
L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni. |
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Minnie Minoprio |
Soubrette, cantante e attrice; nasce a Londra ma residente in Italia da quando aveva 17 anni ed è stata scoperta da Walter Chiari e Lelio Luttazzi.
Interprete del musical 'Ciao Rudy' con Marcello Mastroianni di Garinei e Giovannini, conosciutissima in Italia dagli anni settanta, appassionata per il Jazz, diplomata all'Art's Educational School e all'accademia di danza classica. Protagonista di concerti all'Accademia Filarmonica romana. Con lo pseudonimo di Magnolia Lee appare in programmi televisivi e radiofonici, in teatro la troviamo accanto a Lando Buzzanca, Enrico Beruschi, Aldo Giuffrè, Oreste Lionello e molti altri. Come dimenticare poi il famoso duetto con Fred Bongusto?. Ha inciso cinque album per l'Italia e per l'estero e una quindicina di singoli. Scrittrice talentuosa tanto che negli ultimi 30 anni ha pubblicato una biografia e 10 libri ma di Minnie Minoprio potrebbe elencare moltissime altre esperienze viste l'
A lei chiediamomo direttamente delle sue passioni-
D-Minnie, è indubbio che tu abbia la propensione e l'energia ad affrontare ogni "branca" dello spettacolo: sei passata dalla recitazione, al ballo, al canto con grande professionalità. Dovessi esprimere una risposta di tutti i tuoi momenti artistici, dove cadrebbe la tua scelta?
R-Mi piacerebbe essere considerato, piuttosto una 'performer' come amò definirsi anche Freddie Mercury! Una che sa stare sul palco e intrattiene il suo pubblico…con una canzone oppure una poesia o un balletto, Una 'Performer' non ha preferenze né paura di sperimentare, senza una vera collocazione. Una tuttofare insomma, una caratteristica che può essere un pregio ma anche un limite di fronte a chi non vuole concedere fiducia incondizionata.
D-Nonostante tu abbia avuto esperienze nello spettacolo a 180° c'è ancora qualcosa che desideri fare e che quindi custodisci nel cassetto?
R- Prima della pandemia, progettavo uno spettacolo musicale con un'orchestra di Pescara, campioni della musica swing, i 'Billy Bros'. Stare sul palco in allegria è il mio elisir di lunga vita, abbiamo dovuto rimandare…ma ora, chissà!
D- Dovessi esprimerti a chi ti chiede quali sono i sacrifici per fare parte del mondo artistico, cosa diresti?
R- Piuttosto invece dei sacrifici, direi i requisiti, altrimenti il fallimento è inevitabile. Tenacia, salute, egoismo, curiosità, pazienza, dedizione, rispetto…etc etc. Un artista deve avere tutto questo, senza tralasciare gli affetti famigliari.
DE' di adesso la tua felice partecipazione al talent show "The voice senior". Sei apparso in formidabile, bellissime performance che giustamente trovano il consenso del pubblico sia quello social che quello reale. Sei indubbiamente artista di alto livello e devo dire che per te gli anni non sono proprio passati.
Vuoi raccontarci di questa tua ultima esperienza? adoro Clementino ma tu personalmente perché hai scelto di entrare nel suo team?
R-Me lo domando anch'io…forse vedevo in lui una certa somiglianza con una Minnie giovane, ma sono delusa. Poteva forse dimostrarsi un po' più amichevole…non mi ha nemmeno salutata l'ultima sera e sono rimasta male di questo poiché penso di aver dato un buon contributo alla sua squadra.
Nel complimentarmi per la tua carica, forza, energia, ti lascio quella che da sempre chiamo "domanda bianca" ossia uno spazio dove tu puoi dire qualsiasi cosa, emozione, notizia, informazione ecc.
R- I miei progetti ora riguardano principalmente la mia famiglia e la diffusione dei miei romanzi che nascono da curiosi incontri, sogni, fatti storici e la voglia di recuperare una letteratura semplice e di buon auspicio…insomma i 'romanzi dei Buoni Sentimenti' che suggeriscono qualcosa di positivo e amorevole, in soliti contesti, senza essere zuccherose.
Grazie Minnie e buon proseguimento per tutto! A presto.
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Palazzo degli Affari |
L'evento L'Altra Toscana ha chiuso, venerdì 17 febbraio, le Anteprime toscane 2023. E l'ha chiuso con un grande successo, legittimando la propria appartenenza alle kermesse che tutti gli anni presentano al mondo l'intero comparto produttivo della Toscana ( escluso Montalcino per sua libera scelta ).
Un evento che ha consacrato il lavoro di squadra composto da dodici Consorzi di Tutela facenti parte dell'Associazione “L'Altra Toscana”, associazione nata “per raccontare una Toscana del vino diversa, talvolta meno nota, contraddistinta da punte di qualità sempre più alte che vanno ad arricchire l'offerta vinicola della regione” (Francesco Mazzei, Presidente dell'Associazione).
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I loghi dei Consorzi |
Ma vediamo le circostanze che hanno reso l'Evento importante e meritevole di plauso:
I Cinque percorsi tematici:
Ed infine merita una segnalazione particolare la partecipazione del CONSORZIO VINO TOSCANA , nato per la Tutela di tutti i vini classificati IGT che, negli ultimi anni il disciplinare di produzione ha permesso la nascita e lo sviluppo di vini di grande qualità e di rilievo mondiale, associati ad un territorio considerato di grande fascino. Uno su tutti: Tignanello di Antinori .
Grazie alla partecipazione di questo Consorzio è stato possibile organizzare la MasterClass “I Supertuscan”, nove vini iconici a base Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot, le tre varietà che hanno un rapporto particolare, nel tempo, con la Toscana. Unico rammarico aver constatato la mancata presenza “dei giornalisti e comunicatori italiani”. Da meditare.
L'Altra Toscana, l'evento dei territori “nascosti” dove la vite si coltiva da secoli e dove, accanto ai nomi blasonati dell'enologia italiana, altri operatori portano nei calici qualità e identità, incuriosendo sempre di più gli appassionati ed il mercato . Chapeau!!!
Urano Cupisti
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Sergio Forconi |
Regia di Alessandro Sarti
Un film dedicato alla vita di Leonardo da Vinci a 500 anni dalla sua morte.
Premio alla Carriera a Sergio Forconi
Parliamo del successo del film con il regista Alessandro Sarti che gentilmente si è prestato all'intervista:
D-Ciao Alessandro, immagino che la tua soddisfazione e di tutto il cast sia alle stelle. Non si vive sempre di meritocrazia ma questa volta è un'eccezione.
