’azienda o dell’Ente invocando l’esclusione o la limitazione della propria responsabilità derivante da uno dei reati previsti dalla legge è dotarsi in primo luogo di un adeguato Modello Organizzativo ed affidarsi ad un Organismo di Vigilanza che ne controlli l’attuazione. Tema che mi sta particolarmente a cuore anche per il settore investigativo e per capire meglio la questione mi sono iscritto nel elenco nazionale degli organismi indipendenti di valutazione della performance (O.I.V.) al n. 6935, tenuto dal ufficio per la valutazione della performance del Dipartimento della Funzione Pubblica Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Diverse lauree, raggiungimenti di obiettivi e di impegno culturale oltre che pratico/lavorativo ti hanno reso la persona che sei e questo ti ha portato ad avere qualifiche e responsabilità in vari campi.
D- Visto i tuoi tanti interessi fra la scrittura e la tua professione hai tempo di dedicarti ad altro?
R- Mi sono e mi sto dedicando a collaborare con le Università per creare percorsi di studio ad hoc e per aiutare i giovani nei percorsi formativi.
D- in cosa consiste la tua collaborazione?
R- Faccio parte del corpo docente, oltre a far parte del centro studi, l’Organo, che è responsabile della pianificazione dei percorsi di studio e del "tutoraggio" degli studenti.
In ciascuno di questi incarichi sono responsabile della regia e dello sviluppo di discorsi, manuali, saggi generalmente destinati alla pubblicazione o alla presentazione.
D- Quali saranno gli altri argomenti che vorresti espletare nelle tue prossime pubblicazioni?
R- Vorrei continuare a produrre saggi di natura giuridica ed economica per dare indicazioni ed essere un punto di riferimento una guida per i soggetti più fragili, più deboli, per dar loro una possibilità più chiara per potersi difendere, senza essere schiacciati da questa società diventata quasi disumana. Ma ambirei a poter scrivere pure dei manoscritti di storia e geografia sulle mie zone (posti non molto conosciuti) sulle persone che ci hanno vissuto. vorrei vivere e far vivere le emozioni di un tempo…. Vorrei…. Fare lo scrittore professionista, è un lavoro molto impegnativo, dove la creatività dev’essere alla base per poter farlo senza troppe sofferenze. La mia passione è scrive di vita, comunicare storie quotidiane e farlo in modo immersivo.
Per ogni personaggio che intervisto, lascio sempre una "domanda bianca"; è uno spazio dove l'autore ha libertà di espressione per qualsiasi argomento senza catene e limite di pensiero.
D-Marco, vuoi prendere la parola?
R-Ti ringrazio ma l’intervista è già esaustiva e precisa già con le tue domande, ringrazio per l’opportunità datami.
L’unica cosa che spero possa accadere a breve è la possibilità che venga dedicata una via del mio paese a mio zio Livio (detto Lido) Gobbini che nel 1943 mori’ in un sanatorio della regione Mordovia (Russia).(https://agenziastampaitalia.it/lettere-in-redazione/54526-giordano-chiedo-al-sindaco-di-intotolare-una-via-a-livio-gobbini-morto-nella-campagna-di-russia)
Per poter dare un luogo ALLA SUA MEMORIA ho pubblicato un libro “la campagna di Russia”.
le sue spoglie mortali furono buttate in una fossa comune del sanatorio …. mia nonna aspettò il suo ritorno fino al 1959, anno in cui le fu comunicata la sua dipartita. Dormivamo con un altarino, alla sua memoria, in camera fino alla morte della mia nonna. Spero che qualcuno ascolti questa mia richiesta d’aiuto affinché possa essere intitolata una via alla sua memoria nel mio e suo paese, per evitare che la sua memoria venga cancellata, non esiste un luogo dove piangerlo, dove ricordarlo a parte il mio libro.
Grazie mille Marco! Un grande personaggio, una bella persona.
(ndr)-Ai lettori che possono aiutare Marco Giordano nel titolare una strada a nome di suo zio Livio Gobbini nel proprio paese. La memoria è di tutti e non solo dei singoli.
Per contattare Marco Giordano potete inviare una mail a:
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oppure
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Risultato storico oggi quello ottenuto da #DamianoTommasi con la sua #Rete nelle elezioni a Sindaco di Verona.
Un dato che la dice lunga sul pensiero della gente, che piuttosto preferisce affidarsi ad un uomo fuori dagli schieramenti politici, per governare una città meravigliosa come Verona.
Anche se il dato è schiacciante, le regole vogliono che la partita non sia terminata e la vincerà soltanto chi, ai tempi supplementari, avrà più "cambi" in panchina...
E sono proprio i cambi il grosso problema, "cambiare per non voler cambiare", preferendo l'altro non votato alla prima tornata, anziché schierarsi dalla parte della maggioranza.
Il risultato di oggi, se confermato anche il prossimo 26 giugno, potrebbe segnare l'inizio di nuova era, un nuovo modello di "politica" che, affermandosi a Verona, investirà tutto il nostro Paese.
Visto i tristi risultati della nostra Nazionale di calcio, di cui Tommasi ha fatto parte nella sua prestigiosa carriera, verrebbe da dire: "Non fateci perdere per la terza volta la possibilità di giocare il nostro mondiale", come è già successo proprio a lui, in occasione delle elezioni a Presidente della FIGC!..
Forse è giunto il momento di dare la possibilità a questo uomo, distintosi sempre per i suoi valori, oltre che per le qualità sportive, la possibilità di esprimersi per la sua città.
Sarà sufficiente mantenere il proprio pensiero, non serve cambiarlo, non serve coalizzarsi con l'uno o con l'altro, perché è certo che entrambi i candidati vogliono il bene della propria città, ma chi ha vinto deve governare , chi ha perso deve vigilare e chi non ha voluto esprimersi, avrà l'opportunità di guardare e magari, chi lo sa, essere più convinto la prossima volta...