Come ti è venuta l'idea di fare un film/commedia biografica sul personaggio di Leonardo da Vinci?
R-Il 2019, l'anno in cui ho pensato di realizzare un film su Leonardo da Vinci, correva il cinquecentesimo anniversario dalla sua morte. Tanta ammirazione per il genio di Vinci fin dai banchi delle scuole medie; ora un po' più cresciuto, ho realizzato un sogno nel cassetto, cercando, raccontando una storia con spirito di fantasia, di rendere omaggio al genio e alle bellezze della Toscana.
D- Dove si è svolta l'ambientazione del film? quanto tempo è stato necessario al completamento di questo?
RL 'ambientazione, come dicevo, si è svolta in buona parte della Toscana, partendo dalla casa natale di Leonardo da Vinci nella piccola frazione di Anchiano, proprio nel comune di Vinci, fino al comune di Chiusdino, dove abbiamo girato delle scene alla chiesa di San Galgano, dove Leonardo ei suoi amici arrivano nel loro viaggio a causa di un cocchiere distratto. Per quanto riguarda la durata delle riprese, ci sono voluti cinque mesi.
D- Con questo tuo Progetto cinematografico, hai collaborato nella cura verso i bambini di CURE2CHILDREN, vuoi parlare di cosa si tratta?
R Sostengo e collabora con la fondazione CURE2CHILDREN da diversi anni. È una fondazione molto importante che si occupa di curare i bambini affetti da tumori in tutto il mondo.
D-Nel cast del film ci sono numerosi attori toscani oltre che ben 400 comparse. Vuoi dirci il nome di qualche protagonista del film?
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Sergio Forconi con Alessandro Sarti |
R Non posso non citare il protagonista, Sergio Forconi; poi Rosanna Susini, Piero Torricelli, Alessandro Calonaci, Bruno Santini, Giovanni Lepri, Jerry Potenza, Alessandro Riccio… troppi da nominare. Non posso dimenticare neanche la partecipazione straordinaria di Athina Cenci, Daniela Morozzi, Katia Beni, Renato Raimo, Gianni Giannini e Pietro Fornaciari.
D- E' notizia di pochi giorni fa che nell'ambito dell' International Festival ad Agropoli "Quel genio del mio amico" ha vinto il titolo del miglior film fra 300 opere di sapore internazionale e che in quell'occasione Sergio Forconi ha ricevuto il premio alla Carriera come attore. Un traguardo eccezionale o una nuova partenza? Vuoi dirci dell'emozione, entusiasmo e giusta soddisfazione tua e del "geniaccio" di Sergio Forconi?
R- Quando si partecipa a un festival e si viene chiamati per essere premiati è sempre una grande emozione. Fortunatamente, con questo film (e si vede anche dai simboli sul manifesto) abbiamo già preso diversi premi importanti, al punto che non è né una partenza, né un traguardo. È una bella storia che speriamo duri più a lungo possibile.
D- Il film è stato proiettato la prima volta il 15 dicembre del 2021 al cinema Principe di Firenze ed ha proseguito poi in tutte le sale italiane.
Visto questo autorevole Premio ricevuto, hai in mente qualche nuova programmazione? se si dove e quando?
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Marzia Carocci e Sergio Forconi |
R- Il film dalla sua uscita ha avuto ha avuto proiezioni a intermittenza, a causa della pandemia. Tuttora, spesso, viene richiesto in sala e noi, felicemente, lo accompagniamo con buona parte del cast e della troupe.
D-Caro Alessandro, ad ogni intervista, lascio la parola a chi gentilmente si è prestato a rispondere alle domande. LO chiamo spazio o domanda bianca. Ciò vuole dire che puoi liberamente scrivere ciò che nelle domande non ti ho chiesto e questo perché penso che un artista, cantante, attore, regista, pittore, poeta, scrittore ecc abbia diritto di libera espressione da vincolo. Nel ringraziarti e nel salutarti, ti cedo lo spazio...
R- Intanto ringrazio per l'opportunità di questa intervista, così da poter parlare del mio film a tanta gente, un megafono che per una produzione indipendente è sempre importante: sembra un controsenso nell'era che stiamo vivendo, ma comunicare non è sempre così facile. È stata una grande soddisfazione, perché riuscire a fare un film in costume per me sembrava un pensiero folle, ma trovare poi una produzione e tante persone che si sono messe a lavorare seriamente a questo progetto mi fa ben sperare anche per altri lavori, che spero giungano presto.
Grazie mille Alessandro!
In bocca al lupo per i tuoi nuovi progetti!
..In queste giornate invernali avvolte da un gelido ma affascinante e variopinto scenario questo è quanto emerge dalla visualizzazione delle novità nel campo della moda internazionale laddove l'abito ne è il protagonista in assoluto, l'accessorio ne diventa indispensabile e dove vi si accentua il potere ipnotico dei profumi nelle svariate scie di sensualita' perché vengono interpretati su schemi di civetteria da entrambi i sessi con il marchio Bespoke. In questa interminabile carrellata di tendenze e contemporaneita' i colori si disnodano in Pantani specifici ricreati da un arcobaleno in microdots e stribes, da rocambolesche varieta' sottomarine dove l'acqua ne è la sorgente di vita rigeneratrice e dalla natura con le sue molteplici forme e sfumature che giocano come sempre un ruolo molto importante.
La Parigi del lusso smoderato presenta Schiapparelli rivisitato da Roseburry che innalza il desiderio animalesco alla portata delle stelle con multi sfaccettature dell''oro a mo' di gioiello o di scultura che avvolge ed attanaglia il corpo ed a suffragio di un'eleganza imbattibile mentre Chanel con intrecci accurati convergono in collezioni d'avanguardia a volte surreali e definiti veri capolavori d'arte sartoriale. Pierpaolo Piccioli per Valentino smaltisce il set di eleganza correttamente indossata mentre Viktor & Wolf strabiliano come sempre indotti da una capacita' pittoresca e che con magica destrezza ci agguanta interpretando l'abito trasportato a mano dalla modella in grepiers.
Il Christian Dior della Chiuri ci riporta alla spregiudicatezza delicata e corretta dalla maestria del fatto a mano, la sensualità trasparire ma con riservatezza.
Giambattista Valli inonda la passerella con strascichi cinematografici, mentre per Jean Paul Gaultier, l'infante terribile della moda, Haider Ackermann reinterpreta il suo linguaggio in un silenzio monasteriale ed iconografico. Fendi si distingue per grazia e raffinatezza mentre un Zuhair Murad non si smentisce mai per la sua preziosità.
L' Architettura viene coinvolta nella strutturazione e ristrutturazione di capi congeniti ed il gourmant che ne scaturisce dall'immagine rende appetitosi questi abiti scientografici dove la scienza si lega ad avanscoperta e colma la nostra curiosita'.
Nell'enigma della femminilità la donna e' una mutante irreprensibile ed irresistibile, concreta ed astratta allo stesso tempo.
Presentato a Tokio il Volume 2, dopo il precedente successo di New York con il Volume 1, da Francesco Risso per Marni, dove si è giocato con colori saturi quali il bianco,il nero,il rosso ed il giallo e grandi ampollosità xxlarge, che hanno sfilato nell'arena del Yoyogi National Gymnasium (progetto di Kenzo Tange)interamente avvolto da bianca carta per fare emergere questi capi spaziosi.
Roma si concentra con infrastrutture a piramide dove i talenti con le loro genialità ed assurdità confluiscono in un unico filone,come sempre poi proposto dai grandi brand in collezioni capsule.
L'ecostenibilita è leader nel settore dove ci si veste addirittura con polvere di marmo. Nelle sfaccettature del "Made in Italy confluiscono tutte le vere speranze del Made to Measure" del "Pret a Couture"ed il "Pret a Porter",termini quasi ormai caduti in disuso ma ancora sovrani dal dietro le quinte. Puntando sull'Alta Moda ed anticipando la settimana della moda di New York Marc Jacobs sfila al Park Avenue Armony con succinte imbottiture avvolte su modelle che si sospendono sui famosi stivali Kiki a piattaforma altissima. Nella Fashion Week ufficiale della Grande Mela non ci sono eccezioni, più urbanistica ma anche congeniale, a rispetto delle sue architetture e della business attitude, consentono di alleggerire il carico dell'over size, esclusivamente rilegato al Down Town mentre nella City imperversa l' eleganza e la sobrieta', non più minimal ma ricca e vibrante, per la maggiore vanno le collezioni di Sergio Hudson, Christian Siriano, Tory Burch, Kate Spade, Brandon Maxwell, Altuzarra, Helllessy, Marisa Wilson, Alice+Olivia. Gli After party hanno convogliato una moltitudine di vip alla ricerca dei Trends durante un drink.
Londra più consumistica e costumistica che pratica coinvolge lo sguardo sui criptogrammi dell'invenzione Age ed è sempre stata d'ispirazione a quella tendenza "Dark" che la contraddistingue (a parte l'intramontabile romanticismo di Bora Aksu). È inutile anticipare il corto o il lungo il mini o minimal, il giallo o il verde, amaranto o castagna,attillato o svolazzante, fa tutto moda poiché ciascuno di noi la interpreta in un modo diverso,personale e distinto.
La contemporaneità è data dall'alta tecnologia dei tessuti e delle strutture,abili congegni che sostengono il quasi impossibile a realizzarsi ma che esistono non più virtualmente, fatti a mano oa macchina o in tre D, interagiscono in un mondo moderno in cerca dell'unicità '. La ricerca minuziosa in un'industria che non dorme mai è un dato di fatto, si parte da un passato ultra ricco di idee ad un futuro ricco di orbitali della transazione dove la materia prima si esplora nelle galassie siderali o nelle collisioni atomiche.
Di Lady Fiorella Bellagotti
L'essere umano è l'animale meno coerente.
Non ha memoria, soffre di mania di protagonismo, passa continuamente da interessi diversi: segue per esempio lo scempio del recente terremoto in Siria e Turchia e ascolta i pettegolezzi di Sanremo con la medesima attenzione, per poi riprendere ad ascoltare notizie tragiche delegando sempre colpe a questo o a quello. Niente lo sconvolge più quasi fosse abituato al male. Adesso pranziamo o ceniamo di fronte a un telegiornale senza la giusta attenzione a meno che si tratti di notizie che ci toccano da vicino.
Tutti tuttologi, sapienti, riflessivi, pronti a giudicare, condannare e decidere se alzare o abbassare il pollice a favore o a sfavore di chiunque. Siamo diventati automi dei social dove là non ci sia la possibilità di fare la guerra fisica, si passa a quella verbale. Si demoralizza, si umilia, s'intimidisce chi non ha la giusta difesa. Tutti leoni da tastiera che a volte "sparano" parole che uccidono, che fanno male, che inchiodano i più deboli o chi non è capace di difesa.
Nascono gli sfottò, il bullismo, il dominio, s'insinuano orchi adescatori, incantatori di parole e traditori di amicizie. Vi è sempre la vittima e il carnefice, il debole e il vincitore. Ma vincitore di cosa? Siamo passati dai salotti delle chiacchiere ai salotti dove parlare di sangue, di violenza, di orrore.
Ogni giorno i media televisivi ne propongono una quantità esagerata. Lo fanno perché questo tipo di televisione ha un seguito enorme. Un interesse quasi malato. La gente segue dove c'è il male, la curiosità, il dolore. Audience altissimi dove giornalisti (?), personaggi dello spettacolo, gente comune ha la soluzione di qualsiasi problema, tutti che "se ci fossero loro al governo", "se ci fossero loro in quella circostanza..." e intanto diventiamo più soli, più poveri di altruismo, più inclini al dividersi anziché costruire qualcosa di migliore. COERENTE (aggettivo) significato: colui o colei che è conforme ai principi morali, alle idee professate… Ecco, molti si dichiarano di mentalità libera e aborrono chi la pensa diversamente da loro. Altri che si dichiarano compassionevoli ma guai se un extracomunitario gli passa avanti nella fila. Ci sono poi i buonisti che stanno dalla parte di Putin e altri buonisti che invece sono per Zelenski, come se la guerra fosse un gioco e non si parlasse di esseri umani che per voleri di un potere selvaggio e insensato muoiono ogni giorno. Se solo per un attimo, potessimo essere al di sopra della nostra terra e vedere quanto siamo piccoli e inetti, fragili con una fine per ognuno già programmata alla nascita, se potessimo renderci conto che siamo noi il male del nostro male forse cambieremmo modo di pensare.
La terra è di tutti, le risorse anche, i bisogni sono gli stessi ma l'animale terrestre attraverso strutture ben organizzate è diventato schiavo di un potere bisognoso di pedine al loro servizio. Un potere con i tentacoli che ha gerarchie dappertutto e che ci ha ormai "formattato" il cervello rendendoci egoisti, insensibili, sadici e purtroppo ormai inutili nel ricreare un pianeta che respiri di amore, solidarietà e fratellanza civile. Si, qualcuno si salva ma non fa testo...
Testo e regia di David Mastinu. Con Stefano Ambrogi, Nadia Rinaldi, Martina Zuccarello, Germana Cifani e Michele Capuano
costumi di Alessio Pinnella, scenografia di Cristian Carcione
Siamo nella periferia di Roma nei primi anni '50, a ridosso della Seconda Guerra Mondiale, le cui cicatrici sono ancora visibili sul territorio e sulla popolazione. Mentre comincia una lenta rinascita economica, nelle periferie il tempo sembra essersi fermato. Baracche in legno e lamiera ospitano famiglie numerose che, resti senza casa dopo i bombardamenti, cercano di tirare a campare come possono.
“Amara” è la storia amara di una di queste famiglie. Renato (Stefano Ambrogi) e Teresa (Nadia Rinaldi) sono marito e moglie, Maria (Martina Zuccarello) è una trovatella che Teresa cresce come una figlia, Rosetta (Germana Cifani) è un'amica della baraccopoli e Pierpaolo… Pierpaolo è il giovane Pasolini (Michele Capuano), che David Mastinu immagina di aggirarsi per queste periferie in cerca di ispirazione. Cenni delle sue opere si affacceranno durante il racconto e sono in ogni angolo della scena. Una bella idea.Soprattutto il confronto di Pierpaolo con le persone della borgata, che sottolinea il baratro sociale tra lo scrittore e questi sfortunati, ma che permette di far emergere la profondità d'animo dello scrittore nel volerli capire, dargli voce, come farà per esempio in “Ragazzi di vita”.
Renato è gretto, violento, un carnefice della sua famiglia, che sfoga su di loro tutte le sue frustrazioni; costringe la moglie Teresa a subire le sue angherie ea prostituirsi. Maria è una ragazza del sud, orfana di guerra, per di più menomata ad una gamba, adottata affettuosamente da Teresa. Tra le due c'è un forte sentimento, ben manifestato dalla sceneggiatura. Rosetta è l'immancabile e onnipresente “vicina di casa” (o forse è più corretto dire di baracca). In questa cruda realtà arriva Pierpaolo, persona colta che stona con l'ambiente e che col suo parlare forbito spesso non viene capito dalle tre donne, con le quali cerca di relazionarsi allo scopo di scrivere un libro.
Le tre donne, per uscire dalla loro amara realtà, hanno maturato un'idea, che però Renato, diffidente e malfidato, ha fiutato. Il padre padrone è poco propenso a farsi sfuggire le sue vittime: la moglie, unica fonte di reddito, e la figliastra, la sua servetta.
La storia è dura e cruda e così la sceneggiatura la propone, come quella che abbiamo visto rappresentata spesso nei film neorealisti con Fabrizi, Totò, Manfredi, Magnani e altri grandi nomi del primo dopo guerra. Le stesse baracche di quei film che ancora ricordo aver visto nella mia adolescenza; le ultime rimaste, per fortuna.
La scenografia è perfetta: il canneto vicino al fiume, lo stendino per i panni, la baracca, la gabbia con tanto di pollo vero, i pneumatici a mo' di sofà e le sedie sgangherate con il tavolo disadorno. Poi i costumi: fatiscenti, sudati, sporchi di unto e fango, che sprizzano degrado e povertà. Un ottimo lavoro di Alessio Pinnella e Cristian Carcione che restituiscono quello spaccato di vita, accompagnati da un ottimo inserimento delle luci e dall' efficace colonna sonora con qualche brano dell'epoca in sottofondo, in cui ho riconosciuto Gabriella Ferri.
La sceneggiatura di David Mastinu funziona, tocca, va nel profondo. Ci annichilisce proiettandoci in una realtà neanche troppo distante nel tempo dalla nostra e che involontariamente ci riporta a ciò che sta accadendo in Ucraina, come a sottolineare che purtroppo ci sarà sempre una realtà come questa. Un racconto duro, tremendo, fastidioso, ma che trova lo spazio anche per indurre delle risate di cuore, seppur con un retrogusto amaro. La naturalezza, la disinvoltura, la schietta e verace romanità dell'epoca dalla battuta pronta, ci fanno dimenticare a tratti questa storia, grazie a sagaci, divertenti ed argute battute . Poi la storia ci risprofonda inevitabilmente nella vita degradata delle favelas capitoline. Finito di ridere, infatti, si ha l'impressione di rimanere ancora di più invischiati in quel fango, che sembra cementarci, bloccarci,
Gli attori? Magnifici! Stefano a tratti spaventa, sembra che la sua rabbia non si affievolisca maltrattando le donne. Pare voler scendere dal palco per venire a sbatacchiare ognuno di noi. È arrabbiato con tutto il mondo, con la vita, con il destino, forse anche con se stesso. È vittima delle circostanze, della sfortuna, della società; ma preferisce essere carnefice degli altri, vomitare la sua frustrazione sulle persone che dovrebbero amare invece di farsele alleate per tentare di uscire da questo circolo vizioso; ma forse è troppo vigliacco o pigro per farlo. Stefano è perfetto: la fisicità, le movenze, la voce profonda e dura, il dialetto fanno sì che risultano antipatico dal primo momento, ma avrà teatralmente il suo momento di gloria quando tutta la sofferenza per questa vita verrà palesata attraverso uno sfogo davvero toccante e profondo. Si arriva a capirlo nell'intimo, ma ne ha fatte davvero troppe per poterlo scagionare alla nostra coscienza. Non può non far tornare in mente Nino Manfredi in “Brutti sporchi e cattivi', in versione forse anche più cattiva.
Teresa è la vittima predestinata, il capo espiatorio su cui si riversa tutta la frustrazione dell'uomo. Come anche Nadia, una stupenda disgraziata romana, la “Lupa” che forse dà a Teresa la forza di resistere alle vessazioni del marito. Tutta la sofferenza si legge non solo nelle parole, ma negli occhi di quest'attrice, perfetta nella sua interpretazione che non può far ritornare alla mente Anna Magnani. I suoi sentimenti, le sue paure, le violenze patite, ogni gesto, ogni sguardo ci fanno soffrire e capire. È davvero una bella e stupenda rappresentazione di una tipica donna romana dal cuore grande, ma anche dal grande fardello di scelte sbagliate portate sulle spalle.
Martina è dolcissima in questa parte. Claudicante, si muove indossando una calza su è una giù; ottimamente assorbita dal personaggio, con naturalezza ci appare brutta, sciatta, ignorante facendo uso di smorfie enfatizzate che le distorcono il viso trasformandola in una riuscita immagine caricaturale dell'ignoranza e del suo disagio interno, pur lasciando trasparire nei suoi modi una fievole speranza. Davvero bravo. In realtà Martina è una ragazza dolcissima e molto carina. Una grande trasformazione, la sua. Lei è la rappresentazione di un'adolescenza abortita, amputata, sbattuta in quel fango e in quel lezzo, mentre cerca di sopravvivere al suo crudele destino. Unica fortuna riservatale dal fato è quella di aver trovato un' affettuosa e brava seconda madre in Teresa, che con tutti i suoi limiti cerca di darle un futuro. Quando racconta la storia della sua vita diventa ancora più struggente, colpisce il pubblico con le sue parole, ma soprattutto con l'empatia che riesce a trasmettere lasciando davvero senza parole. Personalmente sono rimasto con il groppo in gola…
Germana e l'altra tipica romana, la vicina di casa a cui si può confidare tutto e che ti viene sempre in aiuto. La persona sulla quale puoi sempre contare, un peperino, divertente e schietta, anche lei in questa situazione di disagio, ma sicuramente più fortunata di Teresa perché almeno ha un marito migliore. Ci riserverà un colpo di scena finale inaspettato della sceneggiatura che farà molto riflettere. Germana, dà vita ad un bel personaggio, schietto e vero; anche lei una donna di cuore, che si trovò suo malgrado a fare una scelta crudele, scelta che con molta probabilità va contro il suo carattere o quell'etica che nella sua ignoranza ha comunque sviluppato.
Michele invece è nei panni di un giovane e timido Pierpaolo, così come lo vede David. Colto, attento, ma ancora acerbo in cerca della sua stagione per sbocciare. Mi piace l'idea che David ha voluto osare di Pasolini e che Michele ha saputo capire e ben interpretare. Dà un bel taglio al suo Pasolini; entra quasi in punta di piedi in questa realtà, timoroso, fortemente rispettoso, spontaneo, premuroso e disponibile verso queste persone.
Credo che Davide abbia fatto un ottimo lavoro di sceneggiatura e di regia. Credo che il cast sia perfetto, che i quattro baraccati rendano davvero l'idea di quella realtà triste. Significativi i risvolti umani e molto realistici che la sceneggiatura e gli attori manifestano, veri gli stati d'animo che portano a galla i desideri più reconditi, le paure, le confidenze reciproche, le crisi di rabbia, di violenza. Riuscitissimi i momenti di comicità, ben inseriti nel contesto drammatico. Il tutto è dannatamente realistico e alcuni passaggi sono veramente eccezionali per la loro forza e asprezza. Io, come il pubblico, sono rimasto colpito nel profondo da questa storia e dalla poesia con cui è stata presentata.
Bello spettacolo, bella storia, intense emozioni, bravissimi attori.
A Milano (Palazzo Reale) una Mostra di rara bellezza
Della vita di Hieronymus (o Jheronimus) van Aeken, meglio noto con lo pseudonimo di Hieronymus Bosch, sappiamo pochissimo, quasi nulla. E anche le opere a lui attribuite non sono certo numerose. Inoltre, cosa fondamentale, un mistero immensamente più fitto e impenetrabile di quello biografico avvolge la sua formazione culturale e la sua produzione artistica, facendolo risultare, senza alcun dubbio, come il pittore più enigmatico e impenetrabile dell'intera storia dell'arte occidentale.
Eppure, ben pochi altri artisti sono tanto presenti nell'immaginario collettivo, anche per quanto concerne gli individui meno culturalmente attrezzati e interessati al mondo delle Belle arti.
Ma perché l'arcano pittore fiammingo riuscirebbe a colpire tutti noi con tanta efficacia?
Un po' tutto questo, credo … e tanto tanto altro ancora.
Ma se è indiscutibile il fatto che la pittura di Hieronymus riesca a conquistarci in maniera del tutto indipendente dalla nostra capacità di comprendere e decodificare, riuscendo ad entrare in contatto con le nostre più impalpabili sfere pre-razionali, sub o sovra-razionali, è impossibile pensare che la sarabanda pirotecnica delle sue suggestive fantasticherie non scaturisca da una considerevole profondità di riflessione filosofica e di ricerca spirituale (gnostica? magico-alchemica? mistica ed esoterica? libertina e iconoclasta?).
Bosch non è soltanto, infatti, un disinibito incantatore, uno spregiudicato giocoliere, un prestigiatore dell'assurdo.
Bosch è, oltre che pittore tecnicamente raffinato e illimitatamente creativo, un attentissimo osservatore del suo mondo, dei vortici di follia dei suoi tempi, delle aberrazioni morali della sua società, nonché, soprattutto, critico indignato e severo delle ingiustizie, ingiurie e ipocrisie che, avvelenando l'animo dei gruppi di potere (civili e religiosi), condannano i popoli ad una esistenza di dolori, di stenti ed orrori.
Ritengo, pertanto, molto saggio e illuminante quanto scritto da Wilhem Fraenger, nel sostenere che l'" errore capitale " a lungo commesso dalla critica sia stato
“ quello di interpretare tutti i simboli oscuri di Bosch come altrettante “diavolerie”. Un nugolo di parafrasi cieche e di interpretazioni arbitrarie si è abbattuto sull'oracolo muto ed ha annegato nella confusione il suo linguaggio criptico. Poiché le metafore ei geroglifici di Bosch sono sempre apparsi incomprensibili al critico, questi li ha definiti irrazionali e non vi ha visto che dei sogni, delle allucinazioni e delle chimere, delle ossessioni suscitate da un terrore medievale del mondo e dell'Inferno .
(W. Fraenger, Il Regno Millenario di Hieronymus Bosch , Guanda, Milano 1980, p.27)
Le sue inarrivabili architetture simboliche, pertanto, sono tutt'altro (e immensamente di più) che scurrili e grotteschi “ fantasmi di un sognatore esaltato e irresponsabile ” (ivi, p.19).
Tutta l'opera boschiana, infatti, è attraversata da una travolgente furia smascheratrice delle iniquità perverse e pervertitrici del suo tempo, un tempo in cui, per usare le parole di un altro gigante a lui contemporaneo, “ la frenesia del guadagno è arrivata al punto che non c'è più cosa al mondo, né sacra né profana, che non sia stata trasformata in una fonte di reddito ” (Erasmo, Adagia , Einaudi, Torino 1980, p. 31), e “ i ceti più umili si vedono defraudati del necessario, tutta una serie di decime e di contributi viene a rosicare morso a morso il pane del povero ” (p. 33).
Un tempo in cui a trionfare sono la menzogna, la falsità e l'inganno. Un tempo in cui, sempre nelle parole di Erasmo da Rotterdam, “ Non c'è povero più diseredato di coloro che la folla venera come ricchi. Non c'è vescovo più alieno dall'ufficio episcopale di quelli che, fra i vescovi, vanno per la maggiore (…). E che dire di quelli che, per titolo, abito e cerimonie pretendono di rappresentare la perfezione in fatto di religione? Magari non fosse vero che, anche loro, dalla religione vera sono lontanissimi . (ivi, p.72)
Già, la “ religione vera ”…
Forse, è soprattutto di questo (o, addirittura, soltanto di questo!) che la pittura boschiana martellantemente vuole parlarci, vomitando rabbia e disgusto verso le vanitose lordure di una società inautentica, in cui, strappando la maschera agli individui che affollano la ribalta del potere,
“ Troverai dentro a questo un maiale, dentro a quello un leone, dentro a quell'altro un orso o, forse, un asino. ” (ivi, p. 79)
Già, la “ religione vera ” restituita al suo candore primigenio, alla sua catartica potenza taumaturgica, in grado di restituire luminosa innocenza al genere umano, in grado di far risorgere nel cuore di tutti gli esseri una gioia di vivere affratellante, capace di abbattere tutti i confini moralistici e cerebrali, immergendo tutto e tutti nel sereno godimento di un Eros sacro e profano insieme, nella danza giocosa di un Divino non più lontano o minaccioso, ma pulsante in tutto il respirare e il palpitare della Natura.
Per tutti coloro che desiderano immergersi nell'universo pluridimensionale dell'artista olandese, la città di Milano, sempre prodiga di iniziative eccellenti, offre (fino al 12 marzo) una mostra di straordinaria bellezza: BOSCH E UN ALTRO RINASCIMENTO .*
L'Esposizione, curata con raffinata intelligenza da Bernard Aikema (già professore di Storia dell'Arte Moderna presso l'Università di Verona), da Fernando Checa Cremades (professore di Storia dell'Arte all'Università Complutense di Madrid e già direttore del Museo del Prado) e da Claudio Salsi (direttore Castello Sforzesco, Musei Archeologici e Musei Storici e docente di storia dell'incisione presso l'Università Cattolica di Milano), permette di assaporare alcuni dei più celebri capolavori di Bosch, accompagnati da numerose opere derivate da soggetti del Maestro fiammingo.
Non quindi una monografica di tipo convenzionale, ma una suggestiva esposizione che getta un prezioso fascio di luce su aspetti meno noti (ma affascinantissimi) della cultura rinascimentale e che, soprattutto, offre al nostro sguardo avido e stupefatto, opere di Bosch di bellezza abissale, come il Trittico delle Tentazioni di Sant'Antonio , il Trittico del Giudizio Finale e il Trittico degli Eremiti .
Al di là di ogni ambiziosa quanto ipotetica speranza di apprendimento, comprensione e interpretazione, un'unica granitica certezza:
dopo esserci lasciati permeare da un disorientante effetto di inebriante stordimento psico-sensoriale, ci porteremo via mille interrogativi, infiniti dubbi e un insondabile desiderio di conoscenza.
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*https://www.palazzorealemilano.it/mostre/e-un-altro-rinascimento
Informazioni e prenotazioni
Infoline 02 54912
palazzorealemilano.it
mostrabosch.it
Prima Nazionale il 26 febbraio a San Vito Romano a Teatro Caesar (Rm)
"Cose di ogni giorno" di David Norisco
con Denny Mendez e Francesco Branchetti
Il 26 febbraio al Teatro Caesar a San Vito Romano, si terrà l'attesissima prima di uno spettacolo che descriverà la storia di tante famiglie borghesi, dove il tutto verrà sconvolto dalla separazione di una figlia, dall'inattesa rivelazione dell'altro figlio e dai comportamenti di una cameriera "affettuosa" che peggiorerà la situazione già in bilico. Tutto si distingue in un primo tempo in modo angosciante, i fatti hanno sicuramente travolto la routine della famiglia ma...
Là dove esiste l'amore, l'affetto, l'apertura e la lealtà, è possibile ricomporre qualsiasi situazione perché non vi è diversità alcuna se c'è comprensione, ascolto e soprattutto l'amore.
Certo vi è curiosità e attesa per questo nuovo lavoro. Chiediamo direttamente al regista Francesco Branchetti che nello spettacolo sarà anche il protagonista principale-
D- Francesco sei in giro in lungo e in largo per l'Italia portando bellissimi spettacoli di successo e adesso sta per uscire da questo ultimo lavoro. Vuoi parlarcene più ampiamente?
R-In una bella casa con domestica a tempo pieno, vive una famiglia ben organizzata, sorretta da due genitori giovani, attenti e amorosi, hanno una figlia sposata e un figlio laureato.In questo mondo organizza borghese qualcosa si inceppa, niente di eccezionale, ma come tutte le situazioni le diverse fa saltare l'equilibrio quotidiano. Naturalmente sarà la madre, che è l'elemento affettivamente più fragile, a gestire con spirito aperto la paventata separazione della figlia e l'inattesa confessione del figlio. Il Padre, commerciante di successo, vive le situazioni con la foga canina di chi sente tremare la terra sotto i piedi della propria famiglia.
Lo scorrere della vita familiare non distrugge, ma trasforma i rapporti ben organizzati in rapporti più scoperti dove ognuno ritrova la sua dimensione vera ricomponendo così il nucleo sorretto dall'affetto di sempre. Se ci fosse una morale direi che niente è come noi la vediamo e vogliamo, ogni persona o situazione ha delle diversità che l'affetto e l'amore costruttivo possono benissimo ricomporre.
D- Puoi anticiparci alcune date dove chi non potrà essere presente a San Vito Romano verrà comunque a vedervi?
R- Cose di ogni giorno sarà il scena nelle maggiori città italiane a Firenze alle Laudi sarà in scena a Torino al teatro Cardinal Massaia poi a Genova a Roma e in moltissime altre città italiane dalla Calabria al Piemonte alla Sicilia.
D- Vuoi raccontarci come nascono i tuoi spettacoli e in particolar modo perché la scelta di "Cose di ogni giorno"? Cosa ti piacerebbe che la gente "leggesse" in questi due atti che porterai in scena fin dal 26 febbraio?
R- è un testo molto bello ed emozionante e se ci fosse una morale direi che niente è come noi la vediamo e vogliamo, ogni persona o situazione ha delle diversità che l'affetto e l'amore costruttivo possono benissimo ricomporre soprattutto nella famiglia, tema centrale nel nostro spettacolo.
D- Hai sempre avuto accanto bravissime attrici che ho avuto il piacere d'incontrare ai tuoi spettacoli, donne del calibro di Corinne Clery, Nathaly Caldonazzo, Barbara De Rossi, Matilde Brandi e adesso la bellissima Denny Mendez.
R- Con Barbara De Rossi la collaborazione è durata molti anni e non posso che esserne grato per i magnifici spettacoli che abbiamo fatto insieme con Natalie la collaborazione è tutt'ora in corso stiamo portando il scena Sunshine nei maggiori teatri italiani e con Matilde abbiamo appena debuttato felicemente con un commedia molto divertente con Denny stiamo provando Cose di ogni giorno di David Norisco che debutterà' il 26 febbraio appunto a San Vito Romano in prima nazionale.
D- Francesco tu hai un curriculum di tutto rispetto.
Tantissimi e meritati premi a tuo nome, hai interpretato come attore sceneggiato, film, fiction di successo, hai curato la regia di vari spettacoli con grandi nomi, hai diretto intere stagioni teatrali e di spettacoli.Il covid per un po' ti ha tappato le ali ma adesso spicchi voli altissimi con fortunati e indovinati spettacoli.
A quale sei più emotivamente catturato? perché?
R Sono legato emotivamente a tutti gli spettacoli soprattutto a quelli su cui sto lavorando attualmente per cui "Cose di ogni giorno" è senz'altro in questo momento la mia magnifica ossessione.
D-Eccomi come sempre alla domanda "neutra" dove lascio libero arbitrio e spazio per la divulgazione artistica.
Francesco, se hai qualcosa da comunicare a chi ti legge, questo è il tuo spazio.
R- Beh la mia speranza e ciò che mi auguro è che in un momento così difficile per la cultura e per il teatro italiano possa prevalere la positività della volontà e dell'impegno alla negatività che spesso avvolge e travolge tutto ciò che incontra.
E con questo bellissimo augurio ricco di speranza e di luce verso il bello, saluto Francesco Branchetti a cui invio la migliore energia per i suoi bellissimi lavori!
"Cose di ogni giorno" Di David Noriso - Regia di Francesco Branchetti
Prima al teatro Caesar a San Vito Romano il 26- febbraio 2023
Attori: Francesco Branchetti, Denny Mendez
con Isabella Giannone e José De La Paz
Costumi di Clara Surro
Scene di Andrea Franculli
Musiche a cura di Pino Cangialosi
In occasione della giornata contro la violenza di genere organizzata dall'Istituto San Gallicano di Roma una conferenza Internazionale per combattere il dramma delle mutilazioni genitali femminili.
Le mutilazioni genitali femminili (MGF) si riferiscono a tutte le procedure che comportano la rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre lesioni agli organi genitali femminili per motivi culturali o di altro tipo non medico.
Dal 2012 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 6 febbraio come Giornata Internazionale della tolleranza zero per le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF), al fine di intensificare l'azione globale contro questa violazione dei diritti di donne e ragazze. Il tema delle MGF investe ambiti a maglie strette intorno all'individuo e richiama un'attenzione multidisciplinare, di tipo sanitario, socioantropologico, giuridico ed etico.
Nessuna religione promuove la pratica delle MGF. Tuttavia, più della metà delle ragazze e delle donne, in quattro paesi su 14 in cui sono disponibili i dati, vedono le MGF come un requisito religioso. La MGF spesso purtroppo è percepita come collegata all'IsIam, forse perché è praticata da molti gruppi musulmani, ma non tutti i gruppi islamici praticano la MGF, e molti gruppi non islamici la eseguono, tra cui alcuni cristiani, ebrei etiopi e seguaci di alcuni religioni tradizionali africane.
Le MGF sono quindi più una pratica culturale piuttosto che religiosa. In effetti, molti leader religiosi lo hanno denunciato.
Il Novecento è stato il secolo in cui il concetto di salute ha delineato un valore universalmente inteso ed ha esteso le aree di intervento nei paesi sia a Nord che a Sud del mondo. Purtroppo gli sforzi delle comunità internazionali risultano essere ancora insufficienti se confrontati con il fenomeno delle MGF. Oltre 250 milioni di donne e bambine, infatti, hanno subito una forma di MGF e ogni anno, 4 milioni di bambine nel mondo, rischiano di essere sottoposte a questa "pratica tradizionale". Eseguito in oltre 30 paesi di Africa e Medio Oriente, il fenomeno interessa anche donne immigrate che vivono in Europa occidentale, Nord America, Australia e Nuova Zelanda. Abolire le MGF è uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'OMS per il 2030.
Oltre la metà delle ragazze che ha subito una forma di MGF non ha compiuto ancora cinque anni di vita, mentre sarebbero almeno 4 milioni le bambine e adolescenti ad averle subite entro i 14 anni. In questa fascia di età la disparità maggiore è stata riscontrata in Gambia, con il 56 per cento, in Mauritania con il 54 per cento e in Indonesia, dove circa la metà delle bambine fino a undici anni avrebbe subito una delle diverse forme di mutilazione. I Paesi con la più alta prevalenza tra le ragazze e le donne tra i 15 ei 49 anni sono Somalia (98 per cento), Guinea (97 per cento) e Gibuti (93 per cento). Occorre rimarcare che si tratta di una vera e propria violenza sulle bambine, un problema globale dei diritti umani che colpisce le ragazze e le donne in ogni regione del mondo e che non si può più pensare che venga confinato in un determinato paese, visto anche l'enorme
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video dell'intervento del prof. Aldo Morrone |
aumento dei fenomeni migratori a livello globale.
Anziché diminuire con il tempo, queste pratiche sembrano diventare ancora più diffuse, anche in Paesi dove prima erano apparentemente sconosciute. Secondo il Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, (CDC) persino negli Stati Uniti il numero degli interventi è addirittura triplicato negli ultimi anni, a causa dell'incremento del fenomeno migratorio.
Per comprendere, invece, quanto le MGF siano diffuse in Europa basta guardare al numero delle donne che chiedono asilo provenienti da Paesi a forte tradizione escissoria. Nel 2008 erano 18.110, nel 2013 hanno superato le 25mila, oggi sono oltre 36mila.
In Italia, si stima che nel 2020 siano almeno 88 mila le donne che abbiano subito una delle diverse forme di MGF nel loro Paese di origine di MGF. Stando a questi dati, anch'essi comunque considerati inattendibili, stando la clandestinità in cui viene eseguita questa pratica, il nostro paese sarebbe al quarto posto in Europa, come numero di vittime delle MGF.
Questi alcuni Target dell'obiettivo 5 dell'Agenda ONU 2030 in merito:
1) Porre fine a ogni forma di discriminazione nei confronti di tutte le donne, bambine e ragazze in ogni parte del mondo
2) Eliminare ogni forma di violenza contro tutte le donne, bambine e ragazze nella sfera pubblica e privata, incluso il traffico a fini di prostituzione, lo sfruttamento sessuale e altri tipi di sfruttamento
3)Eliminare tutte le pratiche nocive, come il matrimonio delle bambine, forzato e combinato, e le mutilazioni dei genitali femminili
4) Garantire alle donne la piena ed effettiva partecipazione e pari opportunità di leadership a tutti i livelli del processo decisionale nella vita politica, economica e pubblica
5) Garantire l'accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti riproduttivi.
L'Istituto San Gallicano di Roma da oltre 30 anni è presente nei principali Paesi Africani, in particolare nel Corno d'Africa, nell'Africa Sub-Sahariana e nel Medio Oriente con iniziative volte all'accoglienza, all'ascolto delle donne e delle bambine, con la realizzazione di campagne di sensibilizzazione volte a dissuadere le donne a far praticare le MGF alle bambine, coinvolgendole in attività di tutela della salute. Inoltre numerose iniziative sono state messe in atto per facilitare l'accesso alle scuole per le bambine. Sono stati realizzati numerosi centri per la tutela della salute materno-infantile sia in aree urbane, ma soprattutto in regioni rurali remote.
Non di meno l'istituto ha sempre operato per porre fine alla pratica delle MGF anche attraverso la formazione di personale socio-sanitario e scolastico in vari Paesi a forte tradizione escissoria, in particolare in Africa e in Medio Oriente dove l'impegno costante e strutturale ha portato , in molti casi, all'approvazione di leggi che proibiscono la pratica delle MGF. "La nostra capacità di accoglienza e sensibilizzazione, di cura e assistenza, è proseguita anche durante la pandemia" afferma il Direttore Scientifico Istituto San Gallicano (IRCCS) di Roma, il professor Aldo Morrone.
Per il professore durante il lockdown le mutilazioni sono aumentate. Sempre più donne e bambine rischiano di subire una MGF perché, negli ultimi tre anni, le scarse risorse sanitarie destinate alla prevenzione e al contrasto di questa pratica sono state dirottate sulla pandemia da COVID-19, inoltre la chiusura dei servizi socio-sanitari e scolastici insieme al confinamento a casa, come misura di contrasto alla diffusione del SARS-CoV-2, ha provocato almeno un milione in più di bambine vittime di MGF. La pandemia da COVID-19 ha squarciato il velo delle ipocrisie sulle disuguaglianze e le iniquità in tema di salute e ha determinato una battuta d'arresto ai risultati significativi ottenuti a livello globale per contrastare le MGF. La pandemia da Covid-19, ha determinato anche un peggioramento clinico ed epidemiologico di tutte le altre malattie trascurate come l'AIDS, la Malaria e la Tubercolosi.
Le conseguenze delle MGF sulla salute psichica, sessuale e fisica delle donne mutilate sono molteplici e spesso particolarmente gravi. Tra quelle immediate di più frequenti riscontro possiamo includere la morte, le emorragie, le infezioni sovrapposte sino alla setticemia, la ritenzione urinaria acuta e lo shock emorragico e, tra quelle tardive, vanno sottolineate le difficoltà di guarigione delle ferite, ascessi, cheloidi, le fistole vescico-vaginali, stenosi dell'orifizio vaginale e complicanze del parto. I problemi legati alla gravidanza e al parto possono essere molto gravi. È stata segnalata con sempre maggiore evidenza l'infezione da HIV da Chlamydia, Gonorrea, e Papillomavirus umano (HPV).
Le MGF rappresentano un potenziale fattore di rischio per l'infezione da HPV. Le donne sottoposte a MGF, infatti, presentano prevalenze di infezione da HPV fino a quattro volte più elevate rispetto alle donne non mutilate. Il ruolo causale dell'HPV nello sviluppo del carcinoma della cervice uterina rende le donne sottoposte a MGF a maggior rischio di tumore del collo dell'utero.
Oggi in Italia la Legge 9 gennaio 2006, n. 7, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 14 del 18 gennaio 2006, recante "Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazioni genitali femminili", prevede il divieto di praticare le MGF, considerandole un grave reato. La legge però non ha più ricevuto fondi per consentire l'avvio di campagne di sensibilizzazione e di dissuasione della pratica delle MGF. Una stima approssimativa delle donne che hanno subito una delle forme di MGF nei loro Paesi di origine, e che vivono in Italia, indicherebbe una cifra intorno a 88 mila donne di cui oltre 7 mila minorenni.
La Commissione Europea stimava a febbraio 2022 che, almeno in 13 paesi europei di questa, come minimo 180.000 bambine continuino a essere a rischio di mutilazione, mentre 600.000 donne convivono con le conseguenze delle MGF in Europa.
La domanda a cui dobbiamo porci è: si riuscirà davvero ad eradicare le MGF? Per rispondere a ciò l'Istituto San Gallicano, guidato dal professor Morrone, ha organizzato il 6 di febbraio scorso a Roma, presso il Ministero della Salute, un congresso internazionale contro la violenza di genere dal titolo “Mutilazioni Genitali Femminili – Restituire Dignità e Salute alle Donne tra Nord e Sud del Mondo”. Ne hanno discusso studiosi, rappresentanti politici e istituzionali, della società civile e del volontariato.